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PLM - Settimanale - Anno VIII - N° 320 - 27 Gennaio 2012 - ISSN 1970-0806
De profundis. La poetica di Wilde al Teatro Arsenale PDF Stampa E-mail
Cover
Scritto da Claudio Elli   
Venerdì 27 Gennaio 2012 12:30

Foto: Oscar Wilde (1854-1900)Formalmente, il De profundis è una lunga e accorata lettera che Oscar Wilde scrisse a partire dal 1897 mentre si trovava nel carcere di Reading, detto anche “della Regina”, indirizzata al suo amato Alfred Bosie Douglas, il giovane e vanitoso aristocratico con il quale aveva avuto la controversa relazione che gli provocò la condanna per omosessualità. In realtà, il testo è divenuto principalmente una riflessione dello scrittore sulla propria vita in relazione a quella del ragazzo, un’opera dove al pentimento per ciò che è avvenuto, vengono descritte  le differenze comportamentali tra i due amanti. La nobiltà d’animo di Wilde e il suo immenso amore, si scontrano con l’egoismo di Alfred e la sua dissipatezza; la visione di “arte come filosofia e filosofia come arte” del primo, contrasta con la povertà culturale e la viziosa sterilità coltivata nell’odio del secondo. La lettera è infatti un continuo rimprovero a Douglas per la sua stoltezza, ma anche a se stesso per aver ceduto a tutti i capricci dell’amante, dimostrandosi un burattino nelle sue mani, fino al punto di credere alla necessità di denunciare il padre, John Sholto Douglas, nono marchese di Queensberry, per liberare la famiglia dalla sua arrogante presenza, scelta che si dimostrerà fatale per lo scrittore. E tuttavia, dopo la descrizione delle umiliazioni subite, della perdita di ogni avere, accompagnata dalla richiesta di divorzio della moglie e l’interdizione nei confronti dei figli, Wilde comprende la suprema natura del dolore: il testo diviene un insegnamento di perdono nell’umiltà cristologica di un’essenza ritrovata, in cui Gesù trova posto tra i poeti, poiché è attraverso la poesia che l’uomo incontra se stesso e la libertà.

Claudio Marconi, spostandosi su più punti lungo un percorso circolare, dove ad ogni stazione corrisponde un particolare stadio emozionale, riesce ad interpretare attraverso una lettura scenica l’anima dello scrittore, raggiungendo l’apice della sua poetica. Le musiche di Matteo Pennese, eseguite dallo stesso compositore e Walter Prati, divengono a tutti gli effetti una componente essenziale del contesto drammaturgico, dove i diversi strumenti impiegati – cornetta, bandoneon, violoncello e live electronics – sembrano cogliere con i loro suoni la sofferenza e l’esaltazione lirica dell’autore. Il De profundis esce così dal contesto che l’ha generato, divenendo il manifesto poetico di Oscar Wilde da trasmettere ai posteri con tutto il suo carico semantico ed espressivo. Nella salvificazione dell’anima dopo la spoliazione, come per San Francesco, di ogni legame materiale, unitamente all’umiliazione estrema a cui segue il perdono nei confronti di chi ha voluto infierire, si raggiunge la consapevolezza di un’estetica del dolore. Un insegnamento che lo spettacolo ha saputo cogliere per poterlo a sua volta offrire.

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Giorgio Bocca, il cronista provinciale che raccontò l’Italia PDF Stampa E-mail
Società
Scritto da Alex Miozzi   
Venerdì 27 Gennaio 2012 12:38

Raccontare la morte è paradossalmente qualcosa di semplice e al contempo complesso. Da una parte, insieme alla vita, è una delle pochissime certezze dell’esistenza di ognuno (a quanto ne so io almeno finora), dall’altra, una parte della nostra società sembrerebbe averla inspiegabilmente cancellata. Ma che piaccia o meno esiste, e la scomparsa di Giorgio Bocca, che è certamente un grave lutto, lo dimostra. E’ la scomparsa di uno dei grandi del giornalismo, ma alla più che dignitosa età di novant’anni, dettaglio su cui lui stesso, se avesse potuto, avrebbe sarcasticamente ironizzato. Sarcasmo appunto, il suo, caratterizzato da un’ironia piuttosto sferzante, spesso contrappuntata da un ben presente senso di pessimismo, a tratti fino a scemare nella giovanilistica ricerca (non infantile, precisiamo) di gesti e consuetudini, un po’ proustiane non c’è che dire, che l’attuale società sembra avere colpevolmente dimenticato. La sua carriera di narratore, perché è questa la base di ciò che permette di diventare cronisti, inizia negli anni giovanili, i ’30, e dopo una militanza universitaria nei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), con l’8 settembre del ’43 aderì alla Resistenza Partigiana.

