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SUMMARY:Odin Teatret: LE NUVOLE DI AMLETO - Teatro Menotti Filippo Perego
DESCRIPTION:Foto di scena: Le nuvole di Amleto © Stefano di Buduo\nDal 7all’11 maggio\nLE NUVOLE DI AMLETO\nDedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro \nODIN TEATRET\nEUGENIO BARBA  \nPrima Nazionale  \nAttori Antonia Cioaza\, Else Marie Laukvik\, Jakob Nielsen\, Rina Skeel\, Ulrik Skeel\, Julia Varley \nDisegno luci e video Stefano Di Buduo \nConsulente film Claudio Coloberti \nCostumi Odin Teatret  \nSpazio scenico Odin Teatret \nDirettore tecnico Knud Erik Knudsen  \nAssistenti alla regia Gregorio Amicuzi e Julia Varley \nTesto\, drammaturgia e regia Eugenio Barba \nTesto Eugenio Barba e citazioni dall’Amleto di William Shakespeare \nDrammaturgia e regia Eugenio Barba \nProduzione Tieffe Teatro\, Odin Teatret\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale \n\nDal 7 all’11 maggio\, al Teatro Menotti di Milano la Prima Nazionale del nuovo spettacolo di Eugenio Barba\, prodotto da Tieffe Teatro con Odin Teatret ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.  Un evento molto atteso che segna il ritorno di uno dei maestri della scena contemporanea. Dopo il debutto milanese\, lo spettacolo sarà dal 14 al 18 maggio all’Arena del Sole di Bologna e alla Biennale di Venezia dal 2 al 4 giugno. \nQuesta nuova creazione di Barba\, regista e teorico tra i più influenti del Novecento\, propone una lettura profonda e originale di uno dei temi più affascinanti della storia del teatro\, intrecciando passato e presente in una riflessione intensa e appassionata. \n«…perché oggi Amleto? – si chiede Barba – Cosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia il compito di uccidere e vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? Cosa succederebbe se Amleto\, come Antigone\, affermasse: non sono nato per condividere l’odio\, ma l’amore? Il dubbio rende l’uomo debole dice il principe di Danimarca». \nNel 1596\, Hamnet\, l’unico figlio maschio di William Shakespeare\, muore all’età di undici anni. Cinque anni più tardi Shakespeare perde suo padre e durante il periodo di lutto scrive La tragica storia di Amleto\, principe di Danimarca. Nell’ortografia irregolare dell’epoca “Hamnet” e “Hamlet” erano praticamente intercambiabili. Molti studiosi hanno scritto lunghi libri sulla relazione tra Hamnet e Hamlet. \nIl testo racconta del re danese Amleto\, che porta lo stesso nome del figlio\, avvelenato dal fratello Claudio e dalla moglie Gertrude che sono amanti. La loro passione si intreccia con un’altra tragica storia d’amore tra il principe Amleto e la giovane Ofelia. \nCosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia in eredità il compito di uccidere per vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? \n\nNOTE DI REGIA DI EUGENIO BARBA \nQuando le nuvole fanno cambiare casa alle parole\nCercai nell’Amleto le linee in cui Shakespeare parla di nuvole. Le misi insieme e le usai come nucleo da cui sviluppare le prime scene di uno spettacolo la cui storia e il cui senso erano da scoprire durante le prove. È importante “umanizzare” il processo. Lo spettacolo cresce come una creatura vivente\, con una coerenza e un ritmo tutto suo. È un feto che deve essere difeso\, che ha già un’identità\, e quindi deve ricevere subito un nome. Battezzai lo spettacolo in gestazione Le nuvole di Amleto. Così Shakespeare entrò nello spazio delle nostre prove e delle nostre menti. È il processo intorno a un testo o a una storia reale o inventata a decidere. Sono le sue vicende a provocare le nostre reazioni e dobbiamo agire con cautela senza imporre la nostra volontà intrisa di pregiudizi. Non siamo noi a cercare le storie. Sono loro a bussare alla nostra porta\, a convincerci ad accoglierle\, a prenderci per mano e condurci nel loro mondo. Un certo tipo di processo creativo presume la rinuncia alle nostre propensioni e l’obbligo a seguire imprevisti\, proposte astruse\, malintesi e sbagli. Non è passività\, cecità\, o fede indolente nelle coincidenze. Seguo una storia ancora poco discernibile con tutti i miei sensi all’erta\, come una madre segue i passi del bambino che apprende a camminare e ad aprirsi una strada in un mondo sconosciuto. \nPerché oggi Amleto?\nHamnet e Hamlet (Amleto) erano nomi intercambiabili in Inghilterra nei registri di fine sedicesimo e inizi del diciassettesimo secolo. Shakespeare aveva battezzato suo figlio Hamnet/Hamlet con il nome di un amico\, suo vicino di casa a Stratford. Nel 1596 Hamnet/Hamlet muore all’età di undici anni nella casa di Henley Street. Intorno al suo capezzale la madre\, le sue due sorelle e i nonni paterni pensano al padre distante\, a Londra\, dove vive stabilmente guadagnandosi il pane come attore e scrittore di drammi. Come gli spiegheranno l’improvvisa malattia e il decesso del figlio? Cinque anni più tardi\, nel 1601\, Shakespeare perde suo padre. Ora è l’unico a portare il nome che scomparirà con lui. Durante il periodo di lutto scrive La tragica storia di Amleto\, principe di Danimarca. Rielabora un testo esistente (oggi perduto) in cui aveva recitato nella sua gioventù il ruolo del fantasma. La storia di Amleto era stata narrata dal francese François de Belleforest che\, a sua volta l’aveva presa da una cronica medioevale in latino del danese Saxo Gramaticus. Un racconto di assassinio e vendetta all’epoca pre-cristiana dei vichinghi in cui era dovere del figlio uccidere l’assassino del padre. Nell’Amleto di Saxo Gramaticus così come nel racconto di Belleforest non ci sono spettri. Non ce n’era bisogno perché l’assassinio era dominio pubblico\, proprio come l’obbligo di vendicarsi. Shakespeare trasforma l’omicidio in un segreto. Da qui l’arrivo del fantasma\, deus ex machina\, che racconta come sia stato ucciso. La prima versione del testo di Amleto fu pubblicata in quarto nel 1603 e l’ultima in folio nel 1623 dopo la sua morte. La versione finale del folio è più lunga e più completa di quella del quarto. Include più scene e circa 600 nuove parole inglesi con sette lunghi monologhi che non sono azione ma riflessioni interiori. Oggi lo sappiamo bene: il monologo è una tecnica dei personaggi per trasmettere allo spettatore quello che sta succedendo dentro di loro. Il quarto del 1603 è la metà del testo del folio del 1623\, circa 2.000 versi – ovvero due ore di recitazione\, la durata abituale di uno spettacolo. È sicuramente la versione utilizzata dagli attori per la rappresentazione al Globe. La versione del folio comporta più di 4.000 versi\, ben quattro ore di rappresentazione\, impossibile per quel tempo. I soliloqui aggiunti all’ultima versione in folio sono “letteratura” pensata e aggiunta da Shakespeare per i lettori che compreranno le sue opere come libri.