Foto di scena: Hotel Genet - Milano, Teatro Leonardo, dall'8 al 18 ottobre 2026
Foto di scena: Hotel Genet - Milano, Teatro Leonardo, dall'8 al 18 ottobre 2026
Foto di scena: Hotel Genet © Davide Barosi

Fino al 18 ottobre, lo spettacolo al Leonardo curato da Susanna Baccari e Antonio Syxty con drammaturgia di Debora Virello, che vede in scena i giovani allievi della scuola di Quelli di Grock in un lavoro liberamente ispirato a Splendid’s di Jean Genet

Per navigare nell’oceano controverso di Jean Genet ci si dovrebbe chiedere quanto i sogni e la fantasia corrispondano alla realtà e quanto la quotidianità realmente vissuta sia invece la proiezione onirica di un mitografico ente astrale.
Hotel Genet, tratto dall’opera Splendid’s del 1948, sembra corrispondere al punto zero di questo incontro dimensionale, quella linea dell’orizzonte che Lovecraft avrebbe interpretato come il non luogo dove il mare si unisce al cielo, una porta ipostatica che avvicina la concretezza dell’essere alla fluorescenza della poesia.

La drammaturgia di Debora Virello punta il dito verso l’azione introspettiva che il testo originale, pubblicato postumo nel 1993, aveva creato nello stesso autore, l’effetto di una bomba psicologica implosiva dove l’atmosfera noir porta in realtà a un atipico disvelamento delle più profonde avversità interiori. Qui non si tratta di un semplice capovolgimento di un cliché narrativo, ma l’esplorazione di una coscienza recondita che urla la propria presenza al di sopra di qualsiasi apparenza.

La stessa presenza di una narratrice che si sovrappone ai gangster canonici dell’opera teatrale, non coreuta bensì voce dell’anima, giustifica il titolo della messa in scena. La figura del poliziotto, prima traditore e infine quasi eroe della giustizia umana che avrebbe fin dal principio dovuto rappresentare, si evidenzia come scheggia impazzita di un contesto dove tutto è frammentario e scomposto.

La sottotrama drammaturgica, poiché di questo si tratta, non è dissimile al plot narrativo di Splendid’s, con una banda armata che s’impossessa di un albergo nel tentativo di chiedere un riscatto per una ragazza figlia di un milionario che incidentalmente muore e viene sostituita da un rapitore travestito. Ciò che differenzia questo spettacolo è il contesto comunicativo che la vicenda trasmette nelle intenzioni comportamentali, in sostanza la marcatura della presenza elementale di Genet all’interno della cornice scenica. Tutto è diverso da ciò che appare, lo specchio stesso è la falsificazione del vero, il travestimento diviene la frequenza perpetua di un contesto atemporale dove tutto è onirico poiché diverso dal reale.

Un raffronto “rovesciato” può essere effettuato con Querelle de Brest, strutturalmente l’unica opera di Genet avulsa da riferimenti autobiografici eppure considerata un viaggio surreale e a tratti cristologico dell’alchimia poetica dell’autore. Il romanzo, adattato al grande schermo dal genio di Fassbinder, pone l’elemento sacrificale, l’omosessualità, il gioco e l’inganno lungo un diaframma mèta-esistenziale e surreale: un lavoro, questo, che precede di pochi anni la realizzazione di Splendid’s, dove l’azione comportamentale del protagonista Georges presso il bordello “Alla Feria” di Brest sembra precedere l’ambiguità emotiva dei gangster che occupano l’hotel.

I giovani allievi di “Quelli di Grock” sembrano in perfetta simbiosi con l’obiettivo performativo che i curatori dello spettacolo Susanna Baccari e Antonio Syxty, nel movimento come nell’intenzione espressiva, hanno voluto proporre. Le stesse musiche sono in gran parte cover, ad esclusione di Jean Genie di David Bowie, che porta nel titolo la giocosità di una paronimia sviluppata sulla pronuncia inglese, pezzo che il Duca Bianco scrisse in onore a Genet, ispiratore per legame ideale con il mimo e ballerino Lindsay Kemp della figura di Ziggy Stardust.

All’inizio tutto sembra “recitato” e urlato, ci si imbatte nell’evocazione di schegge impazzite di un caleidoscopio che si frantuma contro la barriera emotiva della veridicità introspettiva. Il travestimento e il tradimento (poi contraddetto) del poliziotto sembrano turbinare in un iperspazio in cui frac, mitra e proiettili costituiscono l’arredo di una fantomatica giostra di esistenze irrisolte.

Il risultato è uno studio teatrale dove la discesa verso l’abisso richiama come slogan il voyeurismo sociale, effetto empatico prodotto dalla stessa vicinanza del pubblico lungo i corridoi della platea.
In fondo l’immagine riflessa è in alchimia il precipitato di sé, la caduta del proprio Io, l’abbraccio impossibile di Narciso che qui viene sublimato dalla fluidità di un’incontenibile follia.

MTM – Manifatture Teatrali Milanesi

Hotel Genet – Tutti vogliono essere guardati mentre cadono
liberamente ispirato a Splendid’s di Jean Genet
Drammaturgia: Debora Virello

Con Marco Arzani, Gemma Baroni, Manuel Bellotti, Stefano Lo Cascio, Federica Sintini, Bruno Troise, Daniele Niccolò Villa
A cura di Susanna Baccari e Antonio Syxty

Scene e costumi: Francesca Biffi
Disegno luci: Davide Villa
Direzione tecnica: Fulvio Melli
Staff tecnico: Ahmad Shalabi
Responsabile di produzione: Susanna Russo

Milano, Teatro Leonardo, via Ampère 1
Dall’8 al 18 ottobre 2026

Per saperne di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *