BEGIN:VCALENDAR
VERSION:2.0
PRODID:-//Punto e Linea Magazine - ECPv6.15.11//NONSGML v1.0//EN
CALSCALE:GREGORIAN
METHOD:PUBLISH
X-WR-CALNAME:Punto e Linea Magazine
X-ORIGINAL-URL:https://www.puntoelineamagazine.it
X-WR-CALDESC:Eventi per Punto e Linea Magazine
REFRESH-INTERVAL;VALUE=DURATION:PT1H
X-Robots-Tag:noindex
X-PUBLISHED-TTL:PT1H
BEGIN:VTIMEZONE
TZID:Europe/Rome
BEGIN:DAYLIGHT
TZOFFSETFROM:+0100
TZOFFSETTO:+0200
TZNAME:CEST
DTSTART:20230326T010000
END:DAYLIGHT
BEGIN:STANDARD
TZOFFSETFROM:+0200
TZOFFSETTO:+0100
TZNAME:CET
DTSTART:20231029T010000
END:STANDARD
BEGIN:DAYLIGHT
TZOFFSETFROM:+0100
TZOFFSETTO:+0200
TZNAME:CEST
DTSTART:20240331T010000
END:DAYLIGHT
BEGIN:STANDARD
TZOFFSETFROM:+0200
TZOFFSETTO:+0100
TZNAME:CET
DTSTART:20241027T010000
END:STANDARD
BEGIN:DAYLIGHT
TZOFFSETFROM:+0100
TZOFFSETTO:+0200
TZNAME:CEST
DTSTART:20250330T010000
END:DAYLIGHT
BEGIN:STANDARD
TZOFFSETFROM:+0200
TZOFFSETTO:+0100
TZNAME:CET
DTSTART:20251026T010000
END:STANDARD
BEGIN:DAYLIGHT
TZOFFSETFROM:+0100
TZOFFSETTO:+0200
TZNAME:CEST
DTSTART:20260329T010000
END:DAYLIGHT
BEGIN:STANDARD
TZOFFSETFROM:+0200
TZOFFSETTO:+0100
TZNAME:CET
DTSTART:20261025T010000
END:STANDARD
END:VTIMEZONE
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241226T173000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20250101T173000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241220T181951Z
LAST-MODIFIED:20241220T182009Z
UID:10000037-1735234200-1735752600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:TOOTSIE
DESCRIPTION:Foto di scena: Tootsie – Paolo Conticini © PeepArrow Entertainment – Il Sistina\nDal 26 dicembre al 1 gennaio\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\n26 dicembre e 1 gennaio ore 17\,30\n31 dicembre ore 16\,00 e ore 21\,00 \nPer la prima volta in Italia \nTOOTSIE\nla nuova commedia musicale firmata Massimo Romeo Piparo\nAl Teatro Manzoni di Milano per tutte le feste di Natale \nDivertente\, romantico e con una irresistibile vena dissacrante che fa sorridere ma anche riflettere: per la prima volta in Italia è in scena “Tootsie”\, il nuovo Musical firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman. \nInterpretato dall’inedita ma affiatatissima coppia formata da Paolo Conticini – già protagonista acclamato di successi come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”- ed Enzo Iacchetti che torna finalmente al Musical dopo il grande successo personale ottenuto nei panni di Zazà ne “Il Vizietto”\, “Tootsie” –già in tour da novembre- sarà in scena da giovedì 26 dicembre e per tutte le feste di Natale\, fino a mercoledì 1° gennaio. \nDopo i grandissimi successi e le novità degli ultimi anni\, da “Cats” a “Matilda”\, e al trionfale ritorno di “Jesus Christ Superstar”\, Massimo Romeo Piparo porta in scena un nuovo spettacolo\, destinato a sorprendere e conquistare il cuore degli spettatori. \n«Come sempre il Teatro arriva più in fondo e in modo più diretto al cuore dei temi fondamentali della nostra società”\, afferma Massimo Romeo Piparo. «In un momento in cui si fa tanto parlare (o urlare) di temi così delicati e sensibili come “sessismo”\, “patriarcato”\, “identità”\, Tootsie\, con leggerezza e grande ironia\, oltre che con la ineguagliabile forza della musica\, li rappresenta in modo chiaro e deciso\, affidando a poche ma significative indimenticabili battute la prova di quanta confusione ci sia ancora oggi tra “essere” e “apparire”. Nella versione teatrale si aggiunge anche una caustica e pungente critica all’intero mondo dello showbusiness in cui – purtroppo – la differenza tra i sessi è ancora marcatamente segnata. La mia versione italiana – continua Piparo – tiene fedelmente conto dell’indirizzo dato dagli autori e ne esalta tutta l’ironia e la rinnovata comicità\, integrandola grazie anche alla grande ispirazione che una inedita e strepitosa coppia di attori come Conticini e Iacchetti mi hanno fornito. Un cast di grandissimi professionisti\, tutti perfettamente aderenti ai propri ruoli\, ha completato la ricetta che mi ha permesso di offrire al pubblico italiano un prodotto attualissimo\, scorrevole e di grande intrattenimento\, che per la prima volta in Italia viene rappresentato dopo il suo successo a Broadway. Tootsie è un (meritato e doveroso) inno alle donne\, uno spettacolo al femminile anche quando a parlarne… sono gli uomini\, che potremmo condensare nella celeberrima battuta finale: “sono stato un uomo migliore con te\, da donna…di quanto non lo sia stato con le altre donne…da uomo. Devo solo imparare a farlo…senza la gonna!». \nCon il libretto di Robert Horn\, vincitore del Tony Award per questo titolo\, e la musica e i testi di David Yazbek\, già autore di un altro grande successo come “The Full Monty\, “Tootsie” è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post)\, oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award)\, tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale. \nLo spettacolo\, prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina\, racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini)\, un bravo attore con un particolare talento per… non riuscire a mantenere un lavoro! Avvilito e disoccupato\, Michael decide di fare un ultimo\, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta al provino del musical sequel di Giulietta e Romeo\, travestito da donna con il nome di Dorothy Michaels e\, dopo un’ottima performance\, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway\, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico ma\, mentre il lavoro comincia ad andare a gonfie vele\, Michael si innamora di una sua collega. Sarà il suo amico e coinquilino Jeff (Enzo Iacchetti)\, uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante\, a metterlo di fronte alla realtà\, facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” è molto più difficile di quanto si possa aspettare. \nCon il suo ritmo serrato\, la coinvolgente colonna sonora e una vicenda incredibilmente attuale\, “Tootsie” è una commedia brillante e piena di colpi di scena\, che si prende amabilmente gioco dell’intero mondo dello showbusiness con le sue dinamiche distorte\, in cui “merito” e “scorciatoia” spesso si confondono. Ma la storia di Michael\, grazie anche allo scoppiettante rapporto con il suo alter-ego Jeff\, offre anche l’occasione per riflettere su temi importanti\, come l’amore e il rapporto tra i sessi\, l’identità e il ruolo della donna nella società\, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere. Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: «Sono stato un uomo migliore con te da ‘donna’\, di quanto lo sia stato con le altre donne da ‘uomo’». \nPer San Silvestro sono previste 2 recite\, alle ore 16\,00 e alle ore 21\,00. Al termine della recita delle 21\,00\, allo scoccare della mezzanotte\, si brinderà al nuovo anno con spumante\, panettone e un buffet di dolci insieme alla Compagnia.\nInoltre in occasione della recita delle ore 21\,00 sarà possibile cenare nel foyer del Teatro a partire dalle ore 20\,00. Info su prenotazione\, prezzo e menù sul sito del Teatro alla pagina di questo link \nLa realizzazione di Tootsie – unitamente alla prossima produzione di “West Side Story” sancisce per Peeparrow Entertainment e per il Teatro Sistina l’inizio dell’importante partnership con Fineco che per un biennio sarà Main Sponsor delle rispettive attività. Una collaborazione prestigiosa e di grande qualità che vede affiancate due realtà molto affermate nei rispettivi ambiti. \nTOOTSIE\nMusica e testi di David Yazbek\nLibretto di Robert Horn\nTratto dalla storia di Don McGuire e Larry Gelbart e dal film Columbia Pictures prodotto da Punch Production\, interpretato da Dustin Hoffman\nRegia e adattamento di Massimo Romeo Piparo\nProdotto da PeepArrow Entertainment e Il Sistina\nin accordo con Music Theatre International (Europe) Limited: www.mtishows.eu \nTEAM CREATIVO\nEmanuele Friello Direzione Musicale\nTeresa Caruso Scene\nCecilia Betona Costumi\nRoberto Croce Coreografie\nUmile Vainieri Luci\nStefano Gorini Suono \nCon\nPaolo Conticini nel ruolo di Michael Dorsey/ Dorothy Michaels\ncon la partecipazione di Enzo Iacchetti nel ruolo di Jeff \nE con\nBeatrice Baldaccini/ Julie\nIlaria Fioravanti/ Sandy\nMatteo Guma / Max\nMassimiliano Carulli / Ron\nElena Mancuso-Gea Rambelli / Rita\nSebastiano Vinci / Stan\nNico Colucci / Clar\nFabrizia Scaccia / Suzie\nRoberto Tarsi / Stuart \nEnsemble\nMartina Bassarello\nBenjamin Bemporad\nMatteo Germinario\nSilvia Giacobbe\nPaolo Giammona\nGinevra Grossi\nClara Intorre\nAlice Longo\nDenis Scoppetta \nBIGLIETTI\nPrestige € 58\,00 – Poltronissima € 49\,00 \n31 dicembre ore 16\,00\nPrestige € 63\,00 – Poltronissima € 54\,00 \n31 dicembre ore 21\,00\nPrestige € 115\,00 – Poltronissima € 97\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/tootsie/
LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Musica,Teatro
ORGANIZER;CN="Teatro Manzoni di Milano":MAILTO:info@teatromanzoni.it
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241212T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241231T220000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241211T122950Z
LAST-MODIFIED:20241211T122950Z
UID:10000036-1734033600-1735682400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:IL BAR SOTTO IL MARE da Stefano Benni
DESCRIPTION:Foto di scena: Il bar sotto il mare – Regia di Emilio Russo © Alessandro Fibbi\nDal 12 al 31 dicembre 2024\n \nCon Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli\, Lorenzo degli Innocenti \nRegia e adattamento Emilio Russo\nMusiche dal vivo Cosimo Zannelli\nMusiche Fabrizio Checcacci e Cosimo Zannelli\nScene e costumi Pamela Aicardi \nLuci Mattia de Pace \nProduzione Tieffe Teatro / La Macchina del Suono \nPrima milanese \nDal 12 al 31 dicembre\, in prima milanese al Teatro Menotti\, va in scena Il bar sotto il mare\, tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Benni. Un luogo magico e senza tempo\, dove le storie si intrecciano e i personaggi diventano indimenticabili. \nÈ il bar in cui tutti vorremmo perderci almeno una notte\, per ascoltare i racconti di personaggi straordinari: il barista enigmatico\, l’uomo col cappello\, il vecchio con la gardenia\, la sirena ammaliatrice\, il marinaio solitario\, l’uomo invisibile\, la bionda misteriosa\, la pulce del cane nero e molti altri avventori\, ciascuno con il suo bagaglio di follie e meraviglie. \nOgni storia\, con la sua comicità surreale e la sua profonda umanità\, ci farà ridere\, riflettere e sognare\, riportandoci a quella dimensione dell’immaginazione in cui è ancora possibile sorprendersi e non prendersi troppo sul serio. \nLa nostra versione teatrale di uno dei capolavori di Stefano Benni si propone di catturare questa stessa magia\, portando sul palco il suo mondo illogico\, immorale e irresistibilmente poetico. Parole e musica si fondono in uno spettacolo che restituisce la follia ragionata di questi personaggi incredibili\, che tanto somigliano alle persone che incrociamo nella vita reale. \nIn scena\, un trio di compagni di viaggio composto da Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli e Lorenzo degli Innocenti: attori versatili e carismatici\, capaci di recitare\, cantare e danzare con energia travolgente\, dando vita a uno spettacolo unico e irripetibile.  Accanto a loro\, la musica dal vivo di Cosimo Zannelli\, che arricchisce e amplifica le emozioni dello spettacolo.\nUn viaggio teatrale dove l’assurdo diventa ragione e l’immaginazione prende il comando\, per una serata che farà divertire\, emozionare e sognare spettatori di ogni età. \nLe poesie di Stefano Benni – come Dormi Liù\, Hooligan Love\, Quello che non voglio\, Ma che notte è\, Little Red Hood – si trasformano in canzoni originali\, grazie alle musiche composte da Fabrizio Checcacci\, che riesce a tradurre in note la forza evocativa delle parole del grande scrittore bolognese. \nIl 31 dicembre replica speciale di Capodanno alle ore 22 per salutare il nuovo anno con brindisi finale. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA:\nPrezzi\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110 \nSPECIALE CAPODANNO:\nOre 22\nIntero – 55.00€\nRidotto under/over – 45.00€ \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/il-bar-sotto-il-mare-da-stefano-benni/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241210T210000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241222T170000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241210T143416Z
LAST-MODIFIED:20241210T143501Z
UID:10000035-1733864400-1734886800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:FAUST tratto da Faust I e II di Johann Wolfgang von Goethe
DESCRIPTION:Foto di scena: Faust – Al centro: Paola Giannini © La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma\nSTAGIONE TEATRALE 2024-2025 \nFaust\ntratto da Faust I e II di Johann Wolfgang von Goethe\ndi Leonardo Manzan e Rocco Placidi\ndal 10 al 22 dicembre dal martedì al venerdì h 21\, sabato h 19 e domenica h 17 \nPrima Nazionale \ncon Alessandro Bandini\, Alessandro Bay Rossi\, Chiara Ferrara\,\nPaola Giannini\, Jozef Gjura\, Beatrice Verzotti \nregia Leonardo Manzan\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Rossana Gea Cavallo\nMusic and Sound Franco Visioli\nlight designer Marco D’Amelio\nfonico Filippo Lilli\, datore luci David Ghollasi\nmacchinista Giuseppe Russo\, assistente scenografa Caterina Rossi\naiuto regia Virginia Sisti \nproduzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\,\nTeatro Piemonte Europa\, LAC Lugano Arte e Cultura\nin collaborazione Teatro della Toscana Teatro Nazionale \nsi ringrazia per la collaborazione l’associazione Cadmo \ndurata 100’ \nAtteso debutto al Teatro Vascello – in prima Nazionale – per il Faust di Leonardo Manzan\, giovane autore e regista che si è già distinto per la sorprendente originalità dei suoi lavori che hanno ottenuto per due anni consecutivi i riconoscimenti della Biennale Teatro di Venezia. \nDopo i successi nelle passate stagioni in Italia e all’estero di Cirano deve morire\, Glory Wall e Uno spettacolo di Leonardo Manzan\, il giovane regista sceglie di misurarsi con un monumento della letteratura teatrale moderna\, il Faust di Johann Wolfgang Goethe. \nManzan attraverso un Faust artista indaga il tema del ruolo del teatro nella società\, della responsabilità di chi crea nei confronti del pubblico e dei limiti dell’espressione del desiderio individuale.\nIl pubblico\, sempre protagonista negli spettacoli di Manzan\, è accompagnato da un affiatato gruppo di sei giovani interpreti – Alessandro Bandini\, Alessandro Bay Rossi\, Chiara Ferrara\, \nPaola Giannini\, Jozef Gjura\, Beatrice Verzotti – attraverso la vicenda di Faust ed è invitato a muoversi insieme a loro in equilibrio sul filo teso tra fantasia e realtà\, intrattenimento e impegno\, quel filo sottile su cui ogni artista cerca disperatamente il suo equilibrio. \nCompletano il cast dei collaboratori artistici: Rocco Placidi per la drammaturgia\, Franco Visioli per le musiche e il suono\, Giuseppe Stellato per la scena e Rossana Gea Cavallo per i costumi\, Marco D’Amelio per le luci. Lo spettacolo è prodotto da La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello\, TPE Teatro Piemonte Europa e LAC Lugano Arte e Cultura\, in collaborazione con il Teatro della Toscana-Teatro Nazionale. Si ringrazia l’Associazione culturale Cadmo. \nA partire dal Faust di Goethe\nLa sinossi del Faust di Goethe si potrebbe riassumere in una riga: c’era una volta un uomo che fece un patto col diavolo. Eppure\, a partire da questo semplice spunto\, perfetto per una favola da teatro delle marionette\, Goethe ha costruito un’opera monumentale che fa da specchio alla modernità.\nColta e goliardica\, tragica e parodica\, cosmica e sentimentale\, tra il dramma e avanspettacolo\, la prima opera moderna è in realtà un’opera post-moderna.\nNon si può tornare indietro e riportare all’ordine il caos che Goethe attraversa. Bisogna assecondarne la varietà\, nel tentativo di recuperare la leggerezza di un racconto popolare che inizia appunto così: c’era una volta un uomo che fece un patto col diavolo. \nNote di regia\nIl Faust di Goethe comincia con una sorpresa per noi teatranti. Da due secoli di distanza\, l’autore ci fa un ritratto perfetto in forma di parodia: scrive un Prologo sul Teatro.\nL’impresario\, il drammaturgo e l’attore discutono su quali siano gli ingredienti giusti per fare uno spettacolo di successo. Il risultato è una scena divertentissima\, ma anche impietosamente rivelatoria.\n«Io vorrei proprio piacere a tutti (…) Come fare perché tutto sia nuovo\, vivace E\, pur essendo profondo\, diverta?» dice per esempio l’impresario\, ricordandoci che l’unico vero problema di un teatrante è come portare il pubblico in sala.\nRitrovando noi stessi in questo prologo abbiamo scelto di far intervenire il personaggio di Faust nella discussione.\nIl nostro Faust ha un problema concreto e insormontabile: vuole mettere in scena il Faust di Goethe. Vuole rappresentare sé stesso. Ma questo non è più possibile: sa troppo di sé\, è troppo intelligente\, non crede più al diavolo. \nLeonardo Manzan\, nato a Roma nel ‘92 si diploma come attore alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano nel 2015. Debutta come regista\, interprete e autore con It’s App to You – o del solipsismo che inaugura la sua collaborazione con l’attrice Paola Giannini. Lo spettacolo-videogioco sul tema della realtà virtuale e del rapporto con la tecnologia vince numerosi premi e riconoscimenti\, tra cui InBox\, Dominio pubblico\, Kilowatt-Italia dei visionari. Nel 2018 si rivela tra i giovani talenti alla Biennale Teatro di Venezia aggiudicandosi il premio di produzione per Registi under 30 per la realizzazione di Cirano Deve  Morire\, riscrittura del Cyrano de Bergerac di Rostand in forma di concerto rap. Scritto insieme a Rocco Placidi con musiche originali di Franco Visioli e Alessandro Levrero\, lo spettacolo debutta alla Biennale Teatro di Venezia nel 2019.\n«Leonardo Manzan – recita la motivazione di Antonio Latella che in qualità di direttore gli ha assegnato il Premio – ha avuto il coraggio di esporsi e di rischiare. Nonostante la giovanissima età ha dimostrato di essere pronto ad attraversare quella linea gialla che delimita la zona di sicurezza per andare in zone anche pericolose\, mai rassicuranti e ovvie. Al suo coraggio\, vogliamo aggiungere la nostra scommessa».\nInvitato nuovamente a Venezia nel 2020\, presenta Glory Wall – anche questo scritto con Rocco Placidi e interpretato da Paola Giannini. Spettacolo dissacrante sul tema della censura prodotto da La Fabbrica dell’Attore e Elledieffe che viene premiato come Migliore spettacolo della Biennale Teatro. Il riconoscimento è stato attribuito da una giuria internazionale composta da Maggie Rose\, corrispondente di Plays International\, Susanne Burkhardt\, corrispondente di Deutschlandfunk Kultur\, Evelyn Coussens\, giornalista di teatro del quotidiano De Morgen\, Justo Barranco\, giornalista di teatro del quotidiano La Vanguardia: «il modo in cui Manzan mette in discussione il ruolo e il significato del teatro oggi è provocatorio e inesorabile\, ma allo stesso tempo dedito e impegnato. Nell’Italia dove ‘la nuova scrittura e i nuovi drammaturghi’ sono stati per troppo tempo ignorati\, malnutriti e poco sostenuti\, è un piacere poter conferire questo nuovissimo premio a una nuova scrittura che non solo affronta il tema della censura posto dalla Biennale\, ma offre anche al pubblico uno spettacolo impegnativo e molto divertente che recupera il potere del teatro. E della sua comunità». \nINFO ORARI:\ndal martedì al venerdì h 21\nsabato h.19\ndomenica h.17\nlunedì h 21\nCirco El Grito h.19\nEmma Dante Il Canto della Sirena Vascello dei Piccoli sab. 16\,30 dom.11\,30 \nBIGLIETTERIA:\nintero € 25\nover 65 € 20\nCRAL e convenzioni € 18\nstudenti € 16\nVascello dei piccoli € 15 / € 12 (bambini)\nConcerti € 15 / € 12 (studenti e anziani) \nABBONAMENTI:\nZefiro (8 titoli) € 120\nEolo (9 titoli) € 135\nCard libera (6 spettacoli a scelta su tutta la programmazione) € 108\nCard love a 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione per 2 persone (4 ingressi) € 72 \nZefiro\nDE PROFUNDIS\nCAPITOLO II\nIL GIARDINO DEI CILIEGI\nIL RITO\nIL MINISTERO DELLA SOLITUDINE\nMOBY DICK\nLA PULCE NELL’ORECCHIO\nLA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA \nEolo\nUCCELLINI\nLA VEGETARIANA\nLA SCORTECATA\nFAUST\nBAHAMUTH\nIL GRANDE VUOTO\nBOCCONI AMARI SEMIFREDDO\nEDIPO RE\nFELICISSIMA JURNATA \nCAMPAGNA ABBONAMENTI:\nAbbonamento Zefiro 120 euro (8 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nAbbonamento Eolo 135 euro (9 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE info promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849\noppure acquista on line \nCONTATTI:\n06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it \nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nMonteverde Roma \nCome raggiungere il teatro con mezzi privati:\nParcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma\nCon mezzi pubblici:\nautobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/faust-tratto-da-faust-i-e-ii-di-johann-wolfgang-von-goethe/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, 00152\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241130T170000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241201T110000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241129T200546Z
LAST-MODIFIED:20241129T200546Z
UID:10000034-1732986000-1733050800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:LA FINE È IL MIO INIZIO
DESCRIPTION:Foto: Tiziano Terzani © Teatro Menotti Filippo Perego Milano\nsabato 30 novembre ore 17.00\ndomenica 1° dicembre ore 11.00 \nLA FINE È IL MIO INIZIO\ntratto dal libro di Tiziano Terzani\nregia Emilio Russo\ncon Chiara Tomei e Antonio Perretta\nmusica dal vivo di Danilo Rossi \nINFO \nUna lettura scenica intensa e commovente\, tratta da uno dei libri più amati di Tiziano Terzani\nIl racconto dell’ultima tappa di un lungo viaggio alla ricerca della verità\, una vita trascorsa esplorando\, imparando e cercando di comprendere il mondo \nQuesto spettacolo itinerante guiderà il pubblico attraverso diverse tappe all’interno del teatro\, partendo dal foyer e attraversando spazi trasformati in frammenti del suo straordinario percorso. Ogni angolo del teatro diventerà una scena viva\, un momento del suo incredibile viaggio\, fatto di incontri\, emozioni e profonde riflessioni. \nDedicato ai giovani\, questo racconto celebra la fantasia\, la curiosità verso l’ignoto e il coraggio di vivere una vita autentica e libera. È il ritratto di un’esistenza straordinaria\, ricca di avventura\, amore e significato\, capace di toccare l’animo di ciascuno. \nUn’esperienza di intensa emozione che invita a riflettere sul valore e sul senso dell’esistenza. \nSpettacolo + aperitivo: 11€*\n*il biglietto comprende lo spettacolo+aperitivo (vino o bibita + degustazioni di prodotti) \n 
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/la-fine-e-il-mio-inizio/
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="Teatro Menotti Filippo Perego":MAILTO:biglietteria@teatromenotti.org
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241126T204500
