Foto di scena: FOG 2026 - Agrupacion Senor Serrano, A History of Love ©Leafhoppe
Foto di scena: FOG 2026 - Agrupacion Senor Serrano, A History of Love ©Leafhoppe
Foto di scena: FOG 2026 – Agrupacion Senor Serrano, A History of Love ©Leafhoppe

27 febbraio – 26 aprile 2026
ottobre – novembre 2026

«[…] come pelle d’oca sulla carne della terra»
Omar El Akkad
Un giorno tutti diranno di essere stati contro (Feltrinelli 2025)

FOG Triennale Milano Performing Arts torna a tracciare il suo percorso unico attraverso le forme più radicali e poetiche della scena contemporanea. La nona edizione del progetto di Triennale Milano dedicato all’esplorazione delle nuove frontiere delle live art – teatro, danza, performance e musica – raddoppia, ampliando la sua programmazione in due momenti distinti dell’anno: dopo la prima parte, il festival proseguirà in autunno con una programmazione dedicata che coprirà i mesi di ottobre e novembre.

Il festival internazionale di Milano – tra i più rappresentativi a livello europeo – conferma anche in questa edizione la sua natura di ricerca, produzione e ospitalità, il grande spazio alla danza contemporanea e l’attenzione alle pratiche dell’accessibilità che otto anni fa lo hanno visto precursore in città di strumenti e pratiche per il miglioramento della fruizione degli spettacoli per persone con disabilità sensoriali.

Dal 27 febbraio al 26 aprile la nuova edizione di FOG porterà a Milano 37 artisti e compagnie da 23 paesi d’Europa (Spagna, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Italia, Grecia, Albania, Belgio, Serbia) e del mondo (Iran, Canada, Australia, Uruguay, Giappone, Messico, Cina, Palestina, Libano, Stati Uniti). 30 gli appuntamenti in programma nella prima parte del festival, tra i quali 5 produzioni e coproduzioni targate FOG, 4 prime assolute, 11 prime nazionali per un totale di oltre 70 repliche complessive.

Il 2026 vede il ritorno di alcuni tra i più significativi protagonisti della scena internazionale, che hanno segnato la storia dello spettacolo dal vivo negli ultimi anni – da Romeo Castellucci a Marcos Morau, da Ontroerend Goed a Agrupación Señor Serrano, Motus e Alessandro Sciarroni – insieme a moltissimi spettacoli che arrivano per la prima volta a Milano e in Italia grazie a FOG: gli ultimi lavori di grandi nomi del teatro e della danza (Mario Banushi, Benjamin Kahn, De Utvalgte, Marco Berrettini), ma anche di alcuni dei più interessanti talenti emergenti della scena performativa internazionale e nazionale (Némo Flouret, Tara Manić, Alberto Cortés, Anacarsis Ramos, Matteo Sedda, Genny Petrotta).

Una componente fondamentale del cartellone, che riflette l’attenzione dedicata da FOG al lavoro di produzione e di scouting: il festival è impegnato da anni in una serie di progetti di rete che promuovono la ricerca, la produzione e la circuitazione di giovani artiste e artisti a livello italiano – con DNA Appunti coreografici, FONDO, IN Italia, RING, blOOM – ed europeo – con EBA Europe Beyond Access e PIT (Perform Inform Transform: Participatory Performance in Art Museums), che vede coinvolto Triennale Milano Teatro insieme a Centre for Fine Arts of Brussels Bozar (Belgio), MUDAM (Lussemburgo), CAC Contemporary Art Centre (Lituania), Serralves Foundation (Portogallo), TEA Tenerife Espacio de las Artes(Spagna).

FOG rifiuta etichette di genere e stile per attraversare i linguaggi del contemporaneo nel tentativo di restituirne la complessità. Il 2026 propone una riflessione sulla memoria individuale e su quella collettiva condotta a partire dal corpo: è attraverso il corpo che emergono le ferite, le eredità, i conflitti e la possibilità della trasformazione. Le relazioni affettive, l’amore e le loro metamorfosi emergono come spazi di ambiguità e di rivelazione: luoghi in cui il desiderio si intreccia con la violenza, la fiducia con il tradimento, l’intimità con la libertà.

In parallelo, il festival pone l’accento sulla necessità di un nuovo ascolto e di una diversa ecologia della presenza: le pratiche partecipative e interspecie invitano a ripensare il rapporto tra individuo, ambiente e comunità, aprendo spazi di connessione e di cura.

FOG accoglie inoltre uno sguardo multicentrico post e neocoloniale, dove la lingua e la geografia diventano territori di confronto e di resistenza. Le opere attraversano frontiere fisiche e simboliche, riflettendo sulle eredità del colonialismo e il suo ritorno, sulle migrazioni e sui modi in cui il linguaggio può farsi strumento di potere o di emancipazione. Attraverso esperienze immersive, installative e partecipative, gli artisti e le artiste di FOG ridefiniscono il linguaggio scenico contemporaneo, trasformando la scena in un campo di esperienza condivisa, dove lo spettatore non assiste ma abita.

Un’indagine transdisciplinare condotta come sempre in dialogo con Milano, città del contemporaneo per eccellenza, che si avvarrà di un network consolidato di prestigiosi partner – Institut français Milano, Radio Raheem, PAC | Padiglione d’Arte Contemporanea, Teatro Filodrammatici di Milano, Terzo Paesaggio e Padiglione Chiaravalle, Agenda Cultura dell’Unione Buddhista Italiana – cui si aggiungerà quest’anno la collaborazione con BASE Milano.

Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, dichiara: «Con la sua nona edizione, FOG si conferma un laboratorio vitale dove si incontrano linguaggi, culture e sensibilità provenienti da ogni parte del mondo: è uno spazio di ricerca che parla al presente, coinvolgendo un pubblico giovane, curioso e pronto a interrogare il proprio tempo. Grazie al lavoro straordinario di Umberto Angelini, il festival continua a essere un punto di riferimento per Milano, offrendo alla città l’opportunità di scoprire le visioni più innovative della scena performativa contemporanea».

«La proposta della nuova edizione di FOG – sottolinea Elena Vasco, Presidente di Triennale Milano Teatro – si distingue per una visione profondamente coraggiosa, plurale e attuale, che valorizza il ruolo di Triennale come luogo di incontro, dialogo e scambio culturale. La collaborazione con diverse istituzioni e realtà di Milano crea una rete dinamica e virtuosa capace di generare nuove opportunità e narrazioni artistiche in una città sempre più internazionale e vivace dal punto di vista culturale, rendendo Triennale una straordinaria casa delle arti a livello internazionale».

«Questa edizione – afferma Umberto Angelini, Direttore artistico di Triennale Milano Teatro – nasce dalla volontà di disegnare un festival improntato alla ricerca e alla scoperta di artiste e artisti capaci di disturbare l’assuefazione al flusso quotidiano e costante di immagini e rivendicare uno spazio critico di riflessione sulla società contemporanea».

 

Il programma

La nona edizione di FOG prende il via venerdì 27 febbraio con una straordinaria doppia apertura, che vede affiancati uno degli artisti più importanti del teatro contemporaneo e il nuovo astro nascente della scena europea e internazionale: gli spazi della Galleria, al piano terra di Triennale, accolgono infatti Credere alle Maschere, inedita opera site-specific realizzata ad hoc da Romeo Castellucci, Leone d’Oro a Venezia e già Grand Invité di Triennale (prima assoluta, 27 febbraio-1 marzo), mentre nella sala del teatro va in scena in prima italiana il nuovo lavoro, coproduzione internazionale di FOG, di Mario Banushi, MAMI, che ha consacrato definitivamente il talento del giovanissimo regista greco-albanese con il clamoroso successo allo scorso Festival di Avignone (27-28 febbraio). A impreziosire la serata di apertura, Voce – il nuovo spazio di Triennale dedicato al suono e alla sua sperimentazione – ospita l’opening live set curato da Radio Raheem, web radio indipendente punto di riferimento a livello europeo e partner storico di FOG, che presenta per l’occasione due artisti resident del suo palinsesto, Dj Esselunga e Luwei.

Martedì 3 e mercoledì 4 marzo arriva a Triennale Milano Teatro in doppia replica Analphabet di Alberto Cortés, regista andaluso rivelazione del Festival Grec di Barcellona nel 2024, oggi tra i protagonisti più originali della nuova scena europea: uno spettacolo magnetico, ispirato al libro La decadencia del analfabetismo di José Bergamín, che esplora il tema della violenza intra-genere in una performance toccante e sorprendente.

Mercoledì 4 e giovedì 5 marzo nella Galleria di Triennale va in scena Brinjë me Brinjë, lavoro dell’artista arbëreshë (minoranza etnico-linguistica della Calabria originaria dell’Albania e della Grecia) Genny Petrotta, vincitrice del progetto FONDO: articolato in forma di performance live e installazione video, il lavoro attraversa la storia stratificata delle Burrnesha, donne che in alcune comunità balcaniche assumono per consuetudine un’identità maschile.

Nella giornata di giovedì 5 marzo, con quattro repliche giornaliere, presso il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, Op.22 No.2 di Alessandro Sciarroni, l’assolo creato dal coreografo, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia e artista associato di Triennale Milano Teatro 2022-2024, per la danzatrice Marta Ciappina e ispirato al poema sinfonico del compositore finlandese Jean Sibelius Il cigno di Tuonela, viene presentato in una versione ad hoc per gli spazi architettonici del PAC.

Domenica 8 marzo il festival ritorna nella sala di Triennale Milano Teatro per la prima italiana di A Forbidden Distance, opera audiovisiva nata dall’inedita collaborazione tra il duo musicale iraniano-canadese Saint Abdullah, il producer e dj irlandese Eomac, la filmmaker italo-australiana Rebecca Salvadori e il visual artist londinese Charlie Hope, che fonde in modo originale musica elettronica e arte visiva per esplorare il rapporto tra identità e migrazione.

Mercoledì 11 marzo un’altra prima italiana a Triennale Milano Teatro con il nuovo spettacolo di Ali Chahrour, danzatore e coreografo libanese presenza costante nei principali festival internazionali, che in When I Saw the Sea intreccia danza, poesia e memoria collettiva per raccontare la storia di tre lavoratrici migranti, sospese tra la loro terra in fiamme e il Mar Mediterraneo, attraversando amore, morte, paura e resistenza per trasformare il dolore in un canto di libertà.

Double bill sabato 14 marzo con l’attesissimo The Blue Hour del danzatore e coreografo francese Benjamin Kahn – parte di una trilogia di assoli dedicata ad altrettanti performer, che dopo Cherish Menzo e Sati Veyrunes sceglie di mettere al centro il giovane danzatore Théo Aucremanne per tracciarne un originale ritratto in movimento (Triennale Milano Teatro, in replica domenica 15 marzo) – e L’avvenire, ultimo lavoro firmato dalla coreografa e autrice Silvia Rampelli, fondatrice del progetto di ricerca indipendente Habillé d’eau e a lungo collaboratrice di Romeo Castellucci, dedicato alla questione dell’apparire e dell’apparenza (replica unica, Galleria di Triennale).

Domenica 15 marzo, la Galleria di Triennale ospita invece la prima giornata di repliche di Handle With Care di Ontroerend Goed, compagnia belga tra le più originali del panorama internazionale, che ritorna a FOG con un’originale esperienza partecipativa che affida al pubblico “a scatola chiusa” il pieno controllo dello spettacolo. Il progetto sarà riproposto la settimana successiva, domenica 22 marzo.

Martedì 17 e mercoledì 18 marzo ancora una prima italiana in Triennale Milano per De Utvalgte, pluripremiata compagnia norvegese fondata trentadue anni fa nella capitale Oslo, che con Homage Au Pair affronta con la consueta ironia le contraddizioni della “nuova ricchezza”, mettendo al centro del racconto tre coppie e la loro ragazza “alla pari” asiatica, tra improvvisazioni jazz, rumori di cucina e tensioni silenziose.
Altra protagonista di punta della scena performativa europea, la compagnia spagnola Agrupación Señor Serrano torna mercoledì 18 marzo a Triennale Milano Teatro per presentare il suo ultimo spettacolo Historia del amor (History of love), che tra video, nuove tecnologie e teatro fisico indaga le origini e le forme dell’amore, alternando sapientemente come d’abitudine la prospettiva storica più ampia a quella particolarissima legata al singolo vissuto personale.
Ancora un doppio debutto sabato 21 marzo a FOG con il nuovo lavoro firmato da Marcos Morau, artista associato 2025-2027 di Triennale Milano Teatro, insieme alla sua compagnia La Veronal: basato sul romanzo omonimo dell’autrice Mercè Rodoreda, fiaba crudele ed enigmatica ambientata in un paese fantastico, in La Mort i la Primavera l’acclamata compagnia catalana costruisce un’opera radicalmente attuale, dando vita a un’allegoria della libertà creativa e della capacità dell’arte di affrontare l’angoscia del ciclo creazione-distruzione (Triennale Milano Teatro, in replica domenica 22 marzo).
Ad anticipare lo spettacolo, sabato 21 marzo nella Galleria di Triennale, va in scena il lavoro vincitore del Premio DNAppuntiCoreografici 2024, FUCK ME BLIND di Matteo Sedda, avvincente duo coreografico ispirato all’ultimo film autobiografico di Derek Jarman, girato nel 1993 poco prima della morte del regista per AIDS.
La danza resta al centro del cartellone di FOG nella fine del mese di marzo con altri due appuntamenti da non perdere: martedì 24 e mercoledì 25 marzo nella Galleria di Triennale il coreografo italo-tedesco Marco Berrettini esplora nel suo nuovo spettacolo Jiddu (prima nazionale) il senso profondo della collettività e della comunità a partire dalla storia di una compagnia di danza popolare bavarese che, in mancanza del successo desiderato, decide di aprire il proprio repertorio alla contaminazione.
Tra i giovani coreografi italiani più apprezzati sul territorio nazionale, il coreografo Daniele Ninarello presenta invece mercoledì 25 marzo a Triennale Milano Teatro il suo nuovo lavoro, prodotto all’interno del progetto RING – che unisce FOG a Festival Aperto (Reggio Emilia), Torinodanza e Bolzano Danza per sostenere ogni anno un artista italiano attraverso il meccanismo della coproduzione. RISE è un dispositivo coreografico aperto e partecipativo, attraverso il quale Ninarello invita a immaginare nuove possibilià di coesistenza, trasformando lo spazio scenico in un territorio vivo di incontro, ascolto e mutazione.
Componente essenziale della proposta di FOG, la musica è protagonista giovedì 26 marzo al Teatro Filodrammatici grazie a Sentieri Selvaggi, ensemble fondato da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto che dal 1997 si dedica ad avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico: Femenine (1974) è una delle opere più rappresentative di Julius Eastman, compositore, pianista e performer statunitense, la cui partitura non costituisce un insieme definito di istruzioni, ma incoraggia i performer a usare la creatività per dare vita a un lavoro sempre differente, che esiste pienamente solo nell’esecuzione.

Sabato 28 e domenica 29 marzo due gli appuntamenti in programma, a cominciare da quello nella Galleria di Triennale Milano con il nuovo spettacolo di Motus: storica protagonista della ricerca italiana negli ultimi trent’anni, la compagnia guidata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande torna a FOG con Frankenstein (History of Hate), secondo capitolo del progetto dedicato alla celebre creatura nata dalla penna di Mary Shelley. Al centro, il punto di rottura tra amore e odio che segna la nascita del “mostro”, intrappolandolo nel costante, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
Nelle stesse date, la Sala Artisti di Triennale Milano Teatro ospita la prima italiana di How I Learned To Drive di Tara Manić: la regista serba, tra le voci emergenti del nuovo teatro europeo, affronta il testo di Paula Vogel – vincitore del Premio Pulitzer per la drammaturgia – in una messa in scena essenziale, dove la memoria e il silenzio si fanno strumento di ascolto e consapevolezza per indagare la complessità del desiderio, dell’abuso e del potere nascosto nei gesti dell’amore.

