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SUMMARY:QUANDO LE PORTE DELLE CASE RESTERANNO DI NUOVO APERTE
DESCRIPTION:Foto di scena: Quando le porte delle case resteranno di nuovo aperte © Nutrimenti Terrestri\nuna creazione also.known.as.\ntesto e messa in scena Simone Corso\ndramaturg Jovana Malinarić\ncon Carmelo Crisafulli\, Paola Francesca Frasca\nsenza Annibale Pavone\ncollaborazioni artistiche Gabriele Anzaldi\, Luca D’Arrigo\, Simone Cammarata \nproduzione Nutrimenti Terrestri\ncon il sostegno del Comune di Patti e di Fondazione Orestiadi di Gibellina \nVincitore del Premio #cittàlaboratorio – Orestiadi di Gibellina 2022\nPremio Renato Palazzi – Tindari Festival 2022\nFinalista Borsa teatrale Anna Pancirolli 2022\nFinalista InBox 2023 \nNel maggio del 2019 Antonio Stano morirà all’ospedale di Taranto dopo aver passato giorni dentro casa senza sfamarsi. A Manduria\, dove abitava\, Antonio era chiamato il Pazzo e questo bastava a tutti gli altri per “collocarlo” all’interno della comunità\, riducendone il suo ruolo\, nei risvolti più tragici di questa vicenda\, a quello d’oggetto del giogo d’una squadra di giovani tra i 16 e i 22 anni che lo perseguitavano col fine di poter filmare e condividere su WhatsApp le loro azioni. Antonio\, per sfuggire loro\, si era chiuso dentro casa senza più mettere piede fuori. \nQuando le porte delle case resteranno di nuovo aperte prende forma da questa vicenda senza volerne tracciare la cronaca\, ma cercando piuttosto di indagare le dinamiche sociali che la connotano: i beni di consumo e la cultura audiovisiva prima\, i social poi\, sono lentamente entrati a far parte di noi stessi\, del modo in cui ci rapportiamo gli uni agli altri\, col rischio pressante di marginalizzare il singolo dentro la sola forma dello spettatore\, chiuso dietro delle porte sbarrate a fare da guardia ai propri averi o dietro degli schermi dietro cui imparare a recitare un nuovo sé stesso. \nNOTE DI REGIA:\nI mutamenti sociali che hanno coinvolto la nostra società dal primo dopoguerra sino ad oggi (con l’espandersi delle reti di comunicazione\, i media sempre più presenti e aderenti al nostro quotidiano\, il linguaggio pubblicitario che\, col tempo\, è andato via via a conformare significati e problematiche alle categorie della brevità e della semplificazione) hanno influito sull’acuirsi delle differenze sociali e sfibrato i lacci che ricamano il tessuto della comunità cui ognuno di noi appartiene. Il potere dell’avere premia il singolo omologando\, di contro\, tutti\, su una stessa scala di bisogni.\nNel mondo degli spett-autori\, in cui continuamente tutti guardiamo e produciamo contenuti\, rappresentiamo e auto-rappresentiamo la nostra vita\, lo spettacolo sceglie di mettere l’accento su questo cambiamento culturale della nostra epoca imbastendo un dialogo onesto tra scena e platea che tenta di far diventare l’evento teatrale un’occasione assembleare di indagine e confronto oltre che di spettacolo. \nORARI SPETTACOLO:\nvenerdì 23 Febbraio – 19:00\nsabato 24 Febbraio – 19:00\ndomenica 25 Febbraio – 16:30
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LOCATION:Teatro Franco Parenti Sala Tre\, Via Pier Lombardo 14\, Milano\, 20135\, Italia
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SUMMARY:STORIA DI UNA CAPINERA di Giovanni Verga
DESCRIPTION:Foto di scena: Storia di una capinera © Francesco Maria Attardi\nENRICO GUARNERI e NADIA DE LUCA \nPrima Milanese \nProduzione Teatro Abc Catania – Ass. Progetto Teatrando\nRegia Guglielmo Ferro\nCon Enrico Guarneri e Nadia De Luca\nCon la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni  \nE (in ordine alfabetico) \nRosario Marco Amato – Verdiana Barbagallo – Federica Breci \nAlessandra Falci – Elisa Franco – Loredana Marino – Liborio Natali \nRegista collaboratore Giampaolo Romania \nScene Salvo Manciagli – Musiche Massimiliano Pace – Costumi Sartoria Pipi  \nDurata spettacolo 90’ con intervallo \n\nStoria di una capinera\, in scena al Menotti dal 13 al 18 febbraio\, è la passionale narrazione della novizia Maria con il riadattamento di Micaela Miano\, per la messinscena di Guglielmo Ferro\, che ne ricodifica la struttura drammaturgica del romanzo per fare emergere il rigido impianto culturale e umano delle famiglie dell’epoca.