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241208T153000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241119T132201Z
LAST-MODIFIED:20241119T132201Z
UID:10000033-1732653900-1733671800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo
DESCRIPTION:Foto di scena: Natale in casa Cupiello – Vincenzo Salemme © Chi è di scena – Diana Or.I.S.\nChi è di scena e Diana Or.I.S.\npresentano: \nDal 26 novembre all’8 dicembre 2024\nferiali e 7 dicembre ore 20\,45 – domenica ore 15\,30    \nVINCENZO SALEMME\n\nNATALE IN CASA CUPIELLO\ndi Eduardo De Filippo \nScene Luigi Ferrigno    Costumi Francesca Romana Scudiero\nLuci Cesare Accetta    Musiche Nicola Piovani\n \nRegia VINCENZO SALEMME  \nINTERPRETI E PERSONAGGI:\nVincenzo Salemme è Luca Cupiello; Antonella Cioli è Concetta; Antonio Guerriero è Tommasino; Franco Pinelli è Pasquale; Vincenzo Borrino è Nicola Percuoco; Sergio D’Auria è Vittorio Elia; Fernanda Pinto è Ninuccia; Oscarino Di Maio è Raffaele; Agostino Pannone è Luigi Pastorelli; Pina Giarmanà è Carmela; Geremia Longobardo è Il dottore; Nuvoletta Lucarelli è Olga Pastorelli; Gennaro Guazzo è Alberto; Marianna Liguori è Rita. \nVINCENZO SALEMME IN TEATRO RITROVA EDUARDO DE FILIPPO \nNatale in casa Cupiello\, la commedia eduardiana per eccellenza\, nella messa in scena di uno dei più celebrati protagonisti del teatro di oggi \nRispettando il testo originale\, Salemme ha compiuto l’impresa di “modernizzare” una delle commedie più conosciute del Teatro del Novecento\, lavorando come mai prima sulla trasposizione di quei dialoghi e di quella gestualità che fanno parte della tradizione e della cultura del nostro Paese: «Mi sono avventurato nel capolavoro di Eduardo\, mettendo in piedi una macchina pazzesca\, davanti e dietro le quinte\, a cui lavorano più di 40 persone. Portare in scena per la prima volta un’opera così fondamentale per il teatro italiano è stata una gioia immensa. Attraverso il meraviglioso testo di Eduardo\, ‘respirando’ le sue parole ho potuto riscoprire una civiltà culturale che credo si stia affievolendo nel mondo di oggi. Anche per questa ragione\, quindi\, non potrei essere più felice di averlo ritrovato sul palco». \nDopo la strepitosa tournée dello scorso anno che ha registrato il tutto esaurito nei maggiori teatri Italiani\, ‘Natale in casa Cupiello’\, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme\, è un successo letteralmente travolgente\, il pubblico entusiasta ha accolto con grandi consensi il “presepio” di Eduardo De Filippo\, in una nuova versione inedita a cui il regista e drammaturgo lavorava da tempo. \nVincenzo Salemme e la sua compagnia riprendono per il secondo anno  questo testo capolavoro del teatro mondiale\, rievocando un tempo nel quale lo stesso Salemme ha iniziato a muovere con entusiasmo e passione i primi passi nel mondo del teatro\, incontrando proprio il Maestro Eduardo nel 1977: «Andai a Cinecittà per provare a fare la comparsa in qualcuna delle sue commedie che stava registrando per la Rai. E lo incontrai in una pausa della lavorazione. Aveva sulle spalle lo scialle color vinaccia pallido\, un camicione da notte e i mutandoni che finivano dentro i calzettoni di lana. Era il costume della commedia più bella\, più amara\, più divertente\, più sentimentale\, più intensa\, più malinconica\, più festosa\, più struggente della storia: Natale in casa Cupiello. Sono passati\, da allora\, ben 46 anni. Nel frattempo\, sono diventato attore a tempo pieno e\, dopo aver avuto il privilegio di lavorare con Eduardo nei suoi ultimi due anni di palcoscenico\, ho potuto continuare a frequentare il suo magnifico teatro grazie ai 12 anni nella compagnia del figlio Luca. Poi da più di 30 anni scrivo e metto in scena commedie e spettacoli scritti da me. E ho avuto anche la fortuna di lavorare nel cinema come attore\, regista e sceneggiatore».  \nTra i protagonisti più apprezzati dello Spettacolo\, da più di 30 anni scrive e mette in scena commedie e spettacoli scritti da lui\, spesso portati anche al Cinema\, dove lavora con successo come attore\, regista e sceneggiatore. «Ma la voglia di tornare in quella casa degli anni ‘40 del secolo scorso\, di sentire il freddo del dopoguerra addolcito dai preparativi del presepe\, la voglia di rivedere quel prototipo di bamboccione\, indimenticabile nelle sembianze di Luca De Filippo\, la voglia di sentire le  zampogne a fare da colonna sonora alla forza travolgente e incontrollabile delle passioni della figlia\, la voglia di rivedere la potenza disperata di Concetta/Pupella\, le sue lacrime di fronte al pericolo della disgregazione familiare\, la voglia di abbracciare la tenera impotenza di Luca Cupiello di fronte alle promesse disilluse della vita\, quella voglia non mi ha mai lasciato. Ecco perché ho deciso di mettere in scena questo capolavoro. E di farlo come io ho imparato a fare in questo mestiere. Con semplicità e amore. Amore per le mie origini\, amore per Eduardo\, per Luca\, amore per quei Natali passati davanti alla televisione per scaldarci il cuore tra una manciata di struffoli e una giocata a tombola».\nBuon “Natale in casa Cupiello” a tutte e a tutti! \nBIGLIETTI\nDa martedì a venerdì\nPrestige € 41\,00 – Poltronissima € 36\,60 – Poltrona € 26\,50 – Poltronissima under 26 anni € 18\,50 \nSabato e domenica\nPrestige € 46\,00 – Poltronissima € 40\,00 – Poltrona € 29\,00 – Poltronissima under 26 anni € 21\,50 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/natale-in-casa-cupiello-di-eduardo-de-filippo/
LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241029T193000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241103T160000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241011T113505Z
LAST-MODIFIED:20241011T113505Z
UID:10000029-1730230200-1730649600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:ALTRI LIBERTINI di Pier Vittorio Tondelli
DESCRIPTION:Foto di scena: Altri libertini © Manuela Giusto\nPer la prima volta\, dalla morte del suo autore\, Licia Lanera porta in teatro\, allo Studio Melato dal 29 ottobre al 3 novembre\, gli sfrontati e coraggiosi Altri libertini raccontati da Tondelli \nPubblicata nel 1980\, Altri libertini è l’opera prima di Pier Vittorio Tondelli\, giornalista\, saggista\, drammaturgo e scrittore\, scomparso nel 1991 a soli trentasei anni. Con linguaggio vivo\, crudo e a tratti sperimentale\, racconta le storie di giovani\, spesso ai margini della società\, in cerca di una propria identità nell’Italia della fine degli anni ’70. Un’opera talmente rivoluzionaria e spudorata – fu addirittura sequestrata per oscenità – da affermarsi rapidamente come manifesto di un’intera generazione\, contribuendo ad annoverare lo scrittore emiliano tra gli autori più importanti della letteratura contemporanea. Dei sei racconti che compongono il volume – “romanzo a episodi” lo definiva Tondelli – Licia Lanera ha scelto di lavorare su Viaggio\, Altri libertini e Autobahn\, incrociandoli a creare un’unica narrazione che la vede in scena al fianco di Giandomenico Cupaiuolo\, Danilo Giuva\, Roberto Magnani. \n«Perché ho scelto Altri libertini? Al di là del piacere puramente letterario nell’affrontare questi personaggi con la loro lingua meticciata e regressiva\, e quello teatrale di occuparmi di personaggi in tumulto\, ci doveva essere dell’altro; qualcosa di più profondo che avesse a che fare con me\, con la mia vita\, con i miei quarant’anni\, con le mie origini. Questo qualcosa che oggi provo a definire\, si è rispecchiato un giorno\, come un’epifania\, in quelle parole tondelliane e ha deciso di appropriarsene. Innanzitutto\, un aspetto politico: due saggi di Paolo Morando ’78-’79 Dancing days e ’80\, che raccontano gli avvenimenti degli anni titolati\, insieme ad una ricerca video (molto importante è stato il documentario di Comencini L’amore in Italia) mi hanno messa in relazione con la parola ‘reflusso’ (o riflusso a seconda delle fonti)\, cioè il momento esatto in cui è cominciato quel processo in cui la politica perde terreno\, il capitalismo avanza e la cosa pubblica viene sostituita dal privato. Questo processo è arrivato dritto fino a noi e ci pone davanti a due macrotemi: la fine dell’ideologia e la presenza totalizzante del privato nelle narrazioni contemporanee. Ed è questo processo che condanno\, che soffro ma di cui sono totalmente parte\, in cui soccombe anche la mia di narrazione\, dai social al teatro. Che cos’è questo punto di non ritorno? Che cos’ero io? Che cosa mia madre? Quel suo sguardo ritrovato in alcune descrizioni pasoliniane\, quanto può assomigliare al mio? Come guardo i giovani oggi? Quello spirito reazionario da giovane scapestrata degli anni Novanta quanto mi fa puntare l’indice con giudizio e a volte disprezzo per le nuove generazioni e la loro ‘assenza di un corpo’. Come sono invecchiata? Sono invecchiata? Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini\, vitelloni nati nel secolo scorso\, senza figli\, animali notturni\, poca grazia nel nostro stare al mondo\, bestie solitarie terrorizzati dalla solitudine\, incapaci di essere genitori\, condannati ad essere eternamente figli\, figli dai capelli bianchi\, figli coi drink in mano e la droga nel portafogli da usare rigorosamente in occasioni speciali. Dunque\, questo spettacolo mette in scena Altri libertini\, ma fugge dalla rappresentazione continuamente\, gli attori si appropriano di quelle parole e alla fine Pier Vittorio Tondelli non esiste più se non nei corpi nella carne negli sputi degli attori\, nelle loro biografie. Io\, con il mio corpo in scena\, sono lì ‘in borghese’ a combattere questa personale guerra alla rappresentazione\, sono lì a confondere\, sono lì a ricordare continuamente allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia. Siamo qui a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni». \nPiccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli\, 6 – M2 Lanza)\ndal 29 ottobre al 3 novembre 2024 \nAltri libertini\ndi Pier Vittorio Tondelli\nadattamento e regia Licia Lanera\ncon Giandomenico Cupaiuolo\, Danilo Giuva\, Licia Lanera\, Roberto Magnani\nluci Martin Palma\nsound design Francesco Curci\ncostumi Angela Tomasicchio\naiuto regia Nina Martorana\ntecnici di compagnia Massimiliano Tane\, Laura Bizzoca\nproduzione Compagnia Licia Lanera\nin coproduzione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro\nsi ringrazia Compagnia La Luna nel Letto \nLo spettacolo presenta scene con linguaggio esplicito e ingiurie \nOrari: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica\, ore 16. \nDurata: 90 minuti senza intervallo \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/altri-libertini-di-pier-vittorio-tondelli/
LOCATION:Piccolo Teatro Studio Melato\, Via Rivoli\, 6\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241028T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241031T200000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241028T164451Z
LAST-MODIFIED:20241028T164608Z
UID:10000032-1730145600-1730404800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:Nuova edizione di LIBERTÀ OBBLIGATORIA
DESCRIPTION:Foto di scena: Libertà obbligatoria – Teatro Menotti Filippo Perego © Laila Pozzo\nDal 28 al 31 ottobre 2024 \nDi Giorgio Gaber e Sandro Luporini \nAdattamento e regia Emilio Russo \nCon Enrico Ballardini\, Gianluigi Fogacci\, Lisa Galantini Andrea Mirò e Musica da Ripostiglio \nScene Federico Biancalani \nCostumi Pamela Aicardi \nLuci Andrea Violato \nAssistente alla regia Chiara Callegari  \nProduzione Tieffe Teatro \nIn collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nRecensione di Claudio Elli \nDal 28 al 31 ottobre al Menotti torna in scena LIBERTÀ OBBLIGATORIA\, seconda tappa del progetto Gaber\, con cui il “teatro canzone” sottolinea l’universalità del pensiero gaberiano anche a diversi decenni di distanza. \nDopo il successo di FAR FINTA DI ESSERE SANI a Milano e in tournée nazionale (spettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2022)\, Emilio Russo adatta e dirige ancora un testo “storico” e controverso come LIBERTÀ OBBLIGATORIA del 1976\, che contiene temi e contenuti assolutamente attuali. Di Libertà Obbligatoria Sandro Luporini scrive a distanza di anni: “Sia io sia Giorgio abbiamo sempre considerato “Libertà obbligatoria” uno dei nostri lavori migliori in assoluto”. \nIn scena lo straordinario gruppo di FAR FINTA DI ESSERE SANI con la piccola orchestra MUSICA DA RIPOSTIGLIO e i suoi esplosivi arrangiamenti a miscelare musiche e generi\, la voce unica di ANDREA MIRÒ\, gaberiana per vocazione e ormai per definizione\, cantante/attrice dotata di grazia\, profondità e presenza e il talento prismatico di ENRICO BALLARDINI. A questo bellissimo ensemble\,  per dare ancora più peso e valore alle parole e ai contenuti\, si aggiungono due attori di grande forza teatrale come GIANLUIGI FOGACCI e LISA GALANTINI\, per uno spettacolo collettivo che sarà leggero e profondo\, ironico ed emozionante e che proverà a restituire il grande senso civile\, culturale\, ma anche spettacolare e popolare di quella straordinaria e indimenticabile esperienza che è stato il teatro-canzone di cui\, per molti\, proprio Libertà Obbligatoria è stata l’espressione più compiuta e coerente. \nNote di Regia\nPur con le dinamiche del teatro-canzone e quindi con la costruzione non convenzionale e contaminata del suo straordinario “fare” teatro\, mi piace considerare Giorgio Gaber come un classico da interpretare e\, pur nella sua universalità\, provare a contestualizzare. \nI personaggi\, gli attori e musicisti della nostra versione\, rappresentano come nella profetica lettura epocale di Gaber e Luporini\, i “reduci” di una rivoluzione mancata. Forse per eccesso di ideologia e scarsità di concretezza e bisogno reale\, oppure semplicemente perché hanno vinto gli altri con le loro regole antiideologiche basate su consumismo\, individualismo e modelli produttivi feroci. I “reduci” finiranno per adeguarsi- forse- o perlomeno di porsi domande su sé stessi e sul proprio futuro\, mentre il tempo stringe\, gli anni passano e magari ci saranno ancora posti da occupare e non ci sarà più tempo per la coscienza collettiva. “A quarant’anni siamo già a raccontare ai nipoti che noi buttavamo tutto in aria…” \nI reduci incarnano il pensiero gaberiano attraverso i conflitti di visioni contrapposte\, nonostante le esperienze ancora condivise\, ma destinate a divergere nel futuro. C’è chi è meno lucido\, ancora combattivo\, se non combattente\, deluso\, incazzato e si rifugia nel passato e nei sogni. Sono quelli che guardano indietro. Ci sono anche quelli più analitici\, disposti a fare i conti con quel presente che hanno combattuto sino a ieri. Accettano l’onda nuova\, ma sino a un certo punto. Compromessi forse sì\, ma contro la DC! Guardano in avanti con sospetto.\nCome tutti i classici\, anche per Libertà Obbligatoria sono consentite interpretazioni e attualizzazioni. Nel nostro caso\, come già è successo in parte per Far Finta di Essere Sani\, ci piace pensare di mantenere la forza\, i contenuti e le emozioni non più nell’originaria formula monologante\, ma attraverso una lettura collettiva tra musicisti e attori. In particolare\, in Libertà Obbligatoria\, a detta degli stessi autori\, lo sviluppo della parte testuale miscelata a canzoni ormai “storiche”\, diventa quasi preponderante. Per questo ho ritenuto opportuno e niente affatto “audace” aggiungere attori di teatro\, Lisa Galantina e Gianluigi Fogacci\, per incarnare ancora di più le parole di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.\nHo voluto mantenere i riferimenti storici dell’epoca\, perché mi paiono efficaci. È un testo molto politico\, forse il più politico del teatro canzone perché Gaber e Luporini fanno i conti definitivi con il ’68\, profetizzano (piuttosto in anticipo) la deriva ideologica e non solo dei movimenti (ora Attila fa il consigliere regionale…). \nEmilio Russo \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nore 20
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/nuova-edizione-di-liberta-obbligatoria/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Musica,Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241024T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241027T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241024T162433Z
LAST-MODIFIED:20241025T172700Z
UID:10000031-1729800000-1730046600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:MozART GROUP in CLASSICAL THERAPY 
DESCRIPTION:Foto: Mozart Group © Nicolas Fagot\nDal 24 al 27 ottobre 2024 \nCLASSICAL THERAPY  \nMozART GROUP   \nCon \nFilip Jaślar\, violino \nMichał Sikorski\, violino  \nPaweł Kowaluk\, viola \nBolesław Błaszczyk\, violoncello  \nMozART Group Production \nPrima milanese  \n“Classical Therapy” al Teatro Menotti: lo spettacolo dell’anno dove risate e musica diventano le migliori medicine! \n\nDal 1995\, il MozART Group diffonde il suo inconfondibile marchio di terapia musicale nei teatri e nelle sale da concerto di Europa\, Asia e America. Ora\, dal 24 al 27 ottobre\, arriva al Teatro Menotti con “Classical Therapy”\, uno spettacolo dove le risate si mescolano alla musica in una formula irresistibile.\nPerché “terapia”? E perché “classica” quando\, ormai\, c’è un’app per tutto? Questo spettacolo è un’esperienza analogica: un incontro che ci permette di prendere le distanze da noi stessi\, offrendoci nuovi punti di vista su ciò che riteniamo ordinario o diamo per scontato.\nLa musica è la fonte inesauribile di giovinezza e il cuore delle creazioni del MozART Group\, che da quasi trent’anni riesce a far ridere e sorprendere il pubblico in tutto il mondo. E con il loro trentesimo anniversario all’orizzonte\, nel 2025\, continuano a raccogliere momenti e intuizioni straordinarie da condividere con oltre 50 paesi su cinque continenti\, eliminando ogni ostacolo alla felicità interiore.\nIl loro è un cabaret musicale unico al mondo\, dove la musica – e non le parole – è la vera protagonista. Prendendo composizioni classiche come punto di partenza\, il quartetto le smonta\, le rielabora con brillanti associazioni musicali\, offrendo al pubblico sorprese\, risate e talvolta anche commozione fino alle lacrime.\nI quattro musicisti\, tutti diplomati presso prestigiose accademie musicali di Varsavia e Łódź\, hanno scelto di interpretare la musica classica in modo irriverente e divertente\, dimostrando che la risata è davvero la miglior medicina!\n«Noi esistiamo nonostante la sobria formalità delle grandi sale da concerto\, nonostante la noiosa vita dei musicisti di musica classica\, nonostante i fanatici amanti della musica classica\, nonostante i fans della musica rock\, rap o pop che hanno paura di quella classica. Trattiamo la nostra Musa con divertente ironia e\, ne siamo sicuri\, non si offenderà!».\nMozART Group \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/mozart-group-in-classical-therapy/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Musica,Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20241010T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20241020T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20241010T110213Z
LAST-MODIFIED:20241011T120515Z
UID:10000030-1728590400-1729441800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:MEDEA di Euripide
DESCRIPTION:Foto di scena: Medea © Roberto De Biasio\nSpettacolo realizzato per il 72°Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza \n\nRegia di Emilio Russo \nCon Romina Mondello\, Gianluigi Fogacci\, Camilla Barbarito\, Paolo Cosenza\, Nicolas Errico\, Claudio Pellegrini\, Debora Zuin \nScenografia Dario Gessati \nMusiche Andrea Salvadori \nCostumi Pamela Aicardi \nRealizzazione costumi Lara Friio \nSi ringrazia Domo Adami Vintage Couture per la collaborazione al costume di Romina Mondello   \nProduzione Tieffe Teatro  \nDal 10 al 20 ottobre\, il Teatro Menotti riporta in scena Medea di Euripide\, con Romina Mondello nel ruolo della protagonista\, interpretazione che le è valsa il Premio Enriquez 2020 come Miglior Attrice. \nLa tragedia classica torna a parlare al pubblico contemporaneo\, offrendosi come un viaggio senza ritorno verso un destino oscuro e ineluttabile. Il ritorno\, tuttavia\, è tutto da decifrare\, da confrontare con la nostra epoca: Euripide dissemina nella sua opera tracce di un percorso che continua a interrogarci ancora oggi\, in un mondo sempre più distratto e corrotto dalla perdita di riferimenti etici. Eppure\, in noi risuona ancora la sensibilità di chi\, nonostante tutto\, continua a cercare un senso\, una direzione per quella “cosa” che ostinatamente chiamiamo umanità.\nMedea veste gli sguardi\, i gesti\, la voce di un’attrice di grazia\, passione e talento come Romina Mondello\, capace di tramutare intensità in essenzialità\, di toccare la terra e guardare il cielo\, di sedurre implicitamente ed esplicitamente uomini e Dei per costruire un personaggio multidimensionale\, che saprà essere fuori dagli schemi sorprendentemente.\nAl suo fianco\, Gianluigi Fogacci interpreta Giasone\, offrendo una lettura del personaggio che ne svela il dualismo: fragilità e ambizione\, crudeltà e ingenuità\, nemico e amico. Un uomo incapace di riconoscere il dubbio come il preludio necessario alla verità\, un protagonista di contraddizioni che si specchia nella sua relazione con Medea.\nIn scena con loro\, una compagnia di attori\, musicisti e cantanti che\, attraverso ruoli individuali e momenti corali\, daranno vita a una drammaturgia in cui parola e musica si fondono. La partitura musicale\, composta dal visionario Andrea Salvadori (Premio Ubu 2018)\, contaminerà e amplificherà il testo antico\, creando un’esperienza immersiva e suggestiva\, fedele alla tragedia originale ma aperta a nuove interpretazioni». \nNote di Regia\nDentro questo percorso faremo vivere la nostra Medea\, convinti della forza immutata e straordinaria della narrazione euripidea\, della sua tensione drammatica e minacciosa\, della potente e concreta al tempo stesso costruzione dei personaggi\, anche quelli solo evocati\, dello sviluppo formidabile dei conflitti. Ci soffermiamo nel nostro racconto a cogliere proprio quelle tracce che conducono verso scenari e visioni di un’universalità senza tempo e senza spazio\, come\, ad esempio\, la condizione dell’abbandono a cui è costretta Medea\, senza più patria\, famiglia\, punti di riferimento\, una gabbia dalla quale deve per forza uscire\, oppure l’aspetto politico\, che Euripide affronta elevando inaspettatamente Medea ad eroina portatrice dei nuovi valori contro quelli arcaici (Atene e Corinto proprio alla vigilia della sanguinosa guerra del Peloponneso e perché non oggi Oriente e Occidente\, Nord e Sud del mondo?)\, difficile non leggere alla luce – o meglio al buio – dei muri d’acqua e mattoni di oggi il rifiuto verso il barbaro\, il diverso “…ti guardano e ti odiano senza sapere cosa hai dentro…” così\, quasi 2500 anni fa Euripide\, intellettuale\, profugo e incompreso diceva e faceva dire a Medea nel suo straordinario discorso alle donne corinte e così quell’urlo arriva a noi\, a smuovere ancora le nostre coscienze.\nEmilio Russo \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI:\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110 \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/medea-di-euripide/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240926T210000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240929T190000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240917T135655Z
