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SUMMARY:MODIGLIANI\, PICASSO e le Voci della modernità dal Museo LaM
DESCRIPTION:16 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026\nPalazzo Zabarella\, Padova \nMostra organizzata da Palazzo Zabarella e LaM\nLille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut \nIn collaborazione con Manifesto Expo\nPromossa da Fondazione Bano in collaborazione con Comune di Padova \nUn’eccezionale collezione d’arte proveniente da uno dei più importanti musei del Nord Europa e della Francia sarà al centro di un nuovo importante appuntamento espositivo in programma\, a partire dal prossimo autunno\, a Palazzo Zabarella. \nNell’ambito del dialogo avviato dalla Fondazione Bano negli ultimi anni con importanti istituzioni museali di fama internazionale – dopo le collaborazioni con il Brooklyn Museum di New York e il museo di Grenoble – è ora la volta del LaM\, Lille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut\, che ci offrirà l’opportunità di ammirare 65 opere di 30 artisti d’avanguardia in una nuova grande mostra che si aprirà al pubblico il 16 ottobre. Ai protagonisti delle avanguardie storiche e agli artisti più noti\, se ne affiancano altri che aprono a scenari artistici inediti più vicini alla contemporaneità. Tra i numerosi capolavori spiccano cinque dipinti di Pablo Picasso e sei di Amedeo Modigliani. \n La creazione del museo LaM\, situato a Villeneuve d’Ascq\, una città dell’area metropolitana di Lille\, avvenuta nel 1983\, è legata al lascito di Geneviève (1922-2003) e Jean Masurel (1908-1991)\, membri di una nota famiglia di produttori tessili del nord della Francia. La donazione comprendeva le opere acquistate da Jean Masurel e quelle lasciategli in eredità dallo zio Roger Dutilleul (1872-1956) industriale e appassionato d’arte e uno dei più importanti collezionisti di Modigliani. In un arco temporale compreso tra i primi anni del Novecento e gli anni Settanta dello scorso secolo\, Dutilleul e suo nipote Masurel hanno raccolto un’eccezionale collezione\, molto personale e al tempo stesso rappresentativa dei principali movimenti artistici della prima metà del Novecento in Francia. Da allora\, il LaM è diventato un’istituzione chiave sulla scena culturale europea e si è ulteriormente arricchito nel 1999 con una donazione di oltre 3.500 opere d’arte brut da parte dell’associazione L’Aracine – fondata da Madeleine Lommel\, Claire Teller e Michel Nedjar – e divenendo così il Lille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut. Con una collezione di oltre 8.500 opere d’arte\, il LaM è il primo museo francese a riunire questi ambiti artistici offrendo un panorama unico dell’arte del XX e XXI secolo. \nRoger Dutilleul iniziò a collezionare opere d’arte nel 1904 per non smettere mai fino alla sua morte avvenuta nel 1956. Descritto dal gallerista Daniel-Henry Kahnweiler come un “uomo profondamente simpatico e stimabile … nella tradizione dei grandi amanti dell’arte” sembra che avesse un approccio molto istintivo nei confronti della pittura\, mostrando la sua sensibilità verso il colore e favorendo la sincerità dell’opera. Dutilleul affermò di non avere “nessun credo” né “dogma a priori” sull’arte\, osservando: “La cosa più importante è che il dipinto ti guardi. Non spetta all’amatore guardarlo – soprattutto con idee o sentimenti preconcetti – deve accontentarsi di vederlo\, vale a dire di incrociare il suo sguardo con esso\, per intuire il pensiero dell’artista o\, meglio ancora\, la sua più profonda\, intima emozione. Due esseri viventi che comunicano come meglio possono!” \nDopo aver acquisito alcune opere fauviste\, rimase colpito dalla pittura di Georges Braque e Pablo Picasso divenendo uno dei primi sostenitori e collezionisti dell’arte cubista. Seguendo il gusto del gallerista Kahnweiler\, si interessò anche ai dipinti “Tubisti” di Fernand Léger e alle