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Agricoltura per fini energetici PDF Stampa E-mail
Energia, Innovazione, Sviluppo
Scritto da Carlo Bellino   
Venerdì 27 Gennaio 2012 12:36

La crescita esponenziale delle energie rinnovabili spinge sempre di più il mercato ad orientarsi verso un’agricoltura industriale dove i campi vengono utilizzati per produrre energia pulita e rinnovabile, come fotovoltaico e biogas. Ma queste fonti talvolta possono rivelarsi controproducenti. Infatti, se i pannelli fotovoltaici vengono posati su grandi estensioni direttamente su terra sottraggono larghi spazi alla produzione di cibo e desertificano le superfici fino a renderle inutilizzabili. Quindi, al terreno libero è preferibile una soluzione tipo tetto, cave dismesse o strade. Che dire poi delle centrali a biogas che impiegano biomasse, ossia liquami zootecnici e altri vegetali di vario genere? Queste sostanze vengono collocate in un macchinario, detto digestore, dove si origina un gas usato per produrre energia elettrica e ciò che resta, detto digestato, viene trattato successivamente per, poi, essere utilizzato come fertilizzante per il suolo.

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All Tomorrow’s Parties all'ONO Arte Contemporanea di Bologna PDF Stampa E-mail
Allestimenti
Scritto da Tristana Chinni   
Giovedì 12 Gennaio 2012 15:22

Foto: Warhol and Brillo © Fred McDarrahPrende il titolo dall’omonima traccia dell’Lp dei Velvet, più conosciuto come Banana album -che la leggenda narra fosse la canzone preferita da Warhol- la mostra allestita presso gli spazi della ONO Arte Contemporanea. Un’esposizione che rende omaggio ad Andy, ai Velvet  e alla Factory, ovvero a quella che fu la realtà creativa per eccellenza della scena newyorchese anni ‘60. Un viaggio nel mondo dell’arte e del rock immortalato da piu’ di 80 scatti ad opera di importanti fotografi frequentatori del “loft argentato”: Anton Perich, Fred McDarrah, David McCabe, Ugo Mulas, Ron Spencer, Elliot Landy, e Jarry Schatzembergher, Lisa Law e Adam Ritchie. Le immagini documentano la sfera privata di Andy Warhol (in visita a Philippe Glass nella sua casa di vetro, in un drugstore, in bagno, al banco di una tavola calda, mentre lavora aiutato da Gerard Malanga), gli amici dell’artista (Mapplethorpe, de Kooning, Tennesse Williams, Rauschenberg..), l’incontro con i Velvet (al Cafè Bizzarre locale dove la band aveva appena suonato e da dove era stata immediatamente cacciata ed accolta con entusiasmo nella Factory).

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Dakar, gioie e maledizioni PDF Stampa E-mail
Sport
Scritto da Massimo Gradia   
Venerdì 27 Gennaio 2012 12:42

Foto: Stephane Peterhansel con la sua MiniSi è da poco conclusa la 33sima edizione della Dakar (1-15 Gennaio), la quarta in Sudamerica, con la vittoria dei francesi Despres tra le moto e Peterhansel tra le auto. E’ stata un’edizione all’insegna di polemiche, emozioni, e purtroppo anche quest’anno di morti e feriti. Eh sì che le premesse erano buone, con un clima eccitato e ricco di attese, e la partenza a Mar del Plata (400 km a sud di Buenos Aires) all’alba del primo Gennaio condita da migliaia di spettatori in attesa sulle spiagge, dopo aver festeggiato tutta la notte per il nuovo anno. Alla partenza una ricca pattuglia di 447 equipaggi di 50 diverse nazionalità, tra auto, moto, camion e quad. Ventotto gli equipaggi italiani, per un totale di 45 persone, con in evidenza l’ex Formula Uno Alex Caffi e l’ex iridato di rally Miki Biasion; e anche una donna a farsi onore tra tanti maschietti, la brava Eleonora Dal Prà. Tutti determinati nel portare a termine gli oltre 8.300 km del percorso dall’Argentina al Perù.

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