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SUMMARY:L’ACQUAFORTE PER LEONARDO SCIASCIA: GIORGIO MORANDI\, LUIGI BARTOLINI\,  GIUSEPPE VIVIANI\, EDO JANICH
DESCRIPTION:  \nALLA GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI LONGIANO (FC)  \nPER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA UNA MOSTRA DEI QUATTRO INCISORI AMATI DA LEONARDO SCIASCIA\n90 opere provenienti da collezioni private e dalla Fondazione Balestra a cura di Flaminio Balestra \nPROROGATA FINO AL 19 OTTOBRE LA MOSTRA \nTANTI GLI EVENTI COLLATERALI DAL COINVOLGIMENTO DELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO\nAD INCONTRI DEDICATI E UN LABORATORIO\nSULL’INCISIONE TENUTO DA EDO JANICH  \nLa direzione del Museo Fondazione Tito Balestra ha prorogato la mostra L’acquaforte per Leonardo Sciascia – Giorgio Morandi\, Luigi Bartolini\, Giuseppe Viviani\, Edo Janich fino al 19 ottobre 2025. \nUna mostra\, come detto più volte\, unica in Italia e a detta dei tanti visitatori “di straordinaria bellezza”. 90 le opere provenienti da collezioni private e dalla Fondazione Balestra dei grandi incisori amati e segnalati in più occasioni da Leonardo Sciascia che per l’acquaforte aveva una passione particolare. \nPartendo dalle indicazioni di Sciascia\, la Fondazione Tito Balestra ha voluto realizzare una mostra capace di riportare l’attenzione su questi quattro grandi incisori – già presenti\, tra l’altro\, con proprie opere\, nella collezione permanente – e di testimoniare i rapporti e le affinità tra lo scrittore siciliano e il poeta longianese. \nIl curatore della mostra\, Flaminio Balestra\, grazie alla fondamentale collaborazione dei collezionisti privati (Paolo Bassano\, Alberto Marcelletti\, Luciana Bartolini) e dell’artista Edo Janich\, ha individuato un’importante selezione di 60 opere (15 per ogni artista). In mostra si potranno ammirare il profondo sentimento dell’esistenza di Giorgio Morandi (opere dal 1924 al 1961)\, i prediletti soggetti naturalistici di Luigi Bartolini (opere dal 1920 al 1937)\, le atmosfere suggestive di Giuseppe Viviani (opere dal 1933 al 1958)\, i sogni di Edo Janich (opere dal 1972 al 1999). In tutti\, la grande abilità tecnica\, attenta ai dettagli\, che tanto incantava Sciascia. Perché è nella tecnica che si fonda tutto ciò che l’invenzione riporta sulla carta appena uscita dal torchio.  \nA completare il percorso\, sarà possibile visitare la sezione permanente della collezione donata da Anna Balestra alla Fondazione\, con 7 acqueforti di Morandi (datate dal 1921 al 1956)\, 18 di Bartolini (datate dal 1926 al 1962)\, 1 linoleografia di Viviani (datata 1937)\, e alcune tra le opere recentemente donate da Edo Janich (datate dal 1974 al 2023). \nDiverse attività accompagneranno la mostra. Verranno organizzati laboratori per le scuole primarie e secondarie\, e l’artista Edo Janich terrà un incontro sull’incisione\, rivolto ad accademie e istituti d’arte. Inoltre\, la mostra interagirà con la rassegna “Sagge sono le Muse – In parole”\, che vedrà la partecipazione degli storici dell’arte Giuseppe Appella e Marilena Pasquali. \nLa fondazione con questa mostra si conferma inoltre come volano per il turismo culturale della regione Emilia-Romagna. \nLa mostra è realizzata anche grazie al prezioso sostegno della Direzione Generale Educazione Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura\, del Settore patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna\, del Comune di Longiano\, di Romagna Iniziative e gode del patrocinio della Fondazione Leonardo Sciascia e di Sellerio Editore. \nLa mostra sarà visitabile fino al 19 ottobre 2025 Orari di apertura dal martedì alla domenica e festivi ad agosto 16:00-20:00 e settembre e ottobre 10:00-12:00 / 15:00-19:00. \nPer informazioni e prenotazioni 0547 665850 oppure via mail a info@fondazionetitobalestra.org\n La mostra è visitabile con il biglietto del museo  \nAltre INFO
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LOCATION:Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Longiano (FC)\, Piazza Malatestiana 1\, Longiano\, 47020\, Italy
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SUMMARY:MODIGLIANI\, PICASSO e le Voci della modernità dal Museo LaM