\nTutte queste informazioni\, però\, non mi aiutano a rispondere alla domanda: perché oggi Amleto? Cosa dice oggi a noi la vicenda di un padre il cui fantasma appare al figlio e gli lascia il compito di uccidere e vendicarlo? Qual è l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri e che trasmetteremo ai nostri figli? Cosa succederebbe se Amleto\, come Antigone\, affermasse: non sono nato per condividere l’odio\, ma l’amore? Il dubbio rende l’uomo debole dice il principe di Danimarca. Forse in queste domande risiede il mio errore: giudicare il valore e il senso della mia esistenza e del mio agire secondo norme che appartengono alla società\, a una causa\, a una quantificabile utilità o a uno scopo del teatro. Siamo tutti influenzati da quelli che ci hanno preceduti e da quello che avviene nel presente. Il teatro\, con la sua storia e le sue tecniche è un fiume. Anche senza volerlo\, se tu ci entri dentro\, ne esci bagnato. Se per me il teatro è il paese della nostalgia\, è perché nutre il sogno del possibile nell’impossibile\, della fantasia nella realtà\, dello stupore nella banalità\, della danza nella stasi. La possibilità di condividere l’azione insieme ad altre persone. Da qui la profonda gratitudine per i miei attori e per tanti vivi e morti che mi insegnarono un mestiere la cui energia può intensificare e illuminare il senso incomunicabile della mia vita. Avanzo tentando di capire se il mio corpo-mente ha trovato ancora una volta la strada. Mi identifico impulsivamente con le azioni degli attori: un abbraccio tra intelletto e istinto\, tra disciplina e rischio. Sconosciuto mi è lo spettacolo e sconosciuto il suo senso. Non è un enigma\, ma un mistero. Come la vita. Diceva T.S. Eliot: ogni generazione sbaglia a proposito di Shakespeare in modo nuovo. \nODIN TEATRET\nL’Odin Teatret (www.odinteatret.org) è stato fondato da Eugenio Barba nel 1964 a Oslo\, in Norvegia con quattro giovani rifiutati alla scuola nazionale di teatro. Nel 1966 l’Odin Teatret si trasferì in Danimarca e trasformò in laboratorio teatrale una stalla di una fattoria fuori Holstebro. Nel 1983\, il nome fu cambiato in Nordisk Teaterlaboratorium/Odin Teatret come cornice di un’istituzione dalle numerose attività artistiche e didattiche\, con una casa editrice\, produzione di film\, festival e iniziative nella comunità. Nel 2022 l’Odin Teatret ed Eugenio Barba hanno lasciato il Nordisk Teaterlaboratorium e continuano la loro attività in Danimarca e nel resto del mondo. Nel 2024\, le attività dell’Odin Teatret includono spettacoli in Danimarca e all’estero\, didattica e seminari\, un intenso contatto con gruppi di teatro anche attraverso progetti europei\, la residenza intensiva annuale Odin Home dalla durata di nove giorni a Ringkøbing-Skjern\, l’annuale Transit Festival dedicato alle donne nel teatro a Stendis\, e la Poesia del giovedì in collaborazione con altre istituzioni di Holstebro. In collaborazione con la Fondazione Barba Varley (www.fondazionebarbavarley. org) l’Odin Teatret è attivo nella produzione di film e video didattici\, nella pubblicazione di libri\, nell’appoggio a individui e gruppi in situazioni svantaggiate\, in sessioni dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology)\, spettacoli con il multiculturale Theatrum Mundi Ensemble\, la rivista “JTA – Journal of Theatre Anthropology” e una serie di film sull’antropologia teatrale scaricabili gratuitamente. Al centro di questa collaborazione c’è il LAFLIS\, Living Archive Floating Islands (www.LAFLIS.org)\, creato dopo la donazione di Barba della sua biblioteca e del suo patrimonio artistico alla Regione Puglia in Italia. È a Lecce\, presso la Biblioteca Bernardini\, che rivive la storia dell’Odin Teatret\, così come l’ingente documentazione sul Transit Festival diretto da Julia Varley\, sul Magdalena Project e sui gruppi del Terzo Teatro. È disponibile un archivio digitalizzato con documenti risalenti al 1960\, quando Barba si recò in Polonia per studiare regia e incontrò il giovane Grotowski. I legami intrecciati durante 60 anni hanno portato allo sviluppo di un ambiente professionale e accademico in cooperazione con università\, gruppi e associazioni culturali. Le esperienze dell’Odin Teatret\, con 86 spettacoli presentati in 67 paesi e in contesti sociali diversi\, hanno generato una particolare cultura con radici nella diversità culturale e nel principio del “baratto”: gli attori dell’Odin Teatret si presentano con il loro lavoro per un ambiente specifico\, che a loro volta risponde con canti\, musiche e danze della propria cultura. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO - Teatro Franco Parenti