LAST-MODIFIED:20240917T135655Z
UID:10000028-1727384400-1727636400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:DE PROFUNDIS di Oscar Wilde
DESCRIPTION:Foto : Glauco Mauri © Manuela Giusto\nDal 26 al 29 settembre giovedì e venerdì h 21\, sabato h 19 e domenica h 17\ndebutto giovedì 26 settembre h 21 \nDE PROFUNDIS\ndi Oscar Wilde\ntraduzione di Camilla Salvago Raggi\nversione teatrale di Glauco Mauri\nvoce del prologo Marco Blanchi\ncon Glauco Mauri\nmusiche Vanja Sturno\nluci Alberto Biondi\nallestimento scenico Laura Giannisi\nproduzione Compagnia Mauri Sturno \ndurata 60’\nvideo di presentazione   \nIl “De Profundis” è una lunga lettera dedicata al suo giovane amico Alfred Douglas con il quale ebbe per qualche anno un’intima relazione. Ma in due anni di carcere Alfred non gli scrisse mai una sola riga.\nVerso la fine della sua condanna Oscar Wilde ebbe il permesso di scrivere una lettera. Al mattino gli veniva consegnato un foglio e alla sera quel foglio gli veniva ripreso riempito dalle parole di solitudine\, di angoscia ma anche dalla speranza che la maturazione del dolore può dare ad un’anima disperata. Solo alla fine della prigionia gli furono consegnati tutti i fogli da lui scritti.\nÈ una lettera di dura verità e di dolcissimo dolore. Poesia\, poesia di vita vera\, tra le più vere che ho avuto la gioia di incontrare nei miei lunghi anni.\nSpero sia così anche per voi.\nÈ uno spettacolo particolare dove so di correre dei rischi\, lo so e di questo ne sono entusiasta perché umilmente convinto di proporre al teatro qualcosa di nuovo.  (Glauco Mauri) \nGlauco Mauri\, uno dei più grandi artisti teatrali italiani\, porta in scena “De Profundis” di Oscar Wilde\, sua la versione teatrale della lunga lettera\, quasi una autobiografia\, che Wilde con la sua arte arguta e intelligente ha trasformato in una parabola universale della sofferenza\, del valore dell’arte e dell’amore.\nMauri con il suo lavoro di elaborazione ha mirato innanzi tutto a eliminare le parti troppo letterarie\, le non poche imperfezioni (dovute alle pesanti restrizioni carcerarie)\, le omissioni e gli spazi temporali non rispettati nell’epistola\, per renderla “scenicamente più efficace”. \nNon un romanzo\, ma una lunghissima lettera indirizzata al giovane Bosie (Alfred Douglas) che Wilde scrisse durante gli ultimi mesi della prigionia nel carcere di Reading.\nCon l’arrivo del nuovo direttore\, più sensibile nei suoi riguardi\, gli fu concesso l’uso di carta e penna\, severamente proibito dal durissimo regime carcerario a cui erano sottoposti gli omosessuali. Tuttavia Wilde poté leggere per intero quanto aveva scritto solo all’uscita dal carcere\, quando gli furono consegnati tutti i fogli. \nNel 1895 Oscar Wilde\, notissimo scrittore e commediografo all’apice del successo (tre sue commedie erano contemporaneamente rappresentate nei teatri londinesi) fu condannato a due anni di lavori forzati\, il massimo della pena per i reati legati all’omosessualità. Al carcere duro\, che minò fortemente il suo fisico\, si unirono la bancarotta finanziaria (i suoi libri non si vendettero più e le commedie ritirate dei cartelloni)\, la perdita dei due figli\, che non rivide mai più\, e la sua casa e i suoi beni sequestrati. Oscar Wilde che aveva incantato i salotti letterari e mondani di Londra e Parigi fu messo al bando e sarebbe morto in miseria tre anni dopo l’uscita dal carcere\, lontano dall’Inghilterra. \nINFO ORARI:\ndal martedì al venerdì h 21\nsabato h.19\ndomenica h.17\nlunedì h 21\nCirco El Grito h.19\nEmma Dante Il Canto della Sirena Vascello dei Piccoli sab. 16\,30 dom.11\,30 \nBIGLIETTERIA:\nintero € 25\nover 65 € 20\ncral e convenzioni € 18\nstudenti € 16\nVascello dei piccoli € 15 / € 12 (bambini)\nConcerti € 15 / € 12 (studenti e anziani) \nAbbonamenti\nZefiro (8 titoli) € 120\nEolo (9 titoli) € 135\nCard libera (6 spettacoli a scelta su tutta la programmazione) € 108\nCard love a 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione per 2 persone (4 ingressi) € 72 \nZefiro\nDE PROFUNDIS\nCAPITOLO II\nIL GIARDINO DEI CILIEGI\nIL RITO\nIL MINISTERO DELLA SOLITUDINE\nMOBY DICK\nLA PULCE NELL’ORECCHIO\nLA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA \nEolo\nUCCELLINI\nLA VEGETARIANA\nLA SCORTECATA\nFAUST\nBAHAMUTH\nIL GRANDE VUOTO\nBOCCONI AMARI SEMIFREDDO\nEDIPO RE\nFELICISSIMA JURNATA \nCAMPAGNA ABBONAMENTI:\nAbbonamento Zefiro 120 euro (8 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nAbbonamento Eolo 135 euro (9 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del post\nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO e prenotazioni anche tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE o tramite abbonamenti e card acquistati in precedenza\no tramite VIVICINEMAETEATRO ancora valido fino a novembre 2024  promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Via G. Carini 32 di Roma c/c 3842 abi 03069 cab 05078 iban IT89V0306905078100000003842 \noppure acquista on line \nINFO: 06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it\nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nMonteverde Roma \nCome raggiungere il teatro con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma\nCon mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/de-profundis-di-oscar-wilde/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, 00152\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240804T050000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240811T233000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240717T150634Z
LAST-MODIFIED:20240717T151123Z
UID:10000026-1722747600-1723419000@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:LUCANIA FILM FESTIVAL
DESCRIPTION:  \nComunicato stampa completo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/lucania-film-festival/
LOCATION:Pisticci\, 75015\, Italia
CATEGORIES:Cinema
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240624T203000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240713T203000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240613T153149Z
LAST-MODIFIED:20240613T153149Z
UID:10000025-1719261000-1720902600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:IL GIOCO DELL’AMORE E DEL CASO
DESCRIPTION:Foto di scena: Il gioco dell’amore e del caso © MTM Teatro\nDebutto Nazionale \ndi Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux\nnuova traduzione di Michele Zaffarano\nadattamento e regia Antonio Syxty \ncon Gaetano Callegaro\, Francesca Massari\, Francesco Martucci\, Jasmine Monti\, Filippo Renda \nregista assistente Filippo Renda\nscene Guido Buganza\ncostumi Valentina Volpi\ndisegno luci Fulvio Melli \nstaff tecnico Ahmad Shalabi\, Stefano Lattanzio\ndelegate di produzione Lisa Metelli\, Sofia Tieri\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nIl gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale molto simile a un prezioso ingranaggio. Questo capolavoro\, esaltato come uno dei vertici della drammaturgia francese\, cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti. \nIn questa vera e propria commedia degli equivoci\, Marivaux mette in scena il classico scambio di ruoli\, quello tra padroni e servi\, che\, pur proponendosi uno scopo chiarificatore\, non porta altro se non ulteriori complicazioni di sentimenti e relazioni. \nAlcuni estratti dal testo originale (francese- italiano) – Scena IX\, Atto II \nDorante\nEt que pourrais-je espérer en tâchant de me faire aimer? Hélas! quand même je posséderais ton cœur… \nE cosa potrei sperare cercando di farmi amare? E poi\, anche se riuscissi a ottenere il tuo cuore… \nSilvia\nQue le ciel m’en préserve! quand tu le posséderais\, tu ne le saurais pas; et je ferais si bien que je ne le saurais pas moi-même. Tenez\, quelle idée il lui vient là! \n Che il cielo me ne scampi! Anche se riuscissi a ottenere il mio cuore\, tu non lo verresti comunque a sapere. E farei addirittura in modo di non saperlo nemmeno io. Ma guarda che idee che gli vengono!\nDorante \nIl est donc bien vrai que tu ne me hais\, ni ne m’aimes\, ni ne m’aimeras? \nQuindi è vero che non mi odi e non mi ami? E che non mi amerai?\nSilvia \nSans difficulté.\nSenza dubbio. \nLa giovane Silvia\, consapevole della difficoltà di trovare il ‘marito perfetto’\, tanto più che i cosiddetti ‘ottimi partiti’ si trasformano ben presto\, tra le mura domestiche\, in individui dispotici\, privi di spirito e di gentilezza\, attende con timore l’arrivo dell’uomo che il padre ha scelto come suo sposo. \nNasce così in lei il desiderio di poterlo osservare ‘da una certa distanza’\, prendendo il posto della sua cameriera\, Lisetta\, la quale a sua volta indosserà i panni della padrona.\nNon sa però che Dorando\, per lo stesso motivo\, ha deciso di fingersi servitore\, affidando al proprio servo Arlecchino\, il compito di impersonarlo. La commedia si conclude con un doppio matrimonio tra Silvia e Dorando e tra Arlecchino e Lisetta. \nTra dialoghi e continui malintesi\, il grande autore francese riesce a offrirci una commedia divertente\, brillante\, con momenti esilaranti non privi di una comica suspense. Riuscirà l’amore a trionfare sull’egoismo\, sui pregiudizi e sugli ostacoli che il destino si diverte a innalzare? \nRappresentato per la prima volta nel 1730 dalla Comédie italienne\, il testo esplora le sfumature dell’amore attraverso lo scambio di ruoli tra i personaggi\, offrendo una vivace girandola di emozioni e colpi di scena. L’opera\, ambientata a Parigi\, si distingue per la brillantezza delle interpretazioni e la profondità psicologica dei personaggi.\nAttraverso questa commedia\, Marivaux offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore\, evidenziando il trionfo della passione sull’egoismo e le convenzioni sociali\, incantando il pubblico con il suo intrigo avvincente e la sua raffinata analisi dell’amore e della società. \nNote di regia:\nUna nuova traduzione per Marivaux.\nQuando faccio teatro la prima cosa\, per il mio lavoro\, è avere a disposizione una lingua che possa produrre un suono coerente con il testo e con il dispositivo che il testo mette in atto\, inizialmente sulla pagina scritta e in un secondo momento nella trasposizione organica per la voce. Mi capita spesso – nella vita quotidiana – di notare come spesso scegliamo a caso le parole che pronunciamo per comunicare. Il più delle volte usiamo le parole con trascuratezza\, con approssimazione\, in modo sbrigativo perché ciò che ci preme è comunicare\, ma nello stesso tempo utilizziamo il dispositivo verbale senza la consapevolezza della sua ricchezza e potenzialità allegorica\, semantica\, metaforica.\nIl teatro non può e non deve uniformarsi al quotidiano\, soprattutto nel caso di un testo del 1730\, che è un dispositivo drammaturgico in grado di creare un disegno raffinato intorno a quelli che sono i meccanismi umani\, che regolano verità e rappresentazione di sé e dei propri sentimenti.\nPer questo ho chiesto a Michele Zaffarano\, già traduttore di autori francesi come Francis Ponge\, Christophe Tarkos\, Michel Onfray\, Alain Badiou\, Chare Baudelaire\, Jean-Marie Gleize e altri di fare una nuova traduzione dal testo francese originale di Marivaux.\nOgni traduzione è un tradimento dell’originale e il teatro è il luogo del tradimento\, ma la scelta che si fa del dispositivo verbale è fondamentale\, perché prima di ogni altra cosa la parola diventa suono e il suono entra nelle nostre orecchie generando vibrazioni di senso\, immaginazione e pensiero.\nIl dialogo fra traduttore e attori\, nella fase di studio del testo\, è stato fondamentale per scoprire le differenze culturali dell’utilizzo della lingua e dei modi di dire nel contesto culturale di origine contestualizzata in un periodo storico e a un contesto sociale e politico.\nAntonio Syxty \nLa scenografia di Guido Buganza e i costumi di Valentina Volpi\nIl gioco dell’amore e del caso di Marivaux è per me principalmente un meccanismo. Avevo affrontato questo testo nel 1998 e poi in un riallestimento nel 2001. Non è un testo molto rappresentato in Italia. La tradizione teatrale del nostro paese apprezza molto Moliere. In Francia è invece un grande classico e sicuramente i francesi lo rappresentano in modi e modalità che sono aderenti alla loro cultura e lingua.\nA distanza di molti anni il mio incantamento nei confronti di questo testo risiede ancora nel comportamento del ruolo che decidiamo di giocare (di mettere in atto) in un contesto sociale\, politico\, sentimentale.\nIl gioco del ruolo – inscritto nel nostro presente – è cosa ben nota\, anche se il teatro lo pratica concettualmente e di fatto da molto prima che i vari dispositivi di comunicazione digitale abbiano messo in atto la modalità del fake.\nCiò che sembra non è\, e viceversa\, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti e la vita la faccenda si fa più complicata. Perché non possiamo uscire dai ruoli che ci siamo definiti o che abbiamo assunto per mascherare il vero? Quando mascheriamo il vero che cosa è vero di ciò che scegliamo di comunicare? E se quando usciamo dal “ruolo vero” per entrare in altri ruoli che non sono tali complicassimo a noi e agli altri la percezione del reale? Per questi e altri pensieri ho chiesto a Guido Buganza una sorta di limbo visivo spirituale e minimal\, in cui poter far convergere comportamenti e modalità di spazio e movimento che diano la sensazione di essere all’interno di una “bolla trasparente” e apparentemente senza confini e invisibile. Quindi il lavoro si è basato su una forma di astrazione che non vuole citare iconicamente alcun fregio consolatorio e di stile relativo al periodo storico.\nSospensione e non neutralità\, però.\nHo avvertito anche la necessità di un’intrusione visiva che facesse risultare lo spazio della scena quasi una forma di installazione\, che per certi aspetti potremmo avvicinare alle nuvole di Berndnaut Smilde\, anche se nel nostro caso al posto della nuvola c’è un primate della famiglia degli ominidi\, un gorilla.\nFin dall’antichità i primati hanno incuriosito e inquietato per la loro somiglianza\, diventando\, a seconda dei casi\, un termine di paragone buffo o imbarazzante. Se il Medioevo ne fece un’allegoria del vizio\, mentre il Rinascimento ne colse soprattutto l’aspetto grottesco\, nell’età classica e nel secolo dei Lumi la scimmia divenne oggetto e spunto di riflessioni filosofiche\, in particolare intorno al rapporto uomo/natura\, in un periodo in cui la visione fondata sui dogmi cristiani cominciava a essere messa in discussione.\nIl “nostro” gorilla è colorato e monocromo (simile a un’icona wharoliana) \, dipinto alla stregua dei modi della street-art\, ma indossa anche lui una maschera a voler emulare gli umani nei loro bizzarri travestimenti e traccheggiamenti. La nostra forma-sembiante-simulacro pende dall’alto e sovrasta la bolla abitandola e assurgendo a deus-ex-machina della vicenda.\nAnche nei costumi chiesti a Valentina Volpi l’intento è quello di sovrastare la citazione di abiti del 1700\, ingabbiandoli in un segno che possa anch’esso installarsi nel dispositivo scenico e dei comportamenti interpretativi. Anche per accessori e copricapi l’intento è quello truccare (falsificare?) l’iconografia in modo da creare delle interferenze o glitch di percezione (quasi un errore non prevedibile)\, in realtà voluto e ricercato. \nConsiderazioni in conclusione\nI segni\, nel teatro della messa in scena\, sono congruenti o congruenti a seconda di come li vogliamo disporre e combinare. Allo stesso modo anche l’interpretazione si combina in un dispositivo atto a mettere il vero nel falso e viceversa\, senza pretese psicologiche “moderne”.\nIn fondo Marivaux si diverte con il personaggio di Orgone\, padre di Silvia (e al pari del suo omologo: il padre di Dorante) a orchestrare l’architettura della finzione dichiarandola apertamente allo spettatore già all’inizio della pièce.\nL’arte combinatoria è quella che può far coincidere la trama del disegno o anche di fuorviarla per crearne uno analogo\, ma non identico\, quindi possibile anch’esso. Lo spostamento degli equilibri e delle combinazioni dei segni sono per me (e lo sono sempre stati) pattern mentali\, visivi e emotivi in grado di riattivare la circolazione del sangue e del pensiero\, in continue derive di senso e di significato.\nMarivaux\, in questo\, è un tavolo da gioco ideale\, per lanciare il coup de dés che n’abolira jamais le hasard per dirla con Mallarmé.\nAntonio Syxty \nTeatro Litta\nlunedì/sabato ore 20.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nInvito a Teatro – Manifatture Teatrali Milanesi \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/il-gioco-dellamore-e-del-caso/
LOCATION:MTM Teatro Litta\, Corso Magenta 24\, Milano\, 20123\, Italy
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240613T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240622T200000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240607T154826Z
LAST-MODIFIED:20240607T154826Z
UID:10000024-1718308800-1719086400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:NUOVA BALERA PIZZIGONI
DESCRIPTION:Foto di scena: Nuova Balera Pizzigoni © Laila Pozzo\nIl debutto al teatro Menotti di uno spettacolo in cui il ballo diventa metafora della vita \nPrima Nazionale \nProduzione: Tieffe Teatro Milano/Artemis Danza\nScritto e diretto da Emilio Russo \nCon:\nAttori Lucia Vasini\, Enrico Ballardini\, Lisa Galantini\, Alessandro Sampaoli\, Emilia Scatigno\nDanzatorii di Artemis Danza Michelle Atoe\, Arianna Cunsolo\, Mattia Molini\, Christian Pellino\nMusicisti Alessandro Centolanza (voce e chitarra)\, Daniele Di Marco (fisarmonica)\, Gianmarco Straniero (contrabbasso)\nCoreografie Monica Casadei\nCostumi Pamela Aicardi\nAssistente regia Chiara Callegari\nspettacolo sostenuto da NEXT- Laboratorio delle Idee edizione 2023 \nDal 13 al 22 giugno\, in scena in Prima Nazionale al Teatro Menotti\, “Nuova Balera Pizzigoni“\, uno spettacolo che racconta il fascino della balera\, un luogo in cui il tempo sembra sospeso e le emozioni si intrecciano attraverso danze\, canti e amori. La balera\, simile a un teatro con i suoi riti codificati\, diventa spazio di confessioni silenziose per i suoi ballerini e avventori\, rivelando storie antiche e nuove.\nLa gestione della balera è affidata alla famiglia allargata dei Pizzigoni. Nonostante i rapporti conflittuali e le ostilità tipiche di ogni famiglia\, i Pizzigoni riescono a creare una propria armonia\, trasformando il locale da ballo in un rifugio di sogni e passioni.\nLa Balera Pizzigoni nasce negli anni ’40 e la storia che raccontiamo si svolge durante la grande nevicata di Milano del 1985. In quella notte di neve\, quando tutto sembrava fermo\, qualcuno ha varcato inaspettatamente le sue porte\, deciso a ballare nonostante le difficoltà. Le musiche che risuonano in questo luogo incantato sono internazionali e mai banali: dalla Mazurka di Nino Rota al Tango della Gelosia\, fino a Tutti i Frutti di Little Richard.\nIn scena cinque attori: Lucia Vasini\, Enrico Ballardini\, Lisa Galantini\, Alessandro Sampaoli\, ed Emilia Scatigno; quattro danzatori: Michelle Atoe\, Arianna Cunsolo\, Mattia Molini\, Christian Pellino; e tre musicisti: Alessandro Centolanza (voce e chitarra)\, Daniele Di Marco (fisarmonica) e Gianmarco Straniero (contrabbasso). \nNOTE DI REGIA:\n«Nuova Balera Pizzigoni\, liberamente ispirata da “Ballando Ballando” di Ettore Scola e dalle storie di ballerini e balere\, si danza e si racconta di quella vita sospesa tra la pedana e i tavolini\, di quel breve istante che precede il “Sì\, grazie”\, degli abbracci sconosciuti\, perduti o ritrovati\, dei passi incerti che avanzano verso la pista e che\, come per magia\, diventano leggeri al ritmo della musica\, il cui battito risuona come quello del nostro cuore.\nLo spettacolo celebra l’umanità\, l’amore e la musica\, offrendo un viaggio emozionante tra passato e presente\, dove ogni passo di danza racconta una storia e ogni nota musicale evoca ricordi indimenticabili.\nIl ballo\, con i suoi luoghi e riti\, si trasforma in una potente metafora delle esistenze umane. Entrare in una sala da ballo significa esibirsi\, confrontarsi\, lottare con sé stessi e con gli altri\, cercando di mostrare il meglio di sé senza rivelare troppo. Come nella vita reale\, ciò che conta è mantenere un certo mistero\, senza svelare tutto.\nBalera Pizzigoni è un luogo che rimane sé stesso nei decenni del nostro racconto\, pur cambiando abitudini e attitudini\, pur conoscendo le gioie e i dolori\, le piccole vittorie e le grandi sconfitte\, continua ad aprire il sabato sera per accogliere solitudini\, desideri\, sogni e passioni\, le poche parole cancellate dalla musica\, i pensieri di case lontane\, amori perduti\, tenerezza ritrovata\, quotidianità opache e vite scintillanti.\nBalera Pizzigoni è anche un teatro trasformato in grande pista da ballo o\, se volete\, un grande circo al confine del tempo\, tra leggerezza\, divertimento\, sorprese\, emozioni e qualche malinconia\, così come è la vita\, provando a togliere filtri e barriere tra attori\, ballerini\, musicisti e il pubblico». \nEmilio Russo \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/nuova-balera-pizzigoni/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Musica,Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240604T204500
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240612T204500
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240529T154642Z
LAST-MODIFIED:20240529T154850Z
UID:10000023-1717533900-1718225100@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:HANK al secolo Henry Charles Bukowski
