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SUMMARY:INCANTO E FATICA NELLE CRETE SENESI
DESCRIPTION:Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio di Serre di Rapolano (esterno) © Fondazione Musei Senesi\nBellezza paesaggistica e mezzadria si incontrano nella mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ fra dipinti dal ‘900 a oggi\, foto e videoart\nAl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio 40 dipinti in arrivo dai depositi di Banca MPS e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Al cinema teatro ‘G. Verdi’ foto\, filmati storici\, videoart e un’opera audiovisiva \nL’esposizione animerà Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location storiche \nLe Crete senesi viste attraverso tecniche artistiche diverse per raccontare una bellezza paesaggistica amata da secoli e il patrimonio sociale e culturale legato alla mezzadria e alla durezza del lavoro. Sono loro le protagoniste assolute della mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’\, in programma a Serre di Rapolano dal 27 settembre 2024 al 30 agosto 2025 in due location di eccezione del borgo nel comune di Rapolano Terme: il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio ospiterà 40 dipinti in gran parte mai esposti in arrivo dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, firmati da grandi autori dal ‘900 a oggi da Dario Neri a Renato Guttuso fino ad artisti contemporanei\, mentre il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, recentemente riqualificato\, accoglierà la proiezione di filmati storici e videoart oltre agli scatti di 4 fotografi contemporanei. La mostra\, curata da Anna Maria Guiducci\, è promossa dal Comune di Rapolano Terme in collaborazione con Visionaria e Fondazione Musei Senesi e le due location saranno aperte durante il fine settimana. \nLa mostra ‘Incanto e fatica nelle Crete senesi’ ruota attorno alla bellezza inconfondibile del paesaggio delle Crete senesi\, “portatore d’incanto” fra i più rappresentati dai pittori dal Quattrocento a oggi\, e ne valorizza al tempo stesso l’elemento umano e l’aspetto lavorativo che per secoli ha visto protagonisti tanti uomini e donne con la mezzadria. Il risultato è un viaggio attraverso dipinti\, filmati storici\, scatti fotografici e videoart per raccontare non solo il fascino paesaggistico di questo territorio e delle sue inimitabili “biancane” ma anche il duro e aspro lavoro su queste colline che ne ha caratterizzato lo sviluppo antropologico. A rendere ancora più uniti i due temi è il dialogo fra il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio e il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’\, edifici lontani per epoca di costruzione ma legati dalla loro importanza per la storia di Serre di Rapolano\, pronti ad accogliere chi vorrà scoprire la singolarità e il fascino elegante del borgo. \nIl Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio accoglierà 40 dipinti dedicati ai paesaggi delle Crete senesi e ad alcuni particolari che li rendono unici con una raccolta preziosa e in gran parte poco conosciuta. Le opere provengono\, infatti\, dai depositi della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Pinacoteca Nazionale di Siena\, che partecipa all’evento con il prestito delle preziose pitture di Renato Guttuso ispirate dalla campagna nei dintorni della città e donate alla famiglia dell’amico Cesare Brandi nel 1938 per ringraziarla dell’ospitalità nella villa di Vignano. Insieme a Guttuso\, sarà possibile ammirare le opere di Dario Neri\, Otello Chiti\, Aldo Marzi\, Vittorio Zani\, Roberto Corsini e Vittorio Giunti\, a cui si uniranno i contemporanei Carlo Pizzichini\, Franca Marini e Luca Bellaccini. L’esposizione sarà arricchita da due bassorilievi di Alberto Sani\, scultore autodidatta scoperto e valorizzato da Dario Neri\, e proporrà un itinerario culturale composto da linguaggi stilistici eterogenei pronti a conquistare il pubblico con opere in larga parte mai esposte. \nIl cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ ospiterà\, invece\, un omaggio alle Crete senesi e al lavoro nei campi dal passato ai giorni nostri attraverso gli scatti di 4 fotografi contemporanei – Davide Borghi\, Marco Bruttini\, Alessio Duranti\, Marco Muzzi – pronti a raccogliere il testimone dei pittori protagonisti al Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio per continuare a raccontare l’unicità e la bellezza paesaggistica e sociale di queste colline brulle e biancastre. L’esposizione dei fotografi sarà arricchita dall’opera audiovisiva curata dall’artista inglese Jacqueline Tune per raccontare la particolarità paesaggistica delle Crete e l’elemento umano che l’ha caratterizzata nei secoli attraverso le voci di alcune persone che hanno vissuto l’ultimo periodo della mezzadria. \nL’allestimento nel cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’ conta su un’attenta ricerca svolta in collaborazione con il Museo della Mezzadria senese di Buonconvento\, che ha messo a disposizione i suoi materiali visivi d’archivio dedicati al lavoro nelle campagne senesi tra Ottocento e Novecento.