DESCRIPTION:Foto di scena: Fabrizio Gifuni – Con il vostro irridente silenzio © Studio Musacchio Ianniello Pasqualini\nDal 9 all’ 11 Maggio 2025 – Sala Grande \nCON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO\nStudio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro \nideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni\nsi ringraziano Nicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino\,\nChristian Raimo per la collaborazione\, Francesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica\nproduzione Cadmo \nDurata 2 ore \nDopo averne vestito i panni nelle opere di due grandi registi del cinema italiano Romanzo di una strage (2011) Marco Tullio Giordana ed Esterno notte (2022) di Marco Bellocchio\, Fabrizio Gifuni torna ad incarnare Aldo Moro nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti. Dal 9 all’11 maggio Con il vostro irridente silenzio\, da lui scritto e diretto a partire dallo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia; il cosiddetto memoriale di Aldo Moro. \nNel periodo di detenzione attuato per mano delle Brigate Rosse\, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978\, giorno del ritrovamento del corpo esanime\, Aldo Moro scrive instancabilmente giorno e notte\, lettere che non verranno mai recapitate\, lettere recapitate ma mai divulgate\, ma anche scritti rinvenuti successivamente nel 1990. \nParla\, ricorda\, scrive\, risponde\, interroga\, confessa\, accusa\, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere\, si rivolge ai familiari\, agli amici\, ai colleghi di partito\, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico\, storico\, personale – un memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. \nSono le ultime parole di Moro\, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o\, meglio\, quelle fino a noi pervenute.  Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare\, silenziare\, mistificare\, irridere. Moro non è Moro\, veniva detto. \nLa stampa\, in modo pressoché unanime\, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole\, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. \nA distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette\, molti hanno scelto di dimenticarle. \nI corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche\, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. \nDopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini\, in due spettacoli struggenti e feroci\, riannodando una lacerante antibiografia della nazione\, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia mette in scena un ‘rituale scenico’\, un rito collettivo più che mai necessario a un’intera comunità. \nORARI\nvenerdì 9 Maggio – 19:45\nsabato 10 Maggio – 19:45\ndomenica 11 Maggio – 16:15 \nPREZZI\nSETTORE A (file A–E)\nintero 38€;\nunder26/over65 28€\nSETTORE B (file F–R)\nintero 28€;\nunder26/over65 20\,50€\nSETTORE C (file S–ZZ)\nintero 20\,50€;\nunder26/over65 18€ \nTutti i prezzi non includono i diritti di prevendita. \n\nINFO e biglietteria\nBiglietteria via Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
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SUMMARY:INTORNO AL VUOTO - Teatro Menotti Filippo Perego
DESCRIPTION:Foto di scena: Intorno al vuoto © Bottega Teatro Marche/ Tieffe Teatro\nDal 15 al 18 maggio GIANLUIGI FOGACCI E PAOLA GIORGI  \nIntorno al vuoto\nDi Benedetta Nicoletti\nCon Gianluigi Fogacci\, Paola Giorgi\, Fabiana Pesce\nRegia Giampiero Rappa\nScene Laura Benzi\nCostumi Stefania Cempini\nDisegno luci Paolo Vinattieri\nMusiche Massimo Cordovani\nSupervisione drammaturgia Giampiero Rappa\nAssistente alla regia Michela Nicolai \nProdotto da Bottega Teatro Marche/ Tieffe Teatro \nCon il patrocinio di\nINRCA Istituto Nazionale di Ricovero e Cura a carattere Scientifico realizzato con il contributo della Regione Marche – Assessorato alla Cultura\nProgetto vincitore del Premio Impronta d’Impresa Marche “le donne lasciano il segno “Camera di Commercio delle Marche \nDal 15 al 18 maggio al Teatro Menotti Intorno al Vuoto\, il nuovo e intenso spettacolo scritto da Nicoletta Benedetti\, diretto da Giampiero Rappa e interpretato da Paola Giorgi insieme a Gianluigi Fogacci e Fabiana Pesce.\nParlare di Alzheimer a teatro. Non solo si può\, ma anche si deve talvolta\, se è vero come è vero che Arte e Bellezza hanno il potere salvifico di rendere migliori le nostre vite. E portare sulle scene un tema difficile\, che incute più di un timore in una società che tende ad essere estremamente longeva\, può essere forse la chiave per comprenderlo meglio e\, magari\, guardarlo con meno angoscia. Nasce così ‘Intorno al Vuoto’\, un lavoro che si preannuncia già carico di significati\, che non ha la pretesa (né la volontà) di raccontare la malattia\, bensì le persone che si trovano ad affrontarla.\nIntorno al vuoto è\, come una favola. È una pièce che parla di Alzheimer ed è innanzitutto la storia di una famiglia: Carol\, cinquantenne\, titolare di una importante cattedra universitaria di psicologia\, cerca di imporre le scelte lavorative alla figlia Liz\, appoggiata invece dal padre Paul\, anche lui noto ricercatore\, dal carattere apparentemente tranquillo\, razionale e inflessibile. Quelle che vediamo in scena sono tre anime che vagano intorno alla memoria di questa storia familiare. Il viaggio di Carol dentro l’inferno della malattia è una realtà spesso sfocata\, dove tutto è impalpabile\, proprio come avviene con i nostri ricordi: non possiamo toccare le cose né le persone\, possiamo solo immaginarle\, rivederle nella nostra mente\, provare a risentire i sensi e le emozioni di quel momento. Una storia di amore e consapevolezza\, che punta all’obiettivo ambizioso di creare anche tanta Bellezza\, sia pure di fronte ad un tema drammatico. Così come è nella missione primordiale del Teatro: essere portatore di etica\, oltre che di estetica. Più modernamente\, si è di fronte ad un luminoso esempio di ‘Welfare culturale’\, ovvero la cultura che non ha solo scopi terapeutici\, ma diventa fattore concreto di benessere e qualità di vita\, perfettamente inserito nelle leve dello sviluppo armonioso di una collettività. In questo caso\, il tocco ‘femminile’ dà un ulteriore valore aggiunto alla narrazione: ‘Intorno al vuoto’ è un progetto ideato da una donna\, Paola Giorgi\, e prodotto da un’altra donna: Agnese Paolucci\, titolare di Bottega Teatro Marche\, compagnia indipendente di cui la Giorgi è direttore artistico\, nata nel solco del grande lavoro di Tommaso Paolucci\, compianto e indiscusso talento del mondo teatrale italiano. Una compagine a cui si è aggiunta la prestigiosa co- produzione di Tieffe Teatro Menotti di Milano. Ci sono poi i partner scientifici ed istituzionali: lo spettacolo ha l’autorevolissimo patrocino dell’INRCA (Istituto Nazionale di Ricovero e Cura per Anziani)\, ha già vinto il Bando Cultura della Regione Marche e il Premio ‘Impronta d’Impresa’ della Camera di Commercio delle Marche. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\no a questo link \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:ERODIÀS + MATER STRANGOSCIÀS - Piccolo Teatro Grassi