\nLa vicenda si concentra su un unico nucleo narrativo: la storia della povera Maria\, raccontata attraverso le lettere che scrive ad una compagna di convento (Marianna). Il cambiamento interiore di Maria nasce da una sua provvisoria liberazione\, dal contatto con la natura\, dal suo ritrovarsi con la famiglia nelle terre di Monte Ilice mentre a Catania infuria il contagio del colera. “Il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro\, ma si stende per le ombre maestose di questi boschi\, per tutta l’immensità di questo cielo e di quest’orizzonte…”\nLa storia si snoda tutta sul filo di un progressivo itinerario spirituale: quella esperienza fa sorgere in lei il senso d’una vita più libera e aperta\, e l’avvia a concepire una crescente avversione per l’ambiente conventuale dove ha trascorso da educanda gli anni dell’adolescenza. Di qui\, scopre l’amore. Il giovane Nino è l’idolo un po’ sfocato che accende nella protagonista la fiamma di una passione inestinguibile. Ma il rapporto è troncato sul nascere dall’intervento dei familiari: Nino sposerà la sorella di Maria (Giuditta)\, acconciandosi a un matrimonio giudizioso e senza fantasticherie. Maria sarà costretta a rientrare in convento dove si spegnerà dopo una lunga e penosa agonia.\nTimida e fragile come una capinera\, e rinchiusa come l’uccellino in gabbia\, fra le grigie mura di un convento: così è Maria\, nel celebre romanzo epistolare di Giovanni Verga\, che regala un affresco della Sicilia borghese ottocentesca\, ma anche un toccante esempio di scrittura introspettiva\, di critica sociale\, di partecipazione per il destino dei più deboli… “Storia di una capinera” – di cui rimane memorabile la versione cinematografica di Franco Zeffirelli – arriva a teatro con il nuovo allestimento a cura del regista Guglielmo Ferro e\, fra gli interpreti\, Enrico Guarneri e Nadia De Luca. \nNOTE DI REGIA:\nEcco perché l’ho intitolata Storia di una Capinera\, così Giovanni Verga introduce il suo romanzo epistolare\, una di quelle intime storie\, che passano inosservate tutti i giorni\, storia di un cuore tenero\, timido\, che aveva amato e pianto e pregato senza osare di far scorgere le sue lagrime o di far sentire la sua preghiera\, che infine si era chiuso nel suo dolore ed era morto. \nPerché\, se Maria è vittima\, non lo è dell’amore peccaminoso per Nino che fa vacillare la sua vocazione\, ma lo è del vero peccatore ‘verghiano’ che è il padre Giuseppe Vizzini.\nGiuseppe che\, rimasto vedovo\, manda in convento a soli sette anni la primogenita\, condannandola all’infelicità.  Un uomo che per amore\, paura e rispetto delle convenzioni causa a Maria la morte del corpo e dello spirito. È sul drammatico rapporto padre figlia\, sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera.  La stanza del convento è il centro della scena\, Maria non esce da quella prigione\, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici. Ogni evento che deflagra nella mente di Maria\, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del noviziato di Maria\, sono gli elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia. È il racconto di legami infelici\, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna.\nNon c’è redenzione per Maria\, non c’è redenzione per il padre Giuseppe\, e nemmeno per noi. Perché la redenzione non appartiene alla Sicilia di Giovanni Verga.\n(Guglielmo Ferro) \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:Torna UCCELLI di ARISTOFANE
DESCRIPTION:Foto di scena: Uccelli di Aristofane © Gianfranco Ferraro\nProduzione TieffeTeatro Milano \nAdattamento e regia Emilio Russo \nCon Enrico Ballardini\, Camilla Barbarito\, Giulia D’Imperio\, Nicolas Errico\, Claudio Pellegrini\, Maria Vittoria Scarlattei\, Emilia Scatigno\, Jacopo Sorbini\, Chiara Tomei \nVoce Camilla Barbarito\nProduzione e arrangiamenti musicali Fabio Marconi\nScene Francesco Fassone\nCostumi Pamela Aicardi \nInterventi di teatro d’ombra della Compagnia Controluce \nDurata spettacolo 100’ con intervallo \nRecensione di Claudio Elli del 1° febbraio 2019 \nTorna in scena al Menotti dal 1°all’11 febbraio Uccelli\, la commedia senza tempo di Aristofane che il regista Emilio Russo ha realizzato intrecciando parole e musica e affidandosi a una compagnia di giovani e talentuosi attori. \nPisetero ed Evelpide\, cittadini ateniesi\, decidono di lasciare la polis per andare in cerca di un posto dove trascorrere la vita senza grattacapi\, lontano dai meccanismi complicati della vita sociale e istituzionale di Atene.\nIn un immaginario luogo tra terra e cielo\, lontano da noie e dispiaceri\, i due realizzano un sogno utopico: quello di una città che rinnovi la perduta età dell’oro\, quando gli uccelli\, più antichi di Crono e dei Titani\, padroni del tempo\, erano sovrani di una patria dolce e materna\, senza leggi né violenza. \nSpettacolo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2019\, sezione migliore adattamento e regia. \n«Aristofane nella Grecia del 414 A.C.\, mentre il suo mondo si sgretola tra guerre e scontri ideologici e generazionali\, riesce a fermare il tempo\, a cercare una via di fuga nell’immaginario\, a disegnare un impossibile mondo possibile. Uomini e Dei accumunati da corruzione e avidità\, saranno da ora in poi divisi da Nubicuculia\, la città costruita sulle nuvole\, e dal sogno di libertà e partecipazione degli uccelli suoi abitanti\, che decideranno per una vita senza leggi e senza denaro.\nSarà proprio in questo “spazio”\, quello della voglia di cambiamento\, quello della rivoluzione possibile\, quello delle pulsioni adrenaliniche\, che proveremo a raccontare il capolavoro del più grande poeta comico della commedia classica.\nUn racconto senza tempo\, attualizzato nel linguaggio\, tra Cervantes\, George Orwell e Alfred Jarry\, ma anche Totò\, eppure con estrema fedeltà alle dinamiche e agli intrecci dei personaggi originari. \nIn scena una compagnia di giovani interpreti tra parole e musica in uno spettacolo che restituisce la forza comica e le emozioni della straordinaria e controversa opera del grande poeta ateniese. Per il racconto/viaggio dei due “profughi” alla ricerca della città e della vita ideale utilizzeremo diversi linguaggi\, dal teatro d’ombre\, al canto\, al movimento all’interno di una scenografia che richiama gli spalti di un teatro antico\, specchio della platea reale in un gioco ad incastro tra il tempo e lo spazio».\nEmilio Russo  \nPREZZI\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita \nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online Vivaticket \nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:INTERNO BERNHARD di Thomas Bernhard
DESCRIPTION:Foto di scena: Glauco Mauri – Interno Bernhard © Manuela Giusto\nMinetti. Ritratto di un artista da vecchio\nCon Glauco Mauri\, regia di Andrea Baracco\nTeatro Strehler\, dal 23 al 28 gennaio \nGiovedì 25 gennaio\, ore 17\, al Chiostro Nina Vinchi\nPresentazione del libro\nLE LACRIME DELLA DUSE – Ritratto di un artista da vecchio \nIn attesa di portare in scena\, per l’ultima volta\, il suo celebre Re Lear\, un attore anziano e disilluso si abbandona ai ricordi e alle spietate riflessioni sulla sua professione: al Teatro Strehler\, dal 23 al 28 gennaio\, guidato da Andrea Baracco\, Glauco Mauri affronta per la prima volta il teatro tragicomico e crudele di Thomas Bernhard \nDurante la notte di Capodanno\, in un’anonima hall d’albergo\, il celebre attore Bernhard Minetti\, ormai anziano e disilluso\, attende di indossare per l’ultima volta i panni di Re Lear. Si abbandona così ai ricordi\, alle riflessioni sulla propria vita\, sul mestiere d’attore\, sugli intriganti meccanismi del mondo teatrale\, manifestando tutto il suo odio per la letteratura classica ed esprimendo giudizi spietati su una società sempre più confusa e su un teatro sempre più privo di senso…\nDall’alto di una carriera di oltre settant’anni\, trascorsa tra i capolavori di Shakespeare\, Beckett\, Sofocle e Dostoevskij\, Glauco Mauri giunge a confrontarsi con la scrittura di Thomas Bernhard.