Martedì 31 marzo replica unica in Triennale Milano per la prima assoluta di 900 Satellites, estensione dell’opera collettiva 900 Something Days Spent in the XXth Century di Némo Flouret, pluripremiato performer e coreografo francese: una performance diffusa, parte del progetto europeo PIT (Perform Inform Transform: Participatory Performance in Art Museums), che occuperà gli spazi del Palazzo dell’Arte per creare una partitura essenziale e spontanea, affidata unicamente al movimento, in un’esplosione coreografica sorprendente, condotta in risonanza con uno spazio architettonico unico.
Il programma del mese di aprile si apre con un altro double bill da non perdere: mercoledì 1 e giovedì 2 aprile a Triennale Milano Teatro la coreografa palestinese Marah Haj Hussein, in Language: No Broblem intreccia danza e teatro per indagare la lingua come spazio di identità, conflitto e resistenza, in un viaggio tra lingue, geografie e memorie che esplora le dinamiche di potere tra arabo ed ebraico, tra colonizzatore e colonizzato.

Da mercoledì 1° a venerdì 3 aprile il festival torna in Voce per presentare la prima italiana di A Maritime Haunting di Freya Powell, installazione sonora immersiva e multicanale realizzata dall’artista anglo-americana che utilizza la voce dei performer e i suoni naturali (onde, maree, correnti), per esprimere la perdita ambigua causata dalle politiche migratorie nel Mar Mediterraneo.

Subito dopo la pausa pasquale, mercoledì 8 e giovedì 9 aprile ancora una prima italiana a Triennale Milano Teatro con il regista messicano Anacarsis Ramos e la sua compagnia Pornotràfico: racconto intimo e politico, dove la memoria diventa gesto e il teatro spazio condiviso di libertà e riscatto, Mi Madre y el Dinero prende spunto dalla biografia dell’autore per raccontare la realtà della vita negli stati più poveri del suo paese e sottolineare il valore dell’arte come eterna possibilità di riscatto.
Tra i più apprezzati interpreti del teatro partecipativo a livello internazionale, Trickster-p è tra le presenze costanti di FOG: il duo svizzero presenta al Padiglione Chiaravalle in prima italiana da venerdì 10 a domenica 12 aprile la sua nuova creazione Common land, un’esperienza che conduce il pubblico a esplorare un paesaggio in continua trasformazione ispirato ai modelli reticolari e interconnessi presenti in natura. Abbandonando la centralità dell’essere umano, lo spettacolo costruisce un dispositivo poetico e percettivo che invita a ripensare i concetti di tempo, spazio, appartenenza e comunità.
L’apertura a nuovi pubblici e l’attenzione ai giovani spettatori è da sempre una delle mission di FOG: in quest’ottica, da sabato 11 a lunedì 13 aprile il festival propone in prima italiana sul palco di Triennale Milano Teatro una suggestiva performance immersiva per bambini a partire dai sette anni ideata dalla compagnia franco-belga Ersatz. Au Jardin des Potiniers è un’introduzione giocosa alla performance e al linguaggio scenico contemporaneo che vuole favorire la coscienza dello splendore della natura e della sua fragilità.

Lunedì 13 e martedì 14 aprile si torna a BASE Milano per This resting, patience
della danzatrice e coreografa polacca Ewa Dziarnowska: una durational performance di 180 minuti che, adottando un formato sperimentale, rompe la passività dell’installazione e i dettami temporali e narrativi della performance, allontanandosi da una concezione della danza come forma espressiva separata dalla realtà per metterne in risalto la dimensione sociale e relazionale.

Mercoledì 15 aprile, la sala di Triennale Milano Teatro apre per l’ultima volta le sue porte per la prima italiana di Three Verses of Solitude, performance collettiva concepita da Maya Zbib, Lee Serle, Ben Frost con il collettivo libanese Zoukak, che usa il teatro come strumento di resistenza e riflessione per indagare la solitudine come rifugio e condizione condivisa, soprattutto in tempo di guerra. La creazione musicale è affidata a Ben Frost, uno degli artisti più importanti della scena mondiale.
A seguire, negli spazi di Voce il team di OBLICUOHIFI – progetto dedicato al listening creato a Barcellona da Ivanmaria Vele e Dobrochna Giedwidz – conduce il pubblico in un’esperienza d’ascolto interamente su vinile, fondendo nel suo dj set instabilità e movimento per invitare a cambiare prospettiva e aprirsi a nuove visioni, connessioni e possibilità di ascolto. Due dj internazionali saranno ospiti della serata di Oblicuo: il giapponese Hanakito e l’uruguaiano Fatal.
La chiusura della prima parte della nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts tocca domenica 26 aprile ad Ariella Vidach, direttrice artistica della compagnia AiEP e altra presenza immancabile del festival, che porta il suo progetto di performance Improvvisazioni itineranti nel Parco, pensato per lo spazio pubblico insieme a giovanissimi danzatori e coreografi, nel suggestivo contesto di Chiaravalle, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano (prima assoluta).

Public Program e accessibilità
FOG 2026 affianca come sempre a spettacoli, performance e concerti un public program curato da Damiano Gullì, che permette di entrare in contatto diretto con i protagonisti del festival e di approfondire i loro percorsi artistici: una serie di incontri, laboratori e masterclass gratuiti e aperti a tutti in cui teatro, danza e musica dialogano con altre discipline della cultura contemporanea. Ampio spazio ai progetti sull’accessibilità rivolti a persone cieche, sorde e ipovedenti. Online da gennaio sul sito triennale.org tutti i dettagli sugli appuntamenti in programma.
FOG Triennale Milano Performing Arts è reso possibile dal contributo istituzionale del MiC Ministero della Cultura, di Regione Lombardia, di Fondazione Cariplo, dell’Unione Europea e di UBI Unione Buddistha Italiana, oltre che dal prezioso sostegno dei technical partner ATM e WAMI.

Biglietti e abbonamenti
I biglietti per la nona edizione di FOG saranno in vendita da metà dicembre sul sito triennale.org e presso la biglietteria di Triennale, mentre i quattro livelli della Membership di Triennale permetteranno agli spettatori di non perdere nessuno degli appuntamenti in programma (info su triennale.org/membership).

Calendario

27 febbraio – 1 marzo
Galleria Triennale Milano
Romeo Castellucci IT
Credere alle Maschere
performance
prima assoluta

27 – 28 febbraio
Triennale Milano Teatro
Mario Banushi AL/GR
MAMI
prima italiana

27 febbraio
Voce Triennale
Radio Raheem
Opening

3 – 4 marzo
Triennale Milano Teatro
Alberto Cortes ES
Analphabet

4 – 5 marzo
Galleria Triennale Milano
Genny Petrotta IT/AL
Brinjë me Brinjë

5 marzo
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Alessandro Sciarroni IT
Op.22 No.2

8 marzo
Triennale Milano Teatro
Saint Abdullah, Eomac & Rebecca Salvadori AU/CA/IR/IE/UK
A Forbidden Distance
prima assoluta

11 marzo
Triennale Milano Teatro
Ali Chahrour LB
When I Saw the Sea
prima italiana

14 marzo
Galleria Triennale Milano
Silvia Rampelli IT
L’avvenire

14 – 15 marzo
Triennale Milano Teatro
Benjamin Kahn FR
The Blue Hour

15 marzo
Galleria Triennale Milano
Ontroerend Goed BE
Handle With Care

17 – 18 marzo
Galleria Triennale Milano
De Utvalgte NO
Homage au pair
prima italiana

18 marzo
Triennale Milano Teatro
Agrupación Señor Serrano ES
Historia del amor

21 marzo
Galleria Triennale Milano
Matteo Sedda IT
FUCK ME BLIND

21 – 22 marzo
Triennale Milano Teatro
Marcos Morau/La Veronal ES
La mort i la primavera

22 marzo
Galleria Triennale Milano
Ontroerend Goed BE
Handle With Care

24 – 25 marzo
Galleria Triennale Milano
Marco Berrettini CH/IT
Jiddu
prima italiana

25 marzo
Triennale Milano Teatro
Daniele Ninarello IT
RISE

26 marzo
Teatro Filodrammatici di Milano
Sentieri Selvaggi IT
Femenine di Julius Eastman

28 – 29 marzo
Sala degli Artisti
Tara Manić SR
How I Learned To Drive
prima italiana

28 – 29 marzo
Galleria Triennale Milano
Motus IT
Frankenstein (History of Hate)

31 marzo
Triennale Milano
Nemo Flouret BE/FR
900 Satellites
prima assoluta

1° – 2 aprile
Triennale Milano Teatro
Marah Haj Hussein / Monty PAL/BE
Language: no broblem

1° – 3 aprile
Voce Triennale
Freya Powell UK/US
A Maritime Haunting
prima italiana

8 – 9 aprile
Triennale Milano Teatro
Anacarsis Ramos / Pornotràfico MX
Mi madre y el dinero
prima italiana

10 – 12 aprile
Padiglione Chiaravalle
Trickster-p CH
Common land
prima italiana

11 – 13 aprile
Triennale Milano Teatro
Ersatz, Création dans la Chambre BE/FR
Au Jardin des Potiners
prima italiana

13 – 14 aprile
BASE Milano
Ewa Dziarnowska PL/DE
This resting, patience

15 aprile
Triennale Milano Teatro
Maya Zbib, Lee Serle, Ben Frost, Zoukak CollectiveLB/AU
Three Verses of Solitude
prima italiana

15 aprile
Voce Triennale
OBLICUOHIFI ES/UY/JP
Fatal e Hanakito
prima italiana

25 – 26 aprile
Parco di Chiaravalle
Ariella Vidach IT
Improvvisazioni itineranti a Chiaravalle
prima assoluta

27 febbraio – 1 marzo
orari in via di definizione
Galleria Triennale Milano
Romeo Castellucci IT
Credere alle Maschere
performance

produzione: Societas / co-produzione: Triennale Milano Teatro

prima assoluta

«Descrizione degli attrezzi maggiori di Credere alle Maschere.
C’è una stanza, a volte è bianca, a volte nera, a volte è drappeggiata con del tessuto bianco se la stanza è nera, a volte è drappeggiata di tessuto nero se la stanza è bianca. Dipende.
Non ci sono attori.
C’è una poltrona in fondo al muro che ricorda Andy Warhol.
Ci sono parole. Bianche. Nere. Rosse.
È richiesto il silenzio.
È previsto un certo numero di spettatori, ma non ci sono sedute.
La stanza contiene un certo numero di maschere rigide.
La maschera appartiene solo a una persona e sarà sua per tutta la vita».
R.C.

Regista, creatore di scene, luci e costumi, Romeo Castellucci (Cesena, Italia, 1960) è uno dei massimi artisti viventi, conosciuto in tutto il mondo per aver dato vita a un teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto a una percezione integrale dell’opera. Il suo teatro propone una drammaturgia che ribalta il primato della letteratura, facendo del suo teatro una complessa forma d’arte; un teatro fatto di immagini straordinariamente ricche espresso in un linguaggio comprensibile come la musica, la scultura, la pittura o l’architettura. Le sue messe in scena sono regolarmente invitate e prodotti dai più prestigiosi teatri internazionali, festival e teatri dell’opera, in oltre sessanta paesi che coprono tutti i continenti. Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2013, Castellucci è stato Grand Invité di Triennale Milano nel quadriennio 2021-2024. Tra le sue ultime creazioni per il teatro, tutte co-prodotte da Triennale Milano Teatro, ricordiamo Bros (2021), Bérénice con Isabelle Huppert (2024) – presentati rispettivamente nella Stagione 2021 di Triennale Milano Teatro e nella settima edizione di FOG – e le performance Milano (2021) domani (2022) e Senza Titolo (2023), mentre per l’Opera il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart (2021), Resurrezione di Gustav Mahler (2022), Il castello di Barbablù di Béla Bartók (2022), Daphne di Richard Strauss (2023) e De Walküre di Richard Wagner (2024), realizzata per il Théâtre Royal de la La Monnaie di Brussels e il Teatro Liceu di Barcellona. Nel 2025 ha debuttato alla Biennale di Venezia con il progetto speciale I mangiatori di patate e a Ginevra con una versione dello Stabat Mater di Pergolesi, interpretato da Barbara Hannigan e Jacub Josef Orlinski. Nel 2026 sarà per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano con Pelléas et Mélisande di Claude Debussy.
societas.es

27 – 28 febbraio
orari in via di definizione
Triennale Milano Teatro
Mario Banushi AL/GR
MAMI

ideazione e regia: Mario Banushi / con: Vasiliki Driva / Katerina Kristo, Dimitris Lagos / Nontas Damopoulos, Eftychia Stefanou / Ilia Koukouzeli, Angeliki Stellatou, Fotis Stratigos, Panagiota Υiagli / scenografia e costumi: Sotiris Melanos / musica originale e sound design: Jeph Vanger / progettazione luci e dramaturg associato: Stephanos Droussiotis / collaboratori artistici: Aimilios Arapoglou, Thanasis Deligiannis / assistente alla regia: Theodora Patiti / relazioni internazionali e gestione del tour: Nikos Mavrakis / gestione della produzione durante il periodo di creazione: Rena Andreadaki & Christos Christopoulos – TooFarEast / line production & tour production manager: Ioanna Papakosta – TooFarEast / coordinatrice audizioni e residenza & tour production manager: Konstantina Douka Gkosi – TooFarEast / lighting designer in tour: Marietta Pavlaki / ingegnere del suono in tour: Kostas Chaidos / assistente scenografia: Sofia Theodorou / assistente costumi: Nikoleta Anastasiadou / costruzione scenografica: Michalis Lagkouvardos / costruzioni speciali: Fratelli Alaxouzoi, Alexandros Loggos / costruzioni speciali per luci: Giorgos Ierapetritis / coordinamento tecnico prove & tecnico di scena in tour: Aristidis Kreatsoulas – TooFarEast / elettricista per le prove: Konstantinos Mavrantzas / supporto tecnico per le prove: Stefanos Ntaoulas, Iason Papantoniou, Grigoris Zkeris, Paris Asimakopoulos / in collaborazione con: OMAZ Civic Non-Profit Company / commissariato e prodotto da: Onassis Stegi [GR] / co-prodotto da: Berliner Festspiele [DE], Odéon – Théâtre de l’Europe [FR], Triennale Milano Teatro [IT], Espoo Theatre [FI], Festival d’Avignon [FR], Grec Festival Barcelona [ES], Théâtre de Liège [BE], Noorderzon Festival / Grand Theatre Groningen [NL] / ricerca e sviluppo iniziali resi possibili grazie a: Onassis AiR Fellowship [GR] e Centre Culturel Hellénique – Paris [FR] / la presentazione di MAMI è supportata da: Onassis Stegi Touring Program / con il sostegno finanziario di: Ministero della Cultura della Grecia
durata: 60’

prima italiana

Creatore di un linguaggio scenico unico, Mario Banushi presenta un poema visivo intimo e universale sul legame madre–figlio. La nuova creazione del giovane regista albanese, rivelazione della scena teatrale internazionale, è un tributo all’origine della vita e al peso specifico della parola “mamma” – tanto per chi la pronuncia quanto per chi la ascolta. In MAMI la scena si trasforma in un paesaggio della memoria inquietante e al tempo stesso familiare: i performer, immersi nel silenzio, danno vita a momenti di profonda emozione, invitandoci a un’immersione collettiva nei ricordi e nell’eredità emotiva che portiamo con noi.

