Foto di scena © Serena Groppelli © Teatro Filodrammatici MilanoSenza ombra di dubbio. Un poliziotto esperto come Karn e un sottoposto con movenze da sceriffo come Wilby sono sicuri della colpevolezza del fermato. Il suo status sociale, la circostanza dell’arresto, la sua origine, il colore della pelle, il suo aspetto: è ovvio, ha provocato la morte della moglie incinta, trovata in casa in un bagno di sangue, nel tentativo di farla abortire con un cacciavite, per poi andare a bere al pub lasciandola dissanguare. In fondo, i tipi come lui fanno così. Una vita precaria, senza lavoro fisso, col solo sussidio di Stato: quattro figli sarebbero stati decisamente troppi.

Ma anche Delroy, il presunto colpevole, non nutre alcuna incertezza. Quando viene prelevato al pub conosce già la ragione del suo arresto. E’ a causa delle leggi S.U.S. (Suspect Under Suspicion), che permettono di fermare chiunque sulla base di un semplice sospetto. Per furto, per droga, per qualsiasi crimine. L’uomo è abituato a questi fermi: in fondo ti trattengono un po’ , ti vessano per indagare su una tua presunta colpevolezza, ma alla fine sono costretti a rilasciarti. Senza prove, non vi sono reati, solo il fastidio di un interrogatorio da parte della polizia. Anche questa volta sarà la stessa cosa. Almeno, lo crede. Quella, non è una notte qualsiasi. Siamo nel 1979, durante lo spoglio elettorale che porterà all’elezione di Margaret Thatcher. Il futuro Primo Ministro è stata chiara nel suo programma: più sicurezza, ovvero più potere alla polizia unitamente a un aumento di stipendio del 40% per gli agenti. Karn è impaziente di conoscere l’esito elettorale. Non vorrebbe lavorare fino all’alba, non quella notte. E quando Wilby gli porta Leon Delroy nella sala interrogatori è deciso a chiudere il caso in fretta. Film Connection Los Angeles Film School 6253 Hollywood Blvd, Los Angeles, CA wholesale viagra india (800) 755-7597 School psychologists help children and the youth succeed academically, socially, and emotionally. On one hand, you have stressed-out loved ones urging, pleading, and even screaming warnings about the impending doom; begging you not to go out into the raging storm. appalachianmagazine.com viagra sans prescription About the Clinic: – This complete sexual health check availability order cialis online treatment centre began its proceedings 25 years ago. Plumbing Supply R Us was founded online prescription viagra in April 2012. Karn è astuto, esala una perfidia fredda e sottile dietro un’apparente gentilezza. Wilby è invece immediato, diretto, senza impalcature diplomatiche di sorta. All’inizio non si parla di omicidio, non vi è alcuna accusa formale. Non subito. Come un ragno attorno alla sua vittima, Karn tesse la sua tela su Delroy, parla di elezioni, di intervistatrici televisive, di altro. E quando si arriva al dunque, il dolore e lo stupore di Delroy di fronte alla morte della moglie Giorgina e l’accusa di omicidio non sono ovviamente creduti, la tensione sale, la malizia di Karn pure, proporzionalmente al conteggio dei voti e i primi responsi elettorali; l’interrogatorio assume toni sempre più violenti, fino all’esplosione di Wilby, una reazione tutto sommato liberatoria rispetto a una situazione divenuta insostenibile. Del resto, l’arma che ha ucciso la donna, il cacciavite sporco di sangue, è già stata repertata. I medici stessi erano stati chiari sulla dinamica che ha portato alla morte della donna. E il colpevole è lì, a portata di mano. Serve solo la prova definitiva, l’esito dell’autopsia. Nell’attesa, qualsiasi metodo per indurre una confessione e festeggiare la nuova alba elettorale è ritenuta lecita. Fino al colpo di scena finale.

I tre personaggi, interpretati da Tommaso Amadio (Delroy), Giorgio Ganzerli (Karn) e Alex Cendron (Wilby), sono le pedine di un gioco di soprusi dentro lo sfondo di un cambiamento di clima politico. La presunzione dei due poliziotti cresce con i flussi degli esiti elettorali: all’inizio, nelle prime battute tra i due, si ha l’idea di assistere al prologo di un film noir, poi con l’arrivo di Delroy il dramma comincia a prendere corpo, si ha proprio la sensazione di veder crescere l’ombra di una minaccia imminente, dietro l’atteggiamento di una esacerbata crudeltà. E anche la scenografia di Erika Carretta accompagna il climax: la camera spoglia con una scrivania, due sedie e un telefono alla parete, sembra incupirsi man mano che l’abuso prende sempre più consistenza.

Bruno Fornasari riesce anche con questo lavoro a confezionare uno spettacolo che non può non far riflettere sul presente. Barrie Keeffe scrisse questo testo ispirandosi a un fatto vero di cui raccolse testimonianza quando era un giovane giornalista agli inizi degli anni ’60, spostando l’asse della storia in un periodo dove la libertà individuale rischiava di essere gravemente compromessa per il clima politico che si stava creando. Oggi, in Inghilterra come nel resto d’Europa, indipendentemente dall’operato della polizia e dal valore delle costituzioni vigenti, si possono più in generale nel tessuto sociale alimentare discriminazioni di cui S.U.S. è un’emblematica traccia. Un lavoro registico e interpretativo ben riuscito, efficace nel gettare il monito e sollevare la soglia di attenzione verso i rischi di un imbarbarimento che, purtroppo, per un vezzo dell’umanità, può sempre bussare alle porte del nostro vivere quotidiano.

Giudizio: ****

TEATRO FILODRAMMATICI

Sospetti (S.U.S.) di Barrie Keeffe

Traduzione e regia di Bruno Fornasari

Con Tommaso Amadio, Giorgio Ganzerli, Alex Cendron

Scene e costumi: Erika C
arretta

Luci e suono: Luca Finocchiaro

Assistente alla regia: Stefano Cordella

Milano, Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1

Dal 10 al 29 maggio 2011

www.teatrofilodrammatici.com