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SUMMARY:NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo
DESCRIPTION:Foto di scena: Natale in Casa Cupiello © Anna Camerlingo\n28 gennaio | 2 febbraio \nLuca Saccoia\nSpettacolo per attore cum figuris \nUn progetto a cura di Interno5 e Teatri Associati di Napoli\nCon il sostegno della Fondazione De Filippo e Teatro Augusteo\nPer i 90 anni di Natale in casa Cupiello\nIdeazione Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia  \nCon Luca Saccoia\nSpazio scenico\, maschere e pupazzi Tiziano Fario\nRegia Lello Serao \nProduzione Teatri associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno 5  \nPremio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per la stagione 2023\nPremio Hystrio-Twister 2024  \nDal 28 gennaio al 2 febbraio torna al Teatro Menotti “Natale in casa Cupiello”\, un classico intramontabile del teatro italiano che ha conquistato importanti riconoscimenti. Lo spettacolo\, apprezzato per la sua profondità e intensità della messa in scena\, è stato insignito del Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per la stagione 2023\, confermandosi come una delle produzioni più apprezzate del panorama teatrale contemporaneo. Inoltre\, ha ottenuto il prestigioso Premio Hystrio-Twister 2024\, un riconoscimento assegnato dal pubblico agli spettacoli più amati e di maggior successo. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di teatro e per chi desidera riscoprire un capolavoro senza tempo. \nLo spettacolo è  nato da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia\, per la regia di Lello Serao\, prodotto da Teatri Associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno e sostenuto dalla Fondazione Eduardo De Filippo e dal Teatro Augusteo. Una messinscena non convenzionale che vede un unico attore interagire con sette pupazzi realizzati dallo scenografo Tiziano Fario autore dell’intera scenografia e animati da un gruppo di manovratori costituito ad hoc per il progetto e coordinato da Irene Vecchia attraverso un laboratorio di formazione aperto ai giovani del territorio\, svoltosi con il sostegno della Fondazione Campania dei Festival nell’ambito della rassegna “Quartieri di Vita” 2020. \nLo spettacolo\, fedele al testo di Eduardo\, evoca le vicende della famiglia Cupiello\, aprendo uno squarcio dentro l’immaginario e la memoria di ogni spettatore. Un sogno che prende vita attraverso il teatro di figura nel quale l’attore Luca Saccoia s’immerge riemergendone come “Tommasino” che\, dopo aver detto il fatidico “sì” a suo padre\, rivive e fa rivivere quel “Natale” che ci accompagna da 90 anni. Eccolo\, allora\, farsi interprete a suo modo di una tradizione\, testimone di un rito e di una rievocazione di fatti e accadimenti familiari comici e tragici che hanno segnato la sua vita e quella di quanti alla rappresentazione prendono parte. Per farlo e rendere ripetibile il rito\, si serve di pupazzi\, di figure che si rianimano dentro i suoi sogni/incubi\, che continuano a riaffacciarsi ogni anno come il presepe e i suoi pastori. Si lascia sorprendere ancora una volta dalle storie che questi raccontano\, vi prende parte\, gli fornisce le battute\, raccapezza il sogno di Luca Cupiello di smussare i conflitti attraverso il rituale del presepe. «Il presepe – così in una nota del regista – è l’orizzonte in cui si muove tutta l’opera\, sia in senso reale che metaforico. È l’elemento necessario a Luca Cupiello per sperare in un’umanità rinnovata e senza conflitti\, ma anche la rappresentazione della nascita e della morte. È il tempo del passaggio dal vecchio al nuovo\, la miscela tra passato e presente\, un’iconografia consolidata e\, al tempo stesso\, da destrutturare di continuo. Il presepe si rinnova ogni anno\, è ciclico come le stagioni\, può piacere o non piacere». \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:PINOCCHIO da Carlo Collodi
DESCRIPTION:Foto di scena: Pinocchio – Il Gatto e la Volpe © Teatro del Carretto\nDal 4 al 9 febbraio 2025\n \nTeatro del Carretto\nAdattamento e Regia Maria Grazia Cipriani\nScene e Costumi Graziano Gregori\nCon Giandomenico Cupaiuolo\, Elsa Bossi\, Giacomo Pecchia\, Giacomo Vezzani\, Nicolò Belliti\, Carlo Gambaro\, Ian Gualdani\, Filippo Beltrami\nSuoni Hubert Westkemper\, Luci Angelo Linzalata\, Foto di scena Filippo Brancoli Pantera\nOrganizzazione MAT-Movimenti Artistici Trasversal \nProduzione Teatro Del Carretto \nAl Teatro Menotti dal 4 al 9 febbraio sarà in scena Pinocchio\, uno spettacolo storico della Compagnia Teatro Del Carretto\, che dal 2006 affascina pubblico e critica in Italia e all’estero. La pièce\, ispirata al celebre racconto di Carlo Collodi\, è un viaggio suggestivo e visionario attraverso le avventure del burattino più famoso al mondo\, con una messa in scena che unisce poesia\, teatro d’immagine e artigianalità.