Mario Banushi è nato nel 1998 e ha vissuto in Albania fino all’età di sei anni, prima di trasferirsi definitivamente in Grecia. Ha studiato recitazione presso la Scuola di Arte Drammatica del Conservatorio di Atene, dove si è diplomato nel 2020. Nello stesso anno ha realizzato il suo primo cortometraggio, Pranvera, con cui ha partecipato al Tirana International Film Festival 2021. Il suo debutto come regista teatrale è lo spettacolo Ragada, creato e presentato all’interno di una casa ad Atene durante i lockdown della pandemia. Il suo lavoro successivo, Goodbye, Lindita, ha debuttato nel 2023 al Teatro Nazionale di Grecia, con grande consenso di critica e pubblico. Ha ricevuto inviti da festival e teatri internazionali, tra cui l’International Theatre di Amsterdam, l’Adelaide Festival in Australia e il Bitef di Belgrado, dove ha ricevuto il Bitef Special Award “Jovan Ćirilov” e il Politika Award per la miglior regia, ed è stato presentato per la prima volta in Italia nella Stagione 2025 di Triennale Milano Teatro. Il suo terzo lavoro, Taverna Miresia – Mario Bella Anastasia, è stato presentato nel luglio del 2023 al Festival di Atene e Epidauro. La trilogia di Mario Banushi è comunemente conosciuta con il titolo Romance Familiare, che in albanese significa “romanzo familiare”. Coproduzione internazionale che unisce Onassis Stegi, Berliner Festspiele, FOG Festival / Triennale Milano Teatro, Espoo Theatre, Festival d’Avignon, Grec Festival Barcelona, Théâtre de Liège e NoorderzonFestival / Grand Theatre Groningen, MAMI ha debuttato nel febbraio 2025 ed è stato uno degli spettacoli più applauditi della settantanovesima edizione del Festival di Avignone. Mario Banushi è membro dell’Onassis AiR Fellowship per il 2023-24 attraverso la Dramaturgy Fellowship.
IG @mariobanushi_

 

27 febbraio
ore 22.00
Voce Triennale
Radio Raheem
Opening

FOG 2026 si apre con uno speciale live set a cura di Radio Raheem, punto di riferimento a livello europeo nel panorama delle web radio, che presenta per l’occasione Dj Esselunga e Luwei. Hub culturale e piattaforma media indipendente, Raheem porta sul palcoscenico di FOG alcune delle realtà musicali più innovative del panorama italiano contemporaneo, costituendosi ancora una volta come l’anima musicale del festival. Dalla sua fondazione nel 2017, Radio Raheem si rivolge ad un pubblico curioso che desidera esplorare e capire meglio il mondo che ci circonda. Da gennaio 2020 si trasferisce all’interno di Triennale Milano, creando contenuti speciali tra talk, interventi musicali, video e approfondimenti che vedono coinvolti artisti, curatori, musicisti e performer.

Luwei è uno degli artisti nascenti che stanno emergendo dall’eccitante scena musicale elettronica milanese. La dj cinese, nata a Chengdu, si è fatta un nome grazie alle sue continue apparizioni sulle piattaforme cittadine dedicate ai suoni elettronici di frontiera. Luwei è DJ resident al Tempio del Futuro Perduto di Milano, dove organizza un party mensile con DJ ospiti, creando un’intensa esperienza notturna piena di suoni energici. L’esplorazione definisce una pietra miliare nelle imprese artistiche di Luwei. La sua commistione di breakbeat, techno e bassi pesanti attiva una riflessione sulle risposte emotive date dalle stimolazioni sonore.

Dj Esselunga è nato nel 1957 a Milano, figlio di Nelson Rockefeller e Luciano Pavarotti, eredita la passione per la musica dal padre e inizia a lavorare come disk jockey in città, mentre durante l’estate è resident all’hotel Excelsior del Lido di Venezia. Stile variegato e imprevedibile, amante dei loop spazia dalla classica al jazz alla trap all’ambient alla canzone italiana. Fu grande amico di Lucio Dalla.

3 – 4 marzo
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Alberto Cortes ES
Analphabet

ideazione, drammaturgia, testi, regia e interpretazione: Alberto Cortés / violino: Luz Prado / progettazione luci: Benito Jiménez / tecnici luci: Benito Jiménez / suono: Óscar Villegas / coordinamento tecnico: Cristina Bolívar / registrazioni pianoforte: César Barco / spazio scenico: Víctor Colmenero / sottotitoli: Marion Cousin / costumi: Gloria Trenado / ripresa esterna: Mónica Valenciano / fotografia: Alejandra Amere / video: Johann Pérez Viera / produzione: El Mandaíto Producciones SL / una coproduzione di: TNT Terrasa Noves Tendències, Centro de Cultura Contemporánea Condeduque, FITEI – Festival Internacional de Teatro de Expressão Ibérica, Centre de les Arts Lliures de la Fundació Joan Brossa e Festival Iberoamericano de Teatro de Cádiz / con la collaborazione di: Azala, Graner, Goethe-Institut Madrid, Escena Patrimonio, Festival de Otoño de Madrid, Programma di Residenze Artistiche dell’Agencia Andaluza de Instituciones Culturales e Ayuntamiento de La Rinconada
durata: 65’

Su una spiaggia, al tramonto, due amanti stanno litigando furiosamente, quando all’improvviso, sul mare, appare un fantasma di nome Analphabet. Questo spirito romantico, con le sue canzoni e poesie d’amore, guarisce le relazioni tossiche e getta luce sui luoghi di cruising, i punti di incontro “segreti”, all’aperto, parte dell’immaginario della comunità LGBTQ+. Con una prosa ipnotica, il regista e artista performativo andaluso Alberto Cortés, rivelazione nel panorama artistico internazionale, presenta uno spettacolo magnetico, ispirato al libro La decadencia del analfabetismo di José Bergamín, critica di una società che sacrifica la poesia in nome dell’ordine razionale, dove tutto deve essere organizzato, leggibile e fisso, come l’alfabeto. Analphabet esplora il tema della violenza intra-genere nelle relazioni queer, segnate dall’eredità patriarcale, attraverso una performance toccante e sorprendente.

Regista teatrale, drammaturgo e performer, Alberto Cortés (Malaga, 1983) si laurea alla ESAD (Escuela Superior de Arte Dramático) di Malaga in regia teatrale e drammaturgia e in Storia dell’arte alla Università di Malaga. Nel 2009 inizia il suo percorso, sviluppato nel corso degli anni attraverso opere teatrali, danza, performance e anche folklore, flamenco o site-specific. Nel 2022 pubblica Los montes son tuyos con la casa editrice Continta me tienes, che raccoglie i testi delle sue opere El Ardor e One night at the golden bar. I suoi lavori sono stati rappresentati e continuano ad essere presenti in diversi spazi e festival in Spagna (Teatros del Canal, Mercat de les Flors, Festival de Otoño, DansaValencia, BAD, Sâlmon, TNT, Teatro Central, FIT, Conde Duque, Teatro Nacional de Cataluña o Teatro Español) e in Europa (FITEI, Kunstenfestivaldesarts, BoCA o Festival d’Automne de Paris). Suo ultimo lavoro, Analphabet, è stato presentato nel 2024 al GREC Festival di Barcellona, una coproduzione del festival TNT, Conde Duque, FIT, Fondazione Joan Brossa e FITEI. Il libro Siempre vengo de noche, che raccoglie il testo dell’opera, è stato pubblicato poco dopo la prima
comoseralbertocortes.com

 

4 – 5 marzo
ore 18.45 e ore 21.00
Galleria Triennale Milano
Genny Petrotta IT/AL
Brinjë me Brinjë

installazione video, performance: Genny Petrotta / ideazione, regia, camera, editing: Genny Petrotta / performer: Gloria Dorliguzzo, Cristina Kristal Rizzo / con la partecipazione di: Drande Dodaj, Ledia Dushi / musiche, sound design: Angelo Sicurella, Limone Lunare / estratto musicale da: Kënga e Lazarit, eseguito da Saverio Guzzetta / voce e poesia: Ledia Dushi / estratto poetico da: La Libellula di Amelia Rosselli / produttore esecutivo: Luca Bradamante / producer: Elena Castiglia / aiuto regia: Arlind Kola / prodotto da: Luca Bradamante per Alción / coprodotto da: Federica Maria Bianchi per Snaporazverein / con il supporto di: Istituto Italiano di Cultura di Tirana, Art Explora / progetto sostenuto da FONDO network per la creatività emergente coordinato da Santarcangelo dei Teatri e realizzato con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Centrale Fies, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, Fuorimargine / Centro di produzione della danza in Sardegna, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo, OperaEstate Festival Veneto / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Ravenna Teatro, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione della Liguria, Teatro Stabile dell’Umbria, Triennale Milano Teatro
durata: 30’

Al centro di Brinjë më Brinjë, “da costola a costola”, c’è la storia delle Burrnesha, donne che in alcune comunità balcaniche hanno assunto identità maschili secondo le regole del Kanun, antico codice albanese. Il lavoro combina in modo sapiente performance live e installazione video multicanale per riflettere sugli stereotipi veicolati dai media occidentali e aprire una riflessione sulla relazione tra potere, genere e identità. Per farlo Genny Petrotta, artista arbëreshë con base a Palermo, si rifà al monologo di Amleto, nella versione di Amelia Rosselli e nella traduzione albanese di Ledia Dushi, che orienta una partitura di immagini e movimento affidata in scena alla danzatrice e coreografa Cristina Rizzo e in video a Gloria Dorliguzzo, con musiche di Angelo Sicurella.

Genny Petrotta è un’artista arbëreshë che vive a Palermo. Il suo lavoro esplora i temi dell’identità, della trasmissione e della memoria marginale attraverso film, installazioni e scritti, fondendo un linguaggio poetico con ricerche storiche e antropologiche. Dal 2016 fa parte del collettivo artistico Il Pavone. Parallelamente, ha sviluppato molteplici collaborazioni con artisti e registi, tra cui il lavoro con MASBEDO come assistente alla regia e ricercatrice. Nel 2022 ha diretto la produzione di U Scantu di Elisa Giardina Papa (59ª Biennale di Venezia) e Alkestis di Beatrice Gibson (British Art Show). Il suo progetto solista Mamma Perdonami | MËMA MË FAL ha ricevuto il 12° Italian Council dalla Direzione Generale per la Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura italiano ed è stata presentata al Museo della Civiltà (Roma), all’Inland (Madrid) e al Postane (Istanbul). Nel 2025 è stata proiettata alla Settimana Internazionale del Cinema di Cannes. Le sue opere sono state presentate anche al Transeuropa Festival (Romania), alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Italia), all’ARTCITY Bologna, a Manifesta 12 (Palermo) e all’In Between Land and Sea Festival (Piana degli Albanesi).

5 marzo
ore 18.00, 19.00, 20.30, 21.30
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Alessandro Sciarroni IT
Op.22 No.2

di: Alessandro Sciarroni / con: Marta Ciappina / musica: Jean Sibelius (Op. 22 No. 2, “Tuonelan joutsen”) / costumi: Ettore Lombardi / cura, promozione e sviluppo: Lisa Gilardino / produzione esecutiva: Chiara Fava / cura tecnica: Valeria Foti / commissione Festival Bolzano Danza | Tanz Bozen produzione MARCHE TEATRO, Corpoceleste_C.C.00# in coproduzione con Festival Bolzano Danza | Tanz Bozen / con il sostegno di: NOI Techpark Südtirol/Alto Adige / l’opera Op. 22 No. 2 nasce da un’idea di Emanuele Masi, nell’ambito della rete “Swans never die” – un progetto di Lavanderia a Vapore – Centro di Residenza per la Danza (Piemonte dal Vivo – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo, Coorpi, Didee Arti e Comunicazione, Mosaico Danza, Zerogrammi); Operaestate Festival Veneto e Centro per la Scena Contemporanea CSC Bassano del Grappa; Triennale Milano Teatro; Fondazione Teatro Grande di Brescia; Festival Bolzano Danza – Fondazione Haydn; Gender Bender Festival; “Memory in Motion. Re-Membering Dance History (Mnemedance)” – Università Ca’ Foscari Venezia; DAMS – Università degli Studi di Torino / Alessandro Sciarroni è artista associato di MARCHE TEATRO / in collaborazione con: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
durata: 20’

Op. 22 No. 2 è un assolo del coreografo Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia, creato per la danzatrice Marta Ciappina, con la quale il coreografo collabora da diversi anni. L’opera è ispirata al poema sinfonico del compositore finlandese Jean Sibelius, Il cigno di Tuonela, a sua volta basato sul poema epico Kalevala della mitologia finlandese. A partire da sequenze autobiografiche di Ciappina, che nascono da una definita stratificazione di gesti e movimenti del suo percorso di interprete, nasce un lavoro sull’amicizia necessaria in ogni processo di composizione, che si riflette in un emozionante dialogo tra performer e spettatori.

Alessandro Sciarroni è un artista italiano il cui lavoro oltrepassa le tradizionali definizioni di genere: partendo da un’impostazione concettuale di matrice duchampiana, fa ricorso a un impianto teatrale e utilizza alcune pratiche della danza e di altre discipline come il circo e lo sport. Le sue creazioni sono state presentate in tutta Europa, in Nord e Sud America, Medio Oriente e Asia. Ha preso parte a manifestazioni di rilievo, tra cui: Biennale de la Danse, Lione; Kunstenfestivaldesarts, Bruxelles; Impulstanz, Vienna; Festival d’Automne, Parigi; Hong Kong Art Festival; Festival Panorama, Rio de Janeiro; Biennale di Venezia (che nel 2017 gli ha dedicato una monografica). Triennale Milano Teatro gli ha dedicato un “ritratto d’artista” nel 2019. Artista associato del CENTQUATRE-PARIS di Parigi, il suo lavoro è prodotto da MARCHE TEATRO in complicità con partner italiani ed internazionali. I riconoscimenti più importanti comprendono, oltre al Leone d’Oro alla carriera per la Danza nel 2019, il Premio Europa Realtà Teatrali, l’Hystrio Award e il Premio Coreografo Elettronico nel 2017.

Artista Associato di Triennale Milano Teatro per il triennio 2022-2024, i suoi lavori sono stati presentati a FOG nel 2021 (Save the last dance for me), nel 2022 (Dialogo Terzo: IN A LANDSCAPE con CollettivO CineticO), nel 2023 (DREAM) e nella Stagione del Teatro nel 2024 (U.).
alessandrosciarroni.it

8 marzo
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Saint Abdullah, Eomac & Rebecca Salvadori AU/CA/IR/IE/UK
A Forbidden Distance
durata: 60’

prima assoluta

La performance audiovisiva A Forbidden Distance esplora il legame tra identità e migrazione. Il progetto è esso stesso una testimonianza del superamento dei confini, grazie alla collaborazione tra artisti di origini e culture diverse. Sul palco, per la prima volta insieme, gli irano-canadesi Mohammad e Mehdi Mehrabani-Yeganeh (Saint Abdullah), il musicista irlandese Ian McDonnell (Eomac) e la filmmaker italo-australiana Rebecca Salvadori, con base a Londra. A Forbidden Distance crea uno spazio in cui ogni elemento, tra musica elettronica e arti visive, mantiene una voce distinta contribuendo però a una narrazione condivisa, che interroga l’identità individuale nelle traiettorie nomadi della contemporaneità. Attraverso una trama di materiali personali e collettivi, l’opera restituisce una storia di connessione umana.

