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SUMMARY:INCANTO E FATICA NELLE CRETE SENESI
DESCRIPTION:Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio di Serre di Rapolano (esterno) © Fondazione Musei Senesi\nBellezza paesaggistica e mezzadria si incontrano nella mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ fra dipinti dal ‘900 a oggi\, foto e videoart\nAl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio 40 dipinti in arrivo dai depositi di Banca MPS e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Al cinema teatro ‘G. Verdi’ foto\, filmati storici\, videoart e un’opera audiovisiva \nL’esposizione animerà Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location storiche \nLe Crete senesi viste attraverso tecniche artistiche diverse per raccontare una bellezza paesaggistica amata da secoli e il patrimonio sociale e culturale legato alla mezzadria e alla durezza del lavoro. Sono loro le protagoniste assolute della mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’\, in programma a Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location di eccezione del borgo nel comune di Rapolano Terme: il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio ospiterà 40 dipinti in gran parte mai esposti in arrivo dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, firmati da grandi autori dal ‘900 a oggi da Dario Neri a Renato Guttuso fino ad artisti contemporanei\, mentre il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, recentemente riqualificato\, accoglierà la proiezione di filmati storici e videoart oltre agli scatti di 4 fotografi contemporanei. La mostra\, curata da Anna Maria Guiducci\, è promossa dal Comune di Rapolano Terme in collaborazione con Visionaria e Fondazione Musei Senesi e le due location saranno aperte durante il fine settimana. \nLa mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ ruota attorno alla bellezza inconfondibile del paesaggio delle Crete senesi\, “portatore d’incanto” fra i più rappresentati dai pittori dal Quattrocento a oggi\, e ne valorizza al tempo stesso l’elemento umano e l’aspetto lavorativo che per secoli ha visto protagonisti tanti uomini e donne con la mezzadria. Il risultato è un viaggio attraverso dipinti\, filmati storici\, scatti fotografici e videoart per raccontare non solo il fascino paesaggistico di questo territorio e delle sue inimitabili “biancane” ma anche il duro e aspro lavoro su queste colline che ne ha caratterizzato lo sviluppo antropologico. A rendere ancora più uniti i due temi è il dialogo fra il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio e il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, edifici lontani per epoca di costruzione ma legati dalla loro importanza per la storia di Serre di Rapolano\, pronti ad accogliere chi vorrà scoprire la singolarità e il fascino elegante del borgo. \nIl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio accoglierà 40 dipinti dedicati ai paesaggi delle Crete senesi e ad alcuni particolari che li rendono unici con una raccolta preziosa e in gran parte poco conosciuta. Le opere provengono\, infatti\, dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, che partecipa all’evento con il prestito delle preziose pitture di Renato Guttuso ispirate dalla campagna nei dintorni della città e donate alla famiglia dell’amico Cesare Brandi nel 1938 per ringraziarla dell’ospitalità nella villa di Vignano. Insieme a Guttuso\, sarà possibile ammirare le opere di Dario Neri\, Otello Chiti\, Aldo Marzi\, Vittorio Zani\, Roberto Corsini e Vittorio Giunti\, a cui si uniranno i contemporanei Carlo Pizzichini\, Franca Marini e Luca Bellaccini. L’esposizione sarà arricchita da due bassorilievi di Alberto Sani\, scultore autodidatta scoperto e valorizzato da Dario Neri\, e proporrà un itinerario culturale composto da linguaggi stilistici eterogenei pronti a conquistare il pubblico con opere in larga parte mai esposte. \nIl cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ ospiterà\, invece\, un omaggio alle Crete senesi e al lavoro nei campi dal passato ai giorni nostri attraverso gli scatti di 4 fotografi contemporanei – Davide Borghi\, Marco Bruttini\, Alessio Duranti\, Marco Muzzi – pronti a raccogliere il testimone dei pittori protagonisti al Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio per continuare a raccontare l’unicità e la bellezza paesaggistica e sociale di queste colline brulle e biancastre. L’esposizione dei fotografi sarà arricchita dall’opera audiovisiva curata dall’artista inglese Jacqueline Tune per raccontare la particolarità paesaggistica delle Crete e l’elemento umano che l’ha caratterizzata nei secoli attraverso le voci di alcune persone che hanno vissuto l’ultimo periodo della mezzadria. \nL’allestimento nel cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ conta su un’attenta ricerca svolta in collaborazione con il Museo della Mezzadria senese di Buonconvento\, che ha messo a disposizione i suoi materiali visivi d’archivio dedicati al lavoro nelle campagne senesi tra Ottocento e Novecento.
