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PLM - Settimanale - Anno VI - N° 240/252 - 16 Luglio 2010 - ISSN 1970-0806
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L’estate a Viareggio è anche arte, teatro e musica |
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Cover
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Scritto da Loredana Grandi
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Venerdì 16 Luglio 2010 14:14 |
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La nota località turistica toscana, nota nel mondo per il suo Carnevale, per i suoi stabilimenti balneari
nel periodo estivo ed anche per aver ottenuto per il 13° anno consecutivo la Bandiera Blu, offre quest’anno ai turisti anche uno spaccato interessante di arte, come dire non solo mare anche cultura, alla scoperta delle sale restaurate della palazzina liberty sede del Centro Matteucci. Per molti versi infatti “Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti”, mostra che ha preso il via il 25 giugno fino al 12 settembre al Centro Matteucci per l'Arte Modena di Viareggio e che si traferirà, dal 25 settembre al 28 novembre, nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona in corso Leoniero 6, è una mostra-manifesto dell'attività della nuova associazione culturale fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura italiana dell'Ottocento. Tra i principali obiettivi del Centro: indagare, documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il momento tra Otto e Novecento, valorizzando il collezionismo d'epoca e qui, per la prima volta a distanza di quasi mezzo secolo, è riuscito a riunire i pezzi più preziosi e rappresentativi del corpus moderno ed essenziale della collezione: da Fattori a Borrani, da Signorini a Pellizza da Volpedo, da Ghiglia a Felice Casorati, insieme a sculture di Libero Andreotti e Marino Marini.
I risultati del lungo scavo negli archivi privati del critico consentono, finalmente, di tracciare la fisionomia di una delle più prestigiose e rappresentative raccolte d'arte italiana della prima metà del Novecento, riunite nella magnifica villa Il Salviatino sui colli di Settignano, ora trasformata in albergo. Rivelando un'esperienza collezionistica unica, non solo perché puntuale riflesso di quei principi del classicismo neo-tradizionalista che guidavano la disposizione critica del noto scrittore e critico Ugo Ojetti, per trent'anni responsabile delle pagine culturali del Corriere, ma soprattutto perché proiezione del suo rapporto elettivo con gli artisti prediletti, conseguenza dell'alta e assolutamente nuova concezione del ruolo del critico d'arte.
Le ricerche condotte in previsione della mostra hanno consentito alla curatrice Giovanna De Lorenzi e alle sue collaboratrici Graziella Battaglia, Silvestra Bietoletti e Rossella Campana, di ridare innanzitutto forma ai documenti d'archivio, molti dei quali inediti e inesplorati, e, grazie a questi, risalire all'ingente collezione. Il lungo lavoro ha evidenziato come i nuclei originari e fondanti risultino le ricche raccolte dell'Ottocento e del primo Novecento, in cui trovavano posto sezioni monografiche dedicate ai Macchiaioli, tra cui Giovanni Fattori, a Oscar Ghiglia e Libero Andreotti. Le raccolte di pittura e scultura erano arricchite da un'imponente corpus di grafica, prevalentemente otto e novecentesca. La storia delle opere selezionate offre così l'occasione per ricostruire la vera portata, le dinamiche e le implicazioni del ruolo di mecenate, di protettore, di guida teorica e committente svolto da Ojetti anche attraverso l'attività pubblica. Ripercorrere da vicino la genesi e gli svolgimenti di rapporti intensi e, spesso, assai controversi, come quelli con Ghiglia e Andreotti; tessere la rete articolata delle relazioni intrattenute con i colleghi giornalisti e critici, con galleristi, antiquari e collezionisti, per meglio valutarne la sua funzione di guida. La mostra"Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti", promossa dal Centro Matteucci per l'Arte Moderna con il patrocinio del Comune di Viareggio, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, pone, dunque, all'attenzione e alla memoria storica una vicenda culturale e umana che non trova termini di confronto nel panorama del tempo, aggiungendo un contributo importante all'arte e al collezionismo italiano del primo Novecento.
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Flop azzurro ai mondiali, un’Italia tutta da ricostruire |
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Sport
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Scritto da Massimo Gradia
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Venerdì 16 Luglio 2010 14:46 |
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A pochi giorni dalla conclusione dei mondiali di calcio in Sudafrica, che hanno visto la netta vittoria della Spagna, l’Italia uscita a pezzi dalla rassegna iridata è ripartita già col nuovo programma in funzione delle prossime qualificazioni agli Europei. Ma a parte il nuovo ct, nessun cambio ai vertici federali. E pensare che c’era molto entusiasmo, almeno fra gli addetti ai lavori, alla vigilia azzurra di questi mondiali. Basti ricordare dichiarazioni tipo quella di Alberto Gilardino, che intervistato dal Corriere della Sera raccontava: “Sono ottimista: avverto la stessa euforia di quattro anni fa in Germania”. O quelle dell’ormai ex ct Marcello Lippi, che nella prima conferenza stampa sudafricana ostentava fin troppa sicurezza: “le idee ce le ho chiarissime” – raccontava (fonte: viola news.com). E in caso di vittoria, ribadiva, stavolta i politici e gli scettici non ce li avrebbe voluti “sul carro dei vincitori”. Peccato poi non riscontrare la stessa sicurezza sul campo di giuoco. La verità è che “l’eliminazione dell’Italia dal mondiale sudafricano è una delle pagine più tristi del calcio italiano”, per dirla come Cannavaro (fonte: Italpress). Eliminati da squadre non eccelse come Nuova Zelanda (in realtà maestra della palla ovale, coi mitici “All Blacks”, Ndr), Slovacchia e Paraguay.