DESCRIPTION:16 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026\nPalazzo Zabarella\, Padova \nMostra organizzata da Palazzo Zabarella e LaM\nLille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut \nIn collaborazione con Manifesto Expo\nPromossa da Fondazione Bano in collaborazione con Comune di Padova \nUn’eccezionale collezione d’arte proveniente da uno dei più importanti musei del Nord Europa e della Francia sarà al centro di un nuovo importante appuntamento espositivo in programma\, a partire dal prossimo autunno\, a Palazzo Zabarella. \nNell’ambito del dialogo avviato dalla Fondazione Bano negli ultimi anni con importanti istituzioni museali di fama internazionale – dopo le collaborazioni con il Brooklyn Museum di New York e il museo di Grenoble – è ora la volta del LaM\, Lille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut\, che ci offrirà l’opportunità di ammirare 65 opere di 30 artisti d’avanguardia in una nuova grande mostra che si aprirà al pubblico il 16 ottobre. Ai protagonisti delle avanguardie storiche e agli artisti più noti\, se ne affiancano altri che aprono a scenari artistici inediti più vicini alla contemporaneità. Tra i numerosi capolavori spiccano cinque dipinti di Pablo Picasso e sei di Amedeo Modigliani. \n La creazione del museo LaM\, situato a Villeneuve d’Ascq\, una città dell’area metropolitana di Lille\, avvenuta nel 1983\, è legata al lascito di Geneviève (1922-2003) e Jean Masurel (1908-1991)\, membri di una nota famiglia di produttori tessili del nord della Francia. La donazione comprendeva le opere acquistate da Jean Masurel e quelle lasciategli in eredità dallo zio Roger Dutilleul (1872-1956) industriale e appassionato d’arte e uno dei più importanti collezionisti di Modigliani. In un arco temporale compreso tra i primi anni del Novecento e gli anni Settanta dello scorso secolo\, Dutilleul e suo nipote Masurel hanno raccolto un’eccezionale collezione\, molto personale e al tempo stesso rappresentativa dei principali movimenti artistici della prima metà del Novecento in Francia. Da allora\, il LaM è diventato un’istituzione chiave sulla scena culturale europea e si è ulteriormente arricchito nel 1999 con una donazione di oltre 3.500 opere d’arte brut da parte dell’associazione L’Aracine – fondata da Madeleine Lommel\, Claire Teller e Michel Nedjar – e divenendo così il Lille Métropole Musée d’art moderne\, d’art contemporain et d’art brut. Con una collezione di oltre 8.500 opere d’arte\, il LaM è il primo museo francese a riunire questi ambiti artistici offrendo un panorama unico dell’arte del XX e XXI secolo. \nRoger Dutilleul iniziò a collezionare opere d’arte nel 1904 per non smettere mai fino alla sua morte avvenuta nel 1956. Descritto dal gallerista Daniel-Henry Kahnweiler come un “uomo profondamente simpatico e stimabile … nella tradizione dei grandi amanti dell’arte” sembra che avesse un approccio molto istintivo nei confronti della pittura\, mostrando la sua sensibilità verso il colore e favorendo la sincerità dell’opera. Dutilleul affermò di non avere “nessun credo” né “dogma a priori” sull’arte\, osservando: “La cosa più importante è che il dipinto ti guardi. Non spetta all’amatore guardarlo – soprattutto con idee o sentimenti preconcetti – deve accontentarsi di vederlo\, vale a dire di incrociare il suo sguardo con esso\, per intuire il pensiero dell’artista o\, meglio ancora\, la sua più profonda\, intima emozione. Due esseri viventi che comunicano come meglio possono!” \nDopo aver acquisito alcune opere fauviste\, rimase colpito dalla pittura di Georges Braque e Pablo Picasso divenendo uno dei primi sostenitori e collezionisti dell’arte cubista. Seguendo il gusto del gallerista Kahnweiler\, si interessò anche ai dipinti “Tubisti” di Fernand Léger e alle ricerche di Henri Laurens riguardanti la scultura cubista. \nJean Masurel\, figlio della sorella minore di Roger Dutilleul\, Françoise Collart-Dutilleul\, e del commerciante di lana Jules-Paul Masurel\, crebbe nel nord della Francia e\, nei primi anni Venti\, fu mandato da suo zio a Parigi per prepararsi al baccalaureato. Lì iniziò ad acquistare le prime opere della sua collezione. I suoi gusti rispecchiavano quelli dello zio prediligendo gli stessi artisti: Fernand Léger\, Georges Braque\, Pablo Picasso\, Paul Klee\, André Bauchant e\, in seguito\, Bernard Buffet. Tuttavia\, mostrava anche interesse verso la pittura astratta e sostenne gli artisti locali del nord della Francia. \nRoger Dutilleul lasciò in eredità la maggior parte della sua collezione al nipote Jean Masurel il quale\, considerandosi solo il «custode» della collezione comune\, decise di donarla a una comunità pubblica. Fu scelta l’area metropolitana di Lille\, da dove proveniva\, e il Musée d’art moderne de Villeneuve d’Ascq aprì nel 1983. Da amante della natura\, Jean Masurel voleva che il luogo fosse circondato da un parco e aperto all’arte contemporanea. Questo desiderio fu il segno distintivo del museo e portò nel 1999 all’ingresso della donazione dell’eccezionale collezione dell’associazione L’Aracine comprendente diverse opere come disegni\, dipinti\, assemblaggi\, oggetti e sculture di oltre 170 artisti francesi e stranieri riconducibili all’Art Brut. \nEra stato l’artista Jean Dubuffet nel 1945 a coniare il concetto di ‘Art brut’\, in un periodo