\nRiconosciuto come una delle creazioni più significative del teatro contemporaneo\, Pinocchio ha calcato prestigiosi palcoscenici internazionali\, dagli Stati Uniti alla Russia\, conquistando ovunque gli spettatori con la sua magia senza tempo. Lo spettacolo ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti\, tra cui il Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro assegnato allo scenografo Graziano Gregori e il Premio del pubblico come miglior spettacolo al XIX Baltic House International Theatre Festival di San Pietroburgo. \n«Ho pensato di fabbricarmi un bel burattino di legno…Il burattino deve ballare\, tirare di scherma e fare i salti mortali»\nGeppetto\, misteriosamente custodendo nel suo corpo una scelta da adolescente\, sogna di fabbricarsi un burattino meraviglioso e di girare con costui il mondo: viaggio da clown\, da circo\, avventuroso e illusionistico.\nPinocchio fa suo il sogno di Geppetto. Per realizzare quel sogno\, egli dovrà toccare il fondo della sua sventura\, fino a quando\, trasformato in somaro\, sarà stella della danza nel circo del Paese dei Balocchi e rischierà di diventare una pelle di tamburo per la banda.\nPinocchio è già riconosciuto come fratello dalle marionette del Teatro di Mangiafuoco: il suo ingresso trionfale nel mondo di quelle Maschere immortali sembra un battesimo ufficiale.\nQui egli raggiunge il luogo che spiega e motiva la sua nascita.\nDa quel progetto accarezzato dal genitore (ridotto a puro fantasma nel ventre della balena) …passando attraverso il Carrozzone di Mangiafuoco (Suoni festosi di grancassa\, il giubilo del Gran Teatro\, attori che sembrano marionette e marionette che sembrano attori e la scena\, straziante satira parodica della commedia popolare e del melodramma\, in cui Pinocchio chiede a Mangiafuoco la grazia per “Arlecchino”);\n… o presso la casa della fata\, creatura dominata dal terrore di essere abbandonata\, perduta\, e costretta a sua volta a rischiare di perdere\, abbandonare (ma anche quello della fata sembra essere un mondo teatrale con quei dottori e quei becchini grotteschi e surreali\, con quel suo apparire e scomparire\, resistendo sempre\, di morte in vita\, quella emblematica “massa” di capelli turchini);\n…a quella ribalta che è il circo dove Pinocchio-somaro è costretto ad esibirsi;\n…l’approdo è in un finale con il palcoscenico ormai vuoto quando\, uscito dal sogno “di legno”\, Pinocchio vede il suo simulacro abbandonato come un costume di scena.\nAvventura onirica\, notturna\, di una notte definitiva\, dove il giorno è solo recitato da sarcastici lampi temporaleschi e il destino del grande burattino si rivela\, letteralmente\, teatrale.\nMaria Grazia Cipriani \n\nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA: \nPREZZI \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \n\nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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SUMMARY:IL CALAPRANZI
DESCRIPTION:Foto di scena: Il calapranzi – Giuseppe Scoditti\, Dario Aita © 2025 Rosellina Garbo\nDal 18 al 23 Febbraio | Sala Blu \nIL CALAPRANZI \ndi Harold Pinter\ntraduzione Alessandra Serra\nregia Roberto Rustioni\ncon Dario Aita\, Giuseppe Scoditti\nscene e costumi Valentina Console\nassistente alla regia Giuseppe Bongiorno \nproduzione Teatro Biondo Palermo \nDurata 60 minuti \nDal 18 al 23 Febbraio\, nella Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano\, Dario Aita e Giuseppe Scoditti\, diretti da Roberto Rustioni\, sono i protagonisti de Il calapranzi\, uno dei testi più emblematici di Harold Pinter (The Dumb Waiter)\, scritto nel 1957 e andato in scena per la prima volta a Londra nel 1960. Lo spettacolo fa parte della prima stagione drammaturgica dell’autore in cui quasi tutte le opere sono metafora di un solo meccanismo\, quello della violenza: violenza sotterranea\, quasi impalpabile\, ma che manifesta con scatti improvvisi tutta la sua furia oppressiva.\nNella traduzione di Alessandra Serra e con le scene di Valentina Console\, Rustioni ripropone le atmosfere noir create da Pinter.\nI protagonisti della pièce\, Ben e Gus\, sono due killer confinati in uno squallido e asfittico seminterrato\, nel quale attendono istruzioni sulla vittima designata. Un misterioso mandante comunica con loro attraverso un montacarichi\, il calapranzi appunto. Tra l’autoritario nervosismo di Ben e la pacata rassegnazione di Gus si configura una situazione surreale\, che assurge a metafora della condizione umana.