DESCRIPTION:Foto di scena: Erodiàs + Mater strangosciàs © Daniela Neri\nPiccolo Teatro Grassi\ndal 20 al 25 maggio \nGiovanni Testori    \nERODIÀS + MATER STRANGOSCIÀS\ncon Anna Della Rosa\nun progetto di Sandro Lombardi \nUn viaggio nella sofferenza e nell’umanità delle protagoniste dei lai di Testori: Erodiade e la Mater Dolorosa esprimono il loro dolore per amori impossibili e perdite devastanti. Dal 20 al 25 maggio\, al Teatro Grassi\, Anna Della Rosa\, guidata da Sandro Lombardi\, ripropone queste poetiche voci femminili con intensa fragilità. Sabato 24 maggio\, una versione in forma di concerto del primo dei Tre lai – Cleopatràs\, con la regia di Valter Malosti – completa la trilogia \nSandro Lombardi\, indimenticato interprete – tra il 1996 e il 1998 – dei Tre lai (Cleopatràs\, Erodiàs\, Mater strangosciàs) di Giovanni Testori\, dopo averla vista nell’allestimento del primo\, diretto da Valter Malosti\, consegna ad Anna Della Rosa la sua interpretazione del secondo e del terzo dei lai. Non una regia\, ma un vero e proprio dono\, come nella tradizione del teatro orientale\, in cui l’attore più esperto affida al più giovane una sua interpretazione. \nDue laceranti monologhi poetici: Erodiade è ossessionata da un amore mai realizzato per Giovanni Battista\, un desiderio che sfocia nella follia e nella disperazione; Maria è intrisa di un amore materno purissimo\, mentre affronta l’atroce sofferenza per il sacrificio del Figlio durante il Calvario. \nSabato 24 maggio\, alle ore 19.30\, la replica di Erodiàs + Mater strangoscias\, è preceduta da Cleopatràs: un distillato\, in forma di concerto\, dello spettacolo di Valter Malosti con Anna Della Rosa. \nPiccolo Teatro Grassi (Via Rovello\, 2 – M1 Cordusio) \nDal 20 al 25 maggio 2025 \nErodiàs + Mater strangosciàs\nda Tre lai di Giovanni Testori\nun progetto di Sandro Lombardi\nper Anna Della Rosa\nassistente alla regia Virginia Landi\nassistente alla drammaturgia Alberto Marcello\ndisegno luci Vincenzo De Angelis\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Compagnia Lombardi-Tiezzi\nprogetto realizzato in collaborazione con Associazione Giovanni Testori  \nDurata: un’ora e dieci minuti senza intervallo \nsi ringrazia Giovanni Agosti per la condivisione del suo sapere\nsi ringrazia Giorgio Bertelli per il trono di Erodiàs\nsi ringrazia Nicolò Rossi per aver concesso il testo della sua revisione critica dei Tre lai\nsi ringrazia Giovanna Buzzi per il costume di Anna Della Rosa\nsi ringrazia Federico Tiezzi senza il cui lavoro per i Tre lai tra il 1996 e il 1998 questo progetto non sarebbe neanche concepibile \nSabato 24 maggio\nCleopatràs\nin forma di concerto\nda Tre lai di Giovanni Testori\ncon Anna Della Rosa\nregia Valter Malosti\nprogetto sonoro e live electronics Gup Alcaro\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Teatro Piemonte Europa \nDurata: 70 minuti senza intervallo \nOrari: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica\, ore 16. \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro\nIl biglietto della recita di sabato 24 maggio comprende i tre spettacoli \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:IL GIOCO DELL’AMORE E DEL CASO di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux
DESCRIPTION:Foto di scena: Il gioco dell’amore e del caso © Alessandro Saletta\nMTM Teatro Litta – dal 24 giugno al 5 luglio 2025  \nIl gioco dell’amore e del caso\ndi Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux\nnuova traduzione di Michele Zaffarano\nadattamento e regia Antonio Syxty\ncon Agnese Sofia Bonato\, Gaetano Callegaro\, Francesco Martucci\, Jasmine Monti\, Filippo Renda\nregista assistente Filippo Renda\n \nscene Guido Buganza\ncostumi Valentina Volpi\nrestyling e sartoria Francesca Biffi\n \ndisegno luci Fulvio Melli\nassistente alla regia e delegata di produzione Susanna Russo\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nIl gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale molto simile a un prezioso ingranaggio. Questo capolavoro\, esaltato come uno dei vertici della drammaturgia francese\, cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti.\nIn questa vera e propria commedia degli equivoci\, Marivaux mette in scena il classico scambio di ruoli\, quello tra padroni e servi\, che\, pur proponendosi uno scopo chiarificatore\, non porta altro se non ulteriori complicazioni di sentimenti e relazioni. \nUna commedia molto simile a un prezioso ingranaggio che cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti.\nSilvia ama Dorante\, ma per studiarne la virtù decide di vestire segretamente i panni della sua cameriera Lisetta. Ma anche Dorante ha avuto la stessa idea e si traveste dal suo servo Arlecchino.\nIl testo esplora le sfumature dell’amore attraverso lo scambio di ruoli tra i personaggi\, offrendo una vivace girandola di emozioni e colpi di scena e distinguendosi per la brillantezza delle interpretazioni e la profondità psicologica dei personaggi.\nMarivaux offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore\, evidenziando il trionfo della passione sull’egoismo e le convenzioni sociali\, incantando il pubblico con il suo intrigo avvincente e la sua raffinata analisi dell’amore e della società.\nA sovrastare il tutto\, un’intrusione visiva che rende la scena quasi un’installazione\, come le nuvole di Berndnaut Smilde\, anche se qui al posto della nuvola c’è un gorilla warholiano fucsia che indossa anche lui una maschera\, a voler emulare gli umani nei loro bizzarri traccheggiamenti\, assurgendo a deus ex machina. \nNote di regia:\nUna nuova traduzione per Marivaux.\nQuando faccio teatro la prima cosa\, per il mio lavoro\, è avere a disposizione una lingua che possa produrre un suono coerente con il testo e con il dispositivo che il testo mette in atto\, inizialmente sulla pagina scritta e in un secondo momento nella trasposizione organica per la voce. Mi capita spesso – nella vita quotidiana – di notare come spesso scegliamo a caso le parole che pronunciamo per comunicare. Il più delle volte usiamo le parole con trascuratezza\, con approssimazione\, in modo sbrigativo perché ciò che ci preme è comunicare\, ma nello stesso tempo utilizziamo il dispositivo verbale senza la consapevolezza della sua ricchezza e potenzialità allegorica\, semantica\, metaforica.