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La Giuria del concorso internazionale
tutta al femminile e presieduta dalla regista cilena Valeria Sarmiento

e

Il Premio Courage of Images
assegnato a Ceasar per il suo lavoro fotografico in Siria

Il Festival si prepara all’inaugurazione con una line-up di anteprime nazionali,
e un programma che vuole raccontare la complessità del mondo
attraverso storie lontane dagli stereotipi

29 marzo – 2 aprile 2023
Cinemazero, Piazza Maestri del Lavoro 3 – Pordenone
www.pordenonedocsfest.itwww.cinemazero.it

Pordenone, 24 febbraio 2023. È la regista cilena Valeria Sarmiento a presiedere la Giuria, tutta al femminile, della XVI edizione del Pordenone Docs Fest. Le voci del documentario, il festival di Cinemazero che dal 29 marzo al 2 aprile 2023, trasforma il capoluogo friulano in un osservatorio privilegiato sulla contemporaneità.

Insieme alla Sarmiento – fuggita con il marito Raúl Ruiz dalla dittatura di Pinochet, autrice anche di film che raccontano l’America Latina da un punto di vista prettamente femminile, e della quale verranno presentati per la prima volta in Italia alcuni rari documentari – giudicheranno i 15 documentari in concorso – tutti in anteprima nazionale – anche Costanza Quatriglio regista, sceneggiatrice, direttrice artistica e coordinatrice del Centro Sperimentale di Cinematografia – documentario, e Beatrice Fiorentino giornalista e critica cinematografica, delegata generale presso la Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia.

Abbiamo scelto un terzetto d’eccellenza: le donne, nel mondo del cinema e della cultura, ci sono e con profili di assoluta qualità, – dice il curatore del festival Riccardo Costantini – bisogna allargare ancora di più la loro partecipazione e valorizzare il loro lavoro. Una giuria tutta al femminile significa anche questo.

Molti i temi affrontati dai documentari in concorso – tra gli altri inclusione, femminismo, guerra, disabilità – che rispecchiano la complessità contemporanea e le molteplici prospettive da cui osservarla; tra questi Singing on the Rooftops di Enric Ribes o Sexual Healing di Elsbeth Fraanje che raccontano i temi dell’inclusione, The Oil Machine di Emma Davie e Steel Life di Manuel Bauer che affrontano temi ambientali e decoloniali, la guerra in Ucraina raccontata da When Spring Came to Bucha di Mila Teshaieva e Marcus Lenz, l’Iran attuale in Destiny di Yaser Talebi.

La nostra selezione ha motivazioni ben precise – continua Costantini – punta ad accendere i riflettori su temi di assoluta importanza sociale, partendo prima di tutto dalla qualità e dalla capacità dei film di coinvolgere il pubblico per la loro bellezza. Il documentario di qualità può agire concretamente per il cambiamento: i film che proponiamo sono i più intensi e validi sui temi dell’oggi.

Oltre al Premio della Giuria, i film saranno in competizione anche per il Premio del pubblico, quello della Giuria Young, il Green Documentary Award, mentre il Virtual Reality Audience Award sarà dedicato alle produzioni in VR, anch’esse in anteprima.

Si conferma anche il premio Images of Courage, l’importante riconoscimento internazionale realizzato con il patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, assegnato quest’anno a Caesar, nome in codice che protegge un ex fotografo della polizia militare di Damasco il cui incarico è stato per anni riprendere le morti sotto le torture del regime. Le foto di queste ultime, consegnate al mondo grazie al suo lavoro e al suo coraggio, hanno potuto informare l’opinione pubblica delle atrocità commesse dal regime siriano e consentire di processare internazionalmente il governo di Assad. Il Premio verrà consegnato nel contesto della proiezione in anteprima del film The lost souls of Syria dei registi/giornalisti francesi Garance Le Caisne e Stéphane Malterre, anche loro presenti a Pordenone.

Mercoledì 29 marzo, la serata di apertura viene affidata a un film in anteprima internazionaleA way to B di Jos de Putter e Clara van Gool che vede protagonista il collettivo di danza catalano Llant la troca composto da persone con diversa abilità, capaci di dare vita a coreografie di grandissima qualità come ogni altro corpo di ballo. Per l’occasione, la compagnia sarà ospite del Festival e protagonista di una performance messa in scena per la prima volta in Italia.
Con i 15 documentari in concorso, sono 46 i titoli in programma, 7 dei quali in Realtà Virtuale, provenienti da Europa, Sud America, Stati Uniti ed Estremo Oriente, scelti tra oltre 400 titoli.

A conferma della vocazione al femminile dell’edizione, il festival propone tra le altre, la retrospettiva Donne con la macchina da presa a cura di Federico Rossin in collaborazione con i principali archivi italiani, che ripercorre le origini del documentario femminista italiano. Le proiezioni saranno un’occasione per chiedersi a quali film del passato le giovani militanti di oggi possono guardare, e riconoscendovi i primi passi di una battaglia culturale ancora in corso.
Insieme alle proiezioni, sempre accompagnate dalla presenza registi ed esperti, il programma si arricchisce di approfondimenti sul mondo del documentario e non solo: convegni, masterclassmatinée, seminari, workshop, concerti, presentazioni di libri, momenti Industry, mostre fotografiche, per una proposta articolata che restituisca al pubblico un’immagine mai scontata, ma completa dei temi e degli argomenti da sempre al centro delle ricognizioni della manifestazione.

LA GIURIA DEL CONCORSO INTERNAZIONALE:

Valeria Sarmiento
Ha studiato alla Scuola di Cinema dell’Università del Cile e ha sposato Raúl Ruiz nel 1969, con il quale ha collaborato artisticamente fino alla sua morte nel 2011, montando molti dei suoi film. Come regista, ha realizzato più di 28 film, tra documentari e fiction. Molti hanno ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui Nôtre Mariage (Miglior opera prima, San Sebastián, 1984) e Linhas de Wellington (con John Malkovich, Catherine Deneuve e Isabelle Huppert, scelto per rappresentare il Portogallo agli Oscar 2013, dopo essere stato in concorso internazionale alla Mostra del Cinema di Venezia).
Un tema frequente nel suo lavoro è la situazione delle donne in una cultura misogina, e con la sua opera rivendica il punto di vista femminile sugli eventi storici. Ha debuttato come regista con il documentario con Un sueño como de colores (1972), sula condizione delle ballerine di streaptease. Nel 1974 in seguito al golpe militare di Augusto Pinochet si trasferisce a Parigi, dove gira La dueña de casa (1975). La sua opera forse iù femminista è El hombre cuando es hombre (1982), satira sul “macho” latinoamericano. Il suo Rosa la China nel 2002 è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione “Controcorrente” e al Toronto Film Festival  nella sezione “Contemporary World Cinema”. Nel 2017 ha diretto il completamento di The Wandering Soap Opera, che era stato girato da Raúl Ruiz a Santiago nel 1990. Il film è stato presentato in anteprima mondiale nel Concorso Internazionale del Festival di Locarno, dove ha vinto il  “Premio della critica indipendente per la migliore regia”, per poi essere premiato anche al Festival di Mar del Plata. Nel 2018 la Cinémathèque Française gli ha dedicato un’ampia retrospettiva. Nel 2019 le è stato conferito un dottorato honoris causa dall’Università di Valparaiso in Cile. Nel 2020 ha diretto il completamento di The Tango of the Widower and its Distorting Mirror, di Raúl Ruiz e Valeria Sarmiento, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale, aprendo la prestigiosa sezione Forum.

Beatrice Fiorentino
Giornalista freelance, saggista, critico cinematografico, scrive per i quotidiani Il Manifesto, Il Piccolo, per le riviste 8 e ½, Cinecritica e Cinecittà News. Ha insegnato linguaggio cinematografico e audiovisivo all’Università del Litorale di Capodistria ed è docente a contratto di Semiologia del cinema e dell’audiovisivo all’Università degli Studi di Trieste. Ha ricevuto il Premio Akai come “Miglior critico cinematografico” alla 71. Mostra del Cinema di Venezia ed è parte della commissione “Film della Critica” del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Ha curato rassegne e selezioni, dal 2016 è nel comitato di selezione della Settimana Internazionale della Critica di Venezia, di cui è stata nominata Delegata Generale nel 2020. È membro degli EFA (European Film Academy) e dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

Costanza Quatriglio
Regista, sceneggiatrice e direttrice artistica della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia dedicata al cinema documentario. Esordisce con il pluripremiato L’isola alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes nel 2003. Due volte Nastro d’Argento per il miglior documentario con Terramatta; nel 2013 e Triangle nel 2014, vincitori inoltre di numerosi riconoscimenti. Nel 2007 è stata la produttrice creativa della serie tv Un posto al sole. Ha diretto film e documentari presentati e premiati nei più importanti festival internazionali. Tra questi Ècosaimale (2000); Il mio cuore umano (2009); Con il fiato sospeso (2013); 87 ore (2015). I suoi film più recenti sono Sembra mio figlio, presentato a Locarno nel 2018 e vincitore – tra gli altri – di un Ciak d’Oro; il TV Movie La bambina che non voleva cantare (2021) e Trafficante di virus (2021 Amazon Prime).