\nTra echi kafkiani e riflessioni filosofiche\, assistiamo a una sorta di “varietà” dell’assurdo\, nel quale possiamo riconoscere tutte le preoccupazioni e le angosce della nostra epoca. \nNOTE DI REGIA\n«Da tempo avevo il desiderio di lavorare su Harold Pinter non solo perché è uno degli scrittori di teatro più affascinanti e stimolanti che un regista possa affrontare\, ma soprattutto perché è uno dei pilastri su cui si fonda la poetica della modernità. Insieme a Čechov\, Beckett e Joyce\, esplora la dimensione misteriosa della condizione umana mettendo in atto nella sua scrittura il nascosto\, il non detto\, ciò che non si vede ma che conta più di ogni altra cosa. (…) Ben e Gus si affrontano in continui conflitti dentro un perfetto ring tragicomico avvincente\, duro e divertente: la loro lotta comica e disperata riflette una dimensione politica del testo. Si parla di potere\, di violenza e di come la violenza sia strettamente legata al potere. In un atomo spazio/temporale\, lo spazio di una stanza\, il tempo di un’ora\, attraverso una vicenda minimale ma coinvolgente\, Il calapranzi ci dà la possibilità di scendere in profondità: quando prendiamo coscienza di come vanno le cose e iniziamo a farci delle domande sulla realtà che ci circonda e non ci accontentiamo più del nostro ruolo nel mondo… allora che succede? il potere che fa? Credo che chiunque di noi possa rispecchiarsi nella storia di Ben e Gus». \nGLI INTERPRETI: \nDario Aita nasce a Palermo nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo “Giovanni Meli” di Palermo\, nel 2011 si diploma presso la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova. Nel 2009\, mentre frequenta il secondo anno dell’accademia\, viene scritturato per il ruolo da co-protagonista per il film La prima linea di Renato De Maria. Nel 2010\, nuovamente diretto da Renato De Maria\, debutta sul piccolo schermo nella fiction di Rai 1 Il segreto dell’acqua. Nel 2012 interpreta il ruolo di Bernardo Strano nella fiction Questo nostro amore\, per la regia di Luca Ribuoli. Tra il 2015 e il 2016 torna a collaborare con il regista Luca Ribuoli in tre nuovi progetti targati Rai 1: la serie in costume Grand Hotel\, la fiction L’allieva\, tratta dai fortunati romanzi di Alessia Gazzola\, e La mafia uccide solo d’estate\, serie TV tratta dall’omonimo film di Pif\, Nel 2016 è co-protagonista nel film Caffè di Cristiano Bortone\, accanto a Miriam Dalmazio e in La cena di Natale di Marco Ponti.\nNel 2019\, a partire dalla dodicesima stagione\, entra a far parte del cast della fiction italiana campione di ascolti Don Matteo. Nel 2020 prende parte al film State a casa\, per la regia di Roan Johnson\, commedia nera ambientata in pieno lockdown\, e al film Il giorno e la notte\, regia di Daniele Vicari. La pellicola\, disponibile dal 17 giugno 2021 su RaiPlay\, è stata girata interamente a distanza durante la pandemia di COVID-19. Nel 2021 entra nel cast di Noi\, per la regia di Luca Ribuoli. Lavora anche con il regista Paolo Sorrentino che lo dirige nel film Parthenope (2024) in concorso al Festival di Cannes. \nGiuseppe Scoditti è un attore e autore barese\, classe 1991. Si diploma in recitazione presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2014\,dove studia\,  tra gli altri\, con Maurizio Schmidt\, Maria Consagra\, Marco Plini\, Ida Kuniaki\, Laura Marinoni\, Cesar Brie.  Nel 2015 viene ammesso al Seminario di Alta Formazione Artistica per Attori “Il Corpo nelle Parole” presso il Centro Teatrale Santa Cristina fondato da Luca Ronconi e\, nel 2017\, al Corso di Alta Formazione per l’Attore di Emilia Romagna Teatro condotto da Ivica Buljan.\nIn teatro lavora con Massimo Navone\, Fabrizio Arcuri\, Massimo Verdastro\, Luciano Melchionna\, Rosario Lisma\, Aldo Cassano\, Bruno Fornasari\, Michele Sinisi\, Giampiero Solari.\nNel 2018 è protagonista della serie web “L’involontario”\, regia de La Buoncostume\, vincitriceal  Roma Web Festival. Fonda il progetto Contenuti Zero Varietà di cui è attore e presentatore e con cui è in scena su importanti palcoscenici italiani. Nel 2019 partecipa al programma Quelli che il Calcio in onda su Rai 2. Al cinema lavora con Nanni Moretti nel film “Il Sol dell’avvenire” e con Pierluigi Ferrandini nel film “Percoco”. Partecipa a programmi televisivi come Quelli che il Calcio\, Bar Stella su Rai2 e Italia’s Got Talent. È il fondatore del gruppo “Contenuti Zero” di cui è attore e presentatore. Nel 2020 scrive il suo primo stand up comedy show “1e95”. Nel 2023 debutta lo spettacolo teatrale “Paolo Sorrentino vieni devo dirti una cosa” \, produzione Teatri di Bari\, di cui è interprete e coautore con il regista Gabriele Gerets Albanese. \nORARI:\nmartedì 18 Febbraio – 20:30\nmercoledì 19 Febbraio – 19:15\ngiovedì 20 Febbraio – 20:15\nvenerdì 21 Febbraio – 19:15\nsabato 22 Febbraio – 19:15\ndomenica 23 Febbraio – 15:45 \nPREZZI:\nSETTORE A (file A-F)\nintero 38€\nSETTORE B (file G-S)\nintero 28€;\nunder26/over65/Carta giovani 18€;\nconvenzioni (valide tutti i giorni) 21€\nGALLERIA (file T–Z)\nintero 20€;\nunder26/over65/Carta giovani 16€;\nconvenzioni (valide tutti i giorni) 18€ \nTutti i prezzi non includono i diritti di prevendita \nINFO e biglietteria:\nBiglietteria\nvia Pier Lombardo 14\n02 59995206\nbiglietteria@teatrofrancoparenti.it
