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SUMMARY:L’UOMO PIÙ CRUDELE DEL MONDO
DESCRIPTION:Foto di scena: L’Uomo più crudele del mondo – Lino Guanciale e Francesco Montanari © Fondazione Teatro di Napoli\n3 – 7 aprile 2024 | Sala Grande  \ntesto e regia Davide Sacco\ncon Lino Guanciale\, Francesco Montanari\nscene Luigi Sacco\nluci Andrea Pistoia \nproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, LVF\, Teatro Manini di Narni\nSpettacolo presentato in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa \nUna stanza spoglia\, in un capannone abbandonato. I rumori della fabbrica fuori e il silenzio totale all’interno. Paolo Veres è seduto alla sua scrivania\, è l’uomo più crudele del mondo\, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa\, ha fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo\, ma la chiacchierata prende subito una strana piega. “Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?” dirà Veres al giornalista. In un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato\, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva. \n«Fino a dove può spingersi la crudeltà dell’uomo? Qual è il limite che separa una brava persona da una bestia? A cosa possiamo arrivare se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione?\nQueste domande mi hanno guidato durante la stesura del testo e\, successivamente\, nella direzione degli attori. Volevamo che il pubblico fosse costantemente destabilizzato e non avesse certezze\, che si calasse insieme ai personaggi in un viaggio in cui il rapporto tra vittima e carnefice è di volta in volta messo in discussione e ribaltato. La “feccia” di cui parlano i protagonisti non è visibile nella scena\, fatta essenzialmente di luci fredde e asettiche\, ma deve emergere gradualmente fino al finale\, in cui speriamo che il titolo dello spettacolo possa diventare nella testa degli spettatori non più un’affermazione ma una domanda per riflettere sulla natura del genere umano».\nDavide Sacco \nORARI:\nmercoledì 3 Aprile – 19:45\ngiovedì 4 Aprile – 21:00\nvenerdì 5 Aprile – 19:45\nsabato 6 Aprile – 19:45\ndomenica 7 Aprile – 16:15 \nPREZZI:\nSETTORE A (file A–M)\nintero 38€\nSETTORE B (file N–R)\nintero 28€; under26/over65 18€\nSETTORE C (file S–ZZ)\nintero 28€; under26/over65 18€; convenzioni 18€ \nINFO e biglietteria:\nvia Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
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SUMMARY:SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare
DESCRIPTION:Foto di scena: Sogno di una notte di mezza estate © PianoinBilico\nMTM Teatro Leonardo – dal 4 al 7 aprile 2024    \ndebutto Nazionale \nadattamento teatrale e regia Silvia Giulia Mendola \ncon Livia Castiglioni\, Angelo Di Figlia\, Ermes Frattini\, Silvia Giulia Mendola\, Dario Merlini\, Erica Sani\, Matteo Sartini Francesca Ziggiotti\ndanzatrice Elisa Bertoli  \nscene e costumi Mina Marea\ngrafica Carlo Sabbatucci\nproduzione PIANOINBILICO e Geco.B Eventi \nTeatro Leonardo\nda giovedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno)\n€ 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \ndurata dello spettacolo: 120 minuti \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nAbbonamenti: MTM Serendipity\, MTM Serendipity Over 65\, MTM Serendipity Under 30 x2\, MTM Serendipity Under 30 x4\, MTM Il piacere di sorridere\, \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. \nUn fitto bosco di equivoci e malintesi\, un Re e una Regina in discordia\, creature magiche\, giovani innamorati sono gli ingredienti di questa commedia frizzante\, ricca di poesia e delicatezza\, allo stesso tempo elegante e inquietante. \nLe visioni notturne\, il sovrapporsi di atmosfere che galleggiano tra il sonno e la veglia sono caratteristiche che attraversano quest’opera e che permettono al pubblico di fare un tuffo nel fantastico\, un’incursione nell’ambiguo immaginario della mente umana. \nSarà rievocata una foresta\, una foresta metallica fatta di tubi innocenti e di piani differenti\, gli otto attori lavoreranno in squadra\, tutti possono essere tutto\, come in un Sogno\, personaggi\, sedie\, somari\, fate\, ma anche strumenti\, musica con i loro corpi e le loro voci. Alla danza sarà affidato il ruolo di evocare la magia\, la viola\, il Biore utilizzato per gli incantesimi\, diventa un personaggio Viola che si esprimerà unicamente con il linguaggio della danza. \nCome dirà Puck : “Benvenuti Signore e Signori!Siamo qui questa notte per risvegliarenei vostri animi lo spirito dell’Allegria.perché dove c’è Teatro c’è vita\, dove c’è Teatro c’è gioia!”
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SUMMARY:LA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello
DESCRIPTION:Foto di scena: La vita che ti diedi © Luigi De Palma\nTEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE\nStagione Teatrale 2023/2024 \n DEBUTTA IN PRIMA NAZIONALE “LA VITA CHE TI DIEDI” DI LUIGI PIRANDELLO \nNUOVA PRODUZIONE DELLO STABILE DI TORINO\nPER LA REGIA DI STÉPHANE BRAUNSCHWEIG \nTeatro Carignano\, dal 9 al 28 aprile 2024  \nLA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello\nregia e scene Stéphane Braunschweig\ncon Daria Deflorian\, Federica Fracassi\, Cecilia Bertozzi\, Fulvio Pepe\, Enrica Origo\, Caterina Tieghi\, Fabrizio Costella\ncostumi e collaborazione alle scene Lisetta Buccellato \nluci Marion Hewlett\nsuono Filippo Conti\nassistente regia Giulia Odetto \nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Emilia Romagna Teatro ER T / Teatro Nazionale \nPERSONAGGI E INTERPRETI:  \nIn ordine di apparizione\nDonna Fiorina – Federica Fracassi\nDon Giorgio – Fulvio Pepe\nElisabetta – Enrica Origo\nDonn’Anna Luna – Daria Deflorian\nGiovanni\, il giardiniere – Fulvio Pepe\nLida – Caterina Tieghi\nFlavio – Fabrizio Costella\nLucia Maubel – Cecilia Bertozzi\nFrancesca Noretti – Federica Fracassi \nStéphane Braunschweig\, tra i principali registi della scena teatrale contemporanea e direttore artistico dell’Odéon – Théâtre de l’Europe di Parigi\, approfondisce il legame con la scrittura di Luigi Pirandello: dopo i successi internazionali di Sei personaggi in cerca d’autore\, I giganti della montagna\, Vestire gli ignudi e Come tu mi vuoi (gli ultimi due presentati nel cartellone del TST nel 2007 e nel 2022) dirige per il Teatro Stabile di Torino La vita che ti diedi. Scritta nel 1923\, è la tragedia più struggente del grande drammaturgo siciliano sul tema della maternità e del lutto. L’opera concepita da Pirandello per Eleonora Duse non venne mai recitata dall’attrice. Il testo venne rappresentato per la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 12 ottobre 1923 da Alda Borelli. \nLa vita che ti diedi\, per la regia e le scene di Stéphane Braunschweig\, con Daria Deflorian\, Federica Fracassi\, Cecilia Bertozzi\, Fulvio Pepe\, Enrica Origo\, Caterina Tieghi\, Fabrizio Costella\, andrà in scena in prima nazionale al Teatro Carignano martedì 9 aprile 2024\, alle ore 19.30. I costumi dello spettacolo sono di Lisetta Buccellato\, le luci di Marion Hewlett\, il suono di Filippo Conti\, assistente alla regia Giulia Odetto.\nQuesto nuovo allestimento prodotto dal TST con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale sarà replicato al Carignano fino al 28 aprile\, poi sarà rappresentato al Teatro Rossini di Pesaro\, dal 2 al 5 maggio e all’Arena del Sole di Bologna\, dal 9 al 12 maggio 2024. \nLA VITA CHE TI DIEDI\, ovvero il teatro per affrontare la vita\nScritto nel 1923\, La vita che ti diedi è senza dubbio uno dei testi teatrali in tre atti più brevi di Luigi Pirandello. È anche uno dei pochi che lo stesso autore abbia definito “una tragedia”. È anticipato da tre novelle scritte tra il 1914 e il 1916.\nNe I pensionati della memoria\, Pirandello si interroga sul rapporto tra i vivi e i morti\, e formula forse per la prima volta\, l’idea disturbante che quando si piange la perdita di una persona cara\, non è la persona amata che si sta piangendo: «Voi piangete perché il morto\, lui\, non può più dare a voi una realtà».\nIn Colloqui coi personaggi\, scritto subito dopo la morte della madre\, Pirandello esplora la stessa idea in un lungo e struggente dialogo con la defunta: «Ora che tu sei morta\, io non dico che non sei più viva per me; tu sei viva\, viva com’eri\, con la stessa realtà che per tanti anni t’ho data da lontano\, pensandoti\, senza vedere il tuo corpo\, e viva sempre sarai finché io sarò vivo; ma vedi? è questo\, è questo\, che io\, ora\, non sono più vivo\, e non sarò vivo per te mai più!».\nSconvolto dalla carneficina della Grande Guerra e angosciato dall’idea di perdere i figli al fronte\, Pirandello scrive La camera in attesa: la madre e le sorelle di un soldato scomparso\, non avendo la prova certa della sua morte\, continuano a preparargli la camera in attesa del suo ritorno. E ai vicini che deridono la famiglia per il suo bisogno di illudersi e il rifiuto di elaborare il lutto\, Pirandello risponde azzardando un’altra idea disturbante: i vostri figli che sono andati a studiare in città\, li riconoscete? Non sono forse morti per voi? «La verità è che voi non riconoscete nel vostro figliuolo o nella vostra figliuola\, ritornati dopo un anno\, quella stessa realtà che davate loro prima che partissero. Non c’è più\, è morta quella realtà. Eppure voi non vi vestite di nero per questa morte e non piangete…». Il rifiuto del lutto quindi è legato all’idea che\, forse\, la morte definitiva del corpo non sia nulla rispetto a quella morte lenta che costituisce la vita stessa nelle sue metamorfosi\, la progressiva e ineluttabile scomparsa del bambino che eravamo per nostra madre.\nLa vita che ti diedi riprende alcuni degli elementi principali di questa novella\, sviluppandone il tema su un registro ancora più radicale.\nCome può una madre sopravvivere alla morte del figlio? si chiede Pirandello. Semplicemente affermando che non è morto. O\, più esattamente\, fingendo che sia ancora vivo. Perché Donn’Anna Luna\, a differenza della madre de La camera in attesa\, ha assistito all’agonia del proprio figlio\, e quindi non può prendere a pretesto l’incertezza della sua morte. Osservandola non si può dire che la donna stia negando i fatti: decide del tutto consapevolmente di continuare la sua vita come se il figlio non fosse morto. Si affretta a far rimuovere il corpo\, senza nemmeno prendersi il tempo di vestirlo\, finisce di scrivere in sua vece una lettera all’innamorata\, a cui nasconde la sua morte quando quest’ultima decide di andare a trovarlo. Donn’Anna Luna trasforma la sua casa in un teatro dove il protagonista è assente\, assente ma fin troppo vivo.\nNell’opera di Pirandello\, la realtà della vita appare spesso come uno scandalo insuperabile\, che il teatro o la follia hanno lo scopo di trasfigurare. Nel mondo immaginario del gioco teatrale o in quello parallelo della follia si può evadere\, elevarsi\, far vivere i morti e sfuggire alla logica paradossalmente mortifera della vita.\nIn Pirandello\, teatro e follia sono legati. Spesso i grandi personaggi pirandelliani sembrano pazzi a chi li circonda\, ma\, contrariamente ai veri pazzi\, la loro è una pazzia voluta\, la pazzia di chi vuole essere come i pazzi\, e\, al pari loro\, rifiuta i limiti di una realtà ridotta alla sola verità dei fatti.\nDonn’Anna sembra pazza\, eppure c’è da chiedersi se non sia lei ad avere ragione – ragione contro la ragione. Pirandello fa vacillare le nostre certezze\, i nostri preconcetti: malgrado sappia che la realtà finirà per mettere fine all’illusione\, ci fa capire quanto abbiamo bisogno di illusioni – ma di illusioni coscienti e non delle menzogne che ci raccontiamo – per restare in piedi. Quanto abbiamo bisogno di teatro per affrontare la vita. Da questo punto di vista\, La vita che ti diedi uguaglia i grandi capolavori di Pirandello\, Sei personaggi in cerca d’autore\, Come tu mi vuoi e I Giganti della montagna\, ma nella forma compatta di una favola che va all’essenziale\, avvolgendosi nell’aura di una poesia miracolosa.\nStéphane Braunschweig \nTEATRO CARIGNANO:\npiazza Carignano 6\, 10123 Torino\n9 – 28 aprile 2024 | Prima nazionale \nLA TOURNÉE DELLO SPETTACOLO:\nTorino | Teatro Carignano | dal 9 al 28 aprile 2024\nPesaro | Teatro Rossini | dal 2 al 5 maggio 2024\nBologna |Arena del Sole | dal 9 al 12 maggio 2024 \nINCONTRI COL PUBBLICO: \nRETROSCENA\nProgetto realizzato dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con\nl’Università degli Studi di Torino / DAMS – Università degli Studi di Torino / CRAD \nTEATRO GOBETTI\, SALA PASOLINI\nmercoledì 10 aprile 2024\, ore 17.30\nStéphane Braunschweig e gli attori della Compagnia\ndialogano con Leonardo Mancini (Università di Torino)\nsu LA VITA CHE TI DIEDI di Luigi Pirandello\, regia di Stéphane Braunschweig \nIngresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili\nPrenotazione obbligatoria su teatrostabiletorino.it \nINFO: \nOrari degli spettacoli: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.45; domenica ore 16.00.\nPrezzo dei biglietti: Intero € 37\,00 – Ridotto € 34\,00\nL’acquisto dei biglietti in prevendita prevede un costo di € 1 a biglietto \nBIGLIETTERIA DEL TEATRO STABILE DI TORINO\nTelefono 011 5169555 / Numero verde 800 235 333 \nOrario: da martedì a sabato\, dalle ore 13 alle 19\, domenica dalle ore 14 alle 19.\nOnline www.teatrostabiletorino.it
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SUMMARY:ZIO VANJA di Anton Čechov
DESCRIPTION:Foto di scena: Zio Vanja – Massimiliano Speziani\, Mario Pirrello © Gianluca Pantaleo\nTeatro Strehler\ndal 16 al 21 aprile\nregia di Leonardo Lidi \nProgetto Čechov – seconda tappa \nDal 16 al 19 aprile arriva\, al Teatro Strehler\, Zio Vanja di Anton Čechov\, con la regia di Leonardo Lidi\, una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria\, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Festival dei Due Mondi di Spoleto. Dopo Il gabbiano\, in scena nella scorsa stagione sul palcoscenico del Teatro Strehler\, il regista prosegue la sua ricerca sul teatro di Čechov\, confrontandosi con un altro grande classico firmato dal maestro russo \nLa placida esistenza di Vanja nella sua tenuta di campagna è interrotta dall’arrivo del professor Serebrijakov\, che\, accompagnato della giovane moglie Elena\, altera ogni equilibrio. Leonardo Lidi sceglie Zio Vanja come seconda tappa del suo Progetto Čechov: una commedia domestica costruita sull’impotenza e sull’inerzia\, che racconta le vicende di una famiglia sconfitta dai propri vuoti\, tra occasioni mancate\, rinunce e rimpianti. I protagonisti del dramma\, ospiti di una grande dacia in decadenza\, sono bloccati nell’immobilismo della provincia russa e\, scontenti\, sopravvivono a sé stessi\, crogiolandosi nella noia e nel tormento per i propri fallimenti. Chi se ne va è appesantito da un bagaglio di frustrazioni e incomprensioni\, mentre chi rimane affonda in una routine grigia e senza prospettiva. Eppure\, la stasi dei personaggi è solo apparentemente sterile; in realtà funziona come un potente specchio che rimanda con forza l’immagine delle nostre debolezze e inconcludenze. E su tutto domina l’adagio finale di Sonja: “Dobbiamo continuare a vivere. Vivremo una lunga\, lunga serie di giorni\, di interminabili sere\, sopporteremo pazientemente le prove che ci toccheranno”. \nScrive il regista: «C’eravamo tanto amati. C’è stato un tempo dove questa strana famiglia non era poi così strana. I ruoli erano ben distribuiti\, con credibilità e senza eccessi\, e ogni personaggio poteva considerarsi utile allo spettacolo del quotidiano. Ognuno al proprio posto\, con ordine e naturalezza. Chi indossava il costume dell’intellettuale\, ad esempio\, era da considerarsi metafora di speranza futura ed era opportuno riservare ad esso amore e gratitudine come ad un eroico e fascinoso cavaliere. Era lecito che una bella e gentile ragazza si invaghisse del proprio professore ed era altrettanto plausibile che la famiglia della giovine tutelasse il sapiente uomo come un animale in via d’estinzione. E così Vera si sposa con Aleksandr\, lo porta a Casa e la storia comincia. Gli abitanti del pianeta Čechov si animano\, trovano una dimensione adeguata alla propria formazione\, tutti remano nella medesima direzione e la possibilità di una Russia efficace e vincente smette di essere un miraggio e si tramuta in un concreto e