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SUMMARY:Torna UCCELLI di ARISTOFANE
DESCRIPTION:Foto di scena: Uccelli di Aristofane © Gianfranco Ferraro\nProduzione TieffeTeatro Milano \nAdattamento e regia Emilio Russo \nCon Enrico Ballardini\, Camilla Barbarito\, Giulia D’Imperio\, Nicolas Errico\, Claudio Pellegrini\, Maria Vittoria Scarlattei\, Emilia Scatigno\, Jacopo Sorbini\, Chiara Tomei \nVoce Camilla Barbarito\nProduzione e arrangiamenti musicali Fabio Marconi\nScene Francesco Fassone\nCostumi Pamela Aicardi \nInterventi di teatro d’ombra della Compagnia Controluce \nDurata spettacolo 100’ con intervallo \nRecensione di Claudio Elli del 1° febbraio 2019 \nTorna in scena al Menotti dal 1°all’11 febbraio Uccelli\, la commedia senza tempo di Aristofane che il regista Emilio Russo ha realizzato intrecciando parole e musica e affidandosi a una compagnia di giovani e talentuosi attori. \nPisetero ed Evelpide\, cittadini ateniesi\, decidono di lasciare la polis per andare in cerca di un posto dove trascorrere la vita senza grattacapi\, lontano dai meccanismi complicati della vita sociale e istituzionale di Atene.\nIn un immaginario luogo tra terra e cielo\, lontano da noie e dispiaceri\, i due realizzano un sogno utopico: quello di una città che rinnovi la perduta età dell’oro\, quando gli uccelli\, più antichi di Crono e dei Titani\, padroni del tempo\, erano sovrani di una patria dolce e materna\, senza leggi né violenza. \nSpettacolo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2019\, sezione migliore adattamento e regia. \n«Aristofane nella Grecia del 414 A.C.\, mentre il suo mondo si sgretola tra guerre e scontri ideologici e generazionali\, riesce a fermare il tempo\, a cercare una via di fuga nell’immaginario\, a disegnare un impossibile mondo possibile. Uomini e Dei accumunati da corruzione e avidità\, saranno da ora in poi divisi da Nubicuculia\, la città costruita sulle nuvole\, e dal sogno di libertà e partecipazione degli uccelli suoi abitanti\, che decideranno per una vita senza leggi e senza denaro.\nSarà proprio in questo “spazio”\, quello della voglia di cambiamento\, quello della rivoluzione possibile\, quello delle pulsioni adrenaliniche\, che proveremo a raccontare il capolavoro del più grande poeta comico della commedia classica.\nUn racconto senza tempo\, attualizzato nel linguaggio\, tra Cervantes\, George Orwell e Alfred Jarry\, ma anche Totò\, eppure con estrema fedeltà alle dinamiche e agli intrecci dei personaggi originari. \nIn scena una compagnia di giovani interpreti tra parole e musica in uno spettacolo che restituisce la forza comica e le emozioni della straordinaria e controversa opera del grande poeta ateniese. Per il racconto/viaggio dei due “profughi” alla ricerca della città e della vita ideale utilizzeremo diversi linguaggi\, dal teatro d’ombre\, al canto\, al movimento all’interno di una scenografia che richiama gli spalti di un teatro antico\, specchio della platea reale in un gioco ad incastro tra il tempo e lo spazio».\nEmilio Russo  \nPREZZI\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita \nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online Vivaticket \nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:STORIA DI UNA CAPINERA di Giovanni Verga
DESCRIPTION:Foto di scena: Storia di una capinera © Francesco Maria Attardi\nENRICO GUARNERI e NADIA DE LUCA \nPrima Milanese \nProduzione Teatro Abc Catania – Ass. Progetto Teatrando\nRegia Guglielmo Ferro\nCon Enrico Guarneri e Nadia De Luca\nCon la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni  \nE (in ordine alfabetico) \nRosario Marco Amato – Verdiana Barbagallo – Federica Breci \nAlessandra Falci – Elisa Franco – Loredana Marino – Liborio Natali \nRegista collaboratore Giampaolo Romania \nScene Salvo Manciagli – Musiche Massimiliano Pace – Costumi Sartoria Pipi  \nDurata spettacolo 90’ con intervallo \n\nStoria di una capinera\, in scena al Menotti dal 13 al 18 febbraio\, è la passionale narrazione della novizia Maria con il riadattamento di Micaela Miano\, per la messinscena di Guglielmo Ferro\, che ne ricodifica la struttura drammaturgica del romanzo per fare emergere il rigido impianto culturale e umano delle famiglie dell’epoca.