\n«La scena su cui si aprono le pagine o si levano i sipari di Bernhard – spiega il regista Andrea Baracco – è quella del day after: l’esplosione è già avvenuta\, è ormai lontana. Il mondo\, intatto solo in apparenza\, è scardinato in profondità: follia\, gelo\, malattia e devastazione; ruota come impazzito seguendo un’orbita indecifrabile e assurda\nIl superstite\, con facoltà di parola\, si pone di fronte a questo caos\, a questo perturbamento: tenta di decifrarlo\, di contrapporglisi\, persegue questo scopo con folle determinazione\, pur essendo conscio che porterà soltanto alla dissoluzione fisica e mentale. L’unica possibilità di sopravvivenza sembra essere allora la ricerca della perfezione in campi che fino a poco tempo fa erano il luogo della bellezza\, del senso: il teatro\, la musica\, la letteratura\, la filosofia». \nGiovedì 25 gennaio\, alle ore 17\, al Chiostro Nina Vinchi\, si terrà la presentazione del libro LE LACRIME DELLA DUSE – Ritratto di un artista da vecchio. Intervengono Glauco Mauri e Mauro Palladini. Modera Anna Piletti.\nL’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del Piccolo Teatro \nPiccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)\, dal 23 al 28 gennaio 2023\nInterno Bernhard\nMinetti. Ritratto di un artista da vecchio\ndi Thomas Bernhard\ntraduzione di Umberto Gandini\ncon Glauco Mauri\ne con Stefania Micheli\, Federico Brugnone\, Danilo Capezzani\, Francesca Trianni\, Pietro Bovi\, Giuliano Bruzzese\nregia Andrea Baracco\nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nmusiche Giacomo Vezzani\, Vanja Sturno\nluci Umile Vainieri \nproduzione Compagnia Mauri Sturno \nOrari: martedì\, giovedì e sabato\, ore 19.30; mercoledì e venerdì\, ore 20.30; domenica\, ore 16.\nDurata: 60 minuti senza intervallo\nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro\nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:ZIO VANJA (scene di vita) di Anton Cechov
DESCRIPTION:  \nMTM Teatro Litta –  dall’11 al 28 gennaioe 2024 \ntraduzione e adattamento Fausto Malcovati  \nda un’idea di Antonio Syxty \nregia di Antonio Syxty e Claudio Orlandini   \ncon Fernanda Calati\, Gaetano Callegaro\, Margherita Caviezel\, Pietro De Pascalis\, Maurizio Salvalalio\, Debora Virello \nscene Guido Buganza \ncostumi Valentina Volpi  \nquadri in scena di Aurelio Gravina \ndisegno luci Fulvio Melli  \ndirezione di produzione Elisa Mondadori  \nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \n  \nFoto di scena: Zio Vanja – MTM Teatro Litta\, regia di Antonio Syxty e Claudio Orlandini © Fabio Benato\n  \nZio Vanja dall’11 gennaio 2024 al Teatro Litta\, con tutta la verità\, l’onestà e il destino di questa scelta che è anche una prova di vita teatrale \nUn progetto anomalo e fuori dalle convenzioni della pratica consueta: da un’idea di Antonio Syxty\nregia Antonio Syxty e Claudio Orlandini \nAntonio Syxty ha sempre manifestato un talento artistico poliedrico. Dalle opere su carta negli anni ’70 alla art-performance\, nel decennio successivo il suo percorso si orienta verso il teatro\, trasformandolo in una piattaforma comportamentale e capace di sfidare i confini dell’identità fra realtà e finzione. \n…Non avevo un’idea di regia.  Non perché mi mancassero le idee\, ma perché non volevo averla… \nUn gruppo di attori riuniti nella vita dalla missione di insegnare il teatro alle nuove generazioni attraverso una scuola.\nLo fanno tutti i giorni da molti anni\, quando un giorno arrivo io – un uomo che nella vita non ha fatto l’attore o il formatore\, ma solo il regista – e propongo loro di impersonare quelle scene di vita che ci sono in Zio Vanja di Anton Cechov\, uno dei capolavori del teatro contemporaneo.