reale domani. In una dimensione dove l’uomo è artefice del proprio destino la felicità potrebbe trovare il giusto spazio. Ma Vera muore e tutto cambia. La speranza si spegne e chi prova a ricominciare suona ridicolo nel suo tentare. Il cuore si tinge di nero e questa possibile colorata commedia diventa una dissacrante e continuata risata isterica ad un funerale. L’idea di un paese guidato dai suoi pensatori è sepolta e noi non possiamo che fare i conti partendo da questo inesorabile dato di fatto. Questa casa è culturalmente morta\, amici miei. È governata da ignoranti e da sterili ideologie. Ce lo ricorda lo Zio\, quel buffone vestito male che palpa con gli occhi le nostre fidanzatine e aspetta le riunioni di famiglia per alzare il gomito e sbatterci in faccia la nostra condizione perennemente umiliante. Inutile lavorare\, inutile impegnarsi\, inutile studiare. Dice\, lo Zio. Meglio aspettare un reddito senza sudare\, meglio lamentarsi di chi ha distrutto il talento. La seconda tappa del Progetto Čechov abbandona il gioco e si imbruttisce col tempo. Spazza via i contadini che citano Dante a memoria per consentire un abuso edilizio ambizioso e muscolare. C’era un grande prato verde dove nascono speranze e noi ci abbiamo costruito una casa asfissiante con troppe inutili stanze ad occupare ogni spazio vitale. Avevamo sfumature e ora c’è un chirurgico bianco e nero che strizza l’occhio allo spettatore intelligente. Avevamo donne e uomini che cercavano la vita attraverso l’amore ma abbiamo preferito prenderne le distanze. Quando? Quando è diventato “troppo poco” parlare d’amore? Come se poi ci fosse qualcos’altro di interessante. Se nel Gabbiano sprecavamo carta e tempo nel ragionare sulla forma più corretta con il quale passare emozioni al pubblico\, divisi tra realismo e simbolismo\, tra poesia e prosa\, tra registi\, scrittori e attrici\, e ci bastava una panchina per tormentarci dei dolori del cuore (Quanto amore\, lago incantatore!) in Zio Vanja l’arte è relegata a concetto museale\, roba da opuscoli aristocratici\, uno sterile intellettualismo che non pensa più al suo popolo\, che annoia la passione e permette agli incapaci di vivere di teatro. E allora che questa strana famiglia cantata da Čechov abbia la faccia di Gaber. La sua maschera irriverente. O meglio ancora di Freak Antoni. Che sia stonata e sgrammaticata. Sconfitta dai propri fantasmi. Ripugnante e fastidiosa. Con l’alito cattivo. Più alta del crocchiare di una gallina ad un comizio\, più profonda del raglio di un asino messo a pilotare un aereo che si sta per schiantare. Che prenda in giro chi si nasconde dietro ai progetti perché spaventato e che faccia tanti e tanti e sentitissimi applausi a chi crede che Zio Vanja sia un testo attuale perché parla di alberi. Avete costruito un focolare tanto stupido che preferisco congelare al sincero freddo della mia solitudine\, lasciatemi fuori\, escluso come il cane di Rino Gaetano! Prendetevi le ghiande e lasciatemi le ali. In questa cosa/casa non ci voglio neanche entrare – ma siate pazienti\, l’anno prossimo la vendiamo per davvero! “Non è nulla bambina mia\, le oche starnazzano per un po’ e poi si calmano… Starnazzano per un po’ e poi si calmano”». \nPiccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)\, dal 16 al 21 aprile 2024\nZio Vanja \nProgetto Čechov\, seconda tappa\ndi Anton Čechov\nregia Leonardo Lidi\ntraduzione Fausto Malcovati \ncon Giordano Agrusta\, Maurizio Cardillo\, Ilaria Falini\, Angela Malfitano\, Francesca Mazza\, Mario Pirrello\, Tino Rossi\, Massimiliano Speziani\, Giuliana Vigogna\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsuono Franco Visioli\nassistente alla regia Alba Porto \nproduzione Teatro Stabile dell’Umbria\nin coproduzione con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e con Spoleto Festival dei Due Mondi \nOrari:\nmartedì\, giovedì e sabato\, ore 19.30;\nmercoledì e venerdì\, ore 20.30;\ndomenica\, ore 16. \nDurata: 105’ senza intervallo \nPrezzi:\nplatea 33 euro\, balconata 26 euro\nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse
DESCRIPTION:Foto Compagnia: La ragazza sul divano – Da sinistra Michele Di Mauro\, Giulia Chiaramonte\, Isabella Ferrari\, Giordana Faggiano\, Valerio Binasco\, Fabrizio Co © Teatro Stabile di Torino\nDal 16 al 21 aprile dal martedì al venerdì h 21\, sabato h 19\, domenica h 17\ntraduzione Graziella Perin\nregia Valerio Binasco\ncon Pamela Villoresi\, Valerio Binasco\, Michele Di Mauro\, Giordana Faggiano\, Fabrizio Contri\, Giulia Chiaramonte e con Isabella Ferrari \nPERSONAGGI E INTERPRETI \nDONNA – Pamela Villoresi\nRAGAZZA – Giordana Faggiano\nL’UOMO – Valerio Binasco\nMADRE – Isabella Ferrari\nSORELLA – Giulia Chiaramonte\nLO ZIO – Michele Di Mauro\nIL PADRE – Fabrizio Contri \nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Alessio Rosati\nsuono Filippo Conti\nvideo Simone Rosset\nassistente regia Eleonora Bentivoglio\nassistente scene Eleonora De Leo\nassistente costumi Rosa Mariotti\nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Teatro Biondo Palermo  \nIn accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Colombine Teaterförlag\nDebutto in prima nazionale: Torino\, Teatro Carignano – 5 marzo 2024 (repliche fino al 24 marzo). \nDurata: 90 minuti \nGuarda il trailer  \nValerio Binasco è riconosciuto come il principale interprete italiano di Jon Fosse\, da sempre affascinato dalla poesia introspettiva che attraversa ogni suo testo e dalla relazione quasi proustiana che le opere del maestro norvegese tracciano tra passato e presente. Questa storia ha il suo fulcro narrativo in una donna di mezza età\, intenta a dipingere il ritratto di una ragazza seduta su un divano. Combatte contro i dubbi sulle proprie capacità artistiche e l’immagine ricorrente di quella ragazza seduta che la perseguita. Quella ragazza non è altro che il ritratto di lei stessa da giovane\, turbata da mille incertezze. Binasco\, affiancato da un cast di grandi interpreti\, affronta il modo in cui le ferite affettive non si rimarginano mai del tutto. \nNote su La ragazza sul divano di Valerio Binasco\nLa scelta di allestire un’opera – come scrissi tempo fa a proposito della commedia Sonno di Jon Fosse\, e in cui mi ritrovo ancora adesso – a volte nasce da minimi segni\, come certe pietre sul sentiero danno l’indicazione di un percorso; altre volte è il titolo stesso un indizio ermetico di qualcosa che stiamo cercando\, perché si cristallizza in un’immagine che si trasforma in un personaggio: allora ti vien voglia di continuare a guardarlo\, vuoi vedere cosa fa e finisci col trovarti al suo fianco\, nel suo mondo. Altre volte\, addirittura\, un personaggio ci appare come un volto visto in sogno: al risveglio non si è sicuri di chi sia davvero\, ma si sente di amarlo\, chiunque sia.\nAmo la percezione fuori fuoco della realtà che trovo nei testi di Fosse. Ogni volta ho la sensazione di trovarmi dinnanzi a un grande affresco sull’umanità\, ne percepisco fortemente il senso ma non riesco a metterlo a fuoco. È come se venissi costretto a guardare solo la luce o l’ombra che c’è tra una cosa e un’altra\, tra una persona e un’altra. Fosse è un autore che istiga in modo irresistibile il mio bisogno di fare teatro con delicatezza\, da ritrattista\, un teatro da innamorato dei volti delle persone\, dei loro occhi\, del loro silenzioso e spesso inutile fluire attraverso la vita.\nIl tema principale de La ragazza sul divano è l’abbandono. In molte opere di Fosse torna\, come un sogno ricorrente\, una donna che aspetta il ritorno di un uomo che è partito per mare e non è più tornato. In questa pièce i quadri che la Donna dipinge sono il punto di vista di chi guarda una nave partire e svanire verso un orizzonte ostile\, simbolo di una minaccia che non riguarda solo il mare\, ovviamente. Ma si può anche cercare in quel dipinto la simbologia di una nave che si lascia alle spalle la tempesta. Il dipinto simboleggia il Padre che se ne va verso la sua idea di vita (il mare); la figlia\, rimasta sola\, reclusa nella vita d’appartamento\, è percossa dal mare di un’acerba femminilità\, così come da quella tempestosa della madre e da quella autodistruttiva della sorella. Il dipinto è incompiuto\, come è giusto restare – incompiuti – se si vuole parlare dell’attesa: chi aspetta resta sospeso\, come sospesa è la sofferenza purgatoriale dell’eterna attesa di un padre che non ritorna mai.\nLe ragioni che mi spingono a insistere con un autore come Jon Fosse sono misteriose anche per me. Il suo stile ossessivo e minimale mi seduce\, punto e basta. Credo che la sua qualità principale sia il suo ritmo. Questo ritmo\, nonostante appaia lento o addirittura inerte\, in realtà non è mai “in battere”\, ma al contrario possiede un andamento ossessivamente “in levare”\, anche e soprattutto quando l’azione sembra procedere con esasperata lentezza. È un ritmo poetico\, lieve: non so gli altri\, ma io sorrido sempre mentre leggo le sue tristissime storie. Non penso che Fosse stia parodiando il suo tema o che ammicchi ironicamente tra le righe. Il suo ritmo è splendidamente scenico\, e ciò che è scenico è sempre festoso\, pieno di humor. C’è sempre un profondo senso dello humor nel procedere “in levare”. Nel caso di Fosse è il sense of humour del jazz. Ecco perché\, sebbene i suoi temi siano per lo più molto tristi\, e spesso anche tragici\, la tragedia e la tristezza non sono in primo piano. In primo piano c’è qualcos’altro\, e cioè principalmente le atmosfere sospese\, e l’umoristico aplomb serio\, quasi duro\, inespressivo\, di personaggi e interpreti.\nCredo che Fosse sia l’unico autore che ha questo ritmo interno. E io\, che nel fare il regista mi occupo quasi solo di questioni legate alla recitazione\, non potevo che restare incantato da questa metrica recitativa. Altra considerazione importante: una musica come questa vuole essere suonata da grandi interpreti. Ecco perché ho voluto con me questi attori. \nValerio Binasco\, Direttore artistico del Teatro Stabile di Torino dal 2018\, è considerato tra i più autorevoli esponenti della scena teatrale italiana\, come testimoniano anche i numerosi premi ricevuti (cinque premi Ubu\, due premi dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro\, due premi Le Maschere del Teatro Italiano\, un premio ETI Gli Olimpici del Teatro\, un premio Linea d’ombra e un premio Flaiano). Nel corso della sua carriera\, dedicata soprattutto alla prosa\, ma anche al cinema e all’opera\, ha saputo coniugare ricerca e rigore estetico con uno stile registico sempre capace di entrare in relazione con il pubblico: si è distinto\, infatti\, sia per la rilettura innovativa e originale dei grandi titoli del repertorio\, sia per l’attenzione alla drammaturgia contemporanea (di riferimento sono le sue regie di testi di Fosse\, Pinter\, Ginzburg\, McDonagh\, Paravidino\, McPherson)\, sia per la formazione dei giovani talenti\, oggi focalizzata nella direzione della Scuola per Attori dello Stabile di Torino. Tra le sue regie per il Teatro Stabile di Torino figurano: Don Giovanni\, Amleto\, Arlecchino servitore di due padroni\, Rumori fuori scena\, Il piacere dell’onestà\, Le sedie\, Sogno di una notte di mezza estate\, Ifigenia e Oreste\, Dulan la sposa\, Sei personaggi in cerca d’autore. \nInfo e prenotazioni solamente tramite CARD LIBERA E CARD LOVE o tramite abbonamenti e card acquistati in precedenza\no tramite VIVICINEMAETEATRO  promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Via G. Carini 32 di Roma c/c 3842 abi 03069 cab 05078 Iban IT89V0306905078100000003842 oppure acquista on line \nSTAGIONE TEATRALE 2023 – 2024 del TEATRO VASCELLO \nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persone – 4 ingressi) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO:\n06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it\nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nCap 00152 Monteverde Roma \nCome raggiungere il teatro\nCon mezzi privati: parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma \nCon mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
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SUMMARY:4:48 PSYCHOSIS  di Sarah Kane
DESCRIPTION:Foto di scena: 4:48 Psychosis – Elena Arvigo © Pino Le Pera\nDal 3 al 5 maggio 2024 \ntraduzione Barbara Nativi\nregia Valentina Calvani\ncon Elena Arvigo\nscene\, costumi e luci Valentina Calvani e Elena Arvigo\nmusiche originali Susanna Stivali\nfoto Pino Le Pera \nproduzione Teatro Out Off e Compagnia Elena Arvigo \n«Io credo che la gente possa cambiare\, credo che sia possibile per noi\, come specie\, cambiare il nostro futuro. Ed è per questo che scrivo quello che scrivo».\n«Mi diceva che il suo scrivere feroce aveva lo scopo di denunciare al mondo quanta ferocia c’è nel mondo».\n(estratti intervista a Sarah Kane di Rodolfo di Giammarco) \nRecensione di Claudio Elli del 4 luglio 2014 \nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano\nuffici via Principe Eugenio 22\ntelefono  02 34532140\ninfo@teatrooutoff.it – www.teatrooutoff.it \n \nA venticinque anni dalla scomparsa di Sarah Kane\, la discussa drammaturga britannica\, figura determinante del cosiddetto in-yer-face theatre\, il Teatro Out Off\, per celebrare il valore della sua opera nel teatro non solo europeo\, propone al pubblico milanese lo spettacolo 4:48 Psychosis.\nTre saranno le repliche per lo spettacolo più rappresentativo della poetica dissacrante di Sarah Kane. In scena dal 3 al 5 maggio 2024\, 4:48 Psychosis è l’ultimo testo scritto dall’autrice e tradotto da Barbara Nativi\, Premio Ubu 2002 proprio per traduzione e messa in scena di Sarah Kane.\nDiretto da Valentina Calvani\, 4:48 Psychosis\, spettacolo che ha ottenuto numerosi e straordinari consensi dalla critica\, è una partitura lirica\, una sinfonia sull’amore e sull’assenza di amore attraversato in versione integrale da Elena Arvigo che dà voce e corpo ad uno dei testi più controversi\, assoluti e intimi del teatro contemporaneo mondiale. \n4:48 Psychosis non aderisce alla forma teatrale convenzionale. La parola della Kane\, autrice rivoluzionaria è flusso di pensiero: 24 quadri in cui non ci sono indicazioni per la messa in scena né temporali né psicologiche. 4:48 Psychosis descrive il luogo senza confini\, senza le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione. 4:48 Psychosis racconta la fragilità dell’amore\, la ribellione dall’ordine costituito\, la tenacia di fronte all’irrinunciabilità della speranza sentimentale. 4:48 Psychosis non è dunque l’ultima lettera di un suicida ma una preghiera\, una richiesta di ascolto e di amore. 4:48 Psychosis perché viviamo in una società sorda\, anestetizzata in cui non c’è spazio per emozioni così estreme\, forti\, devastanti. Una società che si ostina a “voler curare”\, invece che “prendersi cura”. C’è bisogno di un teatro che risvegli “nervi e cuori” e 4:48 Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio\, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita. Questa lettura di 4.48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso\, un inno alla vita\, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole riscoprendo così il senso vitale che abita ogni stato di dolore.\nLo spettacolo è stato scelto nel 2019 come unica rappresentazione teatrale all’interno della rassegna “I’m much fucking angrier than you think. Il teatro di Sarah Kane vent’anni dopo” convegno organizzato dal Teatro Mercadante di Napoli in collaborazione con L’Università L’Orientale e curata dal prof Roberto Davascio. \nINFORMAZIONI E PRENOTAZIONI \nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano \nOrari spettacoli:\nvenerdì\, sabato ore 19.30\ndomenica ore 16.00 \nTel. 0234532140 / biglietteriaoutoff@gmail.com\nlunedì › venerdì ore 10.00 › 16.00 \nRITIRO BIGLIETTI\nUffici\nvia Principe Eugenio\, 22\nlunedì – venerdì  ore 11.00 › 13.00\nBotteghino\nvia Mac Mahon\, 16\nmartedì – domenica 1 ora prima dello spettacolo \nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78 \nPREZZO\nIntero: 20 euro\nUnder26: 14 euro\nOver65: 10 euro \nABBONAMENTI\nOutCard\n50€   4 ingressi a scelta per uno o più spettatori\nJ&S Card – Junior (under26) & Senior (over65)\n45 €   6 spettacoli \nPassepartout Promozione riservata ai residenti del Municipio 8; acquistando la tessera a 10 Euro ingresso a 6 Euro per tutti gli spettacoli in programma.
