
L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele su larga scala del 28 febbraio verso l’Iran, in quella che viene definita “operazione preventiva” da parte degli aggressori, insegna l’etica di un sostanziale comportamento di vita: se il vostro vicino ha qualcosa che vi piace, potete indossare la bandiera americana o israeliana, entrare in casa sua, prendervi ciò che volete, massacrare tutta la famiglia, adducendo la scusa che lo avete fatto per salvaguardarvi da una eventuale sua azione analoga e per liberare la moglie e il figlio del vicino da comportamenti da voi considerati scorretti a prescindere dal gradimento degli interessati. Se qualcuno, in primis i parenti del vicino, vi dovessero accusare di aggressione e per ritorsione tirare sassate alle vostre finestre, non dovete preoccuparvi. Viste le bandiere con cui vi siete vestiti, quasi tutto il corpo mediatico vi difenderà, accusando i parenti del vicino di antisemitismo o di essere pericolosi teppisti votati al male. Lo stesso modello “democratico e civile” si è potuto desumere dall’intervento americano in Venezuela contro Maduro e soprattutto dagli oltre 75 anni di vessazioni nei confronti del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane, a parte sporadici momenti di apertura illuminata come ai tempi del primo ministro Rabin – che, ricordiamocelo, dopo essere stato prima perseguitato da inchieste giudiziarie fabbricate ad hoc, fu infine ucciso nell’attentato di un commando sionista –, per arrivare ai continui odierni attacchi in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani protetti dall’esercito e il terribile genocidio in atto lungo la striscia di Gaza. Tutti esempi di alto rispetto umano, al punto da convincere la nostra magistratura a intervenire contro alcuni profughi palestinesi sfuggiti all’eccidio, rei di avere tentato di difendere la propria casa e le proprie famiglie, arrestandoli per terrorismo su indicazione israeliana, con un processo che ha sancito le ragioni della sacra pirateria sionista, volontà che nel verdetto di colpevolezza ai danni di Anan Yaeesh, emesso dal tribunale de L’Aquila il 16 gennaio di quest’anno, ha trovato la sua compiutezza.
Inutile citare il comportamento della nostra governance e media nei confronti delle seppur rare critiche alle continue violazioni del diritto internazionale, giustificate con il comportamento della Russia e del suo intervento in Ucraina, in quanto avrebbe sancito la parallela giustezza dei successivi interventi americani e israeliani, dove naturalmente il primo rimane un atto criminale, anche se avvenuto dopo innumerevoli tentativi di stabilire un tavolo di pace da parte di Putin a seguito delle continue repressioni nei confronti dei russofoni in offesa al trattato di Minsk, mentre i successivi attacchi americano-sionisti sono ritenuti giusti e portatori sani di civiltà, al massimo imputabili di qualche “eccesso di difesa”.
In realtà oggi, al di là delle chiacchiere stile bar delle diplomazie occidentali, ci troviamo in uno scenario di guerra internazionale dove la crisi del petrodollaro è sempre più evidente, ragione che si palesa come il principale motivo di tale aggressività militare firmata Usa e Israele, vista la natura delle grandi holding finanziarie e le correlative banche d’investimento che hanno garantito oltre mezzo secolo di speculazione.
Il nodo che si deve però sciogliere in Italia, dopo ottant’anni di repubblica, è cosa s’intende fare in un futuro che sembra segnato come in tutto l’Occidente dagli Epstein Files con perversioni connesse e i disegni sionisti, al punto da investire in guerre che contrastano i nostri stessi interessi per favorire burattinai esterni che tirano le fila agli stessi Usa.
Già in passato nell’Osteria abbiamo toccato argomenti che riguardano la nostra storia, ma mai come oggi ci tocca fare i conti sulla possibilità di preservarci una reale continuità nazionale, visti i ripetuti e progressivi attacchi da dentro e fuori il Paese a un nostro consapevole quanto sovrano sviluppo.
Di fronte a un drammatico orizzonte che potrebbe delinearci come la prossima Palestina, ricordiamo i saggi insegnamenti del Presidente Sandro Pertini, il quale sosteneva che i cittadini hanno il diritto e il dovere di sollevarsi contro le ingiustizie, i soprusi e i diritti negati, non adeguandosi mai a situazioni che calpestano la dignità umana.
La crisi iraniana è la ciliegina sulla torta per dimostrare di essere ancora un popolo. Che tutte le voci del dissenso si uniscano per garantirci l’esistenza.
Claudio Elli

Ma l’asino è d’oro?
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E un articolo che dice verità in modo agile e quasi scherzoso, o da presa in giro di chi leggendo non si pone il problema di trovare il modo di reagire.
Grazie Fabio per il tuo prezioso contributo