DESCRIPTION:Foto: Hank © Alle Bonicalzi\nDal 4 giugno con Riccardo Magherini al PACTA Salone \nChiude la sezione New classic e la stagione\, un altro momento dedicato alla poesia\, HANK al secolo Henry Charles Bukowski dal 4 al 12 giugno\, una produzione PACTA . dei Teatri in prima assoluta con Riccardo Magherini\, Nicola Maria Lanni e Lele Palimento: un omaggio a un poeta del novecento che ha reso la poesia e la prosa quasi indistinguibili. \nHank per gli amici\, Charles Bukowski per la storia. \nHank è come guardare dal finestrino del treno che viaggia\, pigro\, tra l’umanità. Si vedono uomini e donne attraverso lo sguardo crudele e disincantato di un bambino. Si viene trasportati da quell’umorismo schietto e irriverente\, che ci spinge a specchiarci e a ridere di noi stessi. Hank è un incontro tra la parola e la musica. Hank è un po’ un reading\, come spesso faceva lui stesso\, un po’ è un singing\, un po’ è anche storytelling. \n«HANK – racconta Riccardo Magherini\, attore e regista – vuole essere un tributo a un poeta del novecento che ha reso la poesia e la prosa quasi indistinguibili – si può scrivere poesia come si scrive una lettera e una poesia e può perfino essere divertente\, aveva detto – due facce di una stessa moneta. HANK è un viaggio tra le righe di quegli innumerevoli versi\, racconti\, romanzi. Un ginepraio dove ci si perde: ha scritto così tanto che\, dopo la sua dipartita\, hanno continuato ad apparire inediti\, per un bel pezzo\, venuti fuori da scatoloni rimasti in un angolo. Non si trattava di scarti\, anzi\, spediva troppo e gli editori che non avevano spazio sufficiente per pubblicare tutto – men che meno conservare scatole e scatole – rispedivano indietro. HANK è un incontro tra la parola e la musica: molto di quello che ha scritto\, sembra quasi portare con sé ritmi\, sonorità\, colori inconfondibili. Ascoltando bene\, viene quasi naturale inventare una canzone\, comporre un pezzo. Charles Bukowski è una mia\, una nostra\, vecchia frequentazione. Mia\, di Nicola Maria Lanni e di Lele Palimento\, che sono tornati a farsi ispirare e a comporre e a suonare e cantare\, in scena\, con me». \nPACTA Salone \nDal 4 al 12 giugno\nprima assoluta \nHANK\nal secolo Henry Charles Bukowski\ncon Riccardo Magherini\, Nicola Maria Lanni e Lele Palimento\nregia Riccardo Magherini\ntraduzione Simona Viciani\nmusiche originali eseguite dal vivo Lele Palimento\, Nicola Maria Lanni\nassistenti alla regia Bianca Tortato e Stefano Tirantello\ncostumi e spazio scenico Nello Rickibilli\nluci Manfredi Michelazzi (AILD)\nfoto Alle Bonicalzi\nproduzione PACTA . dei Teatri \nInvito a teatro\nDurata 75’ \nIl 31 maggio presso l’Après-coup alle ore 21.30 lo spettacolo avrà una ouverture: UNA NOTTE CON HANK. \nI suoi amici\, in attesa di andare in scena al PACTA Salone si ritroveranno insieme alla traduttrice ufficiale dell’opera dello scrittore in Italia\, Simona Viciani\, per condividere con il pubblico una serata emozionante\, vera\, fatta di ricordi intimi\, inediti\, lettere\, poesie\, musica\, per celebrare e ricordare una delle voci più importanti della poesia e della scrittura del ‘900…e un amico. \nE\, dalle 18.00 alle 20.00\, nella libreria accanto\, La Scatola Lilla di Cristina di Canio\, saranno a disposizione le ultime pubblicazioni di Bukowski: sconti per cui acquisterà uno o più libri e si godrà un aperitivo o la cena prima dello spettacolo. \nAprès-coup | via Privata della Braida 5 | Milano\nIl 31 maggio 2024 – h. 21.30 \nOUVERTURE \nUNA NOTTE CON HANK\na cura di e con Simona Viciani e Riccardo Magherini\nmusica dal vivo di Nico Lanni e Lele Palimento\nintroduce la serata Maria Eugenia d’Aquino \nINFORMAZIONI GENERALI \n\nPer HANK al secolo Henry Charles Bukowski\n\nDal 4 al 12 giugno al PACTA Salone \nDove si trova il teatro: PACTA SALONE via Ulisse Dini 7\, 20142 Milano\nMM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa\, tram 3 e 15\, autobus 65\, 79 e 230 \nPer informazioni: www.pacta.org – tel. 0236503740 – ma biglietteria@pacta.org – promozione@pacta.org – ufficioscuole@pacta.org \nOrari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45 | domenica ore 17.30 – lunedì riposo – VERIFICARE SUL SITO GLI ORARI \nOrari biglietteria: via Ulisse Dini 7\, 20142 Milano\ndal lun al ven dalle ore 16.00 alle ore 19.00 | nei giorni di programmazione\, 1h prima dell’inizio dello spettacolo \nAcquisto biglietti: www.pacta.org e Circuito Vivaticket (online\, telefonicamente e nelle prevendite fisiche) 25% di sconto per chi acquista online\nPrezzi biglietti: Intero €24 | Rid. Convenzioni\, CRAL e gruppi (min. 10 persone) €16 | Under 25/over 60 €12 | gruppi scuola €9\nCONVENZIONE con E-VAI car sharing per favorire la mobilità sostenibile 50% di sconto sul biglietto intero di ingresso a tutti gli utenti E-VAI car sharing che utilizzeranno le auto del gruppo per raggiungere il teatro. \n\nPer UNA NOTTE CON HANK\, \nIl 31 maggio 2024 – h. 21.30\nall’Après-coup | via Privata della Braida 5 | Milano\nINGRESSO LIBERO con consumazione obbligatoria fino a esaurimento posti.\nINFO e prenotazioni: proscenio@apres-coup.it | 02 38243105
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/hank-al-secolo-henry-charles-bukowski/
CATEGORIES:Musica,Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240523T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240609T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240522T154030Z
LAST-MODIFIED:20240522T200453Z
UID:10000022-1716494400-1717950600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:CRISI DI NERVI - Tre atti unici di Anton Čechov
DESCRIPTION:Foto di scena: Crisi di nervi – Regia di Peter Stein – Il cast © Tommaso Le Pera\n23 maggio | 9 giugno  \nCRISI DI NERVI. TRE ATTI UNICI DI ANTON ČECHOV \nPETER STEIN \nPrima milanese \nProduzione Tieffe Teatro Milano e Teatro Biondo Palermo\nRegia Peter Stein\nAdattamento di Peter Stein e Carlo Bellamio \nL’orso con Maddalena Crippa\, Alessandro Sampaoli\, Sergio Basile\nI danni del tabacco con Gianluigi Fogacci\nLa domanda di matrimonio con Alessandro Averone\, Sergio Basile\, Emilia Scatigno \nAssistente alla regia Carlo Bellamio\nScene Ferdinand Woegerbauer\nCostumi Anna Maria Heinreich\nLuci Andrea Violato \nDurata 90 minuti  \nDopo il successo de IL COMPLEANNO di Harold Pinter nella passata stagione\, il grande regista tedesco Peter Stein dirige una straordinaria compagnia mettendo in scena CRISI DI NERVI. Tre atti unici di Anton Čechov\, che ha debuttato in Prima Nazionale lo scorso 10 maggio al Teatro Biondo di Palermo e sarà in scena al Menotti dal 23 maggio al 9 giugno.\nStein ritorna ad uno dei suoi autori di riferimento creando una non consueta modalità produttiva artistica attorno ad un gruppo di attori e collaboratori\, per una continuità creativa collettiva di notevole spessore. Stein ha scelto L’ORSO\, I DANNI DEL TABACCO\, LA DOMANDA DI MATRIMONIO e per l’interpretazione MADDALENA CRIPPA\, ALESSANDRO AVERONE\, GIANLUIGI FOGACCI\, ALESSANDRO SAMPAOLI\, EMILIA SCATIGNO e SERGIO BASILE che si alterneranno nelle varie pièce\, che lo stesso Čechov non ancora trentenne definiva “scherzi scenici”: sono i drammi più piccoli del mondo… in generale\, è molto meglio scrivere cose piccole che grandi: poche pretese e successo assicurato. Cos’altro? In realtà gli atti unici del grande autore russo sono stati rappresentati in tutto il mondo. Scritti tra il 1884 e il 1891 e ispirati alla commedia francese e al genere del vaudeville\, molto alla moda in Francia ai tempi di Čechov\, sono stati fonte di ispirazione e di studio per gli attori e gli scrittori di teatro e divertimento per intere generazioni di spettatori di tutte le lingue. \nNote di Regia\nDopo l’insuccesso delle sue prime due opere\, il giovane Čechov giurò di non scrivere mai più per il teatro drammatico e decise di dedicarsi esclusivamente ai vaudeville. Questa circostanza ci ha regalato una serie di atti unici\, pieni di sarcasmo\, di comicità paradossale\, di stravagante assurdità e di folle crudeltà\, e che a loro volta sono diventati il terreno fertile per l’esperienza e la preparazione delle grandi opere della maturità dell’autore.\nNelle tre opere esemplari che presentiamo\, i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi\, si ammalano\, sono preda di attacchi isterici o litigano in continuazione fra loro.\nNe L’Orso il protagonista quasi muore dalla rabbia\, per un debito che non gli viene rimborsato da parte di una donna\, che lui arriva a sfidare a duello\, per finire in ginocchio a chiederle di diventare sua moglie.\nNe I Danni del Tabacco un presunto oratore deve tenere una conferenza sugli effetti negativi del tabacco\, ma\, tra starnuti e attacchi d’asma\, confessa in realtà di voler mettere fine alla vita disastrosa che conduce come marito della propria moglie.\nNe La Domanda di Matrimonio il futuro sposo\, per timidezza e altre difficoltà fisiche\, non riesce a porre alla futura sposa la fatidica domanda\, e anzi si mette a litigare con lei\, che a sua volta gli ribatte a muso duro ed è preda di un attacco isterico quando lui cade svenuto per ipocondria.\nL’estrema comicità\, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore\, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato. Comunque si tratta pur sempre di opere di Čechov. Sono questi i presupposti su cui gli attori hanno dovuto lavorare. Speriamo di averlo fatto con successo.\nPeter Stein \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/crisi-di-nervi-tre-atti-unici-di-anton-cechov/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240514T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240519T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240514T105024Z
LAST-MODIFIED:20240514T105024Z
UID:10000021-1715716800-1716136200@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:IL TEMPO ATTORNO di Giuliano Scarpinato
DESCRIPTION:Foto di scena: Il tempo attorno© 2023 Rosellina Garbo\nPrima Milanese \nProduzione Teatro Biondo di Palermo\nIdeazione\, regia e drammaturgia Giuliano Scarpinato\nSupervisione del testo Lucia Calamaro\nCon Roberta Caronia (Paola Randazzo\, magistrato)\, Giandomenico Cupaiuolo (Michele Vetrano\, magistrato)\, Emanuele Del Castillo (il figlio Benedetto)\, Alessio Barone (Liborio Mansueto\, agente della scorta)\, Gaetano Migliaccio (Diego De Piccolo\, agente della scorta)\nScene Diana Ciufo\nCostumi Dora Argento\nSuono e luci Giacomo Agnifili\nAssistente alla regia Adele di Bella\nDirettore di scena Sergio Beghi \ndurata 1 ora e 20 minuti \n Il Tempo Attorno\, spettacolo scritto da Giuliano Scarpinato che si incentra sulla lotta alla mafia raccontata dal figlio di due magistrati\, sarà al Menotti in Prima Milanese dal 14 al 19 maggio.\nTroppe volte in quel flusso caotico\, magmatico che chiamiamo vita\, ci accade di dimenticare che al di là del nostro essere individui\, persone dedite al lavoro\, alla realizzazione dei propri desideri\, a passioni e relazioni\, siamo frutto di una Storia\, quella con la S maiuscola\, che ci precede\, ci contiene\, avanza dopo di noi. Il tempo attorno è il racconto di cinque vite che quella Storia non hanno mai potuto ignorarla: ne sono state investite\, travolte\, come da un gigantesco masso che rotoli giù da un monte la cui cima si perde a vista d’occhio. \nNel cono d’ombra che dagli anni 80 della seconda guerra di mafia si allarga fino al processo Andreotti\, si dipana la vicenda familiare di una coppia di magistrati antimafia\, Michele Vetrano e Paola Randazzo\, un figlio\, Benedetto\, costretto a crescere troppo in fretta\, due agenti della scorta\, De Piccolo e Mansueto\, che li affiancano costantemente. Gli accadimenti si succedono a un ritmo innaturale\, come se qualcuno avesse impresso una velocità doppia alla moviola dei giorni: le stragi Falcone e Borsellino\, l’omicidio del piccolo Di Matteo\, il “processo del secolo” a carico dell’uomo più potente d’Italia\, Giulio Andreotti… Tutto questo entra prepotentemente nella casa di Benedetto\, che vede volar via l’amore dei suoi genitori\, l’innocenza dell’infanzia e ogni certezza\, a partire da quella della vita stessa. \nIl tempo attorno\, ispirato al vissuto reale di Giuliano Scarpinato\, dei suoi genitori Roberto Scarpinato e Teresa Principato\, magistrati antimafia\, e degli agenti della scorta che li hanno affiancati per anni\, è un viaggio nella memoria\, uno scandaglio lanciato nelle acque mosse del passato per riportare a galla la perla rara di un senso\, di una ragione che tenga tutto insieme. Accade di chiedersi\, dopo lunghi anni di rabbia\, risentimento e\, certo\, amore\, mescolati insieme: “Ne sarà valsa la pena?” Attraverso il Teatro\, luogo eletto della catarsi\, Giuliano Scarpinato apre al pubblico questa domanda. Perché le ferite di una famiglia e quelle di un paese\, riaperte con grazia e coraggio\, possano diventare occhi vigili sul presente e sul futuro. \n\nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/il-tempo-attorno-di-giuliano-scarpinato/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240507T204500
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240519T153000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240506T140008Z
LAST-MODIFIED:20240506T140008Z
UID:10000020-1715114700-1716132600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare
DESCRIPTION:Foto di scena: Il mercante di Venezia © Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\nTeatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati\npresentano: \nDal 7 al 19 maggio 2024\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 18 maggio ore 15\,30 e 20\,45 \nIL MERCANTE DI VENEZIA\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon FRANCO BRANCIAROLI\nPIERGIORGIO FASOLO\ne  (in ordine di apparizione)\nEmanuele Fortunati\, Riccardo Maranzana\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\,\nGiulio Cancelli\, Valentina Violo\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli\, Veronica Dariol \nregia e adattamento di PAOLO VALERIO\nscene di Marta Crisolini Malatesta\ncostumi di Stefano Nicolao\nluci di Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena\nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nCon i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare – rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 – pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici\, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati\, l’amore\, l’odio\, il valore dell’amicizia e della lealtà\, l’avidità e il ruolo del denaro.\nÈ un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo\, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli\, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock\, figura sfaccettata\, misteriosa\, crudele nella sua sete di vendetta\, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione.\nA lui\, ebreo\, usuraio\, si rivolge Antonio\, ricco mercante veneziano\, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte\, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore.\nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia.\nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. Un mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano.\nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nNota di regia\n“For Sport”\, per sport.\nShylock dice così\, nel momento cruciale del primo atto del “Mercante di Venezia”\, rivolgendosi ad Antonio: “(…) firmatemi il vostro contratto\, con la clausola (è solo per sport) che se non mi rimborsate nel tale giorno e nel tale luogo la tale somma\, la penale sarà stabilita in una libbra precisa della vostra bianca carne (…)”\nQuindi è un gioco\, uno scherzo\, una bagatella…\nTutta questa storia di una libbra di carne è solo il divertimento di un ricco ebreo che vuole farsi beffa di un mercante tanto arrogante quanto malinconico.\n«Bisognerebbe essere ciechi\, sordi e ottusi – scrive il grande critico letterario Harold Bloom – per non accorgersi che la grandiosa ed equivoca commedia shakespeariana “Il mercante di Venezia” è un’opera profondamente antisemita». Uno scherzo…\nDietro a questo “sport”\, a questa ignobile beffa\, c’è una storia di vendetta\, di denaro\, di tradimenti\, di emarginazione. E carne e sangue: Shylock ne è ossessionato.\nC’è sempre qualcosa di potentemente fisico a caratterizzare la figura di Shylock: un forte rapporto con la materia\, con il corpo\, con ciò che è divorabile… “sazierò l’antico rancore” è una delle prime asserzioni dell’ebreo. Un verbo non scelto a caso\, in una battuta che pone subito in luce il tema fondante della vendetta contro una società che esclude chi le è estraneo.\n«Sono infatti odio e spirito di vendetta – per gli sputi subiti\, per gli insulti di Antonio che lo paragona a un cane rabbioso\, per il suo opporsi all’usura – a suggerire a Shylock la crudele obbligazione per il prestito al mercante\, la famosa libbra di carne: “Lui odia il nostro sacro popolo e inveisce contro di noi e io odio lui perché è un cristiano” dice infatti l’ebreo\, dichiarando chiaramente lo scenario di un’aperta lotta fra religioni\, fra culture.\nDi contro\, ogni battuta di Antonio adduce ad una vocazione al martirio. Nell’iconografia dello spettacolo abbiamo accolto quest’ispirazione ed Antonio durante il processo appare in effetti “crocifisso”\, a petto nudo e braccia aperte\, in attesa della lama di Shylock.\nAppena l’intervento del giovane avvocato salva la vita di Antonio e condanna Shylock\, il mercante però rovescia la violenza dell’ebreo in una violenza altrettanto brutale chiedendo per lui la forzata conversione al cristianesimo. Da una parte\, allora\, c’è il cruento cannibalismo di Shylock\, e dall’altra\, apparentemente\, un martire cristiano: però questo cristiano\, appena scende dalla sua croce\, come prima azione obbliga l’ebreo alla conversione\, imponendogli di fatto il corpo di Cristo.\nNulla obbliga Antonio a questa scelta: è la sua volontà\, la sua richiesta al Doge\, una richiesta di terribile violenza.\nMa nell’immaginario degli spettatori è la “libbra di carne” a rimanere impressa\, e scivola via invece l’inumana scelta del mercante\, fino ad allora tratteggiato come un uomo libero\, più o meno illuminato\, generoso… E che invece rivela un lato vendicativo\, un atteggiamento impositivo che rimanda piuttosto all’oscurantismo dell’inquisizione.\nShylock\, davanti ad un simile atto\, avrebbe potuto a propria volta immolarsi\, dire “no\, uccidetemi”. Invece per sopravvivere dice “accetto”: questa è la sua vera sconfitta. Rimane un escluso\, un violento e diviene un perdente\, privato non solo della sua orribile obbligazione\, e del denaro\, ma soprattutto della sua dignità.\nShakespeare lo lascia così: lo fa uscire di scena “sottovoce” nel quarto atto\, dedicando il quinto alla dimensione dell’incanto e del divertimento di Belmonte\, alla celebrazione di un universo femminile\, luminoso\, intuitivo e salvifico\, come spesso è nella sua drammaturgia.\nMa la figura dell’ebreo e la sua dialettica con il mercante\, sono così centrali\, così potenti e universali\, che abbiamo scelto di evidenziarlo\, aprendo e chiudendo il nostro spettacolo con un’apparizione di Shylock\, che nell’ultima scena vive davanti ai nostri occhi la brutalità di una conversione imposta. \nInterpreti e personaggi: \nFranco Branciaroli      –           Shylock \nPiergiorgio Fasolo       –           Antonio \nRiccardo Maranzana –           Salerio / Doge \nEmanuele Fortunati    –           Solanio / Principe di Marocco \nStefano Scandaletti    –           Bassanio \nLorenzo Guadalupi     –           Lorenzo \nGiulio Cancelli            –           Graziano / Principe di Aragona \nValentina Violo           –           Porzia \nMersila Sokoli             –           Nerissa \nMauro Malinverno     –           Lancillotto / Tubal \nVeronica Dariol           –           Jessica \nBIGLIETTI\nPrestige € 36\,50 – Poltronissima € 33\,00 – Poltrona € 25\,00 – Poltronissima under 26 anni € 16\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=957218\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/il-mercante-di-venezia-di-william-shakespeare/
LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240503T193000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240505T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240426T111323Z
LAST-MODIFIED:20240426T111323Z
UID:10000019-1714764600-1714926600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:4:48 PSYCHOSIS  di Sarah Kane
DESCRIPTION:Foto di scena: 4:48 Psychosis – Elena Arvigo © Pino Le Pera\nDal 3 al 5 maggio 2024 \ntraduzione Barbara Nativi\nregia Valentina Calvani\ncon Elena Arvigo\nscene\, costumi e luci Valentina Calvani e Elena Arvigo\nmusiche originali Susanna Stivali\nfoto Pino Le Pera \nproduzione Teatro Out Off e Compagnia Elena Arvigo \n«Io credo che la gente possa cambiare\, credo che sia possibile per noi\, come specie\, cambiare il nostro futuro. Ed è per questo che scrivo quello che scrivo».\n«Mi diceva che il suo scrivere feroce aveva lo scopo di denunciare al mondo quanta ferocia c’è nel mondo».\n(estratti intervista a Sarah Kane di Rodolfo di Giammarco) \nRecensione di Claudio Elli del 4 luglio 2014 \nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano\nuffici via Principe Eugenio 22\ntelefono  02 34532140\ninfo@teatrooutoff.it – www.teatrooutoff.it \n \nA venticinque anni dalla scomparsa di Sarah Kane\, la discussa drammaturga britannica\, figura determinante del cosiddetto in-yer-face theatre\, il Teatro Out Off\, per celebrare il valore della sua opera nel teatro non solo europeo\, propone al pubblico milanese lo spettacolo 4:48 Psychosis.\nTre saranno le repliche per lo spettacolo più rappresentativo della poetica dissacrante di Sarah Kane. In scena dal 3 al 5 maggio 2024\, 4:48 Psychosis è l’ultimo testo scritto dall’autrice e tradotto da Barbara Nativi\, Premio Ubu 2002 proprio per traduzione e messa in scena di Sarah Kane.\nDiretto da Valentina Calvani\, 4:48 Psychosis\, spettacolo che ha ottenuto numerosi e straordinari consensi dalla critica\, è una partitura lirica\, una sinfonia sull’amore e sull’assenza di amore attraversato in versione integrale da Elena Arvigo che dà voce e corpo ad uno dei testi più controversi\, assoluti e intimi del teatro contemporaneo mondiale. \n4:48 Psychosis non aderisce alla forma teatrale convenzionale. La parola della Kane\, autrice rivoluzionaria è flusso di pensiero: 24 quadri in cui non ci sono indicazioni per la messa in scena né temporali né psicologiche. 4:48 Psychosis descrive il luogo senza confini\, senza le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione. 4:48 Psychosis racconta la fragilità dell’amore\, la ribellione dall’ordine costituito\, la tenacia di fronte all’irrinunciabilità della speranza sentimentale. 4:48 Psychosis non è dunque l’ultima lettera di un suicida ma una preghiera\, una richiesta di ascolto e di amore. 4:48 Psychosis perché viviamo in una società sorda\, anestetizzata in cui non c’è spazio per emozioni così estreme\, forti\, devastanti. Una società che si ostina a “voler curare”\, invece che “prendersi cura”. C’è bisogno di un teatro che risvegli “nervi e cuori” e 4:48 Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio\, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita. Questa lettura di 4.48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso\, un inno alla vita\, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole riscoprendo così il senso vitale che abita ogni stato di dolore.\nLo spettacolo è stato scelto nel 2019 come unica rappresentazione teatrale all’interno della rassegna “I’m much fucking angrier than you think. Il teatro di Sarah Kane vent’anni dopo” convegno organizzato dal Teatro Mercadante di Napoli in collaborazione con L’Università L’Orientale e curata dal prof Roberto Davascio. \nINFORMAZIONI E PRENOTAZIONI \nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano \nOrari spettacoli:\nvenerdì\, sabato ore 19.30\ndomenica ore 16.00 \nTel. 0234532140 / biglietteriaoutoff@gmail.com\nlunedì › venerdì ore 10.00 › 16.00 \nRITIRO BIGLIETTI\nUffici\nvia Principe Eugenio\, 22\nlunedì – venerdì  ore 11.00 › 13.00\nBotteghino\nvia Mac Mahon\, 16\nmartedì – domenica 1 ora prima dello spettacolo \nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78 \nPREZZO\nIntero: 20 euro\nUnder26: 14 euro\nOver65: 10 euro \nABBONAMENTI\nOutCard\n50€   4 ingressi a scelta per uno o più spettatori\nJ&S Card – Junior (under26) & Senior (over65)\n45 €   6 spettacoli \nPassepartout Promozione riservata ai residenti del Municipio 8; acquistando la tessera a 10 Euro ingresso a 6 Euro per tutti gli spettacoli in programma.