\nLa vicenda si concentra su un unico nucleo narrativo: la storia della povera Maria\, raccontata attraverso le lettere che scrive ad una compagna di convento (Marianna). Il cambiamento interiore di Maria nasce da una sua provvisoria liberazione\, dal contatto con la natura\, dal suo ritrovarsi con la famiglia nelle terre di Monte Ilice mentre a Catania infuria il contagio del colera. “Il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro\, ma si stende per le ombre maestose di questi boschi\, per tutta l’immensità di questo cielo e di quest’orizzonte…”\nLa storia si snoda tutta sul filo di un progressivo itinerario spirituale: quella esperienza fa sorgere in lei il senso d’una vita più libera e aperta\, e l’avvia a concepire una crescente avversione per l’ambiente conventuale dove ha trascorso da educanda gli anni dell’adolescenza. Di qui\, scopre l’amore. Il giovane Nino è l’idolo un po’ sfocato che accende nella protagonista la fiamma di una passione inestinguibile. Ma il rapporto è troncato sul nascere dall’intervento dei familiari: Nino sposerà la sorella di Maria (Giuditta)\, acconciandosi a un matrimonio giudizioso e senza fantasticherie. Maria sarà costretta a rientrare in convento dove si spegnerà dopo una lunga e penosa agonia.\nTimida e fragile come una capinera\, e rinchiusa come l’uccellino in gabbia\, fra le grigie mura di un convento: così è Maria\, nel celebre romanzo epistolare di Giovanni Verga\, che regala un affresco della Sicilia borghese ottocentesca\, ma anche un toccante esempio di scrittura introspettiva\, di critica sociale\, di partecipazione per il destino dei più deboli… “Storia di una capinera” – di cui rimane memorabile la versione cinematografica di Franco Zeffirelli – arriva a teatro con il nuovo allestimento a cura del regista Guglielmo Ferro e\, fra gli interpreti\, Enrico Guarneri e Nadia De Luca. \nNOTE DI REGIA:\nEcco perché l’ho intitolata Storia di una Capinera\, così Giovanni Verga introduce il suo romanzo epistolare\, una di quelle intime storie\, che passano inosservate tutti i giorni\, storia di un cuore tenero\, timido\, che aveva amato e pianto e pregato senza osare di far scorgere le sue lagrime o di far sentire la sua preghiera\, che infine si era chiuso nel suo dolore ed era morto. \nPerché\, se Maria è vittima\, non lo è dell’amore peccaminoso per Nino che fa vacillare la sua vocazione\, ma lo è del vero peccatore ‘verghiano’ che è il padre Giuseppe Vizzini.\nGiuseppe che\, rimasto vedovo\, manda in convento a soli sette anni la primogenita\, condannandola all’infelicità.  Un uomo che per amore\, paura e rispetto delle convenzioni causa a Maria la morte del corpo e dello spirito. È sul drammatico rapporto padre figlia\, sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera.  La stanza del convento è il centro della scena\, Maria non esce da quella prigione\, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici. Ogni evento che deflagra nella mente di Maria\, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del noviziato di Maria\, sono gli elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia. È il racconto di legami infelici\, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna.\nNon c’è redenzione per Maria\, non c’è redenzione per il padre Giuseppe\, e nemmeno per noi. Perché la redenzione non appartiene alla Sicilia di Giovanni Verga.\n(Guglielmo Ferro) \nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online\nCon carta di credito \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:QUANDO LE PORTE DELLE CASE RESTERANNO DI NUOVO APERTE
DESCRIPTION:Foto di scena: Quando le porte delle case resteranno di nuovo aperte © Nutrimenti Terrestri\nuna creazione also.known.as.