\nCosì è nata la mia idea. Un’idea semplice: quella che Pietro De Pascalis potesse incaricarsi di essere Zio Vanja\, e procedendo in questa via Debora Virello potessero essere Sonja\, Fernanda Calati potesse essere Marina (la balia) e Maurizio Salvalalio potesse incaricarsi di essere Astrov.\nQuesto gruppo di persone sono stati e sono tuttora anche attori\, ma soprattutto formatori\, testimoni di un mestiere come è quello del teatro.  Queste persone sono gli insegnanti di una scuola che esiste da 50 anni a Milano: Grock Scuola di Teatro. Tutto qui.\nMancavano però – nella compagine dei personaggi di Zio Vanja –  i due “estranei”\, che si rivelano tali anche nella narrazione di Cechov: il Professore (in pensione) Serebrjakov e la sua giovanissima moglie Elena Andreevna. E così sono entrati a far parte di questa “riunione di famiglia” Gaetano Callegaro (attore\, ma anche Presidente della Cooperativa che ha in carico la scuola) e Margherita Caviezel (una allieva diplomata dalla stessa scuola\, nel 2022).\nE così mi sono chiesto: potrà succedere che “la vita vera”\, condivisa attraverso il teatro come destino\, pratica e lavoro diventi la vita che Cechov racconta in quelle scene di campagna che io arbitrariamente (ma non tanto) ho chiamato scene di vita?\nPer fare tutto questo avevo bisogno di un “complice” che li conoscesse – come persone e come attori – molto più di me. Per questo ne ho parlato con Claudio Orlandini\, votato anche lui all’insegnamento\, che nella vita ha fatto e fa il regista.\nAlla fine di questo “incontro nella vita” ci saranno le rappresentazioni in un teatro\, come molte altre già fatte\, tante volte\, da altri attori\, in altri teatri. Ma questa rappresentazione di Zio Vanja sarà diversa perché nata dai rapporti della vita vera di coloro che hanno deciso di raccontarsi attraverso i personaggi del più grande autore contemporaneo del teatro moderno…” \nPerché Zio Vanja di Cechov?\nPiù di 20 anni fa mi ero avventurato con coraggio in un Giardino dei ciliegi al Teatro Litta di Milano. Ho usato la parola “coraggio”\, ma a distanza di tempo potrei aggiungere anche la parola ‘incoscienza’\, anche se fu uno spettacolo riuscito per il pubblico e per la critica di allora. Lo ricordo con affetto e piacere. Credo\, a distanza di anni\, che fosse anche un buon lavoro.\nQualche anno dopo Il Giardino mi sono messo in testa che potevo portare in scena anche il Gabbiano. E ci ho provato\, ma non so se ci sono riuscito. Lo ricordo come uno spettacolo che non so giudicare ancora oggi (se mi era piaciuto o no).  Mi piacevano alcune scene nell’ insieme\, le ombre degli attori proiettate a testa in giù su un grande velario che sovrastava la scena\, e poi alcuni altri momenti che mi avevano ispirato (dalla scena nel deserto di Zabriskie Point di Antonioni al Gabbiano cinematografico di Bellocchio\, forse).\nIn genere non conservo nella memoria tutti gli spettacoli che ho fatto. Amo anche dimenticarli. \nE allora perché Zio Vanja\, dopo le esperienze a cui ho accennato?\nUna ragione è quella del “tempo”.\nIn Cechov c’è il rapporto con il tempo che è misterioso e determinante. Il tempo nel suo scorrere degli anni\, le età\, gli avvenimenti. Ma anche il tempo delle stagioni e quello atmosferico con temporali\, schiarite\, piogge\, sole\, afa.\nE poi c’è lo scorrere del tempo attraverso le ore del giorno e della notte\, quando non si riesce a dormire e si parla\, ci si lamenta\, si fanno discorsi di “bassa filosofia”.\nAttraverso i suoi drammi\, attraverso le battute dei suoi personaggi\, Cechov crea delle sinfonie. Cechov è un compositore dei movimenti dell’animo umano e riesce a farlo suonare (e risuonare) come nessuno scrittore moderno di teatro ha mai fatto.\nLe sue battute sono note musicali che procedono in minuetti\, in assoli\, in concertati\, che si ripetono\, si avvicendano in variazioni sullo stesso tema\, fino a commuovere l’animo di chi ascolta\, in accordo con quello di chi racconta e parla di sé.