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SUMMARY:IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE al Teatro Litta di Milano
DESCRIPTION:Foto: Il ritorno del Piccolo Principe – locandina (particolare) © Compagnia Corrado d’Elia\nMTM Teatro Litta – dal 10 al 21 dicembre 2025 \nIL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE  \ndi Corrado d’Elia \ncon Corrado d’Elia\, Chiara Salvucci\, e Flavio Innocenti \nscene di Chiara Salvucci\nassistente alle scene Luna Maiore\ncostumi Giulia Giovanelli\ntecnico luci Francesca Brancaccio \ntecnico audio Gabriele Copes \nproduzione Compagnia Corrado d’Elia \nDal 10 al 21 dicembre\, a MTM Teatro Litta\, debutta in prima nazionale “Il ritorno del Piccolo Principe”\, spettacolo di e con Corrado d’Elia – liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry – e con Chiara Salvucci e Flavio Innocenti. Il Piccolo Principe torna sulla Terra\, a ottant’anni dal suo primo viaggio. Ritrova un pianeta completamente cambiato\, più rumoroso\, più veloce\, più fragile e scopre che l’aviatore non c’è più: ad attenderlo\, nel silenzio di un deserto che resiste al tempo\, c’è suo figlio\, ormai adulto\, che non ha mai smesso di sperare in quell’incontro. \nIl ritorno del Piccolo Principe è un testo originale di Corrado d’Elia\, liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Non una semplice riscrittura\, ma un nuovo capitolo: un racconto autonomo che dialoga con il classico più amato del Novecento e ne osserva il senso nel nostro presente. Il piccolo viaggiatore attraversa nuovi pianeti e incontra figure inedite\, umane e animali\, che incarnano le domande\, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo. Il suo cammino si misura con i temi più urgenti della nostra contemporaneità\, come la cura del pianeta\, l’identità\, il femminile\, il bisogno di relazioni autentiche in un mondo dominato dalla velocità e dall’immagine. \nIl linguaggio delicato e immaginifico che caratterizza il racconto originale convive con un universo nuovo\, in cui il Piccolo Principe parla anche una lingua inventata\, il Dadish\, eco poetica dell’infanzia e della sua innocenza senza età\, dando vita a un viaggio teatrale che alterna leggerezza e profondità\, ironia e commozione. Il rapporto tra il Piccolo Principe e il figlio dell’aviatore diventa il cuore emotivo dello spettacolo: un incontro tra passato e presente\, tra memoria e desiderio\, che invita a riflettere su ciò che davvero ci lega gli uni agli altri. Questo nuovo Piccolo Principe racconta il mondo di oggi con la stessa purezza con cui il suo predecessore ci parlò ottant’anni fa\, e ci invita\, ancora una volta\, a guardare con occhi capaci di meraviglia\, perché\, come ricorda la sua voce lieve\, l’essenziale continua a essere invisibile agli occhi. \nTeatro Litta (corso Magenta 24\, Milano)\nda martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nDurata: 60 minuti \nINFO e prenotazioni:\nbiglietteria@mtmteatro.it –Tel. 02.86.45.45.45 \nAbbonamenti: MTM Ritrovarsi a volare\, MTM Ritrovarsi a volare Over 65\, MTM Ritrovarsi a volare Under 30 x4 spettacoli\, MTM Corrado d’Elia x4 – valido fino al 21/12/25\nBiglietti acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.  I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:IL GIOCO DELL’AMORE E DEL CASO di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux
DESCRIPTION:Foto di scena: Il gioco dell’amore e del caso © Alessandro Saletta\nMTM Teatro Litta – dal 24 giugno al 5 luglio 2025  \nIl gioco dell’amore e del caso\ndi Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux\nnuova traduzione di Michele Zaffarano\nadattamento e regia Antonio Syxty\ncon Agnese Sofia Bonato\, Gaetano Callegaro\, Francesco Martucci\, Jasmine Monti\, Filippo Renda\nregista assistente Filippo Renda\n \nscene Guido Buganza\ncostumi Valentina Volpi\nrestyling e sartoria Francesca Biffi\n \ndisegno luci Fulvio Melli\nassistente alla regia e delegata di produzione Susanna Russo\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nIl gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale molto simile a un prezioso ingranaggio. Questo capolavoro\, esaltato come uno dei vertici della drammaturgia francese\, cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti.\nIn questa vera e propria commedia degli equivoci\, Marivaux mette in scena il classico scambio di ruoli\, quello tra padroni e servi\, che\, pur proponendosi uno scopo chiarificatore\, non porta altro se non ulteriori complicazioni di sentimenti e relazioni. \nUna commedia molto simile a un prezioso ingranaggio che cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti.\nSilvia ama Dorante\, ma per studiarne la virtù decide di vestire segretamente i panni della sua cameriera Lisetta. Ma anche Dorante ha avuto la stessa idea e si traveste dal suo servo Arlecchino.\nIl testo esplora le sfumature dell’amore attraverso lo scambio di ruoli tra i personaggi\, offrendo una vivace girandola di emozioni e colpi di scena e distinguendosi per la brillantezza delle interpretazioni e la profondità psicologica dei personaggi.\nMarivaux offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore\, evidenziando il trionfo della passione sull’egoismo e le convenzioni sociali\, incantando il pubblico con il suo intrigo avvincente e la sua raffinata analisi dell’amore e della società.\nA sovrastare il tutto\, un’intrusione visiva che rende la scena quasi un’installazione\, come le nuvole di Berndnaut Smilde\, anche se qui al posto della nuvola c’è un gorilla warholiano fucsia che indossa anche lui una maschera\, a voler emulare gli umani nei loro bizzarri traccheggiamenti\, assurgendo a deus ex machina. \nNote di regia:\nUna nuova traduzione per Marivaux.\nQuando faccio teatro la prima cosa\, per il mio lavoro\, è avere a disposizione una lingua che possa produrre un suono coerente con il testo e con il dispositivo che il testo mette in atto\, inizialmente sulla pagina scritta e in un secondo momento nella trasposizione organica per la voce. Mi capita spesso – nella vita quotidiana – di notare come spesso scegliamo a caso le parole che pronunciamo per comunicare. Il più delle volte usiamo le parole con trascuratezza\, con approssimazione\, in modo sbrigativo perché ciò che ci preme è comunicare\, ma nello stesso tempo utilizziamo il dispositivo verbale senza la consapevolezza della sua ricchezza e potenzialità allegorica\, semantica\, metaforica.\nIl teatro non può e non deve uniformarsi al quotidiano\, soprattutto nel caso di un testo del 1730\, che è un dispositivo drammaturgico in grado di creare un disegno raffinato intorno a quelli che sono i meccanismi umani\, che regolano verità e rappresentazione di sé e dei propri sentimenti.\nPer questo ho chiesto a Michele Zaffarano\, già traduttore di autori francesi come Francis Ponge\, Christophe Tarkos\, Michel Onfray\, Alain Badiou\, Chare Baudelaire\, Jean-Marie Gleize e altri di fare una nuova traduzione dal testo francese originale di Marivaux.\nOgni traduzione è un tradimento dell’originale e il teatro è il luogo del tradimento\, ma la scelta che si fa del dispositivo verbale è fondamentale\, perché prima di ogni altra cosa la parola diventa suono e il suono entra nelle nostre orecchie generando vibrazioni di senso\, immaginazione e pensiero.\nIl dialogo fra traduttore e attori\, nella fase di studio del testo\, è stato fondamentale per scoprire le differenze culturali dell’utilizzo della lingua e dei modi di dire nel contesto culturale di origine contestualizzata in un periodo storico e a un contesto sociale e politico.