Foto: Gesù nell’Orto dei Getsemani, attr. Panfilo Nuvoloni (Cremona, 1581 – Milano, 27 ottobre 1651), olio su tavola, cm. 61 x 49 © Galleria Nazionale
Foto: Gesù nell’Orto dei Getsemani, attr. Panfilo Nuvoloni (Cremona, 1581 – Milano, 27 ottobre 1651), olio su tavola, cm. 61 x 49 © Galleria Nazionale
Foto: Gesù nell’Orto dei Getsemani, attr. Panfilo Nuvoloni (Cremona, 1581 – Milano, 27 ottobre 1651), olio su tavola, cm. 61 x 49 © Galleria Nazionale

La Passione di Cristo è l’esempio più emblematico di Sacrificio a Dio Padre per la salvezza dell’umanità. La domanda che spesso non ci si pone è che cosa possa generare questo gesto estremo d’amore nella quotidianità di ciascuno di noi

Il significato originale della Pasqua cristiana risiede nella rinascita dovuta alla resurrezione di Gesù. A prescindere da qualsiasi esegesi del Nuovo Testamento, risulta chiara la salvezza dell’umanità in virtù di un sacrificio quale compimento di un atto voluto dall’Altissimo e non certo per punizione. Oltre a sottolineare la ciclicità della vita, la Pasqua non solo esalta il passaggio dalla morte alla vita come dalla sofferenza alla gioia, ma pone la salvezza nell’imitazione di quel gesto estremo d’amore attraverso l’intenzione riposta in ogni piccolo atto.

Nell’immaginario collettivo il sacrificio richiama le celebrazioni di antichi culti dove alle divinità veniva offerta la vita di un predestinato, prima umano poi animale, nella consuetudine la rinuncia a un bene o piacere per devozione (il cosiddetto “fioretto”), ma di rado viene delineato quale portatore di elevazione individuale per sottrazione del proprio ego a favore di un bene superiore. L’egoismo risulta una gabbia che impedisce la libertà e la vita dell’anima, l’amore di contro, nell’immolare parte di sé per un sentimento o edificazione di un’opera, conduce alla completezza della propria esistenza nella proiezione di un’eternità che supera il limite carnale. Il “rendere sacro” si pone quale dedizione alla sfera divina lungo i canali dell’amore puro incondizionato, un’eroica rinuncia di parte di sé quando questa perdita porta in realtà a un donarsi per la pienezza della propria vita, nella profondità dei rapporti con il prossimo al pari dell’impegno creativo. La stessa sofferenza, qualora presente, va vissuta come fattore di crescita. Il vero diniego, come suggerisce Oscar Wilde, risiede nella superficialità che il vizio comporta, poiché «tutto ciò che è vissuto fino in fondo è giusto».

Di seguito ripropongo in calce una mia breve poesia, l’amore, già pubblicata nella prima uscita de ll Raggio di Savitri, seguita da alcuni brani del poema Giuseppina in Gwenhwyfar, per proseguire con il racconto La scelta di Adele di Laura Mantovani su ciò che potrebbe essere interpretato come il rovescio della medaglia, il rapporto sbagliato che può precludere un autentico amore filiale. Al termine, un omaggio al già citato Wilde con un passo del De Profundis e la poesia Maddalena passeggia, nella storica traduzione di Adelina Manzotti Bignone, che riporta alla profondità dello stato emozionale vissuto.

Rispetto alla veridicità affettiva occorre non dimenticare che amore deriva etimologicamente dall’alfa negativo greco seguito da more: in pratica, la negazione della morte, vero antidoto alla distruzione che prevaricazioni e conflitti comportano.
Buona lettura con i migliori auguri di una Santa Pasqua.

Di CLAUDIO ELLI

l’amore è una farfalla blu di luglio che vorrebbe abbattersi
al suolo, per donare il suo minuscolo
corpo decomposto all’immensità della terra…

 

Da Giuseppina, libro I, brani I e III

L’amore
ti dona
ciò
che l’anello
non rende

. . .

All’inizio fu una gran festa.
Il Re e la Regina omaggiarono i sudditi per la loro benevolenza
– e i sudditi s’inchinarono, e tutti intonarono un coro…
Un menestrello, forse il cantastorie di un’antica regalità, cantò più forte:
“Viva Re Losa, viva Giuseppina!”
E anche gli altri:
“Viva il Re, viva la Regina!”
Dopo lo scambio degli anelli, seguirono le danze per tre giorni e tre notti…

( in verità
osservarono
il rituale
del fuoco
e della virtù,
in cui gli anelli
vengono prima
offerti al Sole,
e impressi
nel cielo
sciogliendo l’indugio
da ogni gelo )

Giuseppina s’accorse di un nuovo potere,
– anche quando le messi tornarono a fiorire,
e Re Losa offrì
un monumento al Bene,
Ella preferì riunire
ciò di cui l’istinto
non profferì
mai commento.