\nIl guaio di noi che lo abbiamo messo in scena – con più o meno frequenza – nel comportamento del palcoscenico è quello di aver pensato con insistenza di dare vita e forma solo ai personaggi creati da Cechov e non alle loro anime\, che sono imprendibili\, sfuggenti\, ma drammaticamente vere\, reali\, come sono quelle di chi è seduto in sala.\nIl più delle volte Cechov lo si affronta pensando di avere già un’idea. Alla fine quell’idea si rivela solo una banale convenzione derivata da un teatro borghese\, solo parlata e non vissuta\, che si è sedimentata nel corso dei decenni\, nelle numerose messe in scena dei suoi drammi…\nAntonio Syxty \nZio Vanja (in russo Дядя Ваня?\, Djadja Vanja) dramma scritto nell’autunno del 1897 di Anton Pavlovič Čechov. È considerata una delle sue opere più importanti.\nÈ uno dei capolavori assoluti del teatro cechoviano. Nei quattro atti si intrecciano le monotone conversazioni e le banalissime vicende di un gruppetto di personaggi. La ricostruzione minuziosa di atmosfere sospese e vagamente inquietanti\, l’indifferenza abulica dei personaggi intorno agli eventi\, l’indefinito senso di attesa di una catastrofe incombente rendono questo testo una geniale anticipazione della drammaturgia novecentesca. \nLa commedia intreccia temi ricorrenti nelle opere maggiori di Čechov\, basta guardare i personaggi: Zio Vanja amministra la tenuta del professor Serebrjakov\, dove vive con la madre e con Sonja\, figlia di primo letto del professore. Zio e nipote vivono una vita di lavoro e di affetti silenziosi e rinuncia alle speranze segrete. Quando il professore arriva con la sua seconda moglie Elena\, la vita di campagna viene turbata: emergono le frustrazioni di Elena\, delusa dalla vanità presuntuosa del marito\, ma decisa a non rispondere all’amore di Vanja e al corteggiamento del dottor Astrov\, di cui è segretamente innamorata Sonja. \nAll’amarezza delle illusioni (di Sonja\, di Elena\, di Vanja e del dottore) si accompagna una riflessione di fondo sul senso della vita degli individui e sulle trasformazioni sociali (e anche sul rapporto fra uomo e natura). Quando Elena e il professore torneranno alla loro vita cittadina\, ai più consapevoli Vanja\, Sonja e Astrov\, ecologista profetico\, non resterà che tornare al silenzio operoso e rassegnato della loro solitudine. \nTeatro Litta\nmartedì/sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \ndurata: 90 minuti \nInvito a Teatro Manifatture Teatrali Milanesi \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nAbbonamenti: MTM Serendipity\, MTM Serendipity Over 65\, MTM Serendipity Under 30 x2\, MTM Serendipity Under 30 x4\, MTM Il piacere di sorridere. \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:LA NOTTE di Pippo Delbono
DESCRIPTION:Foto: Pippo Delbono – La Notte © Lorenzo Porrazzini © Tieffe Milano\nProduzione Tieffe Teatro Milano \nUno spettacolo-concerto di  Pippo Delbono \nDa La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès \nCon Pippo Delbono \nMusiche Piero Corso \nDelbono\, in scena al Menotti dal 9 al 14 gennaio\, si confronta per la prima volta con un autore come Bernard-Marie Koltès dando voce alla sua versione di ‘La notte poco prima della foresta’\, testo che irruppe per la prima volta ad Avignone nel 1977 e restò una voce lancinante nella scrittura contemporanea fino alla morte di Koltès\, scomparso prematuramente nel 1989. \nUn viaggio quasi autobiografico per Delbono che apre la serata con una lettera di François Koltès\, fratello di Bernard- Marie\, da cui l’artista ligure ha ricevuto il consenso a tagliare\, operare\, quasi stracciare il testo originale per intrecciare due vite e due voci. \nUn monologo forte\, intenso\, provocatorio\, rabbioso che Delbono\, accompagnato dalla chitarra di Piero Corso\, interpreta con grande musicalità\, modulando voce\, toni e ritmi.  