
Al Teatro Menotti di Milano uno spettacolo (Premio Speciale Ubu 2024 e Premio ANCT 2024), che è anche presa di coscienza, visione e commozione
Un “cri cri” ripetuto, che rimanda al grillo parlante – la coscienza -, ci fa entrare nel libro aperto di “Pinocchio”, opera celeberrima di Collodi: opera iniziatica, colma di molteplici significati.
C’è un uomo, intanto, che cammina curvo, sotto il peso di una grande croce. E capiremo più avanti il peso di questa croce.
Poi c’è una fata turchina bambina, una fatina grassoccia, che batte la sua magica bacchetta su pagine sciolte senza seguito. E, a calcare, ad attraversare la scena, numerosi bambini adolescenti, e mamme, madri, vestite di azzurro, – tante repliche di fate turchine -, che pongono sul naso dei figli il lungo naso di Pinocchio, quasi a significare un mondo bugiardo, immemore di chi è nato così, fuori dagli schemi comuni, extra/ordinario.
Lo spettacolo – corale, circolare – diretto da Davide Iodice con la Scuola Elementare del Teatro (compagnia di persone con disabilità varie, neurodiversità), esplora il significato dell’essere umano e invita all’accettazione di ogni persona, di ogni differenza; rifiutando ogni discriminazione, ogni immagine stereotipata di ciò che rappresenta l’essere umano, fino a porsi la domanda fondamentale (da cui il titolo): “che cosa è una persona?”.
Il personaggio di Pinocchio in fondo è il fratello maggiore dei “diversi” e tutti coloro che vengono così definiti, sono altrettanti Pinocchi alla ricerca della loro identità fondamentale: una persona.
Venti sono i protagonisti; e accanto a loro, i genitori, gli adulti, che si pongono la domanda posta loro dai figli: “e dopo?”.
Ma la domanda non prevede una risposta certa, poiché il futuro che li attende, ha di sicuro solo la speranza di essere visti veramente, come tutti gli altri esseri che popolano questo pianeta.
Il testo dello spettacolo nasce da un quaderno di lavoro di improvvisazioni di gruppo e ne conserva tutta la freschezza, l’immediatezza, la sincerità. E quanta tenerezza, davanti alla delicata fragilità di questi adolescenti! Ci sono i loro volti, che ci ”assomigliano” nell’espressione delle loro emozioni; e c’è uno di loro, che dialoga dal palcoscenico con il regista in fondo alla sala e gli chiede rassicurazione… e c’è questa loro grande energia che timida pretende di essere davvero vista; e accolta.
Secondo le parole del regista: «Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti in rovina».
Il grande auspicio è che l’umanità si alzi dalle rovine e abbatta tutte le barriere che ci dividono, poiché ogni individuo è unico e straordinario.
Produzione INTERNO 5, TEATRO di NAPOLI, TEATRO NAZIONALE
Pinocchio. Che cos’è una persona?
Ideazione, drammaturgia, regia, scene e luci: Davide Iodice
Interpreti: Compagnia Scuola Elementare del Teatro Aps
Versi: Giovanna Silvestri
Realizzazione scene: Ivan Giordiano Borelli
Costumi: Daniela Salernitano, Federica Ferreri
Maschere: Tiziano Fario, Davide Iodice
Milano, Teatro Menotti Filippo Perego, via Ciro Menotti 11
Dal 5 all’8 marzo 2026