\nIl teatro non può e non deve uniformarsi al quotidiano\, soprattutto nel caso di un testo del 1730\, che è un dispositivo drammaturgico in grado di creare un disegno raffinato intorno a quelli che sono i meccanismi umani\, che regolano verità e rappresentazione di sé e dei propri sentimenti.\nPer questo ho chiesto a Michele Zaffarano\, già traduttore di autori francesi come Francis Ponge\, Christophe Tarkos\, Michel Onfray\, Alain Badiou\, Chare Baudelaire\, Jean-Marie Gleize e altri di fare una nuova traduzione dal testo francese originale di Marivaux.\nOgni traduzione è un tradimento dell’originale e il teatro è il luogo del tradimento\, ma la scelta che si fa del dispositivo verbale è fondamentale\, perché prima di ogni altra cosa la parola diventa suono e il suono entra nelle nostre orecchie generando vibrazioni di senso\, immaginazione e pensiero.\nIl dialogo fra traduttore e attori\, nella fase di studio del testo\, è stato fondamentale per scoprire le differenze culturali dell’utilizzo della lingua e dei modi di dire nel contesto culturale di origine contestualizzata in un periodo storico e a un contesto sociale e politico.\nAntonio Syxty \nTeatro Litta\nda lunedì a sabato ore 20.30 – domenica riposo\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO\nInvito a teatro Manifatture Teatrali Milanesi \ndurata: 120 minuti\nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45 \nI biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:PRIMA DEL TEMPORALE al Piccolo Teatro Grassi di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Prima del Temporale- Diamara Ferrero\, Umberto Orsini © Claudia Pajewski\nUmberto Orsini\nPrima del Temporale\nMassimo Popolizio \nUn maestro del teatro italiano attende\, nel suo camerino\, il momento di entrare in scena per recitare Strindberg: al Teatro Grassi\, dal 2 al 21 dicembre\, Umberto Orsini\, diretto da Massimo Popolizio\, dipinge il ritratto di un attore alle prese con i fantasmi del proprio passato  \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni\, un vecchio attore – nella mezz’ora che lo separa dall’entrata in scena per recitare da protagonista nel Temporale di Strindberg – si trova a rivivere\, in un tempo senza fine\, alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando all’esterno del suo camerino diventa il pretesto e l’invito\, a volte spensierato e a volte commosso\, a incontrare e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato: dove un suono ne evoca un altro\, una risata riporta a un momento di gioia\, un lungo silenzio a una perdita lontana nel tempo. Massimo Popolizio ha voluto aggirarsi attorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si tenta di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi. In una scenografia di forte impatto evocativo – dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario con il protagonista – si assiste al lungo viaggio verso quel Temporale vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta\, ma appena rimandata. Umberto Orsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia dell’anziano maestro che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare i frammenti della sua vita\, ma anche la storia del nostro Paese dal dopoguerra a oggi. \n«Il titolo Prima del Temporale – racconta Umberto Orsini – testimonia un progetto che da tempo avevo in mente: allestire Temporale di Strindberg con la regia di Massimo e nove interpreti\, progetto azzerato dallo scoppio della pandemia di Covid. Massimo allora mi ha spinto a raccontare la mia vita\, prendendo spunto dal mio libro Sold out\, ma riflettendo anche su episodi che in parte non sono nel libro\, raccontandomi e dialogando con due figure tipiche del mondo teatrale\, la sarta di compagnia e un addetto del teatro». \n«Siamo in una città qualunque – aggiunge il regista Massimo Popolizio – prima dell’ultima replica del testo di Strindberg in una situazione “bernhardiana”. È la storia di un ragazzo italiano che\, negli anni Cinquanta\, parte dalla provincia con pochi soldi e arriva nella grande città\, Roma\, con il sogno di iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica e\, nonostante il marcato accento novarese\, viene accettato». \nDopo le repliche milanesi\, lo spettacolo sarà in tournée a Parma (Teatro Due\, 24 e 25 marzo)\, Bologna (Teatro Duse\, dal 27 al 29 marzo)\, Correggio (Teatro Asioli\, 31 marzo)\, Fidenza (Teatro G. Magnani\, 1 aprile)\, Orvieto (Teatro Mancinelli\, dall’11 al 12 aprile)\, Napoli (Teatro Diana\, dal 14 al 26 aprile)\, Roma (Teatro Argentina\, dal 5 al 10 maggio)\, Torino (Teatro Carignano\, dal 26 al 31 maggio). \n\nPiccolo Teatro Grassi (via Rovello\, 2 – M1 Cordusio)\, dal 2 al 21 dicembre 2025 \nPrima del Temporale \nda un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio \ncon Umberto Orsini \ne con Flavio Francucci e Diamara Ferrero \nregia Massimo Popolizio \nscene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi \ncostumi Gianluca Sbicca \nvideo Lorenzo Letizia \nluci Carlo Pediani \nsuono Alessandro Saviozzi \nassistente alla regia Mario Scandale \nproduzione Compagnia Orsini \nOrari: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30;\ndomenica ore 16; lunedì riposo.\nDurata: un’ora e 20 minuti senza intervallo \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:SCANDALO di Ivan Cotroneo al Teatro Manzoni di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Scandalo © Manuela Giusto\nGianpiero Mirra e Daniela De Rosa per Diana Or.I.S. \n presentano: \n\nDal 9 al 21 dicembre 2025\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 20 dicembre ore 15\,30 e 20\,45\n \nANNA VALLE \nGIANMARCO SAURINO \nSCANDALO \n\nuno spettacolo scritto e diretto da IVAN COTRONEO \ncon\nOrsetta De’ Rossi\nAngelo Tanzi\, Matilde Pacella \n\nScene Monica Sironi\, costumi Alberto Moretti\nDisegno luci Cesare Accetta\, Musiche originali Gabriele Roberto \n\nIl desiderio di una donna fa sempre paura.