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SUMMARY:L’AVARO di Molière
DESCRIPTION:Foto di scena: L’avaro © Federico Pitto\nTeatro Nazionale di Genova\, a.ArtistiAssociati Centro di produzione teatrale\nTeatro Stabile di Bolzano\, Centro Teatrale Bresciano \npresentano: \nTEATRO MANZONI\nDal 18 febbraio al 2 marzo 2025\nferiali ore 20\,45 – domenica ore 15\,30\nsabato1° marzo ore 15\,30 e 20\,45 \nL’AVARO\ndi Molière\nregia Luigi Saravo\ntraduzione e adattamento Letizia Russo \ninterpreti Ugo Dighero\, Mariangeles Torres\, Fabio Barone\, Stefano Dilauro\, Cristian Giammarini\,\nPaolo Li Volsi\, Carolina Leporatti\, Rebecca Redaelli\, Luigi Saravo \nmusiche Paolo Silvestri\ncostumi Lorenzo Russo Rainaldi\nscene Luigi Saravo\, Lorenzo Russo Rainaldi\nmovimenti coreografici Claudia Monti\nluci Aldo Mantovani \nUgo Dighero\, già apprezzatissimo protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo\, si confronta per la prima volta con un grande classico\, interpretando Arpagone nel nuovo allestimento diretto da Luigi Saravo. \nNella commedia di Molière si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista è disposto a sacrificare la felicità dei figli\, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni. \n«L’Avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro – afferma il regista – Il conflitto tra Arpagone e il suo entourage è il conflitto tra due visioni economiche: una consumistica e una conservativa. Nella nostra contemporaneità\, in cui vige l’imperativo di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto immobilista di Arpagone\, ossessionato dall’idea di non intaccare il proprio patrimonio\, suona quasi sovversivo\, in opposizione alla tirannia del consumo». \nLa regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano\, giostrando riferimenti temporali diversi\, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot che tormentano Arpagone (la pubblicità è il diavolo che potrebbe indurlo nella tentazione di spendere il suo amato denaro). Anche le musiche originali di Paolo Silvestri si muovono su piani diversi\, mentre la nuova traduzione di Letizia Russo\, fresca e diretta\, contribuisce a dare al tutto un ritmo contemporaneo. \nA fianco di Ugo Dighero\, Mariangeles Torres è impegnata in un doppio ruolo: sarà Freccia\, il servitore che sottrae la cassetta di denaro di Arpagone\, e la domestica / mezzana Frosina\, ovvero i due personaggi che muovono l’azione\, scatenando l’irresistibile gioco degli equivoci\, sino al ribaltamento di tutte le carte in tavola. \nL’Avaro di Molière: dall’analisi dei bisogni alla fine dei sogni – Note di Luigi Saravo\nLa narrazione de L’Avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro.\nIl danaro e la sua conservazione\, il suo sperpero\, il gioco d’azzardo\, l’acquisto di beni e il loro degrado che porta all’acquisto di nuovi beni\, i prestiti\, gli interessi e i rapporti di potere che dal danaro discendono.\nNella nostra contemporaneità orientata al consumo\, definita dalla necessità di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto conservativo e immobilista di Arpagone\, dal punto di vista finanziario\, ci suona come sovversivo\, in netta opposizione alla tirannia consumistica\, alla pubblicità che ne è motore\, e a quella patologia del desiderio che vede nella sostituzione il suo fondamento. Se analizziamo il fulcro del testo\, ovvero il conflitto tra Arpagone e il suo entourage\, ci troviamo di fronte al conflitto di due visioni economiche: una consumistica di stampo capitalistico novecentesco e una\, relativamente nuova\, conservativa\, che si oppone al consumo e si orienta alla conservazione dei beni\, al loro riutilizzo\, al loro scambio e\, infine\, alla protezione di essi\, primi tra tutti quei beni definiti come “beni naturali”. Non vogliamo dire che Arpagone sia un eroe positivo\, che sia mosso da una spinta ideologica\, ma\, senz’altro\, che con la sua attitudine si ponga chiaramente in opposizione all’economia capitalistica novecentesca e più in linea con la visione conservativa. Intorno a lui si muovono gli altri personaggi\, apparentemente vittime della sua tirannia\, ma\, in realtà\, figure votate a ideali