Foto: Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano – Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618, olio su tela, cm. 123x142 © Museo di Palazzo Pretorio di Prato
Foto: Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano – Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618, olio su tela, cm. 123x142 © Museo di Palazzo Pretorio di Prato
Foto: Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano – Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618, olio su tela, cm. 123×142 © Museo di Palazzo Pretorio di Prato

Il Seicento napoletano nelle collezioni
di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito

PRATO MUSEO DI PALAZZO PRETORIO

A cura di:
RITA IACOPINO DIRETTRICE SCIENTIFICA MUSEO DI PALAZZO PRETORIO

NADIA BASTOGI, DIRETTRICE SCIENTIFICA FONDAZIONE DE VITO

DOPO CARAVAGGIO. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito è il titolo della Mostra organizzata dal Comune di Prato, in collaborazione con la Fondazione De Vito, a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino, in programma al Museo di Palazzo Pretorio dal 14 dicembre 2019  chiusura con data da destinarsi.
Dipinti “mai visti” della Fondazione de Vito insieme alle tele più suggestive del Seicento del Museo di Palazzo Pretorio danno vita ad un percorso espositivo che vuole raccontare l’impatto determinante della pittura di Caravaggio su alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea nel XVII secolo, attraverso una scelta di opere di grande qualità delle due collezioni.
Il periodo preso in considerazione è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che ha in Battistello il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere, attraverso le declinazioni aggiornate sul classicismo romano bolognese e sulle correnti pittoriche neovenete di artisti come Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino, a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano. Sulle loro opere, già improntate al linguaggio barocco, matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso.
Quest’ultima raccolta è stata costituita a partire dagli anni settanta del Novecento grazie all’Ing. Giuseppe De Vito, collezionista e studioso del periodo d’oro della pittura partenopea e fondatore del periodico “Ricerche sul ‘600 napoletano”; essa, raccolta nella sua residenza milanese, è attualmente conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), sede della Fondazione da lui istituita  nel 2011 per promuovere gli studi sull’arte moderna a Napoli.
Il tema del collezionismo si configura, dunque, come centrale nell’esposizione, dove la raccolta pubblica e quella privata, pur formatesi con modalità e in tempi diversi, raccontano storie di mecenatismo e di passione per l’arte del Seicento.
L’intrigante congruenza degli esempi pratesi con le opere degli stessi artisti o del medesimo ambito presenti nella Fondazione De Vito si riflette nell’allestimento in cui il significativo dialogo tra i due nuclei, dettato da una sequenza cronologica, consente anche l’individuazione di corrispondenze e di legami tematici.

Il Percorso della Mostra
Il percorso dell’esposizione si articola intorno ai dipinti di Palazzo Pretorio in dialogo con quelli della collezione De Vito, secondo una sequenza cronologica, articolata in quattro nuclei, che consente, tuttavia, anche    l’individuazione di corrispondenze e legami tematici.

GIOVANNI BATTISTA CARACCIOLO 1618 – 1635

L’incipit della mostra è rappresentato da due  opere di Battistello Caracciolo, che fu in diretto rapporto col Merisi a Napoli e che per primo ne veicolò con una personale interpretazione il potente naturalismo luministico nell’ambiente partenopeo, influenzando i pittori contemporanei e della generazione successiva con il taglio ravvicinato e obliquo delle mezze figure e l’intenso gioco della luce, che accentuano i legami emotivi tra i protagonisti.

Collezione Palazzo Pretorio
Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Noli me tangere, 1618, olio su tela, cm 123×142

Collezione Fondazione De Vito
Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, San Giovannino, 1627-1630 ca., olio su tela cm. 62,5×50 in mostra dopo il restauro
Massimo Stanzione, San Giovanni Battista nel deserto, 1630 ca., olio su tela cm. 180 x 151.5

JUSEPE DE RIBERA  E IL MAESTRO DELL’ANNUNCIO AI PASTORI 1632 – 1650

Il secondo nucleo si concentra intorno a Jusepe de Ribera, artista spagnolo attivo a Napoli dal 1616 al 1652, figura determinante per lo sviluppo del filone più integrale del naturalismo caravaggesco in ambito partenopeo. Egli fu autore di alcuni soggetti, come le mezze figure di santi e di filosofi e allegoriche dei cinque sensi, interpretate con una spiccata vena realistica. L’opera in mostra rivela un icastico naturalismo espressivo nella descrizione del volto, ma rivela anche la svolta degli anni trenta verso un maggior pittoricismo. Accanto a Ribera si evidenzia la significativa presenza di tre tele di collezione De Vito del cosiddetto Maestro dell’Annuncio ai pastori, artista della cerchia di Ribera artista oggetto di importanti contributi dello studioso, che ne aveva proposto l’identificazione con il valenciano Juan Dò, accettata solo da una parte della critica. Le sue mezze figure di penetrante realismo rivelano significati più profondi di carattere allegorico e morale che le rendono tra le più affascinanti della scena napoletana seicentesca.

Collezione Palazzo Pretorio
presenza virtuale, con un video e una scheda esplicativa, del Jusepe de Ribera, Giacobbe e il gregge di Labano, Post 1632, olio su tela, cm 182×234 che, proveniente dai depositi del Museo e fino ad ora ritenuta non restaurabile, sarà presto restituita alla città grazie all’impegno dell’Opificio delle Pietre Dure.

Collezione Fondazione De Vito
Jusepe de Ribera, Sant’Antonio abate, 1638 (datato), olio su tela cm. 71.5×65.5
Maestro dell’Annuncio ai pastori (Juan Dò?), Giovane che odora una rosa, 1635-1640 ca., olio su tela cm. 104×79
Maestro dell’Annuncio ai pastori (Juan Dò?), Uomo in meditazione davanti allo specchio, 1640-1645 ca., olio su tela cm. 99×75
Maestro dell’Annuncio ai pastori (Juan Dò?), Vecchio in meditazione con un cartiglio, 1648-1652 ca., olio su tela cm. 97,5×72 in mostra dopo il restauro
Francesco Fracanzano, Uomo con cartiglio (Profeta?), 1640-1645  ca., olio su tela cm. 151 x 126

PROTAGONISTE FEMMINILI 1634 – 1652
Questa sezione espone un gruppo di opere che si caratterizza per i soggetti con protagoniste femminili con differenti personalità e ruoli. Donne legate a episodi testamentari, quali  la  Samaritana  al pozzo o le  figlie  di
Loth che seducono il padre, impegnate in narrazioni dialogiche di sapore teatrale, ma anche sante Martiri come Caterina, Orsola, Lucia, Agata, soggetti fra i più ricorrenti nella pittura napoletana del Seicento.
Il nucleo ripercorre inoltre le tendenze degli anni quaranta e cinquanta, nei quali artisti di formazione naturalistica, fra cui spicca Bernardo Cavallino, recepirono diverse influenze: dal classicismo romano-bolognese alla svolta pittorica degli anni trenta con l’apertura alla corrente neoveneta e vandyckiana e l’impreziosimento della luce e del colore, all’influenza di Artemisia Gentileschi, a Napoli dal 1630.

Collezione Fondazione De Vito
Paolo Finoglio, Matrimonio mistico di Santa Caterina, 1635 ca., olio su tela cm. 90 x 119
Giovanni  Ricca, Martirio di Sant’Orsola, 1634-36
Andrea Vaccaro, Sant’Agata, 1636-1640 ca., olio su tela cm. 89,5×73
Bernardo Cavallino, Santa Lucia, , 1645-1648 ca., olio su tela, cm. 129,5×103
Antonio De Bellis, Cristo e la Samaritana, 1645 ca., olio su tela, cm. 224×170
Francesco Fracanzano, Loth e le figlie, 1652 ca., olio su tela cm. 108,5×141,5

MATTIA PRETI E LA SECONDA METÀ DEL SECOLO

L’ultima sezione si concentra sulla figura di Mattia Preti che, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo, contribuì a traghettare il naturalismo verso un linguaggio pienamente barocco di grande espressività pittorica.

Collezione Palazzo Pretorio
Mattia Preti, Ripudio di Agar, 1635-1640 ca., olio su tela, cm 185×280
Nicola Malinconico, Il buon Samaritano, 1703-1706 ca., olio su tela, cm 147×199

Collezione Fondazione De Vito
Mattia Preti, Scena di carità con tre fanciulli, 1656-1658 ca., olio su tela, cm. 171×124
Mattia Preti, Deposizione di Cristo dalla croce, 1675 ca., olio su tela, cm. 179×128
Mattia Preti, Bozzetto con San Marco evangelista, 1651-1652, olio su tela, cm. 64×47,5

Museo di Palazzo Pretorio Piazza del Comune Prato

Promossa e realizzata da
Comune di PratoMuseo di Palazzo Pretorio
Fondazione De Vito

Con la collaborazione di
Opificio delle Pietre Dure
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
A cura di  Nadia Bastogi e Rita Iacopino

Il 12 aprile il Museo di Palazzo Pretorio di Prato ha festeggiato 6 anni di attività attraverso un “Album dei ricordi” da sfogliare, guidati dalla direttrice scientifica Rita Iacopino, sul canale YouTube.
Un viaggio affascinante che parte agli inizi del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri, raccontato con tante foto. Un’occasione per scoprire anche tante storie della città di Prato, perché Palazzo Pretorio è sempre stato un testimone silenzioso della nostra storia. Eppure agli inizi del Novecento c’era chi voleva demolirlo, perché era in condizioni pessime. Poi sono stati avviati i lavori e il Palazzo ha iniziato ad ospitare alcune mostre, anche se in spazi limitati. Finalmente il 12 aprile del 2014 il Museo di Palazzo Pretorio ha aperto le sue porte alla città, straordinario scrigno di arte e di storia.
La presente mostra è un percorso espositivo che vuole raccontare l’impatto determinante della pittura di Caravaggio su alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea nel XVII secolo, attraverso una scelta di opere di grande qualità delle due collezioni.La Mostra  riaprirà con data da destinarsi, in base alle  disposizioni Governative.
Una storia bella da raccontare per scoprire la realtà  e le funzione di un  Museo, spesso visto solo come contenitore per accogliere Opere, dando la possibilità a tutti di sfogliare l’Album  comodamente da casa collegandosi al canale ufficiale YouTube .

IL MUSEO DI PALAZZO PRETORIO SI RACCONTA:

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