\nNon se ne parla mai\, porta scompiglio\, è eversivo\, rivoluzionario\, scandaloso. \nTrama\nIn Scandalo\, il nuovo lavoro teatrale scritto e diretto da Ivan Cotroneo dopo il successo di ‘Amanti’\, si racconta di sentimenti\, seduzione\, manipolazione.\nLaura ha cinquant’anni\, è una scrittrice\, ma soprattutto\, per il mondo\, letterario e non\, è stata la ‘sposa bambina’ di uno scrittore molto famoso e molto più grande di lei\, che è recentemente scomparso. Nella sua villa sull’Appia Antica\, appena fuori Roma\, in compagnia della sua editor Giulia e di un vicino\, Roberto\, e con l’aiuto di Maria\, una ragazza che vive in casa\, Laura sembra poco interessata sia a riprendere a scrivere che a riprendere a vivere. Sostanzialmente è sola.\nFino a quando in casa non arriva Andrea\, un giovane uomo che suo marito Goffredo prima di morire aveva assunto per riorganizzare la loro grande libreria. Andrea è diretto\, sfrontato\, audace.\nFra Laura e Andrea ci sono gli stessi 24 anni di differenza che separavano Laura da Goffredo. E come all’epoca Laura aveva fatto scandalo per la sua relazione con un uomo famoso e più grande\, ora sa esattamente lo scandalo che provocherà nel momento stesso in cui le sue labbra si avvicinano a quelle di Andrea. E niente sarà più come prima. \nNota di Ivan Cotroneo\n«Scandalo è una commedia brillante sul pregiudizio\, sui rapporti fra il maschile e il femminile\, sui tabù che crediamo di esserci lasciati alle spalle e che continuano invece a tormentarci\, sull’audacia e la spregiudicatezza che spesso la società legittima per gli uomini\, ma mai per le donne.\nUn testo divertente e lucidamente spietato sul sesso\, sull’amore\, su tutto ciò che si può dire e non dire\, fare e non fare o\, nel mondo letterario\, scrivere e non scrivere. Un racconto su una donna di oggi\, libera\, spregiudicata\, per tutti vittima inconsapevole del suo desiderio\, e un giovane uomo che forse la sta usando\, o forse le sta solo dando l’attenzione e l’amore di cui lei ha bisogno.\nL’amore è sempre uno scambio. Sono i termini e gli oggetti di questo scambio a renderlo più o meno scandaloso\, inaccettabile o immorale». \n  \nBIGLIETTI\nPrestige € 37\,00 – Poltronissima € 34\,00 – Poltrona € 26\,00 – Poltronissima under 26 anni € 18\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3972906\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE al Teatro Litta di Milano
DESCRIPTION:Foto: Il ritorno del Piccolo Principe – locandina (particolare) © Compagnia Corrado d’Elia\nMTM Teatro Litta – dal 10 al 21 dicembre 2025 \nIL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE  \ndi Corrado d’Elia \ncon Corrado d’Elia\, Chiara Salvucci\, e Flavio Innocenti \nscene di Chiara Salvucci\nassistente alle scene Luna Maiore\ncostumi Giulia Giovanelli\ntecnico luci Francesca Brancaccio \ntecnico audio Gabriele Copes \nproduzione Compagnia Corrado d’Elia \nDal 10 al 21 dicembre\, a MTM Teatro Litta\, debutta in prima nazionale “Il ritorno del Piccolo Principe”\, spettacolo di e con Corrado d’Elia – liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry – e con Chiara Salvucci e Flavio Innocenti. Il Piccolo Principe torna sulla Terra\, a ottant’anni dal suo primo viaggio. Ritrova un pianeta completamente cambiato\, più rumoroso\, più veloce\, più fragile e scopre che l’aviatore non c’è più: ad attenderlo\, nel silenzio di un deserto che resiste al tempo\, c’è suo figlio\, ormai adulto\, che non ha mai smesso di sperare in quell’incontro. \nIl ritorno del Piccolo Principe è un testo originale di Corrado d’Elia\, liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Non una semplice riscrittura\, ma un nuovo capitolo: un racconto autonomo che dialoga con il classico più amato del Novecento e ne osserva il senso nel nostro presente. Il piccolo viaggiatore attraversa nuovi pianeti e incontra figure inedite\, umane e animali\, che incarnano le domande\, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo. Il suo cammino si misura con i temi più urgenti della nostra contemporaneità\, come la cura del pianeta\, l’identità\, il femminile\, il bisogno di relazioni autentiche in un mondo dominato dalla velocità e dall’immagine. \nIl linguaggio delicato e immaginifico che caratterizza il racconto originale convive con un universo nuovo\, in cui il Piccolo Principe parla anche una lingua inventata\, il Dadish\, eco poetica dell’infanzia e della sua innocenza senza età\, dando vita a un viaggio teatrale che alterna leggerezza e profondità\, ironia e commozione. Il rapporto tra il Piccolo Principe e il figlio dell’aviatore diventa il cuore emotivo dello spettacolo: un incontro tra passato e presente\, tra memoria e desiderio\, che invita a riflettere su ciò che davvero ci lega gli uni agli altri. Questo nuovo Piccolo Principe racconta il mondo di oggi con la stessa purezza con cui il suo predecessore ci parlò ottant’anni fa\, e ci invita\, ancora una volta\, a guardare con occhi capaci di meraviglia\, perché\, come ricorda la sua voce lieve\, l’essenziale continua a essere invisibile agli occhi. \nTeatro Litta (corso Magenta 24\, Milano)\nda martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nDurata: 60 minuti \nINFO e prenotazioni:\nbiglietteria@mtmteatro.it –Tel. 02.86.45.45.45 \nAbbonamenti: MTM Ritrovarsi a volare\, MTM Ritrovarsi a volare Over 65\, MTM Ritrovarsi a volare Under 30 x4 spettacoli\, MTM Corrado d’Elia x4 – valido fino al 21/12/25\nBiglietti acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.  I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:AHI MARIA!  Un teatro canzone per Rino Gaetano al Menotti di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Ahi Maria! © Gianfranco Ferraro\n11- 21 dicembre / 27 – 31 dicembre 2025\n \nArrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi \nCon Andrea Miró\, Camilla Barbarito\, Laura Frascari\, Federica Garavaglia\, Francesca Tripaldi\, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron\nScene Lucia Rho \nCostumi Pamela Aicardi\nAssistente di produzione Debora La Rocca \nProduzione Tieffe Teatro \nSpettacolo sostenuto da Next Laboratorio delle idee 2025 \nUn omaggio teatrale e musicale a un cantautore scomodo e visionario \n\nDebutta in prima nazionale l’11 dicembre 2025 al Teatro Menotti di Milano Ahi Maria!