in cui stava iniziando a mettere insieme una collezione d’arte altamente eclettica che mostrava il suo interesse verso opere realizzate sotto l’influenza di spiriti\, negli ospedali psichiatrici o da persone emarginate e dagli ‘architetti’ autodidatti che seguivano l’esempio di Ferdinand Cheval. Oggi riconosciuta come un fenomeno chiave dell’arte del XX secolo\, l’Art Brut – in inglese “outsider art”\, si è ampliata e diffusa in tutto il mondo. Essa viene a legarsi all’interesse e all’apprezzamento nei confronti dell’arte autodidatta espressi dagli stessi Roger Dutilleul e Jean Masurel. \n Curata da Jeanne-Bathilde Lacourt\, Curatrice per l’arte moderna al LaM\, la mostra è articolata in sei sezioni in cui il visitatore scoprirà a Padova un approfondimento sull’avanguardia cubista con i dipinti di Picasso come Pesci e bottiglie del 1909\, Donna con cappello del 1942\, e di Georges Braque come La Roche-Guyon del 1909 o Il Sacro Cuore di Montmartre del 1910\, per poi considerare il “Tubismo” di Fernard Léger\, rappresentato da ben sei dipinti\, e le ulteriori versioni del cubismo testimoniate dalle opere pittoriche di Léopold Survage\, Eugène Nestor de Kermadec\, Francisco Borès e dalle pietre policrome di Henri Laurens. Di Amedeo Modigliani verranno esposti autentici capolavori quali il ritratto di Moïse Kisling\, Ragazzo dai capelli rossi\, Nudo seduto con camicia e Maternità. \nVerranno quindi compresi ulteriori movimenti e avanguardie artistiche del primo e del secondo dopoguerra\, come Joan Miró\, André Lanskoy\, Youla Chapoval\, Joaquín Torres-García\, le opere di Alexander Calder\, e i dipinti stratificati e materici di Eugène Leroy. \nIl mazzo di fiori di Séraphine de Senlis\, Il chiosco di Gertrude O’Brady\, Composizione decorativa di Augustin Lesage\, Dipinto meraviglioso n. 35 di Fleury Joseph Crépin faranno scoprire le vie alternative di un’arte ‘autodidatta’\, più spontanea\, istintiva\, naïf (proprio come erano definiti questi artisti)\, capace di esprimere altrettanta poesia e spiritualità. \nCi si confronterà infine con l’Art Brut vera e propria attraverso due sculture in granito di Antoine Rabany\, che lo stesso Dubuffet (presente in mostra con l’opera Pane filosofico) aveva contribuito a far conoscere e una scultura in legno di Auguste Forestier. \nORARI DI APERTURA:\nDalla domenica al giovedì \n10:00 – 19:00 \nVenerdì e sabato \n10:00 – 20:00 \nUltimo ingresso 45 minuti prima\nChiuso il 25 dicembre
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SUMMARY:STEVE McCURRY a Palazzo Pigorini di Parma
DESCRIPTION:Foto: Palazzo Pigorini\, Parma – Orizzonti lontani © Steve Mc Curry\nSteve McCurry non è soltanto uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea\, pluripremiato con il prestigioso World Press Photo Award – spesso considerato il “Premio Nobel” della fotografia –\, ma continua ad essere un punto di riferimento per un vastissimo pubblico\, specialmente tra i giovani. Nelle sue immagini\, molti riconoscono un modo unico di guardare il mondo e\, in qualche modo\, se stessi \nDal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026\, Steve McCurry sarà protagonista a Parma con una grande mostra allestita a Palazzo Pigorini\, nei suggestivi spazi del primo e secondo piano. A curare l’esposizione sarà Biba Giacchetti\, profonda conoscitrice del lavoro di McCurry. Le fotografie non seguiranno un criterio cronologico o geografico\, ma saranno accostate per affinità di soggetti\, emozioni e atmosfere\, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi\, anche lontanissimi tra loro. \nL’allestimento evoca quel senso profondo di umanità che si respira in ogni scatto di McCurry. In mostra non mancheranno le sue immagini più celebri\, come l’indimenticabile ritratto della ragazza afghana\, fotografie realizzate in oltre quarant’anni di carriera: scatti intensi dal Sud-Est asiatico\, dalla Cina\, dal Sud America e da molte altre parti del mondo. Ogni volto ritratto da McCurry è un concentrato di storie\, emozioni\, dolore\, speranza\, paura e bellezza. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza\, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te»\, racconta il fotografo.\nInstancabile viaggiatore\, McCurry ha fatto del movimento una filosofia di vita:\n«Il solo fatto di viaggiare e conoscere culture diverse mi dà gioia e una carica inesauribile». \nProdotta da ARTIKA\, in collaborazione con Orion57 e il Comune di Parma\, la mostra rappresenta un’occasione imperdibile per tutti gli amanti della fotografia e per chi desidera lasciarsi toccare dallo sguardo profondo e autentico di uno dei più grandi narratori visivi del nostro tempo. \nBIOGRAFIA\nNato a Philadelphia nel 1950\, McCurry muove i primi passi come fotografo per un giornale locale. Dopo tre anni\, intraprende un viaggio in India\, da cui nasce il suo primo vero portfolio. La svolta arriva con il reportage sull’Afghanistan\, che gli apre le porte delle più importanti riviste internazionali\, come Time\, Life\, Newsweek\, Geo e National Geographic. Inviato sui fronti più caldi del pianeta – da Beirut alla Cambogia\, dal Kuwait all’ex Jugoslavia\, fino di nuovo all’Afghanistan – McCurry ha sempre scelto di essere in prima linea\, mettendo a rischio la propria vita pur di raccontare le conseguenze della guerra.\nMembro dell’agenzia Magnum dal 1985 e vincitore di numerosi riconoscimenti fotogiornalistici\, McCurry è autore di uno degli scatti più iconici della fotografia mondiale: il ritratto della ragazza afghana dagli occhi verdi\, pubblicato sulle pagine di National Geographic e divenuto simbolo universale del conflitto. \nINFO:\nmostre@artika.it\nwww.artika.it \n 
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SUMMARY:PRIMA DEL TEMPORALE al Piccolo Teatro Grassi di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Prima del Temporale- Diamara Ferrero\, Umberto Orsini © Claudia Pajewski\nUmberto Orsini\nPrima del Temporale\nMassimo Popolizio \nUn maestro del teatro italiano attende\, nel suo camerino\, il momento di entrare in scena per recitare Strindberg: al Teatro Grassi\, dal 2 al 21 dicembre\, Umberto Orsini\, diretto da Massimo Popolizio\, dipinge il ritratto di un attore alle prese con i fantasmi del proprio passato  \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni\, un vecchio attore – nella mezz’ora che lo separa dall’entrata in scena per recitare da protagonista nel Temporale di Strindberg – si trova a rivivere\, in un tempo senza fine\, alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando all’esterno del suo camerino diventa il pretesto e l’invito\, a volte spensierato e a volte commosso\, a incontrare e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato: dove un suono ne evoca un altro\, una risata riporta a un momento di gioia\, un lungo silenzio a una perdita lontana nel tempo. Massimo Popolizio ha voluto aggirarsi attorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si tenta di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi. In una scenografia di forte impatto evocativo – dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario con il protagonista – si assiste al lungo viaggio verso quel Temporale vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta\, ma appena rimandata. Umberto Orsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia dell’anziano maestro che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare i frammenti della sua vita\, ma anche la storia del nostro Paese dal dopoguerra a oggi. \n«Il titolo Prima del Temporale – racconta Umberto Orsini – testimonia un progetto che da tempo avevo in mente: allestire Temporale di Strindberg con la regia di Massimo e nove interpreti\, progetto azzerato dallo scoppio della pandemia di Covid. Massimo allora mi ha spinto a raccontare la mia vita\, prendendo spunto dal mio libro Sold out\, ma riflettendo anche su episodi che in parte non sono nel libro\, raccontandomi e dialogando con due figure tipiche del mondo teatrale\, la sarta di compagnia e un addetto del teatro». \n«Siamo in una città qualunque – aggiunge il regista Massimo Popolizio – prima dell’ultima replica del testo di Strindberg in una situazione “bernhardiana”. È la storia di un ragazzo italiano che\, negli anni Cinquanta\, parte dalla provincia con pochi soldi e arriva nella grande città\, Roma\, con il sogno di iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica e\, nonostante il marcato accento novarese\, viene accettato». \nDopo le repliche milanesi\, lo spettacolo sarà in tournée a Parma (Teatro Due\, 24 e 25 marzo)\, Bologna (Teatro Duse\, dal 27 al 29 marzo)\, Correggio (Teatro Asioli\, 31 marzo)\, Fidenza (Teatro G. Magnani\, 1 aprile)\, Orvieto (Teatro Mancinelli\, dall’11 al 12 aprile)\, Napoli (Teatro Diana\, dal 14 al 26 aprile)\, Roma (Teatro Argentina\, dal 5 al 10 maggio)\, Torino (Teatro Carignano\, dal 26 al 31 maggio). \n\nPiccolo Teatro Grassi (via Rovello\, 2 – M1 Cordusio)\, dal 2 al 21 dicembre 2025 \nPrima del Temporale \nda un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio \ncon Umberto Orsini \ne con Flavio Francucci e Diamara Ferrero \nregia Massimo Popolizio \nscene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi \ncostumi Gianluca Sbicca \nvideo Lorenzo Letizia \nluci Carlo Pediani \nsuono Alessandro Saviozzi \nassistente alla regia Mario Scandale \nproduzione Compagnia Orsini \nOrari: martedì\, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30;\ndomenica ore 16; lunedì riposo.