Foto: Antonio Canova, Autoritratto, 1792, olio su tela, 68x55 cm. © Galleria degli Uffizi, Firenze
Foto: Antonio Canova, Autoritratto, 1792, olio su tela, 68x55 cm. © Galleria degli Uffizi, Firenze
Foto: Antonio Canova, Autoritratto, 1792, olio su tela, 68×55 cm. © Galleria degli Uffizi, Firenze

A 200 anni dalla morte di Canova uno spettacolo di e con Vittorio Sgarbi, al Teatro Manzoni di Milano, che indaga sulla vita e sull’arte del grande scultore

Antonio Canova (Possagno 1757- Venezia 1822) fu il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura, con statue, busti, gruppi scultorei – il nuovo Fidia -, come fu definito.
Ebbe prestigiosi committenti, dagli Asburgo ai Borboni, dalla corte pontificia a Napoleone, fino alla nobiltà veneta, romana, russa.

Le sue opere più famose: “Amore e Psiche”, “Adone e Venere”, “Le tre Grazie”, “Paolina Borghese”, “La Venere Italica” (le cui immagini si vedranno scorrere durante lo spettacolo), lo resero, a ragione, molto amato dai cultori della Bellezza.

Vittorio Sgarbi, in uno spettacolo fitto di citazioni, collegamenti, riflessioni estetiche e non, ce lo mostra in tutta la sua perfezione e nelle influenze che poi ha prodotto sugli artisti successivi, fino alla fotografia contemporanea.
Sgarbi ne celebra la vita, con sguardo appassionato, ma al contempo obiettivo, soffermandosi sulle opere “attuali”, sia dal punto di vista estetico che poetico.

Canova perseguì, in tutte le sue opere, l’ideale di una “bellezza ideale” eterna, dove si compongono, come le note in una musica: armonia, misura, equilibrio perfetti.
A torto, secondo Sgarbi, molta critica (tra cui Roberto Longhi) considera le opere di Canova fisse in un’immobilità inespressiva, troppo perfette per essere vere.
In realtà, di contro, Sgarbi dimostra quanta e quale bellezza esprimano, una perfezione “viva”, che vive per sempre.
Ne discendono numerosi influssi, che hanno orientato, come un flusso magnetico di suggestione, gli artisti, soprattutto in campo fotografico.

In apertura e dopo un “primo tempo”, la musica dal vivo di Carlo Bergamasco al pianoforte e di Marcello Corvino al violino hanno anticipato e sottolineato la grandezza delle opere immortali del grande scultore.
Hanno accompagnato le parole di Vittorio Sgarbi innumerevoli immagini con riproduzioni fotografiche delle celebri sculture; ma anche dei luoghi dove si possono ammirare: la Gypsotheca di Possagno, i Musei Vaticani, la Galleria Borghese, oltre al Louvre e all’ Hermitage.

Così, come per magia, ci è stato permesso un incontro di assoluta bellezza, sia pure – per ora – virtuale.
Vittorio Sgarbi, ancora una volta, si conferma capace di offrirci una “lectio magistralis” inarrivabile.

CORVINO PRODUZIONI

Canova – Tra innocenza e peccato
di e con Vittorio Sgarbi

Pianoforte: Carlo Bergamasco
Violino: Marcello Corvino

Milano, Teatro Manzoni, via Alessandro Manzoni 42
27 e 28 Febbraio 2024

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