\nUn teatro canzone per Rino Gaetano\, in scena fino al 31 dicembre con una speciale replica di Capodanno.\nUno spettacolo che non è un semplice tributo\, ma un atto di vita e di reinvenzione.\nUn cast interamente al femminile di attrici\, cantanti e musiciste dà corpo e voce a Berta\, Aida\, Gianna\, Lucia\, Maria\, Daniela\, Rosita\, le figure femminili delle canzoni di Rino Gaetano.\nUn cabaret degli anni ’80\, uno spazio alternativo attraversato dal pensiero anarchico e visionario di Gaetano. Un luogo di libertà dove si parla di cambiamento\, lotta\, rabbia\, amore e disincanto.\n“Ahi Maria” è il titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano. Un’invocazione grottesca\, surreale\, poetica. È da lì che nasce questo spettacolo\, che non è un concerto\, né una biografia\, ma un teatro-canzone: un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo\, tra parole e musica\, tra costume e visione.\nRino Gaetano – calabrese d’origine\, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro cantina della Roma degli anni ’70\, tra sperimentazione\, ironia e disobbedienza creativa. Prima ancora che icona musicale\, è stato uomo di scena\, influenzato da Petrolini\, Ionesco\, Beckett\, Karl Valentin\, e da quel filone di autori “scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine\, con il sorriso obliquo del grottesco.\n“Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare il disincanto in linguaggio popolare\, di entrare nelle case degli italiani con canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso\, sberleffi\, utopie e contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”\, “Nuntereggae più”\, “Gianna”\, “Escluso il cane”\, “Sfiorivano le viole” non sono solo canzoni: sono atti teatrali\, sketch sociali\, paradossi in musica che raccontano un Paese confuso e vivissimo.\nLo spettacolo è pensato come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi\, canzoni e frammenti di dialogo\, per raccontare un tempo che esplodeva di speranze\, utopie e nuove identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare\, e che Gaetano raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata.\nNato a Crotone nel 1950 e scomparso tragicamente a Roma nel 1981 a soli 31 anni\, Rino Gaetano ha inciso un’impronta indelebile nella cultura musicale e nel costume italiano. Sempre in bilico tra successo e rifiuto\, tra palco e margine\, tra provocazione e poesia. Ahi Maria! è un modo per restituire la sua voce teatrale. Non per imitarla\, ma per evocarla: farla risuonare oggi\, in uno spazio scenico dove la musica incontra il teatro e il teatro si fa invocazione\, smorfia\, ballata\, memoria. Una messa laica per un clown tragico e visionario con addosso ancora il frac\, il cappello\, e quella smorfia buffa e malinconica che ride in faccia al potere. \nSPECIALE CAPODANNO\nIl Teatro Menotti propone per il 31 dicembre una replica speciale alle ore 22.30 dello spettacolo Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano\, un’occasione per salutare il nuovo anno tra ironia\, poesia e un pizzico di anarchia.\nA mezzanotte è previsto un brindisi con rinfresco aperto a tutto il pubblico.\nBiglietto €60\nA partire dalle ore 20.00\, il Meno Bistrot offrirà inoltre la possibilità di una cena pre-spettacolo per completare l’esperienza. Per maggiori info: https://www.teatromenotti.org/evento/ahi-maria—speciale-capodanno.aspx \n\nSTAGIONE 2025 | 2026 \nBIGLIETTERIA  \nPREZZI  \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito e Satispay su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI SALA GRANDE\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:I LEGNANESI: I PROMOSSI SPOSI di Mitia Del Brocco al Teatro Manzoni di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: I Promossi Sposi – Teresa e Giovanni © I Legnanesi\nDall’8 gennaio al 22 febbraio 2026\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 10 e 24 gennaio\, 7 e 21 febbraio ore 15\,30 e 20\,45 \ncon\nAntonio Provasio\, Enrico Dalceri\, Italo Giglioli \nregia\nAntonio Provasio \nScenografia\, musiche e costumi\nEnrico Dalceri \nCoreografie\n       Valentina Bordi        \nI Legnanesi Sito Web \n \n \nDopo il successo di Ricordati il Bonsai con oltre 160.000 spettatori in tutta Italia\, I Legnanesi presentano I Promossi Sposi\, una nuova\, esilarante commedia che promette risate\, emozioni e riflessioni profonde sul valore dei sentimenti e delle relazioni\, insieme alla Teresa\, la Mabilia e il Giovanni.\nIl nuovo spettacolo non è una rivisitazione in chiave moderna de “I promessi sposi”\, ma un omaggio ad Alessandro Manzoni\, o meglio\, al suo modo inconfondibile di indagare l’animo umano. “Lisander”\, come affettuosamente lo chiamavano gli amici lombardi\, diventa l’ispiratore di un viaggio teatrale nei sentimenti più autentici\, quelli che resistono al tempo e alle convenzioni. Una trama travolgente tra amore\, identità e ironia. \nLa trama\nTutto ha inizio con una notizia incredibile: Giovanni\, insolitamente triste e abbattuto\, comunica a Teresa e Mabilia qualcosa che sconvolge la quotidianità della famiglia Colombo. Un errore di vecchie scartoffie comunali sembra infatti rivelare che Teresa e Giovanni… non sono mai stati sposati davvero! Da qui prende vita un susseguirsi di malintesi\, imprevisti e gag irresistibili\, in perfetto stile Legnanesi\, dove la comicità popolare si intreccia con la dolcezza dei sentimenti veri. Tra risate e colpi di scena\, i protagonisti si troveranno a fare i conti con ciò che davvero li unisce: l’amore\, quello autentico\, che va oltre ogni carta bollata e ogni formalità. Come ricordava proprio Manzoni\, “il cuore è un guazzabuglio”… e I Legnanesi\, con la loro inconfondibile ironia\, ce lo raccontano ancora una volta\, tra dialetto\, musica\, scenografie brillanti e momenti di pura poesia popolare. \nI protagonisti \nTeresa (interpretata da Antonio Provasio): capofamiglia indiscussa\, è la tipica donna di cortile\, dal carattere forte e dominante. A tratti un po’ bisbetica e severa\, ha però un cuore grande e