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LOCATION:Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio\, Via dell’Antica Grancia\, 3\, Serre di Rapolano - Rapolano Terme\, Italia
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SUMMARY:Odin Teatret: LE NUVOLE DI AMLETO - Teatro Menotti Filippo Perego
DESCRIPTION:Foto di scena: Le nuvole di Amleto © Stefano di Buduo\nDal 7all’11 maggio\nLE NUVOLE DI AMLETO\nDedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro \nODIN TEATRET\nEUGENIO BARBA  \nPrima Nazionale  \nAttori Antonia Cioaza\, Else Marie Laukvik\, Jakob Nielsen\, Rina Skeel\, Ulrik Skeel\, Julia Varley \nDisegno luci e video Stefano Di Buduo \nConsulente film Claudio Coloberti \nCostumi Odin Teatret  \nSpazio scenico Odin Teatret \nDirettore tecnico Knud Erik Knudsen  \nAssistenti alla regia Gregorio Amicuzi e Julia Varley \nTesto\, drammaturgia e regia Eugenio Barba \nTesto Eugenio Barba e citazioni dall’Amleto di William Shakespeare \nDrammaturgia e regia Eugenio Barba \nProduzione Tieffe Teatro\, Odin Teatret\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale \n\nDal 7 all’11 maggio\, al Teatro Menotti di Milano la Prima Nazionale del nuovo spettacolo di Eugenio Barba\, prodotto da Tieffe Teatro con Odin Teatret ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.  Un evento molto atteso che segna il ritorno di uno dei maestri della scena contemporanea. Dopo il debutto milanese\, lo spettacolo sarà dal 14 al 18 maggio all’Arena del Sole di Bologna e alla Biennale di Venezia dal 2 al 4 giugno. \nQuesta nuova creazione di Barba\, regista e teorico tra i più influenti del Novecento\, propone una lettura profonda e originale di uno dei temi più affascinanti della storia del teatro\, intrecciando passato e presente in una riflessione intensa e appassionata. \n«…perché oggi Amleto? – si chiede Barba – Cosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia il compito di uccidere e vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? Cosa succederebbe se Amleto\, come Antigone\, affermasse: non sono nato per condividere l’odio\, ma l’amore? Il dubbio rende l’uomo debole dice il principe di Danimarca». \nNel 1596\, Hamnet\, l’unico figlio maschio di William Shakespeare\, muore all’età di undici anni. Cinque anni più tardi Shakespeare perde suo padre e durante il periodo di lutto scrive La tragica storia di Amleto\, principe di Danimarca. Nell’ortografia irregolare dell’epoca “Hamnet” e “Hamlet” erano praticamente intercambiabili. Molti studiosi hanno scritto lunghi libri sulla relazione tra Hamnet e Hamlet. \nIl testo racconta del re danese Amleto\, che porta lo stesso nome del figlio\, avvelenato dal fratello Claudio e dalla moglie Gertrude che sono amanti. La loro passione si intreccia con un’altra tragica storia d’amore tra il principe Amleto e la giovane Ofelia. \nCosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia in eredità il compito di uccidere per vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? \n\nNOTE DI REGIA DI EUGENIO BARBA \nQuando le nuvole fanno cambiare casa alle parole\nCercai nell’Amleto le linee in cui Shakespeare parla di nuvole. Le misi insieme e le usai come nucleo da cui sviluppare le prime scene di uno spettacolo la cui storia e il cui senso erano da scoprire durante le prove. È importante “umanizzare” il processo. Lo spettacolo cresce come una creatura vivente\, con una coerenza e un ritmo tutto suo. È un feto che deve essere difeso\, che ha già un’identità\, e quindi deve ricevere subito un nome. Battezzai lo spettacolo in gestazione Le nuvole di Amleto. Così Shakespeare entrò nello spazio delle nostre prove e delle nostre menti. È il processo intorno a un testo o a una storia reale o inventata a decidere. Sono le sue vicende a provocare le nostre reazioni e dobbiamo agire con cautela senza imporre la nostra volontà intrisa di pregiudizi. Non siamo noi a cercare le storie. Sono loro a bussare alla nostra porta\, a convincerci ad accoglierle\, a prenderci per mano e condurci nel loro mondo. Un certo tipo di processo creativo presume la rinuncia alle nostre propensioni e l’obbligo a seguire imprevisti\, proposte astruse\, malintesi e sbagli. Non è passività\, cecità\, o fede indolente nelle coincidenze. Seguo una storia ancora poco discernibile con tutti i miei sensi all’erta\, come una madre segue i passi del bambino che apprende a camminare e ad aprirsi una strada in un mondo sconosciuto. \nPerché oggi Amleto?