\nAntonio Syxty \nTeatro Litta\nda lunedì a sabato ore 20.30 – domenica riposo\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO\nInvito a teatro Manifatture Teatrali Milanesi \ndurata: 120 minuti\nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45 \nI biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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DESCRIPTION:Foto di scena: Il gioco dell’amore e del caso © MTM Teatro\nDebutto Nazionale \ndi Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux\nnuova traduzione di Michele Zaffarano\nadattamento e regia Antonio Syxty \ncon Gaetano Callegaro\, Francesca Massari\, Francesco Martucci\, Jasmine Monti\, Filippo Renda \nregista assistente Filippo Renda\nscene Guido Buganza\ncostumi Valentina Volpi\ndisegno luci Fulvio Melli \nstaff tecnico Ahmad Shalabi\, Stefano Lattanzio\ndelegate di produzione Lisa Metelli\, Sofia Tieri\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nIl gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale molto simile a un prezioso ingranaggio. Questo capolavoro\, esaltato come uno dei vertici della drammaturgia francese\, cattura l’attenzione degli spettatori con un intricato intreccio di travestimenti\, inganni e amori segreti. \nIn questa vera e propria commedia degli equivoci\, Marivaux mette in scena il classico scambio di ruoli\, quello tra padroni e servi\, che\, pur proponendosi uno scopo chiarificatore\, non porta altro se non ulteriori complicazioni di sentimenti e relazioni. \nAlcuni estratti dal testo originale (francese- italiano) – Scena IX\, Atto II \nDorante\nEt que pourrais-je espérer en tâchant de me faire aimer? Hélas! quand même je posséderais ton cœur… \nE cosa potrei sperare cercando di farmi amare? E poi\, anche se riuscissi a ottenere il tuo cuore… \nSilvia\nQue le ciel m’en préserve! quand tu le posséderais\, tu ne le saurais pas; et je ferais si bien que je ne le saurais pas moi-même. Tenez\, quelle idée il lui vient là! \n Che il cielo me ne scampi! Anche se riuscissi a ottenere il mio cuore\, tu non lo verresti comunque a sapere. E farei addirittura in modo di non saperlo nemmeno io. Ma guarda che idee che gli vengono!\nDorante \nIl est donc bien vrai que tu ne me hais\, ni ne m’aimes\, ni ne m’aimeras? \nQuindi è vero che non mi odi e non mi ami? E che non mi amerai?\nSilvia \nSans difficulté.\nSenza dubbio. \nLa giovane Silvia\, consapevole della difficoltà di trovare il ‘marito perfetto’\, tanto più che i cosiddetti ‘ottimi partiti’ si trasformano ben presto\, tra le mura domestiche\, in individui dispotici\, privi di spirito e di gentilezza\, attende con timore l’arrivo dell’uomo che il padre ha scelto come suo sposo. \nNasce così in lei il desiderio di poterlo osservare ‘da una certa distanza’\, prendendo il posto della sua cameriera\, Lisetta\, la quale a sua volta indosserà i panni della padrona.\nNon sa però che Dorando\, per lo stesso motivo\, ha deciso di fingersi servitore\, affidando al proprio servo Arlecchino\, il compito di impersonarlo. La commedia si conclude con un doppio matrimonio tra Silvia e Dorando e tra Arlecchino e Lisetta. \nTra dialoghi e continui malintesi\, il grande autore francese riesce a offrirci una commedia divertente\, brillante\, con momenti esilaranti non privi di una comica suspense. Riuscirà l’amore a trionfare sull’egoismo\, sui pregiudizi e sugli ostacoli che il destino si diverte a innalzare? \nRappresentato per la prima volta nel 1730 dalla Comédie italienne\, il testo esplora le sfumature dell’amore attraverso lo scambio di ruoli tra i personaggi\, offrendo una vivace girandola di emozioni e colpi di scena. L’opera\, ambientata a Parigi\, si distingue per la brillantezza delle interpretazioni e la profondità psicologica dei personaggi.\nAttraverso questa commedia\, Marivaux offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore\, evidenziando il trionfo della passione sull’egoismo e le convenzioni sociali\, incantando il pubblico con il suo intrigo avvincente e la sua raffinata analisi dell’amore e della società. \nNote di regia:\nUna nuova traduzione per Marivaux.