Foto: Pietro Antolini – Leporelli © Yellow Submarine. Il mare in bianco e nero – 5/C Lab Bologna
Foto: Pietro Antolini – Leporelli © Yellow Submarine. Il mare in bianco e nero – 5/C Lab Bologna
Foto: Pietro Antolini – Leporelli © Yellow Submarine. Il mare in bianco e nero – 5/C Lab Bologna

PIETRO ANTOLINI
Yellow Submarine. Il mare in bianco e nero
A cura di Tristana Chinni

Sede: 5/C LAB, Vicolo de’ Facchini 5C, Bologna
Dal 12 al 23 aprile 2026
Inaugurazione: Sabato 12 aprile 2026, ore 18.00

Orari: Da lunedì 13 aprile a sabato 18 aprile: dalle 18.00 alle 20.00
Gli altri giorni visitabile su appuntamento
Finissage: giovedi 23 aprile dalle 18.00

Ingresso libero

Serendippo presenta Yellow Submarine – Il mare in bianco e nero, mostra personale di Pietro Antolini, a cura di Tristana Chinni. Il progetto site-specific trasforma gli spazi del 5/C LAB— ex laboratorio dello storico tornitore Orlando Martello — in un’immersiva Wunderkammer subacquea, popolata da libri d’artista e sculture di carta.
Il percorso espositivo si snoda tra i macchinari storici e i pavimenti gialli del laboratorio, dove le creature di Antolini — pesci immaginari, tritoni e sirene bicaudate — emergono da cassetti e nicchie come presenze di un mondo primigenio e misterioso. L’opera Murena (2018), unico e suggestivo libro pop-up a colori, introduce il visitatore al nucleo centrale della mostra: la serie “Il mare in bianco e nero”. Avviata nel 2019, questa raccolta, composta da undici libri a fisarmonica (di cui in loco è esposta una selezione) e sculture, esplora la dimensione marina intrecciando arte e scienza. Le opere sono realizzate con carta calcografica trattata con olio, cera e pigmenti, materiali che evocano superfici vissute e stratificate.
La pratica di Antolini è profondamente segnata dalla sua formazione come restauratore: l’uso di patine, terre e cere restituisce alle opere una temporalità fisica e stratificata. Nel suo processo creativo, che prevede l’utilizzo di tecniche miste, il taglio — eseguito con forbici o strappi — sostituisce inizialmente il disegno, che interviene solo in una fase finale come incisione profonda sulla materia.

Il suo lavoro indaga il fascino dell’ignoto evocato dal mare o da ambienti selvaggi, celebrando la diversità attraverso il confronto con dimensioni che intrecciano mito e immaginazione insieme a una ricerca formale attenta.

Attraverso un linguaggio visivo di forte impatto estetico e poetico, l’artista trasforma un materiale quotidiano e fragile come la carta, in un dispositivo di visione e incanto.
Allo stesso tempo, la sua ricerca riflette le urgenze dell’Antropocene: lo sbiancamento delle barriere coralline e la perdita di biodiversità diventano, nelle sue opere, una meditazione visiva sulla fragilità degli ecosistemi. In questo contesto, il bianco assume il valore simbolico di vuoto e cancellazione, mentre il nero richiama la minaccia e la distruzione.
In questo processo, il lavoro si configura come una ritualità lenta e metodica: una sequenza di gesti ripetuti, controllati, che costruiscono l’immagine per accumulo e sottrazione.

L’artista
Pietro Antolini (Sassuolo, 1973; vive e lavora a Bologna) ha maturato una lunga esperienza nel restauro di affreschi e arredi dorati. Accanto alla ricerca artistica e all’attività di atelierista è impegnato come educatore ambientale. Le sue opere sono state presentate in numerose mostre personali e collettive e festival nazionali e internazionali dedicati al libro d’artista.

 

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