Saint Abdullah è il nome d’arte dei fratelli iraniani-canadesi Mohammad e Mehdi Mehrabani (nati a Teheran nel 1986 e nel 1988), che attualmente vivono tra Teheran e Londra. La loro attività artistica è radicata nella narrazione sonora che fonde perfettamente geopolitica, religione e comportamento sociale. I fratelli hanno sviluppato una sofisticata pratica in studio che esplora l’improvvisazione, l’elettronica, il plunderphonics e il campionamento. Negli ultimi otto anni, Saint Abdullah ha collaborato con artisti acclamati come Jason Nazary, Abbas Zahedi, Armand Hammer (ELUCID, Billy Woods), Lawrence English, Aquiles Navarro, Nicolas Jaar, Moor Mother, John Butcher, Travis LaPlante, e Alabaster DePlume. La loro discografia comprende pubblicazioni per etichette prestigiose come The Trilogy Tapes, Planet Mu, e Psychic Liberation.
saintabdullah.bandcamp.com

Eomac è un progetto del compositore, DJ e produttore irlandese Ian McDonnell, che pubblica musica elettronica di vario genere tramite Planet Mu, The Trilogy Tapes, Bedouin Records, Killekill, Phantom Limb, Emika Records e altri. È uno dei due membri del duo Lakker e gestisce la sua etichetta discografica, Eotrax. Il sound di Eomac attinge da campionamenti oscuri e da un sound design grezzo, in una continua esplorazione di musica intensa e viscerale per il corpo e l’anima. Ha portato questo sound in tutto il mondo in numerosi live e DJ set a festival come Unsound, Lunchmeat, MIRA e club come Berghain, Tresor e Circus Tokyo. Collaboratore attivo, ha lavorato con una lunga lista di musicisti tra cui: LAIR, Saint Abdullah, Arad, Paula Temple, Kyoka, MC Yallah, Demian Licht, Sean Carpio, Kamikaze Space Programme, Roger Doyle e molti altri. Sua collaborazione più recente, A Forbidden Distance ha debuttato all’OPENLESS del Berlin Atonal nell’estate del 2024 e da allora è stata eseguita all’Unsound e al Semibreve con grande successo.
IG @ianmcdonnellmusic

Rebecca Salvadori è una videoartista e regista di origini italiane e australiane. Le sue opere intrecciano intuitivamente dimensioni personali e transpersonali per offrire ritratti sfaccettati di momenti, persone e ambienti.  Negli ultimi anni i si è dedicata alla musica sperimentale, con un interesse specifico per i progetti esplorativi che combinano immagini in movimento, performance e pratica sonora. Tra le opere più significative figurano Rave Trilogy (2017-2020), una serie di film dedicati alla musica elettronica girati a Sheffield, Londra e nel deserto di Agafay in Marocco; The Sun Has No Shadow (2022), un intimo viaggio visivo incentrato sul club FOLD di Londra e sul formato rave diurno UNFOLD, TRESOR TAPES (2022), commissionato da TRESOR  e che riflette sui diversi modi di approcciare gli archivi personali e collettivi, la memoria e la documentazione dei club. Tra le collaborazioni recenti, oltre a A Forbidden Distance sono da segnalare Penumbra (2024) con Dali De Saint Paul, Maxwell Sterling e Charlie Hope, vincitore della Biennale di Nuova Musica 2025 e Not A word from  me con Lucy Railton e Charlie Hope, coprodotto da CTM, Berlino e ICA, Londra.  Salvadori è co-fondatrice del collettivo Tutto Questo Sentire. Nel 2024 è stata nominata per il CIRCA PRIZE e il Film London Jarman Award.
rebeccasalvadori.com

11 marzo
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Ali Chahrour LB
When I Saw the Sea

regia e coreografia: Ali Chahrour / performer: Zena Moussa, Tenei Ahmad, Rania Jamal, Lynn Adib, Abed Kobeissy / musica composta e eseguita da: Chadi Aoun / assistente alla regia e coreografia: Guillaume Tesson / progettazione luci e direttore tecnico: Pol Seif / assistente al direttore tecnico: Benoît Rave / sound designer: Guillaume Tesson, Ali Chahrour / scenografia: Chadi Aoun / responsabile comunicazione: Lea Skayem / fotografia: Christina Atik / graphic design: Hala Omran / revisione testi: Marianne Noujeim / traduzione testi: Marianne Noujeim / prodotto da: Ali Chahrour / responsabili di produzione: Christel Salem, Chadi Aoun / coproduzione: Le Festival d’Avignon, Ibsen Scope, HAU Hebbel am Ufer, Berlino, Arab Fund for Arts and Culture (AFAC), Al Mawred al Thaqafi, DeSingel Antwerp, Domino Zagreb, Perforations Festival, Holland Festival, Zürcher Theater Spektakel, Al Madina Theater / con il supporto di: Beryte Theater, L’Institut Français de Beyrouth, Wicked Solutions, WASL Productions, Beit el Laffé, Raseef, Beirut, Houna Center, Orient 499 / un ringraziamento a: Kafa, Megaphone, Daraj Media, Hammana Artist House, Zoukak Theatre, Seenaryo, Mohana Ishak, Hussein Hajj, Abdallah Hatoum, Anthony Sahyoun, Ali Khedr, Eric Deniaud, Chrystèle Khodr, Raymond Zakaria, Hind Hamdan, Viany Ngemakoue, Sophie Ndongo, Jouma Fayé, Mariam Sesay, Sarie Teshome, Aisha Temam, Raheel Teshome, Mihret Birhane, Laurentine Mbekati
durata: 90’

prima italiana

Il coreografo e danzatore libanese Ali Chahrour presenta una performance che celebra le lotte e la resilienza delle lavoratrici domestiche migranti in Libano, trasformando la memoria in un canto di resistenza. When I Saw the Sea dà voce alle donne intrappolate nel sistema della Kafala, un regime di “sponsorizzazione” che lega il permesso di soggiorno al datore di lavoro, negando diritti, tutele e libertà, tra sfruttamento e violenze. In scena, tre interpreti raccontano le proprie storie e quelle di molte altre donne, in bilico tra una terra in fiamme e il Mar Mediterraneo, unico orizzonte di libertà. Un potente viaggio che intreccia musica dal vivo, danza e testimonianza in una ribelle celebrazione della vita.

Nato a Beirut, il coreografo e danzatore Ali Chahrour ha inventato un linguaggio gestuale libero dai codici e dai modelli occidentali, che riflette la sua cultura e il contesto politico, sociale e religioso in cui vive. Attraverso una serie di spettacoli, raccolti all’interno della trilogia DeathFatmeh (2014), Leila’s Death (2015) e May he Rise and smell the fragrance (2017) – ha evocato liturgie funebri mescolando tradizione e modernità. Ha poi intrapreso una seconda serie di performance dedicate al tema dell’ Amore con Night (2019), seguita da Told by my Mother (2021), The Love Behind My Eyes (Premio ZKB Patronage al Festival di Zurigo Spektakel nel 2022) e conclusa con Iza Hawa” (2023). Le performance di Ali Chahrour, che combinano poesia lirica e corpi intrecciati, sono state presentate al Festival di Avignone nel 2016, 2018 e 2022 e in molti altri festival in tutto il mondo. Attualmente sta preparando una nuova trilogia sul tema della Paura.
IG @alicharour1

14 marzo
ore 18.00
Galleria Triennale Milano
Silvia Rampelli IT
L’avvenire

ideazione e regia: Silvia Rampelli / danza: Alessandra Cristiani, Eleonora Chiocchini, Valerio Sirna, Stefania Tansini / luce: Gianni Staropoli / produzione: TIR Danza / con il sostegno di: Fondazione Armunia / Festival Inequilibrio / residenza artistica nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo / residenza artistica: spazioK.Kinkaleri – Centro di Residenza Regionale, Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza / ringraziamenti: Societas Teatro Comandini / allestimento site specific per Triennale Milano
durata: 60’

Figura centrale della ricerca performativa italiana e fondatrice della compagnia Habillé d’eau, Silvia Rampelli lavora da più di vent’anni sulla presenza come atto percettivo: ciò che emerge nel momento stesso in cui accade, si modifica e si sottrae, restando in quella soglia fragile dove l’apparizione lascia un’impronta prima di svanire. In L’avvenire, quattro danzatori costruiscono un paesaggio fatto di micro-azioni: camminate lente, posture che si sospendono, apparizioni minime che cambiano lo spazio senza mai affermarsi davvero. Luce, silenzio e distanza diventano materia che respira e che, a tratti, sembra trattenere qualcosa prima di lasciarlo andare. La scena è una soglia: quello che accade dipende dal modo in cui lo si guarda, da quanto si riesce a restare. Da quasi trent’anni Habillé d’eau porta avanti uno dei progetti di ricerca più radicali e coerenti della scena contemporanea, un laboratorio sul quasi-invisibile e sul tempo dell’apparizione.

Dopo la laurea in Filosofia, Silvia Rampelli focalizza la riflessione sulla natura dell’atto, sulla centralità della dimensione percettiva nella pratica scenica e nei processi esperienziali trasformativi. Attiva nella creazione e in ambito teorico e formativo, nel 2002 fonda Habillé d’eau, progetto di ricerca performativa indipendente, del quale sono parte oggi: Alessandra Cristiani, Eleonora Chiocchini, Valerio Sirna, Stefania Tansini, Gianni Staropoli alla luce. Con Habillé d’eau è stata prodotta, tra l’altro, da La Biennale di Venezia – Festival Internazionale del Teatro, dal Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera e invitata nei principali festival nazionali. Parallelamente alla ricerca scenica, propone seminari di studio e discorsi pubblici: per Triennale Milano ha co-curato il ciclo di progetti formativi di Romeo Castellucci – Nascondere (2021), La quinta parete (2022) e Il passo (2023) e La Visita (2024) –, ma ha lavorato anche con la Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro in Emilia Romagna per Teatro ERT / Teatro Nazionale e con la Scuola Cònia, Istituto di Ricerca di Arte Applicata della Socìetas. Svolge inoltre docenze per l’alta formazione (Università Iuav di Venezia, Sapienza Università di Roma, Università Roma Tre) e sviluppa progetti, interventi e pratiche in contesti di fragilità. Numerosi sono i testi critici dedicati e i riconoscimenti ricevuti, tra i quali il Premio Ubu 2018 per il migliore spettacolo di danza.

 

14 – 15 marzo
sabato ore 19.30
domenica ore 16.00
Triennale Milano Teatro
Benjamin Kahn FR
The Blue Hour

concept, direzione artistica: Benjamin Kahn / performance: Théo Aucremanne / drammaturgia: Youness Anzane / progettazione luci: Jan Fedinger / sound design: Gagi Petrovic / tecnico del suono: Sammy Bichon / tecnico luci: Neills Doucet / produzione esecutiva: Actoral Marseille / touring, sviluppo: Sandrine Barrasso / coproduzione e residenze: KLAP Maison pour la danse, Festival de Marseille, Les Halles de Schaerbeek / ringraziamenti a: Studio Thor, con il supporto della Compagnie Thor / Thierry Smits, Les Halles de Schaerbeek, Louis Daurat e Léonard Degoulet
durata: 60’

The Blue Hour è parte di una trilogia di assoli creati dal danzatore e coreografo Benjamin Kahn, protagonista assoluto della scena francese che guarda alla danza e alla coreografia come potenti strumenti politici. In contrappunto ai due assoli precedenti, dedicati ciascuno ai performer Cherish Menzo e Sati Veyrunes, The Blue Hour è un ritratto del giovane danzatore Théo Aucremanne. La blue hour – l’ora blu, o crepuscolo – è quel momento di sospensione tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, che diventa metafora del contemporaneo: i nostri occhi, ancora arrossati dalla stanchezza di un presente sospeso tra crisi ecologiche, emergenze politiche e sociali, faticano ad accogliere il bagliore di un futuro possibile. Théo Aucremanne si insinua in questa crepa nel tempo profonda e silenziosa, riempiendola con la sostanza della sua danza: in un continuo processo di costruzione e decostruzione, ci accompagna, ancora addormentati e vulnerabili, all’alba di un nuovo risveglio. Qui non c’è paura né lotta, ma un’attesa piena di speranza in nuove possibilità, preghiere e giorni più luminosi.

Benjamin Kahn è un ballerino e coreografo francese di base a Bruxelles. Ha studiato drammaturgia e teatro all’Università di Aix en Provence e al Conservatorio di Rennes, e si è laureato all’ESAC (École Supérieure des Arts du Cirque) in Belgio. Dopo gli studi, ha lavorato con coreografi come Philippe Saire, Benjamin Vandewalles, Nicole Beutler, Ben Riepe, Frédéric Flamand, Maud Le Pladec, Egle Budvytyte e Alessandro Sciaronni. È anche osservatore esterno e drammaturgo per altri progetti (Cuir di Cie Un loup pour l’homme e Darkmatter di Cherish Menzo tra gli altri) e insegna danza al CNAC (Centre national des arts du cirque) in Francia, all’ESAC e in diversi Conservatori. Dal 2019 ha creato i propri progetti. Considerando la danza e la coreografia come potenti strumenti politici, è particolarmente interessato a costruire e decostruire il modo in cui vediamo i corpi individuali e collettivi. Attingendo alla sua formazione interdisciplinare e alla ricchezza dei suoi incontri in studio con performer singolari, crea opere che combinano testi, una scrittura coreografica precisa e potenti paesaggi sonori e luminosi per interrogarsi sulle questioni della società. Tra il 2019 e il 2023 ha realizzeto la trilogia di assoli Sorry, But I Feel Slightly Disidentified…, Bless the Sound that Saved a Witch like me e The Blue Hour, che mettono in discussione le proiezioni sui corpi, lo sguardo e il legame tra l’intimo e il collettivo.
ciebenjaminkahn.wixsite.com

15 e 22 marzo
ore 18.00 e ore 21.00
Galleria Triennale Milano
Ontroerend Goed BE
Handle With Care

concept e creazione: Alexander Devriendt, Karolien De Bleser, Samir Veen, Leonore Spee, Charlotte De Bruyne / design: Nick Mattan & Edouard Devriendt / voci: Silvio Vovk (HR), Jong Wook Yang (KR), Gina Beuk (DE), Karolien De Bleser, Leonore Spee, Samir Veen, Charlotte De Bruyne, Aurélie Lannoy, Alexander Devriendt, e altri / traduzione: Martine Bom (FR), Aurélie Lannoy (FR), Samir Veen (EN), Tiffer Hutchings (editor EN), Lore Meesters (DE), Hong Zhan (CN), Tai Yin Chang (CN), Mima Simić (HR), Dayoung Jeong (KR), Andrea Romano (IT), e altri / team di produzione: Leda Decleyre, Lynn Van den Bergh, Willie-Marie Hermans & Hannes Pieters / allestimento: Jana Vos, Emma Verhaegen, Roos-Marie De Schryver, Juta Donckers / fotografia: Ans Brys & Joëlle Desmet / video: Aaron Denolf / produzione: Ontroerend Goed / coproduzione: NTGent (BE), Stadttheater Schaffhausen (CH), Melbourne Fringe (AU), Theatre Royal Plymouth (UK), Take Me Somewhere, Glasgow (UK), CCAM Scène Nationale de Vandœuvre-lès-Nancy (FR), IDFA, Amsterdam (NL), De Brakke Grond, Amsterdam (NL), YOUNG Theatre, Shanghai (CN), Hexagone Scène Nationale, Meylan (FR), MAIF Social Club – Biennale Némo, Parigi (FR), La Comédie de Clermont-Ferrand (FR), Lowry, Salford (UK), Scène Nationale Carré-Colonnes, Saint-Médard-en-Jalles (FR), Theater RAMPE, Stoccarda (DE), The Zoom Arts Center, Seoul (KR), Hong Kong Arts Festival (HK), Cambridge Junction (UK), Teatro Nazionale Croato di Zagabria (HR), La Mouche, Saint-Genis-Laval (FR), Sapienza CREA, Nuovo Teatro Ateneo, Roma (IT), Gothenburg English Studio Theatre (SE), Perpodium, Anversa (BE) / con il supporto di: la Comunità fiamminga, la città di Gand, le misure Tax Shelter del governo federale belga e Cronos Invest / un grande ringraziamento a: Angelo Tijssens, Wouter Lambrechts, zwartopwit, Speelkaartenmuseum / Rock Paper Pencil, Turnhout
durata: 60’ – 90’

Ci è stata spedita una scatola. Sembra fragile. Dentro ci sono istruzioni e oggetti. Su un palco privo di attori e tecnici, il pubblico prende posto, apre la scatola e inizia l’esperienza.
In Handle With Care, Ontroerend Goed riduce il teatro all’essenziale e lo consegna al pubblico, che diventa motore dell’azione: leggere istruzioni, scegliere, coordinarsi, reagire, costruire insieme una sequenza di gesti e decisioni che cambia a ogni replica. Ogni gruppo di spettatori produce una versione diversa, irripetibile, attraversando momenti di gioco, collaborazione e sorpresa.

Fondata a Gand, la compagnia belga Ontroerend Goed attraverso i suoi lavori innovativi invita il pubblico non solo a guardare ma a diventare parte attiva del processo creativo. Handle With Care è un’esperienza partecipativa unica, che sposta il centro della scena dal palco al gruppo che la costruisce, momento dopo momento.