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SUMMARY:IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare
DESCRIPTION:Foto di scena: Il mercante di Venezia © Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\nTeatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati\npresentano: \nDal 7 al 19 maggio 2024\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 18 maggio ore 15\,30 e 20\,45 \nIL MERCANTE DI VENEZIA\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon FRANCO BRANCIAROLI\nPIERGIORGIO FASOLO\ne  (in ordine di apparizione)\nEmanuele Fortunati\, Riccardo Maranzana\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\,\nGiulio Cancelli\, Valentina Violo\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli\, Veronica Dariol \nregia e adattamento di PAOLO VALERIO\nscene di Marta Crisolini Malatesta\ncostumi di Stefano Nicolao\nluci di Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena\nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nCon i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare – rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 – pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici\, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati\, l’amore\, l’odio\, il valore dell’amicizia e della lealtà\, l’avidità e il ruolo del denaro.\nÈ un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo\, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli\, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock\, figura sfaccettata\, misteriosa\, crudele nella sua sete di vendetta\, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione.\nA lui\, ebreo\, usuraio\, si rivolge Antonio\, ricco mercante veneziano\, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte\, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore.\nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia.\nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. Un mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano.\nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nNota di regia\n“For Sport”\, per sport.\nShylock dice così\, nel momento cruciale del primo atto del “Mercante di Venezia”\, rivolgendosi ad Antonio: “(…) firmatemi il vostro contratto\, con la clausola (è solo per sport) che se non mi rimborsate nel tale giorno e nel tale luogo la tale somma\, la penale sarà stabilita in una libbra precisa della vostra bianca carne (…)”\nQuindi è un gioco\, uno scherzo\, una bagatella…\nTutta questa storia di una libbra di carne è solo il divertimento di un ricco ebreo che vuole farsi beffa di un mercante tanto arrogante quanto malinconico.\n«Bisognerebbe essere ciechi\, sordi e ottusi – scrive il grande critico letterario Harold Bloom – per non accorgersi che la grandiosa ed equivoca commedia shakespeariana “Il mercante di Venezia” è un’opera profondamente antisemita». Uno scherzo…\nDietro a questo “sport”\, a questa ignobile beffa\, c’è una storia di vendetta\, di denaro\, di tradimenti\, di emarginazione. E carne e sangue: Shylock ne è ossessionato.\nC’è sempre qualcosa di potentemente fisico a caratterizzare la figura di Shylock: un forte rapporto con la materia\, con il corpo\, con ciò che è divorabile… “sazierò l’antico rancore” è una delle prime asserzioni dell’ebreo. Un verbo non scelto a caso\, in una battuta che pone subito in luce il tema fondante della vendetta contro una società che esclude chi le è estraneo.\n«Sono infatti odio e spirito di vendetta – per gli sputi subiti\, per gli insulti di Antonio che lo paragona a un cane rabbioso\, per il suo opporsi all’usura – a suggerire a Shylock la crudele obbligazione per il prestito al mercante\, la famosa libbra di carne: “Lui odia il nostro sacro popolo e inveisce contro di noi e io odio lui perché è un cristiano” dice infatti l’ebreo\, dichiarando chiaramente lo scenario di un’aperta lotta fra religioni\, fra culture.\nDi contro\, ogni battuta di Antonio adduce ad una vocazione al martirio. Nell’iconografia dello spettacolo abbiamo accolto quest’ispirazione ed Antonio durante il processo appare in effetti “crocifisso”\, a petto nudo e braccia aperte\, in attesa della lama di Shylock.\nAppena l’intervento del giovane avvocato salva la vita di Antonio e condanna Shylock\, il mercante però rovescia la violenza dell’ebreo in una violenza altrettanto brutale chiedendo per lui la forzata conversione al cristianesimo. Da una parte\, allora\, c’è il cruento cannibalismo di Shylock\, e dall’altra\, apparentemente\, un martire cristiano: però questo cristiano\, appena scende dalla sua croce\, come prima azione obbliga l’ebreo alla conversione\, imponendogli di fatto il corpo di Cristo.\nNulla obbliga Antonio a questa scelta: è la sua volontà\, la sua richiesta al Doge\, una richiesta di terribile violenza.\nMa nell’immaginario degli spettatori è la “libbra di carne” a rimanere impressa\, e scivola via invece l’inumana scelta del mercante\, fino ad allora tratteggiato come un uomo libero\, più o meno illuminato\, generoso… E che invece rivela un lato vendicativo\, un atteggiamento impositivo che rimanda piuttosto all’oscurantismo dell’inquisizione.\nShylock\, davanti ad un simile atto\, avrebbe potuto a propria volta immolarsi\, dire “no\, uccidetemi”. Invece per sopravvivere dice “accetto”: questa è la sua vera sconfitta. Rimane un escluso\, un violento e diviene un perdente\, privato non solo della sua orribile obbligazione\, e del denaro\, ma soprattutto della sua dignità.\nShakespeare lo lascia così: lo fa uscire di scena “sottovoce” nel quarto atto\, dedicando il quinto alla dimensione dell’incanto e del divertimento di Belmonte\, alla celebrazione di un universo femminile\, luminoso\, intuitivo e salvifico\, come spesso è nella sua drammaturgia.\nMa la figura dell’ebreo e la sua dialettica con il mercante\, sono così centrali\, così potenti e universali\, che abbiamo scelto di evidenziarlo\, aprendo e chiudendo il nostro spettacolo con un’apparizione di Shylock\, che nell’ultima scena vive davanti ai nostri occhi la brutalità di una conversione imposta. \nInterpreti e personaggi: \nFranco Branciaroli      –           Shylock \nPiergiorgio Fasolo       –           Antonio \nRiccardo Maranzana –           Salerio / Doge \nEmanuele Fortunati    –           Solanio / Principe di Marocco \nStefano Scandaletti    –           Bassanio \nLorenzo Guadalupi     –           Lorenzo \nGiulio Cancelli            –           Graziano / Principe di Aragona \nValentina Violo           –           Porzia \nMersila Sokoli             –           Nerissa \nMauro Malinverno     –           Lancillotto / Tubal \nVeronica Dariol           –           Jessica \nBIGLIETTI\nPrestige € 36\,50 – Poltronissima € 33\,00 – Poltrona € 25\,00 – Poltronissima under 26 anni € 16\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=957218\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:IL TEMPO ATTORNO di Giuliano Scarpinato
DESCRIPTION:Foto di scena: Il tempo attorno© 2023 Rosellina Garbo\nPrima Milanese \nProduzione Teatro Biondo di Palermo\nIdeazione\, regia e drammaturgia Giuliano Scarpinato\nSupervisione del testo Lucia Calamaro\nCon Roberta Caronia (Paola Randazzo\, magistrato)\, Giandomenico Cupaiuolo (Michele Vetrano\, magistrato)\, Emanuele Del Castillo (il figlio Benedetto)\, Alessio Barone (Liborio Mansueto\, agente della scorta)\, Gaetano Migliaccio (Diego De Piccolo\, agente della scorta)\nScene Diana Ciufo\nCostumi Dora Argento\nSuono e luci Giacomo Agnifili\nAssistente alla regia Adele di Bella\nDirettore di scena Sergio Beghi \ndurata 1 ora e 20 minuti \n Il Tempo Attorno\, spettacolo scritto da Giuliano Scarpinato che si incentra sulla lotta alla mafia raccontata dal figlio di due magistrati\, sarà al Menotti in Prima Milanese dal 14 al 19 maggio.\nTroppe volte in quel flusso caotico\, magmatico che chiamiamo vita\, ci accade di dimenticare che al di là del nostro essere individui\, persone dedite al lavoro\, alla realizzazione dei propri desideri\, a passioni e relazioni\, siamo frutto di una Storia\, quella con la S maiuscola\, che ci precede\, ci contiene\, avanza dopo di noi. Il tempo attorno è il racconto di cinque vite che quella Storia non hanno mai potuto ignorarla: ne sono state investite\, travolte\, come da un gigantesco masso che rotoli giù da un monte la cui cima si perde a vista d’occhio. \nNel cono d’ombra che dagli anni 80 della seconda guerra di mafia si allarga fino al processo Andreotti\, si dipana la vicenda familiare di una coppia di magistrati antimafia\, Michele Vetrano e Paola Randazzo\, un figlio\, Benedetto\, costretto a crescere troppo in fretta\, due agenti della scorta\, De Piccolo e Mansueto\, che li affiancano costantemente. Gli accadimenti si succedono a un ritmo innaturale\, come se qualcuno avesse impresso una velocità doppia alla moviola dei giorni: le stragi Falcone e Borsellino\, l’omicidio del piccolo Di Matteo\, il “processo del secolo” a carico dell’uomo più potente d’Italia\, Giulio Andreotti… Tutto questo entra prepotentemente nella casa di Benedetto\, che vede volar via l’amore dei suoi genitori\, l’innocenza dell’infanzia e ogni certezza\, a partire da quella della vita stessa. \nIl tempo attorno\, ispirato al vissuto reale di Giuliano Scarpinato\, dei suoi genitori Roberto Scarpinato e Teresa Principato\, magistrati antimafia\, e degli agenti della scorta che li hanno affiancati per anni\, è un viaggio nella memoria\, uno scandaglio lanciato nelle acque mosse del passato per riportare a galla la perla rara di un senso\, di una ragione che tenga tutto insieme. Accade di chiedersi\, dopo lunghi anni di rabbia\, risentimento e\, certo\, amore\, mescolati insieme: “Ne sarà valsa la pena?” Attraverso il Teatro\, luogo eletto della catarsi\, Giuliano Scarpinato apre al pubblico questa domanda. Perché le ferite di una famiglia e quelle di un paese\, riaperte con grazia e coraggio\, possano diventare occhi vigili sul presente e sul futuro. \n\nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:CRISI DI NERVI - Tre atti unici di Anton Čechov
DESCRIPTION:Foto di scena: Crisi di nervi – Regia di Peter Stein – Il cast © Tommaso Le Pera\n23 maggio | 9 giugno  \nCRISI DI NERVI. TRE ATTI UNICI DI ANTON ČECHOV \nPETER STEIN \nPrima milanese \nProduzione Tieffe Teatro Milano e Teatro Biondo Palermo\nRegia Peter Stein\nAdattamento di Peter Stein e Carlo Bellamio \nL’orso con Maddalena Crippa\, Alessandro Sampaoli\, Sergio Basile\nI danni del tabacco con Gianluigi Fogacci\nLa domanda di matrimonio con Alessandro Averone\, Sergio Basile\, Emilia Scatigno \nAssistente alla regia Carlo Bellamio\nScene Ferdinand Woegerbauer\nCostumi Anna Maria Heinreich\nLuci Andrea Violato \nDurata 90 minuti  \nDopo il successo de IL COMPLEANNO di Harold Pinter nella passata stagione\, il grande regista tedesco Peter Stein dirige una straordinaria compagnia mettendo in scena CRISI DI NERVI. Tre atti unici di Anton Čechov\, che ha debuttato in Prima Nazionale lo scorso 10 maggio al Teatro Biondo di Palermo e sarà in scena al Menotti dal 23 maggio al 9 giugno.\nStein ritorna ad uno dei suoi autori di riferimento creando una non consueta modalità produttiva artistica attorno ad un gruppo di attori e collaboratori\, per una continuità creativa collettiva di notevole spessore. Stein ha scelto L’ORSO\, I DANNI DEL TABACCO\, LA DOMANDA DI MATRIMONIO e per l’interpretazione MADDALENA CRIPPA\, ALESSANDRO AVERONE\, GIANLUIGI FOGACCI\, ALESSANDRO SAMPAOLI\, EMILIA SCATIGNO e SERGIO BASILE che si alterneranno nelle varie pièce\, che lo stesso Čechov non ancora trentenne definiva “scherzi scenici”: sono i drammi più piccoli del mondo… in generale\, è molto meglio scrivere cose piccole che grandi: poche pretese e successo assicurato. Cos’altro? In realtà gli atti unici del grande autore russo sono stati rappresentati in tutto il mondo. Scritti tra il 1884 e il 1891 e ispirati alla commedia francese e al genere del vaudeville\, molto alla moda in Francia ai tempi di Čechov\, sono stati fonte di ispirazione e di studio per gli attori e gli scrittori di teatro e divertimento per intere generazioni di spettatori di tutte le lingue. \nNote di Regia\nDopo l’insuccesso delle sue prime due opere\, il giovane Čechov giurò di non scrivere mai più per il teatro drammatico e decise di dedicarsi esclusivamente ai vaudeville. Questa circostanza ci ha regalato una serie di atti unici\, pieni di sarcasmo\, di comicità paradossale\, di stravagante assurdità e di folle crudeltà\, e che a loro volta sono diventati il terreno fertile per l’esperienza e la preparazione delle grandi opere della maturità dell’autore.\nNelle tre opere esemplari che presentiamo\, i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi\, si ammalano\, sono preda di attacchi isterici o litigano in continuazione fra loro.\nNe L’Orso il protagonista quasi muore dalla rabbia\, per un debito che non gli viene rimborsato da parte di una donna\, che lui arriva a sfidare a duello\, per finire in ginocchio a chiederle di diventare sua moglie.\nNe I Danni del Tabacco un presunto oratore deve tenere una conferenza sugli effetti negativi del tabacco\, ma\, tra starnuti e attacchi d’asma\, confessa in realtà di voler mettere fine alla vita disastrosa che conduce come marito della propria moglie.\nNe La Domanda di Matrimonio il futuro sposo\, per timidezza e altre difficoltà fisiche\, non riesce a porre alla futura sposa la fatidica domanda\, e anzi si mette a litigare con lei\, che a sua volta gli ribatte a muso duro ed è preda di un attacco isterico quando lui cade svenuto per ipocondria.\nL’estrema comicità\, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore\, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato. Comunque si tratta pur sempre di opere di Čechov. Sono questi i presupposti su cui gli attori hanno dovuto lavorare. Speriamo di averlo fatto con successo.\nPeter Stein \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:HANK al secolo Henry Charles Bukowski
DESCRIPTION:Foto: Hank © Alle Bonicalzi\nDal 4 giugno con Riccardo Magherini al PACTA Salone \nChiude la sezione New classic e la stagione\, un altro momento dedicato alla poesia\, HANK al secolo Henry Charles Bukowski dal 4 al 12 giugno\, una produzione PACTA . dei Teatri in prima assoluta con Riccardo Magherini\, Nicola Maria Lanni e Lele Palimento: un omaggio a un poeta del novecento che ha reso la poesia e la prosa quasi indistinguibili. \nHank per gli amici\, Charles Bukowski per la storia. \nHank è come guardare dal finestrino del treno che viaggia\, pigro\, tra l’umanità. Si vedono uomini e donne attraverso lo sguardo crudele e disincantato di un bambino. Si viene trasportati da quell’umorismo schietto e irriverente\, che ci spinge a specchiarci e a ridere di noi stessi. Hank è un incontro tra la parola e la musica. Hank è un po’ un reading\, come spesso faceva lui stesso\, un po’ è un singing\, un po’ è anche storytelling. \n«HANK – racconta Riccardo Magherini\, attore e regista – vuole essere un tributo a un poeta del novecento che ha reso la poesia e la prosa quasi indistinguibili – si può scrivere poesia come si scrive una lettera e una poesia e può perfino essere divertente\, aveva detto – due facce di una stessa moneta. HANK è un viaggio tra le righe di quegli innumerevoli versi\, racconti\, romanzi. Un ginepraio dove ci si perde: ha scritto così tanto che\, dopo la sua dipartita\, hanno continuato ad apparire inediti\, per un bel pezzo\, venuti fuori da scatoloni rimasti in un angolo. Non si trattava di scarti\, anzi\, spediva troppo e gli editori che non avevano spazio sufficiente per pubblicare tutto – men che meno conservare scatole e scatole – rispedivano indietro. HANK è un incontro tra la parola e la musica: molto di quello che ha scritto\, sembra quasi portare con sé ritmi\, sonorità\, colori inconfondibili. Ascoltando bene\, viene quasi naturale inventare una canzone\, comporre un pezzo. Charles Bukowski è una mia\, una nostra\, vecchia frequentazione. Mia\, di Nicola Maria Lanni e di Lele Palimento\, che sono tornati a farsi ispirare e a comporre e a suonare e cantare\, in scena\, con me». \nPACTA Salone \nDal 4 al 12 giugno\nprima assoluta \nHANK\nal secolo Henry Charles Bukowski\ncon Riccardo Magherini\, Nicola Maria Lanni e Lele Palimento\nregia Riccardo Magherini\ntraduzione Simona Viciani\nmusiche originali eseguite dal vivo Lele Palimento\, Nicola Maria Lanni\nassistenti alla regia Bianca Tortato e Stefano Tirantello\ncostumi e spazio scenico Nello Rickibilli\nluci Manfredi Michelazzi (AILD)\nfoto Alle Bonicalzi\nproduzione PACTA . dei Teatri \nInvito a teatro\nDurata 75’ \nIl 31 maggio presso l’Après-coup alle ore 21.30 lo spettacolo avrà una ouverture: UNA NOTTE CON HANK. \nI suoi amici\, in attesa di andare in scena al PACTA Salone si ritroveranno insieme alla traduttrice ufficiale dell’opera dello scrittore in Italia\, Simona Viciani\, per condividere con il pubblico una serata emozionante\, vera\, fatta di ricordi intimi\, inediti\, lettere\, poesie\, musica\, per celebrare e ricordare una delle voci più importanti della poesia e della scrittura del ‘900…e un amico. \nE\, dalle 18.00 alle 20.00\, nella libreria accanto\, La Scatola Lilla di Cristina di Canio\, saranno a disposizione le ultime pubblicazioni di Bukowski: sconti per cui acquisterà uno o più libri e si godrà un aperitivo o la cena prima dello spettacolo. \nAprès-coup | via Privata della Braida 5 | Milano\nIl 31 maggio 2024 – h. 21.30 \nOUVERTURE \nUNA NOTTE CON HANK\na cura di e con Simona Viciani e Riccardo Magherini\nmusica dal vivo di Nico Lanni e Lele Palimento\nintroduce la serata Maria Eugenia d’Aquino \nINFORMAZIONI GENERALI \n\nPer HANK al secolo Henry Charles Bukowski\n\nDal 4 al 12 giugno al PACTA Salone \nDove si trova il teatro: PACTA SALONE via Ulisse Dini 7\, 20142 Milano\nMM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa\, tram 3 e 15\, autobus 65\, 79 e 230 \nPer informazioni: www.pacta.org – tel. 0236503740 – ma biglietteria@pacta.org – promozione@pacta.org – ufficioscuole@pacta.org \nOrari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45 | domenica ore 17.30 – lunedì riposo – VERIFICARE SUL SITO GLI ORARI \nOrari biglietteria: via Ulisse Dini 7\, 20142 Milano\ndal lun al ven dalle ore 16.00 alle ore 19.00 | nei giorni di programmazione\, 1h prima dell’inizio dello spettacolo \nAcquisto biglietti: www.pacta.org e Circuito Vivaticket (online\, telefonicamente e nelle prevendite fisiche) 25% di sconto per chi acquista online\nPrezzi biglietti: Intero €24 | Rid. Convenzioni\, CRAL e gruppi (min. 10 persone) €16 | Under 25/over 60 €12 | gruppi scuola €9\nCONVENZIONE con E-VAI car sharing per favorire la mobilità sostenibile 50% di sconto sul biglietto intero di ingresso a tutti gli utenti E-VAI car sharing che utilizzeranno le auto del gruppo per raggiungere il teatro. \n\nPer UNA NOTTE CON HANK\, \nIl 31 maggio 2024 – h. 21.30\nall’Après-coup | via Privata della Braida 5 | Milano\nINGRESSO LIBERO con consumazione obbligatoria fino a esaurimento posti.\nINFO e prenotazioni: proscenio@apres-coup.it | 02 38243105
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SUMMARY:NUOVA BALERA PIZZIGONI
DESCRIPTION:Foto di scena: Nuova Balera Pizzigoni © Laila Pozzo\nIl debutto al teatro Menotti di uno spettacolo in cui il ballo diventa metafora della vita \nPrima Nazionale \nProduzione: Tieffe Teatro Milano/Artemis Danza\nScritto e diretto da Emilio Russo \nCon:\nAttori Lucia Vasini\, Enrico Ballardini\, Lisa Galantini\, Alessandro Sampaoli\, Emilia Scatigno\nDanzatorii di Artemis Danza Michelle Atoe\, Arianna Cunsolo\, Mattia Molini\, Christian Pellino\nMusicisti Alessandro Centolanza (voce e chitarra)\, Daniele Di Marco (fisarmonica)\, Gianmarco Straniero (contrabbasso)\nCoreografie Monica Casadei\nCostumi Pamela Aicardi\nAssistente regia Chiara Callegari\nspettacolo sostenuto da NEXT- Laboratorio delle Idee edizione 2023 \nDal 13 al 22 giugno\, in scena in Prima Nazionale al Teatro Menotti\, “Nuova Balera Pizzigoni“\, uno spettacolo che racconta il fascino della balera\, un luogo in cui il tempo sembra sospeso e le emozioni si intrecciano attraverso danze\, canti e amori. La balera\, simile a un teatro con i suoi riti codificati\, diventa spazio di confessioni silenziose per i suoi ballerini e avventori\, rivelando storie antiche e nuove.\nLa gestione della balera è affidata alla famiglia allargata dei Pizzigoni. Nonostante i rapporti conflittuali e le ostilità tipiche di ogni famiglia\, i Pizzigoni riescono a creare una propria armonia\, trasformando il locale da ballo in un rifugio di sogni e passioni.\nLa Balera Pizzigoni nasce negli anni ’40 e la storia che raccontiamo si svolge durante la grande nevicata di Milano del 1985. In quella notte di neve\, quando tutto sembrava fermo\, qualcuno ha varcato inaspettatamente le sue porte\, deciso a ballare nonostante le difficoltà. Le musiche che risuonano in questo luogo incantato sono internazionali e mai banali: dalla Mazurka di Nino Rota al Tango della Gelosia\, fino a Tutti i Frutti di Little Richard.\nIn scena cinque attori: Lucia Vasini\, Enrico Ballardini\, Lisa Galantini\, Alessandro Sampaoli\, ed Emilia Scatigno; quattro danzatori: Michelle Atoe\, Arianna Cunsolo\, Mattia Molini\, Christian Pellino; e tre musicisti: Alessandro Centolanza (voce e chitarra)\, Daniele Di Marco (fisarmonica) e Gianmarco Straniero (contrabbasso). \nNOTE DI REGIA:\n«Nuova Balera Pizzigoni\, liberamente ispirata da “Ballando Ballando” di Ettore Scola e dalle storie di ballerini e balere\, si danza e si racconta di quella vita sospesa tra la pedana e i tavolini\, di quel breve istante che precede il “Sì\, grazie”\, degli abbracci sconosciuti\, perduti o ritrovati\, dei passi incerti che avanzano verso la pista e che\, come per magia\, diventano leggeri al ritmo della musica\, il cui battito risuona come quello del nostro cuore.\nLo spettacolo celebra l’umanità\, l’amore e la musica\, offrendo un viaggio emozionante tra passato e presente\, dove ogni passo di danza racconta una storia e ogni nota musicale evoca ricordi indimenticabili.\nIl ballo\, con i suoi luoghi e riti\, si trasforma in una potente metafora delle esistenze umane. Entrare in una sala da ballo significa esibirsi\, confrontarsi\, lottare con sé stessi e con gli altri\, cercando di mostrare il meglio di sé senza rivelare troppo. Come nella vita reale\, ciò che conta è mantenere un certo mistero\, senza svelare tutto.\nBalera Pizzigoni è un luogo che rimane sé stesso nei decenni del nostro racconto\, pur cambiando abitudini e attitudini\, pur conoscendo le gioie e i dolori\, le piccole vittorie e le grandi sconfitte\, continua ad aprire il sabato sera per accogliere solitudini\, desideri\, sogni e passioni\, le poche parole cancellate dalla musica\, i pensieri di case lontane\, amori perduti\, tenerezza ritrovata\, quotidianità opache e vite scintillanti.\nBalera Pizzigoni è anche un teatro trasformato in grande pista da ballo o\, se volete\, un grande circo al confine del tempo\, tra leggerezza\, divertimento\, sorprese\, emozioni e qualche malinconia\, così come è la vita\, provando a togliere filtri e barriere tra attori\, ballerini\, musicisti e il pubblico». \nEmilio Russo \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nLink d’acquisto\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online con carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:IL GIOCO DELL’AMORE E DEL CASO
