Foto di scena: Il canto del cigno – Da sin. Ettore Distasio e Francesco Leschiera © Teatro del Simposio - Milano, fACTORy32, dal 20 al 22 febbraio 2026
Foto di scena: Il canto del cigno – Da sin. Ettore Distasio e Francesco Leschiera © Teatro del Simposio - Milano, fACTORy32, dal 20 al 22 febbraio 2026
Foto di scena: Il canto del cigno – Da sin. Ettore Distasio e Francesco Leschiera © Teatro del Simposio

Prodotto dal Teatro del Simposio e andato in scena in prima nazionale nello spazio milanese Factory32, il capolavoro giovanile di Čechov nell’elaborazione drammaturgica di Antonello Antinolfi con uno straordinario Ettore Distasio e la regia di Francesco Leschiera

In As you like it (Come vi piace) William Shakespeare affermò «Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena». Il punto affrontato da Anton Čechov è questo: se il teatro è metafora della vita, in quale stato esistenziale incorre l’attore al termine della sua carriera, quando le luci del palcoscenico per lui si spengono definitivamente? Una risposta già la si può ricavare dalle parole espresse da Vasilij Vasil’ič Svetlovidov, il protagonista de Il canto del cigno qui interpretato da Ettore Distasio, dove rinnega qualsiasi sacralità dell’arte attoriale a beneficio di un’effimera attività di buffone in quanto giocattolo dell’ozio altrui, ovvero del pubblico. È tuttavia il suo anziano suggeritore Nikita Ivanyč, voce fuori campo dello stesso regista Francesco Leschiera, a porlo di fronte alle responsabilità dell’attore e la magnificenza interpretativa dei suoi ruoli che permangono oltre l’esperienza sul palco.

In quell’ultima notte, con il teatro vuoto e le porte sbarrate all’esterno, in uno stato di ubriachezza da “in vino veritas” che mischia gli effluvi alcolici alla consapevolezza, Vasilij si abbandona a uno spleen postpoetico che ripercorre la sua strada artistica, come anticipato nella versione di Antonello Antinolfi dalle note di My Way a inizio spettacolo. Una melanconia esistenziale interrotta dal suggeritore Nikita, che Vasilij scopre alloggiare da clandestino in un camerino del teatro, una presenza che porta l’attore, dopo la sua ultima interpretazione sul palco, non solo a rivedere le parti più significative della propria quarantennale carriera, ma a fare i conti con il futuro, le nuove generazioni, nel segno di un cambiamento che qualsiasi esistenza arriva a dover supportare quale ineludibile prospettiva in ogni contesto.

Uno spettacolo, questo prodotto dal Teatro del Simposio, che ben sottolinea l’anima esistenzialista ante litteram di Čechov, rispetto almeno l’esistenzialismo moderno di Heidegger, Jaspers e Sartre. La forte presenza scenica di Distasio ben interpreta quell’alienazione dalla realtà nutrita da una profonda riflessione sulla propria condizione umana, volta a trasformare l’amarezza di una vita priva di trascendenza nell’epicità di un’ironica speranza.

Produzione TEATRO DEL SIMPOSIO

Il canto del cigno da Anton Čechov
Elaborazione drammaturgica di Antonello Antinolfi

Con Ettore Distasio e Francesco Leschiera
Regia di Francesco Leschiera

Milano, fACTORy32, via Watt 32
Dal 20 al 22 febbraio 2026

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