\ntesto e messa in scena Simone Corso\ndramaturg Jovana Malinarić\ncon Carmelo Crisafulli\, Paola Francesca Frasca\nsenza Annibale Pavone\ncollaborazioni artistiche Gabriele Anzaldi\, Luca D’Arrigo\, Simone Cammarata \nproduzione Nutrimenti Terrestri\ncon il sostegno del Comune di Patti e di Fondazione Orestiadi di Gibellina \nVincitore del Premio #cittàlaboratorio – Orestiadi di Gibellina 2022\nPremio Renato Palazzi – Tindari Festival 2022\nFinalista Borsa teatrale Anna Pancirolli 2022\nFinalista InBox 2023 \nNel maggio del 2019 Antonio Stano morirà all’ospedale di Taranto dopo aver passato giorni dentro casa senza sfamarsi. A Manduria\, dove abitava\, Antonio era chiamato il Pazzo e questo bastava a tutti gli altri per “collocarlo” all’interno della comunità\, riducendone il suo ruolo\, nei risvolti più tragici di questa vicenda\, a quello d’oggetto del giogo d’una squadra di giovani tra i 16 e i 22 anni che lo perseguitavano col fine di poter filmare e condividere su WhatsApp le loro azioni. Antonio\, per sfuggire loro\, si era chiuso dentro casa senza più mettere piede fuori. \nQuando le porte delle case resteranno di nuovo aperte prende forma da questa vicenda senza volerne tracciare la cronaca\, ma cercando piuttosto di indagare le dinamiche sociali che la connotano: i beni di consumo e la cultura audiovisiva prima\, i social poi\, sono lentamente entrati a far parte di noi stessi\, del modo in cui ci rapportiamo gli uni agli altri\, col rischio pressante di marginalizzare il singolo dentro la sola forma dello spettatore\, chiuso dietro delle porte sbarrate a fare da guardia ai propri averi o dietro degli schermi dietro cui imparare a recitare un nuovo sé stesso. \nNOTE DI REGIA:\nI mutamenti sociali che hanno coinvolto la nostra società dal primo dopoguerra sino ad oggi (con l’espandersi delle reti di comunicazione\, i media sempre più presenti e aderenti al nostro quotidiano\, il linguaggio pubblicitario che\, col tempo\, è andato via via a conformare significati e problematiche alle categorie della brevità e della semplificazione) hanno influito sull’acuirsi delle differenze sociali e sfibrato i lacci che ricamano il tessuto della comunità cui ognuno di noi appartiene. Il potere dell’avere premia il singolo omologando\, di contro\, tutti\, su una stessa scala di bisogni.\nNel mondo degli spett-autori\, in cui continuamente tutti guardiamo e produciamo contenuti\, rappresentiamo e auto-rappresentiamo la nostra vita\, lo spettacolo sceglie di mettere l’accento su questo cambiamento culturale della nostra epoca imbastendo un dialogo onesto tra scena e platea che tenta di far diventare l’evento teatrale un’occasione assembleare di indagine e confronto oltre che di spettacolo. \nORARI SPETTACOLO:\nvenerdì 23 Febbraio – 19:00\nsabato 24 Febbraio – 19:00\ndomenica 25 Febbraio – 16:30
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LOCATION:Teatro Franco Parenti Sala Tre\, Via Pier Lombardo 14\, Milano\, 20135\, Italia
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SUMMARY:ORAZIO incautamente ispirato dall'Amleto di W. Shakespeare
DESCRIPTION:Foto: Paolo Mazzarelli © Mario Spada\ntesto e regia\nPaolo Mazzarelli \ncon\nAntonio Bandiera\, Beatrice Vento\, Francesco Jacopo Provenzano\, Paolo Mazzarelli\nscene e costumi Paola Castrignanò\nsound design e musiche originali Luca Canciello\nluci Carlo Pediani\nmaschere Tiziano Fario\naiuto regista Gianluca Bonagura \nproduzione\nTeatro Stabile di Bolzano – a.ArtistiAssociati – Compagnia Orsini\nDurata spettacolo 80’ \nDal 27 febbraio al 3 marzo in scena al Teatro Menotti in prima milanese Orazio\, spettacolo incautamente ispirato all’Amleto di William Shakespeare\, scritto e diretto da Paolo Mazzarelli.\n“Orazio” è un racconto avvincente che esplora il mondo degli antieroi\, dei giovani che inciampano\, si rialzano e\, nelle macerie lasciate dai padri\, cercano la forza per immaginare\, costruire e raccontare un orizzonte diverso. Una commedia che si sviluppa con un finale vagamente apocalittico\, impreziosito da una tragedia permeata di umorismo che permette di riflettere sulla complessità della vita.\nIl testo\, scritto in modo originale\, attinge ispirazione dall’Amleto di Shakespeare\, dando vita a un’opera che si distingue per la sua autenticità e profondità. “Orazio” è un’ode commovente a un personaggio shakespeariano amato – Orazio stesso – e a coloro che\, come lui\, sanno restare in secondo piano\, accettando il ruolo di spalla\, compagno e testimone. \nNOTE DI REGIA\nLa prima cosa che mi viene da dire su ORAZIO è che si tratta di una commedia\, di qualcosa\, cioè\, che aspira (anche) a divertire.\nLa seconda è che i tre protagonisti della vicenda – Orazio\, Anna\, Mahdi – sono ragazzi poco più che ventenni. L’intera operazione nasce dal mio desiderio di guardare la realtà attraverso i loro occhi\, occhi di ragazzi che si muovono\, per un motivo o per l’altro\, tra le macerie del presente. Dietro i ragazzi\, in secondo piano\, mi sono divertito ad interpretare le figure dei loro padri: padri dannati\, spesso ridicoli\, a volte assenti.\nLa terza cosa da dire è che sì\, ORAZIO è una storia che parla di teatro\, si svolge in un teatro\, e addirittura contiene al suo interno frammenti dell’Amleto; ma proprio Shakespeare ci insegna che parlare di teatro non vuol dire altro che parlare della realtà\, e guardare ad Amleto non vuol dire altro che guardare all’essere umano. Di Amleto\, Orazio è il migliore amico\, il compagno silenzioso cui l’eroe morente affida il compito di raccontare la sua storia\, una storia nella quale Orazio è l’unico superstite\, il testimone\, l’antieroe. Dal mio amore per la sua figura nasce questa commedia che ha al suo centro un Orazio di oggi\, anch’egli un antieroe\, anch’egli alle prese con un amico in difficoltà\, anch’egli perso in una realtà che lo inchioda -teatro o non teatro\, questo è il problema- al ruolo di testimone.\nPaolo Mazzarelli  \nPAOLO MAZZARELLI\nNato a Milano da famiglia napoletana\, Mazzarelli si diploma nel 1999 alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi; quindi\, intraprende la carriera di attore lavorando soprattutto a teatro con alcuni fra i più importanti registi (Nekrosius\, Stein\, Martone\, De Rosa\, Tolcachir\, Baracco\, Veronese\, Andò\, Carsen). Il primo lavoro di cui è autore e regista -Pasolini Pasolini! – vince nel 2001 il premio speciale Scenario e nel 2005 il Premio Franco Enriquez\, dando inizio al suo percorso autoriale. Nel 2009\, insieme al collega Lino Musella\, fonda la compagnia teatrale MusellaMazzarelli con cui scrive\, dirige e interpreta diversi spettacoli. La Compagnia si afferma negli anni come una delle più interessanti realtà italiane\, vincendo nel 2010 il premio IN-BOX per Figlidiunbruttodio\, nel 2014 il Premio della Critica ANCT per La società\, nel 2016 il premio HYSTRIO alla drammaturgia per Strategie Fatali. Nel 2017 insieme a Lino Musella e Monica Nappo vince il Premio Enriquez come miglior attore per Orphans di Dennis Kelly. Oltre al teatro Mazzarelli ha preso parte a diverse pellicole cinematografiche\, lavorando con registi quali Paolo Sorrentino (La grande bellezza)\, Silvio Soldini (3/19)\, Michele Placido (Vallanzasca)\, Gipi (L’ultimo terrestre)\, Mario Martone (Noi credevamo)\, Renato De Maria (Italian gangsters)\, Laura Chiossone (Genitori quasi perfetti). Ha inoltre preso parte a diversi film e serie per la televisione\, tra cui 1994 (serie SKY diretta da Giuseppe Gagliardi)\, La porta rossa (serie RAI diretta da Gianpaolo Tescari)\, È arrivata la felicità (serie RAI diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario)\, Rossella (serie RAI diretta da Carmine Elia)\, L’assalto (film TV diretto da Ricky Tognazzi)\, Hache (serie Netflix diretta da Jorge Torregrossa e Fernando Trullols)\, Blocco181 (serie SKY diretta da Ciro Visco). \nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo \nAcquisti online\nCon carta di credito su www.teatromenotti.org \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:CANOVA - Tra innocenza e peccato
DESCRIPTION:Foto: Vittorio Sgarbi\n27 e 28 febbraio 2024 \nore 20\,45 \nCorvino Produzioni\npresenta: \nVittorio Sgarbi\nCANOVA\nTra innocenza e peccato\ndi Vittorio Sgarbi \ncon: \nCarlo Bergamasco Piano\nMarcello Corvino violino \nAntonio Canova ha incarnato\, con le sue sculture\, l’ideale di una bellezza eterna\, fondata su principi di armonia\, misura\, equilibrio\, affermandosi come massimo esponente del Neoclassicismo italiano e lasciando in eredità un ideale estetico che continua a vivere fino a oggi.\nCanova tra innocenza e peccato intende indagare come questa eredità abbia influenzato i linguaggi artistici contemporanei\, nella ricerca di un concetto di bellezza che trova declinazioni diverse – dalla fotografia alle esperienze scultoree più recenti – fino a venire talvolta negato in maniera radicale. \nBIGLIETTI\nPrestige € 35\,00 – Poltronissima € 32\,00 – Poltrona € 23\,00 – Poltronissima under 26 anni € 20\,00\nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ncircuito Ticketone
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