Ontroerend Goed (gioco di parole, traducibile approssimativamente come “Tenuta del sentire”) realizza opere autoprodotte radicate nel qui e ora, invitando il pubblico non solo a osservare, ma spesso anche a prendere parte alla rappresentazione, offrendo un’esperienza immersiva e profonda. Che si tratti di recitare al contrario, trasformare gli spettatori in elettori che eliminano gli attori, guidare sconosciuti attraverso un labirinto di specchi o mettere il pubblico al comando del sistema finanziario, la compagnia belga ha fatto della sua imprevedibilità nei contenuti e nelle forme il proprio marchio di fabbrica, che gli è valso un grande successo di pubblico e critica a livello globale (esistono versioni degli spettacoli in russo, mandarino, cantonese e kazako). Con Alexander Devriendt come guida e direttore artistico, ha fatto il suo debutto sulla scena internazionale nel 2007 con The Smile Off Your Face, spettacolo one-to-one in cui il pubblico viene legato a una sedia a rotelle e poi bendato, mentre è divenuta celebre con il folgorante Once and for All We’re Gonna Tell You Who We Are So Shut Up And Listen (2008), prima coproduzione del gruppo, interpretata esclusivamente da attori teenager, che si è aggiudicata ben tre premi al Fringe Festival di Edimburgo (tra i quali il Fringe Firsts e l’ambitissimo Total Theatre Award). Negli ultimi 15 anni, Ontroerend Goed ha girato il mondo con A History Of Everything (2012), Fight Night (2013), World Without Us (2016), Are we not drawn onward to new erA (2019), presentato nel 2021 a Triennale Milano Teatro in apertura della quarta edizione di FOG, Funeral (2023) e Thanks for Being Here (2024).
ontroerendgoed.be

17 – 18 marzo
martedì ore 18.30, 19.30
mercoledì ore 18.30, 19.30, 21.00
Galleria Triennale Milano
De Utvalgte NO
Homage au pair

regia: Kari Holtan / attori: Durga Bishwokarma, Juliana Venter, Rolf Erik Nystrøm, Torbjørn Davidsen / videodesign: Boya Bøckman / foto e montaggio: Boya Bøckman, Marius Mathisrud, Kari Holtan / ricerca: De Utvalgte / produzione: Anne Holtan / testo: sviluppato da De Utvalgte e dagli attori / musica: Varkore di Juliana Venter e Rolf Erik Nystrøm, basata su tre poesie di Wopko Jensma e su diverse opere autoprodotte, uno dei film presenta anche una colonna sonora di 3 Øre
durata: 45′

prima italiana

Uno spazio domestico ricostruito attraverso una combinazione di video, realtà virtuale e musica contemporanea introduce lo spettatore nelle routine di chi vive ai margini del privilegio. Con Homage Au Pair, la compagnia norvegese De Utvalgte, nota per intrecciare media digitali, assurdo e critica sociale, affronta un sistema molto diffuso nei Paesi scandinavi, dove lo scambio “alla pari” spesso maschera forme di dipendenza economica e affettiva.

Creata in collaborazione con l’attrice Durga Bishwokarma, la cantante/compositrice e attrice Juliana Venter, il sassofonista e compositore Rolf Erik Nystrøm e il direttore della fotografia Marius Mathisrud,

Homage Au Pair ci fa entrare nelle vite di tre famiglie: le loro case trasudano denaro, cultura e “buon gusto”, ma ogni coppia si comporta in modo maldestro con la “propria” ragazza alla pari affrontando in modo differente l’inevitabile caos generato dal nuovo status sociale acquisito. In questo dispositivo ibrido, lo spettatore attraversa sguardi e distanze diverse, mentre la performance porta alla luce ciò che solitamente resta fuori campo.

De Utvalgte è una compagnia di arti performative fondata a Oslo nel 1994 dopo che il cast originale del gruppo aveva completato la propria formazione presso la Nordic Theatre School in Danimarca. Oggi i membri principali della compagnia sono la regista Kari Holtan, la video designer e responsabile tecnico Boya Bøckman, l’attore Torbjørn Davidsen e la drammaturga e produttrice Anne Holtan.
De Utvalgte lavora in modo cross-estetico con il teatro contemporaneo sperimentale. Le loro performance oscillano tra teatro, arti visive e performance, e tra teatro di finzione e teatro verbatim. Nella loro indagine artistica sugli aspetti tragici e comici della condizione umana, De Utvalgte adottano un approccio critico e curioso verso la realtà sociale e politica.
Il lavoro d’ensemble è alla base della compagnia, e ogni produzione è il risultato della collaborazione tra De Utvalgte, altri artisti, professionisti ed esperti del contemporaneo.

Tra le sue produzioni di maggior successo ricordiamo Erosion (1995), Under the electric sun (1998), Bang Bang Club (2005), The Dream (2010), Begininnings (2016), la serie di sei performance The Ship (2017-2019), Five plays of death (2020) e The Fire (2022).
deutvalgte.no

18 marzo
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Agrupación Señor Serrano ES
Historia del amor

uno spettacolo di Agrupación Señor Serrano / regia e drammaturgia: Àlex Serrano, Pau Palacios / consulenza teorica: Clara Serra / assistente alla regia e la drammaturgia: Cristina Cubells / performer: Anna Pérez Moya / voce fuori campo: Simone Milsdochter / scenografia: Max Glaenzel / musica: Roger Costa / oggetti: Celina Chavat / design delle luci: Víctor Longás / costumi: Joan Ros / movimento: Anna Pérez Moya / programmazione video: David Muñiz / video: Boris Ramírez / assistente alla scenografia: Sara Leme / coordinamento della produzione: Barbara Bloin / produzione esecutiva: Paula S. Viteri / management: Art Republic / una produzione di Agrupación Señor Serrano, GREC Festival de Barcelona, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, TPE – Teatro Piemonte Europa / Festival del Colline Torinesi, Teatro Nazionale di Genova, La Piccionaia s.c.s., Grand Theatre Groningen, Departament de cultura de la Generalitat / con il sostegno di: Teatro Calderón Valladolid / Meet You, Nave 10 Matadero, Teatro Principal de Inca, Teatro Libre, Fabra i Coats Creation Factory di Barcellona, Culture Moves Europe (Unione Europea e Goethe-Institut)

durata: 80’

Quando è nato l’amore? In una scena sospesa tra un archivio, un laboratorio e una discarica, un’unica attrice manipola e disseziona oggetti, resti e rifiuti di millenni di relazioni amorose. Tra video in live streaming, performance e teatro fisico, il nuovo spettacolo della pluripremiata compagnia catalana Agrupación Señor Serrano indaga le origini e le forme dell’amore, alternando prospettive storiche a vissuti personali (o forse universali). Historia del amor guarda al mito di El Dorado: la promessa di una città d’oro, nascosta nella giungla, a cui nessuno è mai riuscito ad arrivare. Un’idea, quella dell’amore, che pur trasformandosi nei secoli, è rimasta al centro della nostra esistenza.

Fondata da Àlex Serrano a Barcellona nel 2006, Agrupación Señor Serrano è una compagnia teatrale che produce i propri spettacoli basandosi su materiali tratti dalla realtà contemporanea. Utilizza mezzi tecnici tra i più innovativi e strumenti tradizionali per ridisegnare costantemente i confini del proprio teatro. Si avvale di numerose collaborazioni artistiche e coniuga nelle sue produzioni teatro, performance, video in presa diretta, suono, modellini in scala, per mettere in scena storie capaci di raccontare le contraddizioni dell’esperienza umana contemporanea. Una Isla (2023), presentato a FOG nel 2024, Kingdom (2019), presentato nella seconda edizione di FOG, Birdie (2016) e A House in Asia (2014) – presentati rispettivamente all’interno della stagione 2017 e di quella 2017/2018 di Triennale Milano Teatro, BBBB (2012), Katastrophe (2011) sono tra i lavori più recenti della compagnia. Oltre al Leone d’Argento alla Biennale di Venezia (2015), la compagnia ha anche ricevuto altri riconoscimenti, come il Premio Ciutat de Barcelona de Teatre 2017 e il Premi FAD Sebastià Gasch d’Arts Parateatrals 2016. Oggi il nucleo del gruppo è composto da Àlex Serrano, Pau Palacios e Barbara Bloin. Nel 2023 hanno presentato alla sesta edizione di FOG Prometeo, prima parte del progetto Olympus Kids, dedicato esclusivamente a bambine e bambini tra i 6 e gli 11 anni.
srserrano.com


21 marzo
ore 18.00
Galleria Triennale Milano
Matteo Sedda IT
FUCK ME BLIND

idea e regia: Matteo Sedda / coreografia e performance: Marco Labellarte, Matteo Sedda / suono: Gio Megrelishvili / drammaturgia e disegno luci: Margherita Scalise / mentorship: Igor Urzelai Hernando, Moreno Solinas / produzione: Fuorimargine – Centro di Produzione di danza e arti performative (IT) / produzione delegata: la Balsamine (BE) / coproduzione: Théâtre de Vanves (FR), la Balsamine (BE) / residenze: S’ALA – spazio per artist* (IT), con il supporto di Ad Lib – Residenze Belgio LIBITUM (BE), Destelheide (BE), Residenza presso lo Studio Thor con il supporto della compagnia Thor / Thierry Smits (BE), Festival Pedra Dura (PT), Bora Bora (DK), BAMP (BE) / ringraziamenti: FESTIVAL + DE GENRES (FR), Aids, archives, and arts assemblies in Belgium (BE), oester (BE), LILA Cagliari (IT) e Benoit Van Aken / Matteo Sedda è accompagnato da Grand Studio (FR) / progetto vincitore di DNAppunticoreografici promosso e sostenuto in collaborazione tra Fondazione Romaeuropa (IT), Gender Bender Festival (IT), Triennale Milano Teatro (IT), Centro Nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni (IT), Operaestate Festival/Centro per la scena contemporanea del Comune di Bassano del Grappa (IT), L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino (IT)
durata: 40’

Matteo Sedda, vincitore di DNAppunti Coreografici, porta in scena FUCK ME BLIND, un duo coreografico ispirato a Blue, l’ultimo film autobiografico di Derek Jarman, girato poco prima della morte del regista a causa di complicanze legate all’AIDS. L’International Klein Blue, colore simbolo per Jarman e unica immagine del film, diventa il punto di partenza per una ricerca fisica e sensoriale sul corpo, costantemente in rotazione, proiettato verso l’infinito. Seguendo il linguaggio non narrativo del film, FUCK ME BLIND crea un’esperienza ipnotica, immersa in un paesaggio visivo di forte carica emotiva e simbolica, in cui i performer condividono un unico punto di gravità. In un dialogo fluido tra tensione e abbandono, Eros e Thanatos, i due danzatori si sfiorano, si rincorrono, si trasformano, in un equilibrio fragile e misterioso, fino a evocare una nuova danza homo-folk.

Matteo Sedda è un coreografo, danzatore e attivista di origine sarda. Collabora come freelance per diversi artisti, tra cui Jan Fabre, Enzo Cosimi, Aïda Gabriëls, Igor x Moreno. Dal 2018 porta avanti una ricerca coreografica profondamente segnata dalla sua esperienza con l’HIV. Esplorando il desiderio e la vulnerabilità, mira a creare nuove rappresentazioni dell’AIDS che rinnovino il dialogo tra memoria storica e rielaborazione artistica. Nel suo primo assolo, POZ! il suo coming out come persona che vive con HIV è diventato al contempo un manifesto politico e artistico. Vincitore di DNAppunti Coreografici 2024, FUCK ME BLIND ha debuttato il 19 ottobre a Romaeuropa festival.
matteosedda.com

21 – 22 marzo
sabato ore 19.30
domenica ore 16.00
Triennale Milano Teatro
Marcos Morau/La Veronal ES
La mort i la primavera

di: La Veronal / concept e direzione artistica: Marcos Morau / direzione di produzione: Juanma G. Galindo / coreografia: Marcos Morau in collaborazione con i performer / performer: Maria Arnal, Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Shay Partush, Núria Navarra, Jon López, Valentin Goniot, Ignacio Fizona Camargo, Fabio Calvisi / consulenti artistici e drammaturgici: Roberto Fratini, Carmina S. Belda / assistente alla regia: Mònica Almirall / assistente coreografico: Shay Partush / direzione tecnica e progettazione luci: Bernat Jansà / stage management, scenografia e effetti speciali: David Pascual / sound design: Uriel Ireland / musica originale: Maria Arnal / scenografia: Max Glaenzel / costumi: Sílvia Delagneau / produzione e logistica: Cristina Goñi Adot, Àngela Boix / assistente luci: Víctor Cuenca / assistente tecnico e macchinista: Mirko Zeni / una produzione di: La Veronal, Teatre Nacional de Catalunya, Biennale Danza di Venezia 2025, Centro Danza Matadero de Madrid / con il supporto di: INAEM – Ministerio de Cultura de España e ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya / La Mort i la Primavera è una coproduzione di La Veronal e Teatre Nacional de Catalunya in collaborazione con La Biennale di Venezia e Centro Danza Matadero Madrid / con il supporto di: INAEM – Ministerio de Cultura de España, ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya
durata: 75’

Marcos Morau, artista associato di Triennale Milano Teatro, e la sua compagnia di danza La Veronal, tra le più acclamate del panorama internazionale, presentano lo spettacolo La mort i la primavera, basato sul romanzo omonimo dell’autrice catalana Mercè Rodoreda. Una fiaba crudele e visionaria, oscura ed enigmatica, ambientata in paese fantastico in cui La Veronal si immerge per costruire un’opera radicalmente attuale. La mort i la primavera è un’allegoria della libertà creativa e della capacità dell’arte di affrontare l’angoscia del ciclo creazione-distruzione. Sul palcoscenico prende vita un universo sospeso fra la dimensione spirituale e quella animale, che pulsa di tristezza, rabbia e resistenza, in un viaggio tra illusioni del passato, eco nel presente e lotta per un futuro sempre più difficile da immaginare.

Formatosi tra Barcellona e New York in fotografia, coreografia e teatro, Marcos Morau (1982) costruisce mondi e paesaggi immaginari dove immagine, testo, movimento, musica e spazio costituiscono un universo unico che si nutre costantemente di cinema, fotografia e letteratura. Dal 2004 Marcos dirige La Veronal, compagnia presente nei teatri e nei festival di più di trenta paesi: Théâtre National de Chaillot di Parigi, Biennale di Venezia, Festival d’Avignon, Tanz Im August di Berlino, Romaeuropa festival, Oriente Occidente, SIDance Seoul, Sadler’s Wells a Londra, Danse Danse Montréal, tra molti altri. Oltre al suo lavoro con La Veronal, Marcos Morau è artista ospite internazionale in diverse compagnie e teatri dove sviluppa nuove creazioni, sempre a metà tra arti dello spettacolo e danza: il Nederlands Dans Theatre, il Balletto dell’Opera di Lione, Les Grands Ballets Canadiens, il Balletto Reale Danese e il Balletto Reale delle Fiandre, tra gli altri. Il più giovane creatore ad ottenere il Premio Nacional de Danza, massimo riconoscimento del settore in Spagna, ha vinto numerosi premi in concorsi coreografici internazionali (Hannover, Copenaghen, Madrid, ecc.) e premi della Critica. Il futuro di Morau e La Veronal persegue la ricerca di nuovi formati e linguaggi in cui opera, danza e teatro fisico dialogano più che mai, cercando nuove modalità di esprimersi e comunicare nel nostro tempo presente, sempre turbolento e mutevole. Dal 2023 è artista associato dello Staatsballett Berlin, compagnia legata alla Deutsche Oper, alla Komische Oper e alla Staatsoper Unter den Linden. Nominato Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere nel 2023 dal Ministero della Cultura francese, e selezionato come miglior coreografo dell’anno dall’autorevole rivista tedesca Tanz, Morau è Artista Associato di Triennale Milano Teatro per il triennio 2025-2027. Ha preso parte con La Veronal alle ultime edizioni di FOG con Pasionaria (2022), Sonoma (2023) e Firmamento (2024). Ha inaugurato a ottobre la Stagione 2024 con la versione site specific di TOTENTANZ Morgen ist die frage, presentata successivamente in versione da palco nel 2025 all’interno dell’ottava edizione di FOG.
laveronal.com

24 – 25 marzo
martedì ore19.30
mercoledì ore 21.00
Galleria Triennale Milano
Marco Berrettini CH/IT
Jiddu

coreografia: Marco Berrettini in collaborazione con gli interpreti / interpreti: Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard, Emma Terno / proiezioni video prodotte da: Annapurna Laporte / costumi: Séverine Besson / luci: Fadri Pinosch / musiche: William S. Fisher, Johann Sebastian Bach, Steve Reich, Flash and the Pan, Bernard Herrmann, Pink Floyd, Brad Mehldau, Moondog, Alice Coltrane, Daft Punk, Nick Drake / direttrice di produzione: Régine Auer / distribuzione: Alessandra Simeoni / ringraziamenti: Andrzej Mikołaj Szadejko, Goldberg Baroque Ensemble e Philipp Ritter per le traduzioni in bavarese / coproduzione: CCN La Rochelle Milleplateaux (F), Théâtre de l’Orangerie (CH) / soutiens: Loterie Romande, Fondation Ernst Göhner
durata: 70’

prima italiana

Il coreografo italo-tedesco Marco Berrettini con i suoi lavori, presentati nei più importanti festival e teatri internazionali, ha saputo ridefinire i codici della danza. La sua ultima creazione racconta la storia di una compagnia di danza popolare bavarese che, in mancanza di successo, decide di diversificare e diventare “globale”. A poco a poco, inizia così a prendere in prestito passi di danza da paesi e culture diverse. Ma questo cambiamento artistico non è ben vissuto da tutti i ballerini. Sul palco, danze cecene, indonesiane, italiane, greche e anglosassoni si mescolano in un vortice di contaminazioni sempre più contraddittorio e carico di tensione, fino all’interruzione del ballo. A partire dalla rappresentazione del cerchio, figura universale che – dal gioco alla danza, fino al rituale – sembra poter cancellare differenze economiche e identitarie, Jiddu esplora il senso profondo della collettività e della comunità.