ben riconoscibili in questo slittamento di contesto. Queste figure lamentano la loro prigionia\, la loro sottomissione forzata alle volontà di Arpagone\, ma in realtà sono sottomesse soprattutto al vincolo economico che le lega a lui\, potenzialmente capaci di sottrarsi a quella tirannia abbandonando la casa e gli averi promessi da eredità e salari. E in ultimo\, per dirla con Voltaire: gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavar nulla. \nPERSONAGGI e INTERPRETI:\nARPAGONE padre di Cleante e di Elisa\, innamorato di Marianna Ugo Dighero\nCLEANTE figlio di Arpagone\, amante di Marianna Stefano Dilauro\nELISA figlia di Arpagone e sorella di Cleante\, amante di Valerio Carolina Leporatti\nVALERIO figlio di Anselmo\, amante di Elisa Fabio Barone\nMARIANNA amante di Cleante\, amata da Arpagone Rebecca Redaelli\nANSELMO padre di Valerio e di Marianna Cristian Giammarini\nFROSINA ruffiana Mariangeles Torres\nMASTRO SIMON faccendiere Cristian Giammarini\nMASTRO GIACOMO cuoco e cocchiere di Arpagone Paolo Li Volsi\nSAETTA servo di Cleante Mariangeles Torres\nCOMMISSARIO Luigi Saravo \nBIGLIETTI:\nPrestige € 37\,00 – Poltronissima € 34\,00 – Poltrona € 26\,00 – Poltronissima under 26 anni € 18\,00\nPer acquisto:\nbiglietteria del Teatro\nonline\ntelefonicamente 027636901\ncircuito Ticketone
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SUMMARY:Cure di masturbazione per rimanere sano\, ovvero  IL RE DEL PLAGIO di Jan Fabre
DESCRIPTION:Foto di scena: Roberto Trifirò © Angelo Redaelli © Teatro Out Off\nDal 19 febbraio al 9 marzo \nTeatro Out Off\, Milano  \nPRIMA NAZIONALE  \nRegia\, interpretazione Roberto Trifirò\nScene\, costumi\, luci Gianni Carluccio\nTraduzione e drammaturgia Roberto Trifirò\nAssistente alla regia Tommaso Di Pietro\nTecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri\nProduzione Teatro Out Off \nDebutta in prima nazionale\, mercoledì 19 febbraio al Teatro Out Off\, Cure di masturbazione per rimanere sano\, ovvero IL RE DEL PLAGIO di Jan Fabre\, monologo con la regia\, l’adattamento drammaturgico e l’interpretazione di Roberto Trifirò. Prosegue così la quarantennale relazione tra l’opera e la poetica del regista fiammingo e il Teatro Out Off diretto da Mino Bertoldo; iniziato nel 1985 e mai interrotto\, questo legame si è ulteriormente rinforzato nel 2023\, con l’ospitalità in prima nazionale al Teatro Out Off di Peak Mytikas. (On the top of Mount Olympus) e\, nel 2024\, con il Festival Fabre\, oltre che con numerose produzioni del Teatro Out Off su testi di Fabre. E proprio uno dei suoi monologhi “manifesto” sull’arte e sulla sua idea di posizione dell’artista nel mondo porta in scena Roberto Trifirò dal 19 febbraio al 9 marzo: con il testo Il re del plagio Fabre propone una profonda riflessione sul tema dell’autenticità\, reiterando il credo artistico della sua opera. Il re del plagio è l’artista-ciarlatano\, che difende l’imitazione come strumento di bellezza e di fragilità per creare arte e\, allo stesso tempo\, per plasmare la propria identità artistica. Un testo di metateatro\, in cui Fabre smaschera l’artificio scenico e rigetta radicalmente il concetto di originalità come assioma artistico. \nCome un imperatore\, l’attore-re si rivolge frontalmente al pubblico\, con lo scopo di sedurlo: in modo ingenuo e spontaneo gli chiede di rispettarlo\, stimarlo e accettarlo; si mette alla prova\, ricerca\, ripete. Il re del plagio è un angelo che vuole diventare uomo\, che vuole rinunciare alla sua immortalità ed essere ascoltato da un tribunale composto da “scimmie chiacchierine” – perché è così che vede gli umani- per giustificarsi\, difendersi ed essere ammesso nell’olimpo dell’umanità. Per riuscirci\, ha dovuto prima di tutto imparare a “parlare con le parole degli altri”\, a plagiare appunto. \nIl testo\, riadattato e interpretato da Roberto Trifirò\, ha più livelli di lettura: la caduta dell’angelo\, la genesi dell’uomo\, la riflessione sull’imitazione in generale e\, più concretamente\, sull’imitazione nell’arte\, e infine\, l’elogio dell’intertestualità. Il tema della copia e della falsificazione non sono nuovi nell’opera di Fabre: ne Il re del plagio\, che forma un dittico con L’imperatore della perdita del 1994\, la genesi dell’uomo è chiaramente associata alla sua capacità d’imitazione. Il testo riflette anche sul dualismo tra l’arte in quanto creazione ex nihilo (romanticismo e modernismo) e l’arte in quanto cultura mimetica (rinascimento e post-modernismo). \n«L’uomo non si crea mai a partire dal niente\, ma attraverso l’esempio di altri esseri umani. L’uomo è per definizione “cultura”\, e non “natura originale”. Il desiderio dell’angelo di diventare umano deriva dal fatto che