DESCRIPTION:Foto di scena: Il gioco dell’amore e del caso © MTM Teatro\nDebutto Nazionale \ndi Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux\nnuova traduzione di Michele Zaffarano\nadattamento e regia Antonio Syxty \ncon Gaetano Callegaro\, Francesca Massari\, Francesco Martucci\, Jasmine Monti\, Filippo Renda \nregista assistente Filippo Renda\nscene Guido Buganza\ncostumi Valentina Volpi\ndisegno luci Fulvio Melli \nstaff tecnico Ahmad Shalabi\, Stefano Lattanzio\ndelegate di produzione Lisa Metelli\, Sofia Tieri\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nIl gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale molto simile a un prezioso ingranaggio. Questo capolavoro\, esaltato come uno dei vertici della drammaturgia francese\, cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti. \nIn questa vera e propria commedia degli equivoci\, Marivaux mette in scena il classico scambio di ruoli\, quello tra padroni e servi\, che\, pur proponendosi uno scopo chiarificatore\, non porta altro se non ulteriori complicazioni di sentimenti e relazioni. \nAlcuni estratti dal testo originale (francese- italiano) – Scena IX\, Atto II \nDorante\nEt que pourrais-je espérer en tâchant de me faire aimer? Hélas! quand même je posséderais ton cœur… \nE cosa potrei sperare cercando di farmi amare? E poi\, anche se riuscissi a ottenere il tuo cuore… \nSilvia\nQue le ciel m’en préserve! quand tu le posséderais\, tu ne le saurais pas; et je ferais si bien que je ne le saurais pas moi-même. Tenez\, quelle idée il lui vient là! \n Che il cielo me ne scampi! Anche se riuscissi a ottenere il mio cuore\, tu non lo verresti comunque a sapere. E farei addirittura in modo di non saperlo nemmeno io. Ma guarda che idee che gli vengono!\nDorante \nIl est donc bien vrai que tu ne me hais\, ni ne m’aimes\, ni ne m’aimeras? \nQuindi è vero che non mi odi e non mi ami? E che non mi amerai?\nSilvia \nSans difficulté.\nSenza dubbio. \nLa giovane Silvia\, consapevole della difficoltà di trovare il ‘marito perfetto’\, tanto più che i cosiddetti ‘ottimi partiti’ si trasformano ben presto\, tra le mura domestiche\, in individui dispotici\, privi di spirito e di gentilezza\, attende con timore l’arrivo dell’uomo che il padre ha scelto come suo sposo. \nNasce così in lei il desiderio di poterlo osservare ‘da una certa distanza’\, prendendo il posto della sua cameriera\, Lisetta\, la quale a sua volta indosserà i panni della padrona.\nNon sa però che Dorando\, per lo stesso motivo\, ha deciso di fingersi servitore\, affidando al proprio servo Arlecchino\, il compito di impersonarlo. La commedia si conclude con un doppio matrimonio tra Silvia e Dorando e tra Arlecchino e Lisetta. \nTra dialoghi e continui malintesi\, il grande autore francese riesce a offrirci una commedia divertente\, brillante\, con momenti esilaranti non privi di una comica suspense. Riuscirà l’amore a trionfare sull’egoismo\, sui pregiudizi e sugli ostacoli che il destino si diverte a innalzare? \nRappresentato per la prima volta nel 1730 dalla Comédie italienne\, il testo esplora le sfumature dell’amore attraverso lo scambio di ruoli tra i personaggi\, offrendo una vivace girandola di emozioni e colpi di scena. L’opera\, ambientata a Parigi\, si distingue per la brillantezza delle interpretazioni e la profondità psicologica dei personaggi.\nAttraverso questa commedia\, Marivaux offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore\, evidenziando il trionfo della passione sull’egoismo e le convenzioni sociali\, incantando il pubblico con il suo intrigo avvincente e la sua raffinata analisi dell’amore e della società. \nNote di regia:\nUna nuova traduzione per Marivaux.\nQuando faccio teatro la prima cosa\, per il mio lavoro\, è avere a disposizione una lingua che possa produrre un suono coerente con il testo e con il dispositivo che il testo mette in atto\, inizialmente sulla pagina scritta e in un secondo momento nella trasposizione organica per la voce. Mi capita spesso – nella vita quotidiana – di notare come spesso scegliamo a caso le parole che pronunciamo per comunicare. Il più delle volte usiamo le parole con trascuratezza\, con approssimazione\, in modo sbrigativo perché ciò che ci preme è comunicare\, ma nello stesso tempo utilizziamo il dispositivo verbale senza la consapevolezza della sua ricchezza e potenzialità allegorica\, semantica\, metaforica.\nIl teatro non può e non deve uniformarsi al quotidiano\, soprattutto nel caso di un testo del 1730\, che è un dispositivo drammaturgico in grado di creare un disegno raffinato intorno a quelli che sono i meccanismi umani\, che regolano verità e rappresentazione di sé e dei propri sentimenti.\nPer questo ho chiesto a Michele Zaffarano\, già traduttore di autori francesi come Francis Ponge\, Christophe Tarkos\, Michel Onfray\, Alain Badiou\, Chare Baudelaire\, Jean-Marie Gleize e altri di fare una nuova traduzione dal testo francese originale di Marivaux.\nOgni traduzione è un tradimento dell’originale e il teatro è il luogo del tradimento\, ma la scelta che si fa del dispositivo verbale è fondamentale\, perché prima di ogni altra cosa la parola diventa suono e il suono entra nelle nostre orecchie generando vibrazioni di senso\, immaginazione e pensiero.\nIl dialogo fra traduttore e attori\, nella fase di studio del testo\, è stato fondamentale per scoprire le differenze culturali dell’utilizzo della lingua e dei modi di dire nel contesto culturale di origine contestualizzata in un periodo storico e a un contesto sociale e politico.\nAntonio Syxty \nLa scenografia di Guido Buganza e i costumi di Valentina Volpi\nIl gioco dell’amore e del caso di Marivaux è per me principalmente un meccanismo. Avevo affrontato questo testo nel 1998 e poi in un riallestimento nel 2001. Non è un testo molto rappresentato in Italia. La tradizione teatrale del nostro paese apprezza molto Moliere. In Francia è invece un grande classico e sicuramente i francesi lo rappresentano in modi e modalità che sono aderenti alla loro cultura e lingua.\nA distanza di molti anni il mio incantamento nei confronti di questo testo risiede ancora nel comportamento del ruolo che decidiamo di giocare (di mettere in atto) in un contesto sociale\, politico\, sentimentale.\nIl gioco del ruolo – inscritto nel nostro presente – è cosa ben nota\, anche se il teatro lo pratica concettualmente e di fatto da molto prima che i vari dispositivi di comunicazione digitale abbiano messo in atto la modalità del fake.\nCiò che sembra non è\, e viceversa\, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti e la vita la faccenda si fa più complicata. Perché non possiamo uscire dai ruoli che ci siamo definiti o che abbiamo assunto per mascherare il vero? Quando mascheriamo il vero che cosa è vero di ciò che scegliamo di comunicare? E se quando usciamo dal “ruolo vero” per entrare in altri ruoli che non sono tali complicassimo a noi e agli altri la percezione del reale? Per questi e altri pensieri ho chiesto a Guido Buganza una sorta di limbo visivo spirituale e minimal\, in cui poter far convergere comportamenti e modalità di spazio e movimento che diano la sensazione di essere all’interno di una “bolla trasparente” e apparentemente senza confini e invisibile. Quindi il lavoro si è basato su una forma di astrazione che non vuole citare iconicamente alcun fregio consolatorio e di stile relativo al periodo storico.\nSospensione e non neutralità\, però.\nHo avvertito anche la necessità di un’intrusione visiva che facesse risultare lo spazio della scena quasi una forma di installazione\, che per certi aspetti potremmo avvicinare alle nuvole di Berndnaut Smilde\, anche se nel nostro caso al posto della nuvola c’è un primate della famiglia degli ominidi\, un gorilla.\nFin dall’antichità i primati hanno incuriosito e inquietato per la loro somiglianza\, diventando\, a seconda dei casi\, un termine di paragone buffo o imbarazzante. Se il Medioevo ne fece un’allegoria del vizio\, mentre il Rinascimento ne colse soprattutto l’aspetto grottesco\, nell’età classica e nel secolo dei Lumi la scimmia divenne oggetto e spunto di riflessioni filosofiche\, in particolare intorno al rapporto uomo/natura\, in un periodo in cui la visione fondata sui dogmi cristiani cominciava a essere messa in discussione.\nIl “nostro” gorilla è colorato e monocromo (simile a un’icona wharoliana) \, dipinto alla stregua dei modi della street-art\, ma indossa anche lui una maschera a voler emulare gli umani nei loro bizzarri travestimenti e traccheggiamenti. La nostra forma-sembiante-simulacro pende dall’alto e sovrasta la bolla abitandola e assurgendo a deus-ex-machina della vicenda.\nAnche nei costumi chiesti a Valentina Volpi l’intento è quello di sovrastare la citazione di abiti del 1700\, ingabbiandoli in un segno che possa anch’esso installarsi nel dispositivo scenico e dei comportamenti interpretativi. Anche per accessori e copricapi l’intento è quello truccare (falsificare?) l’iconografia in modo da creare delle interferenze o glitch di percezione (quasi un errore non prevedibile)\, in realtà voluto e ricercato. \nConsiderazioni in conclusione\nI segni\, nel teatro della messa in scena\, sono congruenti o congruenti a seconda di come li vogliamo disporre e combinare. Allo stesso modo anche l’interpretazione si combina in un dispositivo atto a mettere il vero nel falso e viceversa\, senza pretese psicologiche “moderne”.\nIn fondo Marivaux si diverte con il personaggio di Orgone\, padre di Silvia (e al pari del suo omologo: il padre di Dorante) a orchestrare l’architettura della finzione dichiarandola apertamente allo spettatore già all’inizio della pièce.\nL’arte combinatoria è quella che può far coincidere la trama del disegno o anche di fuorviarla per crearne uno analogo\, ma non identico\, quindi possibile anch’esso. Lo spostamento degli equilibri e delle combinazioni dei segni sono per me (e lo sono sempre stati) pattern mentali\, visivi e emotivi in grado di riattivare la circolazione del sangue e del pensiero\, in continue derive di senso e di significato.\nMarivaux\, in questo\, è un tavolo da gioco ideale\, per lanciare il coup de dés che n’abolira jamais le hasard per dirla con Mallarmé.\nAntonio Syxty \nTeatro Litta\nlunedì/sabato ore 20.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nInvito a Teatro – Manifatture Teatrali Milanesi \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:LUCANIA FILM FESTIVAL
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SUMMARY:DE PROFUNDIS di Oscar Wilde
DESCRIPTION:Foto : Glauco Mauri © Manuela Giusto\nDal 26 al 29 settembre giovedì e venerdì h 21\, sabato h 19 e domenica h 17\ndebutto giovedì 26 settembre h 21 \nDE PROFUNDIS\ndi Oscar Wilde\ntraduzione di Camilla Salvago Raggi\nversione teatrale di Glauco Mauri\nvoce del prologo Marco Blanchi\ncon Glauco Mauri\nmusiche Vanja Sturno\nluci Alberto Biondi\nallestimento scenico Laura Giannisi\nproduzione Compagnia Mauri Sturno \ndurata 60’\nvideo di presentazione   \nIl “De Profundis” è una lunga lettera dedicata al suo giovane amico Alfred Douglas con il quale ebbe per qualche anno un’intima relazione. Ma in due anni di carcere Alfred non gli scrisse mai una sola riga.\nVerso la fine della sua condanna Oscar Wilde ebbe il permesso di scrivere una lettera. Al mattino gli veniva consegnato un foglio e alla sera quel foglio gli veniva ripreso riempito dalle parole di solitudine\, di angoscia ma anche dalla speranza che la maturazione del dolore può dare ad un’anima disperata. Solo alla fine della prigionia gli furono consegnati tutti i fogli da lui scritti.\nÈ una lettera di dura verità e di dolcissimo dolore. Poesia\, poesia di vita vera\, tra le più vere che ho avuto la gioia di incontrare nei miei lunghi anni.\nSpero sia così anche per voi.\nÈ uno spettacolo particolare dove so di correre dei rischi\, lo so e di questo ne sono entusiasta perché umilmente convinto di proporre al teatro qualcosa di nuovo.  (Glauco Mauri) \nGlauco Mauri\, uno dei più grandi artisti teatrali italiani\, porta in scena “De Profundis” di Oscar Wilde\, sua la versione teatrale della lunga lettera\, quasi una autobiografia\, che Wilde con la sua arte arguta e intelligente ha trasformato in una parabola universale della sofferenza\, del valore dell’arte e dell’amore.\nMauri con il suo lavoro di elaborazione ha mirato innanzi tutto a eliminare le parti troppo letterarie\, le non poche imperfezioni (dovute alle pesanti restrizioni carcerarie)\, le omissioni e gli spazi temporali non rispettati nell’epistola\, per renderla “scenicamente più efficace”. \nNon un romanzo\, ma una lunghissima lettera indirizzata al giovane Bosie (Alfred Douglas) che Wilde scrisse durante gli ultimi mesi della prigionia nel carcere di Reading.\nCon l’arrivo del nuovo direttore\, più sensibile nei suoi riguardi\, gli fu concesso l’uso di carta e penna\, severamente proibito dal durissimo regime carcerario a cui erano sottoposti gli omosessuali. Tuttavia Wilde poté leggere per intero quanto aveva scritto solo all’uscita dal carcere\, quando gli furono consegnati tutti i fogli. \nNel 1895 Oscar Wilde\, notissimo scrittore e commediografo all’apice del successo (tre sue commedie erano contemporaneamente rappresentate nei teatri londinesi) fu condannato a due anni di lavori forzati\, il massimo della pena per i reati legati all’omosessualità. Al carcere duro\, che minò fortemente il suo fisico\, si unirono la bancarotta finanziaria (i suoi libri non si vendettero più e le commedie ritirate dei cartelloni)\, la perdita dei due figli\, che non rivide mai più\, e la sua casa e i suoi beni sequestrati. Oscar Wilde che aveva incantato i salotti letterari e mondani di Londra e Parigi fu messo al bando e sarebbe morto in miseria tre anni dopo l’uscita dal carcere\, lontano dall’Inghilterra. \nINFO ORARI:\ndal martedì al venerdì h 21\nsabato h.19\ndomenica h.17\nlunedì h 21\nCirco El Grito h.19\nEmma Dante Il Canto della Sirena Vascello dei Piccoli sab. 16\,30 dom.11\,30 \nBIGLIETTERIA:\nintero € 25\nover 65 € 20\ncral e convenzioni € 18\nstudenti € 16\nVascello dei piccoli € 15 / € 12 (bambini)\nConcerti € 15 / € 12 (studenti e anziani) \nAbbonamenti\nZefiro (8 titoli) € 120\nEolo (9 titoli) € 135\nCard libera (6 spettacoli a scelta su tutta la programmazione) € 108\nCard love a 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione per 2 persone (4 ingressi) € 72 \nZefiro\nDE PROFUNDIS\nCAPITOLO II\nIL GIARDINO DEI CILIEGI\nIL RITO\nIL MINISTERO DELLA SOLITUDINE\nMOBY DICK\nLA PULCE NELL’ORECCHIO\nLA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA \nEolo\nUCCELLINI\nLA VEGETARIANA\nLA SCORTECATA\nFAUST\nBAHAMUTH\nIL GRANDE VUOTO\nBOCCONI AMARI SEMIFREDDO\nEDIPO RE\nFELICISSIMA JURNATA \nCAMPAGNA ABBONAMENTI:\nAbbonamento Zefiro 120 euro (8 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nAbbonamento Eolo 135 euro (9 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del post\nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO e prenotazioni anche tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE o tramite abbonamenti e card acquistati in precedenza\no tramite VIVICINEMAETEATRO ancora valido fino a novembre 2024  promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Via G. Carini 32 di Roma c/c 3842 abi 03069 cab 05078 iban IT89V0306905078100000003842 \noppure acquista on line \nINFO: 06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it\nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nMonteverde Roma \nCome raggiungere il teatro con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma\nCon mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
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SUMMARY:INCANTO E FATICA NELLE CRETE SENESI
DESCRIPTION:Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio di Serre di Rapolano (esterno) © Fondazione Musei Senesi\nBellezza paesaggistica e mezzadria si incontrano nella mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ fra dipinti dal ‘900 a oggi\, foto e videoart\nAl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio 40 dipinti in arrivo dai depositi di Banca MPS e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Al cinema teatro ‘G. Verdi’ foto\, filmati storici\, videoart e un’opera audiovisiva \nL’esposizione animerà Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location storiche \nLe Crete senesi viste attraverso tecniche artistiche diverse per raccontare una bellezza paesaggistica amata da secoli e il patrimonio sociale e culturale legato alla mezzadria e alla durezza del lavoro. Sono loro le protagoniste assolute della mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’\, in programma a Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location di eccezione del borgo nel comune di Rapolano Terme: il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio ospiterà 40 dipinti in gran parte mai esposti in arrivo dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, firmati da grandi autori dal ‘900 a oggi da Dario Neri a Renato Guttuso fino ad artisti contemporanei\, mentre il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, recentemente riqualificato\, accoglierà la proiezione di filmati storici e videoart oltre agli scatti di 4 fotografi contemporanei. La mostra\, curata da Anna Maria Guiducci\, è promossa dal Comune di Rapolano Terme in collaborazione con Visionaria e Fondazione Musei Senesi e le due location saranno aperte durante il fine settimana. \nLa mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ ruota attorno alla bellezza inconfondibile del paesaggio delle Crete senesi\, “portatore d’incanto” fra i più rappresentati dai pittori dal Quattrocento a oggi\, e ne valorizza al tempo stesso l’elemento umano e l’aspetto lavorativo che per secoli ha visto protagonisti tanti uomini e donne con la mezzadria. Il risultato è un viaggio attraverso dipinti\, filmati storici\, scatti fotografici e videoart per raccontare non solo il fascino paesaggistico di questo territorio e delle sue inimitabili “biancane” ma anche il duro e aspro lavoro su queste colline che ne ha caratterizzato lo sviluppo antropologico. A rendere ancora più uniti i due temi è il dialogo fra il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio e il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, edifici lontani per epoca di costruzione ma legati dalla loro importanza per la storia di Serre di Rapolano\, pronti ad accogliere chi vorrà scoprire la singolarità e il fascino elegante del borgo. \nIl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio accoglierà 40 dipinti dedicati ai paesaggi delle Crete senesi e ad alcuni particolari che li rendono unici con una raccolta preziosa e in gran parte poco conosciuta. Le opere provengono\, infatti\, dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, che partecipa all’evento con il prestito delle preziose pitture di Renato Guttuso ispirate dalla campagna nei dintorni della città e donate alla famiglia dell’amico Cesare Brandi nel 1938 per ringraziarla dell’ospitalità nella villa di Vignano. Insieme a Guttuso\, sarà possibile ammirare le opere di Dario Neri\, Otello Chiti\, Aldo Marzi\, Vittorio Zani\, Roberto Corsini e Vittorio Giunti\, a cui si uniranno i contemporanei Carlo Pizzichini\, Franca Marini e Luca Bellaccini. L’esposizione sarà arricchita da due bassorilievi di Alberto Sani\, scultore autodidatta scoperto e valorizzato da Dario Neri\, e proporrà un itinerario culturale composto da linguaggi stilistici eterogenei pronti a conquistare il pubblico con opere in larga parte mai esposte. \nIl cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ ospiterà\, invece\, un omaggio alle Crete senesi e al lavoro nei campi dal passato ai giorni nostri attraverso gli scatti di 4 fotografi contemporanei – Davide Borghi\, Marco Bruttini\, Alessio Duranti\, Marco Muzzi – pronti a raccogliere il testimone dei pittori protagonisti al Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio per continuare a raccontare l’unicità e la bellezza paesaggistica e sociale di queste colline brulle e biancastre. L’esposizione dei fotografi sarà arricchita dall’opera audiovisiva curata dall’artista inglese Jacqueline Tune per raccontare la particolarità paesaggistica delle Crete e l’elemento umano che l’ha caratterizzata nei secoli attraverso le voci di alcune persone che hanno vissuto l’ultimo periodo della mezzadria. \nL’allestimento nel cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ conta su un’attenta ricerca svolta in collaborazione con il Museo della Mezzadria senese di Buonconvento\, che ha messo a disposizione i suoi materiali visivi d’archivio dedicati al lavoro nelle campagne senesi tra Ottocento e Novecento.
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SUMMARY:MEDEA di Euripide
DESCRIPTION:Foto di scena: Medea © Roberto De Biasio\nSpettacolo realizzato per il 72°Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza \n\nRegia di Emilio Russo \nCon Romina Mondello\, Gianluigi Fogacci\, Camilla Barbarito\, Paolo Cosenza\, Nicolas Errico\, Claudio Pellegrini\, Debora Zuin \nScenografia Dario Gessati \nMusiche Andrea Salvadori \nCostumi Pamela Aicardi \nRealizzazione costumi Lara Friio \nSi ringrazia Domo Adami Vintage Couture per la collaborazione al costume di Romina Mondello   \nProduzione Tieffe Teatro  \nDal 10 al 20 ottobre\, il Teatro Menotti riporta in scena Medea di Euripide\, con Romina Mondello nel ruolo della protagonista\, interpretazione che le è valsa il Premio Enriquez 2020 come Miglior Attrice. \nLa tragedia classica torna a parlare al pubblico contemporaneo\, offrendosi come un viaggio senza ritorno verso un destino oscuro e ineluttabile. Il ritorno\, tuttavia\, è tutto da decifrare\, da confrontare con la nostra epoca: Euripide dissemina nella sua opera tracce di un percorso che continua a interrogarci ancora oggi\, in un mondo sempre più distratto e corrotto dalla perdita di riferimenti etici. Eppure\, in noi risuona ancora la sensibilità di chi\, nonostante tutto\, continua a cercare un senso\, una direzione per quella “cosa” che ostinatamente chiamiamo umanità.\nMedea veste gli sguardi\, i gesti\, la voce di un’attrice di grazia\, passione e talento come Romina Mondello\, capace di tramutare intensità in essenzialità\, di toccare la terra e guardare il cielo\, di sedurre implicitamente ed esplicitamente uomini e Dei per costruire un personaggio multidimensionale\, che saprà essere fuori dagli schemi sorprendentemente.\nAl suo fianco\, Gianluigi Fogacci interpreta Giasone\, offrendo una lettura del personaggio che ne svela il dualismo: fragilità e ambizione\, crudeltà e ingenuità\, nemico e amico. Un uomo incapace di riconoscere il dubbio come il preludio necessario alla verità\, un protagonista di contraddizioni che si specchia nella sua relazione con Medea.\nIn scena con loro\, una compagnia di attori\, musicisti e cantanti che\, attraverso ruoli individuali e momenti corali\, daranno vita a una drammaturgia in cui parola e musica si fondono. La partitura musicale\, composta dal visionario Andrea Salvadori (Premio Ubu 2018)\, contaminerà e amplificherà il testo antico\, creando un’esperienza immersiva e suggestiva\, fedele alla tragedia originale ma aperta a nuove interpretazioni». \nNote di Regia\nDentro questo percorso faremo vivere la nostra Medea\, convinti della forza immutata e straordinaria della narrazione euripidea\, della sua tensione drammatica e minacciosa\, della potente e concreta al tempo stesso costruzione dei personaggi\, anche quelli solo evocati\, dello sviluppo formidabile dei conflitti. Ci soffermiamo nel nostro racconto a cogliere proprio quelle tracce che conducono verso scenari e visioni di un’universalità senza tempo e senza spazio\, come\, ad esempio\, la condizione dell’abbandono a cui è costretta Medea\, senza più patria\, famiglia\, punti di riferimento\, una gabbia dalla quale deve per forza uscire\, oppure l’aspetto politico\, che Euripide affronta elevando inaspettatamente Medea ad eroina portatrice dei nuovi valori contro quelli arcaici (Atene e Corinto proprio alla vigilia della sanguinosa guerra del Peloponneso e perché non oggi Oriente e Occidente\, Nord e Sud del mondo?)\, difficile non leggere alla luce – o meglio al buio – dei muri d’acqua e mattoni di oggi il rifiuto verso il barbaro\, il diverso “…ti guardano e ti odiano senza sapere cosa hai dentro…” così\, quasi 2500 anni fa Euripide\, intellettuale\, profugo e incompreso diceva e faceva dire a Medea nel suo straordinario discorso alle donne corinte e così quell’urlo arriva a noi\, a smuovere ancora le nostre coscienze.\nEmilio Russo \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI:\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110 \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
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SUMMARY:MozART GROUP in CLASSICAL THERAPY 
DESCRIPTION:Foto: Mozart Group © Nicolas Fagot\nDal 24 al 27 ottobre 2024 \nCLASSICAL THERAPY  \nMozART GROUP   \nCon \nFilip Jaślar\, violino \nMichał Sikorski\, violino  \nPaweł Kowaluk\, viola \nBolesław Błaszczyk\, violoncello  \nMozART Group Production \nPrima milanese  \n“Classical Therapy” al Teatro Menotti: lo spettacolo dell’anno dove risate e musica diventano le migliori medicine! \n\nDal 1995\, il MozART Group diffonde il suo inconfondibile marchio di terapia musicale nei teatri e nelle sale da concerto di Europa\, Asia e America. Ora\, dal 24 al 27 ottobre\, arriva al Teatro Menotti con “Classical Therapy”\, uno spettacolo dove le risate si mescolano alla musica in una formula irresistibile.\nPerché “terapia”? E perché “classica” quando\, ormai\, c’è un’app per tutto? Questo spettacolo è un’esperienza analogica: un incontro che ci permette di prendere le distanze da noi stessi\, offrendoci nuovi punti di vista su ciò che riteniamo ordinario o diamo per scontato.\nLa musica è la fonte inesauribile di giovinezza e il cuore delle creazioni del MozART Group\, che da quasi trent’anni riesce a far ridere e sorprendere il pubblico in tutto il mondo. E con il loro trentesimo anniversario all’orizzonte\, nel 2025\, continuano a raccogliere momenti e intuizioni straordinarie da condividere con oltre 50 paesi su cinque continenti\, eliminando ogni ostacolo alla felicità interiore.\nIl loro è un cabaret musicale unico al mondo\, dove la musica – e non le parole – è la vera protagonista. Prendendo composizioni classiche come punto di partenza\, il quartetto le smonta\, le rielabora con brillanti associazioni musicali\, offrendo al pubblico sorprese\, risate e talvolta anche commozione fino alle lacrime.\nI quattro musicisti\, tutti diplomati presso prestigiose accademie musicali di Varsavia e Łódź\, hanno scelto di interpretare la musica classica in modo irriverente e divertente\, dimostrando che la risata è davvero la miglior medicina!\n«Noi esistiamo nonostante la sobria formalità delle grandi sale da concerto\, nonostante la noiosa vita dei musicisti di musica classica\, nonostante i fanatici amanti della musica classica\, nonostante i fans della musica rock\, rap o pop che hanno paura di quella classica. Trattiamo la nostra Musa con divertente ironia e\, ne siamo sicuri\, non si offenderà!».\nMozART Group \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:Nuova edizione di LIBERTÀ OBBLIGATORIA
DESCRIPTION:Foto di scena: Libertà obbligatoria – Teatro Menotti Filippo Perego © Laila Pozzo\nDal 28 al 31 ottobre 2024 \nDi Giorgio Gaber e Sandro Luporini \nAdattamento e regia Emilio Russo \nCon Enrico Ballardini\, Gianluigi Fogacci\, Lisa Galantini Andrea Mirò e Musica da Ripostiglio \nScene Federico Biancalani \nCostumi Pamela Aicardi \nLuci Andrea Violato \nAssistente alla regia Chiara Callegari  \nProduzione Tieffe Teatro \nIn collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nRecensione di Claudio Elli \nDal 28 al 31 ottobre al Menotti torna in scena LIBERTÀ OBBLIGATORIA\, seconda tappa del progetto Gaber\, con cui il “teatro canzone” sottolinea l’universalità del pensiero gaberiano anche a diversi decenni di distanza. \nDopo il successo di FAR FINTA DI ESSERE SANI a Milano e in tournée nazionale (spettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2022)\, Emilio Russo adatta e dirige ancora un testo “storico” e controverso come LIBERTÀ OBBLIGATORIA del 1976\, che contiene temi e contenuti assolutamente attuali. Di Libertà Obbligatoria Sandro Luporini scrive a distanza di anni: “Sia io sia Giorgio abbiamo sempre considerato “Libertà obbligatoria” uno dei nostri lavori migliori in assoluto”. \nIn scena lo straordinario gruppo di FAR FINTA DI ESSERE SANI con la piccola orchestra MUSICA DA RIPOSTIGLIO e i suoi esplosivi arrangiamenti a miscelare musiche e generi\, la voce unica di ANDREA MIRÒ\, gaberiana per vocazione e ormai per definizione\, cantante/attrice dotata di grazia\, profondità e presenza e il talento prismatico di ENRICO BALLARDINI. A questo bellissimo ensemble\,  per dare ancora più peso e valore alle parole e ai contenuti\, si aggiungono due attori di grande forza teatrale come GIANLUIGI FOGACCI e LISA GALANTINI\, per uno spettacolo collettivo che sarà leggero e profondo\, ironico ed emozionante e che proverà a restituire il grande senso civile\, culturale\, ma anche spettacolare e popolare di quella straordinaria e indimenticabile esperienza che è stato il teatro-canzone di cui\, per molti\, proprio Libertà Obbligatoria è stata l’espressione più compiuta e coerente. \nNote di Regia\nPur con le dinamiche del teatro-canzone e quindi con la costruzione non convenzionale e contaminata del suo straordinario “fare” teatro\, mi piace considerare Giorgio Gaber come un classico da interpretare e\, pur nella sua universalità\, provare a contestualizzare. \nI personaggi\, gli attori e musicisti della nostra versione\, rappresentano come nella profetica lettura epocale di Gaber e Luporini\, i “reduci” di una rivoluzione mancata. Forse per eccesso di ideologia e scarsità di concretezza e bisogno reale\, oppure semplicemente perché hanno vinto gli altri con le loro regole antiideologiche basate su consumismo\, individualismo e modelli produttivi feroci. I “reduci” finiranno per adeguarsi- forse- o perlomeno di porsi domande su sé stessi e sul proprio futuro\, mentre il tempo stringe\, gli anni passano e magari ci saranno ancora posti da occupare e non ci sarà più tempo per la coscienza collettiva. “A quarant’anni siamo già a raccontare ai nipoti che noi buttavamo tutto in aria…” \nI reduci incarnano il pensiero gaberiano attraverso i conflitti di visioni contrapposte\, nonostante le esperienze ancora condivise\, ma destinate a divergere nel futuro. C’è chi è meno lucido\, ancora combattivo\, se non combattente\, deluso\, incazzato e si rifugia nel passato e nei sogni. Sono quelli che guardano indietro. Ci sono anche quelli più analitici\, disposti a fare i conti con quel presente che hanno combattuto sino a ieri. Accettano l’onda nuova\, ma sino a un certo punto. Compromessi forse sì\, ma contro la DC! Guardano in avanti con sospetto.\nCome tutti i classici\, anche per Libertà Obbligatoria sono consentite interpretazioni e attualizzazioni. Nel nostro caso\, come già è successo in parte per Far Finta di Essere Sani\, ci piace pensare di mantenere la forza\, i contenuti e le emozioni non più nell’originaria formula monologante\, ma attraverso una lettura collettiva tra musicisti e attori. In particolare\, in Libertà Obbligatoria\, a detta degli stessi autori\, lo sviluppo della parte testuale miscelata a canzoni ormai “storiche”\, diventa quasi preponderante. Per questo ho ritenuto opportuno e niente affatto “audace” aggiungere attori di teatro\, Lisa Galantina e Gianluigi Fogacci\, per incarnare ancora di più le parole di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.\nHo voluto mantenere i riferimenti storici dell’epoca\, perché mi paiono efficaci. È un testo molto politico\, forse il più politico del teatro canzone perché Gaber e Luporini fanno i conti definitivi con il ’68\, profetizzano (piuttosto in anticipo) la deriva ideologica e non solo dei movimenti (ora Attila fa il consigliere regionale…). \nEmilio Russo \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nore 20
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SUMMARY:ALTRI LIBERTINI di Pier Vittorio Tondelli
DESCRIPTION:Foto di scena: Altri libertini © Manuela Giusto\nPer la prima volta\, dalla morte del suo autore\, Licia Lanera porta in teatro\, allo Studio Melato dal 29 ottobre al 3 novembre\, gli sfrontati e coraggiosi Altri libertini raccontati da Tondelli \nPubblicata nel 1980\, Altri libertini è l’opera prima di Pier Vittorio Tondelli\, giornalista\, saggista\, drammaturgo e scrittore\, scomparso nel 1991 a soli trentasei anni. Con linguaggio vivo\, crudo e a tratti sperimentale\, racconta le storie di giovani\, spesso ai margini della società\, in cerca di una propria identità nell’Italia della fine degli anni ’70. Un’opera talmente rivoluzionaria e spudorata – fu addirittura sequestrata per oscenità – da affermarsi rapidamente come manifesto di un’intera generazione\, contribuendo ad annoverare lo scrittore emiliano tra gli autori più importanti della letteratura contemporanea. Dei sei racconti che compongono il volume – “romanzo a episodi” lo definiva Tondelli – Licia Lanera ha scelto di lavorare su Viaggio\, Altri libertini e Autobahn\, incrociandoli a creare un’unica narrazione che la vede in scena al fianco di Giandomenico Cupaiuolo\, Danilo Giuva\, Roberto Magnani. \n«Perché ho scelto Altri libertini? Al di là del piacere puramente letterario nell’affrontare questi personaggi con la loro lingua meticciata e regressiva\, e quello teatrale di occuparmi di personaggi in tumulto\, ci doveva essere dell’altro; qualcosa di più profondo che avesse a che fare con me\, con la mia vita\, con i miei quarant’anni\, con le mie origini. Questo qualcosa che oggi provo a definire\, si è rispecchiato un giorno\, come un’epifania\, in quelle parole tondelliane e ha deciso di appropriarsene. Innanzitutto\, un aspetto politico: due saggi di Paolo Morando ’78-’79 Dancing days e ’80\, che raccontano gli avvenimenti degli anni titolati\, insieme ad una ricerca video (molto importante è stato il documentario di Comencini L’amore in Italia) mi hanno messa in relazione con la parola ‘reflusso’ (o riflusso a seconda delle fonti)\, cioè il momento esatto in cui è cominciato quel processo in cui la politica perde terreno\, il capitalismo avanza e la cosa pubblica viene sostituita dal privato. Questo processo è arrivato dritto fino a noi e ci pone davanti a due macrotemi: la fine dell’ideologia e la presenza totalizzante del privato nelle narrazioni contemporanee. Ed è questo processo che condanno\, che soffro ma di cui sono totalmente parte\, in cui soccombe anche la mia di narrazione\, dai social al teatro. Che cos’è questo punto di non ritorno? Che cos’ero io? Che cosa mia madre? Quel suo sguardo ritrovato in alcune descrizioni pasoliniane\, quanto può assomigliare al mio? Come guardo i giovani oggi? Quello spirito reazionario da giovane scapestrata degli anni Novanta quanto mi fa puntare l’indice con giudizio e a volte disprezzo per le nuove generazioni e la loro ‘assenza di un corpo’. Come sono invecchiata? Sono invecchiata? Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini\, vitelloni nati nel secolo scorso\, senza figli\, animali notturni\, poca grazia nel nostro stare al mondo\, bestie solitarie terrorizzati dalla solitudine\, incapaci di essere genitori\, condannati ad essere eternamente figli\, figli dai capelli bianchi\, figli coi drink in mano e la droga nel portafogli da usare rigorosamente in occasioni speciali. Dunque\, questo spettacolo mette in scena Altri libertini\, ma fugge dalla rappresentazione continuamente\, gli attori si appropriano di quelle parole e alla fine Pier Vittorio Tondelli non esiste più se non nei corpi nella carne negli sputi degli attori\, nelle loro biografie. Io\, con il mio corpo in scena\, sono lì ‘in borghese’ a combattere questa personale guerra alla rappresentazione\, sono lì a confondere\, sono lì a ricordare continuamente allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia. Siamo qui a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni». \nPiccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli\, 6 – M2 Lanza)\ndal 29 ottobre al 3 novembre 2024 \nAltri libertini\ndi Pier Vittorio Tondelli\nadattamento e regia Licia Lanera\ncon Giandomenico Cupaiuolo\, Danilo Giuva\, Licia Lanera\, Roberto Magnani\nluci Martin Palma\nsound design Francesco Curci\ncostumi Angela Tomasicchio\naiuto regia Nina Martorana\ntecnici di compagnia Massimiliano Tane\, Laura Bizzoca\nproduzione Compagnia Licia Lanera\nin coproduzione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro\nsi ringrazia Compagnia La Luna nel Letto \nLo spettacolo presenta scene con linguaggio esplicito e ingiurie \nOrari: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica\, ore 16. \nDurata: 90 minuti senza intervallo \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo
DESCRIPTION:Foto di scena: Natale in casa Cupiello – Vincenzo Salemme © Chi è di scena – Diana Or.I.S.\nChi è di scena e Diana Or.I.S.\npresentano: \nDal 26 novembre all’8 dicembre 2024\nferiali e 7 dicembre ore 20\,45 – domenica ore 15\,30    \nVINCENZO SALEMME\n\nNATALE IN CASA CUPIELLO\ndi Eduardo De Filippo \nScene Luigi Ferrigno    Costumi Francesca Romana Scudiero\nLuci Cesare Accetta    Musiche Nicola Piovani\n \nRegia VINCENZO SALEMME  \nINTERPRETI E PERSONAGGI:\nVincenzo Salemme è Luca Cupiello; Antonella Cioli è Concetta; Antonio Guerriero è Tommasino; Franco Pinelli è Pasquale; Vincenzo Borrino è Nicola Percuoco; Sergio D’Auria è Vittorio Elia; Fernanda Pinto è Ninuccia; Oscarino Di Maio è Raffaele; Agostino Pannone è Luigi Pastorelli; Pina Giarmanà è Carmela; Geremia Longobardo è Il dottore; Nuvoletta Lucarelli è Olga Pastorelli; Gennaro Guazzo è Alberto; Marianna Liguori è Rita. \nVINCENZO SALEMME IN TEATRO RITROVA EDUARDO DE FILIPPO \nNatale in casa Cupiello\, la commedia eduardiana per eccellenza\, nella messa in scena di uno dei più celebrati protagonisti del teatro di oggi \nRispettando il testo originale\, Salemme ha compiuto l’impresa di “modernizzare” una delle commedie più conosciute del Teatro del Novecento\, lavorando come mai prima sulla trasposizione di quei dialoghi e di quella gestualità che fanno parte della tradizione e della cultura del nostro Paese: «Mi sono avventurato nel capolavoro di Eduardo\, mettendo in piedi una macchina pazzesca\, davanti e dietro le quinte\, a cui lavorano più di 40 persone. Portare in scena per la prima volta un’opera così fondamentale per il teatro italiano è stata una gioia immensa. Attraverso il meraviglioso testo di Eduardo\, ‘respirando’ le sue parole ho potuto riscoprire una civiltà culturale che credo si stia affievolendo nel mondo di oggi. Anche per questa ragione\, quindi\, non potrei essere più felice di averlo ritrovato sul palco». \nDopo la strepitosa tournée dello scorso anno che ha registrato il tutto esaurito nei maggiori teatri Italiani\, ‘Natale in casa Cupiello’\, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme\, è un successo letteralmente travolgente\, il pubblico entusiasta ha accolto con grandi consensi il “presepio” di Eduardo De Filippo\, in una nuova versione inedita a cui il regista e drammaturgo lavorava da tempo. \nVincenzo Salemme e la sua compagnia riprendono per il secondo anno  questo testo capolavoro del teatro mondiale\, rievocando un tempo nel quale lo stesso Salemme ha iniziato a muovere con entusiasmo e passione i primi passi nel mondo del teatro\, incontrando proprio il Maestro Eduardo nel 1977: «Andai a Cinecittà per provare a fare la comparsa in qualcuna delle sue commedie che stava registrando per la Rai. E lo incontrai in una pausa della lavorazione. Aveva sulle spalle lo scialle color vinaccia pallido\, un camicione da notte e i mutandoni che finivano dentro i calzettoni di lana. Era il costume della commedia più bella\, più amara\, più divertente\, più sentimentale\, più intensa\, più malinconica\, più festosa\, più struggente della storia: Natale in casa Cupiello. Sono passati\, da allora\, ben 46 anni. Nel frattempo\, sono diventato attore a tempo pieno e\, dopo aver avuto il privilegio di lavorare con Eduardo nei suoi ultimi due anni di palcoscenico\, ho potuto continuare a frequentare il suo magnifico teatro grazie ai 12 anni nella compagnia del figlio Luca. Poi da più di 30 anni scrivo e metto in scena commedie e spettacoli scritti da me. E ho avuto anche la fortuna di lavorare nel cinema come attore\, regista e sceneggiatore».  \nTra i protagonisti più apprezzati dello Spettacolo\, da più di 30 anni scrive e mette in scena commedie e spettacoli scritti da lui\, spesso portati anche al Cinema\, dove lavora con successo come attore\, regista e sceneggiatore. «Ma la voglia di tornare in quella casa degli anni ‘40 del secolo scorso\, di sentire il freddo del dopoguerra addolcito dai preparativi del presepe\, la voglia di rivedere quel prototipo di bamboccione\, indimenticabile nelle sembianze di Luca De Filippo\, la voglia di sentire le  zampogne a fare da colonna sonora alla forza travolgente e incontrollabile delle passioni della figlia\, la voglia di rivedere la potenza disperata di Concetta/Pupella\, le sue lacrime di fronte al pericolo della disgregazione familiare\, la voglia di abbracciare la tenera impotenza di Luca Cupiello di fronte alle promesse disilluse della vita\, quella voglia non mi ha mai lasciato. Ecco perché ho deciso di mettere in scena questo capolavoro. E di farlo come io ho imparato a fare in questo mestiere. Con semplicità e amore. Amore per le mie origini\, amore per Eduardo\, per Luca\, amore per quei Natali passati davanti alla televisione per scaldarci il cuore tra una manciata di struffoli e una giocata a tombola».\nBuon “Natale in casa Cupiello” a tutte e a tutti! \nBIGLIETTI\nDa martedì a venerdì\nPrestige € 41\,00 – Poltronissima € 36\,60 – Poltrona € 26\,50 – Poltronissima under 26 anni € 18\,50 \nSabato e domenica\nPrestige € 46\,00 – Poltronissima € 40\,00 – Poltrona € 29\,00 – Poltronissima under 26 anni € 21\,50 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
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SUMMARY:LA FINE È IL MIO INIZIO
DESCRIPTION:Foto: Tiziano Terzani © Teatro Menotti Filippo Perego Milano\nsabato 30 novembre ore 17.00\ndomenica 1° dicembre ore 11.00 \nLA FINE È IL MIO INIZIO\ntratto dal libro di Tiziano Terzani\nregia Emilio Russo\ncon Chiara Tomei e Antonio Perretta\nmusica dal vivo di Danilo Rossi \nINFO \nUna lettura scenica intensa e commovente\, tratta da uno dei libri più amati di Tiziano Terzani\nIl racconto dell’ultima tappa di un lungo viaggio alla ricerca della verità\, una vita trascorsa esplorando\, imparando e cercando di comprendere il mondo \nQuesto spettacolo itinerante guiderà il pubblico attraverso diverse tappe all’interno del teatro\, partendo dal foyer e attraversando spazi trasformati in frammenti del suo straordinario percorso. Ogni angolo del teatro diventerà una scena viva\, un momento del suo incredibile viaggio\, fatto di incontri\, emozioni e profonde riflessioni. \nDedicato ai giovani\, questo racconto celebra la fantasia\, la curiosità verso l’ignoto e il coraggio di vivere una vita autentica e libera. È il ritratto di un’esistenza straordinaria\, ricca di avventura\, amore e significato\, capace di toccare l’animo di ciascuno. \nUn’esperienza di intensa emozione che invita a riflettere sul valore e sul senso dell’esistenza. \nSpettacolo + aperitivo: 11€*\n*il biglietto comprende lo spettacolo+aperitivo (vino o bibita + degustazioni di prodotti) \n 
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SUMMARY:FAUST tratto da Faust I e II di Johann Wolfgang von Goethe
DESCRIPTION:Foto di scena: Faust – Al centro: Paola Giannini © La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma\nSTAGIONE TEATRALE 2024-2025 \nFaust\ntratto da Faust I e II di Johann Wolfgang von Goethe\ndi Leonardo Manzan e Rocco Placidi\ndal 10 al 22 dicembre dal martedì al venerdì h 21\, sabato h 19 e domenica h 17 \nPrima Nazionale \ncon Alessandro Bandini\, Alessandro Bay Rossi\, Chiara Ferrara\,\nPaola Giannini\, Jozef Gjura\, Beatrice Verzotti \nregia Leonardo Manzan\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Rossana Gea Cavallo\nMusic and Sound Franco Visioli\nlight designer Marco D’Amelio\nfonico Filippo Lilli\, datore luci David Ghollasi\nmacchinista Giuseppe Russo\, assistente scenografa Caterina Rossi\naiuto regia Virginia Sisti \nproduzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\,\nTeatro Piemonte Europa\, LAC Lugano Arte e Cultura\nin collaborazione Teatro della Toscana Teatro Nazionale \nsi ringrazia per la collaborazione l’associazione Cadmo \ndurata 100’ \nAtteso debutto al Teatro Vascello – in prima Nazionale – per il Faust di Leonardo Manzan\, giovane autore e regista che si è già distinto per la sorprendente originalità dei suoi lavori che hanno ottenuto per due anni consecutivi i riconoscimenti della Biennale Teatro di Venezia. \nDopo i successi nelle passate stagioni in Italia e all’estero di Cirano deve morire\, Glory Wall e Uno spettacolo di Leonardo Manzan\, il giovane regista sceglie di misurarsi con un monumento della letteratura teatrale moderna\, il Faust di Johann Wolfgang Goethe. \nManzan attraverso un Faust artista indaga il tema del ruolo del teatro nella società\, della responsabilità di chi crea nei confronti del pubblico e dei limiti dell’espressione del desiderio individuale.\nIl pubblico\, sempre protagonista negli spettacoli di Manzan\, è accompagnato da un affiatato gruppo di sei giovani interpreti – Alessandro Bandini\, Alessandro Bay Rossi\, Chiara Ferrara\, \nPaola Giannini\, Jozef Gjura\, Beatrice Verzotti – attraverso la vicenda di Faust ed è invitato a muoversi insieme a loro in equilibrio sul filo teso tra fantasia e realtà\, intrattenimento e impegno\, quel filo sottile su cui ogni artista cerca disperatamente il suo equilibrio. \nCompletano il cast dei collaboratori artistici: Rocco Placidi per la drammaturgia\, Franco Visioli per le musiche e il suono\, Giuseppe Stellato per la scena e Rossana Gea Cavallo per i costumi\, Marco D’Amelio per le luci. Lo spettacolo è prodotto da La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello\, TPE Teatro Piemonte Europa e LAC Lugano Arte e Cultura\, in collaborazione con il Teatro della Toscana-Teatro Nazionale. Si ringrazia l’Associazione culturale Cadmo. \nA partire dal Faust di Goethe\nLa sinossi del Faust di Goethe si potrebbe riassumere in una riga: c’era una volta un uomo che fece un patto col diavolo. Eppure\, a partire da questo semplice spunto\, perfetto per una favola da teatro delle marionette\, Goethe ha costruito un’opera monumentale che fa da specchio alla modernità.\nColta e goliardica\, tragica e parodica\, cosmica e sentimentale\, tra il dramma e avanspettacolo\, la prima opera moderna è in realtà un’opera post-moderna.\nNon si può tornare indietro e riportare all’ordine il caos che Goethe attraversa. Bisogna assecondarne la varietà\, nel tentativo di recuperare la leggerezza di un racconto popolare che inizia appunto così: c’era una volta un uomo che fece un patto col diavolo. \nNote di regia\nIl Faust di Goethe comincia con una sorpresa per noi teatranti. Da due secoli di distanza\, l’autore ci fa un ritratto perfetto in forma di parodia: scrive un Prologo sul Teatro.\nL’impresario\, il drammaturgo e l’attore discutono su quali siano gli ingredienti giusti per fare uno spettacolo di successo. Il risultato è una scena divertentissima\, ma anche impietosamente rivelatoria.\n«Io vorrei proprio piacere a tutti (…) Come fare perché tutto sia nuovo\, vivace E\, pur essendo profondo\, diverta?» dice per esempio l’impresario\, ricordandoci che l’unico vero problema di un teatrante è come portare il pubblico in sala.\nRitrovando noi stessi in questo prologo abbiamo scelto di far intervenire il personaggio di Faust nella discussione.\nIl nostro Faust ha un problema concreto e insormontabile: vuole mettere in scena il Faust di Goethe. Vuole rappresentare sé stesso. Ma questo non è più possibile: sa troppo di sé\, è troppo intelligente\, non crede più al diavolo. \nLeonardo Manzan\, nato a Roma nel ‘92 si diploma come attore alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano nel 2015. Debutta come regista\, interprete e autore con It’s App to You – o del solipsismo che inaugura la sua collaborazione con l’attrice Paola Giannini. Lo spettacolo-videogioco sul tema della realtà virtuale e del rapporto con la tecnologia vince numerosi premi e riconoscimenti\, tra cui InBox\, Dominio pubblico\, Kilowatt-Italia dei visionari. Nel 2018 si rivela tra i giovani talenti alla Biennale Teatro di Venezia aggiudicandosi il premio di produzione per Registi under 30 per la realizzazione di Cirano Deve  Morire\, riscrittura del Cyrano de Bergerac di Rostand in forma di concerto rap. Scritto insieme a Rocco Placidi con musiche originali di Franco Visioli e Alessandro Levrero\, lo spettacolo debutta alla Biennale Teatro di Venezia nel 2019.\n«Leonardo Manzan – recita la motivazione di Antonio Latella che in qualità di direttore gli ha assegnato il Premio – ha avuto il coraggio di esporsi e di rischiare. Nonostante la giovanissima età ha dimostrato di essere pronto ad attraversare quella linea gialla che delimita la zona di sicurezza per andare in zone anche pericolose\, mai rassicuranti e ovvie. Al suo coraggio\, vogliamo aggiungere la nostra scommessa».\nInvitato nuovamente a Venezia nel 2020\, presenta Glory Wall – anche questo scritto con Rocco Placidi e interpretato da Paola Giannini. Spettacolo dissacrante sul tema della censura prodotto da La Fabbrica dell’Attore e Elledieffe che viene premiato come Migliore spettacolo della Biennale Teatro. Il riconoscimento è stato attribuito da una giuria internazionale composta da Maggie Rose\, corrispondente di Plays International\, Susanne Burkhardt\, corrispondente di Deutschlandfunk Kultur\, Evelyn Coussens\, giornalista di teatro del quotidiano De Morgen\, Justo Barranco\, giornalista di teatro del quotidiano La Vanguardia: «il modo in cui Manzan mette in discussione il ruolo e il significato del teatro oggi è provocatorio e inesorabile\, ma allo stesso tempo dedito e impegnato. Nell’Italia dove ‘la nuova scrittura e i nuovi drammaturghi’ sono stati per troppo tempo ignorati\, malnutriti e poco sostenuti\, è un piacere poter conferire questo nuovissimo premio a una nuova scrittura che non solo affronta il tema della censura posto dalla Biennale\, ma offre anche al pubblico uno spettacolo impegnativo e molto divertente che recupera il potere del teatro. E della sua comunità». \nINFO ORARI:\ndal martedì al venerdì h 21\nsabato h.19\ndomenica h.17\nlunedì h 21\nCirco El Grito h.19\nEmma Dante Il Canto della Sirena Vascello dei Piccoli sab. 16\,30 dom.11\,30 \nBIGLIETTERIA:\nintero € 25\nover 65 € 20\nCRAL e convenzioni € 18\nstudenti € 16\nVascello dei piccoli € 15 / € 12 (bambini)\nConcerti € 15 / € 12 (studenti e anziani) \nABBONAMENTI:\nZefiro (8 titoli) € 120\nEolo (9 titoli) € 135\nCard libera (6 spettacoli a scelta su tutta la programmazione) € 108\nCard love a 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione per 2 persone (4 ingressi) € 72 \nZefiro\nDE PROFUNDIS\nCAPITOLO II\nIL GIARDINO DEI CILIEGI\nIL RITO\nIL MINISTERO DELLA SOLITUDINE\nMOBY DICK\nLA PULCE NELL’ORECCHIO\nLA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA \nEolo\nUCCELLINI\nLA VEGETARIANA\nLA SCORTECATA\nFAUST\nBAHAMUTH\nIL GRANDE VUOTO\nBOCCONI AMARI SEMIFREDDO\nEDIPO RE\nFELICISSIMA JURNATA \nCAMPAGNA ABBONAMENTI:\nAbbonamento Zefiro 120 euro (8 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nAbbonamento Eolo 135 euro (9 titoli) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto\nCard love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto \nINFO e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE info promozioneteatrovascello@gmail.com\nBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,\nacquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/\nacquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849\noppure acquista on line \nCONTATTI:\n06 5881021 – 06 5898031\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it \nTeatro Vascello Via Giacinto Carini 78\nMonteverde Roma \nCome raggiungere il teatro con mezzi privati:\nParcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi\, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini\, 43\, Roma; Via Maurizio Quadrio\, 22\, 00152 Roma\, Via R. Giovagnoli\, 20\,00152 Roma\nCon mezzi pubblici:\nautobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini\, Colosseo\, Piramide\, oppure: 44\, 710\, 870\, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
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SUMMARY:IL BAR SOTTO IL MARE da Stefano Benni
DESCRIPTION:Foto di scena: Il bar sotto il mare – Regia di Emilio Russo © Alessandro Fibbi\nDal 12 al 31 dicembre 2024\n \nCon Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli\, Lorenzo degli Innocenti \nRegia e adattamento Emilio Russo\nMusiche dal vivo Cosimo Zannelli\nMusiche Fabrizio Checcacci e Cosimo Zannelli\nScene e costumi Pamela Aicardi \nLuci Mattia de Pace \nProduzione Tieffe Teatro / La Macchina del Suono \nPrima milanese \nDal 12 al 31 dicembre\, in prima milanese al Teatro Menotti\, va in scena Il bar sotto il mare\, tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Benni. Un luogo magico e senza tempo\, dove le storie si intrecciano e i personaggi diventano indimenticabili. \nÈ il bar in cui tutti vorremmo perderci almeno una notte\, per ascoltare i racconti di personaggi straordinari: il barista enigmatico\, l’uomo col cappello\, il vecchio con la gardenia\, la sirena ammaliatrice\, il marinaio solitario\, l’uomo invisibile\, la bionda misteriosa\, la pulce del cane nero e molti altri avventori\, ciascuno con il suo bagaglio di follie e meraviglie. \nOgni storia\, con la sua comicità surreale e la sua profonda umanità\, ci farà ridere\, riflettere e sognare\, riportandoci a quella dimensione dell’immaginazione in cui è ancora possibile sorprendersi e non prendersi troppo sul serio. \nLa nostra versione teatrale di uno dei capolavori di Stefano Benni si propone di catturare questa stessa magia\, portando sul palco il suo mondo illogico\, immorale e irresistibilmente poetico. Parole e musica si fondono in uno spettacolo che restituisce la follia ragionata di questi personaggi incredibili\, che tanto somigliano alle persone che incrociamo nella vita reale. \nIn scena\, un trio di compagni di viaggio composto da Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli e Lorenzo degli Innocenti: attori versatili e carismatici\, capaci di recitare\, cantare e danzare con energia travolgente\, dando vita a uno spettacolo unico e irripetibile.  Accanto a loro\, la musica dal vivo di Cosimo Zannelli\, che arricchisce e amplifica le emozioni dello spettacolo.\nUn viaggio teatrale dove l’assurdo diventa ragione e l’immaginazione prende il comando\, per una serata che farà divertire\, emozionare e sognare spettatori di ogni età. \nLe poesie di Stefano Benni – come Dormi Liù\, Hooligan Love\, Quello che non voglio\, Ma che notte è\, Little Red Hood – si trasformano in canzoni originali\, grazie alle musiche composte da Fabrizio Checcacci\, che riesce a tradurre in note la forza evocativa delle parole del grande scrittore bolognese. \nIl 31 dicembre replica speciale di Capodanno alle ore 22 per salutare il nuovo anno con brindisi finale. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA:\nPrezzi\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110 \nSPECIALE CAPODANNO:\nOre 22\nIntero – 55.00€\nRidotto under/over – 45.00€ \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:TOOTSIE
