Foto di scena: Tempesta © Vasco Dell'Oro - Milano, ex Paolo Pini, 30 e 31 maggio 2026
Foto di scena: Tempesta © Vasco Dell'Oro - Milano, ex Paolo Pini, 30 e 31 maggio 2026
Foto di scena: Tempesta © Vasco Dell’Oro

Sabato 30 alle ore 20.30 e domenica 31 maggio alle ore 18
in prima nazionale a Milano per l’apertura del festival Da Vicino Nessuno è Normale
(nell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini)
Roma – 15 luglio 
poi in tournée autunno 2026 – febbraio 2027
INFO

Testo e regia: Antonio Viganò
Coreografie: Eleonora Chiocchini
Con: Jason De Majo – Rodrigo Scaggiante – Sara Menestrina – Michael Untertrifaller – Stefania Muratori Mazzilli – Johannes Notdurfter – Francesco Pennacchia – Rocco Ventura.
Assistenza alla regia e creazione musicale: Paola Guerra
Collaborazione drammaturgica: Paolo Grossi
Light Designer: Melissa Pircali  
Organizzazione: Jessica Rizzoli
Grafica e comunicazione: Michela Della Croce

Una produzione: Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt e Gli Scarti ETS
In collaborazione con Olinda – Residenza Artistica – teatro Cucina di Milano

Durata: 80 minuti

Trailer:

Una compagnia teatrale ha poco tempo per mettere in scena La Tempesta. Gli attori sono già lì, sospesi tra se stessi e i personaggi che stanno per incarnare. Le prove iniziano, e l’isola di Shakespeare prende forma davanti agli occhi del pubblico: un luogo di esilio e di incanto, di potere e di ribellione.
Prospero, duca spodestato e mago potente, vive confinato su un’isola insieme alla figlia Miranda. Tradito dal fratello Antonio e abbandonato al mare, ha fatto della sua solitudine uno spazio di dominio: governa gli spiriti come Ariel e tiene in catene Calibano, antico padrone di quell’isola. Quando una tempesta da lui stesso evocata fa naufragare i suoi nemici sulle rive del suo esilio, Prospero mette in atto il suo disegno di vendetta.
Intorno a lui si muovono amori che nascono — come quello tra Miranda e Ferdinando — e complotti che si intrecciano, lotte per il potere e desideri di libertà. Ariel sogna di essere liberato, Calibano rivendica la propria terra e la propria dignità. Tutti cercano una via d’uscita dalla propria prigionia.
Ma questa Tempesta non è solo la storia di un’isola lontana. Le tensioni tra i personaggi si riflettono nelle dinamiche della compagnia che li interpreta. Realtà e finzione si sovrappongono: gli attori entrano ed escono dai ruoli, e il confine tra vita e teatro si fa sottile.
La tempesta diventa così un movimento interiore, un attraversamento. Nel cuore della vendetta si apre la possibilità del perdono. E l’isola, da luogo di esclusione, si trasforma in spazio di rinascita, dove il teatro diventa salvezza e atto di libertà.

Note di regia
Dopo l’incontro con Shakespeare attraverso Otello Circus, il dialogo con la sua opera prosegue con La Tempesta, testo che contiene in sé tutti i colori del teatro: il dramma del potere, l’incanto del fantastico, la vertigine dell’amore, l’ombra della vendetta e la luce rara del perdono.
Mi sono chiesto il perchè di questa necessità, cosa mi spingeva a inoltrarmi in questa avventura, quali riflessioni, emozioni, desideri e visioni mi avvicinavano a questa pièce: provo ad elencarle, sinteticamente, come se fossero  semi di qualcosa che poi sono cresciuti  grazie all’acqua , al nutrimento che hanno portato  gli attori .
I personaggi, da Prospero a Calibano , da Ariel a Miranda , sono portatori ognuno di una ricerca personale di libertà, di un luogo o un modo o un mondo, dove buttar via la maschera .
«il nostro gioco è finito/ gli attori sono spariti / scomparvero nell’aria leggera».
Questa messinscena nasce dal desiderio di non tradire l’originarietà dell’opera e, al tempo stesso, di attraversarla con uno sguardo nostro, raccontando  quanto ci dice e quanto ci interroga  senza farne una messa in scena notarile.  La tensione tra reale e fantastico diventa il cuore pulsante dello spettacolo: non due mondi separati, ma due forze che si compenetrano. L’isola non è solo un luogo geografico, ma uno spazio mentale, un territorio dell’esilio e dell’immaginazione.
Gli attori  che ho scelto per questa creazione hanno tutti, nella loro storia professionale e umana, la capacità, la sapienza di far muovere e risuonare questi personaggi e questa Opera, in un modo nuovo e sorprendente. Quasi come se questa storia che andiamo a raccontare, gli appartenesse da tempo, fin dalla loro nascita .
Ognuno di loro, ognuno di questi attori-di-versi grazie al loro vissuto personale, alla memoria corporea di cui sono capaci, più che “abitare” i personaggi di questa Commedia, li incarnano, restituendoli  in una verità e sincerità che è molto viva, umana, concreta.
La dimensione metateatrale è centrale. In scena c’è una compagnia che, nel poco tempo concesso, decide di allestire La Tempesta. Le prove, le dinamiche interne, le fragilità e le tensioni personali si intrecciano con quelle dei personaggi shakespeariani. Gli attori entrano ed escono dalla storia: a volte parlano come personaggi, a volte come sé stessi. Questo continuo slittamento crea un gioco di specchi che interroga il confine tra finzione e verità.
Il palcoscenico diventa così un’isola di salvezza. Per questi attori — come per i personaggi — il teatro è il luogo dove reinventarsi, dove ribaltare un destino imposto, dove trasformare l’esclusione in possibilità. Gli “arnesi” del teatro — luci, suoni, oggetti, illusioni — non sono semplici strumenti scenici, ma dispositivi poetici che rivelano il nostro reale, le emozioni che ci governano, anche quelle più oscure.
La tempesta non è solo un evento atmosferico: è un movimento interiore. È il conflitto tra desiderio di vendetta e capacità di perdonare. È la lotta per il potere e la scelta, difficile e rivoluzionaria, di lasciarlo andare. In questa scelta si compie l’atto più umano e più teatrale: riconoscere l’altro, e liberarlo — liberando, insieme, se stessi.