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In memoria dell’altro Pietro Taricone |
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Società
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Scritto da Alex Miozzi
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Giovedì 15 Luglio 2010 14:20 |
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Tutto avrei pensato, qualche anno fa, fuorché di dover scrivere proprio questo articolo. Prima di tutto perché è augurabile non scrivere mai di premature scomparse, soprattutto se al di sotto dei quarant’anni (oltre che di persone anagraficamente più giovani del redattore che state leggendo). E poi perché non amando il Grande Fratello non ero assolutamente in grado di comprendere il senso stesso dei suoi protagonisti.
Primo fra tutti proprio questo ragazzotto palestrato e all’apparenza un po’ burino, come dicono dalle sue parti. Qualche tempo dopo, alla conclusione della prima edizione del 2000 di questo fortunato format (che dura tutt’oggi …) ascoltai che cosa rispondeva a Enrico Mentana, allora direttore in forza al TG5. Pietro Taricone, il guerriero, come lo avevano appellato, era il simpatico incrocio del compagno di scuola tamarro che tutti abbiamo avuto, con il tipico ragazzotto sveglio che ha comunque delle cose da dire.
Per quanto continuava a farmi ancora un po’ ridere scommisi con me stesso che aveva le carte in regola per farcela.
Da allora, al di là di un calendario per donne, e non solo, la strada che intraprese fu invidiabile. Anziché bruciarsi, letteralmente, come fecero molti altri protagonisti di reality, Taricone capitalizzò la fama acquisita dandosi dei precisi obiettivi.
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Moda negli anni Venti - Il guardaroba di una signora torinese |
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Allestimenti
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Scritto da Carlo Bellino
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Venerdì 16 Luglio 2010 13:23 |
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Considerata la “capitale della moda” in Italia, dopo la consacrazione all'Esposizione Internazionale del 1911 Torino resterà, fino alla seconda Guerra Mondiale, fissa dimora di una produzione che si è particolarmente distinta nel panorama economico e commerciale della città. Per testimoniare il ruolo del capoluogo torinese di “leader” nell’ambito della produzione di moda d’inizio secolo, è stata organizzata dal 19 giugno al 19 settembre presso il Filatoio Rosso di Caraglio, la mostra "Moda negli anni Venti - Il guardaroba di una signora torinese".
Già sede nel Settecento della produzione delle più rinomate sete del Piemonte, questa location ha già ospitato in passato altri appuntamenti sui temi del tessuto e della moda.
L’esposizione, curata da Anna Bondi, è stata promossa dall'Associazione Culturale Marcovaldo e dalla Regione Piemonte; con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRC; con il contributo della Fondazione CRT; in collaborazione con Comune di Caraglio, Galleria del Costume di Palazzo Pitti (Firenze), Istituto Statale d'Arte Aldo Passoni (Torino) e Fondazione Filatoio Rosso.
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Dracula di Dejan Dukovski |
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Teatro
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Scritto da Claudio Elli
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Giovedì 22 Luglio 2010 19:27 |
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Decisamente, non appare Valm Neira, la metropoli sotterranea dei bellissimi elfi oscuri (drow) e vampiri, cara alla mitografia contemporanea gotica. I neon sul palco, azionati direttamente dagli attori, testimoniano la “cattività” di una luce pura e bianca che, nell’istantaneità fotografica, richiama gli scatti Polaroid ciclostilati all’interno dei comunicati B.R. degli anni ’70. In effetti: il vampiro è tra di noi, forse uno di noi, è il sovvertivo, lo straniero, l’altro. Ovvero, il pericolo latente da sempre immaginato, una irrealtà fruibile come minaccia nell’elemento cronòtopo, l’affermazione di un insostituibile male. Lo spettacolo di Sandro Mabellini, andato in scena al Teatro Litta di Milano fino al 3 luglio, ripropone l’immagine semantica e grottesca di questo male endemico, che sotto la superficie caricaturale di un universo fantapornografico e trash traduce il nocciolo di un Occidente in crisi e la sua decadenza. Dukovski in fondo rende post-postmoderno Stoker, Mabellini ne valorizza i contenuti con tratti scenici antiteatrali. E se Van Halsing diviene nella vox propagandistica Benito Mussolini - tra le poliedriche interpretazioni di Woody Neri – così come nel variegato impianto musicale da pop star Dracula (Stefano Scherini) propone il giovanissimo Giorgio Gaber di Non arrossire per esternare il suo amore verso Mina dopo un’avventura gay con Harker, nessuno stupore.
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Data: 01 08, 2010
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