gli uomini possono prendere dei rischi\, subire dei fallimenti\, perdere la partita\, ma anche desiderare e gioire\, al contrario dell’angelo che è al di sopra di tutto. L’angelo vuole diventare umano per poter comprendere gli uomini: un’aspirazione il cui tema è stato interpretato in modo mirabile nel film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders. L’angelo che vuole diventare uomo\, nell’opera di Fabre\, è l’angelo che abiura il pensiero dell’originalità e che difende il caos socioculturale della letteratura e dell’arte come genio dell’imperfetto\, l’arte umana per eccellenza. Si pensi alla celebre asserzione del filosofo e scrittore Paul Valéry: “Ce qui est fini\, n’a pas été fait.” (Cahiers\, 1894-1914). Il re del plagio combatte contro l’ossessione dell’originalità\, della purezza e del fondamentalismo creativo. L’intertestualità e il plagio sono qualità umaniste: lo scambio di conoscenze\, di testi\, di frasi\, di parole\, dal primo disegno rupestre fino alla copia\, sono l’impronta attuale. Il desiderio profondo dell’angelo di diventare uomo non implica in alcun caso un’immagine idealizzata di quest’ultimo. Si tratta\, al contrario\, dell’amore che suscita l’uomo nel suo difficile esercizio d’equilibrio tra l’angelo e il diavolo che sono in lui. «È tempo di diventare umani e di comprendere che siamo dei mostri.» Mostri nel senso di Frankenstein: l’uomo che si crea\, che si clona. Il re del plagio prende anche in prestito\, nel suo processo di umanizzazione\, delle parti dal pensiero di Albert Einstein\, Gertrude Stein\, Ludwig Wittgenstein e dalle quattro “Stein” alle quali John Brockman ha dedicato un libro negli anni ‘80.» Roberto Trifirò. \nINFORMAZIONI:\nTeatro OUT OFF via Mac Mahon 16\, Milano\nDal 19 al 23 febbraio; dal 26 febbraio al 2 marzo; dal 5 al 9 marzo 2025 \nORARI SPETTACOLI:\nmercoledì\, venerdì e sabato ore 19.30\ngiovedì ore 20.30\ndomenica ore 16.00 \nPRENOTAZIONI:\n0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com\nBiglietteria aperta da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle ore 16.00. \nRitiro biglietti negli uffici in via Principe Eugenio 22 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 13.00.\nRitiro biglietti in botteghino via Mac Mahon 16 dal mercoledì alla domenica un’ora prima dello spettacolo. \nPREZZI:\nIntero: 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€ \nSpettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro. \nABBONAMENTI:\nOutCard 50€ 4 ingressi a scelta per uno o più spettatori/spettatrici.\nJ&S Card – Junior (under26) & Senior (over65) 45€ 6 spettacoli.\nPassepartout Promozione riservata ai residenti del Municipio 8; acquistando la tessera a 10€ ingresso a 6€ per tutti gli spettacoli in programma. \nTrasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78  \n 
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SUMMARY:EZRA IN GABBIA o il caso Ezra Pound
DESCRIPTION:Foto di scena: Ezra in gabbia – Mariano Rigillo © Pino Le Pera\nPiccolo Teatro Grassi\, dal 19 al 23 febbraio \nScritto e diretto da Leonardo Petrillo\ncon MARIANO RIGILLO\n \nDal 19 al 23 febbraio\, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini portano in scena Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound al Teatro Grassi \nPiccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio)\, dal 19 al 23 febbraio 2025 \nEzra in gabbia\no il caso Ezra Pound\nscritto e diretto da Leonardo Petrillo \nliberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound \ncon Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini \nscene Gianluca Amodio \ncostumi Lia Francesca Morandini \ndisegno luci Enrico Berardi \nmusiche Carlo Covelli \naiuto regia Mario Rinaldoni\nproduzione TSV – Teatro Nazionale\, OTI – Officine del Teatro Italiano\nnell’ambito del progetto VenEzra promosso dalla Regione Veneto \nQuella di Ezra Pound rinchiuso in gabbia è un’immagine emblematica\, che genera rifrazioni tra la vicenda biografica del poeta\, che conobbe una lunga prigionia in un manicomio giudiziario\, e rimanda\, allo stesso tempo\, alle incrostazioni e alle interferenze ideologiche che lo hanno legato a una fama controversa.\nSul palcoscenico\, Mariano Rigillo\, diretto da Leonardo Petrillo – che firma anche la drammaturgia – colloca l’immagine di Pound nella cornice della purezza dell’arte e della sua poesia.\nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Goldoni di Venezia\, città in cui il poeta americano è sepolto. La Serenissima è stato il luogo della bellezza\, della nostalgia e della libertà per Pound\, figura di riferimento in quel raffinato circolo intellettuale veneziano che dialogava con uomini e donne di cultura internazionale\, come Peggy Guggenheim o Ernest Hemingway.\nDelle visioni e delle acque di Venezia\, ultima amata dimora\, sono intrisi quasi tutti i Cantos\, evocati in scena da Anna Teresa Rossini. \n\nOrari: giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica\, ore 16 \nDurata: 105 minuti senza intervallo \nPrezzi: platea 33 euro\, balconata 26 euro \nInformazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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SUMMARY:RIGOLETTO. La notte della maledizione