\nQuando faccio teatro la prima cosa\, per il mio lavoro\, è avere a disposizione una lingua che possa produrre un suono coerente con il testo e con il dispositivo che il testo mette in atto\, inizialmente sulla pagina scritta e in un secondo momento nella trasposizione organica per la voce. Mi capita spesso – nella vita quotidiana – di notare come spesso scegliamo a caso le parole che pronunciamo per comunicare. Il più delle volte usiamo le parole con trascuratezza\, con approssimazione\, in modo sbrigativo perché ciò che ci preme è comunicare\, ma nello stesso tempo utilizziamo il dispositivo verbale senza la consapevolezza della sua ricchezza e potenzialità allegorica\, semantica\, metaforica.\nIl teatro non può e non deve uniformarsi al quotidiano\, soprattutto nel caso di un testo del 1730\, che è un dispositivo drammaturgico in grado di creare un disegno raffinato intorno a quelli che sono i meccanismi umani\, che regolano verità e rappresentazione di sé e dei propri sentimenti.\nPer questo ho chiesto a Michele Zaffarano\, già traduttore di autori francesi come Francis Ponge\, Christophe Tarkos\, Michel Onfray\, Alain Badiou\, Chare Baudelaire\, Jean-Marie Gleize e altri di fare una nuova traduzione dal testo francese originale di Marivaux.\nOgni traduzione è un tradimento dell’originale e il teatro è il luogo del tradimento\, ma la scelta che si fa del dispositivo verbale è fondamentale\, perché prima di ogni altra cosa la parola diventa suono e il suono entra nelle nostre orecchie generando vibrazioni di senso\, immaginazione e pensiero.\nIl dialogo fra traduttore e attori\, nella fase di studio del testo\, è stato fondamentale per scoprire le differenze culturali dell’utilizzo della lingua e dei modi di dire nel contesto culturale di origine contestualizzata in un periodo storico e a un contesto sociale e politico.\nAntonio Syxty \nLa scenografia di Guido Buganza e i costumi di Valentina Volpi\nIl gioco dell’amore e del caso di Marivaux è per me principalmente un meccanismo. Avevo affrontato questo testo nel 1998 e poi in un riallestimento nel 2001. Non è un testo molto rappresentato in Italia. La tradizione teatrale del nostro paese apprezza molto Moliere. In Francia è invece un grande classico e sicuramente i francesi lo rappresentano in modi e modalità che sono aderenti alla loro cultura e lingua.\nA distanza di molti anni il mio incantamento nei confronti di questo testo risiede ancora nel comportamento del ruolo che decidiamo di giocare (di mettere in atto) in un contesto sociale\, politico\, sentimentale.\nIl gioco del ruolo – inscritto nel nostro presente – è cosa ben nota\, anche se il teatro lo pratica concettualmente e di fatto da molto prima che i vari dispositivi di comunicazione digitale abbiano messo in atto la modalità del fake.\nCiò che sembra non è\, e viceversa\, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti e la vita la faccenda si fa più complicata. Perché non possiamo uscire dai ruoli che ci siamo definiti o che abbiamo assunto per mascherare il vero? Quando mascheriamo il vero che cosa è vero di ciò che scegliamo di comunicare? E se quando usciamo dal “ruolo vero” per entrare in altri ruoli che non sono tali complicassimo a noi e agli altri la percezione del reale? Per questi e altri pensieri ho chiesto a Guido Buganza una sorta di limbo visivo spirituale e minimal\, in cui poter far convergere comportamenti e modalità di spazio e movimento che diano la sensazione di essere all’interno di una “bolla trasparente” e apparentemente senza confini e invisibile. Quindi il lavoro si è basato su una forma di astrazione che non vuole citare iconicamente alcun fregio consolatorio e di stile relativo al periodo storico.\nSospensione e non neutralità\, però.\nHo avvertito anche la necessità di un’intrusione visiva che facesse risultare lo spazio della scena quasi una forma di installazione\, che per certi aspetti potremmo avvicinare alle nuvole di Berndnaut Smilde\, anche se nel nostro caso al posto della nuvola c’è un primate della famiglia degli ominidi\, un gorilla.