Danzatore e coreografo, Marco Berrettini è nato nel 1963 ad Aschaffenburg, in Germania. Il suo interesse per la danza è iniziato in una discoteca: nel 1978 vinse il campionato tedesco di disco dance, e da questa esperienza inizia a frequentare lezioni di danza jazz, moderna e classica. A 17 anni comincia la sua formazione professionale come ballerino, prima alla London School of Contemporary Dance, poi diplomandosi alla Folkwangschulen Essen, sotto la direzione di Hans Züllig e Pina Bausch. Lì sviluppa il suo interesse per il Tanztheater e la coreografia. Nel 1988 si trasferisce in Francia per lavorare con il coreografo Georges Appaix e allo stesso tempo inizia a creare i suoi primi lavori. Nel 1999 il Kampnagel di Amburgo ha prodotto il suo spettacolo MULTI(S)ME. Da allora Marco Berrettini ha prodotto con la sua compagnia *Melk Prod una trentina di spettacoli. Il suo Sturmwetter prépare l’An d’Emil vince il premio ZKB al Theaterspektakel di Zurigo. Dal 2004 ha creato, tra gli altri, No Paraderan, *Melk Prod. va a New Orleans (2007), i quattro lavori del ciclo iFeel (2009-2017) e My soul is my Visa (2018). My Epifunny (2022). L’attività di Marco Berrettini spazia dalla performance in spazi museali alla collaborazione con registi cinematografici, alle installazioni in collaborazione con artisti visivi.
melkprod.com

25 marzo
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Daniele Ninarello IT
RISE

ideazione e coreografia: Daniele Ninarello / danza: Marina Bertoni, Vera Borghini, Erica Bravini, Nicola Simone Cisternino, Pietro C. Milani / musiche originali composte ed eseguite dal vivo: Dan Kinzelman / assistente alla creazione: Elena Giannotti / disegno luci e scena: Marco Santambrogio / tecnica: Lucia Ferrero / produzione: CODEDUOMO ETS (2025) / in coproduzione con progetto RING (Festival Aperto / Fondazione I Teatri Reggio Emilia – Bolzano Danza / Tanz Bozen – FOG Triennale Milano Performing Arts – Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) e IRA Platform / con il supporto di: Primavera dei Teatri, MAB - Maison des Artistes de Bard, K3- Centre for Choreography | Tanzplan Hamburg e IIC di Amburgo in collaborazione con NID Platform / e di Grand Studio di Bruxelles, nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore, Centro di residenza per la danza / Fondazione Piemonte dal Vivo / con il sostegno di: MIC Ministero della Cultura
durata: 45’

Lunghi nastri d’argento sospesi dall’alto segmentano la scena, creando soglie da attraversare. In questo spazio cinque interpreti costruiscono una danza fatta di gesti elementari – come cullare, spingere, sostenere o slanciarsi – che, ripetuti e condivisi, trasformano il gruppo di danzatori in un organismo in movimento. Il paesaggio sonoro creato dal vivo da Dan Kinzelman, innescato dal suo sax insieme a synth e field recordings, si genera dal respiro e da azioni tattili, non accompagna ma orienta fisicamente i corpi, li spinge a cercarsi e a trovare un accordo comune. Il coreografo Daniele Ninarello lavora sul corpo come luogo di relazione. In RISE indaga come un “noi” possa apparire nella distanza tra due gesti, nel peso condiviso di un appoggio, in un ritmo che passa da un corpo all’altro.

Formatosi alla Rotterdam Dance Academy, Daniele Ninarello è stato interprete per svariati coreografi di rilievo internazionale tra cui Bruno Listopad, Barbara Altissimo, Meekers Uitgesprokendans, Virgilio Sieni, Sidi Larbi Cherkaoui. Ha danzato al fianco di musicisti e compositori tra cui Kai Gleusteen, Ezio Bosso, Francesco Romano, Xenia Ensemble, Adriano De Micco. Con la cantautrice Cristina Donà ha dato vita nel 2021 al progetto interdisciplinare Perpendicolare che intreccia musica, canto e danza, presentato in molti festival e teatri Italiani. È stato artista associato del Centro di Residenza per la Danza -Lavanderia a Vapore di Collegno nel triennio 2018-2020. Tra le produzioni si ricordano Rock Rose Wow (2013), vincitrice di Movin’Up, Bando Teatri del Tempo Presente; KUDOKU, che dopo il debutto a Biennale Danza 2017 viene selezionato per il prestigioso progetto internazionale AEROWAVES TWENTY 17, NID Platform 2017 e per i Rencontres Choreographiques di Seine Saint Denis; Pastorale, selezionato per l’azione Residance XL della Rete Anticorpi, presentato al Théatre de la Ville di Parigi nel 2024 e Healing together (2023).In qualità di coreografo, Ninarello è stato invitato a creare, tra gli altri, per la compagnia EgriBianco Danza diretta da Raphael Bianco; per la MM Contemporary Dance Company di Reggio Emilia, diretta da Michele Merola; per gli studenti del terzo anno di Modern Dance Theatre della University of the Arts di Amsterdam; per il progetto europeo Performing Gender Dancing in your shoes su invito di Gender Bender, Bologna; per il Teatro Sperimentale di Tirana, in collaborazione con l’IIC di Tirana. Con l’Associazione CodedUomo, fondata nel 2013, dà vita, accanto alle proprie produzioni, a progetti di formazione orientati a professionisti, dilettanti, comunità territoriali, giovani e adolescenti.
danieleninarello.it

26 marzo
ore 19.30
Teatro Filodrammatici di Milano
Sentieri Selvaggi IT
Femenine di Julius Eastman

titolo: Femenine / compositore: Julius Eastman / arrangiamento: Carlo Boccadoro / ensemble: Sentieri selvaggi / Paola Angela Fre: flauto / Mirco Ghirardini: clarinetto / Piercarlo Sacco: violino / Aya Shimura: violoncello / Andrea Rebaudengo: pianoforte / Andrea Dulbecco: vibrafono / in collaborazione con: Teatro Filodrammatrici di Milano
durata: 65’

Femenine è una delle opere più emblematiche di Julius Eastman, compositore, pianista e performer afroamericano e omosessuale, tra le figure più radicali della scena sperimentale degli anni Settanta. Il brano nasce durante la collaborazione con il S.E.M. Ensemble, contesto in cui Eastman affinò un linguaggio personale, basato su improvvisazione e minimalismo espanso. La partitura è deliberatamente incompleta e non definitiva: come in molte sue opere, il materiale scritto è un avvio, non una prescrizione. Femenine combina strutture semplici con un’ampia libertà esecutiva, lasciando ai musicisti decisioni cruciali d’interpretazione. La scarsità di indicazioni è intenzionale: Eastman invita a usare intuizione, creatività e una relazione fisica con il suono. Il pezzo esiste davvero solo nell’esecuzione, ogni volta diverso eppure sempre fedele alla sua poetica.

Sentieri selvaggi nasce nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. L’ensemble stringe nel corso degli anni collaborazioni con i più importanti compositori della scena internazionale, comeDavid Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe, Fabio Vacchi, che scrivono partiture per l’ensemble o gli affidano le prime italiane dei loro lavori. Accanto a loro il gruppo promuove e diffonde una nuova generazione di compositori italiani quali Francesco Antonioni, Silvia Colasanti, Giovanni Mancuso, Mauro Montalbetti. Dal 1998 è regolarmente ospite delle più prestigiose stagioni musicali italiane, dei maggiori eventi culturali del nostro paese (Festival della Letteratura di Mantova, RomaEuropaFestival, Festival della Scienza di Genova, Festival MiTo) e di importanti festival internazionali (Bang on a Can Marathon di New York, SKIF Festival di San Pietroburgo, Sacrum Profanum di Cracovia). Il catalogo di produzioni editoriali e discografiche del gruppo conta numerosi titoli realizzati per Deutsche Grammophon, Einaudi, RaiTrade, MN Records, Velut Luna (Premio Tenco 2008 con Il Cantante al Microfono), Sensible Records e Cantaloupe Music, per la quale ha realizzato quattro cd, l’ultimo dei quali, Zingiber, è dedicato alla nuova creatività musicale italiana. Capitolo importante nel lavoro di Sentieri selvaggi sono le produzioni di teatro musicale, con allestimenti quali L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Michael Nyman e The Sound of a Voice di Philip Glass, che coinvolgono un pubblico ancora più vasto. sentieriselvaggi.org
28 – 29 marzo
ore 18.00 e ore 21.00
Sala degli Artisti
Tara Manić SR
How I Learned To Drive

testo: Paula Vogel / regia: Tara Manić / traduzione: Ivana Đurić Paunović / adattamento del testo: Vuk Bošković / cast: Svetozar Cvetković e Marta Bogosavljević / scenografia e costumi: Zorana Petrov / musica: Vladimir Pejković / progettazione luci: Nemanja Calić e Zorana Petrov / relazioni pubbliche: Slavica Pešić / produzione foto e video: Marko Stojanović / poster: Marko Stojanović / assistenti tecnici: Nemanja Calić, Bojan Durutović / produzione esecutiva: Selena Pleskonjić e Aleksandra Lozanović / produzione: Heartefact, marzo 2024 / prima: 17 marzo 2024, Heartefact House, Bulevar Despota Stefana 7
durata: 80’

prima italiana

Scritto nel 1997, il celebre testo drammaturgico di Paula Vogel, vincitrice del premio Pulitzer e da molti indicato come Lolita scritto da una prospettiva femminile, torna oggi con una nuova urgenza: How I Learned to Drive mostra come la violenza nelle relazioni affettive non irrompe all’improvviso, ma si costruisce nel tempo, nelle zone grigie di fiducia, tenerezza e manipolazione.

La regia di Tara Manić, figura emergente della scena teatrale serba, porta questa complessità in uno spazio intimo, dove la vicinanza fisica tra attori e pubblico rende palpabile la quotidianità e l’ambivalenza del legame tra la protagonista e suo zio. Con un approccio minimalista, che evita la visualizzazione e affida molto allo spettatore, gli attori Marta Bogosavljević e Svetozar Cvetković attraversano affetto, autorità, confusione e danno senza scorciatoie emotive. Il lavoro costringe a riflettere su ciò che ancora oggi resta difficile da nominare: la violenza che cresce nel tempo e gli interstizi sociali in cui pedofilia e misoginia possono insinuarsi.

La regista Tara Manić è nata nel 1994 a Belgrado. Si è laureata e ha conseguito il master presso il Dipartimento di Regia Teatrale e Radiofonica della Facoltà di Arti Drammatiche di Belgrado. Le produzioni di Tara sono state presentate in numerosi festival in Serbia e all’estero, vincendo numerosi premi, tra cui il Premio per la migliore opera teatrale del festival, il Premio per la migliore attrice e il Premio per il miglior attore al 16° Festival Internazionale degli Attori di Banja Luka nel 2024. È artista associata del centro culturale e di produzione teatrale Heartefact, organizzazione multidisciplinare con sede a Belgrado: con l’obiettivo di rafforzare il settore culturale indipendente, Heartefact si dedica a promuovere un ripensamento creativo, critico e responsabile delle questioni e dei fenomeni artistici, sociali e politici emergenti a livello nazionale, regionale ed europeo. Heartefact sostiene nuovi modelli di produzione, cooperazione regionale e forme alternative di istruzione e organizza forum in cui la realtà culturale e sociale viene messa in discussione in modo critico in modo che lo spazio culturale e pubblico per tutte le persone sia diversificato, arricchito, reso vivace e più tollerante nei confronti delle differenze.

28 – 29 marzo
ore 16.00 e ore 19.30
Galleria Triennale Milano
Motus IT
Frankenstein (History of Hate)

ideazione e regia: Daniela Nicolò & Enrico Casagrande / con: Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu, Enrico Casagrande / in video: Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou / drammaturgia: Daniela Nicolò / ricerca e collaborazione drammaturgica: Ilenia Caleo / riprese e montaggio video per la scena: Vladimir Bertozzi / ambienti sonori: Demetrio Cecchitelli / assistenti alla regia: Astrid Risberg e Juliann Louise Larsen / assistente al video: Isabella Marino / scena e costumi: Daniela Nicolò & Enrico Casagrande / direzione tecnica e fonica: Martina Ciavatta / disegno luci e video: Simona Gallo / tecnico video: Theo Longuemare / produzione: Francesca Raimondi ed Elena Marinelli / organizzazione e logistica: Shaila Chenet e Alessandro Patrini / promozione: Ilaria Depari e Beatrice Ottaviani / distribuzione internazionale: Lisa Gilardino / comunicazione: Dea Vodopi / ufficio stampa: UC studio / grafico: Federico Magli / una produzione: Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Snaporazverein (CH) e Romaeuropa Festival / residenze artistiche: ospitate da AMAT & Comune di Fabriano, Sardegna Teatro e IRA institute / contributo video: dal film documentario [ÒDIO] vincitore dell’ITALIAN COUNCIL 2024

Dopo Frankenstein (A Love Story), presentato a Triennale Milano Teatro nel 2023, la compagnia Motus torna a FOG con il movimento conclusivo del progetto dedicato al “mostro” nato dalla mente della giovanissima Mary Shelley. Questo nuovo capitolo è la storia d’odio e tenerezza radicale di una creatura esclusa dalla beatitudine apparente degli umani, che la rifiutano solo per il suo aspetto non conforme. In Frankenstein (History of Hate) i livelli narrativi si intrecciano con il contemporaneo: la creatura e il dottor Frankenstein si inseguono in un “film performato” estremo, drammatico e folle, ambientato fra ecomostri e spiagge accecate dal sole di un pianeta arido e apocalittico, negli ultimi giorni dell’umanità.

Motus nasce a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, producendo sin dalla fondazione spettacoli capaci di raccontare le più aspre contraddizioni del presente. Il lavoro della compagnia, fatto di teatro, performance e installazioni e accompagnato da un’intensa attività di seminari, viene presentato in Europa e in tutto il mondo. Nel 2020 i registi iniziano a lavorare al progetto Tutto Brucia, che, prendendo spunto da Le Troiane di Euripide, indaga la condizione di “fine” presente nella tragedia legata a doppio filo alla condizione del tempo presente segnato dalla pandemia e dal lutto. Da Tutto Brucia (presentato a Triennale Milano Teatro nella Stagione 2021) scaturiscono i due soli, You Were Nothing but Wind – focus con Silvia Calderoni sulla figura di Ecuba “cagna nera con gli occhi di fuoco” – e Of the nighitngale I envy the fate – affondo su Cassandra e sul suo divenire uccello, con Stefania Tansini (in prima milanese a FOG 2023). I registi della compagnia sono stati direttori artistici del pandemico cinquantenario di Santarcangelo Festival -progetto biennale in tre atti tra luglio 2020 e luglio 2021. Nel 2023 curano Supernova, prima sperimentazione della rassegna di arte performativa contemporanea a Rimini. Nel 2021 Motus vince il prestigioso Premio della Critica dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Il primo capitolo della trilogia dedicata alla creatura nata dalla fantasia di Mary Shelley, Frankenstein (A Love Story), è stato presentato a Triennale Milano Teatro all’interno della Stagione 2023.
motusonline.com

 31 marzo
orari in via di definizione
Triennale Milano
Nemo Flouret BE/FR
900 Satellites

concezione e coreografia: Némo Flouret / interpreti: Régis Badel, Synne Elve Enoksen, Némo Flouret, Philomène Jander, Jean-Baptiste Portier, Solène Wachter / produzione: Margaux Roy

prima assoluta

900 Satellites è un’estensione performativa dell’opera collettiva 900 Something Days Spent in the XXth Century di Némo Flouret, coreografo francese attivo su spazi ibridi e parte del progetto europeo PIT Perform Inform Transform: Participatory Performance in Art Museums, di cui Triennale Milano Teatro è partner. Concepita come una “deviazione” site-specific del progetto iniziale, questa versione permette a frammenti coreografici di evolversi e rinnovarsi in relazione agli spazi che li ospitano. Per l’occasione i danzatori occupano gli ambienti di Triennale Milano, dando vita a una partitura essenziale e spontanea affidata esclusivamente al movimento: idee in evoluzione perpetua si trasformano in un’esplosione coreografica sorprendente, in risonanza con l’architettura e il tempo dell’azione.

