
Al Menotti di Milano Roberto Valerio dimostra con la sua messa in scena l’attualità comportamentale del capolavoro goldoniano
Al principio fu puro sentimento, poi la sproposita espressione di un’illogica gelosia. La saga amorosa di Eugenia e Fulgenzio, i due amanti della commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1759, coerente realizzazione della “Rivolta tecnica” nell’incidere sulla veridicità della fenomenologia sociale, è qui rapportata pur nella sua integrità idiomatica con un’attualizzazione dei costumi che ne dimostra l’atemporalità dei principi. Le disconnessioni logiche di due fidanzati sono presenti oggi quanto allora, a dimostrazione che il coprirsi di ridicolo nel seguire le proprie incertezze fobiche sulla natura della sincerità del partner, come indicato dallo stesso autore, è in fondo nel suo sacrificio della dignità personale un atto del donarsi che si può ripetere nel rapporto di coppia di ogni epoca.
Un valido cast trascina il pubblico nel progetto registico di Roberto Valerio. Perno della commedia è l’astuto Fabrizio, zio della vedova Flamminia e dell’innamorata Eugenia, personaggio faunesco interpretato da Claudio Casadio che può ben definirsi anfitrione della casa e foriero di quegli equivoci che complicano la situazione sentimentale della coppia in oggetto. La straordinarietà performativa unita alla simpatia che suscita la presenza scenica di Casadio traccia il percorso drammaturgico in cui vengono coinvolti tutti i soggetti della pièce. La presenza di Flamminia, alias Loredana Giordano, agisce come contrappunto all’estremo comportamento della sorella.
I due fidanzati sono creati da Valerio come fulgide rappresentazioni di un dinamismo fobico al limite del parossismo, che proprio i personaggi che ruotano attorno a loro contribuiscono a forgiare. Eugenia e Fulgenzio, impersonati da Valentina Carli e Leone Tarchiani, appaiono come improvvidi fumetti, astutamente ingabbiati nella loro autenticità amorosa nella stessa teca in cui era riposta una dubbia opera d’arte dello zio millantatore, eppure, fuori da quella custodia, estremi nelle loro rivalse e punitive esternazioni. In parallelo, interessanti le caratterizzazioni dei due servi Tognino e Lisetta, qui Damiano Spitaleri e Maria Lauria, nella loro vorace profanazione della contestuale tavola architettata da Fabrizio per i suoi progetti speculativi. Le figure del conte Roberto (Lorenzo Carpinelli) e dell’amico di famiglia Ridolfo (Alberto Gandolfo) sono uno stimolo al turbamento dei due innamorati, al pari della cognata di Fulgenzio, Clorinda, interpretata dallo stesso Gandolfo quasi come sconsiderato emblema scatenante di una gelosia archetipa.
Lo spettacolo di Accademia Perduta, in tournée in Italia, riesce nel suo intento di dare un’attualizzazione a un testo concepito dall’autore come monito scherzoso verso ciò che può insidiare la veridicità di un sentimento, al di là di ogni lieto fine che il contesto espressivo pone. La scelta di Valerio valorizza l’intento di Goldoni e pone lo spettatore a identificarsi nelle idiosincrasie sociali che troppo spesso prevalgono sulla quintessenza della coppia. In pratica, un vademecum per la costruzione di uno scudo a protezione dell’amore nella verità.
Produzione ACCADEMIA PERDUTA / ROMAGNA TEATRI, LA CONTRADA Teatro stabile di Trieste – LA PIRANDELLIANA in collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale Veronese
Gli Innamorati di Carlo Goldoni
Adattamento e Regia di Roberto Valerio
Con Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria,
Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
Scene e costumi: Guido Fiorato
Musiche: Paolo Coletta
Light designer: Michele Lavanga
Assistente regia: Gloria Martelli
Assistente scene e costumi: Anna Varaldo
Realizzazione scene: Laboratorio Scarpa, Faenza
Milano, Teatro Menotti Filippo Perego, via Ciro Menotti 11
Dal 3 all’8 febbraio 2026