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/448-psychosis-di-sarah-kane/
LOCATION:Teatro Out Off\, Via Mac Mahon 16\, Milano\, 20155\, Italia
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="Teatro Out Off":MAILTO:info@teatrooutoff.it
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240416T210000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240421T170000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240416T105148Z
LAST-MODIFIED:20240416T105245Z
UID:10000018-1713301200-1713718800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse
DESCRIPTION:Foto Compagnia: La ragazza sul divano – Da sinistra Michele Di Mauro\, Giulia Chiaramonte\, Isabella Ferrari\, Giordana Faggiano\, Valerio Binasco\, Fabrizio Co © Teatro Stabile di Torino\nDal 16 al 21 aprile dal martedì al venerdì h 21\, sabato h 19\, domenica h 17\ntraduzione Graziella Perin\nregia Valerio Binasco\ncon Pamela Villoresi\, Valerio Binasco\, Michele Di Mauro\, Giordana Faggiano\, Fabrizio Contri\, Giulia Chiaramonte e con Isabella Ferrari \nPERSONAGGI E INTERPRETI \nDONNA – Pamela Villoresi\nRAGAZZA – Giordana Faggiano\nL’UOMO – Valerio Binasco\nMADRE – Isabella Ferrari\nSORELLA – Giulia Chiaramonte\nLO ZIO – Michele Di Mauro\nIL PADRE – Fabrizio Contri \nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Alessio Rosati\nsuono Filippo Conti\nvideo Simone Rosset\nassistente regia Eleonora Bentivoglio\nassistente scene Eleonora De Leo\nassistente costumi Rosa Mariotti\nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Teatro Biondo Palermo  \nIn accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Colombine Teaterförlag\nDebutto in prima nazionale: Torino\, Teatro Carignano – 5 marzo 2024 (repliche fino al 24 marzo). \nDurata: 90 minuti \nGuarda il trailer  \nValerio Binasco è riconosciuto come il principale interprete italiano di Jon Fosse\, da sempre affascinato dalla poesia introspettiva che attraversa ogni suo testo e dalla relazione quasi proustiana che le opere del maestro norvegese tracciano tra passato e presente. Questa storia ha il suo fulcro narrativo in una donna di mezza età\, intenta a dipingere il ritratto di una ragazza seduta su un divano. Combatte contro i dubbi sulle proprie capacità artistiche e l’immagine ricorrente di quella ragazza seduta che la perseguita. Quella ragazza non è altro che il ritratto di lei stessa da giovane\, turbata da mille incertezze. Binasco\, affiancato da un cast di grandi interpreti\, affronta il modo in cui le ferite affettive non si rimarginano mai del tutto. \nNote su La ragazza sul divano di Valerio Binasco\nLa scelta di allestire un’opera – come scrissi tempo fa a proposito della commedia Sonno di Jon Fosse\, e in cui mi ritrovo ancora adesso – a volte nasce da minimi segni\, come certe pietre sul sentiero danno l’indicazione di un percorso; altre volte è il titolo stesso un indizio ermetico di qualcosa che stiamo cercando\, perché si cristallizza in un’immagine che si trasforma in un personaggio: allora ti vien voglia di continuare a guardarlo\, vuoi vedere cosa fa e finisci col trovarti al suo fianco\, nel suo mondo. Altre volte\, addirittura\, un personaggio ci appare come un volto visto in sogno: al risveglio non si è sicuri di chi sia davvero\, ma si sente di amarlo\, chiunque sia.\nAmo la percezione fuori fuoco della realtà che trovo nei testi di Fosse. Ogni volta ho la sensazione di trovarmi dinnanzi a un grande affresco sull’umanità\, ne percepisco fortemente il senso ma non riesco a metterlo a fuoco. È come se venissi costretto a guardare solo la luce o l’ombra che c’è tra una cosa e un’altra\, tra una persona e un’altra. Fosse è un autore che istiga in modo irresistibile il mio bisogno di fare teatro con delicatezza\, da ritrattista\, un teatro da innamorato dei volti delle persone\, dei loro occhi\, del loro silenzioso e spesso inutile fluire attraverso la vita.\nIl tema principale de La ragazza sul divano è l’abbandono. In molte opere di Fosse torna\, come un sogno ricorrente\, una donna che aspetta il ritorno di un uomo che è partito per mare e non è più tornato. In questa pièce i quadri che la Donna dipinge sono il punto di vista di chi guarda una nave partire e svanire verso un orizzonte ostile\, simbolo di una minaccia che non riguarda solo il mare\, ovviamente. Ma si può anche cercare in quel dipinto la simbologia di una nave che si lascia alle spalle la tempesta. Il dipinto simboleggia il Padre che se ne va verso la sua idea di vita (il mare); la figlia\, rimasta sola\, reclusa nella vita d’appartamento\, è percossa dal mare di un’acerba femminilità\, così come da quella tempestosa della madre e da quella autodistruttiva della sorella. Il dipinto è incompiuto\, come è giusto restare – incompiuti – se si vuole parlare dell’attesa: chi aspetta resta sospeso\, come sospesa è la sofferenza purgatoriale dell’eterna attesa di un padre che non ritorna mai.\nLe ragioni che mi spingono a insistere con un autore come Jon Fosse sono misteriose anche per me. Il suo stile ossessivo e minimale mi seduce\, punto e basta. Credo che la sua qualità principale sia il suo ritmo. Questo ritmo\, nonostante appaia lento o addirittura inerte\, in realtà non è mai “in battere”\, ma al contrario possiede un andamento ossessivamente “in levare”\, anche e soprattutto quando l’azione sembra procedere con esasperata lentezza. È un ritmo poetico\, lieve: non so gli altri\, ma io sorrido sempre mentre leggo le sue tristissime storie. Non penso che Fosse stia parodiando il suo tema o che ammicchi ironicamente tra le righe. Il suo ritmo è splendidamente scenico\, e ciò che è scenico è sempre festoso\, pieno di humor. C’è sempre un profondo senso dello humor nel procedere “in levare”. Nel caso di Fosse è il sense of humour del jazz. Ecco perché\, sebbene i suoi temi siano per lo più molto tristi\, e spesso anche tragici\, la tragedia e la tristezza non sono in primo piano. In primo piano c’è qualcos’altro\, e cioè principalmente le atmosfere sospese\, e l’umoristico aplomb serio\, quasi duro\, inespressivo\, di personaggi e interpreti.\nCredo che Fosse sia l’unico autore che ha questo ritmo interno. E io\, che nel fare il regista mi occupo quasi solo di questioni legate alla recitazione\, non potevo che restare incantato da questa metrica recitativa. Altra considerazione importante: una musica come questa vuole essere suonata da grandi interpreti. Ecco perché ho voluto con me questi attori. \nValerio Binasco\, Direttore artistico del Teatro Stabile di Torino dal 2018\, è considerato tra i più autorevoli esponenti della scena teatrale italiana\, come testimoniano anche i numerosi premi ricevuti (cinque premi Ubu\, due premi dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro\, due premi Le Maschere del Teatro Italiano\, un premio ETI Gli Olimpici del Teatro\, un premio Linea d’ombra e un premio Flaiano). Nel corso della sua carriera\, dedicata soprattutto alla prosa\, ma anche al cinema e all’opera\, ha saputo coniugare ricerca e rigore estetico con uno stile registico sempre capace di entrare in relazione con il pubblico: si è distinto\, infatti\, sia per la rilettura innovativa e originale dei grandi titoli del repertorio\, sia per l’attenzione alla drammaturgia contemporanea (di riferimento sono le sue regie di testi di Fosse\, Pinter\, Ginzburg\, McDonagh\, Paravidino\, McPherson)\, sia per la formazione dei giovani talenti\, oggi focalizzata nella direzione della Scuola per Attori dello Stabile di Torino. Tra le sue regie per il Teatro Stabile di Torino figurano: Don Giovanni\, Amleto\, Arlecchino servitore di due padroni\, Rumori fuori scena\, Il piacere dell’onestà\, Le sedie\, Sogno di una notte di mezza estate\, Ifigenia e Oreste\, Dulan la sposa\, Sei personaggi in cerca d’autore. \nInfo e prenotazioni solamente tramite CARD LIBERA E CARD LOVE o tramite abbonamenti e card acquistati in precedenza\no tramite VIVICINEMAETEATRO  promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Via G. Carini 32 di Roma c/c 3842 abi 03069 cab 05078 Iban IT89V0306905078100000003842 oppure acquista on line \nSTAGIONE TEATRALE 2023 – 2024 del TEATRO VASCELLO \nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persone – 4 ingressi) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO:\n06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it\nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nCap 00152 Monteverde Roma \nCome raggiungere il teatro\nCon mezzi privati: parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma \nCon mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/la-ragazza-sul-divano-di-jon-fosse/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, 00152\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240416T193000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240421T160000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240415T131553Z
LAST-MODIFIED:20240415T131553Z
UID:10000017-1713295800-1713715200@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:ZIO VANJA di Anton Čechov
DESCRIPTION:Foto di scena: Zio Vanja – Massimiliano Speziani\, Mario Pirrello © Gianluca Pantaleo\nTeatro Strehler\ndal 16 al 21 aprile\nregia di Leonardo Lidi \nProgetto Čechov – seconda tappa \nDal 16 al 19 aprile arriva\, al Teatro Strehler\, Zio Vanja di Anton Čechov\, con la regia di Leonardo Lidi\, una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria\, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Festival dei Due Mondi di Spoleto. Dopo Il gabbiano\, in scena nella scorsa stagione sul palcoscenico del Teatro Strehler\, il regista prosegue la sua ricerca sul teatro di Čechov\, confrontandosi con un altro grande classico firmato dal maestro russo \nLa placida esistenza di Vanja nella sua tenuta di campagna è interrotta dall’arrivo del professor Serebrijakov\, che\, accompagnato della giovane moglie Elena\, altera ogni equilibrio. Leonardo Lidi sceglie Zio Vanja come seconda tappa del suo Progetto Čechov: una commedia domestica costruita sull’impotenza e sull’inerzia\, che racconta le vicende di una famiglia sconfitta dai propri vuoti\, tra occasioni mancate\, rinunce e rimpianti. I protagonisti del dramma\, ospiti di una grande dacia in decadenza\, sono bloccati nell’immobilismo della provincia russa e\, scontenti\, sopravvivono a sé stessi\, crogiolandosi nella noia e nel tormento per i propri fallimenti. Chi se ne va è appesantito da un bagaglio di frustrazioni e incomprensioni\, mentre chi rimane affonda in una routine grigia e senza prospettiva. Eppure\, la stasi dei personaggi è solo apparentemente sterile; in realtà funziona come un potente specchio che rimanda con forza l’immagine delle nostre debolezze e inconcludenze. E su tutto domina l’adagio finale di Sonja: “Dobbiamo continuare a vivere. Vivremo una lunga\, lunga serie di giorni\, di interminabili sere\, sopporteremo pazientemente le prove che ci toccheranno”. \nScrive il regista: «C’eravamo tanto amati. C’è stato un tempo dove questa strana famiglia non era poi così strana. I ruoli erano ben distribuiti\, con credibilità e senza eccessi\, e ogni personaggio poteva considerarsi utile allo spettacolo del quotidiano. Ognuno al proprio posto\, con ordine e naturalezza. Chi indossava il costume dell’intellettuale\, ad esempio\, era da considerarsi metafora di speranza futura ed era opportuno riservare ad esso amore e gratitudine come ad un eroico e fascinoso cavaliere. Era lecito che una bella e gentile ragazza si invaghisse del proprio professore ed era altrettanto plausibile che la famiglia della giovine tutelasse il sapiente uomo come un animale in via d’estinzione. E così Vera si sposa con Aleksandr\, lo porta a Casa e la storia comincia. Gli abitanti del pianeta Čechov si animano\, trovano una dimensione adeguata alla propria formazione\, tutti remano nella medesima direzione e la possibilità di una Russia efficace e vincente smette di essere un miraggio e si tramuta in un concreto e reale domani. In una dimensione dove l’uomo è artefice del proprio destino la felicità potrebbe trovare il giusto spazio. Ma Vera muore e tutto cambia. La speranza si spegne e chi prova a ricominciare suona ridicolo nel suo tentare. Il cuore si tinge di nero e questa possibile colorata commedia diventa una dissacrante e continuata risata isterica ad un funerale. L’idea di un paese guidato dai suoi pensatori è sepolta e noi non possiamo che fare i conti partendo da questo inesorabile dato di fatto. Questa casa è culturalmente morta\, amici miei. È governata da ignoranti e da sterili ideologie. Ce lo ricorda lo Zio\, quel buffone vestito male che palpa con gli occhi le nostre fidanzatine e aspetta le riunioni di famiglia per alzare il gomito e sbatterci in faccia la nostra condizione perennemente umiliante. Inutile lavorare\, inutile impegnarsi\, inutile studiare. Dice\, lo Zio. Meglio aspettare un reddito senza sudare\, meglio lamentarsi di chi ha distrutto il talento. La seconda tappa del Progetto Čechov abbandona il gioco e si imbruttisce col tempo. Spazza via i contadini che citano Dante a memoria per consentire un abuso edilizio ambizioso e muscolare. C’era un grande prato verde dove nascono speranze e noi ci abbiamo costruito una casa asfissiante con troppe inutili stanze ad occupare ogni spazio vitale. Avevamo sfumature e ora c’è un chirurgico bianco e nero che strizza l’occhio allo spettatore intelligente. Avevamo donne e uomini che cercavano la vita attraverso l’amore ma abbiamo preferito prenderne le distanze. Quando? Quando è diventato “troppo poco” parlare d’amore? Come se poi ci fosse qualcos’altro di interessante. Se nel Gabbiano sprecavamo carta e tempo nel ragionare sulla forma più corretta con il quale passare emozioni al pubblico\, divisi tra realismo e simbolismo\, tra poesia e prosa\, tra registi\, scrittori e attrici\, e ci bastava una panchina per tormentarci dei dolori del cuore (Quanto amore\, lago incantatore!) in Zio Vanja l’arte è relegata a concetto museale\, roba da opuscoli aristocratici\, uno sterile intellettualismo che non pensa più al suo popolo\, che annoia la passione e permette agli incapaci di vivere di teatro. E allora che questa strana famiglia cantata da Čechov abbia la faccia di Gaber. La sua maschera irriverente. O meglio ancora di Freak Antoni. Che sia stonata e sgrammaticata. Sconfitta dai propri fantasmi. Ripugnante e fastidiosa. Con l’alito cattivo. Più alta del crocchiare di una gallina ad un comizio\, più profonda del raglio di un asino messo a pilotare un aereo che si sta per schiantare. Che prenda in giro chi si nasconde dietro ai progetti perché spaventato e che faccia tanti e tanti e sentitissimi applausi a chi crede che Zio Vanja sia un testo attuale perché parla di alberi. Avete costruito un focolare tanto stupido che preferisco congelare al sincero freddo della mia solitudine\, lasciatemi fuori\, escluso come il cane di Rino Gaetano! Prendetevi le ghiande e lasciatemi le ali. In questa cosa/casa non ci voglio neanche entrare – ma siate pazienti\, l’anno prossimo la vendiamo per davvero! “Non è nulla bambina mia\, le oche starnazzano per un po’ e poi si calmano… Starnazzano per un po’ e poi si calmano”». \nPiccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)\, dal 16 al 21 aprile 2024\nZio Vanja \nProgetto Čechov\, seconda tappa\ndi Anton Čechov\nregia Leonardo Lidi\ntraduzione Fausto Malcovati \ncon Giordano Agrusta\, Maurizio Cardillo\, Ilaria Falini\, Angela Malfitano\, Francesca Mazza\, Mario Pirrello\, Tino Rossi\, Massimiliano Speziani\, Giuliana Vigogna\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsuono Franco Visioli\nassistente alla regia Alba Porto \nproduzione Teatro Stabile dell’Umbria\nin coproduzione con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e con Spoleto Festival dei Due Mondi \nOrari:\nmartedì\, giovedì e sabato\, ore 19.30;\nmercoledì e venerdì\, ore 20.30;\ndomenica\, ore 16. \nDurata: 105’ senza intervallo \nPrezzi:\nplatea 33 euro\, balconata 26 euro\nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/zio-vanja-di-anton-cechov/
LOCATION:Piccolo Teatro Strehler\, Largo Greppi\, Milano\, 20121
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240409T193000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240428T160000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240404T130422Z
LAST-MODIFIED:20240404T131631Z
UID:10000016-1712691000-1714320000@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:LA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello
DESCRIPTION:Foto di scena: La vita che ti diedi © Luigi De Palma\nTEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE\nStagione Teatrale 2023/2024 \n DEBUTTA IN PRIMA NAZIONALE “LA VITA CHE TI DIEDI” DI LUIGI PIRANDELLO \nNUOVA PRODUZIONE DELLO STABILE DI TORINO\nPER LA REGIA DI STÉPHANE BRAUNSCHWEIG \nTeatro Carignano\, dal 9 al 28 aprile 2024  \nLA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello\nregia e scene Stéphane Braunschweig\ncon Daria Deflorian\, Federica Fracassi\, Cecilia Bertozzi\, Fulvio Pepe\, Enrica Origo\, Caterina Tieghi\, Fabrizio Costella\ncostumi e collaborazione alle scene Lisetta Buccellato \nluci Marion Hewlett\nsuono Filippo Conti\nassistente regia Giulia Odetto \nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Emilia Romagna Teatro ER T / Teatro Nazionale \nPERSONAGGI E INTERPRETI:  \nIn ordine di apparizione\nDonna Fiorina – Federica Fracassi\nDon Giorgio – Fulvio Pepe\nElisabetta – Enrica Origo\nDonn’Anna Luna – Daria Deflorian\nGiovanni\, il giardiniere – Fulvio Pepe\nLida – Caterina Tieghi\nFlavio – Fabrizio Costella\nLucia Maubel – Cecilia Bertozzi\nFrancesca Noretti – Federica Fracassi \nStéphane Braunschweig\, tra i principali registi della scena teatrale contemporanea e direttore artistico dell’Odéon – Théâtre de l’Europe di Parigi\, approfondisce il legame con la scrittura di Luigi Pirandello: dopo i successi internazionali di Sei personaggi in cerca d’autore\, I giganti della montagna\, Vestire gli ignudi e Come tu mi vuoi (gli ultimi due presentati nel cartellone del TST nel 2007 e nel 2022) dirige per il Teatro Stabile di Torino La vita che ti diedi. Scritta nel 1923\, è la tragedia più struggente del grande drammaturgo siciliano sul tema della maternità e del lutto. L’opera concepita da Pirandello per Eleonora Duse non venne mai recitata dall’attrice. Il testo venne rappresentato per la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 12 ottobre 1923 da Alda Borelli. \nLa vita che ti diedi\, per la regia e le scene di Stéphane Braunschweig\, con Daria Deflorian\, Federica Fracassi\, Cecilia Bertozzi\, Fulvio Pepe\, Enrica Origo\, Caterina Tieghi\, Fabrizio Costella\, andrà in scena in prima nazionale al Teatro Carignano martedì 9 aprile 2024\, alle ore 19.30. I costumi dello spettacolo sono di Lisetta Buccellato\, le luci di Marion Hewlett\, il suono di Filippo Conti\, assistente alla regia Giulia Odetto.\nQuesto nuovo allestimento prodotto dal TST con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale sarà replicato al Carignano fino al 28 aprile\, poi sarà rappresentato al Teatro Rossini di Pesaro\, dal 2 al 5 maggio e all’Arena del Sole di Bologna\, dal 9 al 12 maggio 2024. \nLA VITA CHE TI DIEDI\, ovvero il teatro per affrontare la vita\nScritto nel 1923\, La vita che ti diedi è senza dubbio uno dei testi teatrali in tre atti più brevi di Luigi Pirandello. È anche uno dei pochi che lo stesso autore abbia definito “una tragedia”. È anticipato da tre novelle scritte tra il 1914 e il 1916.\nNe I pensionati della memoria\, Pirandello si interroga sul rapporto tra i vivi e i morti\, e formula forse per la prima volta\, l’idea disturbante che quando si piange la perdita di una persona cara\, non è la persona amata che si sta piangendo: «Voi piangete perché il morto\, lui\, non può più dare a voi una realtà».\nIn Colloqui coi personaggi\, scritto subito dopo la morte della madre\, Pirandello esplora la stessa idea in un lungo e struggente dialogo con la defunta: «Ora che tu sei morta\, io non dico che non sei più viva per me; tu sei viva\, viva com’eri\, con la stessa realtà che per tanti anni t’ho data da lontano\, pensandoti\, senza vedere il tuo corpo\, e viva sempre sarai finché io sarò vivo; ma vedi? è questo\, è questo\, che io\, ora\, non sono più vivo\, e non sarò vivo per te mai più!».\nSconvolto dalla carneficina della Grande Guerra e angosciato dall’idea di perdere i figli al fronte\, Pirandello scrive La camera in attesa: la madre e le sorelle di un soldato scomparso\, non avendo la prova certa della sua morte\, continuano a preparargli la camera in attesa del suo ritorno. E ai vicini che deridono la famiglia per il suo bisogno di illudersi e il rifiuto di elaborare il lutto\, Pirandello risponde azzardando un’altra idea disturbante: i vostri figli che sono andati a studiare in città\, li riconoscete? Non sono forse morti per voi? «La verità è che voi non riconoscete nel vostro figliuolo o nella vostra figliuola\, ritornati dopo un anno\, quella stessa realtà che davate loro prima che partissero. Non c’è più\, è morta quella realtà. Eppure voi non vi vestite di nero per questa morte e non piangete…». Il rifiuto del lutto quindi è legato all’idea che\, forse\, la morte definitiva del corpo non sia nulla rispetto a quella morte lenta che costituisce la vita stessa nelle sue metamorfosi\, la progressiva e ineluttabile scomparsa del bambino che eravamo per nostra madre.