\nDurata: un’ora e 20 minuti senza intervallo \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:SCANDALO di Ivan Cotroneo al Teatro Manzoni di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Scandalo © Manuela Giusto\nGianpiero Mirra e Daniela De Rosa per Diana Or.I.S. \n presentano: \n\nDal 9 al 21 dicembre 2025\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 20 dicembre ore 15\,30 e 20\,45\n \nANNA VALLE \nGIANMARCO SAURINO \nSCANDALO \n\nuno spettacolo scritto e diretto da IVAN COTRONEO \ncon\nOrsetta De’ Rossi\nAngelo Tanzi\, Matilde Pacella \n\nScene Monica Sironi\, costumi Alberto Moretti\nDisegno luci Cesare Accetta\, Musiche originali Gabriele Roberto \n\nIl desiderio di una donna fa sempre paura.\nNon se ne parla mai\, porta scompiglio\, è eversivo\, rivoluzionario\, scandaloso. \nTrama\nIn Scandalo\, il nuovo lavoro teatrale scritto e diretto da Ivan Cotroneo dopo il successo di ‘Amanti’\, si racconta di sentimenti\, seduzione\, manipolazione.\nLaura ha cinquant’anni\, è una scrittrice\, ma soprattutto\, per il mondo\, letterario e non\, è stata la ‘sposa bambina’ di uno scrittore molto famoso e molto più grande di lei\, che è recentemente scomparso. Nella sua villa sull’Appia Antica\, appena fuori Roma\, in compagnia della sua editor Giulia e di un vicino\, Roberto\, e con l’aiuto di Maria\, una ragazza che vive in casa\, Laura sembra poco interessata sia a riprendere a scrivere che a riprendere a vivere. Sostanzialmente è sola.\nFino a quando in casa non arriva Andrea\, un giovane uomo che suo marito Goffredo prima di morire aveva assunto per riorganizzare la loro grande libreria. Andrea è diretto\, sfrontato\, audace.\nFra Laura e Andrea ci sono gli stessi 24 anni di differenza che separavano Laura da Goffredo. E come all’epoca Laura aveva fatto scandalo per la sua relazione con un uomo famoso e più grande\, ora sa esattamente lo scandalo che provocherà nel momento stesso in cui le sue labbra si avvicinano a quelle di Andrea. E niente sarà più come prima. \nNota di Ivan Cotroneo\n«Scandalo è una commedia brillante sul pregiudizio\, sui rapporti fra il maschile e il femminile\, sui tabù che crediamo di esserci lasciati alle spalle e che continuano invece a tormentarci\, sull’audacia e la spregiudicatezza che spesso la società legittima per gli uomini\, ma mai per le donne.\nUn testo divertente e lucidamente spietato sul sesso\, sull’amore\, su tutto ciò che si può dire e non dire\, fare e non fare o\, nel mondo letterario\, scrivere e non scrivere. Un racconto su una donna di oggi\, libera\, spregiudicata\, per tutti vittima inconsapevole del suo desiderio\, e un giovane uomo che forse la sta usando\, o forse le sta solo dando l’attenzione e l’amore di cui lei ha bisogno.\nL’amore è sempre uno scambio. Sono i termini e gli oggetti di questo scambio a renderlo più o meno scandaloso\, inaccettabile o immorale». \n  \nBIGLIETTI\nPrestige € 37\,00 – Poltronissima € 34\,00 – Poltrona € 26\,00 – Poltronissima under 26 anni € 18\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3972906\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE al Teatro Litta di Milano
DESCRIPTION:Foto: Il ritorno del Piccolo Principe – locandina (particolare) © Compagnia Corrado d’Elia\nMTM Teatro Litta – dal 10 al 21 dicembre 2025 \nIL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE  \ndi Corrado d’Elia \ncon Corrado d’Elia\, Chiara Salvucci\, e Flavio Innocenti \nscene di Chiara Salvucci\nassistente alle scene Luna Maiore\ncostumi Giulia Giovanelli\ntecnico luci Francesca Brancaccio \ntecnico audio Gabriele Copes \nproduzione Compagnia Corrado d’Elia \nDal 10 al 21 dicembre\, a MTM Teatro Litta\, debutta in prima nazionale “Il ritorno del Piccolo Principe”\, spettacolo di e con Corrado d’Elia – liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry – e con Chiara Salvucci e Flavio Innocenti. Il Piccolo Principe torna sulla Terra\, a ottant’anni dal suo primo viaggio. Ritrova un pianeta completamente cambiato\, più rumoroso\, più veloce\, più fragile e scopre che l’aviatore non c’è più: ad attenderlo\, nel silenzio di un deserto che resiste al tempo\, c’è suo figlio\, ormai adulto\, che non ha mai smesso di sperare in quell’incontro. \nIl ritorno del Piccolo Principe è un testo originale di Corrado d’Elia\, liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Non una semplice riscrittura\, ma un nuovo capitolo: un racconto autonomo che dialoga con il classico più amato del Novecento e ne osserva il senso nel nostro presente. Il piccolo viaggiatore attraversa nuovi pianeti e incontra figure inedite\, umane e animali\, che incarnano le domande\, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo. Il suo cammino si misura con i temi più urgenti della nostra contemporaneità\, come la cura del pianeta\, l’identità\, il femminile\, il bisogno di relazioni autentiche in un mondo dominato dalla velocità e dall’immagine. \nIl linguaggio delicato e immaginifico che caratterizza il racconto originale convive con un universo nuovo\, in cui il Piccolo Principe parla anche una lingua inventata\, il Dadish\, eco poetica dell’infanzia e della sua innocenza senza età\, dando vita a un viaggio teatrale che alterna leggerezza e profondità\, ironia e commozione. Il rapporto tra il Piccolo Principe e il figlio dell’aviatore diventa il cuore emotivo dello spettacolo: un incontro tra passato e presente\, tra memoria e desiderio\, che invita a riflettere su ciò che davvero ci lega gli uni agli altri. Questo nuovo Piccolo Principe racconta il mondo di oggi con la stessa purezza con cui il suo predecessore ci parlò ottant’anni fa\, e ci invita\, ancora una volta\, a guardare con occhi capaci di meraviglia\, perché\, come ricorda la sua voce lieve\, l’essenziale continua a essere invisibile agli occhi. \nTeatro Litta (corso Magenta 24\, Milano)\nda martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nDurata: 60 minuti \nINFO e prenotazioni:\nbiglietteria@mtmteatro.it –Tel. 02.86.45.45.45 \nAbbonamenti: MTM Ritrovarsi a volare\, MTM Ritrovarsi a volare Over 65\, MTM Ritrovarsi a volare Under 30 x4 spettacoli\, MTM Corrado d’Elia x4 – valido fino al 21/12/25\nBiglietti acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.  I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:AHI MARIA!  Un teatro canzone per Rino Gaetano al Menotti di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: Ahi Maria! © Gianfranco Ferraro\n11- 21 dicembre / 27 – 31 dicembre 2025\n \nArrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi \nCon Andrea Miró\, Camilla Barbarito\, Laura Frascari\, Federica Garavaglia\, Francesca Tripaldi\, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron\nScene Lucia Rho \nCostumi Pamela Aicardi\nAssistente di produzione Debora La Rocca \nProduzione Tieffe Teatro \nSpettacolo sostenuto da Next Laboratorio delle idee 2025 \nUn omaggio teatrale e musicale a un cantautore scomodo e visionario \n\nDebutta in prima nazionale l’11 dicembre 2025 al Teatro Menotti di Milano Ahi Maria!\nUn teatro canzone per Rino Gaetano\, in scena fino al 31 dicembre con una speciale replica di Capodanno.\nUno spettacolo che non è un semplice tributo\, ma un atto di vita e di reinvenzione.\nUn cast interamente al femminile di attrici\, cantanti e musiciste dà corpo e voce a Berta\, Aida\, Gianna\, Lucia\, Maria\, Daniela\, Rosita\, le figure femminili delle canzoni di Rino Gaetano.\nUn cabaret degli anni ’80\, uno spazio alternativo attraversato dal pensiero anarchico e visionario di Gaetano. Un luogo di libertà dove si parla di cambiamento\, lotta\, rabbia\, amore e disincanto.\n“Ahi Maria” è il titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano. Un’invocazione grottesca\, surreale\, poetica. È da lì che nasce questo spettacolo\, che non è un concerto\, né una biografia\, ma un teatro-canzone: un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo\, tra parole e musica\, tra costume e visione.\nRino Gaetano – calabrese d’origine\, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro cantina della Roma degli anni ’70\, tra sperimentazione\, ironia e disobbedienza creativa. Prima ancora che icona musicale\, è stato uomo di scena\, influenzato da Petrolini\, Ionesco\, Beckett\, Karl Valentin\, e da quel filone di autori “scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine\, con il sorriso obliquo del grottesco.\n“Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare il disincanto in linguaggio popolare\, di entrare nelle case degli italiani con canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso\, sberleffi\, utopie e contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”\, “Nuntereggae più”\, “Gianna”\, “Escluso il cane”\, “Sfiorivano le viole” non sono solo canzoni: sono atti teatrali\, sketch sociali\, paradossi in musica che raccontano un Paese confuso e vivissimo.\nLo spettacolo è pensato come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi\, canzoni e frammenti di dialogo\, per raccontare un tempo che esplodeva di speranze\, utopie e nuove identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare\, e che Gaetano raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata.\nNato a Crotone nel 1950 e scomparso tragicamente a Roma nel 1981 a soli 31 anni\, Rino Gaetano ha inciso un’impronta indelebile nella cultura musicale e nel costume italiano. Sempre in bilico tra successo e rifiuto\, tra palco e margine\, tra provocazione e poesia. Ahi Maria! è un modo per restituire la sua voce teatrale. Non per imitarla\, ma per evocarla: farla risuonare oggi\, in uno spazio scenico dove la musica incontra il teatro e il teatro si fa invocazione\, smorfia\, ballata\, memoria. Una messa laica per un clown tragico e visionario con addosso ancora il frac\, il cappello\, e quella smorfia buffa e malinconica che ride in faccia al potere. \nSPECIALE CAPODANNO\nIl Teatro Menotti propone per il 31 dicembre una replica speciale alle ore 22.30 dello spettacolo Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano\, un’occasione per salutare il nuovo anno tra ironia\, poesia e un pizzico di anarchia.\nA mezzanotte è previsto un brindisi con rinfresco aperto a tutto il pubblico.\nBiglietto €60\nA partire dalle ore 20.00\, il Meno Bistrot offrirà inoltre la possibilità di una cena pre-spettacolo per completare l’esperienza. Per maggiori info: https://www.teatromenotti.org/evento/ahi-maria—speciale-capodanno.aspx \n\nSTAGIONE 2025 | 2026 \nBIGLIETTERIA  \nPREZZI  \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito e Satispay su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI SALA GRANDE\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:I LEGNANESI: I PROMOSSI SPOSI di Mitia Del Brocco al Teatro Manzoni di Milano
DESCRIPTION:Foto di scena: I Promossi Sposi – Teresa e Giovanni © I Legnanesi\nDall’8 gennaio al 22 febbraio 2026\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato 10 e 24 gennaio\, 7 e 21 febbraio ore 15\,30 e 20\,45 \ncon\nAntonio Provasio\, Enrico Dalceri\, Italo Giglioli \nregia\nAntonio Provasio \nScenografia\, musiche e costumi\nEnrico Dalceri \nCoreografie\n       Valentina Bordi        \nI Legnanesi Sito Web \n \n \nDopo il successo di Ricordati il Bonsai con oltre 160.000 spettatori in tutta Italia\, I Legnanesi presentano I Promossi Sposi\, una nuova\, esilarante commedia che promette risate\, emozioni e riflessioni profonde sul valore dei sentimenti e delle relazioni\, insieme alla Teresa\, la Mabilia e il Giovanni.\nIl nuovo spettacolo non è una rivisitazione in chiave moderna de “I promessi sposi”\, ma un omaggio ad Alessandro Manzoni\, o meglio\, al suo modo inconfondibile di indagare l’animo umano. “Lisander”\, come affettuosamente lo chiamavano gli amici lombardi\, diventa l’ispiratore di un viaggio teatrale nei sentimenti più autentici\, quelli che resistono al tempo e alle convenzioni. Una trama travolgente tra amore\, identità e ironia. \nLa trama\nTutto ha inizio con una notizia incredibile: Giovanni\, insolitamente triste e abbattuto\, comunica a Teresa e Mabilia qualcosa che sconvolge la quotidianità della famiglia Colombo. Un errore di vecchie scartoffie comunali sembra infatti rivelare che Teresa e Giovanni… non sono mai stati sposati davvero! Da qui prende vita un susseguirsi di malintesi\, imprevisti e gag irresistibili\, in perfetto stile Legnanesi\, dove la comicità popolare si intreccia con la dolcezza dei sentimenti veri. Tra risate e colpi di scena\, i protagonisti si troveranno a fare i conti con ciò che davvero li unisce: l’amore\, quello autentico\, che va oltre ogni carta bollata e ogni formalità. Come ricordava proprio Manzoni\, “il cuore è un guazzabuglio”… e I Legnanesi\, con la loro inconfondibile ironia\, ce lo raccontano ancora una volta\, tra dialetto\, musica\, scenografie brillanti e momenti di pura poesia popolare. \nI protagonisti \nTeresa (interpretata da Antonio Provasio): capofamiglia indiscussa\, è la tipica donna di cortile\, dal carattere forte e dominante. A tratti un po’ bisbetica e severa\, ha però un cuore grande e generoso\, sempre pronta ad aiutare le donne del suo cortile. Alle prese con un marito “avvinazzato e pigro” e una figlia “zitella e sognatrice”\, Teresa è una donna che\, nonostante le difficoltà\, riesce sempre e comunque a tenere la famiglia unita e sulla retta via. \nMabilia (interpretata da Enrico Dalceri): figlia zitella di Teresa\, incarna il cliché di un certo mondo femminile di provincia\, dove l’apparenza è tutto. È una ragazza che sogna di emergere e diventare una soubrette\, sempre al di sopra delle sue possibilità\, ma incapace di staccarsi da mamma e papà. Mabilia\, con la sua vanità e i suoi sogni di gloria\, è un personaggio esilarante che strizza l’occhio al pubblico più giovane\, rappresentando l’eterna lotta tra aspirazioni e realtà. \nGiovanni (interpretato da Italo Giglioli): unico uomo del cortile\, è costantemente ignorato e poco considerato sia dalla moglie che dalla figlia. La sua vita si divide tra casa\, lavoro e osteria. Di poche parole\, Giovanni è un personaggio inconfondibile\, con il naso perennemente rosso e una camminata incerta\, tipica di chi alza un po’ troppo il gomito. Con la sua semplicità e la sua ironia sottile\, Giovanni è il simbolo dell’uomo comune\, pacato e senza pretese. \nBIGLIETTI:\nPrestige € 53\,00 – Poltronissima € 43\,00 – Poltrona € 35\,00 \nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:CEMENTO di Thomas Bernhard
DESCRIPTION:Foto: Roberto Trifirò © Teatro Out Off Milano\nDa martedì 10 febbraio a domenica 1° marzo  \nTeatro Out Off\nVia Mac Mahon 16\, Milano \nCemento\ndi Thomas Bernhard  \ntraduzione Claudio Groff \nadattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò\ncon Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia\nscene\, luci e costumi Gianni Carluccio \nassistente alla regia Alessio Boccuni\ncollaborazione ai movimenti Franco Reffo \ntecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri\nfotografo Angelo Redaelli\nproduzione Teatro Out Off \nPrima nazionale \nSpettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro \nMartedì 10 febbraio debutta in prima nazionale al Teatro Out Off Cemento di Thomas Bernhard\, con l’adattamento drammaturgico e la regia di Roberto Trifirò. La nuova produzione Out Off\, in scena fino a domenica 1° marzo\, vede il regista milanese anche interprete accanto alla giovane attrice Priscilla Cornacchia. Con questo spettacolo Trifirò torna a confrontarsi con l’opera di Bernhard\, proseguendo il suo percorso di rigorosa esplorazione della scrittura dell’autore austriaco. Dopo L’apparenza inganna (2017)\, affronta il romanzo-monologo Cemento costruendo una regia che segue un radicale processo di disgregazione dell’identità\, del pensiero\, del linguaggio e della realtà che si sgretola sotto l’assedio della coscienza.\nProtagonista è il musicologo Rudolf\, bloccato dall’orrore della pagina bianca mentre tenta di iniziare a scrivere un saggio su Felix Mendelssohn. Il suo monologo è una stravagante requisitoria contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Per cercare di superare questa impasse si trasferisce a Palma di Maiorca\, dove incontra Anna Härdtl. Da una situazione inizialmente statica\, Bernhard sorprende con una dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana in una successione di colpi di scena.\nAlla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna: il musicologo si confronta con una morte che non è più astratta o letteraria\, ma reale e tangibile. La corsa al cimitero alle sette del mattino è il momento in cui il cemento della sua mente vacilla.\nProprio il cemento domina la scena: materia fisica e mentale\, muro e polvere\, peso e chiusura; uno spazio grigio e opprimente\, fatto di superfici ruvide e simmetrie vuote\, in cui l’eco della voce si moltiplica e ogni gesto è risucchiato dal silenzio delle cose. Un “antiteatro del movimento”\, dove anche i cambi di luogo sembrano accadere solo nella testa del protagonista e la stasi è condizione esistenziale.\nLa regia di Trifirò segue una tensione continua tra immobilità e scarto\, tra monologo mentale e ferita reale. L’attore si lascia attraversare dal testo\, in un lavoro fisico e vocale che procede per stratificazioni\, irrigidimenti e improvvise rotture. Il ritmo è circolare\, spezzato da brevi fenditure\, mentre la voce\, strumento centrale\, oscilla tra sarcasmo\, frustrazione e inattesa tenerezza. \nNote di regia\n«Ogni esistenza è un muro». Da questa immagine prende forma la mia lettura di Cemento. Rudolf è un uomo bloccato. Un intellettuale consumato dall’ambizione di scrivere un saggio su Mendelssohn Bartholdy\, ma incapace di iniziarlo. Tutto diventa alibi: la sorella\, il luogo\, il freddo\, il tempo perduto. La sua è una confessione impietosa\, ossessiva\, in cui la pagina bianca è metafora di un’esistenza schiacciata dal pensiero e mai agita. In lui non c’è più slancio creativo\, solo accumulo\, stratificazione\, paralisi. In fondo\, Cemento è un’autopsia del nostro presente. Il cemento è quello dei casermoni senza volto\, delle periferie mute\, del turismo di massa\, dei loculi senza storia. È simbolo dell’amorfo\, del morto\, dell’irreversibile. È ciò che resta quando tutto il resto è stato rimosso. Ecco perché ho scelto di non cercare redenzione\, né poesia. Solo una lenta sedimentazione. Solo materia. Solo il muro.\nRoberto Trifirò \nINFORMAZIONI e prenotazioni::\nCemento: da martedì 10 febbraio a domenica 1° marzo\nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano\nOrari spettacoli: martedì e giovedì ore 20:30 | mercoledì\, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00\nPrezzi: Intero: 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€\nTel. 0234532140 – Mail: biglietteriaoutoff@gmail.com – Web: teatrooutoff.it\nRitiro biglietti negli uffici in via Principe Eugenio 22 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 14.00.\nRitiro biglietti in botteghino via Mac Mahon 16 da martedì alla domenica un’ora prima dello spettacolo.\nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78
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