Foto: Reinas © Fabiola Ferrero
Foto: Reinas © Fabiola Ferrero
Foto: Reinas © Fabiola Ferrero

La mostra personale della fotografa venezuelana Fabiola Ferrero
Nell’ambito del PREMIO IILA FOTOGRAFIA

1° ottobre – 22 novembre 2026

Museo di Roma in Trastevere
Piazza di S. Egidio, 1/b – 00153 Roma

INAUGURAZIONE
Mercoledì 30 settembre 2026 – ore 18:00

Dal 1° ottobre al 22 novembre 2026, il Museo di Roma in Trastevere ospita LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia, mostra personale della fotografa e giornalista venezuelana Fabiola Ferrero (Caracas, 1991), vincitrice del Premio IILA-Fotografia, promosso dall’IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

La mostra dedicata alla memoria delle migliaia di vittime e dei dispersi del terremoto del 24 giugno 2026 in Venezuela, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata da IILA – Organizzazione internazionale italo-latino americana. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

«Con questa mostra – dichiara Giorgio Silli, Segretario Generale IILA – il Premio IILA-Fotografia rinnova la propria vocazione di ponte culturale tra Italia e America Latina. Attraverso le immagini di Fabiola Ferrero, le ferite della storia venezuelana incontrano quelle della memoria e dei corpi, fino a trovare a Roma una nuova dimensione espressiva. Un percorso che testimonia la forza della fotografia come strumento di conoscenza, dialogo e memoria condivisa».

LAS GRIETAS si configura come un viaggio attraverso le fratture visibili e invisibili che attraversano la storia, la memoria e l’identità di un Paese, ma anche come una riflessione sulla capacità delle immagini di conservare ciò che rischia di scomparire e di interrogare le narrazioni consolidate del passato.

Il titolo, Las grietas – le crepe, in spagnolo – rimanda alle fenditure materiali che segnano edifici e monumenti, a quelle prodotte dalle catastrofi naturali e dalle trasformazioni sociali, ma anche alle fratture intime che attraversano i ricordi, i corpi e il senso di appartenenza.

Attraverso quattro capitoli fondamentali della produzione di Ferrero – Whispering Walls, I Can’t Hear the Birds, Reinas e Contramonumento – il percorso espositivo intreccia le conseguenze dei terremoti in Venezuela, la memoria di un Paese profondamente trasformato dall’emigrazione, il mito della bellezza come promessa di progresso e il rapporto tra monumentalità, potere e corpo femminile nella città di Roma.

Il percorso si apre con Whispering Walls, progetto che documenta le ricerche tra le macerie a seguito del doppio sisma che ha colpito il nord del Venezuela. Attraverso i racconti e le testimonianze dei soccorritori, Ferrero restituisce la dimensione drammatica della catastrofe, evidenziando al contempo la straordinaria capacità di organizzazione e la risposta solidale della società civile.

Le immagini indagano ciò che resta dopo il crollo: edifici distrutti, oggetti sopravvissuti, tracce di vite improvvisamente interrotte. Le macerie non sono soltanto i resti di un’architettura, ma custodiscono frammenti di esistenze e di storie familiari. Particolarmente significative sono le immagini di statue danneggiate all’interno di una chiesa terremotata, con i volti rovinati e parzialmente coperti da tessuti, e di una fotografia di due coppie eleganti compromessa dalle macerie. Elementi che introducono uno dei temi centrali dell’intera esposizione: la tensione tra il desiderio umano di conservare e rendere immortale un’immagine e la sua inevitabile esposizione alla distruzione. Le crepe diventano il segno di una ferita collettiva, ma anche il punto dal quale ricostruire una memoria condivisa.

Con I Can’t Hear the Birds, Ferrero rivolge lo sguardo verso una dimensione più intima e autobiografica. Il progetto nasce dal ritorno nei luoghi dell’infanzia e della memoria familiare, in un Venezuela profondamente trasformato dalla crisi, dall’emigrazione di massa e dalla perdita della prosperità che aveva alimentato l’immaginario nazionale nel corso del Novecento.

La fotografa esplora gli spazi e le tracce di una nazione perduta, confrontandosi con una memoria inevitabilmente incompleta, nella quale ricordi personali, storia familiare e trasformazioni collettive si sovrappongono. La nostalgia diventa una forma di ricerca, il tentativo di ricostruire un’appartenenza attraverso ciò che sopravvive al cambiamento. L’emigrazione rappresenta una delle grandi fratture del progetto: alla distanza geografica si accompagna quella temporale ed emotiva, mentre il ritorno rivela l’impossibilità di ritrovare intatto il mondo che si è lasciato.

Premiato nel 2023 con il World Press Photo nella categoria Long Term Projects per la regione Sud America, I Can’t Hear the Birds costituisce uno dei capitoli più significativi della ricerca di Ferrero sulle conseguenze culturali e umane delle trasformazioni del Venezuela contemporaneo.

Con Reinas, l’artista affronta uno dei fenomeni più riconoscibili dell’immaginario venezuelano: il culto della bellezza e la centralità delle regine dei concorsi. Il progetto ne indaga le radici storiche e culturali, mettendole in relazione con la modernizzazione del Paese e con l’abbondanza economica generata dall’industria petrolifera.

Nel Venezuela del Novecento, il petrolio ha contribuito a plasmare un immaginario collettivo fondato sull’idea di progresso, prosperità e modernità. All’interno di questo universo simbolico, la figura della regina di bellezza ha assunto un ruolo che supera la dimensione estetica, diventando incarnazione di un ideale nazionale, promessa di riconoscimento, appartenenza e mobilità sociale.