DESCRIPTION:Foto di scena: Rigoletto – Marco Baliani © Guido Mencari\nTEATRO MENOTTI FILIPPO PEREGO\n25 febbraio – 2 marzo 2025   \ndi e con Marco Baliani \ne con\nGiampaolo Bandini (chitarra)\, Cesare Chiacchiaretta (fisarmonica) \nMusiche Giuseppe Verdi\, Nino Rota\, Cesare Chiacchiaretta\nFoto Guido Mencari \nUna produzione Casa degli Alfieri Soc. Coop.\, Società dei Concerti di Parma\nin collaborazione con Teatro Regio di Parma \nPrima milanese  \nArriva al Teatro Menotti di Milano\, dal 25 febbraio al 2 marzo\, “Rigoletto. La notte della maledizione” di e con Marco Baliani\, accompagnato da Giampaolo Bandini\, alla chitarra\, e da Cesare Chiacchiaretta\, alla fisarmonica\, una produzione Società dei Concerti di Parma\, in collaborazione con il Teatro Regio di Parma. \nLa nostalgia per la donna amata\, la gelosa premura nei confronti della figlia\, la sete di vendetta contro chi minaccia la sua purezza: i sentimenti di Rigoletto\, che la musica di Verdi ha reso immortali\, rivivono nell’animo e nella storia di un clown che si esibisce in un piccolo teatro di periferia. Davanti allo specchio\, mentre trasforma col trucco il suo viso\, si prepara per una serata speciale\, quella in cui si consumerà la sua vendetta\, sotto gli occhi di tutti. Pensieri\, rancori\, ricordi si susseguono in un monologo accompagnato\, interrotto e per certi versi ostacolato da una musica sempre presente. \n«Rigoletto è un monologo\, quindi per farlo c’è bisogno di un personaggio in carne e ossa\, spirito e materia – scrive Marco Baliani – È uno dei motivi che mi ha spinto a questa impresa. Poter rivestire per una volta la pelle di un altro e starci dentro dall’inizio alla fine: è una gioia particolare per me che in scena da narratore non ho mai la possibilità di calarmi interamente nelle braghe di chicchessia\, sempre devo stare vigile a controllare e dirigere l’intero svolgersi della vicenda. Quando invece dirigo altri attori\, loro sì\, sono personaggi e li invidio sempre un po’\, perché so che vuol dire poter essere un altro fisicamente e spiritualmente\, una sensazione di pienezza\, aver generato un altro avvicina noi uomini al mistero della duplicazione femminile». E ancora: «la seconda motivazione è stata la mia passione per gli esseri del circo\, ma quei circhi piccoli\, non eclatanti\, non amo i “soleil” circensi fatti di effetti speciali e artisti al limite della robotica per la bellezza scultorea e bravura millimetrica del corpo. No\, preferisco la rozzezza faticosa ma meravigliosa di quei circhi dove chi strappa i biglietti te lo ritrovi dopo vestito da pagliaccio e il trapezista sa anche fare giocolerie\, esseri nomadi\, zingarescamente affamati di vita\, mi prende uno struggimento totale quando varco quei tendoni\, a percepire la fatica quotidiana di un vivere precario ma impeccabile. Volevo fare un omaggio alle cadute\, alle sospensioni\, alle mancanze di appoggi». \nCon Rigoletto. La notte della maledizione Baliani dà vita alla prima di tre tappe di scoperta dell’impianto drammaturgico di alcune opere verdiane\, sottraendo il melò e portandolo verso un più spietato dramma\, quello che sta al fondo dell’opera come cuore pulsante. Partendo dalla figura di Rigoletto\, procederà con il Trovatore e la Traviata. Ogni volta la scrittura muterà spessore e forma\, così come mutevole sorprendente sarà l’interpretazione fisica e posturale di Marco Baliani. \nSTAGIONE 2024 | 2025 \nBIGLIETTERIA \nPREZZI: \n\nIntero – 32.00 € + 2.00 € prevendita\nRidotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita\nAbbonamento Menotti Card 4 ingressi €60\, 8 ingressi €110\n\nTEATRO MENOTTI:\nVia Ciro Menotti 11\, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org \nORARI BIGLIETTERIA:\nDal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30\, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo\nDomenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo\nAcquisti online \nORARI SPETTACOLI:\nDal martedì al sabato ore 20\nDomenica ore 16.30\nLunedì riposo
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LOCATION:Teatro Menotti Filippo Perego\, Via Ciro Menotti\, 11\, Milano\, 20129\, Italia
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