La Notte si chiude con una lettera di Bernard-Marie alla madre: alla critica di pensare quasi soltanto al sesso\, l’autore risponde rivendicando il suo concetto di amore\, usando parole aspre\, dolci e malinconiche per esprimere un sentimento di resistenza al nonsense del mondo che ci circonda. \nPIPPO DELBONO BIOGRAFIA\nAutore\, attore e regista\, Pippo Delbono nasce a Varazze nel 1959. Negli anni ‘80 fonda la Compagnia Pippo Delbono\, dando vita a numerosi spettacoli che hanno segnato la storia del teatro contemporaneo. L’incontro con persone in situazioni di emarginazione e diversità determina una svolta nella sua ricerca. Nasce così Barboni – Premio Speciale UBU nel 1997 “per una ricerca condotta tra arte e vita”. Da oltre vent’anni gli spettacoli realizzati con la sua Compagnia in un flusso di ricerca continua fra teatro\, poesia\, musica\, cinema e danza\, sono presentati in prestigiosi teatri e festival di tutto il mondo\, inclusi il Festival d’Avignon\, la Biennale di Venezia\, l’Holland Festival\, l’Hong Kong Arts Festival\, il Festival de Otoño\, il Festival Grec di Barcellona\, il Theater Spektakel di Zurigo\, il Wiener Festwochen\, il Festival TransAmeriques di Montréal: Il tempo degli assassini\, La rabbia\, Guerra\, Esodo\, Gente di plastica\, Urlo\, Il silenzio\, Racconti di giugno\, Questo buio feroce\, La menzogna\, Dopo la bataglia\, Orchidee\, Vangelo\, La gioia  e la co-produzione internazionale Amore nata in Portogallo nel 2021 e da allora in tournée insieme a La gioia che dal 2018 è in tournée in tutto il mondo – fin ora lo spettacolo è stato presentato in 17 Paesi\, 53 città per un totale di 128 recite.\nNel 2003 Delbono realizza il film Guerra (Mostra del Cinema di Venezia e Miglior film documentario David di Donatello 2004); a seguire: Grido (2006)\, La paura (Festival di Locarno 2009)\, Amore carne (68° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2011)\, Blue Sofa (miglior film alla 32° edizione del Festival International du Court Métrage à Clermont-Ferrand)\, Sangue (66° Festival di Locarno)\, La Visite-Versailles (2016) e Vangelo (2017).\nNella lirica ha firmato le regie: Studio per Obra Maestra (Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto 2007)\, Don Giovanni (Teatr Wielki di Poznan\, Polonia 2014)\, Cavalleria rusticana e Madama Butterfly (Teatro San Carlo di Napoli 2012 e 2014)\, La Passione secondo Giovanni (Teatro Massimo di Palermo 2017) e I Pagliacci (Opera di Roma 2018). Realizza con grandi musicisti i concerti: Amore e carne con Alexander Balanescu\, Il sangue sull’Edipo di Sofocle con Petra Magoni\, Bestemmia d’amore con Enzo Avitabile e La notte con Piero Corso.\nHa pubblicato Barboni – Il teatro di Pippo Delbono\, Racconti di giugno\, Corpi senza menzogna\, Dopo la battaglia – scritti poetico-politici\, Sangue. Dialogo tra un artista buddista e un ex terrorista tornato in libertà\, L’uomo che cadde sulla terra\, Le don de soi. Ha ottenuto il Premio Speciale Ubu per Barboni\, il Premio della Critica per Guerra\, i Premi Olimpici per Gente di plastica e Urlo\, a Wroclaw\, Polonia (2009)\, il Premio Europa per le nuove realtà teatrali\, nel 2022 lo spettacolo Amore vince il Premio Speciale della Giuria del Festival MESS di Sarajevo per le scene e per le luci. Nel 2021 Pippo Delbono riceve un Premio alla Carriera all’International Theatre Festival IKSV di Istanbul nel 2021. \nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:IL CANTO DI NATALE
DESCRIPTION:Foto di scena: Il canto di Natale © Carlo Colla & Figli\nPiccolo Teatro Studio Melato \nliberamente tratto dal racconto di Charles Dickens\nriduzione per marionette su appunti di Eugenio Monti Colla\nmusica originale di Danilo Lorenzini \nnuove sculture\, scene e luci di Franco Citterio\ncostumi di Maria Grazia Citterio e Cecilia Di Marco \ndirezione tecnica di Tiziano Marcolegio \nregia di Franco Citterio e Giovanni Schiavolin \nvia Rivoli\, 6 – Milano\nM2 Lanza \ndal 28 dicembre 2023 al 7 gennaio 2024\ngiovedì 28 dicembre 2023 – ore 19:30 \nda venerdì 29 dicembre 2023 a domenica 7 gennaio 2024 – ore 16:00\nlunedì 1° gennaio – riposo \nbiglietti\nda 10€ a 25€\nwww.piccoloteatro.org \ndurata\n75’ senza intervallo \ni marionettisti\nFranco Citterio\, Maria Grazia Citterio\, Piero Corbella\, \nCamillo Cosulich\, Debora Coviello\, Carlo Decio\, Cecilia Di Marco\,\nMichela Mantegazza\, Tiziano Marcolegio\, Pietro Monti\,\nGiovanni Schiavolin\, Paolo Sette \nvoci recitanti (edizione registrata nel 2023)\nLoredana Alfieri\, Marco Balbi\, Maria Grazia Citterio\,\nLorella De Luca\, Carlo Decio\, Lisa Mazzotti\, Gianni Quillico\,\nRiccardo Peroni\, Franco Sangermano\, Giovanni Schiavolin \nmusicisti (edizione registrata nel 2023)\nMattia Bossio\, pianoforte; Lorenza Merlini\, viola;\nAntonio Papetti\, violoncello; Rita Pepicelli\, violino;\nFausto Polloni\, fagotto; Carlotta Raponi\, flauto e ottavino\nPaolo Sartori\, clarinetto in Sib \ncanto\nMichela Mantegazza \ncoordinamento musicale\nDaniele Sozzani Desperati \ndirezione tecnica musicale\nLuca Volontè \nPaolo Sportelli: tecnico di registrazione presso Il borgo della Musica \nNuova produzione 2023\nASSOCIAZIONE GRUPPORIANI \nComune di Milano – Teatro convenzionato\nNext – Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo \nIl canto di Natale è uno dei racconti più iconici che narrano la magica notte che è divenuta\, col tempo\, un momento atteso da tutti i popoli e da tutte le culture\, laiche o credenti. Anche le marionette della Carlo Colla & Figli\, con il loro repertorio\, hanno avuto modo di raccontare la trasversalità di questo avvenimento dell’anno da tutti atteso come evento che scuote gli animi e le sensibilità umane. Così\, dopo gli spettacoli storici La capanna di Betlemme e I nani burloni e dopo il più recente Lo schiaccianoci\, i piccoli attori di legno adottano uno dei racconti più famosi che Charles Dickens scrisse nel 1844 e che da allora è stato spunto per innumerevoli versioni e interpretazioni. \nLa trama non racconta le sacre vicende religiose o le straordinarie situazioni attorno a maghi ed elfi che abitano attorno alla dimora di Papà Natale. Tantomeno di situazioni che scaturiscono dalla fantasia dei bimbi incantati dal mondo dei balocchi e dei giochi. Questa parabola narrativa descrive insieme le straordinarie “voci” che risuonano in questa particolare notte e gli effetti che queste possono avere sulla natura dell’essere umano e\, quando ascoltate\, possono condurre anche per il più terribile\, cinico e avaro animo a una mutazione per essere migliori. \nMantenendo la struttura pentapartita del racconto pensato dall’autore\, le marionette si calano nei panni del vecchio bisbetico imprenditore Ebenezer Scrooge e dei personaggi che attorno a lui si muovono\, disegnando i caratteri\, le personalità e i temperamenti della società che Dickens ha sempre indagato e descritto. \nAl protagonista\, nel cammino di presa di coscienza della realtà e di mutamento della propria indole\, fanno da contrappunto personaggi come spettri e fantasmi frutto dell’immaginazione e della fantasia che la penna dell’autore ha saputo creare e che difficilmente possono trovar riscontro nelle comuni messe in scena teatrali. \nLa realtà parallela e atemporale del mondo delle marionette\, proprio come quella mostrata dallo “Spirito del Natale passato”\, quello “presente” e quello “futuro” pensati da Dickens\, accompagnano i protagonisti\, come gli spettatori\, in una sorta di camera degli specchi che permette di guardare e scrutare il proprio io per conquistare una presa di coscienza propedeutica e introspettiva. \nAnche in questo nuovo allestimento\, ogni “carattere” diviene “maschera”\, ogni ambiente\, realistico od onirico che sia\, diviene illusione e ogni situazione si sublima nell’incanto e nella “maraviglia” dell’oggetto inanimato che prende vita. \nInfine\, qualche numero:\nin totale sono coinvolti nell’operazione 134 individui di cui 34 umani (14 marionettisti\, 12 musicisti\, 8 attori) e un centinaio di teste di legno\, delle quali 40 realizzate ex novo\, con relativi costumi. Le scene dipinte totalizzano 360 metri quadri di superficie\, per realizzare una ventina di situazioni sceniche differenti.
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LOCATION:Piccolo Teatro Studio Melato\, Via Rivoli\, 6\, Milano\, 20121\, Italia
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