DESCRIPTION:Foto di scena: Tootsie – Paolo Conticini © PeepArrow Entertainment – Il Sistina\nDal 26 dicembre al 1 gennaio\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\n26 dicembre e 1 gennaio ore 17\,30\n31 dicembre ore 16\,00 e ore 21\,00 \nPer la prima volta in Italia \nTOOTSIE\nla nuova commedia musicale firmata Massimo Romeo Piparo\nAl Teatro Manzoni di Milano per tutte le feste di Natale \nDivertente\, romantico e con una irresistibile vena dissacrante che fa sorridere ma anche riflettere: per la prima volta in Italia è in scena “Tootsie”\, il nuovo Musical firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman. \nInterpretato dall’inedita ma affiatatissima coppia formata da Paolo Conticini – già protagonista acclamato di successi come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”- ed Enzo Iacchetti che torna finalmente al Musical dopo il grande successo personale ottenuto nei panni di Zazà ne “Il Vizietto”\, “Tootsie” –già in tour da novembre- sarà in scena da giovedì 26 dicembre e per tutte le feste di Natale\, fino a mercoledì 1° gennaio. \nDopo i grandissimi successi e le novità degli ultimi anni\, da “Cats” a “Matilda”\, e al trionfale ritorno di “Jesus Christ Superstar”\, Massimo Romeo Piparo porta in scena un nuovo spettacolo\, destinato a sorprendere e conquistare il cuore degli spettatori. \n«Come sempre il Teatro arriva più in fondo e in modo più diretto al cuore dei temi fondamentali della nostra società”\, afferma Massimo Romeo Piparo. «In un momento in cui si fa tanto parlare (o urlare) di temi così delicati e sensibili come “sessismo”\, “patriarcato”\, “identità”\, Tootsie\, con leggerezza e grande ironia\, oltre che con la ineguagliabile forza della musica\, li rappresenta in modo chiaro e deciso\, affidando a poche ma significative indimenticabili battute la prova di quanta confusione ci sia ancora oggi tra “essere” e “apparire”. Nella versione teatrale si aggiunge anche una caustica e pungente critica all’intero mondo dello showbusiness in cui – purtroppo – la differenza tra i sessi è ancora marcatamente segnata. La mia versione italiana – continua Piparo – tiene fedelmente conto dell’indirizzo dato dagli autori e ne esalta tutta l’ironia e la rinnovata comicità\, integrandola grazie anche alla grande ispirazione che una inedita e strepitosa coppia di attori come Conticini e Iacchetti mi hanno fornito. Un cast di grandissimi professionisti\, tutti perfettamente aderenti ai propri ruoli\, ha completato la ricetta che mi ha permesso di offrire al pubblico italiano un prodotto attualissimo\, scorrevole e di grande intrattenimento\, che per la prima volta in Italia viene rappresentato dopo il suo successo a Broadway. Tootsie è un (meritato e doveroso) inno alle donne\, uno spettacolo al femminile anche quando a parlarne… sono gli uomini\, che potremmo condensare nella celeberrima battuta finale: “sono stato un uomo migliore con te\, da donna…di quanto non lo sia stato con le altre donne…da uomo. Devo solo imparare a farlo…senza la gonna!». \nCon il libretto di Robert Horn\, vincitore del Tony Award per questo titolo\, e la musica e i testi di David Yazbek\, già autore di un altro grande successo come “The Full Monty\, “Tootsie” è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post)\, oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award)\, tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale. \nLo spettacolo\, prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina\, racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini)\, un bravo attore con un particolare talento per… non riuscire a mantenere un lavoro! Avvilito e disoccupato\, Michael decide di fare un ultimo\, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta al provino del musical sequel di Giulietta e Romeo\, travestito da donna con il nome di Dorothy Michaels e\, dopo un’ottima performance\, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway\, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico ma\, mentre il lavoro comincia ad andare a gonfie vele\, Michael si innamora di una sua collega. Sarà il suo amico e coinquilino Jeff (Enzo Iacchetti)\, uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante\, a metterlo di fronte alla realtà\, facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” è molto più difficile di quanto si possa aspettare. \nCon il suo ritmo serrato\, la coinvolgente colonna sonora e una vicenda incredibilmente attuale\, “Tootsie” è una commedia brillante e piena di colpi di scena\, che si prende amabilmente gioco dell’intero mondo dello showbusiness con le sue dinamiche distorte\, in cui “merito” e “scorciatoia” spesso si confondono. Ma la storia di Michael\, grazie anche allo scoppiettante rapporto con il suo alter-ego Jeff\, offre anche l’occasione per riflettere su temi importanti\, come l’amore e il rapporto tra i sessi\, l’identità e il ruolo della donna nella società\, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere. Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: «Sono stato un uomo migliore con te da ‘donna’\, di quanto lo sia stato con le altre donne da ‘uomo’». \nPer San Silvestro sono previste 2 recite\, alle ore 16\,00 e alle ore 21\,00. Al termine della recita delle 21\,00\, allo scoccare della mezzanotte\, si brinderà al nuovo anno con spumante\, panettone e un buffet di dolci insieme alla Compagnia.\nInoltre in occasione della recita delle ore 21\,00 sarà possibile cenare nel foyer del Teatro a partire dalle ore 20\,00. Info su prenotazione\, prezzo e menù sul sito del Teatro alla pagina di questo link \nLa realizzazione di Tootsie – unitamente alla prossima produzione di “West Side Story” sancisce per Peeparrow Entertainment e per il Teatro Sistina l’inizio dell’importante partnership con Fineco che per un biennio sarà Main Sponsor delle rispettive attività. Una collaborazione prestigiosa e di grande qualità che vede affiancate due realtà molto affermate nei rispettivi ambiti. \nTOOTSIE\nMusica e testi di David Yazbek\nLibretto di Robert Horn\nTratto dalla storia di Don McGuire e Larry Gelbart e dal film Columbia Pictures prodotto da Punch Production\, interpretato da Dustin Hoffman\nRegia e adattamento di Massimo Romeo Piparo\nProdotto da PeepArrow Entertainment e Il Sistina\nin accordo con Music Theatre International (Europe) Limited: www.mtishows.eu \nTEAM CREATIVO\nEmanuele Friello Direzione Musicale\nTeresa Caruso Scene\nCecilia Betona Costumi\nRoberto Croce Coreografie\nUmile Vainieri Luci\nStefano Gorini Suono \nCon\nPaolo Conticini nel ruolo di Michael Dorsey/ Dorothy Michaels\ncon la partecipazione di Enzo Iacchetti nel ruolo di Jeff \nE con\nBeatrice Baldaccini/ Julie\nIlaria Fioravanti/ Sandy\nMatteo Guma / Max\nMassimiliano Carulli / Ron\nElena Mancuso-Gea Rambelli / Rita\nSebastiano Vinci / Stan\nNico Colucci / Clar\nFabrizia Scaccia / Suzie\nRoberto Tarsi / Stuart \nEnsemble\nMartina Bassarello\nBenjamin Bemporad\nMatteo Germinario\nSilvia Giacobbe\nPaolo Giammona\nGinevra Grossi\nClara Intorre\nAlice Longo\nDenis Scoppetta \nBIGLIETTI\nPrestige € 58\,00 – Poltronissima € 49\,00 \n31 dicembre ore 16\,00\nPrestige € 63\,00 – Poltronissima € 54\,00 \n31 dicembre ore 21\,00\nPrestige € 115\,00 – Poltronissima € 97\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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LOCATION:Teatro Manzoni di Milano\, Via Alessandro Manzoni 42\, Milano\, 20121\, Italia
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SUMMARY:L’AMORE SCOPPIÒ DAPPERTUTTO
DESCRIPTION:Foto di scena: Laura Marinoni © Laila Pozzo\nPer Fabrizio De André \nDal 10 al 18 gennaio 2025 \nIdeato e diretto da Emilio Russo\nCon Laura Marinoni \nArrangiamenti musicali di Alessandro Nidi \nMusica dal vivo Nidi Ensemble\nPianoforte Alessandro Nidi\nPercussioni Sebastiano Nidi\nTrombone Filippo Nidi\nFisarmonica e sax Andrea Coruzzi\nArrangiamenti musicali di Alessandro Nidi \nCostumi Pamela Aicardi\nLuci Mattia De Pace \nTotal look di Laura Marinoni a cura di Antonio Marras \nProduzione Tieffe Teatro in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi \nDal 10 al 18 gennaio al Teatro Menotti ritorna in scena L’amore scoppiò dappertutto\, un omaggio a Fabrizio De André tra parole e musica\, con Laura Marinoni e un quartetto di musicisti con arrangiamenti di Alessandro Nidi. \nVentisei anni di assenza. Era l’11 gennaio 1999 e\, per noi che restavamo\, sembrava impossibile continuare le nostre vite senza Fabrizio De André\, senza la sua musica\, senza la sua poesia\, senza il suo sguardo lucido e penetrante sul mondo. Ci sbagliavamo: è rimasto con noi\, e la sua presenza è oggi più forte che mai\, estendendosi anche alle generazioni che non l’hanno conosciuto in vita. La sua luce non si è affatto spenta. \nNon per ricordarlo\, poiché non ce n’è affatto bisogno\, ma per festeggiarlo\, abbiamo pensato ad uno spettacolo a modo nostro\, tra le parole e la musica\, con nuovi pensieri e ricordi che creano un intreccio di emozioni tra il palco e la platea. Sul palcoscenico una grande protagonista delle nostre scene LAURA MARINONI\, che con sensibilità\, energia e intensità “naviga” tra le parole e le canzoni lungo il filo rosso dei temi cari a Fabrizio De André. \nUn viaggio senza soluzione di continuità\, uno sguardo trasversale e originale\, un racconto di parole e musica che spazia tra riferimenti alti (Baudelaire\, Villon\, Mutis) e storie degli ultimi\, dei diseredati. In scena un quartetto di musicisti con gli arrangiamenti non convenzionali di ALESSANDRO NIDI in grado di dare nuove sonorità alle canzoni e ai momenti teatrali dello spettacolo. \nUn atto d’amore per il più grande dei nostri cantautori\, racchiuso in un titolo\, che rappresenta anche uno dei suoi ultimi appunti. “E poi a un tratto l’amore scoppiò dappertutto” \nSpettacolo sostenuto da NEXT- Laboratorio delle Idee \n  \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:Il ritorno di CRISI DI NERVI. TRE ATTI UNICI DI ANTON ČECHOV
DESCRIPTION:Foto di scena: Maddalena Crippa © Tommaso Le Pera\nRegia di PETER STEIN \nAdattamento di Peter Stein e Carlo Bellamio \nL’Orso con Maddalena Crippa\, Alessandro Sampaoli\, Sergio Basile\nI Danni del Tabacco con Gianluigi Fogacci\nLa Domanda di Matrimonio con Alessandro Averone\, Sergio Basile\, Emilia Scatigno\nAssistente alla regia Carlo Bellamio\nScene Ferdinand Woegerbauer\nCostumi Anna Maria Heinreich\nLuci Andrea Violato \nProduzione Tieffe Teatro /  Quirino Srl \nRecensione di Claudio Elli del 25 maggio 2024 \nDopo il grande successo\, che è valso a Peter Stein il Premio Le Maschere 2024 per la regia\, lo spettacolo sarà di nuovo sul palco del Teatro Menotti di Milano dal 21 al 26 gennaio. \nIl celebre regista tedesco Peter Stein dirige una straordinaria compagnia mettendo in scena CRISI DI NERVI. Tre atti unici di Anton Čechov e ritorna ad uno dei suoi autori di riferimento creando una non consueta modalità produttiva artistica attorno ad un gruppo di attori e collaboratori\, per una continuità creativa collettiva di notevole spessore. \nStein ha scelto L’ORSO\, I DANNI DEL TABACCO\, LA DOMANDA DI MATRIMONIO e per l’interpretazione MADDALENA CRIPPA\, ALESSANDRO AVERONE\, SERGIO BASILE\, GIANLUIGI FOGACCI\, ALESSANDRO SAMPAOLI\, EMILIA SCATIGNO che si alterneranno nelle varie pièce\, che lo stesso Čechov non ancora trentenne definiva “scherzi scenici”: sono i drammi più piccoli del mondo… in generale\, è molto meglio scrivere cose piccole che grandi: poche pretese e successo assicurato. Cos’altro? In realtà gli atti unici del grande autore russo sono stati rappresentati in tutto il mondo. \nScritti tra il 1884 e il 1891\, questi atti unici si ispirano alla commedia francese e al vaudeville\, generi molto in voga in Francia all’epoca di Čechov. Nel corso del tempo\, hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo e sono diventati una preziosa fonte di ispirazione per attori\, scrittori e registi\, oltre che un irresistibile divertimento per intere generazioni di spettatori. \nNote di Regia \nDopo l’insuccesso delle sue prime due opere\, il giovane Čechov giurò di non scrivere mai più per il teatro drammatico e decise di dedicarsi esclusivamente ai vaudeville. Questa circostanza ci ha regalato una serie di atti unici\, pieni di sarcasmo\, di comicità paradossale\, di stravagante assurdità e di folle crudeltà\, e che a loro volta sono diventati il terreno fertile per l’esperienza e la preparazione delle grandi opere della maturità dell’autore.\nNelle tre opere esemplari che presentiamo\, i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi\, si ammalano\, sono preda di attacchi isterici o litigano in continuazione fra loro.\nNe L’Orso il protagonista quasi muore dalla rabbia\, per un debito che non gli viene rimborsato da parte di una donna\, che lui arriva a sfidare a duello\, per finire in ginocchio a chiederle di diventare sua moglie.\nNe I Danni del Tabacco un presunto oratore deve tenere una conferenza sugli effetti negativi del tabacco\, ma\, tra starnuti e attacchi d’asma\, confessa in realtà di voler mettere fine alla vita disastrosa che conduce come marito della propria moglie.\nNe La Domanda di Matrimonio il futuro sposo\, per timidezza e altre difficoltà fisiche\, non riesce a porre alla futura sposa la fatidica domanda\, e anzi si mette a litigare con lei\, che a sua volta gli ribatte a muso duro ed è preda di un attacco isterico quando lui cade svenuto per ipocondria.\nL’estrema comicità\, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore\, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato. Comunque si tratta pur sempre di opere di Čechov. Sono questi i presupposti su cui gli attori hanno dovuto lavorare. Speriamo di averlo fatto con successo.\nPeter Stein \nSpettacolo sostenuto da NEXT- Laboratorio delle Idee  \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo
DESCRIPTION:Foto di scena: Natale in Casa Cupiello © Anna Camerlingo\n28 gennaio | 2 febbraio \nLuca Saccoia\nSpettacolo per attore cum figuris \nUn progetto a cura di Interno5 e Teatri Associati di Napoli\nCon il sostegno della Fondazione De Filippo e Teatro Augusteo\nPer i 90 anni di Natale in casa Cupiello\nIdeazione Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia  \nCon Luca Saccoia\nSpazio scenico\, maschere e pupazzi Tiziano Fario\nRegia Lello Serao \nProduzione Teatri associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno 5  \nPremio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per la stagione 2023\nPremio Hystrio-Twister 2024  \nDal 28 gennaio al 2 febbraio torna al Teatro Menotti “Natale in casa Cupiello”\, un classico intramontabile del teatro italiano che ha conquistato importanti riconoscimenti. Lo spettacolo\, apprezzato per la sua profondità e intensità della messa in scena\, è stato insignito del Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per la stagione 2023\, confermandosi come una delle produzioni più apprezzate del panorama teatrale contemporaneo. Inoltre\, ha ottenuto il prestigioso Premio Hystrio-Twister 2024\, un riconoscimento assegnato dal pubblico agli spettacoli più amati e di maggior successo. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di teatro e per chi desidera riscoprire un capolavoro senza tempo. \nLo spettacolo è  nato da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia\, per la regia di Lello Serao\, prodotto da Teatri Associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno e sostenuto dalla Fondazione Eduardo De Filippo e dal Teatro Augusteo. Una messinscena non convenzionale che vede un unico attore interagire con sette pupazzi realizzati dallo scenografo Tiziano Fario autore dell’intera scenografia e animati da un gruppo di manovratori costituito ad hoc per il progetto e coordinato da Irene Vecchia attraverso un laboratorio di formazione aperto ai giovani del territorio\, svoltosi con il sostegno della Fondazione Campania dei Festival nell’ambito della rassegna “Quartieri di Vita” 2020. \nLo spettacolo\, fedele al testo di Eduardo\, evoca le vicende della famiglia Cupiello\, aprendo uno squarcio dentro l’immaginario e la memoria di ogni spettatore. Un sogno che prende vita attraverso il teatro di figura nel quale l’attore Luca Saccoia s’immerge riemergendone come “Tommasino” che\, dopo aver detto il fatidico “sì” a suo padre\, rivive e fa rivivere quel “Natale” che ci accompagna da 90 anni. Eccolo\, allora\, farsi interprete a suo modo di una tradizione\, testimone di un rito e di una rievocazione di fatti e accadimenti familiari comici e tragici che hanno segnato la sua vita e quella di quanti alla rappresentazione prendono parte. Per farlo e rendere ripetibile il rito\, si serve di pupazzi\, di figure che si rianimano dentro i suoi sogni/incubi\, che continuano a riaffacciarsi ogni anno come il presepe e i suoi pastori. Si lascia sorprendere ancora una volta dalle storie che questi raccontano\, vi prende parte\, gli fornisce le battute\, raccapezza il sogno di Luca Cupiello di smussare i conflitti attraverso il rituale del presepe. «Il presepe – così in una nota del regista – è l’orizzonte in cui si muove tutta l’opera\, sia in senso reale che metaforico. È l’elemento necessario a Luca Cupiello per sperare in un’umanità rinnovata e senza conflitti\, ma anche la rappresentazione della nascita e della morte. È il tempo del passaggio dal vecchio al nuovo\, la miscela tra passato e presente\, un’iconografia consolidata e\, al tempo stesso\, da destrutturare di continuo. Il presepe si rinnova ogni anno\, è ciclico come le stagioni\, può piacere o non piacere». \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:PINOCCHIO da Carlo Collodi