ricerche di Henri Laurens riguardanti la scultura cubista. \nJean Masurel\, figlio della sorella minore di Roger Dutilleul\, Françoise Collart-Dutilleul\, e del commerciante di lana Jules-Paul Masurel\, crebbe nel nord della Francia e\, nei primi anni Venti\, fu mandato da suo zio a Parigi per prepararsi al baccalaureato. Lì iniziò ad acquistare le prime opere della sua collezione. I suoi gusti rispecchiavano quelli dello zio prediligendo gli stessi artisti: Fernand Léger\, Georges Braque\, Pablo Picasso\, Paul Klee\, André Bauchant e\, in seguito\, Bernard Buffet. Tuttavia\, mostrava anche interesse verso la pittura astratta e sostenne gli artisti locali del nord della Francia. \nRoger Dutilleul lasciò in eredità la maggior parte della sua collezione al nipote Jean Masurel il quale\, considerandosi solo il «custode» della collezione comune\, decise di donarla a una comunità pubblica. Fu scelta l’area metropolitana di Lille\, da dove proveniva\, e il Musée d’art moderne de Villeneuve d’Ascq aprì nel 1983. Da amante della natura\, Jean Masurel voleva che il luogo fosse circondato da un parco e aperto all’arte contemporanea. Questo desiderio fu il segno distintivo del museo e portò nel 1999 all’ingresso della donazione dell’eccezionale collezione dell’associazione L’Aracine comprendente diverse opere come disegni\, dipinti\, assemblaggi\, oggetti e sculture di oltre 170 artisti francesi e stranieri riconducibili all’Art Brut. \nEra stato l’artista Jean Dubuffet nel 1945 a coniare il concetto di ‘Art brut’\, in un periodo in cui stava iniziando a mettere insieme una collezione d’arte altamente eclettica che mostrava il suo interesse verso opere realizzate sotto l’influenza di spiriti\, negli ospedali psichiatrici o da persone emarginate e dagli ‘architetti’ autodidatti che seguivano l’esempio di Ferdinand Cheval. Oggi riconosciuta come un fenomeno chiave dell’arte del XX secolo\, l’Art Brut – in inglese “outsider art”\, si è ampliata e diffusa in tutto il mondo. Essa viene a legarsi all’interesse e all’apprezzamento nei confronti dell’arte autodidatta espressi dagli stessi Roger Dutilleul e Jean Masurel. \n Curata da Jeanne-Bathilde Lacourt\, Curatrice per l’arte moderna al LaM\, la mostra è articolata in sei sezioni in cui il visitatore scoprirà a Padova un approfondimento sull’avanguardia cubista con i dipinti di Picasso come Pesci e bottiglie del 1909\, Donna con cappello del 1942\, e di Georges Braque come La Roche-Guyon del 1909 o Il Sacro Cuore di Montmartre del 1910\, per poi considerare il “Tubismo” di Fernard Léger\, rappresentato da ben sei dipinti\, e le ulteriori versioni del cubismo testimoniate dalle opere pittoriche di Léopold Survage\, Eugène Nestor de Kermadec\, Francisco Borès e dalle pietre policrome di Henri Laurens. Di Amedeo Modigliani verranno esposti autentici capolavori quali il ritratto di Moïse Kisling\, Ragazzo dai capelli rossi\, Nudo seduto con camicia e Maternità. \nVerranno quindi compresi ulteriori movimenti e avanguardie artistiche del primo e del secondo dopoguerra\, come Joan Miró\, André Lanskoy\, Youla Chapoval\, Joaquín Torres-García\, le opere di Alexander Calder\, e i dipinti stratificati e materici di Eugène Leroy. \nIl mazzo di fiori di Séraphine de Senlis\, Il chiosco di Gertrude O’Brady\, Composizione decorativa di Augustin Lesage\, Dipinto meraviglioso n. 35 di Fleury Joseph Crépin faranno scoprire le vie alternative di un’arte ‘autodidatta’\, più spontanea\, istintiva\, naïf (proprio come erano definiti questi artisti)\, capace di esprimere altrettanta poesia e spiritualità. \nCi si confronterà infine con l’Art Brut vera e propria attraverso due sculture in granito di Antoine Rabany\, che lo stesso Dubuffet (presente in mostra con l’opera Pane filosofico) aveva contribuito a far conoscere e una scultura in legno di Auguste Forestier. \nORARI DI APERTURA:\nDalla domenica al giovedì \n10:00 – 19:00 \nVenerdì e sabato \n10:00 – 20:00 \nUltimo ingresso 45 minuti prima\nChiuso il 25 dicembre