\nHamnet e Hamlet (Amleto) erano nomi intercambiabili in Inghilterra nei registri di fine sedicesimo e inizi del diciassettesimo secolo. Shakespeare aveva battezzato suo figlio Hamnet/Hamlet con il nome di un amico\, suo vicino di casa a Stratford. Nel 1596 Hamnet/Hamlet muore all’età di undici anni nella casa di Henley Street. Intorno al suo capezzale la madre\, le sue due sorelle e i nonni paterni pensano al padre distante\, a Londra\, dove vive stabilmente guadagnandosi il pane come attore e scrittore di drammi. Come gli spiegheranno l’improvvisa malattia e il decesso del figlio? Cinque anni più tardi\, nel 1601\, Shakespeare perde suo padre. Ora è l’unico a portare il nome che scomparirà con lui. Durante il periodo di lutto scrive La tragica storia di Amleto\, principe di Danimarca. Rielabora un testo esistente (oggi perduto) in cui aveva recitato nella sua gioventù il ruolo del fantasma. La storia di Amleto era stata narrata dal francese François de Belleforest che\, a sua volta l’aveva presa da una cronica medioevale in latino del danese Saxo Gramaticus. Un racconto di assassinio e vendetta all’epoca pre-cristiana dei vichinghi in cui era dovere del figlio uccidere l’assassino del padre. Nell’Amleto di Saxo Gramaticus così come nel racconto di Belleforest non ci sono spettri. Non ce n’era bisogno perché l’assassinio era dominio pubblico\, proprio come l’obbligo di vendicarsi. Shakespeare trasforma l’omicidio in un segreto. Da qui l’arrivo del fantasma\, deus ex machina\, che racconta come sia stato ucciso. La prima versione del testo di Amleto fu pubblicata in quarto nel 1603 e l’ultima in folio nel 1623 dopo la sua morte. La versione finale del folio è più lunga e più completa di quella del quarto. Include più scene e circa 600 nuove parole inglesi con sette lunghi monologhi che non sono azione ma riflessioni interiori. Oggi lo sappiamo bene: il monologo è una tecnica dei personaggi per trasmettere allo spettatore quello che sta succedendo dentro di loro. Il quarto del 1603 è la metà del testo del folio del 1623\, circa 2.000 versi – ovvero due ore di recitazione\, la durata abituale di uno spettacolo. È sicuramente la versione utilizzata dagli attori per la rappresentazione al Globe. La versione del folio comporta più di 4.000 versi\, ben quattro ore di rappresentazione\, impossibile per quel tempo. I soliloqui aggiunti all’ultima versione in folio sono “letteratura” pensata e aggiunta da Shakespeare per i lettori che compreranno le sue opere come libri.\nTutte queste informazioni\, però\, non mi aiutano a rispondere alla domanda: perché oggi Amleto? Cosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia il compito di uccidere e vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? Cosa succederebbe se Amleto\, come Antigone\, affermasse: non sono nato per condividere l’odio\, ma l’amore? Il dubbio rende l’uomo debole dice il principe di Danimarca. Forse in queste domande risiede il mio errore: giudicare il valore e il senso della mia esistenza e del mio agire secondo norme che appartengono alla società\, a una causa\, a una quantificabile utilità o a uno scopo del teatro. Siamo tutti influenzati da quelli che ci hanno preceduti e da quello che avviene nel presente. Il teatro\, con la sua storia e le sue tecniche è un fiume. Anche senza volerlo\, se tu ci entri dentro\, ne esci bagnato. Se per me il teatro è il paese della nostalgia\, è perché nutre il sogno del possibile nell’impossibile\, della fantasia nella realtà\, dello stupore nella banalità\, della danza nella stasi. La possibilità di condividere l’azione insieme ad altre persone. Da qui la profonda gratitudine per i miei attori e per tanti vivi e morti che mi insegnarono un mestiere la cui energia può intensificare e illuminare il senso incomunicabile della mia vita. Avanzo tentando di capire se il mio corpo-mente ha trovato ancora una volta la strada. Mi identifico impulsivamente con le azioni degli attori: un abbraccio tra intelletto e istinto\, tra disciplina e rischio. Sconosciuto mi è lo spettacolo e sconosciuto il suo senso. Non è un enigma\, ma un mistero. Come la vita. Diceva T.S. Eliot: ogni generazione sbaglia a proposito di Shakespeare in modo nuovo. \nODIN TEATRET\nL’Odin Teatret (www.odinteatret.org) è stato fondato da Eugenio Barba nel 1964 a Oslo\, in Norvegia con quattro giovani rifiutati alla scuola nazionale di teatro. Nel 1966 l’Odin Teatret si trasferì in Danimarca e trasformò in laboratorio teatrale una stalla di una fattoria fuori Holstebro. Nel 1983\, il nome fu cambiato in Nordisk Teaterlaboratorium/Odin Teatret come cornice di un’istituzione dalle numerose attività artistiche e didattiche\, con una casa editrice\, produzione di film\, festival e iniziative nella comunità. Nel 2022 l’Odin Teatret ed Eugenio Barba hanno lasciato il Nordisk Teaterlaboratorium e continuano la loro attività in Danimarca e nel resto del mondo. Nel 2024\, le attività dell’Odin Teatret includono spettacoli in Danimarca e all’estero\, didattica e seminari\, un intenso contatto con gruppi di teatro anche attraverso progetti europei\, la residenza intensiva annuale Odin Home dalla durata di nove giorni a Ringkøbing-Skjern\, l’annuale Transit Festival dedicato alle donne nel teatro a Stendis\, e la Poesia del giovedì in collaborazione con altre istituzioni di Holstebro. In collaborazione con la Fondazione Barba Varley (www.fondazionebarbavarley. org) l’Odin Teatret è attivo nella produzione di film e video didattici\, nella pubblicazione di libri\, nell’appoggio a individui e gruppi in situazioni svantaggiate\, in sessioni dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology)\, spettacoli con il multiculturale Theatrum Mundi Ensemble\, la rivista “JTA – Journal of Theatre Anthropology” e una serie di film sull’antropologia teatrale scaricabili gratuitamente. Al centro di questa collaborazione c’è il LAFLIS\, Living Archive Floating Islands (www.LAFLIS.org)\, creato dopo la donazione di Barba della sua biblioteca e del suo patrimonio artistico alla Regione Puglia in Italia. È a Lecce\, presso la Biblioteca Bernardini\, che rivive la storia dell’Odin Teatret\, così come l’ingente documentazione sul Transit Festival diretto da Julia Varley\, sul Magdalena Project e sui gruppi del Terzo Teatro. È disponibile un archivio digitalizzato con documenti risalenti al 1960\, quando Barba si recò in Polonia per studiare regia e incontrò il giovane Grotowski. I legami intrecciati durante 60 anni hanno portato allo sviluppo di un ambiente professionale e accademico in cooperazione con università\, gruppi e associazioni culturali. Le esperienze dell’Odin Teatret\, con 86 spettacoli presentati in 67 paesi e in contesti sociali diversi\, hanno generato una particolare cultura con radici nella diversità culturale e nel principio del “baratto”: gli attori dell’Odin Teatret si presentano con il loro lavoro per un ambiente specifico\, che a loro volta risponde con canti\, musiche e danze della propria cultura. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO - Teatro Franco Parenti
DESCRIPTION:Foto di scena: Fabrizio Gifuni – Con il vostro irridente silenzio © Studio Musacchio Ianniello Pasqualini\nDal 9 all’ 11 Maggio 2025 – Sala Grande \nCON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO\nStudio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro \nideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni\nsi ringraziano Nicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino\,\nChristian Raimo per la collaborazione\, Francesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica\nproduzione Cadmo \nDurata 2 ore \nDopo averne vestito i panni nelle opere di due grandi registi del cinema italiano Romanzo di una strage (2011) Marco Tullio Giordana ed Esterno notte (2022) di Marco Bellocchio\, Fabrizio Gifuni torna ad incarnare Aldo Moro nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti. Dal 9 all’11 maggio Con il vostro irridente silenzio\, da lui scritto e diretto a partire dallo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia; il cosiddetto memoriale di Aldo Moro. \nNel periodo di detenzione attuato per mano delle Brigate Rosse\, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978\, giorno del ritrovamento del corpo esanime\, Aldo Moro scrive instancabilmente giorno e notte\, lettere che non verranno mai recapitate\, lettere recapitate ma mai divulgate\, ma anche scritti rinvenuti successivamente nel 1990. \nParla\, ricorda\, scrive\, risponde\, interroga\, confessa\, accusa\, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere\, si rivolge ai familiari\, agli amici\, ai colleghi di partito\, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico\, storico\, personale – un memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. \nSono le ultime parole di Moro\, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o\, meglio\, quelle fino a noi pervenute.  Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare\, silenziare\, mistificare\, irridere. Moro non è Moro\, veniva detto. \nLa stampa\, in modo pressoché unanime\, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole\, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. \nA distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette\, molti hanno scelto di dimenticarle. \nI corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche\, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. \nDopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini\, in due spettacoli struggenti e feroci\, riannodando una lacerante antibiografia della nazione\, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia mette in scena un ‘rituale scenico’\, un rito collettivo più che mai necessario a un’intera comunità. \nORARI\nvenerdì 9 Maggio – 19:45\nsabato 10 Maggio – 19:45\ndomenica 11 Maggio – 16:15 \nPREZZI\nSETTORE A (file A–E)\nintero 38€;\nunder26/over65 28€\nSETTORE B (file F–R)\nintero 28€;\nunder26/over65 20\,50€\nSETTORE C (file S–ZZ)\nintero 20\,50€;\nunder26/over65 18€ \nTutti i prezzi non includono i diritti di prevendita. \n\nINFO e biglietteria\nBiglietteria via Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
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