Foto di scena: Eco di Opera, Maggio al Salone al Teatro CRT Salone di Milano
Foto di scena: Eco © Gaetano Liberti

Si entra nello spazio scenico della sala, dove ci si può muovere liberamente lungo il palco in condizione di semioscurità. La prima installazione che lo spettatore incontra è una pozza d’acqua, sulla cui superficie appaiono e svaniscono volti umani nel ritmo cadenzato delle gocce che cadono dal soffitto. Sguardi che sembrano voler comunicare qualcosa, a tratti urla silenziose che si perdono nella risonanza dell’acqua. Più in là, un’altra postazione, un gabbiotto di legno, una sorta di gazebo chiuso da porte sul cui tetto si muove una figura antropomorfa stilizzata in metallo. La marionetta sembra comandata da un’entità invisibile, un grande regista dell’universo che ancora non vuole rivelare la sua presenza. Quando a un certo punto il gabbiotto s’illumina, lo spettatore è indotto ad osservarne l’interno da piccoli fori, assistendo a una performance dove una danzatrice compone la sua coreografia, legata con fili invisibili alla marionetta sul tetto. Intorno, una spazializzazione di suoni e proiezioni su muro che richiamano le onde della pozza d’acqua, elementi di suggestione la cui percezione muta lungo lo spazio scenico. A tratti, una forte luce illumina parte del palco, creando un gioco di contrapposizione tra il riverbero e il buio. L’allestimento di Opera parte da un presupposto sostanziale, quello di una drammaturgia variabile e dettata dalla sensibilità percettiva del visitatore. L’atmosfera onirica che si crea con il gioco di luci, ombre e suoni rivela una seconda condizione, suggestiva quanto inquietante, e cioè che l’eco è in fondo la proiezione nel vissuto di una volontà superiore, la cui presenza è compresa e interpretata sulla base di scelte individuali e mai collettive. Un gioco che pone le basi di una ricerca teatrale, dove l’idea di rappresentazione è praticamente annullata dalla peculiare capacità sensoriale.
(Claudio Elli)

Dopo Eco, nel foyer del teatro si svolge la performance con musica I Mole People, un “solo” femminile prodotto dal Gruppo di Teatro Campestre. Trenta minuti di ansia, trenta minuti appesi nell’attesa di capire come finirà… Non è successo nulla di irreparabile, ma il duo musicale ‘’I Mole People’’ si presenta in scena dimezzato e da qui in poi la metà, a quanto pare, meno preparata per lo spettacolo tenta con coraggio di tenere in piedi la rappresentazione.

Sembra la congiura dell’incompiutezza: mezzo duo, l’interprete un po’ squinternata, lo spettacolo che si tiene nel foyer del teatro. Ma c’è arte e ricerca in tutto questo, come si addice al CRT: una piéce al limite del grottesco, recitata dalla bravissima Elisabetta Granara, che calamita l’attenzione con la sua voce, nella parte di questa giovane inesperta che si cimenta con canzoni retrò, cantandole con pathos, unito alla tristezza di chi è stato abbandonato, tentando un approccio alternativo alla recitazione nei tentativi di coinvolgere il pubblico.

C’è una sottile comicità anche nell’utilizzo di strumenti musicali insoliti e dal suono che può sembrare irriverente per i brani interpretati: che effetto può fare una ‘’Lili Marleen’’ con il testo tedesco così severo,accompagnata con l’ukulele, se non provocare l’ilarità?Siamo al paradosso, ci muoviamo fra la risata e il pianto, e l’incompiutezza ci porta sino alla fine, con la ‘’tristezza’’ della protagonista conscia del proprio fallimento, più esistenziale che artistico.
(Alessandra Antiga)


MAGGIO AL SALONE

Eco produzione Opera e Teatro di Roma

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Cura della visione e regia di Vincenzo Schino

Perfomer: Marta Bichisao

Video: Gaetano Liberti

Scenotecnica: Emiliano Austeri

Suono: Federico Ortica

Realizzazione marionetta: Gigi Ottolino

Cura del progetto: Marco Betti

Sala, dal 21 al 31maggio 2013 (ore 20,30/22, dom. 18,30/20)


I Mole People
produzione Il Gruppo di Teatro Campestre

Di e con Elisabetta Granara

Supporto musicale: Michele Bernabei

Foyer, dal 21 al 26 maggio 2013 (ore 21, dom. 18)


Milano, CRT Salone, via Ulisse Dini 7

www.teatrocrt.it