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SUMMARY:STEVE McCURRY a Palazzo Pigorini di Parma
DESCRIPTION:Foto: Palazzo Pigorini\, Parma – Orizzonti lontani © Steve Mc Curry\nSteve McCurry non è soltanto uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea\, pluripremiato con il prestigioso World Press Photo Award – spesso considerato il “Premio Nobel” della fotografia –\, ma continua ad essere un punto di riferimento per un vastissimo pubblico\, specialmente tra i giovani. Nelle sue immagini\, molti riconoscono un modo unico di guardare il mondo e\, in qualche modo\, se stessi \nDal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026\, Steve McCurry sarà protagonista a Parma con una grande mostra allestita a Palazzo Pigorini\, nei suggestivi spazi del primo e secondo piano. A curare l’esposizione sarà Biba Giacchetti\, profonda conoscitrice del lavoro di McCurry. Le fotografie non seguiranno un criterio cronologico o geografico\, ma saranno accostate per affinità di soggetti\, emozioni e atmosfere\, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi\, anche lontanissimi tra loro. \nL’allestimento evoca quel senso profondo di umanità che si respira in ogni scatto di McCurry. In mostra non mancheranno le sue immagini più celebri\, come l’indimenticabile ritratto della ragazza afghana\, fotografie realizzate in oltre quarant’anni di carriera: scatti intensi dal Sud-Est asiatico\, dalla Cina\, dal Sud America e da molte altre parti del mondo. Ogni volto ritratto da McCurry è un concentrato di storie\, emozioni\, dolore\, speranza\, paura e bellezza. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza\, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te»\, racconta il fotografo.\nInstancabile viaggiatore\, McCurry ha fatto del movimento una filosofia di vita:\n«Il solo fatto di viaggiare e conoscere culture diverse mi dà gioia e una carica inesauribile». \nProdotta da ARTIKA\, in collaborazione con Orion57 e il Comune di Parma\, la mostra rappresenta un’occasione imperdibile per tutti gli amanti della fotografia e per chi desidera lasciarsi toccare dallo sguardo profondo e autentico di uno dei più grandi narratori visivi del nostro tempo. \nBIOGRAFIA\nNato a Philadelphia nel 1950\, McCurry muove i primi passi come fotografo per un giornale locale. Dopo tre anni\, intraprende un viaggio in India\, da cui nasce il suo primo vero portfolio. La svolta arriva con il reportage sull’Afghanistan\, che gli apre le porte delle più importanti riviste internazionali\, come Time\, Life\, Newsweek\, Geo e National Geographic. Inviato sui fronti più caldi del pianeta – da Beirut alla Cambogia\, dal Kuwait all’ex Jugoslavia\, fino di nuovo all’Afghanistan – McCurry ha sempre scelto di essere in prima linea\, mettendo a rischio la propria vita pur di raccontare le conseguenze della guerra.\nMembro dell’agenzia Magnum dal 1985 e vincitore di numerosi riconoscimenti fotogiornalistici\, McCurry è autore di uno degli scatti più iconici della fotografia mondiale: il ritratto della ragazza afghana dagli occhi verdi\, pubblicato sulle pagine di National Geographic e divenuto simbolo universale del conflitto. \nINFO:\nmostre@artika.it\nwww.artika.it \n 
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SUMMARY:AHI MARIA!  Un teatro canzone per Rino Gaetano al Menotti di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Ahi Maria! © Gianfranco Ferraro\n11- 21 dicembre / 27 – 31 dicembre 2025\n \nArrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi \nCon Andrea Miró\, Camilla Barbarito\, Laura Frascari\, Federica Garavaglia\, Francesca Tripaldi\, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron\nScene Lucia Rho \nCostumi Pamela Aicardi\nAssistente di produzione Debora La Rocca \nProduzione Tieffe Teatro \nSpettacolo sostenuto da Next Laboratorio delle idee 2025 \nUn omaggio teatrale e musicale a un cantautore scomodo e visionario \n\nDebutta in prima nazionale l’11 dicembre 2025 al Teatro Menotti di Milano Ahi Maria!