\nLa vita che ti diedi riprende alcuni degli elementi principali di questa novella\, sviluppandone il tema su un registro ancora più radicale.\nCome può una madre sopravvivere alla morte del figlio? si chiede Pirandello. Semplicemente affermando che non è morto. O\, più esattamente\, fingendo che sia ancora vivo. Perché Donn’Anna Luna\, a differenza della madre de La camera in attesa\, ha assistito all’agonia del proprio figlio\, e quindi non può prendere a pretesto l’incertezza della sua morte. Osservandola non si può dire che la donna stia negando i fatti: decide del tutto consapevolmente di continuare la sua vita come se il figlio non fosse morto. Si affretta a far rimuovere il corpo\, senza nemmeno prendersi il tempo di vestirlo\, finisce di scrivere in sua vece una lettera all’innamorata\, a cui nasconde la sua morte quando quest’ultima decide di andare a trovarlo. Donn’Anna Luna trasforma la sua casa in un teatro dove il protagonista è assente\, assente ma fin troppo vivo.\nNell’opera di Pirandello\, la realtà della vita appare spesso come uno scandalo insuperabile\, che il teatro o la follia hanno lo scopo di trasfigurare. Nel mondo immaginario del gioco teatrale o in quello parallelo della follia si può evadere\, elevarsi\, far vivere i morti e sfuggire alla logica paradossalmente mortifera della vita.\nIn Pirandello\, teatro e follia sono legati. Spesso i grandi personaggi pirandelliani sembrano pazzi a chi li circonda\, ma\, contrariamente ai veri pazzi\, la loro è una pazzia voluta\, la pazzia di chi vuole essere come i pazzi\, e\, al pari loro\, rifiuta i limiti di una realtà ridotta alla sola verità dei fatti.\nDonn’Anna sembra pazza\, eppure c’è da chiedersi se non sia lei ad avere ragione – ragione contro la ragione. Pirandello fa vacillare le nostre certezze\, i nostri preconcetti: malgrado sappia che la realtà finirà per mettere fine all’illusione\, ci fa capire quanto abbiamo bisogno di illusioni – ma di illusioni coscienti e non delle menzogne che ci raccontiamo – per restare in piedi. Quanto abbiamo bisogno di teatro per affrontare la vita. Da questo punto di vista\, La vita che ti diedi uguaglia i grandi capolavori di Pirandello\, Sei personaggi in cerca d’autore\, Come tu mi vuoi e I Giganti della montagna\, ma nella forma compatta di una favola che va all’essenziale\, avvolgendosi nell’aura di una poesia miracolosa.\nStéphane Braunschweig \nTEATRO CARIGNANO:\npiazza Carignano 6\, 10123 Torino\n9 – 28 aprile 2024 | Prima nazionale \nLA TOURNÉE DELLO SPETTACOLO:\nTorino | Teatro Carignano | dal 9 al 28 aprile 2024\nPesaro | Teatro Rossini | dal 2 al 5 maggio 2024\nBologna |Arena del Sole | dal 9 al 12 maggio 2024 \nINCONTRI COL PUBBLICO: \nRETROSCENA\nProgetto realizzato dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con\nl’Università degli Studi di Torino / DAMS – Università degli Studi di Torino / CRAD \nTEATRO GOBETTI\, SALA PASOLINI\nmercoledì 10 aprile 2024\, ore 17.30\nStéphane Braunschweig e gli attori della Compagnia\ndialogano con Leonardo Mancini (Università di Torino)\nsu LA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello\, regia di Stéphane Braunschweig \nIngresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili\nPrenotazione obbligatoria su teatrostabiletorino.it \nINFO: \nOrari degli spettacoli: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.45; domenica ore 16.00.\nPrezzo dei biglietti: Intero € 37\,00 – Ridotto € 34\,00\nL’acquisto dei biglietti in prevendita prevede un costo di € 1 a biglietto \nBIGLIETTERIA DEL TEATRO STABILE DI TORINO\nTelefono 011 5169555 / Numero verde 800 235 333 \nOrario: da martedì a sabato\, dalle ore 13 alle 19\, domenica dalle ore 14 alle 19.\nOnline www.teatrostabiletorino.it
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/la-vita-che-ti-diedi-di-luigi-pirandello/
LOCATION:Teatro Carignano\, Piazza Carignano 6\, Torino\, 10123\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240404T203000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240407T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240403T160656Z
LAST-MODIFIED:20240403T160832Z
UID:10000015-1712262600-1712507400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare
DESCRIPTION:Foto di scena: Sogno di una notte di mezza estate © PianoinBilico\nMTM Teatro Leonardo – dal 4 al 7 aprile 2024    \ndebutto Nazionale \nadattamento teatrale e regia Silvia Giulia Mendola \ncon Livia Castiglioni\, Angelo Di Figlia\, Ermes Frattini\, Silvia Giulia Mendola\, Dario Merlini\, Erica Sani\, Matteo Sartini Francesca Ziggiotti\ndanzatrice Elisa Bertoli  \nscene e costumi Mina Marea\ngrafica Carlo Sabbatucci\nproduzione PIANOINBILICO e Geco.B Eventi \nTeatro Leonardo\nda giovedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno)\n€ 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \ndurata dello spettacolo: 120 minuti \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nAbbonamenti: MTM Serendipity\, MTM Serendipity Over 65\, MTM Serendipity Under 30 x2\, MTM Serendipity Under 30 x4\, MTM Il piacere di sorridere\, \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. \nUn fitto bosco di equivoci e malintesi\, un Re e una Regina in discordia\, creature magiche\, giovani innamorati sono gli ingredienti di questa commedia frizzante\, ricca di poesia e delicatezza\, allo stesso tempo elegante e inquietante. \nLe visioni notturne\, il sovrapporsi di atmosfere che galleggiano tra il sonno e la veglia sono caratteristiche che attraversano quest’opera e che permettono al pubblico di fare un tuffo nel fantastico\, un’incursione nell’ambiguo immaginario della mente umana. \nSarà rievocata una foresta\, una foresta metallica fatta di tubi innocenti e di piani differenti\, gli otto attori lavoreranno in squadra\, tutti possono essere tutto\, come in un Sogno\, personaggi\, sedie\, somari\, fate\, ma anche strumenti\, musica con i loro corpi e le loro voci. Alla danza sarà affidato il ruolo di evocare la magia\, la viola\, il Biore utilizzato per gli incantesimi\, diventa un personaggio Viola che si esprimerà unicamente con il linguaggio della danza. \nCome dirà Puck : “Benvenuti Signore e Signori!Siamo qui questa notte per risvegliarenei vostri animi lo spirito dell’Allegria.perché dove c’è Teatro c’è vita\, dove c’è Teatro c’è gioia!”
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate-di-william-shakespeare/
LOCATION:MTM Teatro Leonardo\, Milano (MI) Via Andrea Maria Ampère\, 1\, Milano\, 20131\, Italia
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="PIANOINBILICO e Geco.B Eventi":MAILTO:biglietteria@mtmteatro.it
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240403T194500
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240407T161500
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240325T161519Z
LAST-MODIFIED:20240325T161519Z
UID:10000014-1712173500-1712506500@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:L’UOMO PIÙ CRUDELE DEL MONDO
DESCRIPTION:Foto di scena: L’Uomo più crudele del mondo – Lino Guanciale e Francesco Montanari © Fondazione Teatro di Napoli\n3 – 7 aprile 2024 | Sala Grande  \ntesto e regia Davide Sacco\ncon Lino Guanciale\, Francesco Montanari\nscene Luigi Sacco\nluci Andrea Pistoia \nproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, LVF\, Teatro Manini di Narni\nSpettacolo presentato in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa \nUna stanza spoglia\, in un capannone abbandonato. I rumori della fabbrica fuori e il silenzio totale all’interno. Paolo Veres è seduto alla sua scrivania\, è l’uomo più crudele del mondo\, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa\, ha fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo\, ma la chiacchierata prende subito una strana piega. “Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?” dirà Veres al giornalista. In un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato\, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva. \n«Fino a dove può spingersi la crudeltà dell’uomo? Qual è il limite che separa una brava persona da una bestia? A cosa possiamo arrivare se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione?\nQueste domande mi hanno guidato durante la stesura del testo e\, successivamente\, nella direzione degli attori. Volevamo che il pubblico fosse costantemente destabilizzato e non avesse certezze\, che si calasse insieme ai personaggi in un viaggio in cui il rapporto tra vittima e carnefice è di volta in volta messo in discussione e ribaltato. La “feccia” di cui parlano i protagonisti non è visibile nella scena\, fatta essenzialmente di luci fredde e asettiche\, ma deve emergere gradualmente fino al finale\, in cui speriamo che il titolo dello spettacolo possa diventare nella testa degli spettatori non più un’affermazione ma una domanda per riflettere sulla natura del genere umano».\nDavide Sacco \nORARI:\nmercoledì 3 Aprile – 19:45\ngiovedì 4 Aprile – 21:00\nvenerdì 5 Aprile – 19:45\nsabato 6 Aprile – 19:45\ndomenica 7 Aprile – 16:15 \nPREZZI:\nSETTORE A (file A–M)\nintero 38€\nSETTORE B (file N–R)\nintero 28€; under26/over65 18€\nSETTORE C (file S–ZZ)\nintero 28€; under26/over65 18€; convenzioni 18€ \nINFO e biglietteria:\nvia Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/luomo-piu-crudele-del-mondo/
LOCATION:Teatro Franco Parenti Sala Grande\, Via Pier Lombardo 14\, Milano\, Milano\, 20135\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240314T203000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240328T203000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240312T121944Z
LAST-MODIFIED:20240312T121944Z
UID:10000013-1710448200-1711657800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:IL DELITTO KARAMAZOV di Fëdor Dostoevskij
DESCRIPTION:Foto di scena: Il delitto Karamazov © Stefano Sgarella\nDal 14 al 28 marzo 2024\ndrammaturgia Fausto Malcovati\ncon Mario Sala\, Lucio Nardi\, Antonio Gargiulo\, Matteo Vitanza\, Giuseppe Gambazza\nregia Lorenzo Loris\ncostumi Nicoletta Ceccolini\nmusiche realizzate dagli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado del corso di composizione (IRMus)\nscene Stefano Sgarella e Lorenzo Loris\nluci e video Saba Kasmaei \nproduzione Teatro Out Off e CTB – Centro Teatrale Bresciano\nspettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro \n \n  \n  \n \nLa Russia in crisi\nRussia. Fine anni ’70 dell’Ottocento. Minacciosi segnali di protesta lampeggiano ovunque. Le riforme avviate nel 1861 dallo zar Alessandro II (abolizione della servitù della gleba\, sistema giudiziario\, struttura militare) non hanno sortito l’effetto auspicato\, il paese è nel caos\, il terrorismo prende sempre più piede (e culminerà con l’assassinio dello zar nel marzo 1881)\, contestazioni e rivolte ovunque. In questo clima incandescente Dostoevskij scrive il suo ultimo romanzo\, I fratelli Karamazov: lo conclude alla fine del 1880 e muore pochi mesi dopo. Vi riassume tutti i grandi temi che attraversano l’intera sua opera narrativa.\nPerché il suo paese non ha pace? Quali sono i tarli che lo corrodono? Uno fra tutti: la crisi della famiglia. La famiglia è il fondamento di una società sana\, se manca quello tutto si sfascia\, istituzioni\, principi\, comportamenti. Ecco il tarlo\, ecco il vizio. La grande idea che guida il romanzo è proprio questa: la società russa è malata e sta precipitando verso la dissoluzione perché manca il tessuto connettivo che è quello della famiglia.\nNe sono un esempio i Karamazov. Un padre lascivo\, debosciato\, due mogli umiliate\, bistrattate\, vilipese\, tre figli abbandonati a se stessi\, cresciuti tra estranei\, senza affetto\, senza disciplina\, senza tenerezza. Di lì\, dal non amore\, dalla sbadata assenza di attenzione nascono i conflitti\, le rivalità\, le ribellioni. Nel microcosmo turbolento dei Karamazov si riflette il macrocosmo della Russia calpestata\, devastata\, esasperata.\nNell’atmosfera dissoluta di una famiglia “casuale” (è una definizione di Dostoevskij) matura l’idea del parricidio. Perché deve vivere un padre che non sa cosa sia la paternità\, che ricorda a malapena il nome dei suoi figli? Vero. D’altra parte\, chi ha diritto di decidere sulla vita o la morte di un essere umano? Alla domanda risponde Ivan\, il figlio intellettuale\, ateo\, irriducibile nemico dell’armonia del creato: se Dio permette violenze e torture di esseri innocenti come i bambini\, allora davvero “tutto è permesso”\, afferma sfrontato. Parole ambigue\, avventate\, incaute\, soprattutto se ascoltate da un personaggio privo di scrupoli come Smerdjakov\, figlio illegittimo del perverso padre Karamazov\, dunque fratellastro di Ivan. Ivan\, il cattivo maestro\, instilla in Smerdjakov il bacillo del parricidio: in casa Karamazov l’odio inficia tutti i rapporti\, ma è Smerdjakov che traduce in gesto omicida l’intolleranza reciproca di tutti i membri della famiglia. Un gesto di cui Smerdjakov non vuole assumersi la responsabilità: è l’esecutore materiale\, ma la responsabilità morale non è sua\, è tutta di Ivan\, il vero ispiratore della violenza. “Sei tu il vero assassino” gli grida Smerdjakov nell’ultimo incontro e si impicca per non ammettere il delitto. La storia si chiude con un errore giudiziario: viene condannato l’innocente fratello Mitja e Ivan\, incapace di difenderlo\, affonda nella febbre cerebrale. Lo sfascio è completo. Non c’è pace per i Karamazov. La loro disintegrazione si propaga. Non c’è pace per la Russia.\nFausto Malcovati \nDalle note di regia\nInizio di un percorso intorno e dentro l’uomo\nDopo un lungo percorso di otto mesi di studio ed elaborazione il testo creato dal professor Fausto Malcovati – che con grande pazienza e particolare sensibilità ha ascoltato e discusso i suggerimenti degli attori e del regista – è arrivato a compimento.  Il risultato è un lavoro drammaturgico che non vuole essere la riduzione della celebre opera di Dostoevskij. La scintilla intorno a cui si è costruito l’adattamento è scaturita dalle tre scene che nel romanzo si susseguono tra il figlio intellettuale Ivan e il fratellastro-servo Smerdjakov\, sulle responsabilità filiali relative al parricidio. Il lavoro drammaturgico ha cercato di far emergere due temi fondamentali e molto attuali: l’errore giudiziario e le responsabilità derivanti dall’uso delle parole da parte di chi esercita un potere e può dunque influenzare negativamente i comportamenti dei propri simili.\nIl compito che ci siamo prefissi è proprio dare voce a quelle parole e corpo a quei personaggi\, inventando una dimensione teatrale entro cui collocarli. Vorremmo riportare in superficie persone e storie dimenticate e intendiamo far riemergere dal buio e dall’oblio fantasmi che\, ritornando a nuova vita\, ci svelino la storia di un parricidio e del suo processo\, i cui eventi sono scolpiti per sempre fra le pagine di uno dei più grandi capolavori letterari della storia.\nSulla scena saranno evocate le anime dei protagonisti\, che prenderanno forma via via sempre più consistente in una dimensione Hitchcockiana fatta di intrighi\, di sospensioni e di ambiguità non risolte. \nPartire da Dostoevskij per conoscere e analizzare meglio il nostro tempo\nL’idea dello spettacolo è quella di utilizzare l’ultima parte del romanzo per costruire un thriller avvincente: il parricidio è stato compiuto\, Fëdor Karamazov è stato ucciso e l’imputato principale è il figlio maggiore Dmitrij.\nIl secondo figlio\, Ivan\, al momento del delitto si trovava a Mosca. L’ unico che insiste sull’innocenza di Dmitrij è il fratello più giovane\, Alëša.\nMa c’è un personaggio che “complica” la situazione: Smerdjakov\, anche lui figlio di Fëdor\, frutto di una relazione extraconiugale.\nSmerdjakov ascolta soprattutto i discorsi di Ivan\, l’intellettuale della famiglia\, sulla profonda ingiustizia della creazione. Ivan\, ateo convinto\, dichiara che se sono possibili\, nel nostro mondo\, spaventose violenze su creature innocenti come i bambini\, allora tanto vale abbandonare ogni morale e ammettere che “tutto è permesso”.  Dell’atmosfera di violenza che regna in casa Karamazov si nutre proprio Smerdjakov che\, come gli altri fratelli\, odia il padre\, il quale lo ha sempre umiliato.\nLo spettacolo\, oltre a raccontare un drammatico errore giudiziario\, porta in primo piano le teorie immorali di Ivan\, il “cattivo maestro”\, per usare un termine legato a un triste periodo della nostra storia contemporanea. L’attualità del discorso dostoevskiano è tutta concentrata sulla responsabilità delle parole: Ivan Karamazov induce al delitto senza compierlo e si ritiene innocente fino al momento in cui si rende conto di aver corrotto la coscienza altrui predicando l’immoralità.\nPuò essere interessante\, scavando nel testo dostoevskiano\, riferire l’ultima parte dei “Fratelli Karamazov” alle responsabilità degli odierni comunicatori politici. Sono coscienti del ruolo che svolgono nella vita sociale e dell’influsso delle loro parole sui cittadini? Come Ivan Karamazov\, con i suoi discorsi\, ha istigato un delitto\, così le parole dei politici\, se proferite avventatamente o\, peggio\, con il fine di strumentalizzare tensioni e passioni\, possono scatenare odio e violenza. Ancora una volta\, insomma\, Dostoevskij\, scavando nell’animo umano\, ci fornisce una preziosa chiave di lettura per il presente. \nPassato e presente si legano e si compenetrano\nE quanto risultano profetiche le parole che il pubblico ministero pronuncia al termine del processo\, rivolgendosi alla corte. «Ricordate che siete i difensori della nostra verità\, i difensori della nostra sacra Russia\, dei suoi fondamenti\, della sua famiglia\, di tutto quel che di Santo è in lei! Sì\, qui rappresentate la Russia in questo dato momento\, e non soltanto in questa sala risuonerà la vostra sentenza ma in tutta la Russia\, e tutta la Russia vi presterà ascolto in quanto suoi difensori e giudici\, e sarà rincuorata o avvilita dalla vostra sentenza. Non tormentate la Russia e le sue aspettative\, la nostra trojka fatale vola a rotta di collo e forse verso la rovina. E da che tempo ormai nell’intera Russia tendono le braccia e implorano di fermare questa galoppata indiavolata e caotica. E se per ora ancora gli altri popoli si fanno da parte per lasciar passare la trojka che galoppa a rotta di collo\, allora può darsi che non sia affatto per deferenza nei suoi confronti\, ma semplicemente per orrore. Per orrore e\, forse\, per disgusto nei suoi confronti\, e ancora è un bene che si facciano da parte ma forse si decideranno e smetteranno di farsi da parte\, e diventeranno un muro solido dinnanzi alla visione che si precipita in avanti\, e saranno loro stessi a fermare la folle corsa della nostra sfrenatezza\, per salvare sé stessi\, la cultura e la civiltà! Abbiamo già sentito queste voci preoccupate provenienti dall’ Europa. Cominciano già a risuonare. Non tentatele\, non aumentate l’odio crescente con una sentenza che giustifichi l’assassinio di un padre da parte del figlio».\nLorenzo Loris \nINFORMAZIONI E PRENOTAZIONI\nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano \nOrari spettacoli:\nmartedì\, mercoledì\, giovedì ore 20.30\nvenerdì\, sabato ore 19.30\ndomenica ore 16.00 \nPrenotazioni e Informazioni\n0234532140 / biglietteriaoutoff@gmail.com\nlunedì › venerdì ore 10.00 › 16.00 \nRitiro biglietti\nUffici via Principe Eugenio\, 22\nlunedì – venerdì  ore 11.00 › 13.00 \nBotteghino\nvia Mac Mahon\, 16\nmartedì – domenica 1 ora prima dello spettacolo \nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78 \nPREZZO\nIntero: 20 euro\nUnder26: 14 euro\nOver65: 10 euro \nABBONAMENTI\nOutCard\n50€   4 ingressi a scelta per uno o più spettatori\nJ&S Card – Junior (under26) & Senior (over65)\n45 €   6 spettacoli\nPassepartout Promozione riservata ai residenti del Municipio 8; acquistando la tessera a 10 Euro ingresso a 6 Euro per tutti gli spettacoli in programma. \nTelefono  02 34532140\ninfo@teatrooutoff.it – www.teatrooutoff.it \nFB @teatrooutoff   Instagram @teatrooutoff   Linkedin @TeatroOutOff
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/il-delitto-karamazov-di-fedor-dostoevskij/
LOCATION:Teatro Out Off\, Via Mac Mahon 16\, Milano\, 20155\, Italia
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="Tratro Out off":MAILTO:info@teatrooutoff.it
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240307T193000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240328T193000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240306T171147Z
LAST-MODIFIED:20240306T171330Z
UID:10000012-1709839800-1711654200@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:L’ALBERGO DEI POVERI dall’opera di Maksim Gor’kij