DESCRIPTION:Foto di scena: Pinocchio – Il Gatto e la Volpe © Teatro del Carretto\nDal 4 al 9 febbraio 2025\n \nTeatro del Carretto\nAdattamento e Regia Maria Grazia Cipriani\nScene e Costumi Graziano Gregori\nCon Giandomenico Cupaiuolo\, Elsa Bossi\, Giacomo Pecchia\, Giacomo Vezzani\, Nicolò Belliti\, Carlo Gambaro\, Ian Gualdani\, Filippo Beltrami\nSuoni Hubert Westkemper\, Luci Angelo Linzalata\, Foto di scena Filippo Brancoli Pantera\nOrganizzazione MAT-Movimenti Artistici Trasversal \nProduzione Teatro Del Carretto \nAl Teatro Menotti dal 4 al 9 febbraio sarà in scena Pinocchio\, uno spettacolo storico della Compagnia Teatro Del Carretto\, che dal 2006 affascina pubblico e critica in Italia e all’estero. La pièce\, ispirata al celebre racconto di Carlo Collodi\, è un viaggio suggestivo e visionario attraverso le avventure del burattino più famoso al mondo\, con una messa in scena che unisce poesia\, teatro d’immagine e artigianalità.\nRiconosciuto come una delle creazioni più significative del teatro contemporaneo\, Pinocchio ha calcato prestigiosi palcoscenici internazionali\, dagli Stati Uniti alla Russia\, conquistando ovunque gli spettatori con la sua magia senza tempo. Lo spettacolo ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti\, tra cui il Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro assegnato allo scenografo Graziano Gregori e il Premio del pubblico come miglior spettacolo al XIX Baltic House International Theatre Festival di San Pietroburgo. \n«Ho pensato di fabbricarmi un bel burattino di legno…Il burattino deve ballare\, tirare di scherma e fare i salti mortali»\nGeppetto\, misteriosamente custodendo nel suo corpo una scelta da adolescente\, sogna di fabbricarsi un burattino meraviglioso e di girare con costui il mondo: viaggio da clown\, da circo\, avventuroso e illusionistico.\nPinocchio fa suo il sogno di Geppetto. Per realizzare quel sogno\, egli dovrà toccare il fondo della sua sventura\, fino a quando\, trasformato in somaro\, sarà stella della danza nel circo del Paese dei Balocchi e rischierà di diventare una pelle di tamburo per la banda.\nPinocchio è già riconosciuto come fratello dalle marionette del Teatro di Mangiafuoco: il suo ingresso trionfale nel mondo di quelle Maschere immortali sembra un battesimo ufficiale.\nQui egli raggiunge il luogo che spiega e motiva la sua nascita.\nDa quel progetto accarezzato dal genitore (ridotto a puro fantasma nel ventre della balena) …passando attraverso il Carrozzone di Mangiafuoco (Suoni festosi di grancassa\, il giubilo del Gran Teatro\, attori che sembrano marionette e marionette che sembrano attori e la scena\, straziante satira parodica della commedia popolare e del melodramma\, in cui Pinocchio chiede a Mangiafuoco la grazia per “Arlecchino”);\n… o presso la casa della fata\, creatura dominata dal terrore di essere abbandonata\, perduta\, e costretta a sua volta a rischiare di perdere\, abbandonare (ma anche quello della fata sembra essere un mondo teatrale con quei dottori e quei becchini grotteschi e surreali\, con quel suo apparire e scomparire\, resistendo sempre\, di morte in vita\, quella emblematica “massa” di capelli turchini);\n…a quella ribalta che è il circo dove Pinocchio-somaro è costretto ad esibirsi;\n…l’approdo è in un finale con il palcoscenico ormai vuoto quando\, uscito dal sogno “di legno”\, Pinocchio vede il suo simulacro abbandonato come un costume di scena.\nAvventura onirica\, notturna\, di una notte definitiva\, dove il giorno è solo recitato da sarcastici lampi temporaleschi e il destino del grande burattino si rivela\, letteralmente\, teatrale.\nMaria Grazia Cipriani \n\nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \n\nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:IL CALAPRANZI
DESCRIPTION:Foto di scena: Il calapranzi – Giuseppe Scoditti\, Dario Aita © 2025 Rosellina Garbo\nDal 18 al 23 Febbraio | Sala Blu \nIL CALAPRANZI \ndi Harold Pinter\ntraduzione Alessandra Serra\nregia Roberto Rustioni\ncon Dario Aita\, Giuseppe Scoditti\nscene e costumi Valentina Console\nassistente alla regia Giuseppe Bongiorno \nproduzione Teatro Biondo Palermo \nDurata 60 minuti \nDal 18 al 23 Febbraio\, nella Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano\, Dario Aita e Giuseppe Scoditti\, diretti da Roberto Rustioni\, sono i protagonisti de Il calapranzi\, uno dei testi più emblematici di Harold Pinter (The Dumb Waiter)\, scritto nel 1957 e andato in scena per la prima volta a Londra nel 1960. Lo spettacolo fa parte della prima stagione drammaturgica dell’autore in cui quasi tutte le opere sono metafora di un solo meccanismo\, quello della violenza: violenza sotterranea\, quasi impalpabile\, ma che manifesta con scatti improvvisi tutta la sua furia oppressiva.\nNella traduzione di Alessandra Serra e con le scene di Valentina Console\, Rustioni ripropone le atmosfere noir create da Pinter.\nI protagonisti della pièce\, Ben e Gus\, sono due killer confinati in uno squallido e asfittico seminterrato\, nel quale attendono istruzioni sulla vittima designata. Un misterioso mandante comunica con loro attraverso un montacarichi\, il calapranzi appunto. Tra l’autoritario nervosismo di Ben e la pacata rassegnazione di Gus si configura una situazione surreale\, che assurge a metafora della condizione umana.\nTra echi kafkiani e riflessioni filosofiche\, assistiamo a una sorta di “varietà” dell’assurdo\, nel quale possiamo riconoscere tutte le preoccupazioni e le angosce della nostra epoca. \nNOTE DI REGIA\n«Da tempo avevo il desiderio di lavorare su Harold Pinter non solo perché è uno degli scrittori di teatro più affascinanti e stimolanti che un regista possa affrontare\, ma soprattutto perché è uno dei pilastri su cui si fonda la poetica della modernità. Insieme a Čechov\, Beckett e Joyce\, esplora la dimensione misteriosa della condizione umana mettendo in atto nella sua scrittura il nascosto\, il non detto\, ciò che non si vede ma che conta più di ogni altra cosa. (…) Ben e Gus si affrontano in continui conflitti dentro un perfetto ring tragicomico avvincente\, duro e divertente: la loro lotta comica e disperata riflette una dimensione politica del testo. Si parla di potere\, di violenza e di come la violenza sia strettamente legata al potere. In un atomo spazio/temporale\, lo spazio di una stanza\, il tempo di un’ora\, attraverso una vicenda minimale ma coinvolgente\, Il calapranzi ci dà la possibilità di scendere in profondità: quando prendiamo coscienza di come vanno le cose e iniziamo a farci delle domande sulla realtà che ci circonda e non ci accontentiamo più del nostro ruolo nel mondo… allora che succede? il potere che fa? Credo che chiunque di noi possa rispecchiarsi nella storia di Ben e Gus». \nGLI INTERPRETI: \nDario Aita nasce a Palermo nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo “Giovanni Meli” di Palermo\, nel 2011 si diploma presso la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova. Nel 2009\, mentre frequenta il secondo anno dell’accademia\, viene scritturato per il ruolo da co-protagonista per il film La prima linea di Renato De Maria. Nel 2010\, nuovamente diretto da Renato De Maria\, debutta sul piccolo schermo nella fiction di Rai 1 Il segreto dell’acqua. Nel 2012 interpreta il ruolo di Bernardo Strano nella fiction Questo nostro amore\, per la regia di Luca Ribuoli. Tra il 2015 e il 2016 torna a collaborare con il regista Luca Ribuoli in tre nuovi progetti targati Rai 1: la serie in costume Grand Hotel\, la fiction L’allieva\, tratta dai fortunati romanzi di Alessia Gazzola\, e La mafia uccide solo d’estate\, serie TV tratta dall’omonimo film di Pif\, Nel 2016 è co-protagonista nel film Caffè di Cristiano Bortone\, accanto a Miriam Dalmazio e in La cena di Natale di Marco Ponti.\nNel 2019\, a partire dalla dodicesima stagione\, entra a far parte del cast della fiction italiana campione di ascolti Don Matteo. Nel 2020 prende parte al film State a casa\, per la regia di Roan Johnson\, commedia nera ambientata in pieno lockdown\, e al film Il giorno e la notte\, regia di Daniele Vicari. La pellicola\, disponibile dal 17 giugno 2021 su RaiPlay\, è stata girata interamente a distanza durante la pandemia di COVID-19. Nel 2021 entra nel cast di Noi\, per la regia di Luca Ribuoli. Lavora anche con il regista Paolo Sorrentino che lo dirige nel film Parthenope (2024) in concorso al Festival di Cannes. \nGiuseppe Scoditti è un attore e autore barese\, classe 1991. Si diploma in recitazione presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2014\,dove studia\,  tra gli altri\, con Maurizio Schmidt\, Maria Consagra\, Marco Plini\, Ida Kuniaki\, Laura Marinoni\, Cesar Brie.  Nel 2015 viene ammesso al Seminario di Alta Formazione Artistica per Attori “Il Corpo nelle Parole” presso il Centro Teatrale Santa Cristina fondato da Luca Ronconi e\, nel 2017\, al Corso di Alta Formazione per l’Attore di Emilia Romagna Teatro condotto da Ivica Buljan.\nIn teatro lavora con Massimo Navone\, Fabrizio Arcuri\, Massimo Verdastro\, Luciano Melchionna\, Rosario Lisma\, Aldo Cassano\, Bruno Fornasari\, Michele Sinisi\, Giampiero Solari.\nNel 2018 è protagonista della serie web “L’involontario”\, regia de La Buoncostume\, vincitriceal  Roma Web Festival. Fonda il progetto Contenuti Zero Varietà di cui è attore e presentatore e con cui è in scena su importanti palcoscenici italiani. Nel 2019 partecipa al programma Quelli che il Calcio in onda su Rai 2. Al cinema lavora con Nanni Moretti nel film “Il Sol dell’avvenire” e con Pierluigi Ferrandini nel film “Percoco”. Partecipa a programmi televisivi come Quelli che il Calcio\, Bar Stella su Rai2 e Italia’s Got Talent. È il fondatore del gruppo “Contenuti Zero” di cui è attore e presentatore. Nel 2020 scrive il suo primo stand up comedy show “1e95”. Nel 2023 debutta lo spettacolo teatrale “Paolo Sorrentino vieni devo dirti una cosa” \, produzione Teatri di Bari\, di cui è interprete e coautore con il regista Gabriele Gerets Albanese. \nORARI:\nmartedì 18 Febbraio – 20:30\nmercoledì 19 Febbraio – 19:15\ngiovedì 20 Febbraio – 20:15\nvenerdì 21 Febbraio – 19:15\nsabato 22 Febbraio – 19:15\ndomenica 23 Febbraio – 15:45 \nPREZZI:\nSETTORE A (file A-F)\nintero 38€\nSETTORE B (file G-S)\nintero 28€;\nunder26/over65/Carta giovani 18€;\nconvenzioni (valide tutti i giorni) 21€\nGALLERIA (file T–Z)\nintero 20€;\nunder26/over65/Carta giovani 16€;\nconvenzioni (valide tutti i giorni) 18€ \nTutti i prezzi non includono i diritti di prevendita \nINFO e biglietteria:\nBiglietteria\nvia Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
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SUMMARY:L’AVARO di Molière
DESCRIPTION:Foto di scena: L’avaro © Federico Pitto\nTeatro Nazionale di Genova\, a.ArtistiAssociati Centro di produzione teatrale\nTeatro Stabile di Bolzano\, Centro Teatrale Bresciano \npresentano: \nTEATRO MANZONI\nDal 18 febbraio al 2 marzo 2025\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato1° marzo ore 15\,30 e 20\,45 \nL’AVARO\ndi Molière\nregia Luigi Saravo\ntraduzione e adattamento Letizia Russo \ninterpreti Ugo Dighero\, Mariangeles Torres\, Fabio Barone\, Stefano Dilauro\, Cristian Giammarini\,\nPaolo Li Volsi\, Carolina Leporatti\, Rebecca Redaelli\, Luigi Saravo \nmusiche Paolo Silvestri\ncostumi Lorenzo Russo Rainaldi\nscene Luigi Saravo\, Lorenzo Russo Rainaldi\nmovimenti coreografici Claudia Monti\nluci Aldo Mantovani \nUgo Dighero\, già apprezzatissimo protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo\, si confronta per la prima volta con un grande classico\, interpretando Arpagone nel nuovo allestimento diretto da Luigi Saravo. \nNella commedia di Molière si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista è disposto a sacrificare la felicità dei figli\, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni. \n«L’Avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro – afferma il regista – Il conflitto tra Arpagone e il suo entourage è il conflitto tra due visioni economiche: una consumistica e una conservativa. Nella nostra contemporaneità\, in cui vige l’imperativo di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto immobilista di Arpagone\, ossessionato dall’idea di non intaccare il proprio patrimonio\, suona quasi sovversivo\, in opposizione alla tirannia del consumo». \nLa regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano\, giostrando riferimenti temporali diversi\, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot che tormentano Arpagone (la pubblicità è il diavolo che potrebbe indurlo nella tentazione di spendere il suo amato denaro). Anche le musiche originali di Paolo Silvestri si muovono su piani diversi\, mentre la nuova traduzione di Letizia Russo\, fresca e diretta\, contribuisce a dare al tutto un ritmo contemporaneo. \nA fianco di Ugo Dighero\, Mariangeles Torres è impegnata in un doppio ruolo: sarà Freccia\, il servitore che sottrae la cassetta di denaro di Arpagone\, e la domestica / mezzana Frosina\, ovvero i due personaggi che muovono l’azione\, scatenando l’irresistibile gioco degli equivoci\, sino al ribaltamento di tutte le carte in tavola. \nL’Avaro di Molière: dall’analisi dei bisogni alla fine dei sogni – Note di Luigi Saravo\nLa narrazione de L’Avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro.\nIl danaro e la sua conservazione\, il suo sperpero\, il gioco d’azzardo\, l’acquisto di beni e il loro degrado che porta all’acquisto di nuovi beni\, i prestiti\, gli interessi e i rapporti di potere che dal danaro discendono.\nNella nostra contemporaneità orientata al consumo\, definita dalla necessità di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto conservativo e immobilista di Arpagone\, dal punto di vista finanziario\, ci suona come sovversivo\, in netta opposizione alla tirannia consumistica\, alla pubblicità che ne è motore\, e a quella patologia del desiderio che vede nella sostituzione il suo fondamento. Se analizziamo il fulcro del testo\, ovvero il conflitto tra Arpagone e il suo entourage\, ci troviamo di fronte al conflitto di due visioni economiche: una consumistica di stampo capitalistico novecentesco e una\, relativamente nuova\, conservativa\, che si oppone al consumo e si orienta alla conservazione dei beni\, al loro riutilizzo\, al loro scambio e\, infine\, alla protezione di essi\, primi tra tutti quei beni definiti come “beni naturali”. Non vogliamo dire che Arpagone sia un eroe positivo\, che sia mosso da una spinta ideologica\, ma\, senz’altro\, che con la sua attitudine si ponga chiaramente in opposizione all’economia capitalistica novecentesca e più in linea con la visione conservativa. Intorno a lui si muovono gli altri personaggi\, apparentemente vittime della sua tirannia\, ma\, in realtà\, figure votate a ideali ben riconoscibili in questo slittamento di contesto. Queste figure lamentano la loro prigionia\, la loro sottomissione forzata alle volontà di Arpagone\, ma in realtà sono sottomesse soprattutto al vincolo economico che le lega a lui\, potenzialmente capaci di sottrarsi a quella tirannia abbandonando la casa e gli averi promessi da eredità e salari. E in ultimo\, per dirla con Voltaire: gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavar nulla. \nPERSONAGGI e INTERPRETI:\nARPAGONE padre di Cleante e di Elisa\, innamorato di Marianna Ugo Dighero\nCLEANTE figlio di Arpagone\, amante di Marianna Stefano Dilauro\nELISA figlia di Arpagone e sorella di Cleante\, amante di Valerio Carolina Leporatti\nVALERIO figlio di Anselmo\, amante di Elisa Fabio Barone\nMARIANNA amante di Cleante\, amata da Arpagone Rebecca Redaelli\nANSELMO padre di Valerio e di Marianna Cristian Giammarini\nFROSINA ruffiana Mariangeles Torres\nMASTRO SIMON faccendiere Cristian Giammarini\nMASTRO GIACOMO cuoco e cocchiere di Arpagone Paolo Li Volsi\nSAETTA servo di Cleante Mariangeles Torres\nCOMMISSARIO Luigi Saravo \nBIGLIETTI:\nPrestige € 37\,00 – Poltronissima € 34\,00 – Poltrona € 26\,00 – Poltronissima under 26 anni € 18\,00\nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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