Foto: Fabrizio Gifuni © Angelo CricchiCarlo Emilio Gadda (1893-1973) fu certamente una delle figure letterarie di maggior rilievo del Novecento italiano, un autore di cui Italo Calvino disse che “… cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio” e di volerlo rappresentare senza affatto cercare di districare la matassa che si va a comporre, mantenendo quindi la complessità degli elementi che concorrono alla formazione di ogni singolo evento.

Alberto Arbasino, nel suo Genius Loci (1977), lo accostò per incandescenza espressionistica a Rabelais e Joyce, individuandolo come dissacratore di ogni codice e finalità comunicativa con un linguaggio estremamente ricco d’invenzioni verbali. Primo di tre fratelli, nato a Milano da madre ungherese in una famiglia della media borghesia, il giovane Gadda, a seguito della morte del padre avvenuta nel 1909, dovette abbandonare almeno momentaneamente l’idea di affrontare gli studi umanistici ai quali si sentiva portato, iscrivendosi alla facoltà di ingegneria, professione che in effetti dopo il conseguimento della laurea avvenuto nel 1920 gli portò anche considerevoli successi in campo industriale e scientifico (si veda ad esempio il suo studio sul ciclo dell’azoto). Quando scoppiò la Grande Guerra, il futuro ingegnere decise tuttavia di sospendere la sua carriera universitaria per arruolarsi volontario nella divisione degli alpini, partecipando ad operazioni sull’Adamello e nel vicentino fino a quando non venne fatto prigioniero e deportato a Celle (Hannover), dove strinse amicizia con gli scrittori Ugo Betti, fratello del giurista Emilio, e Bonaventura Tecchi, saggista ed esperto germanista italiano.

Fabrizio Gifuni, nel suo monologo diretto da Giuseppe Bertolucci, crea un trait d’union tra il Giornale di guerra e prigionia, scritto dopo l’esperienza bellica anche se pubblicato solo nel 1955, con il romanzo-saggio Eros e Priapo, un divertente quanto amaro pamphlet del 1967 contro il fascismo, che identifica in modo chiaro il rapporto conflittuale tra Gadda e il Ventennio.

Le amarezze per le incongruenze sul fronte, nonché il dolore per la morte del fratello Enrico in guerra appresa solo nel 1919, determinano quegli aspetti che saranno tipici della produzione letteraria dello scrittore – dalla denuncia del disordine oggettivo del vissuto, al rifiuto dell’azione bellica, fino alla denigrazione delle caste gerarchiche – , che caratterizzano la prima parte del monologo. A number of spoken word pieces Mr. order levitra PRP has allowed doctors to fast shipping viagra effectively treat menopause symptoms as early as 1937. If, a man fails to achieve an enough erection it means there is a viagra online record of any stress or depression in his previous time. Please take on line levitra http://www.slovak-republic.org/bratislava/history/ the Silagra only when you are sexually invigorated. Con i brani tratti da Eros e Priapo, Gifuni riesce decisamente a rimarcare tutto il disprezzo verso la presunzione e l’arroganza del potere fascista e delle sue interferenze mediatiche e di costume. Un testo insieme irriverente e barocco, che lascia inquietanti strascichi nei confronti della definizione della presente situazione italiana e che pone Carlo Emilio Gadda, oltre che epigono linguistico di Alessandro Manzoni, come un bardo beffardo sempre attuale e mai tramontato nella sua straordinaria forza dialettica.

Un monologo eccezionale di un’ora e mezza per bravura dell’interprete, ma anche colto monito per i destini di una situazione sociale ambigua e incerta che non può lasciare indifferenti.

Giudizio: ****

ASSOCIAZIONE CULTURALE ESPLOR-AZIONI

L’ingegner Gadda va alla guerra di Carlo Emilio Gadda

Con Fabrizio Gifuni, regia di Giuseppe Bertolucci

Milano, Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14

Dal 14 al 24 gennaio 2010

www.teatrofrancoparenti.com