LE REALTÀ PRODUTTIVE
Il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt è una comunità di danzatori e attori-di-versi che vuole sviluppare la propria legittima stranezza. Lavoratori dello spettacolo dal vivo che sono stra-ordinari solo e unicamente nel loro modo di essere in scena e per la professionalità che hanno scelto di praticare. Quotidianamente, con accanimento, lavorano per cercare e svelare “bellezza” e provano a restituirla, a chi li incontra, attraverso la poesia e l’arte del teatro. La compagnia, fondata a Bolzano nel 2013 da Antonio Viganò che da allora ne cura la direzione artistica, ha un repertorio di spettacoli (Il suono della caduta, Personaggi, Nessuno sa di noi, Il ballo, H+G, Ali, Superabile, Otello Circus, Un peep show per Cenerentola, Il Paradiso Perduto, Impronte dell’anima, Lo specchio della Regina; Pinocchio nel ventre della balena) che sono in tournée in Italia ed Europa e che contribuiscono a dare un nuovo sguardo e un nuovo spessore artistico al teatro sociale d’arte.
Vincitrice del Premio Eolo 2015, 2018 e 2025 per gli spettacoli „H+G“, „Superabile“ e “Lo specchio della Regina” quali migliori novità dell’anno nel settore teatro infanzia e gioventù; del Premio della Critica 2015 promosso dall’Associazione nazionale critici di teatro nonché del Premio speciale UBU 2018 «per la qualità della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità” e Premio Hystrio – Altre Muse 2021 “per aver reso la pratica teatrale strumento di inclusione sociale a 360 gradi».

L’Associazione Scarti nasce come impresa culturale nel 2007 da un gruppo di giovani artisti, operatori e tecnici del territorio spezzino. Nata quasi per gioco, nel 2022 diviene Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, terzo ente teatrale stabile della Regione Liguria.
Scarti si contraddistingue per l’intenso e costante lavoro sul territorio, per l’attenzione e l’inclusione di fasce a rischio emarginazione – adolescenti, anziani, disabili e detenuti -, per la produzione e circuitazione di spettacoli a livello nazionale e per l’organizzazione di stagioni, rassegne e festival di arte performativa. Il centro organizza la stagione di teatro contemporaneo Fuori Luogo La Spezia e gestisce, curandone la programmazione, Il D!alma – Cantiere Creativo Urbano alla Spezia e il Teatro degli Impavidi di Sarzana. Il lavoro di Scarti non si esaurisce nella programmazione e gestione di spazi dediti al teatro, il centro co-organizza, con l’Associazione Fuori Luogo, Fisiko! – Festival internazionale di azioni cattive, che agisce negli spazi dell’Ex Ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra.

Antonio Viganò, regista e autore
Si forma alla Scuola d’Arte del Piccolo Teatro di Milano e all’Ecole Jacques Lecoq di Parigi e si avvicina alla danza con Carolyn Carlson e Julie Anne Stanzak. Nel 1984 fonda con Michele Fiocchi il Teatro La Ribalta per il quale dirige spettacoli per l’infanzia e la gioventù vincendo cinque premi ETI Stregagatto. Fra il 1995 e il 2002 realizza spettacoli con la Compagnie de l’Oiseau-Mouche in Francia, la prima compagnia teatrale europea formata da attori professionisti in condizione di handicap. Firma regie in Russia presso il Teatro Giovane di Omsk, in Francia presso il Centre Dramatique Le Grand Bleu di Lille, in Svizzera presso il Theater an der Sihl e lo Schauspielhaus di Zurigo. Svolge attività di docenza presso Università, Teatri, Scuole di alta formazione, Master, fra i quali recentemente il Master Teatro nel Sociale della Sapienza Università di Roma e il Master in Imprenditoria dello Spettacolo dell’Università di Bologna.
Nel 2009 si stabilisce a Bolzano dove fonda l’Accademia Arte della Diversità – Teatro la Ribalta e dà vita a una compagnia professionale integrata che produce opere di alto valore artistico.
Nel 2015 vince il Premio della Critica promosso dall’Associazione nazionale critici di teatro, nel 2018 l’UBU progetti speciali “per la qualità della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità”.

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