DESCRIPTION:Foto di scena: L’albergo dei poveri – Da sinistra Raffaele Esposito\, Massimo Popolizio © Claudia Pajewski\nPiccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)\, dal 7 al 28 marzo 2024 \nL’albergo dei poveri\nuno spettacolo di Massimo Popolizio\ntratto dall’opera di Maksim Gor’kij\, riduzione teatrale Emanuele Trevi\nscene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi\, costumi Gianluca Sbicca\nluci Luigi Biondi\, disegno del suono Alessandro Saviozzi\nmovimenti scenici Michele Abbondanza\nassistente alla regia Tommaso Capodanno \ncon Massimo Popolizio\ne con Sandra Toffolatti\, Raffaele Esposito\, Michele Nani\, Giovanni Battaglia\,\nAldo Ottobrino\, Giampiero Cicciò\, Francesco Giordano\, Martin Chishimba\,\nSilvia Pietta\, Gabriele Brunelli\, Diamara Ferrero\, Marco Mavaracchio\,\nLuca Carbone\, Carolina Ellero\, Zoe Zolferino\nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Teatro di Roma – Teatro Nazionale  \nfoto di scena Claudia Pajewski \nOrari: martedì\, giovedì e sabato\, ore 19.30; mercoledì e venerdì\, ore 20.30; domenica\, ore 16.\nDurata: 100 minuti senza intervallo \nDopo la prima nazionale\, il 9 febbraio scorso\, al Teatro Argentina di Roma\, dove ha replicato con grande successo fino al 3 marzo scorso\, arriva a Milano\, al Teatro Strehler\, da domani\, 7 marzo\, L’albergo dei poveri\, il titolo che\, nel 1947\, inaugurò il Piccolo Teatro\, ora coproduttore insieme al Teatro di Roma. Massimo Popolizio prosegue la sua ricerca artistica e civile portando in scena il dramma corale di Maksim Gor’kij\, nella riduzione teatrale di Emanuele Trevi. In scena\, una compagnia di 16 attori\, incastonati nelle scene di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi\, con i costumi firmati da Gianluca Sbicca\, le luci di Luigi Biondi\, il disegno del suono di Alessandro Saviozzi e i movimenti scenici di Michele Abbondanza. \nConosciuto anche come I bassifondi\, o Nel fondo\, o ancora Il dormitorio\, l’opera di Maksim Gor’kij fu rappresentata per la prima volta a Mosca nel 1902 con la regia di Stanislavskij e poi ribattezzata L’albergo dei poveri da Giorgio Strehler nel 1947\, in occasione della regia che inaugurò il Piccolo Teatro di Milano il 14 maggio del 1947. In scena era lo stesso Strehler\, nei panni di Aleška (oggi interpretato da un ex allievo della Scuola del Piccolo\, Gabriele Brunelli)\, affiancato da attori del calibro di Lilla Brignone\, Marcello Moretti\, Salvo Randone\, Gianni Santuccio.\nDopo 77 anni da quella prima\, storica\, rappresentazione italiana\, Massimo Popolizio ripropone al pubblico il titolo voluto da Strehler\, in virtù del suo valore emblematico e poetico\, oltre che storico. \nL’albergo dei poveri è un grande dramma corale che si potrebbe definire shakespeariano nel suo sapiente dosaggio di pathos\, denuncia sociale\, amara comicità\, riflessione filosofica e morale sul destino umano. In scena una compagnia di 16 attori\, che impone alla regia la ricerca di un ritmo adeguato al continuo mutare delle situazioni e dei punti di vista. Un crescendo di tensione reso ancora più evidente dall’angustia dello spazio evocato: un rifugio di derelitti e alcolizzati dove i personaggi trascorrono i loro giorni tentando di non soccombere alla disperazione e all’inerzia della sconfitta. \nSi tratta di una sfida che\, dopo Stanislavskij e Strehler\, è stata raccolta anche da grandi maestri della regia cinematografica\, tra gli altri\, Renoir e Kurosawa. Se le grandi opere viaggiano nel tempo per essere rilette a ogni generazione da angolature diverse\, lo stile di regia di Popolizio\, la sua maniera di dirigere gli attori e il meccanismo teatrale nel suo complesso\, sembra particolarmente adeguato a scrivere un nuovo capitolo di questa storia di interpretazioni. Il nostro non è il mondo del 1902\, e nemmeno quello del 1947: è mutato anche il concetto stesso di «povertà»\, ma l’energia drammatica\, la forza visionaria\, la disperata lucidità dei personaggi di Gor’kij è ancora intatta\, grazie anche alla nuova scrittura drammatica di Emanuele Trevi. \nHo sempre pensato che i Teatri pubblici\, specie i Teatri Nazionali\, debbano fare grandi spettacoli\, con molti attori di grande livello\, con grandi scene\, il tutto realizzato possibilmente a grandi livelli.\nPenso pure che ci sia teatro di grande qualità da festival\, quello che di solito non parte da un testo o lo utilizza come pretesto\, e quello dei grandi Teatri\, che dovrebbe mettere invece autore e attore al centro del fatto teatrale. Meglio se si riesce a restituire nuova vita a grandi testi scivolati nell’oblio. Tutte queste caratteristiche si ritrovano ne L’albergo dei poveri\, nella versione di Emanuele Trevi e nella messa in scena di Massimo Popolizio\, che il Teatro di Roma coproduce col Piccolo di Milano.Un moralismo ipocrita e demagogico tende a vedere come un teatro reazionario il grande teatro\, regno di sprechi e di supremazia del regista demiurgo\, contrapposto alla politica dei mille piccoli spettacoli. È una concezione di teatro pubblico come sub assessorato che non condivido.\nDa quando Massimo Popolizio ha intrapreso definitivamente la strada della regia\, è stato con coerenza e coraggio dentro codesta linea\, con spettacoli che ricordano le pagine migliori di questi ultimi\, tormentati anni del Teatro di Roma\, come Ragazzi di vita\, Un nemico del popolo\, M – Il figlio del secolo e quest’ultimo\, tutti esempi di spettacoli “da teatro nazionale”. Massimo ha gestito con molto acume\, intelligenza e un pizzico di astuzia la fase della sua carriera successiva al felicissimo sodalizio con Ronconi. Non ho una grande simpatia per il primo attore che si fa regista di spettacoli in cui è presente anche in scena: mi pare che in questo caso venga meno quel ruolo arbitrale che spesso è indispensabile al regista. Ma\, mai come in questo caso\, questa prevaricazione Massimo non la compie\, realizzando forse la sua migliore regia. Mi permetto questo elogio perché\, personalmente\, non ho contribuito in alcun modo alla realizzazione dello spettacolo. Lodandolo\, quindi non sto elogiando me stesso ma posso solo compiacermi della buona sorte che ha fatto coincidere il mio arrivo al Teatro di Roma con il debutto di questo Albergo dei poveri.\nLuca De Fusco\, Direttore Fondazione Teatro di Roma \nCome una città dai mille volti e dalle infinite cavità\, percorsa da tortuose traiettorie di destini che si perdono in baratri di tormento ed estasi\, secondo un frenetico ciclo di dissoluzioni e tentativi di rinascita\, L’albergo dei poveri di Maksim Gor’kij è un vorticoso teatro esistenziale dove risuonano fulminanti interrogazioni sul fato\, sui flutti del tempo\, sulla vita\, sulla morale\, sulle pieghe del dolore\, sull’ineluttabilità del male\, non ultimo sul nucleo ignoto della presenza di Dio. A partire dall’adattamento di Emanuele Trevi (fidato sodale in varie altre regie)\, Massimo Popolizio\, sotto l’egida del Teatro di Roma e del Piccolo Teatro di Milano\, ha scelto di scandagliare questo luogo di laceri incontri e conflitti\, in senso letterale patetici\, non per scioglierne i nodi quanto per attraversarne\, in maniera rapsodica e obliqua\, il fondo oscuro e misurarsi così con il mistero indecifrabile della condizione umana. Grazie allo slancio della nutrita compagnia di interpreti\, abile nel donare ai personaggi una corposità concreta e insieme stregata e irreale\, le ardenti passioni delle immonde e vibranti “storiacce”\, affastellandosi lungo le severe e glaciali diagonali dell’edificio che le ospita\, acquistano\, a loro volta\, una consistenza tangibilissima e spettrale. Una vertigine ilarotragica finisce per avviluppare lo spettacolo in cui precipitano nuove figure (Il Principe) e frammenti testuali di altri autori (Čechov\, Florenskij\, Tolstoj\, Puškin\, McCarthy\, lo stesso Trevi)\, nel segno di uno sferzante dialogo con il dramma di Gor’kij che\, com’è noto\, conserva un indelebile valore fondativo per la storia del Piccolo Teatro di Milano.\nClaudio Longhi\, Direttore Piccolo Teatro di Milano \n«Sono interessato al teatro di Massimo Popolizio e mi piace lavorare con lui\, ma soprattutto rimango affascinato dalla sua tecnica e voglio scoprirla meglio\, voglio entrare nella sua testa. Lavorando abbiamo passato dei mesi molto nutrienti dal punto di vista creativo: a definirti artisticamente non è solo quello che fai\, ma anche quello che escludi di fare. Abbiamo cominciato a lavorare alla vecchia maniera\, su dei testi non teatrali\, i due grandi romanzi Satyricon di Petronio e Metamorfosi di Apuleio. Abbiamo avuto tra noi e con i produttori una interlocuzione; e però quel che a volte succede è che\, se vuoi innovare\, ti trovi a tornare su qualcosa di apparentemente più convenzionale\, per cambiarlo dall’interno. Sono certo che\, con ciò che abbiamo realizzato alle spalle\, da quei due progetti avremmo tratto qualcosa di interessante; ma nelle fasi della vita germoglia anche l’istinto di non ripetere strade già percorse. Sono abbastanza certo che\, se Massimo tornerà a lavorare su testi non teatrali\, l’esperienza di passaggio dentro due testi teatrali così importanti (accanto a L’albergo dei poveri c’è stato anche Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller) avrà aggiunto nuove prospettive anche al lavoro sulla lingua letteraria.» […] \n«C’è anche da considerare che Massimo è in scena. Questa volta\, oscillando tra estremi\, ha tenuto in sospeso dentro se stesso il carattere del pellegrino Luka\, tra l’idea di un truffatore e l’idea di un santo e una terza via\, la più interessante: che un aspetto possa non escludere l’altro. Io faccio lo scrittore e questo è un lavoro molto diverso\, perché si ha la sensazione di “lavorare per”. Uno scrittore non arretra mai del tutto rispetto a delle scelte che ha preso\, mentre il lavoro dell’adattamento per un regista si può fare solo se davvero si ama il lavoro di quel regista\, se si è interessati a quella specifica carriera artistica da essere felicissimo di dare un contributo. Ed è una collaborazione che insegna molto\, che mi mette nella condizione di non avere io l’ultima parola\, ma di poter inserire frammenti del mio mondo interiore. Quando si arriva a consegnare un materiale bisogna aspettarsi che nel periodo di prove quel materiale cambi. È un lavoro inizialmente solitario e poi ci si vede e si parla tanto: sono riunioni bellissime perché si entra con una postura e si esce con un’altra; nel frattempo registri delle variazioni sul file. Ma c’è un momento – una sorta di intervallo magico – in cui lo spettacolo va in prova: certi orientamenti anche molto decisi a tavolino devono operare una vera e propria retromarcia e tornare in un’ambiguità\, altrimenti si nega a un artista ciò che ha di più prezioso\, la libertà.»\nEmanuele Trevi\, estratti da Nella pancia del grande vascello a cura di Sergio Lo Gatto \nDopo un mese di recite al Teatro di Roma\, nella sala di largo Argentina\, il grande vascello dell’Albergo dei poveri approda al Piccolo\, al Teatro Strehler. È l’occasione per tornare a ragionare\, insieme a Massimo Popolizio\, dei contenuti del testo\, della sua contemporaneità\ne del ruolo che il teatro può svolgere nella società dei nostri giorni. \nPerché\, secondo te\, questo testo\, come la freccia di Cupido\, va dritto al cuore del pubblico?\nL’albergo dei poveri è uno dei testi più “barbari” di Gor’kij\, forse è anche il meno riconducibile a un canone\, in quanto non ha una vera e propria trama; grazie a questo\, però\, non invecchia\, perché affronta temi universali. Il corpo centrale\, il nucleo dell’opera è estremamente violento\, passionale\, cinico e\, a mio avviso\, rispecchia la disperazione in cui viviamo oggi. C’è chi lo scopre a quaranta\, chi a trenta\, chi a sessant’anni\, ma che il mondo sia un inferno è un dato di fatto oggettivo…\nIl fascino dei personaggi che popolano il dormitorio dove si svolge la vicenda\, i “perduti” – un microcosmo di magnaccia\, ladri\, bari\, ex prostitute… – è che si comportano esattamente come le persone che vivono nel mondo “di sopra”: è un “bassofondo”\, per citare l’altro titolo con cui spesso quest’opera è proposta\, che rispecchia la società delle persone “rispettabili”\, ma che è\, al tempo stesso\, animato da speranze e utopie\, spesso tradite\, e dal desiderio di un cambiamento impossibile. \nNel sottomondo dei “perduti”\, tutti accomunati dalla miseria e dalla disperazione\, sorprendentemente non sembra esistere solidarietà… \nIn realtà si formano coalizioni che mutano velocemente: ci si allea con qualcuno perché si ha un obiettivo comune che cambia nell’arco di cinque battute. Così\, si sceglie qualcun altro. La situazione è molto dinamica\, per i caratteri\, gli umori\, i preconcetti dei protagonisti. Capita che ce l’abbiano con uno perché prega sempre\, a prescindere da chi e per cosa prega. Si coalizzano tutti progettando l’uccisione del padrone dell’albergo\, ma poi non commettono il delitto perché preferiscono demandarlo a Pepel\, a quello che “lavora sempre di coltello”. Anche gli amori cambiano… si ama qualcuno e\, dieci battute dopo\, lo si odia. \nE Luka\, il tuo personaggio\, chi è? \nUn pellegrino. Che cosa significa? Molte analisi critiche del testo dicono che non lo è davvero\, ma semplicemente ha assunto l’aspetto del pellegrino. Uno dei temi principali dello spettacolo\, infatti\, è la potenza dell’immaginazione: il mondo è migliore se ce lo si inventa\, oppure se lo si vive per quel che realmente è? C’è addirittura un personaggio del dormitorio\, Nastja\, una ragazzina\, che vive immersa nel racconto di un libro\, Amore fatale\, una specie di Liala del tempo. Il romanzo le dà la forza di sopravvivere in quel mondo… Allora\, immedesimarsi nel racconto di qualcun altro è meglio o è peggio che vivere la propria vita? Lo spettacolo non offre soluzione\, ma pone il problema: forse\, immaginarsi una storia è meglio. Può aiutare. A questo si collega un altro tema fondamentale: la verità. Che cos’è? È utile? Serve conoscere la verità su di sé o\, in certi casi\, è meglio non sapere? Ed ecco che Luka forse è un santo\, ma anche un peccatore\, un cialtrone\, una specie di guru\, uno che si ubriaca. Mi ricorda figure nelle quali qualche volta mi sono imbattuto\, ex preti che hanno lasciato i voti\, persone che sono rimaste depositarie di una forte spiritualità\, che vedono più in là. Non è necessario essere cattolici o credenti per essere spirituali\, anzi Luka cerca di valorizzare questa componente negli altri. Mente? Probabilmente sì. Ci crede? Probabilmente sì. Esprime concetti filosofici in modo mai retorico\, tra un bicchiere e l’altro\, tra uno schiaffo e una bevuta. Ha il terrore della morte e non sa come fronteggiarla. In questo testo\, muoiono ben tre personaggi: Kostylev\, il padrone dell’albergo\, ucciso da Pepel; la moglie di Klešč\, una sposa bambina\, che muore di tisi; l’attore alcolizzato\, che si impicca. Di fronte a questi episodi\, ciascun personaggio mostra di avere un rapporto diverso con la morte: Pepel è quello più spavaldo\, l’arrogante; Klešč non fa che augurare la morte ad Anna\, la moglie agonizzante\, per levarsela di torno\, ma una volta che lei è scomparsa\, resta smarrito\, solo\, privo di difese e il suo carattere cambia completamente. Io\, quando quella ragazza muore\, le sono vicino e non so cosa fare per lei. Anna mi chiede: «Come sarà l’altro mondo?». Non lo so. M’invento che sarà dolce\, che la porteranno dal Signore che dirà di sapere tutto di lei… Le racconto una fiaba perché non so come comportarmi. Del resto\, tutti noi abbiamo un diverso approccio con la morte e questa mi sembra una cosa estremamente contemporanea. Quanti di noi hanno paura a entrare in un ospedale o non sanno come reagire di fronte a una malattia che li travolge come un treno. La domanda che sta sotto a tutto è: Dio esiste? Se ho una vita atroce\, se mi trovo in un mondo orrendo\, devo ancora credere? Se vivo\, poniamo il caso\, a Gaza\, è Dio che lo consente e che ha permesso la Shoah? Perché dobbiamo credere? Cos’è la fede? È un atto indiscusso? Un altro spunto\, per me interessantissimo\, è quando Anna\, sempre negli ultimi istanti della sua vita\, a Luka\, che le spiega come Dio parli a tutti\, risponde non solo di non aver mai pregato\, ma soprattutto di non aver mai sentito la voce di Dio. Luka\, allora\, le dice che quando quella voce cesserà\, sarà allora che lei saprà di averla sempre udita. Pronunciando questa battuta mi sono chiesto che cosa succederà a me\, sul letto di morte\, se invocherò mia madre\, o se pregherò anche io\, che pure non ho mai creduto né in Dio\, né nell’Inferno e nel Paradiso…\nCos’è quest’amo che ci tiene tutti legati? Come possiamo chiamarlo? Umanità? Spiritualità? Fede? Quando la domanda\, di Pepel\, è «Dio esiste?»\, Luka risponde «Quello in cui credi esiste. Quello in cui non credi non esiste». Sembra una battuta di spirito\, ma in questo spettacolo\, anche attraverso le apparenti cialtronerie di Luka\, si lanciano in platea spunti di riflessione che la vita di tutti i giorni ci ha fatto scordare. La colpa di questo oblio sta nella tecnologia\, che ci ha disumanizzati\, rendendoci dipendenti da qualcosa che decide per noi\, per la nostra anima\, per il nostro cuore\, che modifica il nostro carattere. In questo spettacolo “all’antica”\, un vascello completamente in mano agli attori\, siamo una ciurma che parla con il corpo e la voce e racconta\, alle persone sedute in sala\, che «È una cosa magnifica l’uomo. Suona maestoso. Bisogna rispettarlo\, non umiliarlo con la compassione». \nPotrebbe essere questa frase ad aver suggerito a Strehler di scegliere “L’albergo dei poveri” come spettacolo che inaugurò il Piccolo Teatro\, il 14 maggio del 1947? \nCredo che Strehler abbia avuto anche questo motivo\, ma non solo. L’incantesimo del teatro\, dove un individuo\, sulla scena\, si rivolge a un suo simile che lo ascolta dalla platea non smette mai di meravigliarmi. Anzi\, ogni volta mi domando come sia possibile che uomini e donne\, dopo una giornata di lavoro\, si rechino in un teatro\, contro tutto e tutti\, traffico\, stanchezza\, problemi… Forse perché hanno bisogno di questa esperienza dal vivo – come accadeva anche nella Milano di Strehler\, nel dopoguerra – e noi\, attori e attrici\, che ci cambiamo e ci vestiamo con abiti non nostri\, indossiamo barbe e parrucche\, ci trucchiamo\, abbiamo il dovere di offrire uno spettacolo che sia all’altezza di quella domanda. \nIl teatro è un antidoto alla disumanizzazione tecnologica di cui parlavi? \nSì\, anche se sarebbe retorico dire che lo sia sempre. Lo è il buon teatro\, come la letteratura di qualità. È meglio leggere un libro che stare sui social? Dipende. Se si legge un buon libro sì\, altrimenti è meglio Facebook. \nOLTRE LA SCENA | L’ALBERGO DEI POVERI \nPAROLE IN PUBBLICO | Incontro con la compagnia\nGrande dramma corale\, L’albergo dei poveri di Massimo Popolizio vede alternarsi sulla scena ben sedici interpreti\, chiamati a evocare dai “bassifondi” il groviglio di umanità tratteggiato da Gor’kij. Un’orchestra di corpi e voci che vale la pena ascoltare anche fuori di scena\, in questo incontro dedicato\, per scoprire – insieme a Popolizio e alla compagnia – le dinamiche\, i temi e il percorso di costruzione dello spettacolo.\nChiostro Nina Vinchi – mercoledì 13 marzo\, ore 17.30\ncon Massimo Popolizio e le attrici e gli attori della compagnia\nmodera Anna Piletti \nWALK TALK | La Milano dei “miracoli”\nUn itinerario ad attraversare i luoghi\, immaginati o reali\, che costituirono il racconto della Milano “dei miracoli” di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini nel film Miracolo a Milano. Una città ancora ferita dalla guerra\, dove “i poveri disturbano” – così avrebbe dovuto inizialmente intitolarsi il film – e dove viene ricreato il famoso “villaggio Brambi”\, baraccopoli di fantasia\, situata in via Valvassori Peroni. Un luogo immaginario\, che ricorda\, tuttavia\, le baracche e gli “alberghi dei poveri” realmente esistiti sul territorio\, e che rimanda a quell’orizzonte storico\, sociale e urbano in cui Giorgio Strehler decise di realizzare L’albergo dei poveri di Maksim Gor’kij\, facendone un primo manifesto del suo “teatro umano”.\nIl percorso attraverserà il quartiere di Lambrate\, intrecciando il racconto della città con la ricostruzione cinematografica e con le letture tratte dallo spettacolo di Massimo Popolizio.\nPiazzale Basilica SS.MM. Nereo e Achilleo\, Viale Argonne 56 – domenica 17 marzo\, ore 11  con le attrici e gli attori della compagnia\nIn collaborazione con Circolo Acli Giovanni Bianchi Lambrate         \nPAROLE IN PUBBLICO | PRESA DI PAROLA\nUn passeggero di nome Gor’kij\nNel ridisegnare l’umanità frastagliata\, ferina e dolente di Gor’kij\, Massimo Popolizio ed Emanuele Trevi non si sono ispirati solo al testo del drammaturgo russo\, ma\, calatisi in altre profondità letterarie\, questa volta a stelle e strisce\, sono andati a interrogare le parole di Cormac McCarthy. Ed è proprio dal passo di uno dei suoi ultimi romanzi\, Il passeggero\, che prende vita questo “presa di parola”\, per mettere a fuoco\, grazie agli interventi di Giuseppe Genna\, scrittore\, e Damiano Rebecchini\, ordinario di Letteratura russa all’Università degli Studi di Milano\, la riflessione filosofica e morale sull’umano e il desiderio di trascendenza\, che lo spettacolo innesca. Ma anche per far dialogare due autori apparentemente agli antipodi – per tradizione\, penna\, cronologia –\, che trovano nel palcoscenico il loro minimo comun denominatore.\nChiostro Nina Vinchi – mercoledì 20 marzo\, ore 18.30\ncon Giuseppe Genna e Damiano Rebecchini\nmodera Roberta Ferraresi \nSEGNALIBRO | Un teatro necessario\nIl 14 maggio 1947 si inaugurava la sala di via Rovello: ad andare in scena era L’albergo dei poveri\, prima regia di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano. Il resto è storia. A distanza di quarant’anni\, fu lo stesso regista a ripercorrere\, in una lunga riflessione\, i primi otto anni di vita del teatro che aveva fondato insieme a Paolo Grassi.\nQuei pensieri\, in dialogo con una selezione di testi e articoli\, scritti tra il 1942 e il 1945 – alcuni dei quali mai pubblicati prima –\, danno vita a Un teatro necessario\, volume che prosegue la serie di pubblicazioni dedicate a Strehler\, realizzate in collaborazione con il Saggiatore. A presentarlo nella cornice del Chiostro Nina Vinchi\, insieme al direttore\, Claudio Longhi\, sono Alberto Bentoglio\, professore di Storia del Teatro all’Università degli Studi di Milano e Giovanni Soresi\, storico direttore della comunicazione del Piccolo\, che ha supervisionato la pubblicazione degli scritti strehleriani conservati negli archivi del teatro. Michele Nani\, che di Strehler è stato allievo\, leggerà dei passi scelti del volume a ritrovare le parole del Maestro. Perché\, come scrive lo stesso Strehler: «Mai nulla cambia nel teatro. E cambia tutto. Mai la vita si ripete pur restando se stessa».\nChiostro Nina Vinchi  – giovedì 21 marzo\, ore 17.00\ncon Alberto Bentoglio\, Claudio Longhi\, Giovanni Soresi\nLetture di Michele Nani\nIn collaborazione con il Saggiatore \nTutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su piccoloteatro.org