\nFin dall’antichità i primati hanno incuriosito e inquietato per la loro somiglianza\, diventando\, a seconda dei casi\, un termine di paragone buffo o imbarazzante. Se il Medioevo ne fece un’allegoria del vizio\, mentre il Rinascimento ne colse soprattutto l’aspetto grottesco\, nell’età classica e nel secolo dei Lumi la scimmia divenne oggetto e spunto di riflessioni filosofiche\, in particolare intorno al rapporto uomo/natura\, in un periodo in cui la visione fondata sui dogmi cristiani cominciava a essere messa in discussione.\nIl “nostro” gorilla è colorato e monocromo (simile a un’icona wharoliana) \, dipinto alla stregua dei modi della street-art\, ma indossa anche lui una maschera a voler emulare gli umani nei loro bizzarri travestimenti e traccheggiamenti. La nostra forma-sembiante-simulacro pende dall’alto e sovrasta la bolla abitandola e assurgendo a deus-ex-machina della vicenda.\nAnche nei costumi chiesti a Valentina Volpi l’intento è quello di sovrastare la citazione di abiti del 1700\, ingabbiandoli in un segno che possa anch’esso installarsi nel dispositivo scenico e dei comportamenti interpretativi. Anche per accessori e copricapi l’intento è quello truccare (falsificare?) l’iconografia in modo da creare delle interferenze o glitch di percezione (quasi un errore non prevedibile)\, in realtà voluto e ricercato. \nConsiderazioni in conclusione\nI segni\, nel teatro della messa in scena\, sono congruenti o congruenti a seconda di come li vogliamo disporre e combinare. Allo stesso modo anche l’interpretazione si combina in un dispositivo atto a mettere il vero nel falso e viceversa\, senza pretese psicologiche “moderne”.\nIn fondo Marivaux si diverte con il personaggio di Orgone\, padre di Silvia (e al pari del suo omologo: il padre di Dorante) a orchestrare l’architettura della finzione dichiarandola apertamente allo spettatore già all’inizio della pièce.\nL’arte combinatoria è quella che può far coincidere la trama del disegno o anche di fuorviarla per crearne uno analogo\, ma non identico\, quindi possibile anch’esso. Lo spostamento degli equilibri e delle combinazioni dei segni sono per me (e lo sono sempre stati) pattern mentali\, visivi e emotivi in grado di riattivare la circolazione del sangue e del pensiero\, in continue derive di senso e di significato.\nMarivaux\, in questo\, è un tavolo da gioco ideale\, per lanciare il coup de dés che n’abolira jamais le hasard per dirla con Mallarmé.\nAntonio Syxty \nTeatro Litta\nlunedì/sabato ore 20.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \nInvito a Teatro – Manifatture Teatrali Milanesi \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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SUMMARY:ZIO VANJA (scene di vita) di Anton Cechov
DESCRIPTION:  \nMTM Teatro Litta –  dall’11 al 28 gennaioe 2024 \ntraduzione e adattamento Fausto Malcovati  \nda un’idea di Antonio Syxty \nregia di Antonio Syxty e Claudio Orlandini   \ncon Fernanda Calati\, Gaetano Callegaro\, Margherita Caviezel\, Pietro De Pascalis\, Maurizio Salvalalio\, Debora Virello \nscene Guido Buganza \ncostumi Valentina Volpi  \nquadri in scena di Aurelio Gravina \ndisegno luci Fulvio Melli  \ndirezione di produzione Elisa Mondadori  \nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \n  \nFoto di scena: Zio Vanja – MTM Teatro Litta\, regia di Antonio Syxty e Claudio Orlandini © Fabio Benato\n  \nZio Vanja dall’11 gennaio 2024 al Teatro Litta\, con tutta la verità\, l’onestà e il destino di questa scelta che è anche una prova di vita teatrale \nUn progetto anomalo e fuori dalle convenzioni della pratica consueta: da un’idea di Antonio Syxty\nregia Antonio Syxty e Claudio Orlandini \nAntonio Syxty ha sempre manifestato un talento artistico poliedrico. Dalle opere su carta negli anni ’70 alla art-performance\, nel decennio successivo il suo percorso si orienta verso il teatro\, trasformandolo in una piattaforma comportamentale e capace di sfidare i confini dell’identità fra realtà e finzione. \n…Non avevo un’idea di regia.  Non perché mi mancassero le idee\, ma perché non volevo averla… \nUn gruppo di attori riuniti nella vita dalla missione di insegnare il teatro alle nuove generazioni attraverso una scuola.\nLo fanno tutti i giorni da molti anni\, quando un giorno arrivo io – un uomo che nella vita non ha fatto l’attore o il formatore\, ma solo il regista – e propongo loro di impersonare quelle scene di vita che ci sono in Zio Vanja di Anton Cechov\, uno dei capolavori del teatro contemporaneo.\nCosì è nata la mia idea. Un’idea semplice: quella che Pietro De Pascalis potesse incaricarsi di essere Zio Vanja\, e procedendo in questa via Debora Virello potessero essere Sonja\, Fernanda Calati potesse essere Marina (la balia) e Maurizio Salvalalio potesse incaricarsi di essere Astrov.\nQuesto gruppo di persone sono stati e sono tuttora anche attori\, ma soprattutto formatori\, testimoni di un mestiere come è quello del teatro.  Queste persone sono gli insegnanti di una scuola che esiste da 50 anni a Milano: Grock Scuola di Teatro. Tutto qui.\nMancavano però – nella compagine dei personaggi di Zio Vanja –  i due “estranei”\, che si rivelano tali anche nella narrazione di Cechov: il Professore (in pensione) Serebrjakov e la sua giovanissima moglie Elena Andreevna. E così sono entrati a far parte di questa “riunione di famiglia” Gaetano Callegaro (attore\, ma anche Presidente della Cooperativa che ha in carico la scuola) e Margherita Caviezel (una allieva diplomata dalla stessa scuola\, nel 2022).\nE così mi sono chiesto: potrà succedere che “la vita vera”\, condivisa attraverso il teatro come destino\, pratica e lavoro diventi la vita che Cechov racconta in quelle scene di campagna che io arbitrariamente (ma non tanto) ho chiamato scene di vita?\nPer fare tutto questo avevo bisogno di un “complice” che li conoscesse – come persone e come attori – molto più di me. Per questo ne ho parlato con Claudio Orlandini\, votato anche lui all’insegnamento\, che nella vita ha fatto e fa il regista.\nAlla fine di questo “incontro nella vita” ci saranno le rappresentazioni in un teatro\, come molte altre già fatte\, tante volte\, da altri attori\, in altri teatri. Ma questa rappresentazione di Zio Vanja sarà diversa perché nata dai rapporti della vita vera di coloro che hanno deciso di raccontarsi attraverso i personaggi del più grande autore contemporaneo del teatro moderno…” \nPerché Zio Vanja di Cechov?\nPiù di 20 anni fa mi ero avventurato con coraggio in un Giardino dei ciliegi al Teatro Litta di Milano. Ho usato la parola “coraggio”\, ma a distanza di tempo potrei aggiungere anche la parola ‘incoscienza’\, anche se fu uno spettacolo riuscito per il pubblico e per la critica di allora. Lo ricordo con affetto e piacere. Credo\, a distanza di anni\, che fosse anche un buon lavoro.\nQualche anno dopo Il Giardino mi sono messo in testa che potevo portare in scena anche il Gabbiano. E ci ho provato\, ma non so se ci sono riuscito. Lo ricordo come uno spettacolo che non so giudicare ancora oggi (se mi era piaciuto o no).  Mi piacevano alcune scene nell’ insieme\, le ombre degli attori proiettate a testa in giù su un grande velario che sovrastava la scena\, e poi alcuni altri momenti che mi avevano ispirato (dalla scena nel deserto di Zabriskie Point di Antonioni al Gabbiano cinematografico di Bellocchio\, forse).\nIn genere non conservo nella memoria tutti gli spettacoli che ho fatto. Amo anche dimenticarli. \nE allora perché Zio Vanja\, dopo le esperienze a cui ho accennato?\nUna ragione è quella del “tempo”.\nIn Cechov c’è il rapporto con il tempo che è misterioso e determinante. Il tempo nel suo scorrere degli anni\, le età\, gli avvenimenti. Ma anche il tempo delle stagioni e quello atmosferico con temporali\, schiarite\, piogge\, sole\, afa.\nE poi c’è lo scorrere del tempo attraverso le ore del giorno e della notte\, quando non si riesce a dormire e si parla\, ci si lamenta\, si fanno discorsi di “bassa filosofia”.\nAttraverso i suoi drammi\, attraverso le battute dei suoi personaggi\, Cechov crea delle sinfonie. Cechov è un compositore dei movimenti dell’animo umano e riesce a farlo suonare (e risuonare) come nessuno scrittore moderno di teatro ha mai fatto.\nLe sue battute sono note musicali che procedono in minuetti\, in assoli\, in concertati\, che si ripetono\, si avvicendano in variazioni sullo stesso tema\, fino a commuovere l’animo di chi ascolta\, in accordo con quello di chi racconta e parla di sé.\nIl guaio di noi che lo abbiamo messo in scena – con più o meno frequenza – nel comportamento del palcoscenico è quello di aver pensato con insistenza di dare vita e forma solo ai personaggi creati da Cechov e non alle loro anime\, che sono imprendibili\, sfuggenti\, ma drammaticamente vere\, reali\, come sono quelle di chi è seduto in sala.\nIl più delle volte Cechov lo si affronta pensando di avere già un’idea. Alla fine quell’idea si rivela solo una banale convenzione derivata da un teatro borghese\, solo parlata e non vissuta\, che si è sedimentata nel corso dei decenni\, nelle numerose messe in scena dei suoi drammi…\nAntonio Syxty \nZio Vanja (in russo Дядя Ваня?\, Djadja Vanja) dramma scritto nell’autunno del 1897 di Anton Pavlovič Čechov. È considerata una delle sue opere più importanti.\nÈ uno dei capolavori assoluti del teatro cechoviano. Nei quattro atti si intrecciano le monotone conversazioni e le banalissime vicende di un gruppetto di personaggi. La ricostruzione minuziosa di atmosfere sospese e vagamente inquietanti\, l’indifferenza abulica dei personaggi intorno agli eventi\, l’indefinito senso di attesa di una catastrofe incombente rendono questo testo una geniale anticipazione della drammaturgia novecentesca. \nLa commedia intreccia temi ricorrenti nelle opere maggiori di Čechov\, basta guardare i personaggi: Zio Vanja amministra la tenuta del professor Serebrjakov\, dove vive con la madre e con Sonja\, figlia di primo letto del professore. Zio e nipote vivono una vita di lavoro e di affetti silenziosi e rinuncia alle speranze segrete. Quando il professore arriva con la sua seconda moglie Elena\, la vita di campagna viene turbata: emergono le frustrazioni di Elena\, delusa dalla vanità presuntuosa del marito\, ma decisa a non rispondere all’amore di Vanja e al corteggiamento del dottor Astrov\, di cui è segretamente innamorata Sonja. \nAll’amarezza delle illusioni (di Sonja\, di Elena\, di Vanja e del dottore) si accompagna una riflessione di fondo sul senso della vita degli individui e sulle trasformazioni sociali (e anche sul rapporto fra uomo e natura). Quando Elena e il professore torneranno alla loro vita cittadina\, ai più consapevoli Vanja\, Sonja e Astrov\, ecologista profetico\, non resterà che tornare al silenzio operoso e rassegnato della loro solitudine. \nTeatro Litta\nmartedì/sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30\nintero € 30\,00 – convenzioni € 24\,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24\,00 – Under 30 e Over 65 € 17\,00 – Università € 17\,00 – scuole di Teatro € 19\,00 – scuole civiche Fondazione Milano\, Piccolo Teatro\, La Scala e Filodrammatici € 11\,00 – Scuole MTM € 10\,00 – ridotto DVA € 15\,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO \ndurata: 90 minuti \nInvito a Teatro Manifatture Teatrali Milanesi \nInfo e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45\nScarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic \nAbbonamenti: MTM Serendipity\, MTM Serendipity Over 65\, MTM Serendipity Under 30 x2\, MTM Serendipity Under 30 x4\, MTM Il piacere di sorridere. \nBiglietti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it.\nI biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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