Némo Flouret è coreografo e performer. Diplomato al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Parigi e alla scuola P.A.R.T.S. di Bruxelles, il suo lavoro si svolge in spazi ibridi, al di fuori dei teatri, interrogandosi sul modo in cui il movimento influenza la percezione dello spazio e su come i limiti di spazi specifici determinino il movimento. Utilizza il testo, le arti visive e il contesto sociale e politico come porta d’accesso alla coreografia. Negli ultimi anni ha creato diversi progetti per il palcoscenico, tra cui Guerrassimenko (2016), La nuit juste avant les Forêts (2016), Yes Master (trio in collaborazione con Fouad Nafili e Lydia Mcglinchey, 2017), 900 something days spent in the XXth Century (laboratorio di ricerca per 10 performer, 2018), What we found in the Solitude (duo in collaborazione con Synne Elve Enoksen) e Inside/Outside (2019). Oltre alle sue creazioni, collabora e interpreta il lavoro di vari artisti come Ingrid Berger Myhre, Anne Teresa De Keersmaeker, Liz Kinoshita e David Wampach. Nel 2019, insieme a Solène Wachter e Georges Labbat, ha creato Bleu Printemps Production, una piattaforma di ricerca, creazione e diffusione, sostenuta dal Centre Chorégraphique National d’Orléans (CCNO).
nemoflouret.com

1 – 2 aprile
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Marah Haj Hussein / Monty PAL/BE
Language: no broblem

concept e performance: Marah Haj Hussein / sound design: Anton Lambert / musica e composizione: Verena Rizzo / projection mapping e tecniche: Koen de Saeger / drammaturgia: Krystel Khoury / scenografia e tessuti: Agnese Forlani / déco:r: Mohamed Sultan / progettazione luci: Pol Seif / coproduzione: Monty & Moussem / finanziamento: Het TheaterFestival e Fonds voor Nieuwe Makers van Stad Antwerpen / ringraziamenti: Kaaitheater, Toneelhuis, Kunstcentrum BUDA, A Two Dogs Company, DeSingel, hetpaleis, Thomas Bellinck, Barakat Haj, Lubna Haj, Luna Haj, Hala Haj, Sari Haj, Moanes Fahoum, Anan Saadi, Fadia Shehadeh e Hashem Shehadeh
durata: 70’

In un percorso tra geografie, voci e immaginari, Language: no broblem esplora il multilinguismo come condizione di identità e resistenza. Tra danza e drammaturgia, Marah Haj Hussein, originaria di Kofor Yassif, nella Palestina occupata, e attualmente residente ad Anversa, interseca il racconto di un viaggio in treno in Belgio alle storie della sua famiglia in Palestina. La relazione tra l’arabo palestinese, la lingua madre dei suoi familiari, e l’ebraico, idioma ufficiale dello Stato in cui vivono, rivela le forme  di oppressione, violenza e dominio che una lingua può esercitare su un’altra. Con umorismo, rabbia e amore, la performance riflette sul progressivo meccanismo di potere che, di generazione in generazione, assicura la supremazia della lingua del colonizzatore.

Marah Haj Hussein è una ballerina, attrice e creatrice originaria di Kofor Yassif, nella Palestina occupata. Attualmente vive ad Anversa, dove nel 2021 ha conseguito la laurea triennale in Danza presso il Conservatorio Reale di Anversa e nel 2023 il master in Arte Drammatica presso il KASK di Gand. Fondendo queste due discipline, Marah sfida la delimitazione che separa il testo dal movimento, cercando al contempo possibili modi per consentire a entrambi di entrare nello spazio performativo. Nel suo lavoro, Marah indaga la definizione di lingua madre in un contesto multilingue, esplorando al contempo le dinamiche di potere tra le lingue. Con Language: no broblem Marah ha vinto il Roel Verniers Prize dell’Het Theaterfestival nel 2023, dove nel 2025 si è aggiudicata il premio per la performance più acclamata per gli under 35 ai prestigiosi The Sector Awards, organizzati dal festival di Anversa in collaborazione con in teatri NTGent, KVS e Toneelhuis.

 

1 – 3 aprile
mercoledì e giovedì ore 17.15, 18.00, 18.45, 19.30, 20.15, 21.00
venerdì ore 14.15, 15.00, 15.45, 16.00, 17.15, 18.00, 18.45
Voce Triennale
Freya Powell UK/US
A Maritime Haunting

Ideazione e regia: Freya Powell / ensemble: Natasha Walfall, Shanna Iglesias, Allison Gish, Joy Tamayo, Sophie Delphis, Karina Parker-Mura / composizione corale: Samuel Lang Budin, Allison Gish, Joy Tamayo, Sophie Delphis, Karina Parker-Mura / sound design e missaggio: Quentin Chiappetta
durata: 30’

prima italiana

A Maritime Haunting è un’installazione sonora multicanale che riunisce sei voci e sei interpreti; per ogni voce c’è un diffusore e il pubblico può muoversi liberamente nello spazio, guidato dai suoni e dalle vibrazioni. In quest’opera di una potenza inquietante la parola e il canto si trasformano in suoni del mare, assumendo il ruolo di un antico coro greco che dà voce a un lutto condiviso per le vite perdute durante le migrazioni nel Mar Mediterraneo.
Questa installazione, presentata per la prima volta in Europa, si inscrive perfettamente nel percorso di ricerca di Freya Powell, artista attiva a New York che esplora il linguaggio e il suo rapporto con la memoria, il mito e la storia. I suoi lavori sono stati presentati in istituzioni di rilievo, come MoMA PS1, Queens Museum e Arts Santa Mònica.

Artista con base a New York, Freya Powell crea performance collettive, installazioni sonore immersive e video-saggi. Attraversando campi quali l’antropologia forense, la teoria femminista e dell’affettività e la letteratura, i suoi progetti creano connessioni tra l’individuo e la collettività e affrontano questioni quali la perdita ambigua e il lutto. Offre al suo pubblico l’opportunità di assistere indirettamente a eventi politici o idee poco conosciuti, come le fosse comuni dei migranti privi di documenti o la politica di deterrenza alla frontiera statunitense. Collaborando con attori e cantanti, esplora le capacità espressive della voce. Ha presentato, proiettato ed esposto il suo lavoro a livello nazionale e internazionale in istituzioni quali MoMA PS1, Videotage, Art in General, Queens Museum, Duke Arts, Arts Santa Monica e Socrates Sculpture Park, tra le altre. Le sue opere fanno parte delle collezioni del Los Angeles Contemporary Archive, delle Smithsonian Institution Libraries e della School of the Art Institute of Chicago. Powell ha conseguito un Master of Fine Arts in Combined Media presso l’Hunter College e una laurea presso il Bard College ed è assistente professore di Contemporary Art Practice alla Parsons, The New School.
freyapowell.com

8 – 9 aprile
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Anacarsis Ramos / Pornotràfico MX
Mi madre y el dinero

creazione: Anacarsis Ramos/Pornotráfico / drammaturgia: Anacarsis Ramos basata sugli archivi di Josefina Orlaineta / cast: Josefina Orlaineta e Anacarsis Ramos / fotografia e luci, suono e video design: Karla Sánchez Kiwi / tour management e distribuzione: Roni Isola / assistente alla regia e segnapunti: Santiago Villalpando e Sofía León / assistente alla ricerca: Babis Zozoaya / produzione: Fausto Cataño / Pornotráfico / coproduzione: Festival Internacional del Centro Histórico de Campeche, Instituto de Cultura del Estado de Campeche / FULGOR – Encuentro escénico con los Estados 2024, curato da Mariana Arteaga e Mariana Gándara / ringraziamenti: Instituto de Cultura y Artes del Estado de Campeche e Fulgor, Encuentro escénico con los estados 2024
durata: 80’

prima italiana

Il drammaturgo, scenografo e regista teatrale messicano Anacarsis Ramos, dopo aver conquistato il pubblico europeo, presenta in prima italiana lo spettacolo Mi madre y el dinero. Tra il 1960 e il 2020, Josefina Orlaineta, madre dell’artista, ha svolto più di quaranta lavori a Campeche, uno degli stati più poveri del Messico. Madre e figlio trasformano il lavoro in linguaggio scenico, ricreando sul palcoscenico i mestieri che hanno dato forma alla loro famiglia e al loro legame. Intrecciando realtà e finzione teatrale, lo spettacolo indaga il rapporto con il denaro attraverso sessant’anni di storia economica dello Stato di Campeche, trasformando la memoria in racconto condiviso. Con toccante semplicità, Mi madre y el dinero riflette sulla dignità del lavoro e sulle disuguaglianze sociali, fino a trasformarsi in un’indagine metateatrale: la precarietà del passato di Josefina diventa lo specchio in cui osservare le fragilità del teatro stesso, nella complessità di portare la vita reale sulla scena.

Anacarsis Ramos è drammaturgo, scenografo, regista teatrale e attore. Ha studiato teatro e sociologia. Il suo lavoro indaga il rapporto tra la realtà sociale e la sua rappresentazione nei media, con un interesse particolare per le diverse applicazioni della finzione in contesti statali, privati e comunitari. Attraverso il lirismo, l’umorismo e la parodia, le sue opere mettono in evidenza la costruzione narrativa della realtà ed espongono i pregiudizi coinvolti nella rappresentazione. Oltre ai progetti teatrali, coordina diverse iniziative pedagogiche e ricerche teatrali. Scrive di teatro nel blog Mataclase. È membro della compagnia Pornotráfico, gruppo di artisti con sede a Città del Messico che affronta la scena come uno spazio per sperimentare la realtà. La sua pratica arrtista nasce dall’utilizzo delle risorse della globalizzazione (filmati, video di YouTube, spot pubblicitari, canzoni pop e propaganda politica) e dalla loro contaminazione con narrazioni di lotta di classe, colonizzazione, teorie queer e neurodiversità. Ha utilizzato remake a basso costo, sottotitoli falsi, doppiaggio, karaoke, cosplay, power point e tutorial falsi in quasi tutte le sue opere, cercando di sfidare l’elitarismo estetico predominante e il copyright.
pornotrafico.com

10 – 12 aprile
venerdì ore 19.30
sabato ore 16.00, 19.30
domenica ore 11.00, 16.00
Padiglione Chiaravalle
Trickster-p CH
Common land

creazione: Trickster-p / concetto e realizzazione: Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl / collaborazione artistica: Maria Da Silva, Jovana Malinarić, Pietro Polsinelli / illustrazioni: Giorgio Zeno Graf / spazio sonoro originale: Zeno Gabaglio / concetto grafico e consulenza all’allestimento: Studio CCRZ / produzione e diffusione: Mauro Danesi / produzione: Trickster-p, LAC Lugano Arte e Cultura / coproduzione: Theater Casino Zug, Theater Stadelhofen, ROXY Birsfelden, TAK Theater Liechtenstein, Triennale Milano Teatro / in collaborazione con: Postremise Chur / con il sostegno di: Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura, DECS Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, Città di Lugano, Comune di Novazzano, Fachausschuss Darstellende Künste BS/B, Migros-Kulturprozent, Landis & Gyr Stiftung, GKB BEITRAGSFONDS, Stiftung Dr. Valentin Malamoud, Fonds culturel de la Société Suisse des Auteurs (SSA), altri in via di definizione
durata: 80’

prima italiana

Trickster-p, pluripremiato duo svizzero la cui ricerca artistica si muove tra performance, installazione e game design, presenta in prima italiana al Padiglione Chiaravalle il nuovo lavoro Common land, un’esperienza collettiva e, al contempo, profondamente individuale. Pur senza muoversi fisicamente nello spazio, il pubblico è invitato a esplorare e modificare un paesaggio in continua trasformazione: ogni scelta, ogni sguardo, genera nuove traiettorie e narrazioni, in uno spazio sospeso che si fa racconto. Common land è un territorio di visioni plurime, in cui non c’è un’unica prospettiva, ma una costellazione di sguardi che coesistono, si sfiorano, talvolta si contraddicono, componendo un mosaico di voci. In un tempo in cui tutto è in costante mutazione, la performance è un invito a rallentare, a perdere l’orientamento per ritrovare il senso dell’appartenenza.

Nato dall’incontro di Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl, Trickster-p è un progetto di ricerca artistica che si muove in un territorio di confine e contaminazione tra diversi linguaggi. Dopo una prima fase incentrata sulla centralità e la fisicità del performer, nel corso degli anni Trickster-p si è allontanato dal concetto di teatro in senso stretto per indagare possibili segni espressivi trasversali che, tanto concettualmente quanto formalmente, siano il risultato della commistione di strumenti artistici estremamente eterogenei. La sua poetica è un invito allo spettatore ad aprire i propri spazi percettivi e a creare la propria realtà in un territorio di frontiera tra la visione interiore e la visione esteriore. Tra le sue opere più significative vi sono performance e installazioni tradotte in numerose lingue e presentate in oltre 30 Paesi in Europa, Asia, Australia, America. Nel 2017 Trickster-p è stato insignito del prestigioso Premio Svizzero per il Teatro; attualmente è compagnia residente al LAC di Lugano. È stata ospite di FOG nel 2021 con Book is a Book is a Book, nel 2022 con Eutopia e nel 2024 con The game.

trickster-p.ch

 

11 – 13 aprile
sabato ore 16.00, 18.00
domenica ore 11.00, 16.00, 18.00
Triennale Milano Teatro
Ersatz, Création dans la Chambre BE/FR

Au Jardin des Potiners

produzione e creazione: Ersatz, Création dans la Chambre / coproduzione: Théâtre Nouvelle Génération – CDN de Lyon / con il supporto di: Théâtre Aux Écuries – Montréal – Canada, La Serre – Arts Vivants – Montréal – Canada, Montévidéo – Marsiglia, Centre Wallonie-Bruxelles – Parigi, Le Carreau – Scène Nationale de Forbach et de l’Est mosellan / supporto finanziario: Fédération Wallonie-Bruxelles, Wallonie-Bruxelles Internationale, Région Grand Est, Conseil des Arts du Canada, Institut Français, Bureau International de la Jeunesse, Commission internationale du théâtre francophone / la compagnie Ersatz è in associazione con Théâtre Nouvelle Génération – CDN de Lyon nell’ambito di Le Vivier, un sostegno alla ricerca scenica e all’emergenza artistica durante il periodo 2019-2020 / la compagnie Ersatz è associata con Théâtre de Liège dal 2024 al 2028
durata: 50’

prima italiana

A pochi centimetri dai nostri occhi si apre un paesaggio in miniatura: un giardino che respira e si trasforma come un organismo vivente. La testa del piccolo spettatore attraversa la moquette ed entra in un ecosistema immaginario, dove germinazioni, micro-movimenti, insetti meccanici e variazioni climatiche appaiono in scala ravvicinata. Tra materiali di recupero, minuscoli motori, animazioni artigianali e una sottile spazializzazione sonora, il tempo si dilata fino a una dimensione quasi geologica. Creata dal collettivo belga Ersatz, noto per le sue incredibili macchine sceniche in miniatura, e dalla compagnia del Québec Création dans la Chambre, specializzata in dispositivi immersivi, l’opera – rivolta a bambini dai 7 anni – trasforma la meraviglia in uno strumento di attenzione: un modo per osservare come il vivente cambia, in modo inevitabile, sotto i nostri occhi.