generoso\, sempre pronta ad aiutare le donne del suo cortile. Alle prese con un marito “avvinazzato e pigro” e una figlia “zitella e sognatrice”\, Teresa è una donna che\, nonostante le difficoltà\, riesce sempre e comunque a tenere la famiglia unita e sulla retta via. \nMabilia (interpretata da Enrico Dalceri): figlia zitella di Teresa\, incarna il cliché di un certo mondo femminile di provincia\, dove l’apparenza è tutto. È una ragazza che sogna di emergere e diventare una soubrette\, sempre al di sopra delle sue possibilità\, ma incapace di staccarsi da mamma e papà. Mabilia\, con la sua vanità e i suoi sogni di gloria\, è un personaggio esilarante che strizza l’occhio al pubblico più giovane\, rappresentando l’eterna lotta tra aspirazioni e realtà. \nGiovanni (interpretato da Italo Giglioli): unico uomo del cortile\, è costantemente ignorato e poco considerato sia dalla moglie che dalla figlia. La sua vita si divide tra casa\, lavoro e osteria. Di poche parole\, Giovanni è un personaggio inconfondibile\, con il naso perennemente rosso e una camminata incerta\, tipica di chi alza un po’ troppo il gomito. Con la sua semplicità e la sua ironia sottile\, Giovanni è il simbolo dell’uomo comune\, pacato e senza pretese. \nBIGLIETTI:\nPrestige € 53\,00 – Poltronissima € 43\,00 – Poltrona € 35\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:CEMENTO di Thomas Bernhard
DESCRIPTION:Foto: Roberto Trifirò © Teatro Out Off Milano\nDa martedì 10 febbraio a domenica 1° marzo  \nTeatro Out Off\nVia Mac Mahon 16\, Milano \nCemento\ndi Thomas Bernhard  \ntraduzione Claudio Groff \nadattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò\ncon Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia\nscene\, luci e costumi Gianni Carluccio \nassistente alla regia Alessio Boccuni\ncollaborazione ai movimenti Franco Reffo \ntecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri\nfotografo Angelo Redaelli\nproduzione Teatro Out Off \nPrima nazionale \nSpettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro \nMartedì 10 febbraio debutta in prima nazionale al Teatro Out Off Cemento di Thomas Bernhard\, con l’adattamento drammaturgico e la regia di Roberto Trifirò. La nuova produzione Out Off\, in scena fino a domenica 1° marzo\, vede il regista milanese anche interprete accanto alla giovane attrice Priscilla Cornacchia. Con questo spettacolo Trifirò torna a confrontarsi con l’opera di Bernhard\, proseguendo il suo percorso di rigorosa esplorazione della scrittura dell’autore austriaco. Dopo L’apparenza inganna (2017)\, affronta il romanzo-monologo Cemento costruendo una regia che segue un radicale processo di disgregazione dell’identità\, del pensiero\, del linguaggio e della realtà che si sgretola sotto l’assedio della coscienza.\nProtagonista è il musicologo Rudolf\, bloccato dall’orrore della pagina bianca mentre tenta di iniziare a scrivere un saggio su Felix Mendelssohn. Il suo monologo è una stravagante requisitoria contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Per cercare di superare questa impasse si trasferisce a Palma di Maiorca\, dove incontra Anna Härdtl. Da una situazione inizialmente statica\, Bernhard sorprende con una dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana in una successione di colpi di scena.\nAlla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna: il musicologo si confronta con una morte che non è più astratta o letteraria\, ma reale e tangibile. La corsa al cimitero alle sette del mattino è il momento in cui il cemento della sua mente vacilla.\nProprio il cemento domina la scena: materia fisica e mentale\, muro e polvere\, peso e chiusura; uno spazio grigio e opprimente\, fatto di superfici ruvide e simmetrie vuote\, in cui l’eco della voce si moltiplica e ogni gesto è risucchiato dal silenzio delle cose. Un “antiteatro del movimento”\, dove anche i cambi di luogo sembrano accadere solo nella testa del protagonista e la stasi è condizione esistenziale.\nLa regia di Trifirò segue una tensione continua tra immobilità e scarto\, tra monologo mentale e ferita reale. L’attore si lascia attraversare dal testo\, in un lavoro fisico e vocale che procede per stratificazioni\, irrigidimenti e improvvise rotture. Il ritmo è circolare\, spezzato da brevi fenditure\, mentre la voce\, strumento centrale\, oscilla tra sarcasmo\, frustrazione e inattesa tenerezza. \nNote di regia\n«Ogni esistenza è un muro». Da questa immagine prende forma la mia lettura di Cemento. Rudolf è un uomo bloccato. Un intellettuale consumato dall’ambizione di scrivere un saggio su Mendelssohn Bartholdy\, ma incapace di iniziarlo. Tutto diventa alibi: la sorella\, il luogo\, il freddo\, il tempo perduto. La sua è una confessione impietosa\, ossessiva\, in cui la pagina bianca è metafora di un’esistenza schiacciata dal pensiero e mai agita. In lui non c’è più slancio creativo\, solo accumulo\, stratificazione\, paralisi. In fondo\, Cemento è un’autopsia del nostro presente. Il cemento è quello dei casermoni senza volto\, delle periferie mute\, del turismo di massa\, dei loculi senza storia. È simbolo dell’amorfo\, del morto\, dell’irreversibile. È ciò che resta quando tutto il resto è stato rimosso. Ecco perché ho scelto di non cercare redenzione\, né poesia. Solo una lenta sedimentazione. Solo materia. Solo il muro.\nRoberto Trifirò \nINFORMAZIONI e prenotazioni::\nCemento: da martedì 10 febbraio a domenica 1° marzo\nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano\nOrari spettacoli: martedì e giovedì ore 20:30 | mercoledì\, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00\nPrezzi: Intero: 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€\nTel. 0234532140 – Mail: biglietteriaoutoff@gmail.com – Web: teatrooutoff.it\nRitiro biglietti negli uffici in via Principe Eugenio 22 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 14.00.\nRitiro biglietti in botteghino via Mac Mahon 16 da martedì alla domenica un’ora prima dello spettacolo.\nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/cemento-di-thomas-bernhard/
LOCATION:Teatro Out Off\, Via Mac Mahon 16\, Milano\, 20155\, Italia
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