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/lalbergo-dei-poveri-dallopera-di-maksim-gorkij/
LOCATION:Piccolo Teatro Strehler\, Largo Greppi\, Milano\, 20121
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240305T203000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240310T160000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240301T155148Z
LAST-MODIFIED:20240301T160104Z
UID:10000011-1709670600-1710086400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett
DESCRIPTION:Foto di scena: Paolo Musio (in alto)\, Giulio Germano Cervi (in basso)\, Enzo Vetrano © Johanna Weber\nTeatro Grassi\, dal 5 al 10 marzo\nTheodoros Terzopoulos \nDal 5 al 10 marzo\, al Piccolo Teatro Grassi\, va in scena Aspettando Godot nella versione diretta da Theodoros Terzopoulos. Il regista greco\, tra i più grandi maestri della ricerca teatrale\, dirige un cast d’eccezione – Paolo Musio\, Stefano Randisi\, Enzo Vetrano\, Giulio Germano Cervi e Rocco Ancarola – per offrire una lettura contemporanea e universale del capolavoro di Samuel Beckett \nAspettando Godot\ndi Samuel Beckett\ncopyright Éditions de Minuit\ntraduzione Carlo Fruttero \nregia\, scene\, luci e costumi Theodoros Terzopoulos\ncon (in ordine alfabetico) Paolo Musio\, Stefano Randisi\, Enzo Vetrano\ne Giulio Germano Cervi\, Rocco Ancarola\nmusiche originali Panayiotis Velianitis\nconsulenza drammaturgica e assistenza alla regia Michalis Traitsis\ntraining attoriale – Metodo Terzopoulos Giulio Germano Cervi\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\nin collaborazione con Attis Theatre Company \nIl regista greco Theodoros Terzopoulos\, riconosciuto a livello internazionale fra i grandi maestri del teatro del Novecento\, si confronta con Aspettando Godot di Samuel Beckett\, uno dei testi più celebri del “teatro dell’assurdo”\, in scena al Piccolo Teatro Grassi dal 5 al 10 marzo. \nScritto alla fine degli anni quaranta\, pubblicato in lingua francese nel 1952 e andato in scena per la prima volta al Theatre de Babylone di Parigi il 5 gennaio 1953\, Aspettando Godot è tra i drammi che hanno maggiormente segnato la storia del teatro novecentesco. La vicenda si concentra su un dialogo inconcludente tra due personaggi\, sospesi in una misteriosa condizione d’attesa. \nCon una pratica che coniuga arte antica e moderna\, Theodoros Terzopoulos è noto per il suo originale approccio alla tragedia greca e ai testi classici\, vere e proprie fonti per indagare questioni universali dell’essere umano. Nella sua versione\, la vicenda è ambientata in un mondo futuro ferito e in rovina\, che apre l’interrogativo su quali siano le condizioni minime per pensare a una vita degna di essere vissuta. Con la sua cifra stilistica Terzopoulos crea un vivo scambio tra la contemporaneità e il dramma beckettiano\, trattato come una lente per leggere e interpretare il presente e le sue profonde contraddizioni. \n«Tutto deve essere profondamente radicato nella tradizione\, deve poter attraversare la realtà del presente ed essere indirizzato verso il futuro. Il riflesso dal futuro probabilmente potrebbe essere la realtà che desideriamo. Una realtà nuova» ha dichiarato il regista. «In Aspettando Godot – commenta – vengono date due risposte possibili\, da cui vogliamo far partire il nostro lavoro. La prima è il tentativo di comunicare e coesistere con l’Altro\, nonostante gli ostacoli\, anche quando questi sembrano insuperabili. La seconda è il tentativo di mettersi in comunicazione con l’Altro dentro di noi\, quest’area buia e imperscrutabile densa di desideri repressi e paure\, istinti dimenticati\, regione dell’animalesco e del divino\, in cui dimorano la pazzia e il sogno\, il delirio e l’incubo. Questo è il viaggio che cercheremo di fare: verso l’Altro dentro di noi e verso l’Altro al di fuori di noi\, all’opposto\, lontano da noi».\n«I personaggi beckettiani – conclude – si muovono in una zona grigia\, in un paesaggio del nulla\, quello dell’annientamento dei valori umani. […] Il sarcasmo alla ricerca di una fine che non ha fine è l’espressione dominante dei loro esercizi di sopravvivenza. […] Ogni nuovo inizio è la definizione di una nuova fine. Pessimismo estremo. I personaggi tacciono aspettando la rivelazione dell’indicibile\, che non si rivela mai. Alcune domande\, che riguardano la natura umana e il futuro\, forse avranno risposte\, la maggior parte però no. Forse alcune arriveranno dagli stessi spettatori. L’arte del teatro esiste e persiste proprio in virtù̀ delle domande senza risposta». \nPiccolo Teatro Grassi (via Rovello\, 2 – M1 Cordusio)\, dal 5 al 10 marzo 2024 \nOrari: martedì\, giovedì e sabato\, ore 19.30; mercoledì e venerdì\, ore 20.30; domenica\, ore 16\nDurata: 90 minuti senza intervallo\nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro\nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/aspettando-godot-di-samuel-beckett/
LOCATION:Piccolo Teatro Grassi\, via Rovello\, 2 – M1 Cordusio\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240227T204500
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240228T233000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240219T145039Z
LAST-MODIFIED:20240219T145128Z
UID:10000009-1709066700-1709163000@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:CANOVA - Tra innocenza e peccato
DESCRIPTION:Foto: Vittorio Sgarbi\n27 e 28 febbraio 2024 \nore 20\,45 \nCorvino Produzioni\npresenta: \nVittorio Sgarbi\nCANOVA\nTra innocenza e peccato\ndi Vittorio Sgarbi \ncon: \nCarlo Bergamasco Piano\nMarcello Corvino violino \nAntonio Canova ha incarnato\, con le sue sculture\, l’ideale di una bellezza eterna\, fondata su principi di armonia\, misura\, equilibrio\, affermandosi come massimo esponente del Neoclassicismo italiano e lasciando in eredità un ideale estetico che continua a vivere fino a oggi.\nCanova tra innocenza e peccato intende indagare come questa eredità abbia influenzato i linguaggi artistici contemporanei\, nella ricerca di un concetto di bellezza che trova declinazioni diverse – dalla fotografia alle esperienze scultoree più recenti – fino a venire talvolta negato in maniera radicale. \nBIGLIETTI\nPrestige € 35\,00 – Poltronissima € 32\,00 – Poltrona € 23\,00 – Poltronissima under 26 anni € 20\,00\nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ncircuito Ticketone
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/canova-tra-innocenza-e-peccato/
LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="Teatro Manzoni di Milano":MAILTO:info@teatromanzoni.it
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240227T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240303T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240226T212432Z
LAST-MODIFIED:20240226T212432Z
UID:10000010-1709064000-1709483400@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:ORAZIO incautamente ispirato dall'Amleto di W. Shakespeare
DESCRIPTION:Foto: Paolo Mazzarelli © Mario Spada\ntesto e regia\nPaolo Mazzarelli \ncon\nAntonio Bandiera\, Beatrice Vento\, Francesco Jacopo Provenzano\, Paolo Mazzarelli\nscene e costumi Paola Castrignanò\nsound design e musiche originali Luca Canciello\nluci Carlo Pediani\nmaschere Tiziano Fario\naiuto regista Gianluca Bonagura \nproduzione\nTeatro Stabile di Bolzano – a.ArtistiAssociati – Compagnia Orsini\nDurata spettacolo 80’ \nDal 27 febbraio al 3 marzo in scena al Teatro Menotti in prima milanese Orazio\, spettacolo incautamente ispirato all’Amleto di William Shakespeare\, scritto e diretto da Paolo Mazzarelli.\n“Orazio” è un racconto avvincente che esplora il mondo degli antieroi\, dei giovani che inciampano\, si rialzano e\, nelle macerie lasciate dai padri\, cercano la forza per immaginare\, costruire e raccontare un orizzonte diverso. Una commedia che si sviluppa con un finale vagamente apocalittico\, impreziosito da una tragedia permeata di umorismo che permette di riflettere sulla complessità della vita.\nIl testo\, scritto in modo originale\, attinge ispirazione dall’Amleto di Shakespeare\, dando vita a un’opera che si distingue per la sua autenticità e profondità. “Orazio” è un’ode commovente a un personaggio shakespeariano amato – Orazio stesso – e a coloro che\, come lui\, sanno restare in secondo piano\, accettando il ruolo di spalla\, compagno e testimone. \nNOTE DI REGIA\nLa prima cosa che mi viene da dire su ORAZIO è che si tratta di una commedia\, di qualcosa\, cioè\, che aspira (anche) a divertire.\nLa seconda è che i tre protagonisti della vicenda – Orazio\, Anna\, Mahdi – sono ragazzi poco più che ventenni. L’intera operazione nasce dal mio desiderio di guardare la realtà attraverso i loro occhi\, occhi di ragazzi che si muovono\, per un motivo o per l’altro\, tra le macerie del presente. Dietro i ragazzi\, in secondo piano\, mi sono divertito ad interpretare le figure dei loro padri: padri dannati\, spesso ridicoli\, a volte assenti.\nLa terza cosa da dire è che sì\, ORAZIO è una storia che parla di teatro\, si svolge in un teatro\, e addirittura contiene al suo interno frammenti dell’Amleto; ma proprio Shakespeare ci insegna che parlare di teatro non vuol dire altro che parlare della realtà\, e guardare ad Amleto non vuol dire altro che guardare all’essere umano. Di Amleto\, Orazio è il migliore amico\, il compagno silenzioso cui l’eroe morente affida il compito di raccontare la sua storia\, una storia nella quale Orazio è l’unico superstite\, il testimone\, l’antieroe. Dal mio amore per la sua figura nasce questa commedia che ha al suo centro un Orazio di oggi\, anch’egli un antieroe\, anch’egli alle prese con un amico in difficoltà\, anch’egli perso in una realtà che lo inchioda -teatro o non teatro\, questo è il problema- al ruolo di testimone.\nPaolo Mazzarelli  \nPAOLO MAZZARELLI\nNato a Milano da famiglia napoletana\, Mazzarelli si diploma nel 1999 alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi; quindi\, intraprende la carriera di attore lavorando soprattutto a teatro con alcuni fra i più importanti registi (Nekrosius\, Stein\, Martone\, De Rosa\, Tolcachir\, Baracco\, Veronese\, Andò\, Carsen). Il primo lavoro di cui è autore e regista -Pasolini Pasolini! – vince nel 2001 il premio speciale Scenario e nel 2005 il Premio Franco Enriquez\, dando inizio al suo percorso autoriale. Nel 2009\, insieme al collega Lino Musella\, fonda la compagnia teatrale MusellaMazzarelli con cui scrive\, dirige e interpreta diversi spettacoli. La Compagnia si afferma negli anni come una delle più interessanti realtà italiane\, vincendo nel 2010 il premio IN-BOX per Figlidiunbruttodio\, nel 2014 il Premio della Critica ANCT per La società\, nel 2016 il premio HYSTRIO alla drammaturgia per Strategie Fatali. Nel 2017 insieme a Lino Musella e Monica Nappo vince il Premio Enriquez come miglior attore per Orphans di Dennis Kelly. Oltre al teatro Mazzarelli ha preso parte a diverse pellicole cinematografiche\, lavorando con registi quali Paolo Sorrentino (La grande bellezza)\, Silvio Soldini (3/19)\, Michele Placido (Vallanzasca)\, Gipi (L’ultimo terrestre)\, Mario Martone (Noi credevamo)\, Renato De Maria (Italian gangsters)\, Laura Chiossone (Genitori quasi perfetti). Ha inoltre preso parte a diversi film e serie per la televisione\, tra cui 1994 (serie SKY diretta da Giuseppe Gagliardi)\, La porta rossa (serie RAI diretta da Gianpaolo Tescari)\, È arrivata la felicità (serie RAI diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario)\, Rossella (serie RAI diretta da Carmine Elia)\, L’assalto (film TV diretto da Ricky Tognazzi)\, Hache (serie Netflix diretta da Jorge Torregrossa e Fernando Trullols)\, Blocco181 (serie SKY diretta da Ciro Visco). \nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/orazio-incautamente-ispirato-dallamleto-di-w-shakespeare/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240223T070000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240225T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240216T161157Z
LAST-MODIFIED:20240216T161443Z
UID:10000008-1708671600-1708878600@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:QUANDO LE PORTE DELLE CASE RESTERANNO DI NUOVO APERTE
DESCRIPTION:Foto di scena: Quando le porte delle case resteranno di nuovo aperte © Nutrimenti Terrestri\nuna creazione also.known.as.\ntesto e messa in scena Simone Corso\ndramaturg Jovana Malinarić\ncon Carmelo Crisafulli\, Paola Francesca Frasca\nsenza Annibale Pavone\ncollaborazioni artistiche Gabriele Anzaldi\, Luca D’Arrigo\, Simone Cammarata \nproduzione Nutrimenti Terrestri\ncon il sostegno del Comune di Patti e di Fondazione Orestiadi di Gibellina \nVincitore del Premio #cittàlaboratorio – Orestiadi di Gibellina 2022\nPremio Renato Palazzi – Tindari Festival 2022\nFinalista Borsa teatrale Anna Pancirolli 2022\nFinalista InBox 2023 \nNel maggio del 2019 Antonio Stano morirà all’ospedale di Taranto dopo aver passato giorni dentro casa senza sfamarsi. A Manduria\, dove abitava\, Antonio era chiamato il Pazzo e questo bastava a tutti gli altri per “collocarlo” all’interno della comunità\, riducendone il suo ruolo\, nei risvolti più tragici di questa vicenda\, a quello d’oggetto del giogo d’una squadra di giovani tra i 16 e i 22 anni che lo perseguitavano col fine di poter filmare e condividere su WhatsApp le loro azioni. Antonio\, per sfuggire loro\, si era chiuso dentro casa senza più mettere piede fuori. \nQuando le porte delle case resteranno di nuovo aperte prende forma da questa vicenda senza volerne tracciare la cronaca\, ma cercando piuttosto di indagare le dinamiche sociali che la connotano: i beni di consumo e la cultura audiovisiva prima\, i social poi\, sono lentamente entrati a far parte di noi stessi\, del modo in cui ci rapportiamo gli uni agli altri\, col rischio pressante di marginalizzare il singolo dentro la sola forma dello spettatore\, chiuso dietro delle porte sbarrate a fare da guardia ai propri averi o dietro degli schermi dietro cui imparare a recitare un nuovo sé stesso. \nNOTE DI REGIA:\nI mutamenti sociali che hanno coinvolto la nostra società dal primo dopoguerra sino ad oggi (con l’espandersi delle reti di comunicazione\, i media sempre più presenti e aderenti al nostro quotidiano\, il linguaggio pubblicitario che\, col tempo\, è andato via via a conformare significati e problematiche alle categorie della brevità e della semplificazione) hanno influito sull’acuirsi delle differenze sociali e sfibrato i lacci che ricamano il tessuto della comunità cui ognuno di noi appartiene. Il potere dell’avere premia il singolo omologando\, di contro\, tutti\, su una stessa scala di bisogni.\nNel mondo degli spett-autori\, in cui continuamente tutti guardiamo e produciamo contenuti\, rappresentiamo e auto-rappresentiamo la nostra vita\, lo spettacolo sceglie di mettere l’accento su questo cambiamento culturale della nostra epoca imbastendo un dialogo onesto tra scena e platea che tenta di far diventare l’evento teatrale un’occasione assembleare di indagine e confronto oltre che di spettacolo. \nORARI SPETTACOLO:\nvenerdì 23 Febbraio – 19:00\nsabato 24 Febbraio – 19:00\ndomenica 25 Febbraio – 16:30
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/quando-le-porte-delle-case-resteranno-di-nuovo-aperte/
LOCATION:Teatro Franco Parenti Sala Tre\, Via Pier Lombardo 14\, Milano\, 20135\, Italia
CATEGORIES:Teatro
END:VEVENT
BEGIN:VEVENT
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20240213T200000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20240218T163000
DTSTAMP:20260406T071145
CREATED:20240208T162127Z
LAST-MODIFIED:20240208T162217Z
UID:10000007-1707854400-1708273800@www.puntoelineamagazine.it
SUMMARY:STORIA DI UNA CAPINERA di Giovanni Verga
DESCRIPTION:Foto di scena: Storia di una capinera © Francesco Maria Attardi\nENRICO GUARNERI e NADIA DE LUCA \nPrima Milanese \nProduzione Teatro Abc Catania – Ass. Progetto Teatrando\nRegia Guglielmo Ferro\nCon Enrico Guarneri e Nadia De Luca\nCon la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni  \nE (in ordine alfabetico) \nRosario Marco Amato – Verdiana Barbagallo – Federica Breci \nAlessandra Falci – Elisa Franco – Loredana Marino – Liborio Natali \nRegista collaboratore Giampaolo Romania \nScene Salvo Manciagli – Musiche Massimiliano Pace – Costumi Sartoria Pipi  \nDurata spettacolo 90’ con intervallo \n\nStoria di una capinera\, in scena al Menotti dal 13 al 18 febbraio\, è la passionale narrazione della novizia Maria con il riadattamento di Micaela Miano\, per la messinscena di Guglielmo Ferro\, che ne ricodifica la struttura drammaturgica del romanzo per fare emergere il rigido impianto culturale e umano delle famiglie dell’epoca.\nLa vicenda si concentra su un unico nucleo narrativo: la storia della povera Maria\, raccontata attraverso le lettere che scrive ad una compagna di convento (Marianna). Il cambiamento interiore di Maria nasce da una sua provvisoria liberazione\, dal contatto con la natura\, dal suo ritrovarsi con la famiglia nelle terre di Monte Ilice mentre a Catania infuria il contagio del colera. “Il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro\, ma si stende per le ombre maestose di questi boschi\, per tutta l’immensità di questo cielo e di quest’orizzonte…”\nLa storia si snoda tutta sul filo di un progressivo itinerario spirituale: quella esperienza fa sorgere in lei il senso d’una vita più libera e aperta\, e l’avvia a concepire una crescente avversione per l’ambiente conventuale dove ha trascorso da educanda gli anni dell’adolescenza. Di qui\, scopre l’amore. Il giovane Nino è l’idolo un po’ sfocato che accende nella protagonista la fiamma di una passione inestinguibile. Ma il rapporto è troncato sul nascere dall’intervento dei familiari: Nino sposerà la sorella di Maria (Giuditta)\, acconciandosi a un matrimonio giudizioso e senza fantasticherie. Maria sarà costretta a rientrare in convento dove si spegnerà dopo una lunga e penosa agonia.\nTimida e fragile come una capinera\, e rinchiusa come l’uccellino in gabbia\, fra le grigie mura di un convento: così è Maria\, nel celebre romanzo epistolare di Giovanni Verga\, che regala un affresco della Sicilia borghese ottocentesca\, ma anche un toccante esempio di scrittura introspettiva\, di critica sociale\, di partecipazione per il destino dei più deboli… “Storia di una capinera” – di cui rimane memorabile la versione cinematografica di Franco Zeffirelli – arriva a teatro con il nuovo allestimento a cura del regista Guglielmo Ferro e\, fra gli interpreti\, Enrico Guarneri e Nadia De Luca. \nNOTE DI REGIA:\nEcco perché l’ho intitolata Storia di una Capinera\, così Giovanni Verga introduce il suo romanzo epistolare\, una di quelle intime storie\, che passano inosservate tutti i giorni\, storia di un cuore tenero\, timido\, che aveva amato e pianto e pregato senza osare di far scorgere le sue lagrime o di far sentire la sua preghiera\, che infine si era chiuso nel suo dolore ed era morto. \nPerché\, se Maria è vittima\, non lo è dell’amore peccaminoso per Nino che fa vacillare la sua vocazione\, ma lo è del vero peccatore ‘verghiano’ che è il padre Giuseppe Vizzini.\nGiuseppe che\, rimasto vedovo\, manda in convento a soli sette anni la primogenita\, condannandola all’infelicità.  Un uomo che per amore\, paura e rispetto delle convenzioni causa a Maria la morte del corpo e dello spirito. È sul drammatico rapporto padre figlia\, sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera.  La stanza del convento è il centro della scena\, Maria non esce da quella prigione\, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici. Ogni evento che deflagra nella mente di Maria\, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del noviziato di Maria\, sono gli elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia. È il racconto di legami infelici\, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna.\nNon c’è redenzione per Maria\, non c’è redenzione per il padre Giuseppe\, e nemmeno per noi. Perché la redenzione non appartiene alla Sicilia di Giovanni Verga.\n(Guglielmo Ferro) \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
URL:https://www.puntoelineamagazine.it/evento/storia-di-una-capinera-di-giovanni-verga/
LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
CATEGORIES:Teatro
ORGANIZER;CN="Teatro Menotti Filippo Perego":MAILTO:biglietteria@teatromenotti.org
END:VEVENT
END:VCALENDAR