Foto di scena: Le relazioni pericolose (prove) © LAC Lugano Arte e Cultura, DAL 7 AL 9 MARZO 2022
Foto di scena: Le relazioni pericolose (prove) © LAC Lugano Arte e Cultura, DAL 7 AL 9 MARZO 2022
Foto di scena: Le relazioni pericolose (prove) © LAC Lugano Arte e Cultura 2022

Dal 7 al 9 marzo presso il Lac (Lugano Arte e Cultura), per la regia di Carmelo Rifici, è andata in scena una rivisitazione del capolavoro epistolare di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos in chiave letteraria e filosofica

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio … (Gv. 1,1). Il logos appartiene alla sfera del divino, determina il pensiero e la causa formale, la concretezza ispirata da un ragionamento illuminato. In un teatro non di rappresentazione, l’attore si annulla, mentre la parola è sublimata fino a raggiungere il cuore del mito. Parola che in Les Liaisons dangereuses (Le relazioni pericolose) assume invero il ruolo di arma tagliente in una crudele guerra psicologica sul piacere, contro ogni sentimento e voluttà mistica.

La fortuna del capolavoro di Pierre Choderlos de Laclos, pubblicato nella Francia prerivoluzionaria del 1782 e rimasto nell’ombra per più di un secolo, fu resa possibile grazie soprattutto ai numerosi adattamenti cinematografici e teatrali che, a partire dalla seconda metà del Novecento, lo consacrarono quale principale romanzo epistolare della letteratura francese. Fra i tanti, memorabile quello teatrale di Christopher Hampton, da cui scaturì la sceneggiatura del film diretto da Stephen Frears nel 1988.

Nel racconto, che si svolge tra i fasti della Parigi settecentesca, il seduttore visconte di Valmont decide di conquistare la castissima Madame de Tourvel. La marchesa de Merteuil, una libertina senza ritegno ed ex amante a cui confida la sua ambizione, manipola le avventure di Valmont, consigliandogli di conquistare innanzitutto l’ingenua Cécile de Volanges, una fanciulla fresca di convento e promessa sposa di un influente uomo di cui la marchesa si vuole vendicare. Cécile s’innamora tuttavia di Danceny, un ragazzo devoto al visconte che, involontariamente, permetterà al libertino di sedurre la ragazza ponendosi come intermediario tra i due giovani. Valmont riesce a conquistare anche le grazie di M.me de Tourvel, che poi abbandona su insistenza della marchesa nella speranza di riottenere i favori di quest’ultima. Tentativo vano che terminerà in una lotta estrema, dove la marchesa confida a Danceny la relazione tra il visconte e Cécile e che culminerà nel duello tra i due uomini dove il visconte, in punto di morte, consegna al giovane la corrispondenza che svela le trame della marchesa. M.me de Tourvel e Cécile si ritirano in convento, dove poco dopo la prima muore, mentre la marchesa, ormai diffidata dalla società per il suo comportamento, viene sfigurata dal vaiolo e si isola da quel bel mondo che credeva di avere in pugno.

Carmelo Rifici rispetta trama e contenuti del romanzo originale, ma trasforma la fitta corrispondenza (175 lettere), in particolare quella intercorsa tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont, autentico vademecum sulla cinica determinazione e manipolazione della sfera affettiva, in una riflessione filosofica sulla guerra dove lo stesso suono dei vocaboli assume un’importanza semantica e una caratterizzazione dai tratti metafisici. Lo sviluppo narrativo, i personaggi vittime del “codice libertino” di marchesa e visconte, da Madame de Tourvel alla timida Cécile de Volanges fino al giovane Danceny, e la contestualizzazione storica divengono piattaforme in cui dimorano, in una cornice artaudiana, i contenuti e pensieri espressi dalle opere di significativi autori, da Elias Canetti a Carl von Clausewitz, da Fëdor Dostoevskij a Donatien-Alphonse-François de Sade, da Friedrich Nietzsche a Hugo von Hofmannstahl, da Alessandro Manzoni a Simone Weil, forieri di un tessuto letterario ispiratore del testo scritto dallo stesso regista e Livia Rossi, interprete presente in scena nella parte di Cécile.