* * *

Haganah era un castello sospeso nell’aria, la meta irraggiungibile ma forse mai creduta possibile,

… e Giuseppina vide
il mondo orbitare
( – e riconobbe il male… )
e volle scivolare via,
giù nelle spire
di una Terra volgare,
a costruire la forma
di un’antica Sophia.

(in Gwenwyfar, Firenze Libri, 2003, ISBN 88-7256-127-2)

Di LAURA MANTOVANI

La scelta di Adele

Il telefono squillava incessantemente, ma Adele non si mosse. Poteva leggere il nome Roberto sullo schermo del cellulare e si sentiva tremare le vene e i polsi, la tentazione di rispondere sembrava sovrastarla, tuttavia restò immobile.
Il suo sguardo si spostava sulla poltrona del salotto, dove l’anziano padre sonnecchiava, come di consueto. Un uomo triste, addolorato e solo.
La morte della moglie Elisa, vittima di un male incurabile, aveva lasciato in entrambi un vuoto incolmabile, che poteva essere parzialmente lenito solo dalla loro quotidiana vicinanza.

Adele era l’unica figlia e aveva fatto una solenne promessa al capezzale della madre ormai morente, mentre il padre sembrava impietrito dal dolore: “Papà, non ti abbandonerò mai, per nulla al mondo!”.
In quel momento, aveva visto balenare negli occhi spenti del padre un lampo di tacita gratitudine, come quella di un cane abbandonato sul ciglio della strada che all’improvviso incontra un salvatore.
Adele aveva deciso di restare al fianco del genitore. Era un sacrificio per lei ancora giovane ed innamorata di Roberto, che la desiderava tutta per sé.
Lui non avrebbe mai accettato di condividere un appartamento, pur spazioso che fosse, con il padre di Adele. Ne avevano parlato spesso, ma Roberto sarebbe stato ben disposto a finanziare un ricovero di lusso purché l’anziano non vivesse con loro.

Roberto era razionale, pragmatico, poco incline ai sentimentalismi e questo aspetto del suo carattere lo allontanava da Adele, che invece viveva di sentimenti profondi.
Tuttavia, Roberto amava sinceramente Adele ed era convinto che i loro due temperamenti, apparentemente opposti, avrebbero con il tempo creato un equilibrio indistruttibile.
Finché non arrivò il giorno fatidico. Roberto aveva portato Adele a cena in un ristorante elegante.
La serata si era svolta con serenità, quando all’improvviso Roberto estrasse dalla tasca un cofanetto, lo porse ad Adele e le disse:
“Adele, aprilo! “La ragazza sollevò il piccolo coperchio e fissò un anello, la cui pietra sfolgorante luccicava come gli occhi di Roberto, che le diceva: “Vuoi sposarmi?”.
Adele esitò, e poi esclamò: “No, Roberto, non posso accettare, se non ad una condizione. E già sai a cosa alludo”.

Roberto assunse l’espressione di un eroe sconfitto e poi aggiunse:
“Adele, non ti devi preoccupare per tuo padre. Ho già visionato una residenza per anziani molto accogliente, dove lo tratteranno benissimo e dove usufruirà anche di assistenza medica. Penserò a tutto io.”
“Mi dispiace, Roberto, non posso accettare. Mio padre morirebbe lontano da me ed io non potrei essere felice con te, sapendolo triste e sconsolato. Infrangerei una promessa, lo sai. Ne abbiamo parlato molte volte e pensavo che tu avessi compreso”.
“Ed io mi ero illuso che tu mi amassi Adele! Ma come puoi sacrificare il tuo, il nostro futuro! Rifletti! Andrai a trovarlo ogni giorno e noi saremo felici.”
“No, Roberto! Purtroppo non capisci. Mio padre morirebbe e si sentirebbe tradito”.
“Allora, potremmo trovargli una badante che si occupi di lui, così potrebbe continuare a vivere nel suo appartamento.”
Adele si alzò di scatto, posò l’anello sul tavolo e con uno sguardo che Roberto non le aveva mai visto, disse:
“Addio Roberto! Mi sono sbagliata con te. Mi ero illusa che tu potessi capire, ma non è cosi”.
La porta del ristorante si chiuse, lasciando Roberto desolato e sconfitto.
Il telefono non smetteva di squillare, tanto che il padre di Adele si svegliò.