Ferrero osserva questo immaginario nelle sue contraddizioni, interrogando il rapporto tra la rappresentazione della perfezione e la complessità della realtà sociale. La bellezza emerge come una costruzione culturale, una finzione collettiva nella quale si riflettono aspirazioni individuali, modelli di successo e desideri di trasformazione.

Nel dialogo con il resto della mostra, Reinas introduce una riflessione sul rapporto tra corpo e rappresentazione: la figura femminile, trasformata in simbolo di perfezione e prestigio, entra idealmente in relazione con le statue celebrative di Roma, anch’esse concepite per incarnare ideali di bellezza, potere e permanenza.

Il percorso si conclude con Contramonumento, il progetto ideato e realizzato da Fabiola Ferrero durante la residenza artistica nella Capitale, prevista dal XVI Premio IILA-Fotografia. Presentato per la prima volta al pubblico, il lavoro rappresenta un nuovo capitolo della ricerca dell’artista e il punto di convergenza delle riflessioni sviluppate nei tre progetti venezuelani.

A Roma, Ferrero si confronta con una città nella quale la memoria storica è inscritta nello spazio urbano attraverso monumenti, statue e architetture celebrative. Il marmo, materiale associato alla durata e alla permanenza, diventa il punto di partenza per interrogare la relazione tra rappresentazione del potere e vulnerabilità del corpo.

La fotografa mette in dialogo le superfici delle statue romane con la fragilità, il tempo, l’invecchiamento e la resistenza intima del corpo femminile. La monumentalità classica, espressione di una narrazione storica prevalentemente maschile, viene osservata attraverso una prospettiva che ne interroga la pretesa di eternità. Le statue, apparentemente immutabili, portano anch’esse i segni del tempo: fratture, abrasioni, mutilazioni e trasformazioni.

Il titolo Contramonumento suggerisce un rovesciamento di prospettiva: l’attenzione si sposta dall’eroismo all’esistenza ordinaria, dalla celebrazione alla memoria, dall’ideale di perfezione alla presenza concreta dei corpi. La città viene spogliata della sua solennità retorica per rivelare una dimensione più fragile e umana.

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore, con un testo originale di Marco Delogu, che approfondisce in particolare il dialogo tra la produzione venezuelana dell’artista e questo nuovo lavoro realizzato a Roma.

PREMIO IILA FOTOGRAFIA
La mostra si inserisce nell’ambito del Premio IILA-Fotografia, riconoscimento istituito nel 2008 dall’IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana per valorizzare la fotografia contemporanea latino-americana e sostenere l’inserimento dei giovani talenti nel circuito artistico e culturale internazionale.
Rivolto a fotografi emergenti under 40 provenienti dai Paesi membri dell’Organizzazione, il Premio promuove i linguaggi della fotografia contemporanea dell’America Latina, offrendo opportunità di visibilità, crescita professionale e confronto internazionale. Attraverso il sostegno alla produzione artistica, le occasioni espositive e le esperienze di residenza, costituisce uno strumento di cooperazione e dialogo culturale tra Italia e America Latina.
La residenza artistica a Roma rappresenta un momento particolarmente significativo di questo percorso, offrendo agli artisti l’opportunità di confrontarsi direttamente con la realtà italiana e sviluppare nuovi progetti. Contramonumento, realizzato da Ferrero nell’ambito di questa esperienza, testimonia concretamente la capacità del Premio di generare nuove produzioni artistiche attraverso il dialogo interculturale.

Fabiola Ferrero (Caracas, 1991) è una fotografa documentarista e giornalista venezuelana il cui lavoro esplora le eredità culturali della modernizzazione del Venezuela nel XX secolo, alimentata dall’industria petrolifera. Con una formazione nella scrittura e nel giornalismo investigativo, sviluppa progetti fotografici di lungo periodo che affrontano temi legati alla politica, alla storia, alla memoria collettiva e all’identità nazionale.
Al centro della sua ricerca si trova il modo in cui il petrolio ha contribuito a plasmare l’immaginario venezuelano, influenzando le idee di progresso, bellezza, religione e appartenenza. Attraverso un linguaggio che intreccia indagine documentaria e dimensione personale, Ferrero esplora le conseguenze delle trasformazioni economiche e sociali del Paese, prestando particolare attenzione alle tracce del passato e ai processi attraverso i quali gli individui e le comunità costruiscono la propria memoria.
Nel 2021 ha fondato Semillero Migrante, programma di tutoraggio rivolto ai giovani fotografi dell’America Latina, con l’obiettivo di democratizzare l’accesso all’educazione fotografica e favorire la crescita professionale dei talenti emergenti.
Nel 2018 è stata Fellow della Magnum Foundation nell’ambito del Photography and Social Justice Program e nel 2022 ha fatto parte della giuria del World Press Photo per la regione Sud America. Tra i principali riconoscimenti ricevuti figurano il Carmignac Photojournalism Award nel 2021, il World Press Photo 2023 nella categoria Long Term Projects per I Can’t Hear the Birds e il Deloitte Photo Grant per Reinas. È stata inoltre Fellow presso l’Institute for Ideas and Imagination della Columbia University a Parigi per il periodo 2023-2024.
Nel 2025 ha vinto il XVI Premio IILA-Fotografia con il progetto Looking for the Olive Trees e nel 2026 ha ricevuto una borsa di studio della National Geographic Society come National Geographic Explorer.

INFO: www.fabiolaferrero.com

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