Grazie a un abile gioco di microfoni modulati, di fatto parte integrante dello schema drammaturgico, in una costruzione scenografica costituita da un ottimo impianto visivo, inserimenti musicali, vettori su binari e un gioco di luci algide, atmosfera rafforzata da costumi d’epoca stilizzati che appaiono come i simulacri di un contesto sociale storicizzato, le voci si trasformano da vissute a diaframmi sonori del pensiero, nella realizzazione di una struttura archetipa dove il valore dell’azione scenica è la proiezione di uno stilema filosofico. Il movimento incanalato come in un gioco predestinato pone la narrazione nella gabbia di una matrix esistenziale dove guerra, crudeltà e sentimento trovano la loro immanenza, una liturgia che traspone il mito nella ritualità degli elementi coinvolti.

L’ottima prestazione del cast attoriale, che oltre alla già citata Livia Rossi vede gli straordinari Elena Ghiaurov e Edoardo Ribatto nei rispettivi ruoli protagonisti della marchesa de Marteuil e il visconte di Valmont, e gli altrettanto bravi Flavio Capuzzo Dolcetta in quello del giovane Danceny e Monica Piseddu in quello di Madame de Tourvel, coadiuva l’intenzione di creare un’apologia semantica del contesto descritto, l’esaltazione del significante in puro significato, la voce di un controverso pensiero dove la partecipazione emotiva si flette quale complementare ossimoro di una costruzione mitografica.

La vicinanza del pubblico, posto a ridosso del palcoscenico, completa l’interazione tra osservazione, contestualità e pensiero, generando una sinergia che permette di cogliere la punta estrema della bellicosità contenuta nell’attività epistolare dei due libertini e la manipolazione psicologica sulle scelte dei personaggi trasfigurate in pedine del contendere. Di contro, riesce a scatenare il suo opposto, quella ricerca dell’amore che supera la paura della morte e che fa da antidoto alla violenza.

Il risultato è un lavoro impegnativo, dove la ricerca della parola è essenziale e che pone la ribalta del Lac quale eccezionale laboratorio per un progetto di cui sicuramente Le relazioni pericolose rappresenta per Carmelo Rifici un sostanziale passo. Di certo, è un tassello importante verso una ricerca teatrale che punta a uscire dalla pura rappresentazione per raggiungere l’essenza della vis poetica e filosofica contenuta nella radice propria del teatro.

Giudizio: ****

LAC (Lugano Arte e Cultura)

Le relazioni pericolose dall’omonimo romanzo di Pierre Choderlos de Laclos
Drammaturgia di Carmelo Rifici e Livia Rossi

Con (in ordine alfabetico) Flavio Capuzzo Dolcetta, Federica Furlani, Elena Ghiaurov, Monica Piseddu, Edoardo Ribatto, Livia Rossi
Regia di Carmelo Rifici

Disegno sonoro: Federica Furlani
Impianto scenico: Carmelo Rifici, Pierfranco Sofia
Costumi: Margherita Platé
Disegno luci: Giulia Pastore
Progetto visivo: Daniele Spanò
Drammaturgia del corpo: Alessandro Sciarroni
Assistenti alla regia: Ugo Fiore, Simon Waldvogel
Costumi d’epoca realizzati presso la Compagnia Italiana della Moda e del Costume

Lupo (Canis lupus)
gentile prestito del Naturhistorischen Museum Bern – Eine Institution der Burgergemeinde Bern

Lugano (CH), LAC (Lugano Arte e Cultura), P.zza Bernardino Luini 6
Dal 7 al 9 marzo 2022

INFO: Sito LAC