\nUn teatro canzone per Rino Gaetano\, in scena fino al 31 dicembre con una speciale replica di Capodanno.\nUno spettacolo che non è un semplice tributo\, ma un atto di vita e di reinvenzione.\nUn cast interamente al femminile di attrici\, cantanti e musiciste dà corpo e voce a Berta\, Aida\, Gianna\, Lucia\, Maria\, Daniela\, Rosita\, le figure femminili delle canzoni di Rino Gaetano.\nUn cabaret degli anni ’80\, uno spazio alternativo attraversato dal pensiero anarchico e visionario di Gaetano. Un luogo di libertà dove si parla di cambiamento\, lotta\, rabbia\, amore e disincanto.\n“Ahi Maria” è il titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano. Un’invocazione grottesca\, surreale\, poetica. È da lì che nasce questo spettacolo\, che non è un concerto\, né una biografia\, ma un teatro-canzone: un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo\, tra parole e musica\, tra costume e visione.\nRino Gaetano – calabrese d’origine\, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro cantina della Roma degli anni ’70\, tra sperimentazione\, ironia e disobbedienza creativa. Prima ancora che icona musicale\, è stato uomo di scena\, influenzato da Petrolini\, Ionesco\, Beckett\, Karl Valentin\, e da quel filone di autori “scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine\, con il sorriso obliquo del grottesco.\n“Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare il disincanto in linguaggio popolare\, di entrare nelle case degli italiani con canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso\, sberleffi\, utopie e contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”\, “Nuntereggae più”\, “Gianna”\, “Escluso il cane”\, “Sfiorivano le viole” non sono solo canzoni: sono atti teatrali\, sketch sociali\, paradossi in musica che raccontano un Paese confuso e vivissimo.\nLo spettacolo è pensato come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi\, canzoni e frammenti di dialogo\, per raccontare un tempo che esplodeva di speranze\, utopie e nuove identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare\, e che Gaetano raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata.\nNato a Crotone nel 1950 e scomparso tragicamente a Roma nel 1981 a soli 31 anni\, Rino Gaetano ha inciso un’impronta indelebile nella cultura musicale e nel costume italiano. Sempre in bilico tra successo e rifiuto\, tra palco e margine\, tra provocazione e poesia. Ahi Maria! è un modo per restituire la sua voce teatrale. Non per imitarla\, ma per evocarla: farla risuonare oggi\, in uno spazio scenico dove la musica incontra il teatro e il teatro si fa invocazione\, smorfia\, ballata\, memoria. Una messa laica per un clown tragico e visionario con addosso ancora il frac\, il cappello\, e quella smorfia buffa e malinconica che ride in faccia al potere. \nSPECIALE CAPODANNO\nIl Teatro Menotti propone per il 31 dicembre una replica speciale alle ore 22.30 dello spettacolo Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano\, un’occasione per salutare il nuovo anno tra ironia\, poesia e un pizzico di anarchia.\nA mezzanotte è previsto un brindisi con rinfresco aperto a tutto il pubblico.\nBiglietto €60\nA partire dalle ore 20.00\, il Meno Bistrot offrirà inoltre la possibilità di una cena pre-spettacolo per completare l’esperienza. Per maggiori info: https://www.teatromenotti.org/evento/ahi-maria—speciale-capodanno.aspx \n\nSTAGIONE 2025 | 2026 \nBIGLIETTERIA  \nPREZZI  \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito e Satispay su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI SALA GRANDE\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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