Ersatz è un progetto collaborativo pluridisciplinare che opera nel campo delle arti performative, delle installazioni e delle edizioni illustrate. La compagnia è composta dal regista Camille Panza, dal lighting designer Léonard Cornevin, dal sound designer Noam rzewski e dall’illustratore Pierre Mercier. Basato sul teatro, sulle arti plastiche e sull’illustrazione, il suo approccio artistico si colloca al crocevia di diversi mezzi espressivi interconnessi, in una dialettica tra illusione e realtà nel quale le categorie diventano porose e i progetti tentacolari. La sua ricerca si concentra sul concetto di esplorazione, sia essa concreta o astratta. Esplorando diversi tipi di mezzi espressivi e nuove tecnologie per immergere lo spettatore in un universo singolare, i progetti di Ersatz si basano su testi teatrali contemporanei, ma comprendono anche creazioni originali non ispirate al teatro, per tutti i tipi di pubblico e con un approccio ludico alla scena.
espacejungle.com

13 – 14 aprile
ore 19.30
BASE Milano
Ewa Dziarnowska PL/DE
This resting, patience

di: Ewa Dziarnowska / con: Leah Marojević / suono: Krzysztof Bagiński / luci: Jacqueline Sobiszewski / costumi / styling: Nico Navarro Rueda, Franziska Acksel / supporto drammaturgico: Jette Büchsenschütz / dialogo artistico: Suvi Kemppainen / fotografie: Spyros Rennt / documentazione video: Margarita Maximova / ringraziamenti: Maciej Sado / prima: 13.01.2024, Tanztage Festival, Sophiensaele, Berlino / produzione: Ewa Dziarnowska in coproduzione con Sophiensæle / il 33° Tanztage Berlin è una produzione di Sophiensæle, finanziata dal Senate Department for Culture and Social Cohesion e dal Capital Cultural Fund (HKF), con il gentile supporto di Tanzfabrik Berlin e. V. e Theaterhaus Berlin Mitte / in collaborazione con: BASE Milano
durata: 180’


This resting, patience
è una durational performance in continua evoluzione che esplora i temi dell’attrazione, della ripetizione, del sentimento. Qui il corpo non si spoglia dei vestiti, ma delle sue tensioni, dei suoi ruoli, delle sue difese, creando un archivio di sensualità inespressa. Durante le tre ore di spettacolo si può uscire e rientrare liberamente dalla sala. Come ci si dispone nello spazio, quanto ci si immerge nell’atmosfera: tutto contribuisce a plasmare la percezione della performance, in un’esperienza collettiva. In scena le performer e coreografe Ewa Dziarnowska e Leah Marojević costruiscono un flusso di gesti minimi che emergono, si disfano, si ritirano. La danza diventa così pratica sociale: una sensualità senza gerarchie, capace di sospendere le convenzioni dello sguardo attraverso il rapporto con lo spettatore. Una delle performance più coinvolgenti degli ultimi anni.

Danzatrice e coreografa, Ewa Dziarnowska vive a Berlino e lavora nel campo della performance e della ricerca. I suoi progetti recenti – https://4677684728466.com, A Room With a Better View e lo stesso This resting, patience – riflettono la sua continua ricerca sull’improvvisazione come metodo e filosofia. Attraverso l’attenzione alla sensazione, al ritmo e alla relazione, indaga come il movimento possa generare conoscenza e resistere alle pressioni della coerenza e della produttività. La sua pratica si svolge in tempo reale, bilanciando precisione e spontaneità, mentre mette in discussione i quadri sociali ed estetici attraverso i quali la danza viene prodotta, vista e diffusa. Il suo lavoro è stato presentato all’interno di moltissimi spazi (dalla Sophiensaele di Berlino allo Schwere Reiter di Monaco di Baviera al Tanzquartier di Vienna) e festival (Santarcangelo Festival, My Wild Flag – Stoccolma, Moving in November – Helsinki, What You See Festival – Utrecht e molti altri) in tutta Europa. Come performer, ha recentemente lavorato con Alex Baczyński-Jenkins, Michele Rizzo, Ofelia Jarl Ortega ed Enad Marouf.
ewadziarnowska.pl

15 aprile
ore 19.30
Triennale Milano Teatro
Maya Zbib, Lee Serle, Ben Frost, Zoukak CollectiveLB/AU
Three Verses of Solitude

regia: Maya Zbib / coreografia: Lee Serle / composizione musicale: Ben Frost / testo: Maya Zbib e Omar Abi Azar / ideazione collettiva: Zoukak Collective, Lee Serle e Ben Frost / interpreti: Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Lee Serle e Maya Zbib / progettazione luci: James F. Ingalls / scenografia e costumi: Caspar Pichner / realizzazione maschere: Dima Al Attar / assistente alla regia / stage manager: Yara Sadek / direttore tecnico: Antonella Rizk / production manager: Mohamad Hamdan / coordinatrice di produzione: Jana Bou Matar / assistente di produzione: Serjoun Sarieddine / poster: Maya Chami / produzione: Zoukak Theatre / con il supporto di: The Rolex Perpetual Arts Initiative / con ulteriore supporto di: Ambasciata Svizzera in Libano / sviluppato parzialmente presso: BAM (Brooklyn Academy of Music, NYC), Mabou Mines (NYC), e Noorderzon Festival (Groningen)
durata: 60’

prima italiana

Ispirato alla quiete contemplativa della Rothko Chapel di Houston, dipinta dal grande artista Mark Rothko e diventata simbolo di dialogo interreligioso, lo spettacolo Three Verses of Solitude apre uno spazio immersivo in cui la solitudine diventa sia rifugio personale sia condizione condivisa, soprattutto in tempo di guerra. Lo firmano Maya Zbib, regista libanese e co-fondatrice del famoso collettivo teatrale Zoukak di Beirut, il coreografo australiano Lee Serle e Ben Frost, figura di riferimento dell’elettronica sperimentale contemporanea. Gli autori tracciano uno spettro emotivo che va dal bisogno di stare con sé alla paura di restare soli, evocando echi del confinamento pandemico e l’intimità silenziosa della prima maternità. Gesti minimi, attese e presenze delicate invitano a rallentare, a trovare calore nella distanza e bellezza nell’ascolto. La solitudine non è assenza, ma possibilità: uno stato di immaginazione e trasformazione, dove nuovi mondi possono emergere nella quiete.

Fondato nel 2006 a Beirut dal regista e performer Maya Zbib insieme a Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Omar Abi Azar e Mohamad Hamdan, Zoukak è un collettivo teatrale dedicato alla creazione collaborativa e al teatro come strumento di riflessione, resistenza e impegno sociale. Le loro performance esplorano temi quali il potere, la memoria e l’emarginazione, e sono state presentate a livello internazionale in sedi quali la New York Public Library (New York), il Royal Court Theatre (Londra), il Festival International des Arts de Bordeaux (Bordeaux), il Festival Santiago a Mil (Santiago), il La Mama Theatre (New York) e lo Spoleto Festival USA (Charleston), tra le altre. Zoukak ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come la borsa di studio Ibsen (2012), il premio della Fondazione Anna Lindh (2014), la borsa di studio Praemium Imperiale (2017), il premio della Fondazione Chirac (2017) e il premio internazionale Ellen Stewart (2018), promuovendo al contempo lo sviluppo artistico locale attraverso residenze, formazione e lo Zoukak Sidewalks Festival, nato nel 2016 nella capitale libanese, che ha ospitato negli anni artisti del calibro di Milo Rau, Stanislas Nordey, Chris Thorpe e Thomas Ostermeier, ed è stato sospeso dal 2024 a causa della guerra israeliana contro il Libano.
zoukak.org

15 aprile
ore 22.00
Voce Triennale
OBLICUOHIFI ES/UY/JP
Fatal e Hanakito

prima italiana

Nell’ottobre 2023 il fenomeno degli Hi-Fi bar, spazi progettati attorno a impianti audio ad alta fedeltà che offrono esperienze di ascolto eccezionali, approda da Tokyo a Barcellona con OBLICUOHIFI Bar, ispirato ai Jazz Kissagiapponesi e fondato da Ivanmaria Vele e Dobrochna Giedwidz. La coppia italo-polacca, dopo essersi conosciuta a Londra e aver trascorso una lunga stagione a Milano, porta a Barcellona un bagaglio professionale caleidoscopico che attraversa clubbing, editoria, moda e design. OBLICUOHIFI Bar fonde musica, high-fidelity, cocktail d’avanguardia, vini naturali e sakè artigianale nel quartiere di Gràcia, cuore pulsante della città, diventando un punto di riferimento per la comunità creativa. OBLICUOHIFI presenta due delle sue molte anime musicali: il dj uruguaiano Fatal e la dj giapponese Hanakito, entrambi selector residenti, propongono un’esperienza d’ascolto interamente su vinile, che fonde instabilità e movimento in una traiettoria trasversale ed eclettica. Un viaggio sonoro che invita a cambiare prospettiva, aprendo a nuove visioni e connessioni.

Situato al numero 59 di Carrer de la Riera de Sant Miquel a Barcellona, OBLICUOHIFI Bar promette una nuova esperienza sonora e vuole essere un luogo di incontro per una comunità di amanti della musica. Per sviluppare il progetto e progettare il sistema HI-FI, Ivanmaria e Dobrochna hanno coinvolto Giorgio Di Salvo (GDS), responsabile anche del sound design del nuovo spazio Voce di Triennale Milano. OBLICUOHIFI è stato progettato dall’architetto Antonio La Gioia, che ha creato uno spazio che accoglie gli audiofili in un ambiente moderno e urbano.
oblicuohifibar.com

Maximiliano Arrieri, aka Fatal, è nato a Montevideo e dal 2019 vive a Barcellona. Come DJ, si distingue per la sua capacità unica di scoprire dischi dimenticati o poco conosciuti. Questo approccio distintivo lo ha reso unico, senza confinarlo a nessun genere specifico nella ricerca e nella selezione dei brani. Con oltre 10 anni di esperienza e un orecchio attento sviluppato fin da giovane, Fatal ha forgiato uno stile eclettico e distintivo che lo ha affermato come un talento eccezionale nella scena. La sua selezione spazia dalla proto-house, al new beat e alla techno, fino ai suoni elettronici non convenzionali degli anni ’80 e ’90, mantenendo sempre un approccio fresco e sorprendente. La sua collezione di dischi comprende gemme dimenticate e sconosciute che conferiscono un tocco distintivo e originale a ogni set, permettendogli di distinguersi senza essere confinato a un unico genere.

Hanakito è famosa soprattutto per il suo approccio eclettico alla consolle. I suoi set sono caratterizzati da un flow groovy, che fonde rare groove, latin funk, soul, disco e molto altro, con un’attenzione particolare alle radici della musica house di Chicago e Detroit. Il suo sound affascina in modo naturale i veri amanti della musica. La sua carriera musicale è iniziata nella scena underground della sua città natale, Tokyo, dove ha iniziato a lavorare all’Aoyama Tunnel – club di riferimento dell’underground nella capitale giapponese – all’inizio degli anni 2010. La sua passione per la musica è cresciuta ancora di più durante il suo soggiorno in America Latina. Mentre viveva a Città del Messico nel 2016, ha iniziato a costruire la sua carriera professionale di DJ. Attualmente di base a Barcellona, Hanakito ha portato il suo sound in spazi per audiofili come Espai Salvadiscos e Curtis, oltre che in club iconici come La Paloma e Nitsa Club.
soundcloud.com/hanakito

25 – 26 aprile
ore 16.00
Parco di Chiaravalle
Ariella Vidach IT
Improvvisazioni itineranti a Chiaravalle

supervisione artistica: Ariella Vidach, con la collaborazione di Claudio Prati e Simone Verduci / produzione: Ariella Vidach AiEP – Avventure in Elicottero Prodotti, Triennale Milano Teatro/ in collaborazione con: Terzo Paesaggio

prima assoluta

In occasione della nona edizione del festival, FOG e Ariella Vidach, direttrice artistica della compagnia AiEP, con il coinvolgimento di giovani coreografe e coreografi, realizzano un progetto pensato appositamente per lo spazio pubblico, generando un’opportunità di ricerca rispetto ai luoghi della città e al loro rapporto con la tecnologia. Giovani danzatrici e danzatori si esibiscono in improvvisazioni e interventi site-specific a Chiaravalle, in collaborazione con Terzo Paesaggio. La ricerca di una nuova relazione tra corpo e natura, tra movimento e spazio urbano, interagisce con la quotidianità dell’habitat metropolitano, incontrando lo sguardo non abituale dei cittadini-spettatori.

Ariella Vidach è una coreografa e danzatrice di origine croata formatasi nella New York degli anni Ottanta con i protagonisti della danza postmoderna americana, da Trisha Brown, Twyla Tharp e Dana Reitz fino a Steve Paxton e Bill T. Jones. Inizia la sua produzione a New York con la realizzazione di performance che saranno presentate anche in Europa. Torna a Milano nel 1990 e nel 1996 costituisce, con Claudio Prati, la compagnia di danza AiEP. Vive a Milano, dove insegna alla Scuola Paolo Grassi e all’Accademia di Belle Arti di Brera.
La compagnia Ariella Vidach AiEP – Avventure in Elicottero Prodotti esplora l’utilizzo dei media interattivi in relazione al corpo e al movimento, creando opere d’arte multimediale raffinate e suggestive. I suoi lavori sono stati rappresentati in Italia e all’estero nei maggiori teatri e festival internazionali. Oltre alla produzione di spettacoli, AiEP svolge presso la Fabbrica del Vapore di Milano un importante ruolo di diffusione delle conoscenze sulle tecnologie interattive applicate all’arte performativa, organizzando festival e residenze produttive per giovani autori. Insignita nel 2013, per il suo lavoro innovativo tra tecnologia e danza, del premio WSA e-content creativity promosso dalle Nazioni Unite, nel 2017 la compagnia ha ricevuto il “premio speciale” ai Premi della danza svizzera.
aiep.org

BIGLIETTI
I biglietti si possono acquistare sui siti www.triennale.org e tickets.triennale.org oppure presso la biglietteria di Triennale Milano.
Nei giorni di programmazione la biglietteria resta aperta fino all’inizio dello spettacolo.

TARIFFE

Tariffa 1
MAMI, La mort i la primavera, Frankenstein (History of Hate)
30 euro (intero) – 22 euro (under 30/over 65/gruppi) – 15 euro (studenti)

Tariffa 2
Credere alle maschere, Analphabet, A Forbidden Distance, When I Saw the Sea, The Blue Hour, Historia del amor, Jiddu, Femenine, 900 Satellites, Mi madre y el dinero, Three Verses of Solitude
24 euro (intero) – 17 euro (under 30/over 65/gruppi) – 12 euro (studenti)

Tariffa 3
Op.22 No.2, L’avvenire, RISE, How I Learned to Drive, Language: no broblem, Common land, This resting, patience
18 euro (intero) – 12 euro (under 30/over 65/gruppi) – 9 euro (studenti)

Tariffa 4
Brinjë me Brinjë, Handle with Care, Homage au pair, FUCK ME BLIND, A Maritime Haunting, Au Jardin des Potiners
13 euro (intero) – 9 euro (under 30/over 65/gruppi) – 6,5 euro (studenti)

Ingresso libero
È previsto ingresso libero per il live set di DJ Esselunga e Luwei a cura di Radio Raheem, il dj set di Fatal e Hanakito a cura di OBLICUOHIFI e le Improvvisazioni itineranti a Chiaravalle di Ariella Vidach.

MEMBERSHIP

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La membership è nominale e valida 365 giorni dalla data di acquisto o di attivazione in caso di regalo.
Sei uno studente? Alla biglietteria in Triennale puoi acquistare la membership con il 50% di sconto.

STARTER – 60 euro

  • 5 biglietti a scelta per spettacoli e mostre
  • 15% di sconto in Cucina Triennale e allo Store
  • 50% sulle serate in Voce e JAZZMI

EXPLORER – 120 euro

  • 7 biglietti a scelta per spettacoli
  • Mostre illimitate
  • Acquisto prioritario dei biglietti per gli spettacoli
  • Incontri, workshop ed eventi speciali
  • 15% di sconto in Cucina Triennale e allo Store
  • 50% sulle serate in Voce e JAZZMI

INSIDER – 170 euro

  • 10 biglietti per spettacoli + biglietto ridotto per 1 accompagnatore
  • Acquisto prioritario dei biglietti per gli spettacoli
  • Mostre illimitate e 1 accompagnatore incluso
  • Incontri, workshop ed eventi speciali
  • Mostre in anteprima
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SUPPORTER – 400 euro

  • Spettacoli illimitati e 1 accompagnatore incluso
  • Acquisto prioritario dei biglietti per gli spettacoli
  • Mostre illimitate e 3 accompagnatori inclusi
  • Incontri, workshop ed eventi speciali
  • Mostre in anteprima
  • Inviti agli eventi di inaugurazione
  • 15% di sconto in Cucina Triennale, Terrazza Triennale e allo Store
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Contatti Biglietteria
biglietteria@triennale.org
Tel.: 02 72434 239

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