“Adele, perché non rispondi? “ . “Non ti preoccupare, papà. Non è importante.”
Ma il padre le disse: “Adele, vieni qui. Parliamo.”
La ragazza si sedette accanto al padre e non riuscì a trattenere le lacrime.
L’anziano genitore le accarezzo i capelli: “È Roberto, vero?”
“Sì papà”, gli rispose senza alzare lo sguardo.
“Figlia mia”, ribadì lui, “Aprimi il tuo cuore. So che stai lottando per una decisione difficile ed io rappresento un ostacolo.”

A queste parole, Adele si ricompose e sussurrò: “Non sei tu l’ostacolo, papà. È Roberto. Vuole sposarmi, ma non capisce che tu sei parte integrante della mia vita e che non posso infrangere la mia promessa. Lui ti vorrebbe internare in una lussuosa residenza per anziani, oppure affiancarti una badante, un’estranea. Sarebbe la tua fine, papà. Non ti mancherebbero le cure e gli agi, ma saresti in una gabbia dorata. Appassiresti come una pianta che lentamente si inaridisce, e anch’io con te.”
“Adele, però tu sei giovane e non ti devi sacrificare per me, non è giusto. Io non voglio questo, sarei egoista.”.
“Papà, il mio non è un sacrificio, è frutto di una profonda riflessione, oltre che dell’affetto che nutro per te e della memoria della mamma. Ho capito che Roberto crede di amarmi, e l’ho sempre creduto anch’io, tuttavia il suo è un sentimento egoista perché non rispetta il mio vero essere, pensa soltanto a ciò che vorrebbe lui, come se io non esistessi. Questo non è amore.”

In quel momento suonò il campanello. Il padre di Adele le intimò di andare ad aprire.
Roberto apparve sulla soglia con un mazzo di rose rosse. Il cuore di Adele cessò di battere e se suo padre non fosse accorso in suo aiuto, forse sarebbe svenuta.
“Ho capito che non siamo fatti l’uno per l’altra Adele. Non potremmo essere felici perché le nostre visioni della vita non coincidono. Devo riconoscere che quello che a me sembra un sentimentalismo masochista, è invece l’espressione di qualcosa di elevato, che a me non è dato di comprendere a fondo. Ti dico addio con questi fiori e ti auguro di incontrare un giorno l’uomo che meriti. Buona fortuna.”

La ragazza prese le rose e si stupì di provare un senso di sollievo, di liberazione.
Aiutò il padre a salire in auto e insieme raggiunsero il cimitero dove sulla tomba di mamma Elisa deposero le rose della felicità.

Di OSCAR WILDE

Foto: Oscar Wilde, ritratto di Napoleon Sarony
Foto: Oscar Wilde, ritratto di Napoleon Sarony

Da De Profundis
Il dolore è una ferita che sanguina quando una mano la tocca, tranne quella dell’amore, e anche premuta da una carezza buona essa fa sangue, quantunque non la strazi più la sofferenza.

Maddalena passeggia
Le nuvolette bianche corrono pel cielo, pei campi è sparso l’oro del fiore di marzo, l’asfodelo spunta sotto i piedi, e il larice adorno di fiocchi s’inchina e dondola quando lo sfiora il tordo veloce.
Le ali della brezza mattutina portano delicato odore di folta umida erba, di bruna terra appena arata; gli uccelli cantano gioiosi Primavera che nasce, saltellando pei rami degli alberi ondeggianti.
E tutti i boschi vivono nel murmure, nel suono di Primavera, e sul rovo rampicante si schiudono rosei bocciuoli, e l’aiuola del croco è una palpitante luna di fuoco, cinta da un cerchio d’ametista.
Il platano sussurra al pino una storia d’amore onde questi stormisce in un riso e scuote il suo manto verde, e nella buia cavità dell’olmo splende l’iride di un argenteo colombo.
Ecco! l’allodola si spicca a volo dal suo nido nel prato, rompendo ragnatele e trame di rugiada, e guizza giù verso il fiume, fiamma azzurrina! L’alcione ferisce l’aria come una freccia.
E il senso della mia vita è soave! Benché io sappia che la fine è vicina: perché presto verranno rovina e pioggia d’inverno, il giglio perderà il suo oro, e il fiore di castagno giacerà sull’erba in onde bianche e rosse. E da ultimo anche la luce del sole si scolorirà, e le foglie cadranno, e gli uccelli fuggiranno via, ed io resterò nella neve di un giorno senza fiori a ripensare le glorie di Primavera, le gioie di una giovinezza passata lontano.
Pure, taci, o cuore. Non stimare inutile cosa l’aver veduto lo splendore del sole e dell’erba e dei fiori, l’aver vissuto e amato! Perché io credo che una sola ora d’amore sia meglio per uomo e donna che interi cieli di fiorite Primavere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *